Iscriviti al Vaffanculo Day

 
 
Click here for your favorite eBay itemsBasta! Parlamento pulito
  

DEL SALOTTO LETTERARIO di Davide Diotti

LA VETRINA DELL'AUTORE

SEGNALATI ALL'INTERNO DELLA III EDIZIONE DEL CINGARI!!!!

NAZISMO,LA SUA VISIONE LA SUA DISTRUZIONE IN BIBLIOTECA !!!!!

 

Livello bibliografico

Monografia

 

Tipo di documento

Testo a stampa

 

Autore

Diotti, Davide

 

Titolo

Nazismo : la sua visione , la sua distruzione / Davide Diotti

 

Pubblicazione

Empoli : Ibiskos, stampa 2006

 

Descrizione fisica

197 p. : ill. ; 20 cm.

 

Collezione

Il frangipane

 

Numeri

ISBN - 88-7841-171-X

 

Nomi

· Diotti, Davide

 

Soggetti

Nazionalsocialismo
Germania - 1933-1945
Guerra mondiale 1939-1945 - Germania

 

Paese di pubblicazione

ITALIA

 

Lingua di pubblicazione

ITALIANO

 

Codice del documento

IT\ICCU\CFI\0661385

 

Localizzazioni

 

Inizio modulo

 

  • Accedi ai servizi di prestito e riproduzioni per le biblioteche selezionate

Prestito e riproduzioni

Codice ABI

Codice SBN

Biblioteca AND Informazioni

 

FI0098

CFICF IT\ICCU\CFI\0661385

Biblioteca nazionale centrale - Firenze - FI

 

FI0101

CFIMF IT\ICCU\CFI\0661385

Biblioteca Marucelliana - Firenze - FI

 

MO0089

MODBE IT\ICCU\CFI\0661385

Biblioteca Estense Universitaria - Modena - MO

 

RM0267

BVECR IT\ICCU\CFI\0661385

Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II - Roma - RM

 

RM0632

RMBO2 IT\ICCU\CFI\0661385

Biblioteca comunale Elsa Morante - Roma - RM

 

 
NAZISMO LA SUA VISIONE LA SUA DISTRUZIONE LE LIBRERIE CHE CI OSPITANO: home Dea www.libroco.it
   

LIETI DI ANNUNCIARVI IL PRIMO POSTO NEL CONCORSO INTERRETE!!! VAI AL COMUNICATO

IL SAGGIO "GUERRA,IDEOLOGIA,MASSACRO,CENERI: UN ESEMPIO", E' STATO PREMIATO NELLA RASSEGNA DEL PREMIO LETTERARIO CASENTINO DI POPPI DEL 15 GIUGNO 2008.

I MOMENTI DEL NAZISMO SEGNALATO ALL'INTERNO DELLA SESTA RASSEGNA DEL PREMIO "LAGO GERUNDO DI PAULLO", 10 MAGGIO 2008

I momenti del nazismo premiato alla 22a Rassegna d' Arte e Letteratura Città di Viareggio il 10 febbraio 2008. La giuria presieduta dal Prof. F. Predinziani, Presidente del Premio San Domenichino di Massa.

Con "Erano meglio le "Coree""(pagina 227), presente nel libro "Schiavi Moderni" di Beppe Grillo

Scarica la versione zippata in pdf gratuita

Novità: I racconti oscuri....

l'immortale, i cinque giorni, nebbia dall'ignoto, nemesis, ponjatowsky

 

 

Catalogo Biblioteca Nazionale e Polo SBN - Firenze

LIBRI DI DAVIDE DIOTTI ACQUISTABILI PRESSO

 Internet Bookshop Italia; menzionato in ITALIA PIANETA LIBRO

ACQUISTATE  SPIRAGLI 58
 
Immagini satellitari
 

 
 
Immagini satellitari relative la situazione meteo in Italia ed Europa aggiornate ogni 15 minuti.
 
Immagine aggiornata dal visibile e animazione
 
 
Immagine bispettrale Italia dal Meteosat 8 ogni 15 minuti

(ora solare di Greenwich) Legenda Bispettrale - Archivio di tutte le immagini del giorno - Animazione
 
 

 
 
I LIBRI ON LINE DI DAVIDE DIOTTI !!


 
 
 
 
 
 

Borse, scivola l'indice europeo
Milano chiude a -2,42%. Allarme Ue

Ancora una giornata negativa sulle Piazze del Vecchio Continente. Il Dj Stoxx 600 ai minimi da 12 anni

Tokyo (Afp)
Tokyo (Afp)

NEW YORK - Ancora giornata negativa per le Borse del Vecchio Continente, dopo i tonfi di lunedì. Sul finale di seduta l'Europa ha toccato i minimi degli ultimi dodici anni: il Dj Stoxx 600, l'indice che sintetizza l'andamento dei principali listini del Vecchio Continente, ha ceduto l'1,5% e si è riportato sui livelli del novembre 1996. Nuova chiusura negativa dunque per Piazza Affari, che assieme a Londra ha accusato la peggiore performance europea. I timori per l'economia hanno di nuovo preso il sopravvento, complici le parole del numero uno della Fed, Ben Bernanke, che ha esortato ad ampliare l'azione di salvataggio delle banche e ha parlato di un mercato del lavoro peggiorato. A Milano il Mibtel ha chiuso in calo del 2,42% e l'S&P/Mib del 2,4%. Male Eni, Espresso e Seat. A Parigi il Cac40 ha perso l’1,04%, a Francoforte il Dax lo 0,52%, a Londra il Ftse100 il 3,14%, a Madrid l’Ibex35 lo 0,7%, ad Amsterdam l’Aex in calo del 3%.

 

WALL STREET - Non va meglio per Wall Street, che pur avendo aperto in terreno positivo sostenuta dalle ricoperture tecniche, ha girato in negativo dopo l'intervento del presidente della Fed Ben Bernanke. L'indice Dow Jones perde ora lo 0,28% a 6.744,26 punti, l'S&P 500 arretra dello 0,51% a 697,26 e il Nasdaq segna un -0,05% a 1.322,22 punti.

ALMUNIA - A pesare sulla situazione delle Borse europee anche le dichiarazioni del Commissario Ue agli Affari Economici Joaquin Almunia per il quale «ci sono dei rischi per le banche» dell'Europa centrale e dell'Est. «Gli asset delle sussidiarie delle banche estere si sono deteriorati a causa della crisi, ora dobbiamo avere bilanci in ordine ed equilibrati in tutta la Ue, condizione necessaria perchè gli istituti di credito riprendano a finanziare l'economia».
Almunia però ha poi specificato che, anche se secondo le regole dell'Eurozona non è possibile un piano di salvataggio a favore di un Paese, nessuno Stato che si trovasse nei guai sarà lasciato solo. «Il punto peggiore di questa recessione non è stato ancora raggiunto»: ha poi aggiunto il commissario Ue agli Affari economici e monetari. «Forse il momento peggiore lo stiamo vivendo adesso - ha proseguito Almunia - e spero tra qualche mese si possa dire che il peggio è veramente passato. Noi prevediamo una graduale ripresa dall'inizio del 2010, ma è una valutazione prudente. Molte sono le incertezze e grandi sono i rischi». Almunia ha quindi sottolineato come l'Europa «soffre conseguenze gravi sul fronte strettamente economico, ma anche conseguenze gravi sul fronte sociale che probabilmente si intensificheranno nei prossimi mesi».

GIAPPONE - Ha chiuso gli scambi a -0,69% la Borsa di Tokyo, limitando le forti perdite segnate in mattinata, dopo il tonfo di lunedì che ha portato il Nikkei a -3,81% e a Wall Street il Dow Jones a -4,25% e il Nasdaq a -3,99%. L'indice è sceso a 7.229,72 punti, 50,43 in meno della chiusura di lunedì. Nel corso della seduta, tuttavia, è apparso indirizzato verso il tonfo quando ha raggiunto un minimo a 7.088,47 punti (-2,63%), il livello intraday più basso dal 28 ottobre, giorno in cui l'indice di riferimento del listino scese sotto quota 7mila (a 6.994,90), ai minimi degli ultimi 26 anni.

SU IL PETROLIO - Sale intanto il prezzo del petrolio in Asia. Nel dopomercato elettronico che fa riferimento al Nymex, la Borsa merci di New York, a Singapore il greggio "light sweet" per consegna a aprile è stato trattato a 40,43 dollari a barile, con un rialzo di 0,28 dollari sulle quotazioni di lunedì sera a New York, dove aveva perso 4,61 dollari, pari al 10%, scendendo a 40,15 dollari a barile.

AMERICA LATINA - In America Latina le Borse chiudono con fortissime perdite, sulla scia di Wall Street. In Messico l’indice Ipc perde 822,38 punti, pari al 4,63%. La Borsa argentina, con l’indice Merval, ha perso 75,54 punti, pari al 7,41%. A Caracas, in Venezuela, l’indice Ibc ha perso 409,55 punti, pari all’1,10%. Malissimo anche il mercato azionario brasiliano, con l’indice Ibovespa che ha perso 1.948,62 punti, pari al 5,10%. Chiusura in pesante ribasso anche per la Borsa canadese: l’indice S&P/Tsx Composite ha perso 435,51 punti, pari al 5,36%.

Almunia: "Rischi deterioramento"
Bernanke: "Ancora molto da fare"

Secondo il presidente della Fed l'agenda di Obama "è ambiziosa"
ma c'è una "considerevole incertezza" sull'impatto del piano di stimoli

Almunia: "Rischi deterioramento" Bernanke: "Ancora molto da fare"

Il commissario Almunia


BRUXELLES - Non sono rosee, le previsioni sull'economia del Vecchio Continente. Come dimostrano le dichiarazioni rilasciate oggi dal commissario Ue agli Affari monetari, Joaquin Almunia. Il quale non ha escluso una nuova revisione al ribasso delle stime di crescita europee. "Oggi posso dire che i rischi di un deterioramento della situazione sono più elevati", ha detto parlando a Bruxelles.
Non stanno meglio gli Stati Uniti: il budget presentato dal presidente Barack Obama è "un'agenda ambiziosa", ha affermato, in Senato, il presidente della Fed Ben Bernanke. E però permane una "considerevole incertezza" sull'impatto dello piano di stimolo fiscale sull'economia. "C'è ancora molto da fare per stabilizzare il sistema", ha aggiunto Bernanke, suggerendo "azioni coraggiose da parte del governo, anche se questo significa gonfiare il debito pubblico".
Le indicazioni di Bernanke. "E' meglio agire con decisione oggi per risolvere i nostri problemi - ha detto Bernanke - l'alternativa potrebbe essere quella di un episodio prolungato di stagnazione economica che non solo contribuirebbe a una ulteriore deterioramento della situazione fiscale ma implicherebbe anche in bassa produzione, bassa occupazione e bassi redditi per un lungo periodo".
Bernanke ha aggiunto che la situazione del mercato del lavoro "è peggiorata nell'arco delle ultime settimane" e per questo i tassi di interesse "rimarranno con tutta probabilità bassi per diverso tempo". Il governo, ha concluso Bernanke, dovrà estendere il suo intervento a favore del sistema bancario, oltre i 700 miliardi dei fondi Tarp (il piano di salvataggio dell'economia, ndr). Di quanto dovrà estenderlo lo si saprà tuttavia solo una volta effettuati gli stress test sulle banche.
Le stime di Almunia. Nelle previsioni presentate il 19 gennaio scorso, la Commissione Ue aveva annunciato un calo del Pil dell'1,9% nella zona dell'euro e dell'1,8% nella Ue-27 nel 2009, mentre per il 2010 le aspettative indicate erano per una ripresa lenta: +0,4 in Eurolandia, +0,5% nella Ue. "Quando abbiamo presentato le previsioni, avevo detto che i rischi erano equilibrati, vale a dire che c'erano sia possibilità di un ulteriore deterioramento, sia possibilità di un miglioramento - ha spiegato Almunia - Al momento attuale, posso dire che i rischi di un deterioramento della situazione sono più elevati".
Il piano di salvataggio. Se un paese dell'area euro dovesse diventare insolvente è stata già studiata una soluzione di salvataggio. A rivelarlo è ancora Almunia: "La soluzione esiste", ha dichiarato. Aggiungendo però che non sarebbe corretto divulgare i contenuti dello schema di emergenza. Il commissario si è limitato a rivelare che il piano scatterebbe prima di un eventuale richiesta di intervento al Fondo monetario internazionale.
Bond europei. Almunia ha anche parlato degli euro bond, giudicando "ragionevole" la loro emissione da parte di un gruppo di Stati membri della Ue. L'idea ha sostenitori ma anche molti oppositori in Europa, tra cui la Germania, maggiore contribuente del bilancio Ue.
Spagna, allarme lavoro. Nel paese il numero dei disoccupati è cresciuto a febbraio del 50% rispetto allo stesso mese del 2008, pari a 3,48 milioni di persone. I dati diffusi dal ministero del Lavoro iberico mostrano come solo nell'ultimo mese la crescita dei disoccupati sia stata del 4,6%, pari a 154.058 unità. Nei giorni scorsi Eurostat aveva evidenziato come il tasso di disoccupazione fosse salito in gennaio al 14,8%, contro l'8,2% dell'eurozona.
Francia, allarme conti pubblici. Nel 2009 il rapporto deficit-pil francese supererà "sicuramente" il 5%. Lo ha dichiarato il primo ministro Francois Fillon, precisando che "l'orizzonte dell'equilibrio di bilancio si allontana". Fillon ha anche stimato a più di 50 miliardi il disavanzo supplementare, di cui 20 miliardi a causa delle minori entrate legate alla crisi e 30 miliardi di spese di rilancio. E ha anche confermato che il governo si attende una contrazione dell'economia nel 2009 tra l'1 e l'1,5%.

(3 marzo 2009)

 

CRISI: SANTANDER, CONGELARE RISCATTI CLIENTI FONDO BANIF

Il Santander, la prima banca spagnola, ha chiesto al Cnmv, la Consob iberica, il permesso di congelare i riscatti del suo fondo immobiliare Banif, dopo che gli investitori avevano chiesto il rimborso immediato dell'80% dei capitali del fondo, pari a 2,62 miliardi di euro. "Il fondo - spiega la divisione immobiliare del Santander - non liquidita' a sufficienza per pagare un simile ammontare".

 

Giappone, Pil a picco del 12,7%
"La crisi peggiore del dopoguerra"

Il governo pensa ad un piano da 170 miliardi di euro

Giappone, Pil a picco del 12,7% "La crisi peggiore del dopoguerra"

Il ministro delle Finanze giapponese Shoichi Nakagawa


TOKYO - Il Pil giapponese nell'ultimo trimestre 2008 è crollato del 12,7% su base annua. Il declino rispetto a luglio-settembre è del 3,3%: si tratta, rende noto il governo, di una contrazione che è inferiore solo al 3,3% (-13,1% su base annua) segnato nel trimestre gennaio-marzo del 1974, a causa della prima crisi petrolifera. Tanto che il ministro dell'ecomomia, Kaoru Yosano, ha definito l'attuale economica come la peggiore dalla fine della II guerra Mondiale. E, secondo indiscrezioni di stampa, il governo intende lanciare una manovra supplementare anticrisi da 20.000 miliardi di yen, pari a quasi 170 miliardi di euro.
Tra aprile e giugno, il Pil aveva registrato una contrazione del 3 per cento, mentre tra luglio e settembre dello 0,4 per cento. In tutto il 2008, l'economia nipponica ha ceduto lo 0,7 per cento, per la prima volta in nove anni.
A picco anche la produzione industriale giapponese: a dicembre l'indice ha registrato una contrazione del 9,8% sul mese precedente, mentre su base annuale la produzione nipponica il tonfo è stato del 20,8%, soprattutto a causa dei settori auto ed elettronica di consumo.
A fronte di una situazione economica così nera, il governo giapponese e le forze che compongono la maggioranza, secondo la stampa locale, starebbero pensando a una manovra dell'equivalente di 170 miliardi di euro.
Secondo la stampa giapponese, infatti, l'obiettivo sarebbe di mettere a punto un pacchetto, il quarto in pochi mesi dopo quelli di agosto, ottobre e dicembre, prima del vertice del G20 in programma il 2 aprile a Londra. Se andasse in porto, la manovra complessiva a favore dell'economia, precipitata in una profonda recessione, salirebbe alla cifra record di 100.000

miliardi di yen, quasi 840 miliardi di euro.
 

 

Referendum in Venezuela, vince Chavez
Nessun limite alla sua rielezione

Il presidente potrà candidarsi tutte le volte che vorrà: «Abbiamo aperto le porte del futuro»

Hugo Chavez festeggia la vittoria (Reuters)
Hugo Chavez festeggia la vittoria (Reuters)

RIO DE JANEIRO - Al potere già da dieci anni, Hugo Chavez potrà ora candidarsi alla presidenza del Venezuela quante volte vorrà. È il risultato del referendum che si è svolto ieri. Con il 54,3 per cento di sì gli elettori hanno approvato l'abrogazione di alcuni articoli della Costituzione che limitavano la rielezione alla Presidenza e ad altre cariche politiche. Per Chavez si tratta di una secca rivincita dopo aver perso, a fine 2007, un referendum sulla trasformazione socialista del Venezuela. Per l'opposizione, invece, è uno stop inatteso alla timida ripresa degli ultimi anni.

Guarda il video: il trionfo di Chavez

RIVOLUZIONE BOLIVARIANA - Nelle scorse settimane Chavez aveva annunciato di voler restare al potere ancora per alcuni decenni. Di certo ci rimarrà fino al 2012, quando scadrà l'attuale mandato. Pochi minuti dopo la diffusione dei risultati, le tre di notte in Italia, il vincitore si è affacciato al tradizionale «balcone del popolo» del palazzo presidenziale tra il tripudio dei suoi, cantando e promettendo la prosecuzione della rivoluzione bolivariana: «Abbiamo aperto le porte del futuro, che sarà socialista». Poi ha letto il messaggio appena ricevuto da Fidel Castro. «Una vittoria enorme, impossibile da misurare», gli ha scritto il vecchio leader cubano. Nel discorso della vittoria Chavez ha annunciato un anno di consolidamento e «aggiustamenti» delle conquiste già realizzate, riferendosi all’economia. Il Venezuela rischia una brusca frenata, dopo anni di crescita, a causa del crollo del prezzo del petrolio, che pesa per oltre la metà del reddito nazionale.

 

 

Usa, il piano Obama passa anche al Senato
«Pietra miliare sulla strada per la ripresa»

Il pacchetto da 787 miliardi ottiene 60 sì (compresi quelli di tre repubblicani). Forse lunedì la firma del presidente

Barack Obama (Ap)
Barack Obama (Ap)

WASHINGTON - Poche ore dopo il voto favorevole della Camera, è arrivato anche il sì del Senato: il Congresso statunitense ha dunque approvato il piano di stimolo all’economia da 787 miliardi di dollari (nelle scorse settimane era lievitato fino a 937 mld) presentato dal presidente Barack Obama (scheda: i punti). In Senato ha avuto 60 voti a favore (compresi quelli di tre senatori repubblicani) e 38 contrari; alla Camera, dove l'opposizione dei repubblicani è stata unanime, aveva ottenuto 246 sì e 183 no. Il via libera, anche se meno bipartisan del previsto, è un traguardo per Obama che potrebbe firmare già lunedì, a meno di un mese dall'insediamento alla Casa Bianca.

 

«PIETRA MILIARE» - Il presidente, sottolineando che questo è «solo l'inizio» del rilancio dell'economia statunitense, ha però parlato di «una pietra miliare fondamentale sulla nostra strada verso la ripresa» e si è impegnato ad agire velocemente per mettere in opera il piano. «Firmerò questo atto legislativo alla svelta, facendolo diventare legge, e cominceremo a fare gli investimenti immediati necessari per riportare la gente al lavoro» ha detto Obama nel suo discorso settimanale, definendo l'opposizione dei repubblicani «salutare divergenza d'opinioni».

LE VOCI DI SPESA - Dei 787 miliardi, circa il 38% andrà in sgravi fiscali, il 24% alla spesa e il 38% agli aiuti. La voce più consistente del capitolo spesa dovrebbero essere i 29 miliardi destinati alla costruzione e all'ammodernamento di strade e ponti. Nel pacchetto dovrebbe figurare anche un blocco dei bonus per i top manager delle banche che hanno già ricevuto aiuti dal governo: l'emendamento presentato dal senatore Chris Dodd li fissa a un terzo del compenso totale e stabilisce che siano distribuiti sotto forma di titoli.

BOTTA E RISPOSTA - «Doveva essere un piano incentrato unicamente sui posti di lavoro e invece è diventato un piano incentrato sulla spesa» ha detto il leader repubblicano alla Camera John Boehner, gettando platealmente sui banchi una voluminosa copia del testo della legge, di 1071 pagine. I democratici hanno risposto che si salveranno o creeranno 3,5 nuovi posti di lavoro e che «milioni di persone saranno aiutate». Ma non hanno nascosto che la strada sarà difficile e il piano non sarà una panacea a tutti i mali: «Da solo non risolverà i problemi economici di colpo, sappiamo che la strada verso la stabilità e prosperità richiede del tempo, ma questa legge ha le dimensioni e gli obiettivi giusti».

VOTI REPUBBLICANI - Al Senato le operazioni di voto erano iniziate alle 23.30 di venerdì ora italiana ma sono proseguite ben oltre l’ora prevista per attendere il senatore democratico dell’Ohio Sherrod Brown, che era andato al funerale della madre. In Senato ai vorti dei democratici si sono aggiunti quelli di tre repubblicani moderati: il senatore della Pennsylvania Arlen Specter e le senatrici del Maine Susan Collins e Olympia Snowe. Il documento di 1.071 pagine prevede circa 281 miliardi di dollari in tagli fiscali per i singoli individui e per le imprese e oltre 500 miliardi di dollari in spese federali, che saranno destinate a infrastrutture, sanità e programmi statali e che dovrebbe contribuire a creare o salvare 3 milioni e mezzo di posti di lavoro. Il pacchetto contiene anche delle controverse misure protezionistiche nei settori dell’acciaio, del ferro e dei prodotti manifatturieri, chieste dai sindacati ma la cui effettiva applicazione rimane però a discrezione dell’amministrazione.

 

Pil Italia: 2008 al minimo dal 1993, in 4° trimestre da 28 anni 

Istat calcola infatti che l'effetto di trascinamento sull'anno in corso sia di -1,8%, il risultato previsto a fine anno se la crescita dovessere risultare zero in ogni trimestre."La contrazione del Pil 2009 dovrebbe essere ben superiore al -2% delle previsioni governative e potrà collocarsi tra -2,5% e -3%", commenta Paolo Mameli di Intesa SanPaolo.Anche per Marco Valli di UniCredit Mib quest'anno si andrà "molto vicini al -3%".Tra ottobre e dicembre il Pil italiano è crollato dell'1,8% su trimestre e del 2,6% su anno. La flessione trimestrale rappresenta il risultato peggiore da almeno 28 anni, vale a dire dall'inizio delle serie storiche nel 1980.In media d'anno il Pil 2008 si è contratto dello 0,9% con il maggior calo dal 1993.Le attese per l'ultimo trimestre erano ferme a -1,2% ma un dato di produzione industriale di dicembre peggiore del previsto e revisioni negative su ottobre e novembre proiettavano rischi al ribasso sul consensus degli analisti.Il dato comunicato da Istat si colloca in corrispondenza della più pessimista tra le 26 stime raccolte da Reuters per la variazione trimestrale.La crescita del quarto trimestre ha deluso ovunque in Europa evidenziando tuttavia una tenuta migliore dell'economia francese rispetto a quella tedesca.Il Pil dell'area euro su trimestre si è contratto dell'1,5% segnando il peggior risultato di sempre (-1,2% su anno). Sull'intero 2008 la crescita del blocco dell'euro si ferma a 0,7%.La crisi originatasi nel settore immobiliare statunitense sembra aver finito per colpire con più violenza l'Europa degli Stati Uniti. Nell'ultimo trimestre 2008, oltreoceano, la crescita ha frenato dell'1% circa in termini congiunturali.La Germania ha visto il Pil contrarsi del 2,1%, invece dell'atteso -1,8%, tra ottobre e dicembre. La Francia invece ha limitato la flessione a 1,2%, appena un decimo di punto oltre il consensus, grazie alla relativa tenuta dei consumi e a un calo non drammatico degli investimenti.Dietro il dato italiano invece gli analisti ritengono si nasconda un contributo fortemente negativo di esportazioni e investimenti, oltre a un calo dei consumi comunque non paragonabile alla frenata attesa per le altre due voci.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano

 

Il ministro Tremorti

Il ministro Tremonti in fuga a Davos

A Davos si siuniscono in questi giorni i responsabili della finanza mondiale. Tra di loro c'è anche il ministro Tremonti, chiamato Tremorti dai risparmiatori italiani consapevoli.
Un giornalista americano gli ha fatto un'intervista. Fino a quando è rimasto su argomenti generici come "Cos'è la finanza etica?" o "Che differenza passa tra una good bank e una bad bank?", Tremorti ha risposto con la consueta profondità di pensiero. Quando però il giornalista gli ha domandato se
Unicredit riceverà degli aiuti dallo Stato, Tremorti è prima sbiancato e poi si è dato alla fuga. Guardate il filmato. Si vede Speedy Tremonti e il giornalista paralizzato con il microfono in mano. E' uno spettacolo.
Vademecum per i giornalisti stranieri che vogliono intervistare Tremorti.
Parole da non nominare che lo inducono alla fuga:

- Geronzi
- Alitalia
- Debito pubblico
- Finanza creativa
- Rientro dei capitali dall'estero
- Unicredit, ma anche Banca Intesa San Paolo
-
Conti dormienti
- Trasparenza bancaria
- Conflitti di interessi
- Falso in bilancio
- Elusione fiscale
- Condoni
- Parmalat
-Tango bond
- Draghi
- Default dello Stato italiano
- Fallimento dei Comuni italiani
- INPS
- Crescita del PIL nel 2009, ma anche nel 2010
- Asta 2009 dei titoli di Stato

Tremorti si sta allenando. Lo
scatto felino che ha esibito di fronte al giornalista non nasce dal caso, ma è frutto di lunghi allenamenti nei prati di Arcore con lo psiconano. Quando gli italiani gli chiederanno perchè il Paese è finito in default sarà pronto alla fuga. Dalla sua Sondrio su per lo Stelvio verso l'Austria in cui si dichiarerà rifugiato politico.

Digitale terrestre, prime sconfitte

"L'Italia, tra le ultime nazioni per connettività, per diffusione della cultura della Rete. Un Paese di vecchi dentro, senza informazione libera, senza diffusione della banda larga, senza servizi in Rete. Un Paese che ha saputo esprimere il portale Italia.it (Plis visit our counttri di Rutelli) progettato dal capo magazziniere Stanca e rilanciato dalla Brambilla a chiappe divaricate in subborg. Un Paese con con il ditalino terrestre,la rosa nel culo fondato sulla pubblicità delle reti televisive dello psiconano asfaltato....."

Gli esperti tv: «Tecnologia costosa, limitata, obsoleta» Esperienza difficile in Sardegna. E si guarda al satellite

Auto, l'allarme di Marchionne
«In Italia 60 mila posti a rischio». Solo 24 ore prima aveva dichiarato di aver preso il 35% di Chrysler....LE URLA DI BEPPE GRILLO DA PIAZZA FARNESE:
E' un Paese che non c'è più, un Paese dove la Fiat tre giorni fa dichiara che ha comprato il 35% della Chrysler e crolla in borsa. Oggi dichiara che deve licenziare dai 60.000 ai 100.000 individui.
E' un Paese che non c'è più, dove la verità si sa all'ultimo momento. Siamo invecchiati di cento anni con Obama. Obama parla di Rete, di democrazia dal basso, mette le leggi e le fa discutere in Rete una settimana prima di promulgarle.
Noi abbiamo lo psiconano che fa la campagna elettorale in Sardegna a spese dello Stato. Un premier che fa campagna elettorale per un partito... italiani!
Non voglio gridare, voglio calmarmi, voglio essere buono e non dire neanche una parolaccia. Non voglio neanche nominare Napolitano, se no poi dicono “Grillo attacca il Presidente”.

Banca Intesa valuta prestito a Fiat, si parla di finanziamento da 3 miliardi di euro
Il governo pensa a incentivi per la rottamazione per una cifra dai 300 ai 400 milioni

Auto, vertice su aiuti a Palazzo Chigi
Marcegaglia: a rischio 300mila posti

Scajola: "Pacchetto entro dieci giorni". Epifani: "Non si può perdere tempo"
Montezemolo: "La situazione non è rosea, servono decisioni chiare e rapide"

Auto, vertice su aiuti a Palazzo Chigi Marcegaglia: a rischio 300mila posti

ROMA - Nuovo round di discussione oggi per gli aiuti al settore auto. Dopo l'incontro di ieri sera tra il governo e i vertici del Gruppo Fiat, a Palazzo Chigi si discute delle misure da prendere e la Borsa scommette sul risultato positivo, regalando in chiusura al titolo dell'azienda torinese un +6,8%.

Scajola smentisce le cifre. Il governo è pronto a mettere sul tavolo, secondo indiscrezioni, un pacchetto che prevederebbe incentivi per la rottamazione per un totale di circa 300 milioni di euro. La somma potrebbe tuttavia essere rivista al rialzo fino a 400 milioni, anche se il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola getta acqua sul fuoco: "Le cifre non corrispondono a quello che vogliamo fare che corrisponde a provvedimenti incisivi ma compatibili con la finanza del nostro paese". Si parla soprattutto di rottamazione per incentivare l'acquisto di auto ecologiche Euro 4 e Euro 5 in sostituzione di vetture Euro 0, 1 e 2.

Ancora 10 giorni. A Palazzo Chigi, il governo annuncia alle parti sociali che entro dieci giorni l'esecutivo varerà un pacchetto di incentivi per fronteggiare la crisi del settore. L'impegno dell'esecutivo, avrebbe precisato Scajola, è su "misure per il rinnovo del parco circolante collegate all'ambiente e misure di sostegno all'innovazione".

Il ruolo delle Regioni. Per conoscere la disponibilità delle risorse che verranno messe in campo per l'auto, chiarisce alla fine del vertice il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, bisognerà attendere la prossima riunione tra governo e parti sociali. Il leader della Cgil Guglielmo Epifani precisa che prima di varare provvedimenti sugli ammortizzatori sociali e sull'auto, l'esecutivo attende l'esito del tavolo con le Regioni. Ma il tempo stringe. "I nodi vengono al pettine - aggiunge Epifani - quello che si è voluto negare prima ora è evidente", e la situazione occupazionale "sta diventando veramente pesante. Non c'è tempo da perdere".

L'idea Banca Intesa. Intanto emergono indiscrezioni sul possibile contributo di alcune banche. "Stiamo lavorando con loro sul prestito. Cifre non ne faccio", conferma da Davos l'amministratore delegato di Banca Intesa, Corrado Passera, rispondendo a una domanda dei giornalisti sulla possibilità di un finanziamento da parte delle banche alla Fiat. Secondo le voci arrivate alla stampa Unicredit, Banca Intesa e Bnp Paribas starebbero preparando un prestito da circa tre miliardi di euro.

Disoccupazione in agguato. La crisi nel settore e nell'indotto, secondo il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, rischia di mettere in pericolo fino a 300 mila posti di lavoro sul totale di una filiera di un milione di addetti. La previsione, fatta al vertice a Palazzo Chigi, si riferisce all'eventualità di un calo degli ordinativi del 60% nel primo trimestre dell'anno. La situazione dell'industria automobilistica, rincara il presidente di Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, è "molto, molto, difficile in Italia" e "le prospettive per il futuro non sono certo rosee". "Questa situazione di indecisione - aggiunge - è molto dannosa per il mercato. Quello che ci interessa è che ci siano decisioni chiare e rapide".

Veltroni contro gli annunci. "Con le voci di annunci di incentivi - denuncia invece il segretario del Pd Walter Veltroni - si blocca il mercato perché nessun italiano si compra la macchina se pensa che un mese dopo scattano gli incentivi. Il governo la deve smettere con gli incentivi e prendere decisioni nell'interesse del Paese".

Sciopero a Mirafiori. La giornata fa registrare anche uno sciopero del lavoratori dello stabilimento Fiat di Mirafiori, dalle 15 alle 17, "contro il rischio della chiusura di stabilimenti e di licenziamenti". Con un corteo attraverso la fabbrica. "Non ci faremo chiudere dagli spiccioli di Tremonti, la Fiat mantenga la produzione in Italia", commenta il segretario generale della Fiom torinese, Giorgio Airaudo.

«È reale il pericolo che 60 mila lavoratori restino a casa senza un intervento del governo»

Sergio Marchionne (LaPresse)
Sergio Marchionne (LaPresse)

TORINO - A due giorni dal tavolo sulla crisi del settore automobilistico in programma a palazzo Chigi tra Governo, imprese del settore e sindacati (Fiom, Fim, Uilm e Fismic), l'ad di Fiat Sergio Marchionne conferma i timori espressi dai sindacati e lancia l'allarme: «Il rischio che 60.000 lavoratori del comparto auto, in Italia, restino a casa, se non ci sarà un intervento del governo, è reale» ha detto l'amministratore delegato del Lingotto. Marchionne ha parlato entrando all'Unione Industriale dove si tiene la riunione del consiglio direttivo sulla crisi economica.

 

ECOINCENTIVI - L'ad Fiat ha confermato dunque il calcolo del segretario nazionale della Fim-Cisl, Bruno Vitali che in mattinata aveva sottolineato come il settore "automotive" (auto, camion, autobus e in generale la produzione di mezzi di trasporto su ruote) ha registrato un calo della domanda del 20%. «Se questo calo diventa strutturale - ha spiegato Vitali entrando in un'assemblea alla Fiat Mirafiori carrozzerie proprio sulla crisi e sull'incontro con il Governo - i posti di lavoro a rischio potrebbero essere 60.000. Ci aspettiamo che il Governo metta in campo ecoincentivi all'acquisto e intervenga affinchè le produzioni italiane non vengano dismesse e trasferite all'estero».

«INTERVENTO PER TUTTI» - Parole condivise dallo stesso Marchionne. «Dal governo ci aspettiamo un intervento per tutto il settore dell'auto, che sta vendendo il 60% in meno dell'anno scorso». «Non si tratta di aiutare la Fiat, ma di fare ripartire un intero comparto produttivo e tutta l'economia», ha aggiunto Marchionne. Quanto alle affermazioni del ministro Roberto Calderoli su un ipotetico intervento del governo («Se arrivano gli aiuti alla Fiat ci sarà la rivolta popolare»), Marchionne si è limitato a dire: «Sono d'accordo, il sostegno deve essere dato a tutto il settore».

 

PURTROPPO NON C'è SCAMPO, MA NESSUNO LO DICE....Italiano, 44 anni. Prima di essere disoccupato faceva l'operaio. Non aveva più un soldo. Ultimamente gli avevano tagliato luce, gas e telefono. Si è ucciso la notte di Capodanno sparandosi un colpo in testa. Gli inquirenti, giunti sul posto, hanno preso atto. La matematica statistica non è un'opinione: si sa già che la crisi economica si porterà dietro una lunga scia di suicidi. Nel 1980, solo fra i cassintegrati della Fiat, si tolsero la vita in 150. La spiegazione ci viene dal "Sole 24 ore";sentite questa: "L'uso di cocaina da parte di operatori del mondo della finanza può aver avuto un ruolo nel dispiegarsi della crisi che ha colpito i mercati". Lo scrive Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di scienze farmacologiche Mario Negri di Milano sul Sole 24 Ore. La realtà è un'altra:nessuna legge è in grado di evitare la precarietà del SUB-proletario e nemmeno di introdurla. La forza-lavoro è una merce la cui richiesta, proprio come accade per tutte le altre merci, dipende dal mercato, ormai internazionale. La Chiesa, che con le parole del Papa manifesta "preoccupazione per l'aumento di forme di lavoro precario" deve piegarsi alla legge fondamentale del Capitale, quella della miseria crescente. Essa è più potente della Divina Provvidenza, i cui ministri non possono far altro che predisporre, come hanno fatto nella Diocesi di Milano, fondi-famiglia per i bisognosi. i numeri sono più forti di tutto:Secondo un'analisi della Confartigianato, i precari ammontano al "12% del totale degli occupati e il loro aumento, in un lustro, è cinque volte di più dell'incremento registrato dai lavoratori dipendenti a tempo indeterminato". In ogni caso, a mancato rinnovo del contratto non esistono "ammortizzatori sociali", e i giovani precari restano senza alcun reddito. Buttati fuori dalla produzione, non possono ovviamente trovar posto negli organismi politico-sindacali tradizionali, strutturati gramscianamente per posto di lavoro. Di fronte all'accozzaglia obsolescente di questo sistema economico si staglia con vigore il rischio di INSOLVENZA MONDIALE. Gli Stati Uniti,per esempio, hanno un enorme deficit pubblico, privato e commerciale. Esso assomma a 53.000 miliardi di dollari, quattro volte e mezza il PIL americano e pari al PIL mondiale. Una dichiarazione d'insolvenza da parte degli USA non è pensabile al di fuori di una guerra generalizzata, ma il mondo incomincia ad essere insofferente di fronte a una situazione che peggiora a ritmi accelerati da quando Nixon minacciava ricordando agli interlocutori internazionali: "Il dollaro è la nostra moneta ma il vostro problema". In Europa è l'EURO il problema. Gli accordi di Maastricht prevedevano che il debito pubblico consolidato non superasse il 60% del PIL e che il deficit annuale di bilancio dovesse rimanere al di sotto del 3%. Il debito italiano equivale invece al 104% del PIL ed è il terzo nel mondo per ordine di grandezza. Il deficit è al 3,8%. In questa situazione il ministro italico del welfare ha dichiarato: "C'è qualcosa di peggio della recessione: è la bancarotta dello Stato, un'ipotesi improbabile, ma non impossibile".  Detto dal responsabile del "benessere" suona alquanto sinistro. L'Economist sostiene da parte sua che se lo stato italiano non riuscirà a vendere i suoi titoli in concorrenza con quelli stranieri, potrebbe fare la fine dello stato argentino nel 2001. Il bello della faccenda è che nessuno dice che cosa bisognerebbe fare. Perché nessuno lo sa. Nel frattempo scoppiano delle bolle:

1. Malmoe
 
A Rosengaard, quartiere periferico di Malmoe, in Svezia, sono durati una settimana gli scontri tra giovani e polizia. E' saltata per un momento l'immagine di tranquillità sociale nordica. Sbirri in divisa sono stati coadiuvati da sbirri in borghese, cioè volontari reclutati fra tutte le componenti sociali ed etniche. Interessante: lo Stato non ce la fa più a controllare il "popolo" e chiede autocontrollo. Sennonché nelle banlieues di Parigi i collaudati centri di autocontrollo francesi erano già stati... centrati, con le molotov.
 
2. Oakland

La rabbia è esplosa in coda al funerale di un ragazzo assassinato da un agente di polizia. I democratici accusano la guardia di "eccesso di difesa" e chiedono che sia fatta giustizia, naturalmente. Intanto una prosaica vendetta si compie nelle strade, dove si danno alle fiamme le solite automobili e i soliti negozi. Ma che c'entrano le merci? Si chiedono i piccoli borghesi indignati. C'entrano, eccome se c'entrano.
 
3. Atene, Salonicco e altre città

La rivolta greca di dicembre ha visto il formarsi improvviso di piccole comunità-contro. E anche qui lo scenario è stato ben diverso da quello delle lotte proletarie del secondo Novecento, sempre incanalate, nonostante la combattività degli operai, nel più "professionale" corporativismo delle istituzioni sindacal-governative. Anche qui, come nelle banlieues parigine, migliaia di uomini - studenti, giovani, disoccupati, immigrati, proletari: una vera e propria catena sociale - hanno eluso le attese dell'avversario che si aspettava rivendicazioni che invece non ci sono state...

Nel bollettino parla di «recessione grave e sincronizzata». Urgenti le misure per obiettivi di bilancio a medio termine

Jean-Claude Trichet (Lapresse)
Jean-Claude Trichet (Lapresse)

MILANO - L'economia mondiale sta attraversando una fase di «recessione grave e sincronizzata» e la crisi peserà sulle nuove generazioni. È fosco e complesso il quadro tracciato dalla Banca centrale europea nel suo bollettino mensile. L'istituto di Francoforte guidato da Jean-Claude Trichet prevede che «l'acuirsi e il diffondersi delle turbolenze dei mercati finanziari freneranno probabilmente la domanda su scala mondiale e nell'area dell'euro per un periodo di tempo prolungato». «Le tensioni nel sistema bancario - si legge - si sono tradotte in un inasprimento dei criteri per la concessione del credito, in un rapido deterioramento del clima di fiducia e in un crollo dei valori azionari».

 

FUTURE GENERAZIONI - L'allarme riguarda anche il futuro e la Bce si preoccupa del prezzo che dovranno pagare le nuove generazioni per l'attuale crisi: «Nel complesso i provvedimenti straordinari decisi sinora comportano oneri considerevoli per le finanze pubbliche in numerosi Paesi dell'area dell'euro. Se non saranno riassorbiti a tempo debito, peseranno in modo particolarmente negativo sulle nuove generazioni e su quelle future. È quindi indispensabile - proseguono gli esperti - ristabilire quanto prima un impegno credibile a favore degli obiettivi di bilancio a medio termine».

CAUTELA NEGLI INTERVENTI - La Bce invita quindi i governi europei alla prudenza nelle scelte di politica economica contro la crisi: «La situazione economica corrente richiede particolare cautela nell’adottare vaste misure di stimolo fiscale, tenendo conto delle particolari condizioni di bilancio di ciascun Paese». Il settore più colpito dalla recessione e dall'«ulteriore peggioramento della situazione economica internazionale in dicembre» è quello manifatturiero, «dove la produzione cala a ritmo sostenuto». Per quanto riguarda l'inflazione Francoforte prevede che nei prossimi mesi «si dovrebbe ridurre ulteriormente e a metà anno si potrebbe collocare su livelli molto bassi», per poi «riprendere ad aumentare nella seconda metà dell'anno», ma - sottolinea - i rischi per la stabilità dei prezzi sono sostanzialmente bilanciati.

INCERTEZZA ELEVATA - Nel complesso «il livello di incertezza resta eccezionalmente elevato», sia sul fronte dei prezzi che su quello dello scenario economico futuro. «I rischi per la crescita, che nel complesso restano chiaramente orientati al ribasso, sono connessi principalmente alla possibilità di un più forte impatto delle turbolenze finanziarie sull'economia reale, a nuove spinte protezionistiche e a una correzione disordinata degli squilibri mondiali». Dal lato dei consumatori, la Bce «si attende che il calo dei prezzi delle materie prime sostenga il reddito disponibile reale nel prossimo periodo», mentre Eurolandia «dovrebbe beneficiare appieno degli effetti delle misure di politica monetaria annunciate nelle ultime settimane».

PRESTITI IN FRENATA - Infine rallentano i prestiti bancari a imprese e famiglie nell’area dell'euro: «L'inasprimento delle condizioni di finanziamento ha contribuito negli ultimi mesi al rallentamento del flusso dei prestiti delle istituzioni finanziarie monetarie al settore privato non finanziario».

 

 

Crac Parmalat, dieci anni a Tanzi. I giudici del tribunale di Milano hanno assolto gli altri imputati, condannando solo l'ex patron

Calisto Tanzi (Ansa)
Calisto Tanzi (Ansa)

MILANO - I giudici del tribunale di Milano hanno condannato a dieci anni di reclusione Calisto Tanzi per la vicenda del crac Parmalat. Il pm aveva chiesto tredici anni. L'ex patron dell'azienda di Collecchio, era imputato insieme ad altre otto, tra persone fisiche e società, per aggiotaggio, falso dei revisori e ostacolo alla Consob. Alla fine del 2003 Parmalat crollò sotto il peso di un buco da oltre 14 miliardi di euro, trascinando nel baratro oltre 100.000 risparmiatori che avevano sottoscritto obbligazioni del gruppo. ASSOLTI GLI ALTRI IMPUTATI - I giudici che hanno condannato Tanzi hanno assolto sette degli altri otto imputati. Tra gli assolti ci sono gli uomini di Bank of America Luca Sala, Antonio Luzi e Louis Moncada e i consiglieri di amministrazione indipendente Paolo Sciumè, Luciano Spilingardi, Enrico Barachini e Giovanni Bonici, ex responsabile di Parmalat Venezuela. All'ottavo imputato, la società Italaudit (ex Grant Thornton), è stata invece comminata una multa. «UNICO RESPONSABILE» - «Prendo atto che l'unico responsabile è evidentemente Calisto Tanzi» ha detto il legale difensore di dell'ex numero uno di Collecchio dopo la sentenza. Ma è presto per parlare di un ricorso in appello: «Prima - ha detto l'avvocato Giampiero Biancolella - dobbiamo leggere i motivi di questa sentenza».BANK OF AMERICA - Calisto Tanzi, dovrà risarcire Bank of America con 80mila euro. È questa una delle decisioni più sorprendenti contenute nella sentenza con cui il tribunale di Milano ha condannato solamente Tanzi a 10 anni di reclusione, assolvendo tutti gli altri imputati e dichiarando che Bank of America non deve essere sanzionata come responsabile civile e non dovrà versare un euro ai risparmiatori. «Siamo molto felici e la consideriamo una sentenza giusta e rispettosa del diritto» ha affermato Jacopo Pensa, legale di Antonio Luzi, ex dipendente di Bank of America, assolto. A un cronista che gli chiedeva se è possibile che Tanzi sia l'unico responsabile, l'avvocato ha risposto: «Può essere così, ma certamente se l'ha fatto con altri, non l'ha fatto con chi è stato assolto questa sera». «CONFERMATO L'IMPIANTO ACCUSATORIO» - Non sembra turbato dalla sentenza del Tribunale di Milano, che ha condannato il solo Calisto Tanzi e ha assolto gli altri imputati, il procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco, il quale analizza la situazione nella sua complessità e ricorda come su 29 imputati complessivi almeno una ventina siano stati condannati o abbiano patteggiato. «Per quanto riguarda il capo d'imputazione riguardante Bank of America - spiega il procuratore aggiunto - è stata riconosciuta la prescrizione, peraltro modificata a seguito della legge Cirielli». Pertanto, per il magistrato, «l'impianto dell'inchiesta rimane confermato». Impugnerete la sentenza? «Vedremo le motivazioni e decideremo».

PATTEGGIAMENTI - I giudici della prima sezione penale del Tribunale di Milano, chiamati anche a decidere se accogliere o meno le richieste di patteggiamento già concordate con la Procura, hanno respinto una richiesta di patteggiamento presentata da due imputati: Maurizio Bianchi e Lorenzo Penca ritenendo la pena patteggiata non congrua e disponendo quindi la separazione delle loro posizioni. Per un'altra decina di imputati è stata invece accolta la richiesta di patteggiamento a pene che vanno dai 5 mesi e 10 giorni ai 2 mesi.

IN TOTALE DISFACIMENTO

«Giustizia, subito la riforma. Cambio la carta perchè per me è solo carta da culo»,
«Pronti al veto,me ne sbatto dell'inquinamento e dell'aumento dei tumori»
Ecco i buoni propositi di Testa d'Asfalto, tronfio e grasso di sondaggi omologati di dipendenti da lui asserviti e a lui favorevoli e mummificato di potere incerato,mettendo le mani unte su tutto un paese "bulgaro" ed asfaltato,NONCHè RICCHISSIMO ED ELDORATO AGONIATO PER MILIARDI DI PERSONE:"

MA COSA ACCADRA'.....A gennaio l’economia rallenta, ma tiene.
A febbraio Morfeo Napolitano nutre qualche preoccupazione per il PIL.
A marzo Tremonti implora gli italiani, Geronzi, Profumo e Passera di comprare Bot, Btp e CCT.
Ad aprile lo psiconano garantisce sul futuro dell’Italia.
A maggio Boss(ol)i rassicura che il federalismo è alle porte.
A giugno alle elezioni non ci va nessuno.
A luglio i nuovi disoccupati sono più di due milioni.
Ad agosto Morfeo Napolitano spiega in diretta televisiva che una possibile crisi lo inquieta.
A settembre Tremonti taglia del 30% le pensioni e gli stipendi del pubblico impiego. Sempre a settembre il debito pubblico supera i 1900 miliardi. Sempre a settembre lo psiconano si fa riprendere in via Montenapoleone a Milano a fare acquisti per rassicurare gli italiani. Bondi, Cicchitto e Gasparri passano tutti i pomeriggi alla Upim a riempire i carrelli.
A ottobre gli insegnanti non ricevono lo stipendio e le scuole sono chiuse.
A novembre falliscono le amministrazioni pubbliche di Roma, Napoli, Palermo e Bari. Sempre a novembre lo psiconano si reca due settimane alle Barbados per dare l’esempio e dimostrare a tutti che la crisi è un’invenzione dei comunisti.
A dicembre, dall’elicottero, mentre varca il confine austriaco, Tremonti dichiara la bancarotta dello Stato e il federalismo fiscale. Nel senso che ognuno si terrà per sé quello che gli è rimasto in tasca.
A dicembre lo psiconano decide di prolungare per qualche anno le sue vacanze e di farsi assistere dal super consulente Lucianone Gaucci per trattare il suo rientro in Italia ai domiciliari con i tribunali della Repubblica.
Buon 2009!

 

 

LA TRUFFA DEL PIL POSITIVO AMERICANO. I COSTI SCARICATI IN TUTTO IL MONDO...CON LE OBBLIGAZIONI COLLATERALIZZATE DI DEBITO(CDO).IL CROLLO ECONOMICO FINAZIARIO DEL MONDO....AD ALTA VELOCITA'

«Giustizia, subito la riforma. Cambio la carta perchè per me è solo carta da culo»,
«Pronti al veto,me ne sbatto dell'inquinamento e dell'aumento dei tumori»

capodanno_2009.jpg
"Umanità! Popolo italiano!
Siete tutti in vacanza, siete in ferie, eh? Con la social card, eh! Social Card, due parole inglesi per prendervi per il culo in italiano.
Siete in ferie, ma non lo siete solo voi: è l'Italia che è in ferie. L'Italia va in ferie un mese, riaprirà il 12 gennaio... chissà se riaprirà, l'Italia.


 

  

 

NON E' PIU' LA CINA A TRAINARE IL PREZZO DEL PETROLIO....

Sembra lontano il tempo in cui la Cina era sul banco degli imputati, accusata di essere la vera causa strutturale dell’aumento dei prezzi energetici mondiali. Eppure questo accadeva solo sei mesi fa. Per tutto il primo semestre del 2008 i dati sembravano dare ragione a chi indicava nella domanda cinese il motore di fondo dell’inflazione petrolifera. Da gennaio a fine giugno del 2008 i consumi di prodotti petroliferi raffinati nella Repubblica Popolare – benzina, gasolio e kerosene – sono saliti del 14,6%, raggiungendo così il livello di 106 milioni di tonnellate. L’impatto sui mercati mondiali era innegabile, vista la crescente dipendenza della Cina dagli approvvigionamenti esterni. Nel 2007 per la prima volta nella sua storia la più grande nazione del pianeta ha dovuto acquistare all’estero il 50% del greggio che utilizza. Nel corso dell’intero 2008 le importazioni (200 milioni di tonnellate) supereranno l’estrazione interna (190 milioni): un sorpasso significativo per il gigante asiatico che fino al 1993 era stato completamente autosufficiente, ed oggi è già il terzo importatore mondiale dopo Stati Uniti e Giappone. Il trend di lungo periodo resterà segnato dall’impatto crescente dei consumi cinesi, destinati a raggiungere il 17% del totale mondiale entro il 2050 (la proiezione è contenuta nello studio di Wiley-Blackwell “China’s Quest for Energy Resources on Global Markets”, Pacific Focus, novembre 2008, Inha University, Corea del Sud). Tuttavia la crisi finanziaria nata negli Stati Uniti ha cambiato repentinamente il quadro di breve periodo, anche per la Cina. Sotto il peso di una recessione che per la prima volta da trent’anni ha colpito simultaneamente le tre principali aree di sbocco delle esportazioni cinesi (Usa, Europa e Giappone), la crescita economica della Repubblica Popolare ha iniziato a rallentare vistosamente. I consumi energetici hanno seguito la stessa curva. Il numero uno della compagnia petrolifera di Stato Petrochina, Jiang Jiemin, osserva che “tutto è cambiato nell’arco di un mese”. Gli automobilisti di Pechino, Shanghai e Canton a ottobre hanno ridotto del 13% gli acquisti di benzina. Ancora più pesante è il ribasso nei consumi di gasolio per diesel – meno 46% – un segnale che i Tir cinesi hanno meno lavoro del solito. China Petrochemical Corp., più nota come Sinopec, ha misurato un calo del 3,2% delle vendite complessive di prodotti petroliferi nel terzo trimestre del 2008. Numero uno asiatico per la raffinazione, con oltre il 50% di quota di mercato nel proprio paese, Sinopec ha dovuto ridurre del 10% la sua produzione nel mese di novembre. Una identica decelerazione ha colpito i consumi di energia elettrica: a ottobre sono scesi del 3,7% rispetto allo stesso mese del 2007, il primo calo da un decennio. A ridurre i consumi elettrici non sono state le utenze domestiche ma quelle industriali, colpite dalla crisi dell’export e costrette a ridurre la produzione manifatturiera. Anche i consumi di carbone subiscono il contraccolpo. Pu Hongjiu, vicepresidente della China National Coal Association, fa risalire il primo calo all’estate. Tra luglio e agosto l’utilizzo di carbone è sceso del 6%, quasi quattro milioni di tonnellate in meno in un solo mese. La riduzione si è accentuata a settembre, con 7,6 milioni di tonnellate in meno ovvero un calo dei consumi del 12%. La provincia dello Shanxi, che ha la più grossa concentrazione di miniere di carbone, ha annunciato tagli di produzione del 10%. Il principale ente minerario, Shanxi Coking Coal Group, ha abbattuto i prezzi del carbone fino al 36% a partire dall’inizio di novembre. Anche in questo caso la ragione va cercata nella crisi delle maggiori industrie di base, grosse utilizzatrici di carbone: la produzione di acciaio cinese a settembre è scesa per la prima volta in dieci anni, del 10%, per poi accelerare la caduta con un 30% in meno a ottobre. A loro volta questi settori scontano la contrazione dei consumi finali. Per la prima volta nell’autunno 2008 le vendite di automobili in Cina sono scese: un capovolgimento brutale che non si vedeva dalla crisi asiatica del 1997. Dopo anni d’oro in cui i ritmi di crescita delle immatricolazioni erano stati sopra il 20%, la Toyota ha annunciato che a fine 2008 le sue vendite di vetture in Cina saranno inferiori al previsto di centomila unità. Un’altra vittima del duplice choc provocato dalla recessione globale e dalla caduta del prezzo del petrolio, è il settore dell’energia solare. Tutti i principali produttori di pannelli solari made in China – JA Solar, Ldk Solar, Trina Solar, Suntech Power – hanno visto precipitare le loro quotazioni di Borsa. I fabbricanti cinesi di installazioni fotovoltaiche sono particolarmente vulnerabili perché esportano la maggior parte della loro produzione, soprattutto in Europa. Al confronto sembra più promettente l’eolico. Per l’energia ricavata dal vento l’obiettivo è quello di arrivare a una produzione di 100 gigawatt entro il 2020. “La Cina è in buona posizione – dice Keith Hays della Emerging Energy Research – per diventare il più grande mercato mondiale dell’energia eolica entro il 2011. Nel prossimo biennio avrà investito 20 miliardi di dollari in questo settore e disporrà del 17% della capacità mondiale”. Il 10 novembre il governo ha annunciato una manovra di spesa pubblica della dimensione di 586 miliardi di dollari. Quali effetti avrà sui consumi energetici la manovra di sostegno della crescita? Una parte consistente di quella spesa pubblica aggiuntiva è destinata alle infrastrutture: tra queste figurano in primo piano la rete nazionale di distribuzione dell’energia elettrica e alcuni grandi gasdotti. Per ridurre l’inquinamento il governo vuole innalzare la quota del gas naturale, ancora molto bassa sul totale dei consumi energetici, portandola dall’attuale 3% fino al 5,3% nel 2010. Anche la costruzione di centrali nucleari potrebbe essere accelerata grazie al piano di rilancio dell’economia. Nei propositi del premier Wen Jiabao la manovra di sostegno della crescita dovrebbe favorire uno “sviluppo compatibile” e quindi beneficiare il comparto delle energie rinnovabili. E’ ragionevole essere scettici su questa promessa. In realtà uno degli effetti perversi della crisi mondiale – in Cina come in altre zone del mondo – è la tendenza dei governi e delle imprese ad allentare i vincoli ambientali, invocando l’impossibilità di sopportare costi aggiuntivi in una fase di acuta emergenza economica. La Cina continua a dipendere per oltre i due terzi della sua produzione energetica dal carbone: è la materia prima più inquinante ma è anche la meno costosa e la più abbondante sul territorio della Repubblica Popolare. Nulla indica che questo modello di “capitalismo a carbone” sia destinato a tramontare in tempi rapidi. Una conseguenza della recessione internazionale, al contrario, è stata quella di accelerare la costruzione di nuove miniere di carbone: 1.563 sono pronte a entrare in attività entro il prossimo biennio, aumentando così la capacità di produzione di carbone da 2,5 a 3,3 miliardi di tonnellate all’anno.

 

Nello stesso giorno in cui la Bce taglia i tassi, Sarkozy annuncia un piano di rilancio della crescita: generoso rispetto ai vicini tedeschi e italiani, modesto (anche fatte le dovute proporzioni) rispetto agli sforzi americani e cinesi. Intanto qui a Pechino è riunito un importante vertice economico bilaterale Cina-Usa, con il segretario al tesoro Henry Paulson che tra l’altro viene a presentare gli ultimi provvedimenti allo studio per rianimare il mercato dei mutui Usa. E’ una raffigurazione dei due poli che si sono ormai creati nella risposta alla recessione globale: da una parte ci sono le terapie d’urto decise a Washington e a Pechino (ciascuno dei due paesi ha varato manovre di sostegno alla crescita con nuove spese pubbliche superiori al 7% del proprio Pil annuo), dall’altra c’è la timidezza dell’Europa che non riesce a varare un piano dell’ordine dell’1,5% del suo Pil (non solo Tremonti ma soprattutto Angela Merkel frena con tutte le sue forze). Perché questa divaricazione tra il senso di allarme che unisce ”Chimerica” (il neologismo di Nial Ferguson), e la cautela europea? Ci sono naturalmente delle spiegazioni “storiche”: l’Europa ha un Welfare State più generoso per attutire i costi sociali della crisi e quindi è meno preoccupata dallo scenario di un nuovo 1929; inoltre ha una struttura demografica più anziana che la rende particolarmente vulnerabile all’inflazione, perciò molto timorosa dei deficit pubblici. Ma oltre a questo c’è evidentemente una diversa analisi della crisi attuale. Gli americani, sia pure in ritardo, si sono convinti che il rischio di una Grande Depressione è reale, e quindi che è un errore grave reagire con mezze misure. I cinesi condividono il senso di allarme degli Stati Uniti. Una parte della classe dirigente europea sembra ancora scettica, dunque teme il rischio di “strafare” ponendo le premesse per nuovi debiti pubblici e un ritorno dell’inflazione. Inoltre si avverte la tentazione di farsi trainare fuori dalla crisi sfruttando un rilancio delle economie americana e asiatica.

 

 

 



 

 

Grecia, scontri ai funerali di Alexis
Il premier attacca: «Tolleranza zero»

Molotov e sassi contro la polizia. In 2mila all'ultimo saluto al ragazzo ucciso sabato

Un momento dei funerali di Alexis Grigoropoulos (Reuters)
Un momento dei funerali di Alexis Grigoropoulos (Reuters)

ATENE - Si infiamma di nuovo la protesta ad Atene. Giovani e agenti in assetto anti-sommossa si sono scontrati in mattinata davanti al Parlamento della capitale greca. E ulteriori incidenti sono stati segnalati nel pomeriggio nella zona del cimitero, dove più di duemila persone (addirittura seimila secondo alcune fonti) hanno preso parte ai funerali di Alexix Grigoropoulos, il quindicenne ucciso sabato da un agente di polizia. La tensione negli ultimi giorni è alle stelle. Il governo ha annunciato la mano dura e fatto sapere che non si lascerà piegare dai disordini, invitando l'intero arco politico all'unità. Il partito socialista Pasok, all'opposizione, ha avanzato però la richiesta di dimissioni del premier Karamanlis.

 

LACRIMOGENI AL FUNERALE - Gli scontri alle esequie di Grigoropoulos si sono verificati quando i poliziotti sono intervenuti con gas lacrimogeni per sedare alcuni manifestanti che avevano preso a sassate delle troupe televisive e dei negozi intorno al cimitero. Fino a quel momento la cerimonia si era svolta senza particolari problemi. I tafferugli si sono poi spostati nei quartieri residenziali che confinano con l'area del cimitero. Molti residenti sono scesi in strada per chiedere agli agenti di interrompere i lanci di gas lacrimogeni, di cui anche gli abitanti hanno finito col fare le spese. La bara del ragazzo, ricoperta di fiori bianchi, era stata accolta da un lungo applauso all’uscita dalla Chiesa prima di venire trasportata al camposanto della capitale.

Una foto di Alexis Grigoropoulos, il 15enne ucciso da un agente (Ansa)
Una foto di Alexis Grigoropoulos, il 15enne ucciso da un agente (Ansa)

TENSIONI E STATO DI ALLERTA - In mattinata centinaia di manifestanti avevano lanciato bottiglie molotov e sassi contro la polizia tentando di forzare il cordone. Il corteo, composto da studenti e insegnanti, era partito poco prima e chiedeva giustizia per una morte avvenuta in circostanze ancora da chiarire. L'allerta è al massimo nel timore di nuove violenze. Un centinaio di giovani, sempre in mattinata, ha continuato a sfidare le forze dell’ordine intorno alla Scuola Politecnica nel quartiere degli studenti di Exarchia, nel centro di Atene, teatro nella giornata di lunedì di violenze, vandalismi e saccheggi. La grande arteria della capitale che passa davanti alla scuola resta chiusa al traffico, mentre sporadicamente i giovani asserragliati all’interno del recinto lanciano oggetti sulle strade intorno. Una molotov lanciata contro un negozio di informatica ha causato un principio d’incendio. Una manifestazione con circa 2.000 studenti e militanti dell’estrema sinistra si è svolta anche a Salonicco.

 

CALMA RELATIVA - Una relativa calma regna invece nel resto del centro di Atene, dove le violenze contro le forze dell’ordine, i negozi, le banche e le strutture pubbliche sono proseguite fino alle 2.30 locali (1.30 in Italia). Gli incidenti erano cominciati in serata, a margine di una manifestazione di diverse migliaia di persone della sinistra parlamentare.

87 ARRESTI - In tanto è tempo di bilanci. Sono state 87 le persone arrestate dalle forze dell'ordine greche in seguito alle violenze nel centro di Atene. All'indomani di una giornata in cui migliaia di persone, in maggioranza anarchici, hanno messo a sacco la città, la polizia ha diffuso dati da bollettino di guerra: dodici agenti feriti, decine di persone ricoverate, almeno 10 in ospedale per problemi respiratori dovuti ai gas lacrimogeni. I vigili del fuoco hanno ricevuto 190 chiamate di allerta in tutta la città, e hanno dovuto spegnere incendi in 49 edifici, 47 negozi, 14 banche e tre ministeri. A fuoco anche una ventina di automobili. Secondo la polizia alcuni dimostranti brandivano persino spade e fionde, trafugate da un negozio di armi saccheggiato. «I danni sono incalcolabili, è una catastrofe - ha detto il vicesindaco di Atene -. Il Comune ha dispiegato fin dall’alba tutti i servizi di pulizia per rendere accessibili le grandi strade del centro città. Temiamo per l’immagine turistica di Atene».

IL PREMIER - Il premier greco, Costas Karamanlis, ha detto che il governo «non tollererà» che la morte di un giovane sconfini in «atti inaccettabili e pericolosi». «Non consentiremo ad alcuni individui - ha evidenziato - di usare una situazione tragica come scusa per far uso di violenza contro la società e la democrazia». Il capo del governo ha poi esortato i propri concittadini a «denunciare i responsabili delle violenze ». Poi ha incontrato il presidente. «Giorni difficili, signor primo ministro» ha detto il capo dello stato greco Karolos Papoulias accogliendo Costas Karamanlis al palazzo presidenziale per discutere la situazione dopo tre giorni di disordini. «Sì, difficili e di responsabilità per tutti» ha risposto il premier citato dalla Tv prima di chiudersi a colloquio col capo dello stato. Karamanlis ha anche in programma incontri con esponenti dell'opposizione: «In queste ore critiche tutti i politici devono isolare e condannare quanti alimentano i disordini. È nostro dovere». Ma i socialisti non ci stanno e accusano Karamanlis di essere egli stesso fonte di tensioni nel Paese.

MINISTRO INTERNO DIFENDE POLIZIA - Intanto il ministro dell'interno greco Prokopis Pavlopoulos ha difeso l'operato delle forze dell'ordine. «La polizia è presente e ha fatto tutto il necessario per proteggere le persone e le proprietà», ha detto il ministro ai giornalisti al termine di una riunione ristretta del governo. «L'apparato dello stato è presente e ha protetto più cose di quanto non ne siano state minacciate - ha aggiunto - siamo qua per proteggere vite umane e proprietà senza con questo attentare alla democrazia». «Sono insoddisfatto e mi scuso», ha poi risposto il ministro ai giornalisti che gli hanno fatto osservare che le forze dell'ordine non sono state in grado di prevenire i tumulti e i saccheggi che da due giorni stanno interessando Atene, Salonicco e altre città del paese.

PROTESTE IN ITALIA - La protesta arriva anche in Italia. Scritte di protesta sono state tracciate a Torino sulla facciata del palazzo che ospita il consolato greco, in corso Galileo Ferraris, in riferimento disordini scoppiati in Grecia. «Assassini» e «Andreas vive nelle lotte» sono i messaggi che si leggono. Dell'iniziativa parla un comunicato della Fai (la federazione anarchica italiana), dove si ricorda, tra l' altro, che «Alexandros Andreas Grigoropoulos era un anarchico di 15 anni». Una dozzina di attivisti del centro sociale Tpo ha manifestato in tarda mattinata davanti al consolato onorario della Grecia a Bologna, nella centrale via Indipendenza, per protestare contro governo e polizia del paese ellenico. I manifestanti hanno apposto striscioni in greco e in italiano sul cancello e sulla targa del Consolato, con le scritte «Verità e giustizia per Andreas» e «Polizia omicida», e rovesciato vernice rossa sotto il portico. Con la stessa vernice hanno lasciato impronte delle loro mani sui muri e sulle colonne dell'edificio.

NESSUN ITALIANO COINVOLTO - Intanto l'ambasciata d'Italia ad Atene assicura che nessun cittadino italiano è rimasto coinvolto nei disordini in Grecia nè alcun interesse italiano è stato colpito. L'ambasciata segue con la massima attenzione quanto sta avvenendo e comunica di aver chiesto alle autorità competenti di porre in atto tutte le misure atte ad assicurare un'adeguata protezione degli interessi italiani nel Paese. L'ambasciata ha attivato due numeri telefonici (0030/6932204060 e 0030/2103616864) per fornire informazioni sulla situazione. È stato infine avviato un coordinamento con tutte le istituzioni italiane per valutare la situazione e individuare eventuali misure per rafforzare la sicurezza.

 

Razzi dal Libano, Israele bombarda Cessate il fuoco, risoluzione dell'Onu . Dopo un mese di combattimenti, l'esercito di Israele si ritira da Gaza. Come nel luglio del 2006 nel sud del Libano,l'operazione PIOMBO FUSO ideata dagli strateghi israeliti ha portato all'uccisione di 900 civili, alla distruzione di parte della città, con i vertici di Hamas, che volevano colpire ad ingrassare in Egitto. Non si capisce bene QUI PRODEST .....

 

 

 

 



Il governo iracheno ha approvato il patto sulla sicurezza con Washington che permetterà alle forze Usa di rimanere nel Paese per altri 3 anni. Lo ha riferito ieri l'emittente araba Al Jazeera.
Il patto approvato dal governo guidato dal premier Nuri al-Maliki è conosciuto come lo 'Status of Forces Agreement' e stabilisce una base legale alla presenza dei soldati americani in Iraq dalla fine di quest'anno in poi, quando scadrà il mandato dell'Onu. Secondo l'accordo di 31 articoli, le truppe Usa verranno ritirate dalle città irachene entro giugno 2009 e lasceranno il Paese entro la fine del 2011. Dopo l'ok ottenuto dal governo, l'accordo passerà all'esame del Parlamento per la necessaria approvazione.
Netttamente contrario è Moqtada al Sadr: l'esponente sciita filoiraniano ha ripetutamente convocato i suoi sostenitori a protestare contro il patto, chiedendo a gran voce agli Usa di "andarsene dal nostro amato Paese".

E nel giorno dell'accordo sul ritiro delle truppe Usa dall'Iraq, la guerriglia risponde con una nuova strage. Un kamikaze alla guida di un'autobomba si è fatto esplodere nella provincia di Diyala e ha ucciso 15 persone. I feriti, secondo fonti della sicurezza, sono una ventina. L'attentatore ha scelto come obiettivo un posto di blocco della polizia: tra i morti ci sono infatti 7 poliziotti.

Iraq: 4000 soldati Usa uccisi, centinaia di migliaia i civili morti

.

Sono quattromila, secondo l’Associated Press, i soldati americani morti in Iraq dall’inizio della guerra, cinque anni fa dopo l’attentato che domenica sera ha ucciso quattro militari statunitensi di pattuglia a Baghdad. Il Pentagono non conferma la cifra, seguendo una politica di basso profilo per quanto riguarda le vittime del conflitto. I morti dichiarati ufficialmente al 24 marzo sono, secondo il sito icasualties,  3992 ai quali tuttavia debbono aggiungersi 175 militari britannici, 133 di altre nazioni e oltre mille civili “contractors” di varie nazionalità. I morti italiani sono stati 33, il numero più alto dopo Stati Uniti e Gran Bretagna.

 

L’attacco, con un cosiddetto IED (Improvised Explosive Device) in pratica una bomba rudimentale, è avvenuto verso le 22 (le 20 in Italia) a chiudere una giornata sanguinosa che aveva già fatto almeno 51 vittime in varie parti del Paese.

Quelli americani in Iraq sono morti invisibili o quasi, visto che le operazioni di rimpatrio delle salme avvengono quasi sempre con grandissima discrezione. Fino a pochi mesi or sono era addirittura proibito fotografare le salme avvolte nella bandiera a stelle e strisce all’interno degli aerei da trasporto militare. Ora si può (i media l’hanno spuntata grazie al primo emendamento della costituzione Usa, quello sulla libertà di espressione) ma le foto rimangono molto rare alla base militare di Dover, nel Delaware, dove le salme continuano a giungere sul suolo americano dall’Iraq.

È vero che articoli sui militari morti in Iraq continuano a riempire la stampa americana. Ma si tratta soprattutto delle pagine locali dei grandi quotidiani e di quelle dei media regionali: ne parlano quando la vittima viveva (o era nata) nella città alla quale le pagine si riferiscono.

Decisamente molto più numerose di quelle militari americane sono le vittime civili irachene: spesso invisibili anch’esse, sono soprattutto morti dimenticati, visto che nessuno ne ha tenuto il macabro catalogo, e le stime oscillano tra 82mila (secondo le stime del sito
iraqbodycount) e oltre un milione di vittime. La rivista medica britannica The Lancet ha pubblicato qualche tempo fa uno studio dal quale risulta che i morti civili associati alla guerra sono stati almeno 100mila tra il 2003 e il 2004. Un numero che oggi potrebbe essere moltiplicato per tre o quattro se gli assunti dell’articolo restano validi.

In base alle ultime cifre pubblicate i militari Usa morti quest’anno in Iraq sono 96, molti meno rispetto agli anni precedenti, visto che su base annua, se la progressione rimane quella attuale, si sarà al di sotto delle 400 vittime. L’anno più letale è stato il 2007, con 901 morti tra i militari americani. Non era andata molto meglio nel 2004, nel 2005 e nel 2006. Le vittime Usa erano state rispettivamente 849, 846 e 822.

Ma ai morti si debbono aggiungere i feriti: ufficialmente sono circa 30 mila, ma fonti non ufficiali arrivano a stimarne anche centomila. Ma almeno un terzo dei feriti resta mutilato o invalido. Pesantissima, tra i reduci, l’incidenza delle turbe mentali che sfociano spesso in violenza, contro se stessi o conto gli altri. Ufficialmente i suicidi nei cinque anno di guerra sono stati 151, ma si calcola che siano ben oltre il migliaio quelli tra i reduci rientrati in patria.
.

Il Giappone entra in recessione tecnica
I titoli bancari trascinano giù l'Europa,17 novembre 2008
 

Seduta altalenante per le piazze del Vecchio Continente,
a Milano giù i bancari. Tokyo recupera e chiude a +0,71%

 

MILANO - Il Giappone è ufficialmente in recessione e le Borse ne risentono negativamente trascinate giù dai titoli bancari. Milano apre piatta per poi arrivare fino a -3%, le altre Borse europee hanno aperto in ribasso, per poi girare in positivo e tornare con il segno meno in tarda mattinata (-2-3%). Forti vendite su tutti i titoli bancari: Dexia -11%, Hbos e Lloyds -10,6%, Santander e Bnp Paribas (-6%).

TONFI UNICREDIT E PARMALAT - Anche a Piazza Affari le banche che frenano il tentato recupero. Unicredit in pochi minuti è scesa da -5% a -9,5%. Calano inoltre Mps (-5,4%), Banco Popolare (-6%), Intesa Sanpaolo (-4%). Tonfi in avvio per Parmalat (-5%) e Safilo (-14%).

WALL STREET - Apertura in calo anche a Wall Street, dove l'indice Dow Jones ha iniziato con -1,64% e il Nasdaq con -1,45%.

 

Tokyo (Afp)
Tokyo (Afp)

TOKYO IN RECESSIONE - In Giappone il Pil di luglio-settembre ha segnato, per il secondo trimestre consecutivo, una contrazione dello 0,4% su base annua. Il Giappone, seconda economia mondiale, è quindi ufficialmente entrato in recessione per la prima volta dal 2001. La Borsa di Tokyo ha chiuso gli scambi in rialzo a +0,71%, dopo una seduta altamente volatile che ha visto l'indice toccare il -3%. In Asia andamento delle Borse negativo, ma a fine seduta i listini riprendono quota, seppur frenati.

 

GREGGIO A 55 DOLLARI - Petrolio in calo sul mercato elettronico after hours di New York. Il greggio con consegna a dicembre, spinto al ribasso dalla recessione giapponese, è sceso fino a 55,60 dollari al barile (-2,5%).

EURO - Avvio di seduta in calo per l'euro nei confronti del dollaro, ma dopo risale sino a 1,27 per assestarsi a 1,2650.

 

Il fallimento Lehman
ha fatto impennare l'Euribor

di MARCO DELZIO e MARTINA ROCCI - MARTINGALE RISK ITALIA

Il fallimento Lehman ha fatto impennare l'Euribor


Lo spread di liquidità, individuato dalla differenza tra il tasso interbancario Euribor a 3 mesi e il tasso ufficiale BCE, si è di molto ampliato a partire dall'agosto 2007 con l'inizio del credit crunch.

Giovedì 6 lo spread (con l'Euribor al 4,66%) era pari ad 80 punti base, ma solo qualche settimana fa ha raggiunto 167 punti base (il 7 ottobre), a seguito del panico sui mercati generato dal fallimento della Lehman Brothers. Negli USA lo spread tra Libor e tasso Fed è a 151 punti base, ma il 7 ottobre aveva raggiunto il massimo storico di 331 punti base.

E' interessante notare la diversa interpretazione che viene data a tale indicatore, come evidenziato nell'articolo di Francesco Giavazzi del 30 giugno scorso sulla rivista online
lavoce. In Europa questo spread viene interpretato generalmente come il premio per il rischio di credito che le banche richiedono per prestare denaro sul mercato interbancario. Il fallimento di Lehman ha diffuso tra gli operatori incertezza sulla solidità e sulla solvibilità delle banche, portando lo spread ai massimi livelli storici.

Negli USA, invece, il rischio di fallimento di una banca è decisamente diminuito dopo i recenti interventi di salvataggio predisposti dai governi. Lo spread viene dunque spiegato da una carenza generalizzata di capitale delle banche, quindi è il fattore liquidità che prevale rispetto al fattore credito.

Un'ulteriore spiegazione riguarda l'asset liability management. Per evitare di incorrere in un rischio di liquidità che nasce da un'incoerenza temporale tra le scadenze degli attivi, di medio/lungo periodo, e quelle delle passività, di breve periodo, le banche preferiscono di questi tempi indebitarsi a tre mesi invece che sul mercato overnight. Questo provoca un aumento della domanda di fondi legati al tasso interbancario a 3 o 6 mesi a scapito dell'overnight.
 

Borse, in calo l'Europa
tonfo per Wall Street,- 5,65% (6 novembre 2008)

di ANDREA GRECO

Borse, in calo l'Europa tonfo per Wall Street


MILANO - L'Obama day non è un giorno di rialzo per i mercati azionari. Ma la vigilia, lunga una settimana, era stata di forti recuperi, attorno al 20% per gli indici compresi quelli di Piazza Affari. Pertanto, nella classica logica da buy on rumors, sell on news, il tifo che pure nelle principali Borse non era mancato per il candidato dei democratici ora presidente degli Stati Uniti, si è concretizzato in un tenue movimento di realizzi, e in un effimero recupero del dollaro contro la moneta unica. Dopo la chiusura dell'euro a 1,298 dollari, e i primi scambi fin sotto 1,280, il biglietto verde si è infatti indebolito per l'uscita di un dato economico pessimo negli Usa: l'indice Ism dei servizi a ottobre è crollato a 44,4, preannunciando un forte calo del Pil americano nel quarto trimestre. Per questo l'euro ha chiuso a 1,304 dollari.

E anche il petrolio, partito in calo in Asia per i timori sulla minore domanda globale, ha proseguito la discesa in Europa e negli Usa, dove la qualità Wti ha perso 5,3 dollari fermandosi a 65,2 dollari al barile dopo la diffusione delle scorte di greggio negli Stati Uniti, superiori al previsto per il rallentamento della congiuntura.

L'avvio dell'azionario era stato brillante in Asia, dove Tokio, Hong Kong e Shangai hanno chiuso con rialzi di circa il 5%, sul movimento lungo di ripresa durato fino a ieri e che ha seguito un mese terribile per l'azionario. Parigi, Londra e Francoforte, dal canto loro, hanno aperto in ribasso di circa il 2%, e su questi livelli hanno viaggiato fino alla chiusura.
 

 

LEGA ED AN NON FANNO PASSARE IN CDM LA SALVA IMPRENDITORI 2. ALLUCINANTI LE AFFERMAZIONI DEL COSì DETTO MINISTRO DI GIUSTIZIA DOPO LA BOCCIATURA. RATIFICATO POI IL TRATTATO CON LA LIBIA CHE PREVEDE IL VERSAMENTO DI 5 MILIARDI DI DOLLARI COME RISARCIMENTI DI NON SI SA BENE CHE COSA (ANCORA LA SECONDA GUERRA MONDIALE????)

ROMA - .

 


 

 

Le Borse affondano, Piazza Affari -7,5%
Napolitano: «Niente allarmismi»
,10 OTTOBRE 2008

Wall Street crolla e trascina nel baratro Asia ed Europa: Nikkei -9,6%. A Francoforte -9%. Milano sprofonda
con Unicredit e Telecom

 

 

Tutti si preoccupano di cosa può succedere. Le banche non si fidano più delle banche. Tra di loro non si prestano più soldi. Il veleno introdotto nel sistema finanziario mondiale dai titoli tossici made in USA sta producendo i suoi effetti.
Nessuno al mondo sa dire quanta sia la quantità di veleno americano e dove si trovi. La
SEC, la FED, il Governo di Bush, il ministro del Tesoro Paulson dov’erano in questi anni? Mentre la loro nazione baluardo di libertà esportava cannoni e CDO e subprime, titoli su debiti inesigibili. Lo sapevano questi bastardi che erano inesigibili.
Una merda introdotta nei fondi e nei derivati che produrrà decine di milioni di disoccupati, di senza tetto, di risparmiatori disperati. Il debito pubblico americano è il più alto del pianeta, gli Stati Uniti consumano un terzo delle risorse della Terra, ma sono solo 300 milioni su 6,7 miliardi. Per rimanere in piedi devono controllare l’economia mondiale con la finanza e con le armi. Gli Stati Uniti spendono 560 miliardi di dollari OGNI ANNO per gli armamenti, per le centinaia di basi militari sparse per il mondo, dal Giappone, a Cuba, a Vicenza. La seconda nazione per spese militari è la Gran Bretagna con 59 miliardi di dollari, quasi un decimo, e la Russia di Putin segue con 35.

spese_militari_2006.jpg
Fonte: Plan B 3.0, Lester Brown

Il mondo paga la tenuta del dollaro, i 560 miliardi di dollari in armamenti. Gli Stati Uniti, di fronte a questo disastro finanziario, dovrebbero fare come la Germania nazista sconfitta e costretta a pagare i debiti di guerra e corrispondere i debiti di PACE alle nazioni che ha messo in ginocchio.
Tra Saddam e Bush chi ha fatto più danni? Più morti? Il primo è stato impiccato dal secondo che, nel frattempo ha impiccato anche l’economia mondiale. Da chi è stato eletto Bush? Dalla finanza americana, dalla National Rifle Association, l’organizzazione che promuove l’industria delle armi, dai petrolieri. Nel 1989 è caduto il muro di Berlino, nell’ottobre 2008 è caduto il muro di Wall Street insieme al delirio di una globalizzazione governata da chi ci guadagnava sopra. L’URSS non esiste più. Gli Stati Uniti, per adesso, ci sono ancora e ci spiegano l’economia, la finanza, la libertà. Ci occupano per proteggerci, fanno fallire le nostre banche, le nostre borse. Yankees Go Home, con le vostre armi, le vostre atomiche, la vostra finanza creativa.
Non credo che le banche falliranno, ma non è questo il vero pericolo. Tra pochi mesi il crollo della finanza si trasferirà nell’economia reale, nella produzione. In primavera nessuno penserà più al titolo delle azioni o al conto corrente, ma al posto di lavoro, ad arrivare alla fine del mese.

Post precedenti:
-
Golden Shit, 5 agosto 2007
-
2008 -1929, 13 marzo 2008
-
Fannie e Feddie, 16 luglio 2008

"Calendarista delle pari opportunità
quali favori ha fatto al premier?"

"Calendarista delle pari opportunità quali favori ha fatto al premier?"

Il ministro Mara Carfagna


 

 

 

Alitalia, ecco perché la soluzione richiede una nuova legge Marzano Gaetano Miccichè (Intesa Sanpaolo) assicura: stiamo lavorando alacremente. Aristide Police (Alitalia) tranquillizza: procediamo in continuità aziendale. Ma tutto il dibattito sulle possibili modifiche alle leggi per l’amministrazione straordinaria, per ora basato su indiscrezioni, indica che una «discontinuità», in qualche modo, ci sarà. Non è un caso che, sul tema, il ministro Matteoli (Trasporti) abbia frenato il collega Scajola (Sviluppo economico): il primo, An, è sensibile agli aspetti occupazionali di Alitalia, tradizionalmente targata An. Sa che gli esuberi ci saranno, e saranno tanti. Ma in questo momento il governo sente la necessità di lavorare sottotraccia, per non allarmare i sindacati. Vediamo quali potrebbero essere le modifiche alle leggi Marzano o Prodi, facendo in via preliminare una breve sintesi di quali normative oggi sono a disposizione delle grandi aziende in crisi.
Leggi Prodi. La prima risale al 1979. Funzionava così: il commissario poteva chiedere prestiti alle banche, con garanzia del Tesoro, per finanziare la ristrutturazione, e aveva tempo cinque anni per risanare e vendere. Il commissario faceva sostanzialmente il liquidatore, vendendo l’attivo (stabilimenti, marchi, magazzini, crediti), e con gli introiti doveva pagare i debiti, secondo l’ordine della legge fallimentare. Dato che il commissario non riusciva a rimborsare i prestiti avuti, le banche escutevano la garanzia del Tesoro e lo Stato ci rimetteva. Così l’Ue mise in mora l’Italia per aiuti di Stato: nei cinque anni di commissariamento si configurava una distorsione della concorrenza sul mercato.
Nel 1999, dunque, su spinta dell’Ue nacque la Prodi bis, tuttora in vigore: priva della garanzia del Tesoro e con un incarico al commissario ridotto a un paio d’anni. Questi deve sostanzialmente rinunciare al risanamento ed affrettarsi a rimettere gli asset sul mercato. Il commissario è nominato dal ministero dell’Industria, però dopo un passaggio al tribunale fallimentare, al quale spetta la decisione: amministrazione straordinaria o fallimento. (Una digressione: il curatore fallimentare differisce dal commissario perché vende asset ormai «spenti», mentre il commissario li «sceglie», ritagliando la parte buona dell’azienda, e li vende «vivi», funzionanti, con una quota fisiologica di lavoratori. Nel fallimento, i lavoratori sono già a casa).
Il commissario può anche essere, in un certo senso, scavalcato da una terzo: il cosiddetto «assuntore» che, acquistando le azioni della società in dissesto dai suoi proprietari, può finanziare un concordato fallimentare, che può essere più conveniente per i creditori e l’azienda.
Legge Marzano. Nacque in occasione della crisi Parmalat, ed è un’ulteriore variante dell’amministrazione straordinaria. Si basa su un presupposto: l’azienda è sana e va preservata integra; i suoi problemi derivano da vicende finanziarie e patrimoniali, non industriali. Il concordato non è un evento esterno, ma il vero obiettivo del commissario, che vi si attiva allo scopo di tener integra l’azienda; e i debiti vengono congelati fino, appunto, al concordato con i creditori. Rispetto alla Prodi, ha un altro elemento di novità: la nomina del commissario spetta direttamente al ministro, senza il passaggio dal tribunale, e quini le decisioni restano in capo al governo, e cioè al potere politico. Elemento da sottolineare bene.

Il governo salva Geronzi
Tanzi e Cragnotti

di LIANA MILELLA

Il governo salva Geronzi Tanzi e Cragnotti

Una recente immagine di Sergio Cragnotti


ROMA - Un'altra? Sì, un'altra. E per chi stavolta? Ma per Cesare Geronzi, il presidente di Mediobanca negli impicci giudiziari per via dei crac Parmalat e Cirio. La fabbrica permanente delle leggi ad personam, col marchio di fedeltà del governo Berlusconi, ne produce un'altra, infilata nelle pieghe della legge di conversione del decreto Alitalia. Non se ne accorge nessuno, dell'opposizione s'intende, quando il 2 ottobre passa al Senato. Eppure, come già si scrivono i magistrati nelle maling list, si tratta d'una "bomba atomica" destinata a far saltare per aria a ripetizione non solo i vecchi processi per bancarotta fraudolenta, ma a bloccare quelli futuri.

Con un semplice, e in vero anche mal scritto, articolo 7bis che modifica la legge Marzano sui salvataggi delle grandi imprese e quella sul diritto fallimentare del 1942. L'emendamento dice che per essere perseguiti penalmente per una mala gestione aziendale è necessario che l'impresa si trovi in stato di fallimento.


 

Crisi mutui: il governo olandese ricapitalizza la più grande banca del Paese

Dieci miliardi di euro per salvare Ing
 

Il ministro delle Finanze: «Una grossa somma in impresa sana». Terremoto anche alla Caisse d'Epargne

 

(Afp)
(Afp)

AMSTERDAM - Il governo olandese ricapitalizzerà Ing, la più grande banca del paese, nota anche da noi per il «Conto arancio»: 10 miliardi di euro sono stati iniettati nel gruppo, ottenendo in cambio azioni privilegiate senza diritto di voto.

 

IL MINISTRO DELLE FINANZE - «È una grossa somma che iniettiamo in una impresa sana ed è per questo che guardiamo al futuro con fiducia», ha detto il ministro delle Finanze olandese, Wouter Bos, spiegando la ricapitalizzazione della Ing insieme al governatore della banca centrale, Nout Wellink, e all'ad della banca, Michel Tilmant. Venerdì Ing aveva stimato in 500 milioni la perdita causata dalla crisi nel terzo trimestre e quello di domenica è il secondo intervento di nazionalizzazione parziale di una banca da parte del governo olandese dopo l'acquisto per 16,8 miliardi del ramo olandese di Fortis. In base all'accordo annunciato oggi dal governo, Ing quest'anno non darà dividendo e avvierà un aumento di capitale da 5 miliardi per rafforzare la sua patrimonializzazione, in modo da portare il suo «tier 1» intorno all'8%.

GIU' I BONUS - I dirigenti della Ing quest'anno rinunceranno ai loro bonus. Le azioni privilegiate acquistate dal governo utilizzando 10 dei 20 miliardi di euro del fondo preparato per il salvataggio delle banche avranno un rendimento dell'8,5% annuo. Con 85 milioni di clienti e 130 mila dipendenti, la Ing è un colosso banca-assicurazione ed è uno dei primi venti al mondo per capitalizzazione di Borsa. Nel 2007 ha avuto un ricavi per 76,6 miliardi e utili netti di 9,24 miliardi, con una capitalizzazione di 32 miliardi e attivi per 630 miliardi.

TERREMOTO ALLA CAISSE D’EPARGNE - Nel frattempo, dimissioni in blocco ai vertici di un'altro gruppo in difficoltà: i tre principali dirigenti della la banca francese Caisse d’Epargne, il presidente Charles Milhaud, il direttore generale, Nicolas Mérindol, e il responsabile finanze e rischi, Julien Carmona, hanno presentato le loro dimissioni dopo la perdita in Borsa di circa 600 milioni di euro. Lo ha riferito una fonte interna alla banca. In mattinata Milhaud aveva dichiarato di sentirsi "responsabile" per la perdita subita dal suo gruppo. «Sì, mi sento responsabile. Credetemi, questo incidente è grave e mi colpisce profondamente», ha confidato in un’intervista al Journal du Dimanche.


LA TRUFFA DEL PIL AMERICANO E LA SUA LUNGA MANO

 

Ai lavoratori e in generale alle classi medie occidentali conviene bere fino in fondo l’amaro calice di un rallentamento netto delle proprie economie. Solo questo potrebbe fermare la corsa del petrolio
 

 

L’alternativa che stiamo vivendo ora è più penalizzante e “regressiva” nel senso che si abbatte sui meno ricchi, attraverso l’inflazione (“la tassa più ingiusta” la chiamava Keynes). Il reddito reale si sta riducendo, distruggendo potere d’acquisto e capacità di risparmio, succede da noi, ma anche nei paesi emergenti, persino per gli esportatori di petrolio, come riporta l’Economist di questa settimana.

federal reserve usaAIUTI DALLA FEDERAL RESERVE - Ma andiamo con ordine: tutti gli economisti sono d’accordo che dal punto di vista “reale” (produzione di merci, import-export, investimenti) gli Usa sarebbero in recessione da almeno sei mesi, ovvero avrebbero dovuto registrare una crescita negativa del Pil. Non è avvenuto grazie alla politica iperespansiva della Federal Reserve che ha abbassato il costo del denaro al fine di evitare il crollo del proprio sistema bancario esposto ai mutui subprime. La concessione di mutui a persone che difficilmente avrebbero potuto rimborsarli è stata a sua volta innescata da un altro periodo di denaro facile concesso per fronteggiare la crisi della New Economy. Insomma Greenspan come Bernanke hanno permesso al sistema finanziario di non pagare fino in fondo i propri errori e di spostare la “bolla” (una quantità di derivati che ingrossa i bilanci degli istituti di credito ma non ha basi sull’economia reali) dall’Hi Tech, agli immobili e ora alle materie prime. Funziona: nel senso che quel maledetto segno meno sul Pil gli Usa potrebbero evitarlo per tutto il 2008(1). A quale prezzo? O meglio a quali prezzi?

INFLAZIONE E FLESSIBILITÀ - È come nel film di Robert Zemeckis, “La morte ti fa bella” dove due attrici, per evitare di invecchiare, si sottopongono a dei trattamenti sempre più estremi fino a perdere del tutto l’umanità. Purtroppo il conto dello “stregone” lo paghiamo anche noi: l’inevitabile crollo del dollaro, causato dall’effetto combinato di tassi troppo bassi e rallentamenti economici, ha innescato la corsa del petrolio, dando alla quantità di denaro in fuga dalle borse e dell’immobiliare una chiara indicazione di dove si possono fare guadagni sicuri. Dall’oro nero si è poi passati alle altre materie prime, rame, acciaio, e infine i cereali. Risultato i tassi d’inflazione di tutto il mondo si sono messi a correre. Fino agli anni ‘90 quando ad un periodo di crescita economica seguiva un aumento dell’inflazione si parlava di “surriscaldamento”. Le banche centrali rispondevano alzando il costo del denaro accettando un rallentamento economico, dopo era il tasso di disoccupazione a diventare prioritario, superata la soglia “socialmente accettabile” dei senza lavoro si tornava ad allentare le briglie della moneta.
new economyUn meccanismo che appare vecchio da vent’anni, cioè da quando i guru della New economy teorizzarono che il ciclo espansione/recessione poteva essere battuto evitando il surriscaldamento. Alla fine del millennio era la tecnologia a garantire l’aumento continuo della produttività, ora è la flessibilità della globalizzazione a permettere di tenere bassi i costi e quindi i prezzi. Entrambi fenomeni, per quanto positivi, stanno fallendo le promesse “millenaristiche”. Il sasso nell’ingranaggio sono le materie prime: se lavoro e capitale oramai hanno raggiunto una flessibilità globale, il terzo fattore della produzione dell’analisi classica, le materie prime appunto, si sta rivelando molto più rigidi sia per motivi reali (scarsità e limiti tecnologici) e politici (si pensi alla geopolitica).

RIPERCUSSIONI NEL MONDO - Così l’inflazione è tornata dimostrando che non c’è nessuno che si possa ritenere al sicuro. Fortissime le difficoltà di chi è povero e non ha materie prime, come l’Africa e in misura minore l’America Latina (persino il Venezuela, felice della corsa del petrolio paga con il 29% di inflazione annua). Ma anche la Cina che tiene al sua moneta forzatamente svalutata, sta pagando secondo uno studio della Banca mondiale (vedi Working paper n. 4620 e 4621)a parità di potere d’acquisto l’economia asiatica è più piccola del 40% rispetto alla crescita nominale. Una discrepanza così grande mette in dubbio sia che il tasso d’inflazione ufficiale sia veritiero, sia che il tenore di vita dei cinesi stia continuando a crescere. Naturalmente più che un problema di qualità statistica, rientrano in gioco i dubbi di sempre sulla libertà e la bontà di uno sviluppo economico diretto da una dittatura. recessione usaNon vincono nemmeno i paesi arabi, che stanno ora pagando in termini d’inflazione importata la corsa del loro petrolio. Sia chiaro, per gli sceicchi i margini rimangono enormi, ma per le economie locali, almeno un terzo degli extraguadagni se ne vanno per comprare prodotti europei, giapponesi e americani. Non sempre il barile potrà tenere il passo di un’inflazione pari al 15-20% annuo che si registra nell’area del golfo persico.

MALE NECESSARIO - Il rischio è quello dunque di una spirale: l’inflazione nei paesi emergenti aumenta l’instabilità mondiale e il prezzo delle materie prime. Nei paesi ricchi invece colpisce chi spende la maggior pare del proprio reddito per energia e alimentari (+21% e +16% la corsa in Europa dei prezzi in questi settori), vale a dire le classi medio basse. Le imprese e i ricchi hanno naturalmente più armi per rispondere (armi che contribuiscono ad alzare i prezzi), ma l’effetto macroeconimico complessivo è la distruzione della capacità di risparmio e, visti i tassi d’interesse reale negativi, erosione del patrimonio. Insomma un impoverimento strisciante, ma costante. L’alternativa sarebbe appunto una recessione vera a cominciare dagli Usa. Banche e imprese in crisi, fallimenti e fusioni dei più esposti e gli inevitabili tagli al personale. Un calo del pil usa avrebbe effetti sulla Cina e l’Europa con recessioni altrettanto dure e probabile aumento dei disoccupati. Rimane un prezzo preferibile con diversi possibili risvolti positivi. La Cina sarebbe costretta a puntare più sul suo mercato interno visto che l’avanzata delle proprie merci supera le capacità di assorbimento dell’Occidente. E soprattutto solo la recessione vera e certificata potrebbe fermare la corsa del petrolio.

(1) Funziona talmente bene che negli Usa è in corso un dibattito tra il dipartimento del commercio, depositario delle statistiche economiche ufficiali, e diversi think thank economici per cambiare la definizione classica di recessione (due trimestri consecutivi di pil negativo) per evitare il paradosso che il rallentamento del 2008 non appaia nelle serie storiche come un anno di recessione.

 

 
 
 
 

Fannie e Freddie, nel silenzio informativo più totale nella repubblica delle banane italiota. Allucinante, in questa omertà, la posizione schifosa del CorSer ormai un giornale di veline governative. Corre l'inflazione, in Europa al 4% più del doppio rispetto al 2007Il dato Eurostat per giugno nell'area dell'euro. A maggio era al 3,7%. Un anno fa era all'1,9%. Mutui, a giugno nuovo record dei tassi
Le Borse perdono ancora

Indy_Mac.jpg
Code di risparmiatori alla Indy Mac
Clicca l'immagine

Fannie e Freddie sono due istituti di credito degli Stati Uniti. Vendono mutui immobiliari. Sono come Ginger e Rogers, ma non ballano su un set cinematografico. Danzano sul baratro del fallimento. Le loro azioni sono crollate nel mese di luglio.
In caso di bancarotta Fannie e Freddie lascerebbero un buco di 5000 miliardi di dollari, la metà del debito pubblico americano. Dovrebbe intervenire lo Stato nazionalizzandole con un automatico aumento del costo del denaro e delle tasse. In Italia è come se fallisse contemporaneamente la maggior parte delle imprese quotate in Borsa. Fannie deve rimborsare 216 miliardi di dollari entro un anno, Freddie un po’ di più, circa 291 miliardi. I soldi non ci sono. Per due motivi. Le rate dei mutui non vengono più pagate e nessuno sottoscrive nuovi mutui. In sostanza il mercato immobiliare non c’è più.
La gente non ha più soldi e il costo del denaro è salito. Inoltre, il valore delle case è crollato e le banche sono piene di case ipotecate. Nella pancia dei bilanci delle banche ci sono ancora immobili valutati al valore precedente alla crisi dei “
subprime”. Le banche non vogliono svalutare, alcune non se lo possono permettere, il loro valore azionario crollerebbe. Fannie e Freddie rappresentano uno tsunami finanziario che in un modo o nell’altro arriverà da noi. I prezzi degli immobili in Italia sono drogati da un cartello di società immobiliari. Il centro delle città non ha più scopi abitativi, ma di lucro. Il prezzo degli appartamenti non ha alcun legame con la realtà. Le società immobiliari stanno da tempo, in uno strano silenzio dei media, perdendo il loro valore in Borsa. Da gennaio 2008 le prime nove società del settore hanno perso 2,4 miliardi di euro, circa la metà della loro capitalizzazione. Pirelli Real Estate, un po’ di più della media: il 57,82%. Il crollo del mercato immobiliare in parte c’è già stato. Chi aveva un euro di azione a Natale, si ritrova con 50 centesimi prima delle vacanze.
Il valore delle case è mantenuto alto in modo artificiale. Le grandi città sono invase da cartelli di vendita e di affitto e intanto si costruiscono sempre nuovi alloggi in periferia.
La cosa strabiliante è che la crisi vera non è ancora arrivata. Negli Stati Uniti le banche a rischio fallimento sono circa 90. Una, Indy Mac, ha chiuso venerdì. Il terzo fallimento negli Stati Uniti per importanza del dopoguerra. Le file della gente che ritirava i risparmi sono la fotografia della situazione.
Qualche consiglio: non comprate immobili, non fate debiti, non accendete nuovi mutui, se potete estinguete i mutui che avete, non comprate titoli di società immobiliari, non comprate fondi con titoli di società immobiliari. Fannie e Freddie stanno arrivando.

 

 
 
 
 

 

 
 

 

SOLO UN ANNO FA, MENTRE OGGI SI ASFALTANO CRISI ED EX SINISTRA, ECCO QUELLO CHE SUCCEDEVA NEL MONDO DI TESTA D'ASFALTO:

«Ho letto soltanto oggi una frase che mi è stata attribuita ieri da il Giornale a pagina 4 e che non ho mai pronunciato. Una frase volgare che contraddice non solo il mio modo di essere ma anche tutta la mia storia personale». Lo afferma Silvio Berlusconi, in una dichiarazione. Il quotidiano (foto sopra) aveva attribuito al leader azzurro la seguente frase: «Dalle fogne li ho fatti uscire, nelle fogne li faccio tornare»

 

QUANDO MUORE UNA NAZIONE

Nelle ultime elezioni c’era uno strano odore nell’aria. Il risultato elettorale che dava vincente

l’Unione con cinque punti di vantaggio a mezzogiorno svaniva di minuto in minuto.

 Sempre a favore della Casa circondariale delle libertà. Se il conteggio proseguiva un’altra

mezz’ora Prodi sarebbe un ciclista in pensione. Cose strane sono successe quella notte.

Pisanu convocato d’urgenza dallo psiconano. Prodi che proclama la vittoria dell’Unione il più

in fretta possibile. Deaglio ha prodotto un video: 'Uccidete la democrazia' su cui ho ricevuto molte lettere.

 Ne pubblico due. Una di Aldo di Albenga e una di Stefano Benni.

"Caro Beppe,
ho visto ieri la trasmissione di Lucia Annunziata su Rai3 nella quale Enrico Deaglio avanzava

 un'ipotesi inquietante sullo svolgimento delle ultime elezioni politiche. Per farla breve, le schede

 bianche che normalmente si sono sempre attestate su percentuali variabili nelle

 diverse province tra il 4% e l'11% si sarebbero miracolosamente ridotte su tutto il territorio

 nazionale a percentuali comprese tra l'1% e il 2%. Questo milioncino di non-voti si sarebbe

 trasformato, per merito di qualche responsabile del Viminale e di un software da cinquemilalire,

 in altrettanti voti per un partito a caso della Cdl. Ad oggi non si è ancora provveduto al ri-conteggio

 di queste schede. A domanda della Annunziata sul motivo per cui il centro-sx non abbia denunciato

 il fatto, Deaglio (ingenuo??) risponde: avranno detto "abbiamo vinto lo stesso". Ma se ogni minuto

 devono ricorrere alla fiducia per colpa di una maggioranza quasi invisibile al senato! 1.200.000

voti in meno alla Cdl avrebbero significato ben altra distribuzione dei seggi! Devo FORSE pensare

 ad accordi sottobanco da fare impallidire le trame dei servizi e la P2, e che il 99% di ciò che

ci viene quotidianamente riportato sia solo il solito teatrino delle apparenze? Mi sono detto (ingenuo!!)

 "domani scoppierà un casino sui giornali e FORSE anche nel Paese". Stamattina il Corriere della Sera

 riportava un trafiletto in cronaca nel quale la notizia non era il milione di voti trasformato, ma

 la protesta dei vari interessati e dei vertici Rai per l'eccessivo tempo concesso a Deaglio.

La stampa non riportava neppure la notizia. Ci stanno rubando la democrazia dalla base, dal

voto, e nessuno fa niente per impedirlo. Né chi ci governa, né chi dovrebbe vigilare, né chi ci

dovrebbe informare, né chi dovrebbe indagare, né noi italiani, perché tanto siamo i campioni del mondo”.
Aldo - Albenga

 

Il Fai: "Usati per la guerra in Iraq
i fondi dell'8 per mille per la cultura"

La rivelazione della presidente del Fondo per l'ambiente in Italia, Giulia Maria Crespi:

 "Me l'ha detto Enrico Letta". I soldi in questione dovevano essere utilizzati per arte

e scopi sociali: "Sono finiti in attività belliche

 

Tutti sanno che Forza Italia è (era?) un partito di plastica. Lo psiconano lo ha confermato domenica. Un partito non si scioglie per volontà di una sola persona. Si tiene di solito un congresso degli eletti, si discute del programma, del nuovo nome. Poi si decide a maggioranza. Così avviene nelle democrazie. Nessuno dei suoi sottopancia, reggicoda, portaborse ha fiatato. E si capisce, senza di lui dove vanno? Sono semplici cortigiani.Il suo partito, comunque lo voglia chiamare, è suo di lui, proprietà privata, una organizzazione telecratica con obiettivi di controllo e di lucro.
I partiti hanno ucciso quel poco che era rimasto della democrazia eliminando il voto di preferenza. La prima azione dell’Unione doveva essere la restituzione di un diritto fondamentale ai cittadini: quello di scegliersi il candidato. Non è successo. Ora si discute di proporzionale alla tedesca, di maggioritario alla svizzera e di doppio turno alla francese. Ma di cosa stanno farneticando? Nel 2005 avete adottato la messa in c..o all’italiana con la nuova legge elettorale, di questo dovete parlare.
Nessuno che faccia una premessa, che dica che se si copiano i meccanismi elettorali di una democrazia bisogna adottarne prima le basi, i fondamentali.
Ed è un punto cardine in Germania, in Spagna, in Francia, in ogni Paese degno di questo nome, che non si può avere una presenza dominante nell’informazione e, allo stesso tempo, fare politica. Per gli altri partiti è come combattere contro il campione dei pesi massimi con un braccio legato dietro alla schiena.
Il fenomeno Berlusconi non è compatibile con la democrazia. I suoi giornali, le sue televisioni non sono compatibili con la sua presenza in politica. Di questo devono discutere subito Veltroni, Prodi, Fini, Bertinotti e tutti gli altri: di una informazione democratica, non di sigle e percentuali. Ma non lo faranno perchè, anche loro, ne hanno dei benefici.
La democrazia è diventata marketing. Lo Stato è fuori dal controllo dei cittadini. Riprendiamoci l’informazione.

POI SI SCATENO' IL GRANDE INTELLETTUALOIDE "COMUNISTA" COI VESTITI PIGNATELLI E COL MONOPOLIO IMMOBILIARE DI MEZZA NOVARA:
 

Bertinotti: «Il governo Prodi ha fallito»

«Non si è stabilito un rapporto con la società e i movimenti: si è invece creato un forte disagio a sinistra»

 

Fausto Bertinotti (Ansa)

ROMA - Fausto Bertinotti prende atto che «questo centrosinistra ha fallito: la grande ambizione con la quale avevamo costruito l'Unione non si è realizzata». Il presidente della Camera, in un'intervista a Repubblica, dice di non voler fare previsioni sulla durata del governo («Non ci deve essere nervosismo da parte di Prodi»), ma spiega che «in questi ultimi due mesi tutto è cambiato, una stagione si è chiusa».

 

DISAGIO A SINISTRA - Bertinotti afferma che a suo parere non si è creato «un governo nuovo, riformatore, capace di rappresentare una drastica alternativa a Berlusconi, e di stabilire un rapporto profondo con la società e con i movimenti, a partire dai grandi temi della disuguaglianza, del lavoro, dei diritti delle persone: e questo ha creato un forte disagio a sinistra». Per il presidente di Montecitorio «il governo che sopravvive, fa anche cose difendibili, ma lentamente ha alimentato le tensioni e accresciuto le distanze dal popolo e dalle forze della sinistra».

SFIDA - La sfida che oggi ha di fronte la sinistra radicale secondo Bertinotti è l'autonomia di un progetto «che nacque nel 1956 con i fatti di Ungheria, con la rottura nel Pci, con lo scontro Nenni-Togliatti. Se questa è l'ambizione, allora tutto va ripensato. Essere o meno alleati del Pd, stare o meno dentro questo governo: tutto va riposizionato in chiave strategica. Riconosco al Pd il diritto a trovarsi gli alleati che vuole, ma voglio garantire a noi il diritto di tornare all'opposizione».

DATA - «Ho persino orrore a pronunciare il termine "verifica". Ma è chiaro che a gennaio serve un confronto vero, che prende atto del fallimento del progetto iniziale ma che, magari in uno spettro meno largo di obiettivi, rifissa l'agenda su alcune emergenze oggettive. E viene incontro alle domande della società italiana, con scelte che devono avere una chiara leggibilità di sinistra».

E DI LI A POCO....

Governo battuto, Prodi si è dimesso
«Sì al bis solo se ho carta bianca»

 

 

 

 
 

 


 

 

 VARIETA' E COSTUME

Ma ora tocca a lei, a Victoria Beckham: eccola alla ribalta da sola... Afp
 
 
 
 
 
 
 
L'Inter passa a Marassi, ma è polemica

L'Inter rinasce a Marassi
Ibra-Balotelli, Genoa ko

Nerazzurri subito in gol con lo svedese, che al 2 produce uno dei suoi colpi di genio. Il raddoppio arriva nella ripresa. I rossoblù non avevano mai perso in casa. Materazzi e Burdisso infortunati: Manchester a rischio
di GIACOMO LOI

L'Inter rinasce a Marassi Ibra-Balotelli, Genoa ko

I

GENOVA - Con due reti per tempo, di Ibrahimovic e Balotelli, l'Inter espugna Marassi e allunga almeno temporaneamente sulla Juve. I nerazzurri, oggi in campo con la maglia del Centenario, raccolgono il massimo risultato senza strafare costringendo il Genoa al primo ko interno della stagione. Con la vittoria di oggi Mourinho recupera un po' di tranquillità dopo una settimana segnata dalle polemiche con i colleghi e dalla pesante sconfitta in Coppa Italia, sempre a Marassi, con la Samp. Lo Special One può così preparare al meglio la supersfida di Manchester, per il ritorno degli ottavi di Champions. Unica grana per il tecnico portoghese gli infortuni in difesa di Materazzi e Burdisso, a rischio per mercoledì. La squadra di Gasperini oggi ha ben poco da rimproverarsi. I rossoblù non riescono ad approfittare del mezzo passo falso della Roma in casa con l'Udinese ma alla vigilia una sconfitta con la capolista era certamente stata messa nel conto. Le ambizioni Champions rimangono comunque immutate.
Ibra a freddo - Rispetto alle previsioni della vigilia, Mourinho schiera una squadra con molte novità. Non ci sono Cordoba, Muntari e Adriano. Al loro posto giocano Burdisso, Balotelli e Figo con il portoghese dietro la coppia d'attacco Ibra-Balotelli. Nel Genoa Gasperini butta dentro dall'inizio Jankovic al con Mesto in panchina. L'avvio di partita non è per deboli di cuore. Al fischio di Morganti, il Genoa si porta subito in avanti e va vicino al vantaggio con Thiago Motta. Il brasiliano manda fuori dopo una bella iniziativa. Passa un minuto ed è l'Inter a fare festa. Sul lancio di Stankovic, Ibra controlla il pallone di testa, si porta in area e beffa Rubinho in uscita con un preciso pallonetto.

Julio Cesar protegge - Una volta in vantaggio, l'Inter può giocare con tranquillità. Il Genoa prova a reagire ma senza creare pericoli. A creare apprensione non è il Grifone ma l'infortunio di Materazzi, problemi al flessore della gamba sinistra, che costringe il difensore azzurro a lasciare il campo per Cordoba. I rossoblù non riescono a farsi vivi in attacco fino al 21'. E quando lo fanno trovano uno strepitoso Julio Cesar ad abbassare la saracinesca. Sul cross di Biava, Thiago Motta colpisce di testa a colpo sicuro da distanza ravvicinata ma il portiere dell'Inter si supera e devia. Dieci minuti dopo l'Inter perde un altro pezzo in difesa. Si fa male anche Burdisso (gamba destra) che viene sostituito da Muntari con Cambiasso che arretra. Il Genoa acquista fiducia ma è ancora Julio Cesar nei minuti finali a respingere un tocco sottomisura di Biava.
Balotelli chiude - Nella ripresa non cambia il motivo conduttore. Il Genoa continua a tenere il possesso palla e si avvicina con più insistenza all'area nerazzurra. Ma al 17' l'Inter trova il raddoppio e chiude il match con un'azione da rivedere. Ibrahimovic spizza per Balotelli che entra in area, si libera degli avversari, supera anche Rubinho e mette dentro in diagonale. Sulla linea di porta c'è Marco Rossi che potrebbe spazzare ma pasticcia: la palla è appena dentro. Morganti convalida e la sua decisione appare giusta. Rossi potrebbe farsi perdonare al 21' ma manda malamente alto. Poi l'occasione per l'1-2 è tra i piedi di Biava dieci minuti ma la sua conclusione fa la barba al palo. La carica rossoblù si esaurisce e l'Inter può controllare prima di uscire dal Ferraris con tre punti d'oro.

Genoa-Inter 0-2 (0-1).
Genoa (3-4-3): Rubinho 5, Biava 6, Ferrari 6, Bocchetti 6 (27' st Mesto 5,5), Rossi 6, Thiago Motta 6, Juric 6.5, Criscito 6.5, Sculli 5.5 (21' st Olivera 5), Milito 5.5, Jankovic 5.5
(10' st Palladino 6). (73 Scarpi, 15 Sokratis, 23 Modesto, 77 Milanetto). All.: Gasperini 6.
Inter (4-4-2): Julio Cesar 7, Maicon 7, Burdisso 6 (31' pt Muntari 6), Materazzi 6 (16' pt Cordoba 6), Santon 6.5, Zanetti 7, Cambiasso 7, Stankovic 6.5, Figo 6.5 (27' st Mancini 5.5),
Ibrahimovic 6, Balotelli 5 (1 Toldo, 11 Jimenez, 18 Crespo, 10 Adriano). All.: Mourinho 6,5.
Arbitro: Morganti di Ascoli 5.5.
Reti: nel pt 2' Ibrahimovic; nel st 16' Balotelli.
Angoli: 6-2 per il Genoa
Recupero: 4' e 3'.
Ammoniti: Motta, Biava, Ferrari, Mancini, Ibrahimovic per gioco scorretto; Balotelli e Milito per comportamento antiregolamentare.

 

MILANO, 7 marzo - Si sapeva che per gli arbitri non sarebbe stata una giornata facile, dopo tutte le polemiche seguite a Inter-Roma. Nessuno, però, poteva immaginare che sarebbe stata ancora una volta semidisastrosa. A Roma Tagliavento ignora un netto fallo di mano di Mexes in area, negando un sacrosanto rigore all’Udinese. A Marassi Morganti “regala” un gol all’Inter, giudicando oltre la linea un tiro di Balotelli che in realtà non entra del tutto in porta. I nerazzurri, già avanti 1-0 grazie a una rete di Ibrahimovic dopo appena due minuti, vanno così sul 2-0 spegnendo le velleità di rimonta del Genoa. Il non-gol di Balotelli, comunque, non è l’unica pecca nella direzione di Morganti, che in due occasioni risparmia il secondo giallo proprio al giovane attaccante di origine africana, autore di falli da ammonizione su Criscito e Juric.

Lasciando da parte gli errori arbitrali, sulla partita non c’è moltissimo da dire. A parte i due gol - splendido quello di Ibrahimovic, che parte sul filo del fuorigioco e, dopo un controllo di testa, supera Rubinho con un pallonetto - poche le occasioni da segnalare. Clamorosa, comunque, quella capitata sulla testa di Thiago Motta, che costringe Julio Cesar a un intervento da campione assoluto. In chiave Champions, si fa difficile la situazione in difesa per Mourinho. L’Inter ha infatti perso sia Materazzi sia Burdisso. Difficile pensare che possano essere a disposizione per il ritorno degli ottavi di Champions League di mercoledì a Manchester. considerando che anche Samuel è a rischio, le opzioni per lo Special One rimangono davvero poche.


GENOA-INTER 0-2: CRONACA E TABELLINO

 
Antonio Cassano, in rete dopo 9 minuti contro l'Inter. Ansa Antonio Cassano, in rete dopo 9 minuti contro

Cassano-Pazzini da urlo!
Sampdoria-Inter 6-0 . MENTRE L'ALLENATORE si industria a lenguasciare come un coglione,la sua squadra prende UNA MERDATA IN FACCIA STORICA CHE CI FA RITORNARE AI TEMPI DI TARDELLI. La squadra che vorrebbe eliminare il Manchester va racimolando primi tempi da diarrea nera, ed il suo allenatore non solo indugia in puttanate, ma continua imperterrito a schierare giocatori  spaventosi come Rivas,Burdisso,Vieira,Maxwell,Mancini; degli zombi allucinanti

Semifinale di andata di Coppa Italia. Nerazzurri travolti nel primo tempo di Marassi: apre Cassano al 9' con un pallonetto dopo un errore di Rivas, poi si scatena l'ex attaccante della Fiorentina con una doppietta (30' e 42')

 
MILANO, 1 marzo 2009 - Pazzesco 3-3 a San Siro. L’Inter recupera una situazione apparentemente compromessa contro la Roma, avanti di due gol all’intervallo grazie a De Rossi e Riise. Doppietta di Balotelli nella ripresa (contestato il 2-3 su rigore). Gli ultimi centri sono di Brighi e Crespo prima del finale.
GLI ASSENTI - In un certo senso il testa a testa comincia già dal riscaldamento: Totti prova qualche movimento ma alla fine si arrende alle bizze del suo ginocchio destro; Ibrahimovic non va in campo per un piccolo problema muscolare, restando fuori dai 18 per la seconda volta in questa stagione. Così è Balotelli a ritrovare un posto da titolare a più di due mesi dall’ultima volta (Siena-Inter 1-2).
TILT INTER - A Spalletti mancano sette giocatori con Pizarro in condizioni problematiche per una caviglia in disordine. C’è Panucci di nuovo in campo dopo oltre un mese ma il tecnico toscano è quasi obbligato a cambiare modulo, piazzando Brighi dietro Baptista, con Vucinic e Taddei più larghi in un 4-2-3-1 di difficile interpretazione per i nerazzurri. Il risultato infatti è devastante: in 46 minuti Julio Cesar incassa due gol, come solo a Bergamo era accaduto, e si salva in altre tre occasioni. Il tilt interista è totale e all’intervallo il punteggio è di 2-0 per la Roma, grazie al magnifico colpo di testa di De Rossi (su servizio da destra di Motta), e all’inserimento di Riise sulla sinistra, con palleggio sulla testa e tocco beffardo sotto le gambe di Julio Cesar.
LA MANATA DI PANUCCI - Il passivo, come già accennato, è addirittura benevolo per Mourinho, che osserva impietrito i salvataggi disperati di Cambiasso su Baptista e di Burdisso su Vucinic, cui va aggiunto il rigore in movimento fallito da Brighi al 7’. Filtrando le scorie di un primo tempo da incubo restano solo il triangolo di Maxwell con Santon, chiuso dal brasiliano con un tentativo poco preciso, e il contatto tra Panucci e Adriano nell’area giallorossa, una "manata" meno lieve di quella con cui Ferdinand ha fermato l’Imperatore martedì scorso.
BRIGHI TRIS - Nella "prima" da protagonista vissuta accanto a Santon, mai insieme dal primo minuto i due ex Primavera dell’Inter, Mario segna una doppietta che tiene in piedi la prima della classe. L’opera l’avvia Mourinho, che ribalta la squadra rischiando di brutto: fuori Maxwell e Burdisso, dentro Vieira e Figo con Cambiasso centrale difensivo e tre uomini dietro Adriano. La scossa è garantita, anche se ad incendiare la partita è un rigore molto controverso, quello del 2-3. Dopo il primo centro di Balotelli, scaturito da un affondo di Adriano all’alba del secondo tempo, la Roma mette il dito nella piaga di uno schieramento improvvisato. Baptista sfrutta l’errore di Cambiasso ed è bravo a girarsi dopo l’anticipo fallito dall’argentino in veste difensiva. Tocca materialmente a Brighi mettere dentro il 3-1 scrivendo una parola comunque non definitiva sulla partita.
MARIO SOFFIA SUL FUOCO - Passano sei minuti e Mario costruisce il quinto gol della sua tormentata stagione cadendo in area dopo un doppio dribbling. Il rigore è generoso, oltre che indigeribile per Pizarro e Mexes. Balotelli trasforma, fa il gesto del "tutti zitti" alla curva giallorossa riscaldando ulteriormente il tono della contesa, e per poco non inchioda pure il 3-3 con una girata poco fortunata.
IL VECCHIO HERNAN - Questione di minuti, anche se l’eroe della serata finirà per essere Hernan Crespo. L’inerzia della sfida "gira" definitivamente quando Vucinic brucia la carta del 2-4, deviando di testa senza crederci la traiettoria disegnata da Pizarro. Un errore pesantissimo, visto che "Valdanito", pochi secondi dopo essere entrato in campo, stacca come ai tempi d’oro trasformando un passaggio alto di Figo. Da non credere, soprattutto per Spalletti.

Appuntamento a Manchester

Coppa Uefa

"Raccapricciante" Milan, è fuori

I rossoneri sciupano il doppio vantaggio raggiunto a metà gara con una ripresa da dimenticare. Una doppietta di Pizarro annulla le reti di Pirlo e Pato

Pizarro rimonta il Milan
Amaro 2-2 e addio Coppa

I rossoneri chiudono il primo tempo avanti 2-0 grazie alle reti di Pirlo su rigore e Pato, ma i tedeschi, pericolosi per tutta la partita, sfruttano la doppietta del centravanti peruviano per qualificarsi agli ottavi di finale

Claudio Pizarro esulta: la sua doppietta significa ottavi di coppa Uefa per il Werder Brema. Afp
Claudio Pizarro esulta: la sua doppietta significa ottavi di coppa Uefa per il Werder Brema. Afp
MILANO, 26 febbraio 2009 - Non era la Champions League, ma Carlo Ancelotti ha provato a crederci: l'idea di portarsi a casa anche la Coppa Uefa cominciava a diventare un pensiero dominante. Ma anche in una competizione minore, occorrono mentalità e muscoli, due qualità che al Milan sono mancate nel ritorno contro il Werder Brema, bravo a crederci fino in fondo, dopo avere rimontato nella ripresa i gol di Pirlo e Pato. A Pizarro la palma del migliore: una doppietta che elimina i rossoneri già ai sedicesimi. Da una parte l'impresa, dall'altra l'umiliazione.
TORNA PATO - Ancelotti al Werder oppone il meglio del momento; soprattutto il ritrovato Pato al fianco di Inzaghi, con Seedorf suggeritore. C'è anche Beckham al suo esordio europeo, e in difesa, a fare coppia con Maldini, tocca a Senderos. Il Werder vive sulle invenzioni di Diego, ma Thomas Schaaf confida anche sull'esperienza di Frings, leader del centrocampo.
TIRO LIBERO - Quando Pizarro conclude a lato dal limite sono passati 90 secondi circa; 3' e 33" quando ci prova Tziolis; 5'31" Diego, 8'38" ancora Pizarro (parata plastica di Dida). Come dire, minima resistenza, massimo affondo. Al Werder, che non è il Flamengo, sono sufficienti tre passaggi di prima per avere la meglio della difesa di casa. Segnali evidenti di un atteggiamento offensivo, a cui il Milan sembra dar poco credito, ma anche delle solite sbavature rese meno evidenti dalla mediocrità dell'avversario. In ogni caso servono 14' e 22" per assistere alla prima sortita del Milan. La firma Pato, il motivo ricorrente della serata. Il ragazzino si invola, dribbla che è una bellezza e ottiene un angolo. Suo il cross dalla bandierina per il colpo di testa di Senderos che si perde a lato. E' un timido squillo nella notte, ma comunque prove di cinismo che risaltano fra le occasioni sprecate dai tedeschi. La difesa del Milan mostra di avere il fiatone sul pressing di Diego e Pizarro ed è spesso l'esperienza a fare la differenza come al 19', quando Zambrotta si immola sul granitico Almeida e a seguire Naldo non riesce a concludere a rete per un'entrata energica di Ambosini che i tedeschi considerano molto fallosa.
INCANTO PATO - Ma nel Milan c'è Pato: impetuoso e imprevedibile. Al 24' il brasiliano impressiona per la sua percussione; inevitabile il fallo di Fritz al limite dell'area. Beckham si incarica della punizione e sulla traiettoria Frings ci mette le mani: è rigore. Lo batte e lo realizza Pirlo e il Werder ingoia il boccone. Che diventa amaro al 33', allorché Pato taglia in due la difesa tedesca e infila sotto la traversa dal limite un bolide imprendibile di rara bellezza. Il 2-0 fa a pugni con la realtà, perché la squadra di Shaaf continua a fallire occasioni incredibili sotto porta: tra il 37' e il 42', quando Dida respinge a piene mani un colpo di testa di Mertesacker e neutralizza i tentativi di Tziolis e Almeida, lasciati soli senza una spiegazione dalla superficiale difesa rossonera.
IL SOLITO GOL - La ripresa diventa subito tema di assedio per il Werder che tenta un'improbabile rimonta. Tempi duri per la retroguardia del Milan che però può contare anche sui muscoli de Flamini, subentrato al 9' all'acciaccato Seedorf. Al 17' Schaaf toglie Almeida per Ronseberg; Ancelotti, Inzaghi per Shevchenko. Ronseberg apre spazi e complica la vita al Milan che si inguaia al 23' con il famigerato gol subito da palla inattiva. Punizione di Diego e inzuccata di Pizarro che vola dieci spanne più in alto di Favalli.
FINALE DA POLLI - Inizia così l'inevitabile finale per cuori forti. Ancelotti, che non è nato ieri, rimpolpa la difesa con Jankulovski, che rileva Favalli. Ma il Werder, a differenza del primo tempo, sa di avere preso in mano la partita perché il Milan non c'è più. E al 34' diventa facilissimo per Pizarro fare il bis di testa, gabbando Maldini e il goffo Dida. E' il 2-2 che qualifica il Werder Brema. Meritatamente.

Pareggio senza gol tra l'Inter a la squadra di Ferguson. Julio Cesar decisivo in almeno due interventi. La qualificazione si giocherà nella gara di ritorno l' 11 marzo in Inghilterra
di ANDREA SORRENTINO

Appuntamento a Manchester

MILANO - Guardando il bicchere mezzo pieno, allora si potrebbe dire che neanche stavolta sir Alex Ferguson è riuscito a battere Josè Mourinho: con questo fanno 13 incontri, con una sola vittoria per il maestro scozzese. Ma per l'Inter è l'unica consolazione di una serata tutto sommato negativa.
Lo 0-0 di San Siro contro il Manchester United rimanda alla sfida di Old Trafford (11 marzo) ogni responso sulla qualificazione ai quarti di Champions League, ma ha soprattutto evidenziato la superiorità tecnica e tattica dei campioni d'Europa, che escono da San Siro con parecchi rimpianti. Il primo tempo per i nerazzurri è stato terribile. Costantemente in soggezione di fronte al palleggio dei centrocampisti avversari, ispirati da un magnifico Carrick, e sempre con almeno otto uomini dietro la linea della palla, l'Inter è stata schiacciata nella propria trequarti, rischiando a tratti l'asfissia. L'unico demerito del Manchester è stato quello di non concretizzare le cinque limpide occasioni da gol che si è costruito, già tre nei primi otto minuti con un Cristiano Ronaldo travolgente al tiro da fuori su punizione e con un colpo di testa al 5' su cui Julio Cesar ha compiuto un miracolo con un riflesso ghepardesco. Con il 35enne Giggs imprendibile nella trequarti, il Manchester ha dominato tutto il primo tempo, e proprio il gallese ha avuto sul sinistro il pallone dell'1-0 (25') ma ha trovato ancora un Julio Cesar decisivo, mentre tra il 28' e il 29' Cristiano Ronaldo si è di nuovo segnalato in tutta la sua grandezza: palo pieno su punizione da 30 metri e poco dopo colpo di testa a lato di un soffio su assist di Giggs.

Tornati negli spogliatoi storditi da tanto bel calcio, i nerazzurri hanno affrontato la ripresa con un atteggiamento più aggressivo, approfittando anche della crescita di Cambiasso a centrocampo, mentre il diciottenne Santon riusciva a prendere le misure a Ronaldo. Ma a parte le buone intenzioni, l'Inter non ha costruito limpide azioni da gol, a parte quella del 2': cross radente di Cambiasso e sinistro alto di Adriano da buona posizione. Per il resto molti palloni buttati in area senza troppa lucidità, qualche mischia pericolosa e su una delle ultime, nel finale, Cambiasso è andato vicino al gol. Però la sconfitta sarebbe stata una punizione eccessiva per il Manchester, che ha dato l'impressione di essere superiore all'Inter in ogni zona del campo. Il ritorno, nel tempio di Old Trafford, si preannuncia un supplizio per i nerazzurri. Che ancora non sembrano aver trovato la loro dimensione europea, Mourinho o non Mourinho.

INTER- MANCHESTER U: 0-0
INTER (4-3-1-2): J. Cesar; Maicon, Rivas (st 1' Cordoba), Chivu, Santon; Zanetti, Cambiasso , Muntari(st 31' Balotelli); Stankovic, Ibrahimovic, Adriano (st 31' st Cruz).
In panchina. Toldo, Maxwell, Figo, Burdisso. Allenatore: Mourinho .
MANCHESTER UTD (4-4-2): Van der Sar ; O'Shea, Evans, Ferdinand, Evra; Fletcher , Carrick , Giggs, Park (st 39' Rooney ); C. Ronaldo, Berbatov.
In panchina: Foster, Nani, Fabio, Scholes, Gibson, Tevez. Allenatore: Ferguson.
ARBITRO: Medina Cantalejo (Spagna).
NOTE: serata fredda, terreno in discrete condizioni, spettatori 80.074 (tremila i tifosi inglesi), angoli 6-3 per il Manchester Utd.
AMMONITI:il panchinaro Toldo per proteste, Chivu, Maicon, Fletcher, Rooney, Cordoba. Recupero: 1'-3'.
 

Manchester Utd ai punti
all'Inter va bene lo 0-0

A San Siro finisce senza gol il primo round degli ottavi di finale. Partita ostica per i nerazzurri che soffrono a dismisura gli uomini di Ferguson più volte vicini al gol. Padroni di casa migliori nella ripresa, ma è Julio Cesar a fare la differenza

Adriano e Rio Ferdinand lottano nell'area inglese. Ansa
Adriano e Rio Ferdinand lottano nell'area inglese. Ansa
MILANO, 24 febbraio 2009 - Il primo confronto è un pareggio senza reti. Intenso, pieno di episodi e sofferenze per l’Inter. Alle corde per un tempo contro il Manchester United, più squadra e più pericoloso dei nerazzurri. Ma in partita, e ad armi pari, nella ripresa. Davanti a David Beckham, in tribuna per assistere alla partita della sua ex squadra, i Red Devils strappano uno 0-0 prezioso in vista del ritorno.
FERGUSON AI PUNTI - C’è Rivas al centro, e non Cordoba. Il resto appartiene allo schema annunciato dallo stesso Mourinho alla vigilia. Ferguson invece sorprende e stringe all’angolo i nerazzurri con un paio di mosse: 4-2-3-1, prudente in fase difensiva, senza Rooney e Scholes. Le posizioni di Giggs e Park sono però cruciali. Quando la palla è dei Red Devils, il vecchio capitano si piazza nel cuore del rombo interista, schiacciando Cambiasso e costringendo Stankovic a ricucire; l’ala coreana invece resta costantemente nella metà campo avversaria, come punto di riferimento per Berbatov e soprattutto come ostacolo alle avanzate di Maicon.
JULIO INCASSA - Tatticamente è la chiave del primo tempo. Senza gli inserimenti dei suoi incursori migliori l’Inter deve improvvisare, pagando qualche errore di Muntari e la scarsa mobilità di Adriano (Van der Sar resta insomma al coperto, si conta un solo anticipo sul brasiliano "illuminato" da un passaggio di Ibra). A tutto questo vanno aggiunti due interventi straordinari in meno di mezzora di Julio Cesar. Sempre Ronaldo il mittente: su punizione o di testa. Il ragazzo di Madeira è una minaccia costante. Vista dal vivo la sua accelerazione è un fenomeno difficile da contrastare, e quando Santon riesce nell’impresa il Meazza esulta come dopo un gol. E proprio dal punto di vista mentale, chiudere la prima frazione senza danni è una fortuna per Mourinho. Poteva andare peggio, mettendo nel conto il buco di Rivas su Giggs e il dinamismo di Berbatov...
FIAMMATE - Difatti arrivano finalmente i primi grattacapi per la difesa campione d’Europa, che si apre quando a Ibrahimovic riesce la giocata (velo per Adriano, sinistro alto) o a Zanetti il cross da destra (leggera trattenuta sull’Imperatore giudicata non da rigore dall’arbitro). In generale poi, c’è più equilibrio visto che con Cordoba al posto di Rivas, Mourinho rimedia all’errore iniziale rendendo più solida l’ultima linea.
RISCHIA TUTTO - Nel corpo a corpo l’Inter ha più fame: Cambiasso macina palloni, Adriano difende la posizione con rabbia. E al Manchester sta bene adagiarsi sul contropiede. Letale. Ronaldo spara un tracciante laterale a metà ripresa su cui Santon è costretto a superarsi. A un quarto d’ora dalla fine tocca a Cordoba immolarsi su Giggs, devastante nel movimento da destra verso il centro. Anche per questo Mourinho molla gli ormeggi buttando sul tavolo le carte Cruz e Balotelli.
UNITED DI FERRO - L’occasione giusta, in teoria, arriva nell’ultimo tratto della sfida: Ibra guadagna un angolo sovrastando Evans; sul pallone calciato da sinistra si avventa Cambiasso, che si trova la palla sul petto a mezzo metro dalla linea; Van der Sar recupera con un bel po’ di fortuna. Non è serata.
ULTIMO ASSALTO - Nel finale è prevedibile l’inserimento di Rooney al posto di Park per aumentare la batteria dei centometristi in rosso. Che infatti costringono Julio Cesar a un’uscita disperata per fermare il centravanti della nazionale inglese. Sprecata con Stankovic l’ultima chance per colpire, l’Inter resiste all’ennesimo tentativo di Ronaldo su punizione, centrale ma violentissima. Se ne riparlerà all’Old Trafford tra due settimane, quando il contropiede sarà un’arma che passerà di mano. Da un avversario all’altro.

Balotelli più Julio Cesar
L'Inter piega il Bologna

Mario segna il gol del 2-1 al 37' della ripresa, un minuto dopo il suo ingresso in campo, il portiere chiude su Di Vaio: Mourinho vola a quota 59. Gran secondo tempo dei rossoblù, trasformati dall'ingresso di Marazzina

Mario Balotelli, 18 anni, ha appena segnato il 2-1 al Bologna. Afp
Mario Balotelli, 18 anni, ha appena segnato il 2-1 al Bologna. Afp
BOLOGNA, 21 febbraio 2009 - L'Inter non ha fatto scherzi al suo allenatore. A tre giorni dall'incrocio con il Manchester United non concede regali al Bologna, battuto (2-1) con gol di Cambiasso e Balotelli nel secondo tempo (pari momentaneo firmato da Britos). Nel giorno del ricordo di Giacomo Bulgarelli, la prima della classe conserva quindi intatta la dote su Juve e Milan nonostante l'assenza di Samuel, messo fuori nel giorno della sua centesima partita nerazzurra da un problema muscolare al polpaccio sinistro che andrà valutato in ottica Champions.
PIU' IBRA CHE GOL - Davanti a Roberto Mancini, in tirbuna con Pagliuca e a distanza di "sicurezza" da Massimo Moratti, l'Inter offre subito venti minuti d'assalto, come probabilmente aveva previsto Mihajlovic. Ibra martella Antonioli da fuori e dispensa passaggi da genio a Muntari, prezioso nell'inserimento ma fuori contesto quando deve impostare nella posizione di Stankovic. Da apprezzare anche il modo di ripartire dei nerazzurri, che "aprono" verso gli esterni quasi sempre dopo il salto dell'uomo. Il problema comunque resta quello del gol, che non arriva anche per merito del Bologna, tosto e coraggioso.
IL GRANDE FREDDO - Si gioca al Dall'Ara, ma sembra già di essere al Meazza con il sottofondo musicale così popolare dalla Svezia alla Turchia. Il mondo dell'Inter gira attorno alla partita contro Ferguson, Ronaldo eccetera. Ovvio quindi, che quando Zenoni entra sul ginocchio di Ibrahimovic, gli occhi della panchina dell'Inter restino a lungo velati di terrore. Ingiustificato visto che lo svedese si riprende quasi subito.
ADRI, ANCORA TU - Va detto che prima dell'intervallo c'è anche un'occasione per il Bologna, neutralizzata dall'uscita tempestiva di Julio Cesar sul capocannoniere della serie A. Con Stankovic al posto di Muntari nel ruolo cruciale del modulo di Mourinho, non cambia granché. Il gol di Cambiasso nasce da un calcio piazzato, battuto da Maicon, sul quale Adriano si esibisce per la seconda volta in 6 giorni nel fortuito colpo "testa-braccio". Giudicato, come chiede Collina e conferma il giudice sportivo Tosel, non volontario.
PIU' PUNTE, PIU' GOL - Con una mezz'ora abbondante davanti, il Bologna aggiunge peso al suo attacco con Marazzina al posto di Valiani, mossa talmente azzeccata da lasciare qualche dubbio circa la sua puntualità. Aumentando la quantità di possessi, Mihajlovic ottiene incisività davanti a Julio Cesar, che sarà ancora una volta decisivo ai fini del risultato. Il grado d'allarme sale al massimo livello per Mourinho, che infatti si copre con Vieira, inserito al posto di Adriano. Ma l'inerzia della partita resta favorevole al Bologna, che trova l'1-1 con merito sfruttando un buco difensivo grazie a Britos, solo nello stacco in mezzo all'area. Perso il vantaggio, l'allenatore dell'Inter ripristina l'assetto con due attaccanti. E fa bene...
QUELLA GIOIA DA 18ENNE - Nella sua stagione piena di musi lunghi, lacrime e polemiche, Mario Balotelli inserisce anche un gol-lampo, il primo del campionato, che arriva un minuto dopo il suo ingresso in campo. Una punizione con traiettoria beffarda, che certifica l'errore di Antonioli così come l'esultanza finalmente "smodata" del diciottenne difeso dal suo presidente e stimolato al limite dell'ostruzionismo dall'allenatore. Il finale però non è ancora scritto. Tra i ringraziamenti Mourinho è costretto ad aggiungere il nome di Julio Cesar, straordinario sul colpo di testa di Di Vaio, servito ancora una volta da Marazzina a tempo quasi scaduto. Un altro intervento che ha la valenza di un gol.
 


 

Il gol di mano di Adriano
 

ROMA, 15 febbraio - L'Inter non fallisce il 'match point' e fa suo il derby, volando a +9 sulla Juventus e a +11 sul Milan. Il campionato è ancora lungo e sono tante le insidie che Mourinho dovrà affrontare, ma la stracittadina di Milano ha ribadito l'indiscutibile ruolo di leader della corazzata nerazzurra, a questo punto unica padrone del proprio destino. I rossoneri non riescono a sfatare il tabù Kakà: quattro partite giocate senza il Pallone d'Oro 2007, quattro sconfitte per la squadra di Ancelotti.

ADRI-STANKOVIC, AL MILAN NON BASTA PATO - È nel primo tempo che l'Inter fa sua la partita: prima Stankovic, al termine di un'azione arrembante, si trova da solo davanti ad Abbiati ma cincischia e si fa anticipare da un recupero prodigioso di Ambrosini; poi, poco prima della mezz'ora Adriano capitalizza al meglio un cross di Maicon battendo Abbiati al volo. Il gol del brasiliano però è viziato da un'evidente e decisiva deviazione col braccio dopo aver colpito di testa, che sfugge a Rosetti e ai suoi collaboratori. I nerazzurri si galvanizzano e raddoppiano a due minuti dal 45': splendida torre di Ibrahimovic per l'inserimento in area di Stankovic che di destro al volo fulmina Abbiati. Ancelotti nella ripresa fa uscire uno spento Beckham per Inzaghi e il Milan si riprende: grande idea di Ronaldinho, ispiratissimo, per Jankulowski che va sul fondo e crossa in area, Pato è pronto a piazzare la sua undicesima rete in campionato. La partita si infiamma, Adriano fallisce il 3-1 e Inzaghi segna il 2-2, annullato per offside dell'attaccante. Sempre Superpippo ha sul destro la palla del pareggio a pochi minuti dal termine ma si fa ipnotizzare da Julio Cesar che in uscita tocca con la punta del piede sinistro e salva risultato e vittoria.

ROMA KO A BERGAMO, GENOA PARI THRILLER - La Roma non esce indenne dall'insidiosa trasferta a Bergamo: l'Atalanta approfitta del black out giallorosso in avvio di ripresa e piazza un triplo colpo in meno di un quarto d'ora con Capelli e Doni, che ama fare sgambetti alle grandi: doppietta all'Inter nel 3-1 di un mese fa, doppietta oggi alla Roma. Unica consolazione per Spalletti il pareggio tra Genoa e Fiorentina, che permette di mantenere vicino il quarto posto: a Marassi i padroni di casa dominano in lungo e in largo per oltre 50 minuti, arrivando a condurre 3-0 nonostante fossero in 10 per l'espulsione di Biava nel primo tempo. Poi gli uomini di Gasperini hanno tirato i remi in barca mentre Mutu iniziava a salire in cattedra, firmando tutto da solo una clamorosa rimonta: prima un rigore e poi la doppietta, con l'ultima rete (siglata al 49' st a recupero scaduto) che faceva imbufalire tutta la panchina del Grifone.

LA JUVE NON SCATTA - Poco più in alto non riesce ad accelerare neanche la Juventus, fermata sull'1-1 da una Sampdoria concreta e generosa e dalla sfortuna. Alla rete di Pazzini al 10' i bianconeri rispondono con due legni di Nedved nel primo tempo, con il gol di Amauri nella ripresa e con un'altra traversa di Del Piero. L'assedio che gli uomini di Ranieri hanno portato al fortino blucerchiato non è bastato a raggiungere la vittoria.

È UN CAGLIARI DA UEFA - Ancora una vittoria per gli isolani di Allegri, che continuano a pensare alla salvezza ma che intanto si avvicinano alla zona della classifica che vale l'Europa: Lecce che regge un tempo ma poi si deve piegare a Fini e a Matri. Dietro resta tutto invariato: pareggiano Siena e Udinese e finisce 1-1 anche Catania-Chievo: Zenga infuriato con i suoi che si fanmno raggiungere ad un minuto dal termine.

Adriano e Stankovic regalano il derby all'Inter
MILANO, 15 febbraio - Più nove sulla Juve, più undici sul Milan. L’Inter si aggiudica il derby e va in fuga. Ma sulla vittoria dei nerazzurri non mancheranno, come al solito, le polemiche. Adriano apre le marcature al 29’ toccando prima con la testa e poi, in maniera decisiva, con la mano. Rosetti e il guardalinee Calcagno non se ne accorgono. Oppure giudicano il tocco del brasiliano involontario. Quindi, in un finale incandescente, l’arbitro torinese fa finta di niente per un fallo di Chivu su Inzaghi in piena area. Tra questi episodi, tantissimo spettacolo, soprattutto nella ripresa, con il Milan alla disperata ricerca della clamorosa rimonta dopo essere stato sotto di due gol a causa del raddoppio di Stankovic a fine ripresa. Ma gli uomini di Ancelotti, che al 60’ perde Beckham per un problema muscolare, trovano il gol del 2-1 al 72’ con Pato, servito da Jankulovski dopo una splendida invenzione di Ronaldinho. Nel finale, come detto, il fallo su Inzaghi (cui viene giustamente annullata anche una rete per fuorigioco) e una serie di occasioni da una parte e dall’altra. Ma finisce 2-1. E, come detto, i punti di vantaggio dell’Inter sulle più vicine (si fa per dire) inseguitrici diventano un’infinità.

SCONTRI - Prima della partita, da segnaalare un breve scontro fra i tifosi milanisti e interisti, pare determinato da alcuni striscioni. Alcune persone sono rimaste leggermente contuse. In base a quanto si è appreso, gli ultrà rossoneri hanno steso alcuni striscioni dal secondo anello blu - l'area loro riservata - che però hanno coperto la visuale ai sottostanti tifosi nerazzurri. Questi ultimi hanno cercato di strappare gli striscioni e allora un gruppetto di milanisti è sceso a litigare: ne è nata una scazzottata. A loro volta ultrà interisti - che si trovano dall'altra parte dello stadio - hanno tentato di intervenire ma gli addetti alla sicurezza e le forze dell'ordine li hanno indotti a desistere.
L'Inter vince il derby e se ne va

MILANO - Temperatura prevista per le 22:30, -11. Così recitava un simpatico stendardo esposto ad inizio gara dai tifosi dell'Inter. Profetico: i nerazzurri battono il Milan 2-1, staccando i cugini di 11 punti ed allungando a 9 anche sulla Juve. Difficile a questo punto non considerare chiusi i giochi scudetto. Il tutto dopo un derby bellissimo, vibrante, destinato a generare polemiche tra gol sospetti (braccio di Adriano) e rigori reclamati.
SCIABOLA CONTRO FIORETTO - Alla lettura delle formazioni, appare evidente la scelta di Mourihno di creare una situazione del tipo ''sciabola contro fioretto'': basta vedere la coppia di panzer Ibrahimovic-Adriano. Ancelotti, oltre a Maldini (derby n° 56, l'ultimo della carriera), sceglie Kaladze per arginarli. Che la cosa sia vana emerge dopo pochi secondi, quando Ibrahimovic, lasciato solissimo, di testa mette alto. L'Inter comunque sa giocare anche palla a terra, tanto che su una azione di rimessa gestita da Cambiasso, Stankovic ha il tempo per prendere un caffè prima di segnare ma esagera, e Ambrosini sventa miracolosamente.

IL BRACCIO DI ADRIANO - Il Milan comunque, dal punto di vista del gioco, è anche più piacevole. Ronaldinho su tutti: il grande palcoscenico ispira il brasiliano, che detta passaggi in profondità e cambi di gioco a iosa. I più interessanti per Pato, che però al cospetto di Julio Cesar non denota la necessaria rapacità da predatore. Proprio nel momento migliore del Milan, arriva il micidiale uno-due interista. Maicon da destra calibra un traversone perfetto, che Adriano tocca di testa perfezionando la rete con il braccio. Buono, non buono? Su situazione analoga, la scorsa settimana a Seedorf fu annullata una rete con la Reggina. Chiamati ad esprimere una opinione, il tocco di braccio sembra troppo decisivo. A seguire, sempre su una giocata aerea che arriva il raddoppio: Ibrahimovic sovrasta Kaladze ed usa la testa come un guanto per mettere Stankovic nelle condizioni di battere comodamente a rete.

IL CONTROPIEDE DELL'INTER - La ripresa si apre con il Milan costretto a lasciare spazio al contropiede interista. Kaladze non è al meglio e lascia via libera in due circostanze ad Adriano e Ibrahimovic: soprattutto il primo si presenta solo davanti ad Abbiati, ma sbaglia clamorosamente. L'ingresso di Inzaghi per l'acciaccato Beckham punta a produrre una maggiore incisività dell'attacco rossonero, ma in realtà spacca la squadra: Abbiati evita il tris con bravura su botta di Ibrahimovic, poi Adriano lo manca con una splendida acrobazia.

L'ORGOGLIO DEL MILAN - Facendo il paio con il braccio galeotto di Adriano, il Milan ha di che lamentarsi con Rosetti: segnaliano la cadute in area sospette di Ambrosini e Inzaghi sugli interventi di Stankovic e Chivu. Tornando al calcio 'giocato', Ronaldinho sale in cattedra contribuendo a riaprire la partita a metà ripresa: grande assist in profondità per Jankulovski, sul cui cross basso Pato non perdona. Svolta psicologicamente il match, anche perché Abbiati dice ancora no ad Adriano mentre Inzaghi trova la prodigiosa uscita di Julio Cesar. Un gran gol di Inzaghi viene annullato - giustamente - per fuorigioco ma, con Mourinho che imbottisce la squadra di difensori, l'attore finale della rappresentazione è Julio Cesar, attento su una botta di Pato, decisivo su un diagonale di Inzaghi.

INTER-MILAN 2-1
INTER (4-3-1-2): Julio Cesar ; Maicon , Samuel , Chivu , Santon ; Zanetti , Cambiasso , Muntari (43' st Maxwell ); Stankovic (39' st Burdisso ); Ibrahimovic , Adriano (35' st Vieira ).
In panchina: Toldo, Cordoba, Figo, Cruz.
Allenatore: Mourinho 6
MILAN (4-3-2-1): Abbiati ; Zambrotta , Maldini , Kaladze (32' st Senderos), Jankulovski; Beckham (12' st Inzaghi),
Pirlo, Ambrosini; Seedorf, Ronaldinho; Pato.
In panchina: Dida, Emerson, Favalli, Antonini, Flamini.
Allenatore: Ancelotti .
ARBITRO: Rosetti di Torino
RETI: 29' pt Adriano, 43' pt Stankovic, 26' st Pato NOTE: Serata fredda, terreno in buone condizioni. Spettatori: 76.178 per un incasso di 2.584.283,49 euro. Ammoniti: Ambrosini, Samuel, Cambiasso, Burdisso, Vieira, Julio Cesar. Angoli: 7-5 per il Milan. Recuperi: 1' pt e 4' st.

 

L’Inter prenota lo scudetto. Il campionato è ormai pratica quasi chiusa, c'è tempo per pensare con calma a eliminare i campioni d'Europa del Manchester United dalla Champions League. E' il verdetto di una domenica nella quale l'Inter conquista il derby, caccia il Milan a 11 punti e la Juve, fermata dalla Samp e dai pali, a 9.

DECISIVO - Ma sul 2-1 dei nerazzurri pesa in modo decisivo il gol dell'1-0 segnato da Adriano. Netto il tocco del braccio dopo un colpo di testa moscio e verso terra: la palla cambia poi direzione e va in porta. Una volta in vantaggio, l'Inter colpisce più facilmente con palle lunghe la già precaria difesa rossonera e raddoppia. Quella rete segnata dal brasiliano al 29’ cambia la partita. E subito il pensiero va a un altro attaccante, Gilardino, protagonista di un episodio simile, con rete giudicata valida ma poi squalificato con la prova tv. Il raddoppio arrivato al 43’ con Stankovic sancisce la superiorità nerazzurra del primo tempo. Nella ripresa il Milan reagisce trovando la via del gol al 71' con Pato, su spunto di Ronaldinho, senza però riuscire a completare la rimonta nonostante diverse occasioni da rete e qualche protesta (in particolare al 79’, in occasione di un atterramento di Inzaghi in area ad opera di Chivu). Per Paolo Maldini è stata l'ultima "stracittadina" prima dell’addio all’attività agonistica: una serata amara, ma allietata dall'abbraccio affettuoso sul campo con il capitano avversario Javier Zanetti, anche se l'omaggio più bello è arrivato dalla curva interista con una dedica e uno striscione: «Da 20 anni nostro rivale, ma nella vita sempre leale». In classifica l’Inter sale a 56 punti, 9 in più della Juventus, fermata sull’1-1 in casa dalla Samp, e 11 sul Milan. Brutta sconfitta per la Roma, che perde 3 a 0 a Bergamo contro l'Atalanta. La Fiorentina rimonta tre gol al Genoa grazie a una tripletta di Mutu.

ADRIANO«INVOLONTARIO» - «È vero ho toccato con la mano ma era involontario, non volevo farlo - ha detto Adriano a fine partita -. Volevo fare gol con la testa, la mia mano è andata lì normalmente. Secondo me è stato involontario e tutti hanno visto che è stato così». E sulla dedica a Mourinho: «Avevo detto a suo figlio che segnavo per lui, sono felice. Mi ha dato ancora un'opportunità di giocare e spero di continuare così». Mourinho, che aveva fatto una gran corsa a Siena per andare ad abbracciare Maicon dopo una rete in palese fuorigioco, sul gol di Adriano non ha dubbi: «Per me era valido: è andato di testa, con gli occhi chiusi, a me sembra regolare». Poi frena sulla prospettiva dello scudetto sicuro: «Ci mancano 33 punti per lo scudetto, cioè 11 vittorie. Insomma, ci manca tanto. Non posso dire che abbiamo vinto lo scudetto, ma noi siamo padroni del nostro destino. Non possiamo pensare che la Juve vinca tutte le partite. Questa vittoria è importante anche sotto il profilo psicologico, perché così abbiamo lasciato il Milan alle spalle della Juve. Queste sono partite speciali, la squadra ha dimostrato qualità, capacità, ha saputo soffrire contro un grandissimo avversario».

Mou: "Gol di Adriano ok"
Ancelotti: "C'era un rigore"

Il tecnico dell'Inter: "Aveva gli occhi chiusi, il mani è involontario. E' il gol più bello della mia vita perché l'ha dedicato a mio figlio". La replica milanista: "Su Inzaghi il fallo era netto. Il gol di Adriano? Tocco di mano determinante". Siparietto Mourinho-Santon

L'abbraccio tra Mourinho e Adriano dopo il primo gol. Ansa
L'abbraccio tra Mourinho e Adriano dopo il primo gol. Ansa
MILANO, 15 febbraio 2009 - E’ finito da poco il derby. L’Inter ha battuto il Milan raggiungendo un margine a doppia cifra sui rossoneri. Sembra il momento perfetto per raccogliere i frutti "mediatici" di una serata trionfale, e invece... Quando arriva il momento della conferenza con i giornalisti ecco la sorpresa: con Mourinho arriva in sala stampa Davide Santon (ascolta l'audio), con tanto di introduzione e uscita di scena per dare tutta l’attenzione al giovane terzino. "Oggi Davìde (con l’accento sbagliato, ndr) è un giocatore vero. Ha fatto 6 partite, con un derby come questo. Merita di parlare con voi ma approfittatene: lo potrete rifare tra due mesi". Poi un saluto: "Ciao bambino".
SANTON: "VADO A DORMIRE" - "Era una partita difficile, i miei compagni mi hanno tranquillizzato prima dell’inizio. Ho giocato contro Beckham, Pato, Ronaldinho, gente veloce, bravi tecnicamente, non è stato semplice", esordisce il difensore, classe ’91, che ha tolto il posto a Maxwell adattandosi a un ruolo nuovo e che non aveva mai parlato prima con la stampa. "Una dedica? Alla mia famiglia e al mio fratellino Enrico. Come festeggerò il successo? Vado a dormire... - aggiunge Santon -. Ma prima Ringrazio Mourinho, mi ha dato fiducia facendomi giocare contro la Roma in coppa Italia una partita difficile". Su Balotelli: "Prima o poi toccherà anche a lui, lo conosco molto bene, quando vuole sa ragionare anche lui, ha vissuto un momento difficile legato a motivi di mercato, ora sembra più tranquillo, si allena come si deve e spero ritorni al più presto perché è un grande talento".
LA DEDICA A MOU JR. - Prima il portoghese aveva analizzato l’episodio dell’1-0 (ascolta l'audio), contestato dal Milan, svelando un altro retroscena : "Il gol di Adriano è il più bello della mia carriera. Nessuno aveva mai dedicato una rete a mio figlio, che ogni giorno va a scuola con la palla e la maglia numero 10", attacca l’allenatore portoghese, visibilmente soddisfatto da questa rivincita dopo il k.o. dell’andata. "Adri ha giocato bene, è stato bravo. Il gol? Colpisce di testa, forse ad occhi chiusi, e devia in modo involontario la palla. Era una decisione difficile, a differenze di quella che ha negato il secondo giallo ad Ambrosini" rilancia, come sempre, Mou.
ANCELOTTI E LO SCUDETTO - Cambiando prospettiva, c’è uno scudetto che si allontana e un futuro ancora meno certo per un allenatore, come Carlo Ancelotti, che negli anni è diventato icona del Milan (ascolta l'audio). "Con il solo colpo di testa la palla non sarebbe entrata, quindi la deviazione del braccio è determinante. Si tratta di un episodio abbastanza chiaro, facile da giudicare... E c’era anche un rigore netto su Inzaghi" si lamenta Carletto, che poi analizza: "Abbiamo sofferto troppo sulle palle lunghe, ci hanno messo in crisi con la fisicità dei loro attaccanti. In ogni caso avremmo meritato il pareggio per il secondo tempo che abbiamo fatto. Scudetto andato? In questo momento non ci pensiamo, l’obiettivo è entrare nelle prime tre, la corsa sarà lunga fino alla fine. Undici punti comunque sono tanti. Il mio ultimo derby? No, l’ho già detto". Si vedrà a giugno.
DA CAPITANO A CAPITANO - "Vincere voleva dire eliminare il Milan dalla corsa allo scudetto. Lo abbiamo fatto grazie a una grande partita, vinta meritatamente", ha detto Javier Zanetti. "Il Milan è partito meglio di noi, poi l’Inter ha giocato meglio. Maldini? Gli ho parlato, facendogli i miei complimenti per la sua grande carriera. E’ stato un esempio dal primo giorno in cui sono arrivato in Italia. Merita tutti i successi che ha avuto".

L'Inter passa a Lecce: 3-0 con Ibra, Figo e Stankovic

L'Inter passa a Lecce: 3-0 con Ibra, Figo e Stankovic
16
LECCE, 7 febbraio - Troppo forte l’Inter, troppo arrendevole il Lecce. Risultato: i nerazzurri allungano in classifica andando a vincere 3-0 al Via del Mare contro i giallorossi pugliesi nel primo anticipo della 23ª giornata. Il Milan stasera a San Siro contro la Reggina, la Juventus domani a Catania sono chiamate a rispondere. Nulla da dire sulla vittoria degli uomini di Mourinho, che stupisce tutti mandando in campo una formazione coperta con Ibrahimovic unica punta e Stankovic e Figo a supporto. Lo svedese, però, fa reparto da solo e, dopo un’occasione sprecata da Stankovic, al 12’ infila la prima perla, con un bel tiro da fuori su assist di Cambiasso su cui Benussi non può nulla. Pochi minuti dopo, lo stesso Ibra viene ammonito da Tagliavento per simulazione in area: le immagini non chiariscono se lo svedese venga toccato da Stendardo o no. Il vantaggio dà tranquillità all’Inter, anche perché dall’altra parte il Lecce, schierato con il tridente Papa Waigo-Castillo-Tiribocchi, non punge. Sotto tono soprattutto il senegalese, che non riesce mai a superare l’uomo. Unica occasione degna di nota per i pugliesi al 18', con Stendardo che va a colpo sicuro di testa ma sulla sua strada trova uno strepitoso Julio Cesar.

LA RIPRESA - Stesso copione nella ripresa, con la differenza che l’Inter diventa più concreta. E al 71’ raddoppia con Figo, bravissimo a mettere dentro di testa su cross dalla sinistra del sempre più convincente Santon. Sul gol del portoghese, però, c’è la forte complicità della difesa leccese, che lo lascia completamente solo. In precedenza, Maicon si era mangiato la rete del 2-0 sparando incredibilmente alto a due passi dalla porta con Benussi già rassegnato. Il 3-0 è opera di Stankovic, che su una punizione dalla destra dello stesso Maicon anticipa tutta la retroguardia giallorossa e la mette dove Benussi non può arrivare. Con il risultato acquisito, Mourinho decide di dare spazio anche a Balotelli, che prende il posto di Ibra. Il giovane talento di origine africana fa poco o nulla nei dieci minuti che il tecnico portoghese gli concede. Ma il suo ingresso in campo sembra il segno che la pace tra i due è ormai raggiunta.
 
 

 

Inter-Siena: il rigore clamorosamente sbagliato da Materazzi
Vota e commenta questo video

L'ANTEFATTO 

Mancini e Materazzi nel mirino

Il caso delle intercettazioni telefoniche 

 
Fonti della procura della Repubblica di Milano hanno smentito l'apertura di un'inchiesta sul presunto comportamento illecito dell'Inter nella fase finale dello scorso campionato.
 
A riportare la notizia dell'indagine era stato il quotidiano 'Il Giornale'. Tutto è nato da un’indagine del sostituto procuratore di Milano Stefano Civardi, che avrebbe ordinato un rapporto alla polizia giudiziaria su una fuga di notizie dello scorso maggio riguardante alcune intercettazioni tra Domenico Brescia, pregiudicato poi arrestato per traffico di droga, e alcuni interisti, il tecnico Roberto Mancini e i giocatori Marco Materazzi e Javier Zanetti. Da questa indagine sarebbe poi stato stilato un rapporto di polizia nel quale si ipotizzava che alcuni tesserati dell'Inter, Mancini e Materazzi in primis, avessero compiuto azioni tese a perdere terreno sulle inseguitrici e rilanciare le scommesse sullo Scudetto.
 
Il commento del presidente, Massimo Moratti è stato laconico: "Una buffonata", ha replicato ai giornalisti all'uscita dagli uffici della Saras che gli hanno domandato della notizia mentre la società nerazzurra ha fatto sapere che tutelerà la propria immagine nelle sedi giudiziarie competenti.
 
Su quanto pubblicato dal 'Giornale', è intervenuto stamane anche l'amministratore delegato dell'Inter, Ernesto Paolillo, liquidando la vicenda con una battuta. "Sono stupidaggini - ha detto - ci rido sopra a queste ricostruzioni fantasiose. Sono ipotesi che non vale neppure la pena di commentare".
 
Effettivamente, anche a leggere il resoconto del quotidiano, le presunte prove a carico dei nerazzurri appaiono piuttosto deboli, concentrandosi soprattutto sulle scelte di formazione dell'allenatore Mancini e sul rigore fallito da Materazzi. Nel mirino ci sarebbero anche il fatto che Ibrahimovic è rientrato solo nell'ultimo spezzone dell'ultima partita e che Balotelli è rimasto fuori.

L'Inter passa in dieci, è...................
Cade la Juve a Udine, Milan beffato

La Roma batte il Palermo, Cassano show contro la Lazio
In coda colpo grosso del Bologna, pareggiano le altre

L'Inter passa in dieci, è fuga Cade la Juve a Udine, Milan beffato

Ibrahimovic in azione

L'Inter riprende la fuga:
la Juve ko, il Milan frena

La capolista vince a Catania con Mourinho in tribuna e vola. Quagliarella-Di Natale affondano i bianconeri.

L'Inter passa a Catania, la Roma supera in casa il Palermo, il Milan è frenato sul proprio terreno dal Genoa, mentre la sorpresa sta nella sconfitta della Juventus a Udine e questo permette ai nerazzurri di Mourinho di allungare ancora al vertice della classifica. Da segnalare il Bologna "corsaro" contro l'Atalanta e i successi casalinghi di Fiorentina, Cagliari e Sampdoria. Pari in casa per il Chievo e per il Torino.

I nerazzurri battono 1-0 la Samp e restano a +3 dalla Juve. Espulso Mourinho. Rossoneri 4-1contro il Bologna

E Ibrahimovic punge Kakà
«Il trasferimento al City? Chiedo a Dio»

Battuta dell'interista sulla trattativa che ha coinvolto il brasiliano e gli sceicchi

ROMA - Scherza coi fanti e lascia stare i Santi. Di certo non è un proverbio svedese. Sarà per questo che Ibrahimovic, adorato come una divinità e osannato quasi fosse un idolo dagli interisti, ha fatto riferimento a Dio, in una battuta pungente diretta al rivale-collega Kakà. Anche da spettatore Ibrahimovic fa parlare di sè. Lo svedese, domenica al Meazza per assistere a Inter- Sampdoria, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni ad un giornalista Sky: «Come mi comporterei se dovesse venire a cercarmi il Manchester City? Non lo so, dovrei chiamare Dio per saperlo».

 
(Ansa)

KAKA' - Parole che suonano come un riferimento al milanista Kakà, che ha raccontato di «aver parlato con Dio» dopo aver ricevuto l'offerta del club inglese di proprietà dello sceicco di Abu Dhabi. «Dio mi ha indicato la via. Resta al Milan», ha svelato dopo la trattativa il brasiliano, atleta di Cristo. «In questi giorni - ha proseguito Kakà al Times - ho pregato molto per capire cosa dovevo fare, e da Dio mi è venuta un'indicazione». Per la verità, Ricardo Izecson dos Santos Leite, convertito alla fede per una caduta in piscina per la quale rischiò di non giocare più, da tempo manifesta la sua religiosità. Indossando sotto i colori sociali la maglia con la scritta «I Belong to Jesus» per esempio. Adesso arriva la parodia di Ibra da Rosengård, con la sua aria sorniona forgiata nel quartiere ghetto di Malmö. Ibra poi ha aggiunto serio: «Quando

 

 

 
 
La vittoria sulla Roma e la qualificazione in semifinale di Coppa Italia hanno riavvicinato Mourinho ai suoi e addolcito l'ira furente del tecnico.
 
Perchè, negli spogliatoi di Bergamo, dopo il crollo con l'Atalanta, sarebbero volate frasi pesantissime. Secondo quanto riportato da "Repubblica", Mourinho era così inferocito e avvelenato con la squadra che avrebbe detto: "Il primo scudetto ve l'hanno dato in segreteria, il secondo lo avete vinto perché non c'era nessuno, il terzo all'ultimo minuto. Siete una squadra di merdosi !!".
 
E su sollecitazione di Crespo ("Mister, ci ridice quella cosa, per favore?") la questione sarebbe stata ripresa lunedì alla Pinetina. Con esiti sconsolanti per l'umore generale e della stessa società, a cominciare da Moratti.

in rete Adriano e Ibrahimovic. i blucerchiati passano eliminando l'Udinese ai rigori

Coppa Italia, Inter e Samp in semifinale

I nerazzurri fermano la Roma, vincitrice delle ultime due edizioni. Mourinho: «Una buona risposta a Bergamo»

 

Ibrahimovic in campo (Afp)
Ibrahimovic in campo (Afp)

UDINE - Appuntamento in semifinale di Coppa Italia per Sampdoria e Inter. I nerazzurri superano la delusione della sconfitta in campionato a casa dell'Atalanta battendo la Roma per 2-1. In rete le due punte, Adriano (al 10' del primo tempo) e Ibrahimovic (al 18' del secondo). Per la Roma ha segnato Taddei, al 16' del secondo tempo: il temporaneo pareggio è durato solo due minuti, quando lo svedese è andato in rete tra il boato dei tifosi del Meazza.

 

INTER - L'Inter ha sbloccato il risultato pochi minuti dopo il fischio d'inizio grazie a un gol di Adriano, andato a segno un minuto dopo un calcio di rigore reclamato dalla Roma per un intervento su Mirko Vucinic, ammonito dall'arbitro Daniele Orsato nella stessa azione per un gol realizzato con un tocco di mano dopo il presunto fallo contestato dai capitolini. La Roma, vincitrice delle ultime due edizioni del torneo battendo sempre l'Inter in finale, ha raggiunto il pareggio nella ripresa grazie a Rodrigo Taddei. Due minuti dopo il sogno è sfumato con il 2-1 dell’Inter, realizzato da Zlatan Ibrahimovic sugli sviluppi di un’azione viziata da un'apparente posizione di fuorigioco di Walter Samuel, non individuata dal secondo assistente di Orsato.


INTER-ROMA 2-1

INTER (4-3-1-2): Toldo; Maicon, Burdisso, Samuel, Santon; Zanetti, Cambiasso, Muntari (41'st Mancini sv); Stankovic; Ibrahimovic, Adriano (32'st Chivu).
In panchina: J.Cesar, Rivas, Figo, Quaresma, Balotelli.
Allenatore: Mourinho.

ROMA (4-3-1-2): Artur; Cicinho, Mexes, Juan,
Riise (25'st Menez); Taddei (34'st Aquilani), De Rossi, Perrotta; Brighi; Baptista; Vucinic (15'st Pizarro). In panchina: Bertagnoli, Loria, Cassetti, Greco. Allenatore: Spalletti.

ARBITRO: Orsato di Schio.
RETI: 10'pt Adriano, 16'st Taddei, 17'st Ibrahimovic.
NOTE: serata fredda, terreno in discrete condizioni, spettatori 26.520. Angoli 6-4 per la Roma. Ammoniti Juan, Vucinic, Samuel, Perrotta, Mexes. Recupero: 2'; 4'.

 


 

Adriano ride, Ibra incanta
Genoa, l'orgoglio non basta

Ottavi di Coppa Italia: l'Inter batte (3-1) dopo i supplementari la squadra di Gasperini, in dieci dopo 20' per una dubbia espulsione di Biava. L'Imperatore sbaglia un rigore ma poi firma l'1-0. A segno anche Rossi, Cambiasso e lo svedese con un incredibile tunnel a Scarpi. Nei quarti nerazzurri contro la Roma

 

L'Inter rallenta: 1-1 in casa
Il Cagliari riapre i giochi

Grande partita dei sardi al Meazza: in vantaggio con Acquafresca, vengono ripresi da Ibrahimovic e poi sprecano almeno tre occasioni per vincere. Nerazzurri prevedibili nel primo tempo e poco concreti davanti. Domani la Juve può portarsi a - 4

Zlatan Ibrahimovic realizza il gol dell'1-1 sfruttando l'assist di Crespo. Ansa
Zlatan Ibrahimovic realizza il gol dell'1-1 sfruttando l'assist di Crespo. Ansa
MILANO, 10 gennaio 2009

Doppietta di Maicon
L'Inter passa a Siena.Passa a Siena, ma il gol di Maicon è in fuorigioco. Per la terza volta consecutiva CAMPIONE D'INVERNO (2008-09 Inter;2007-08 Inter;2006-07 Inter;
2005-06-Calciopoli-;2004-05 Juventus;2003-04 Milan;2002-03 Juventus;2001-02 Roma;2000-01 Roma;1999-2000 Juventus;1998-99 Fiorentina;1997-98 Juventus; 1996-97 Juventus; 1995-96 Milan; 1994-95 Juventus; 1993-94 Milan;1992-93 Milan; 1991-92 Milan; 1990-91 Inter; 1989-90 Napoli; 1988-89 Inter; 1987-88 Napoli; 1986-87 Napoli; 1985-86 Juventus; 1984-85 Verona; 1983-84 Juventus; 1982-83 Roma; 1981-82 Fiorentina; 1980-81 Roma; 1979-80 Inter )

ECCO L'ARRIVO DELLA PATINATURA LIBERAL ULTRA-PLASTIFICATA: beckham victoria

 

 
 
 

SuperIbra fa volare l'Inter

I nerazzurri superano 4-2 il Chievo grazie a una doppietta decisiva del fenomeno svedese: ora sono a +9 sulle seconde in attesa di Juve-Milan. I giallorossi vincono 3-2 col Cagliari dopo essere andati sotto: centro numero 170 per Totti in serie A. I biancocelesti recuperano 3 gol a Udine: 3-3. Vincono Palermo, Fiorentina e Samp. Pari in Genoa-Atalanta

Il brasiliano Maxwell, subito in rete contro il Chievo. Afp
Il brasiliano Maxwell, subito in rete contro il Chievo. Afp

 

Doppietta dello svedese: Inter-Chievo 4-2

Doppietta dello svedese: Inter-Chievo 4-2
 
 
 

Inter, che figuraccia! Perde 2-1 a Brema

Inter, che figuraccia! Perde 2-1 a Brema
Adriano, 26 anni, inseguito da Mertesacker. Reuters


 

E' un'Inter devastante
Lazio disintegrata 3-0

I nerazzurri sbancano l'Olimpico. Samuel apre dopo due minuti. Poi nel recupero del primo tempo arriva l'autorete di Diakite. Nella ripresa Ibrahimovic chiude il conto. Ora Juve e Milan sono sotto di 9 punti

Samuel festeggia con i compagni dopo il gol dell'1-0. Ansa
Samuel festeggia con i compagni dopo il gol dell'1-0. Ansa
ROMA, 6 dicembre 2008 - Se esistono antidoti e contromisure, qualcuno le tiri fuori: di questo passo il campionato potrebbe chiudersi a Natale. Il 3-0 con cui l'Inter abbatte la Lazio all'Olimpico è così perentorio da far rabbrividire. Classe e inaudita potenza fisica disintegrano i biancocelesti che alzano bandiera bianca dopo pochi secondi sul gol di Samuel. Prova di forza evidenziata alla fine del primo tempo anche con l'autorete di Diakite, perché a far impazzire è l'azione devastante di Ibra e Maicon. La rete nella ripresa dello svedesone è solo la ciliegina, la decorazione elegante che chiude il cerchio attorno all'ennesima strepitosa esibizione.
SCELTE - Delio Rossi lo sapeva: contro l'Inter i timori reverenziali possono risultare fatali. Ecco allora una Lazio spregiudicata, anche se un po' stanca dopo l'impresa contro il Milan in coppa Italia, con Foggia a fare il tridente con Pandev e Zarate. Rivoluzione poi in difesa, rispetto alle previsioni. A sinistra schiera un cursore offensivo come Kolarov. L'Inter invece allinea il suo infallibile rombo. Mourinho sceglie il meglio: Stankovic alle spalle del tandem offensivo Ibrahimovic-Cruz. Trio micidiale, soprattutto quando a supporto ci sono elementi come Cambiasso o Muntari, oppure cursori dell'altezza di Maicon e Maxwell o difensori centrali ai limiti della perfezione e insuperabili come Samuel. E bastano poco meno di due minuti all'Inter per sbrindellare la Lazio. Manovra di accerchiamento, biancocelesti schiacciati; cross dalla sinistra di Muntari con palla in mezzo all'addormentata e infreddolita difesa laziale, dove svetta Samuel: colpo di testa potente e palla che sfonda alla destra di Carrizo.
FORZA FISICA - La squadra di Delio Rossi impiega un po' per riprendersi, ma alzando il baricentro e pressando con più convinzione rientra in partita. Domanda lecita: è sufficiente per spaventare la prima della classe? Zarate e compagni ci provano, ma l'Inter limita tutto respingendo ogni tentativo. Elementare il gioco dei nerazzurri: controllo, possesso palla e ripartenze micidiali, all'insegna di uno strapotere fisico che ha pochi eguali al mondo. Classe? Da vendere. Ma anche tanto sacrificio e non è un caso vedere Cruz dare una mano alla difesa o uno Stankovic dannarsi per chiudere tutti gli spazi. Tra il 28' e il 31' Cruz e Pandev lasciano per problemi muscolari. Entrano Crespo e Rocchi. Il laziale convince di più, ma non incide come vorrebbe Rossi. Apre invece spazi l'argentino anche se il passo di un tempo sembra perduto. Ma ci sono geni pronti a colmare i vuoti. E' in pieno recupero che Ibra, il maestoso Ibra, inquadra Maicon e lo invita a nozze. Cross teso e autorete di Diakite, il migliore, fino a qul punto, della Lazio.
INVINCIBILE ARMATA - Inter micidiale e cinica che all'inizio della ripresa riparte con identico atteggiamento, mentre i romani, con Brocchi al posto di Dabo tentano timidi affondo. Alla Lazio non resta che mantenere alta la pressione, ma quando l'Inter innesta la quarta non ce n'è per nessuno. Come al 10', quando Cambiasso pennella il cross perfetto su cui si avventa il mattatore Ibrahimovic, in posizione dubbia. Ma l'inzuccata è imperiale: 3-0. E nonostante il gap devastante, i nerazzurri non mollano e continuano a pressare e correre, eseguendo alla lettera le indicazioni di Mourinho, insaziabile e incontentabile quanto loro. La Lazio non sta a guardare, ma la differenza è incolmabile. Ci prova Zarate a elencare i suoi numeri e Maicon apprezza. Ma ce ne vorrebbero almeno tre per fare male alla ormai invincibile armata di Mou. Niente di più. Tutti a casa.

Lazio-Inter 0-3   

ultimo aggiornamento: 22:36 del 06/12/2008
 

di Luigi Panella
Inter tirannica, Lazio senza scampo Straordinaria dimostrazione di forza dell'Inter, che costruisce la sua vittoria sulla rete immediata di Samuel. E se alla fine del primo tempo, chiuso da una sfortunata autorete di Diakitè, il doppio passivo sembrava troppo pesante per la Lazio, nella ripresa non c'è stata storia. Il tris lo sigla Ibrahimovic con un colpo di testa, ma è tutta la squadra di Mourinho che impressiona per la tranquillità delle giocate e la coesione tra i reparti. Lazio: come detto, discreta nel primo tempo, affannata nella ripresa dove vive dei guizzi e Zarate e trova una rete - annullata - su un calcio di punizione di Kolarov. Chiudiamo con i migliori: nella Lazio Zarate e Foggia, nell'Inter Ibrahimovic e Samuel

L'Inter in fuga: Lazio battuta 3-0

La squadra di Mourinho passa all'Olimpico e allunga su Juve e Milan: reti dell'argentino e dello svedese e autogol di Diakitè. Annullato un gol su punizione a Kolarov. Pandev e Cruz ko
Mourinho: «Siamo forti» - D.Rossi: «Nessuna crisi»
FOTO: colpo nerazzurro - Cragnotti in tribuna
FOTOSEQUENZA: lo spettacolare assist volante di Ibra
Fai le tue PAGELLE - Balotelli, doppietta in P

IInter bella e cinica, Lazio travoltar bella e cinica, Lazio travolta

 

E' un'Inter devastante
Lazio disintegrata 3-0

I nerazzurri sbancano l'Olimpico. Samuel apre dopo due minuti. Poi nel recupero del primo tempo arriva l'autorete di Diakite. Nella ripresa Ibrahimovic chiude il conto. Ora Juve e Milan sono sotto di 9 punti

Samuel festeggia con i compagni dopo il gol dell'1-0. Ansa
Samuel festeggia con i compagni dopo il gol dell'1-0. Ansa
ROMA, 6 dicembre 2008 - Se esistono antidoti e contromisure, qualcuno le tiri fuori: di questo passo il campionato potrebbe chiudersi a Natale. Il 3-0 con cui l'Inter abbatte la Lazio all'Olimpico è così perentorio da far rabbrividire. Classe e inaudita potenza fisica disintegrano i biancocelesti che alzano bandiera bianca dopo pochi secondi sul gol di Samuel. Prova di forza evidenziata alla fine del primo tempo anche con l'autorete di Diakite, perché a far impazzire è l'azione devastante di Ibra e Maicon. La rete nella ripresa dello svedesone è solo la ciliegina, la decorazione elegante che chiude il cerchio attorno all'ennesima strepitosa esibizione.
SCELTE - Delio Rossi lo sapeva: contro l'Inter i timori reverenziali possono risultare fatali. Ecco allora una Lazio spregiudicata, anche se un po' stanca dopo l'impresa contro il Milan in coppa Italia, con Foggia a fare il tridente con Pandev e Zarate. Rivoluzione poi in difesa, rispetto alle previsioni. A sinistra schiera un cursore offensivo come Kolarov. L'Inter invece allinea il suo infallibile rombo. Mourinho sceglie il meglio: Stankovic alle spalle del tandem offensivo Ibrahimovic-Cruz. Trio micidiale, soprattutto quando a supporto ci sono elementi come Cambiasso o Muntari, oppure cursori dell'altezza di Maicon e Maxwell o difensori centrali ai limiti della perfezione e insuperabili come Samuel. E bastano poco meno di due minuti all'Inter per sbrindellare la Lazio. Manovra di accerchiamento, biancocelesti schiacciati; cross dalla sinistra di Muntari con palla in mezzo all'addormentata e infreddolita difesa laziale, dove svetta Samuel: colpo di testa potente e palla che sfonda alla destra di Carrizo.
FORZA FISICA - La squadra di Delio Rossi impiega un po' per riprendersi, ma alzando il baricentro e pressando con più convinzione rientra in partita. Domanda lecita: è sufficiente per spaventare la prima della classe? Zarate e compagni ci provano, ma l'Inter limita tutto respingendo ogni tentativo. Elementare il gioco dei nerazzurri: controllo, possesso palla e ripartenze micidiali, all'insegna di uno strapotere fisico che ha pochi eguali al mondo. Classe? Da vendere. Ma anche tanto sacrificio e non è un caso vedere Cruz dare una mano alla difesa o uno Stankovic dannarsi per chiudere tutti gli spazi. Tra il 28' e il 31' Cruz e Pandev lasciano per problemi muscolari. Entrano Crespo e Rocchi. Il laziale convince di più, ma non incide come vorrebbe Rossi. Apre invece spazi l'argentino anche se il passo di un tempo sembra perduto. Ma ci sono geni pronti a colmare i vuoti. E' in pieno recupero che Ibra, il maestoso Ibra, inquadra Maicon e lo invita a nozze. Cross teso e autorete di Diakite, il migliore, fino a qul punto, della Lazio.
 
 
 

Il Milan crolla a Palermo L'Inter accelera a +6

ROMA - Una giornata tutta per l'Inter: e per la Juve, che aveva vinto nell'anticipo. Il risultato più clamoroso è il 3-1 del Palermo al Milan: matura nel secondo tempo, con Ronaldinho che aveva sbagliato un rigore sullo 0-0.

Perdono anche Napoli, Lazio e Fiorentina. E si crea la prima frattura nelle zone alte della classifica. Non ne approfittano Udinese e Genoa: i friulani ottengono la quarta sconfitta consecutiva, i liguri non vanno oltre il pareggio con il Bologna. In una giornata con pochi gol, successo importante per il Chievo.

 Serie AI nerazzurri battono i partenopei per 2 a 1. Crollo del Milan a Palermo: 3-1. La Roma supera la Fiorentina grazie a un gol di Totti. Nell'anticipo 4-0 della Juventus sulla Reggina.

Inter italianissima con il Napoli
La rete dell'argentino Lavezzi che portato il risultato sul 2-1
Nerazzurri double-face: dopo i gol di Cordoba e Muntari lascia l'iniziativa alla formazione di Reja. E Mourinho corre in difesa
MARCO ANSALDO
INVIATO A MILANO
L’Inter è una strana squadra. Si comporta come una fuoriserie che spegne inspiegabilmente il motore e si chiude nel box anche se dovrebbe ancora farne di strada. Ieri aveva in mano la partita col Napoli, in fondo a una mezz’ora giocata a tutto volume, quasi fosse la risposta allo sfascio esibito mercoledì con il Panathinaikos. Stava sul 2-0 e dominava: Cordoba aveva punito con il sinistro i lenti riflessi della difesa partenopea su cross di Muntari, lo stesso Muntari aveva infilato di tacco un gol prezioso come siamo più abituati a vedere da Ibra. Insomma stavamo già raccogliendo idee e appunti per descrivere il successo che a un’ora dalla fine appariva certissimo, quando abbiamo visto il gioco dei nerazzurri afflosciarsi.

Non si è gonfiato più. Il Napoli può quasi rammaricarsi di non essere andato oltre il gol bellissimo di Lavezzi al 36’. Nella ripresa ha creato la massa di gioco indispensabile per cogliere il pari ma non l’ha tramutata in occasioni da rete: non ricordiamo una parata di Julio Cesar mentre abbiamo davanti agli occhi i salvataggi di Iezzo sull’unica invenzione di Ibrahimovic e sull’incursione di Zanetti, giunto a tu per tu con il portiere al 42’.

Un difetto dei partenopei (a parte la difesa cui ieri è stato tolto maldestramente Santacroce per puntare sul mediocre Rinaudo) è nella mancanza di un vero attaccante d’area, di quelli che quando non sai come colpire gli avversari servi con una palla semplice e alta, perché qualcosa combinano, magari a spintoni. Se Denis fosse di tale pasta, probabilmente gli sarebbe bastata la decina di minuti per sfruttare il magnifico lavoro di Zalayeta e la verve di Lavezzi, che non è solo un bravo dribblomane ma si spreme come un limone per alimentare iniziative. Così il momento opaco di risultati del Napoli prosegue e si sta allontanando dalla testa della classifica, come si poteva prevedere guardando globalmente al suo organico. Ci sono squadre che esprimono un bel calcio organizzato e a volte diventano irresistibili ma che non hanno ancora la continuità per reggere in campionato alla distanza. Il Napoli di Reja è una dei queste. L’Inter insomma ha subìto nella ripresa, però ne è uscito indenne e ha mantenuto lontane le rivali più importanti. Per vincere lo scudetto è determinante superare giornate come questa, in cui cadi in difficoltà e non ti sorregge il talento dell’uomo più decisivo, Ibrahimovic, quasi straziante nella ricerca dei colpi che non gli riuscivano: lo svedese si sta consumando e dovrebbe rifiatare, perché ha giocato malissimo in Coppa e quasi peggio ieri, tanto da sembrare la brutta copia dell’Ibra che palleggia nello spot natalizio di Mediaset. Purtroppo mancava Uma Thurman. Mourinho non contraddice la propria insospettabile italianità, per quanto provi a nasconderla sotto belle parole.

Si era presentato come un allenatore diverso, e lo è sicuramente fuori dal campo, per spregiudicatezza di pensiero, ma quando deve disegnare le strategie non si distingue troppo dai suoi colleghi istruiti a Coverciano: l’Inter impone subito la propria fisicità, induce gli avversari a un avvio tremebondo, offre il meglio quando rulla il prato a ritmi alti e aggressivi, come fino al 2-0, ma quando sente di avere in mano il match tira a gestirlo, perde intensità e qui nascono le sue incertezze. Infatti mentre guida il campionato, fatica a esprimersi in Champions League e fanno sorridere, di Mourinho, le mosse così splendidamente nostrane, come infoltire la difesa (Burdisso per Stankovic al 39’) per preservare il vantaggio oppure consumare tutti i cambi nel finale per far scorrere il tempo. Di Special c’è poco, la sua è un’antica normalità utile però a tenere l’Inter sulla rotta dello scudetto, sebbene i tifosi chiedano di più come spettacolarità di gioco. Ieri se non altro hanno visto alcune prodezze nel festival del tacco: nel raddoppio l’hanno usato sia Cruz per avviare l’azione, sia Muntari per stupire gli avversari e deviare in porta il tiro cross di Maicon; nella rete partenopea, ci ha messo il tacco Zalayeta per mandare la palla oltre i difensori interisti e dare a Lavezzi l’opportunità di realizzare con un mezzo cucchiaio. Grandi giocate e non un grande gioco. All’Inter però va bene così.
 
 

 

Inter ko a San Siro con il Panathinaikos. Ma i nerazzurri sono qualificati.DISASTROSA E SCONCERTANTE PRESTAZIONE DEI SUPER MILIARDARI MORATTIANI CHE SI QUALIFICANO GRAZIE AD UN GOL DEL .....WERDER !!!!!

Inter-Juve 1-0: gol fortunoso di Muntari, bianconeri deludenti. Tiago ko, rigore negato a Marchionni

i precedenti:1979-80 4-0;1980-81 1-0;1981-82 0-0;1982-83 0-0;1983-84 1-2;1984-85 4-0;1985-86 1-1;1987-88 2-1;1987-88 2-1;1988-89 1-1;1989-90 2-1;1990-91 2-0;1991-92 1-3;1992-93 3-1;1993-94 2-2;1994-95 0-0;1995-96 1-2;1996-97 0-0;1997-98 1-0;1998-99 0-0;1999-00 1-2;00-01 2-2;01-02 2-2;02-03 1-1;03-04 3-2;04-05 2-2;05-06 1-2;06-07 juve in serie B;07-08 1-2;08-09 1-0...[img no.111225 © inter.it]

 

Sulley Muntari esulta dopo il gol vittoria. Reuters

 

 
Zlatan Ibrahimovic, 27 anni, festeggia la sua doppietta decisiva a Palermo. LaPresse
Zlatan Ibrahimovic, 27 anni, festeggia la sua doppietta decisiva a Palermo. LaPresse
PALERMO, 15 novembre 2008 - Mourinho è stato di parola. Il tecnico dell'Inter aveva detto: "Domani sera avremo più punti della Juve". Detto, fatto. I nerazzurri battono 2-0 il Palermo al Barbera. Doppietta di un Ibrahimovic a tratti onnipotente. Il centravanti svedese toglie ogni impaccio ad un'Inter che per la verità nel primo tempo aveva zoppicato parecchio, stentando molto sul piano della manovra. Ma quando in squadra hai un fuoriclasse come Ibra diventa tutto più facile. Ed è la risposta più convincente - quella del campo - a chi si chiede(va) come mai l'ex Ajax non salti una partita. Due sue prodezze individuali spengono ogni ardore alla squadra di Ballardini, che si è afflosciata dopo il primo svantaggio. E l'Inter ha potuto così giocare in spazi più larghi, facendo vedere buoni spunti, nella ripresa. Legittimando un successo che significa primo posto solitario in classifica, al riparo dei risultati di Milan e Napoli. La Juve ora è distante 3 punti e 7 giorni: sabato prossimo al Meazza lo scontro diretto. Senza Cordoba. Era diffidato, ha rimediato un ulteriore giallo.
SCHIERAMENTI - Primo tempo equilibrato e poco spettacolare. Mourinho copre l'Inter contro i rigori invernali da trasferta. Tridente in soffitta, fuori una punta (Mancini, Quaresma non è neppure convocato) e dentro quattro centrocampisti centrali. Si rivede Muntari. Davanti c'è Cruz, per la prima volta in questa stagione a far coppia con Ibrahimovic. Ballardini schiera l'ex Fontana per l'infortunato Amelia, Miccoli, recuperato, gioca in avanti con Cavani.
POCHE EMOZIONI - L'Inter parte forte. Come ritmo. È un po' arruffona, ma ammucchia angoli e mischie. Senza esito. Poi dal 10' il Palermo si scuote dalle titubanze iniziali e comincia a macinare gioco. Occasioni, però, pochine. Cruz rischia di testa l'autorete. Replica di Ibra, che conclude una ripartenza con un destro violento: Fontana si salva in angolo. Poco altro. L'Inter non trova sbocchi sulle fasce e in avanti Ibrahimovic è poco assistito dagli sporadici inserimenti dei centrocampisti. Il Palermo ci prova, ma senza esagerare. Mai prendersi troppa confidenza (e concedere spazi) alla prima della classe.
PERLA IBRA - Si riparte senza cambi. E Ibrahimovic si inventa una magia da tre punti. Fuori area, defilato sulla destra, lascia partire un destro violento che svaria e finisce nell'angolino, insaccandosi accanto al secondo palo. Fontana è sorpreso. E trafitto. Inter avanti.
FURIA INTER - Ora l'Inter spinge. Cattiva. Ritrovata. Fontana rischia di farsi sorprendere da una conclusione di punta di Cruz. Poi Ibrahimovic, scatenato, salta un uomo, calcia sul primo palo, Fontana è efficace. Ancora corner. Fontana esce a vuoto, Muntari non ne approfitta. Ma il 2-0 è dietro l'angolo.
RADDOPPIO IBRA - La segna, e chi sennò, il solito Ibrahimovic. Con una punizione potente dal limite dell'area. Un bolide squassante, sul quale a Fontana, che non ha messo benissimo la barriera, non basta il riflesso. Gara chiusa. E Inter capolista solitaria.

Inter-Udinese 1-0: decide Cruz

Domenica, 09 Novembre 2008 16:31:06
[FOTO Domenica, 09 Novembre 2008 16:31:06]

[img no.110828 © inter.it]

[img no.110820 © inter.it]



 

 Magia di Ibra, l'Inter batte il Bologna
I nerazzurri agganciano la vetta,5 ottobre 2008

<b>Magia di Ibra, l'Inter batte il Bologna<br/>I nerazzurri agganciano la vetta</b>
FRAME
FRAME FRAME FRAME
FRAME
FRAME
FRAME
FRAME
INTER-werder brema
Champions League

 

RIMARRA' LA SUPERCOPPA ITALIOTA ED IL TITOLO DI VICE CAMPIONE DEI CAMPIONI INTERCONTINENTALI....
 
 

 

 
 
 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 

 


 

 

 
L'APPROFONDIMENTO

 

 
DAL MEDIOEVO AL MEDIOEVO, BREVE STORIA DI UNA NAZIONE ALLO SFASCIO....

DOMENICA 30 marzo 2008 muore in una piazzola autostradale un ragazzo di 28 anni tifoso del Parma, travolto da un pullman in fuga di tifosi juventini, era in programma Juventus-Parma,dopo il tentativo, da parte dei tifosi del Parma,di aggredire quelli della Juventus per "vendicare" gli scontri che si ebbero all'indomani di un Parma-Juventus del 2005, scontri che costarono il divieto di frequentazione di tre anni comminato al medesimo tifoso parmigiano poi ucciso nella piazzola. Andare in giro con dei colori addosso è diventato un enorme rischio per tutti, a prescindere dall'appartenenza ad una presunta tifoseria organizzata. Una logica medioevale che ha preso piede in una nazione vuota, completamente svuotata di significati, per cui è lecito e logico ammazzarsi per un mondo perlinato di miliardari, piuttosto che impegnarsi quantomeno nel cercare di fare meno danni possibili quando ci si muove. Code in ogni dove, qualsiasi interstizio è riempito da parcheggi, auto e Centri Iper Commerciali con rimesse sotterranee a 100 metri di profondità rasentando le falde acquifere. Un paese spogliato, inquinatissimo, sostanzialmente invivibile socialmente ha creato questi vuoti pneumatici che si riempiono di scaramucce artificiose tra parti di fazioni risultato di macerie post-comuniste/neo-fasciste/consumiste. Una medioevalizzazione aggiornata al terzo millennio che, partendo da una economia statual-familiare-clientelare italiota delinquenziale, Garrone presidente della petrolchimica Erg e della società sportiva Sampdoria che vuole i contributi statali del Cip6-Enel per stoccare i suoi rifiuti tossico-nocivi nell'Etna previa autorizzazione del Ministero dell'Ambiente ( intervista documentata da Beppe Grillo nello spettacolo Reset, ndr) come specimen di una schiera spaventosa di personacce insediate contemporaneamente in 3-4 consigli di amministrazione di aziende che dovrebbero essere l'ossatura produttiva di una nazione, finisce nel liquame di una società scorporata di infinitesimali interessi egoistici senza la pur minima tensione sociale. In questo spurgo disintegrato si "illuminano" queste morti, questi assassinii voluti e confezionati così come sono volute le morti a migliaia sui posti di lavoro di una nazione economicamente barcollante tra la servitù della gleba ed il mega capitalista-latifondista ante rivoluzione industriale. Ma non è l'inizio questo: è la fase finale di un processo che, nel caso specifico del così detto calcio, ha avuto origine negli anni sessanta, gli anni del boom economico, anni che videro il primo morto da stadio nel 1963 a Salerno, durante Salernitana-Potenza, tal Giuseppe Plaitano morto a seguito delle botte seguite dagli scontri avvenuti tra tifosi e forze di polizia dopo che veniva annullato un gol alla Salernitana. Quella morte "collaterale" fu il segno del "cambiamento dei tempi" dato il sorgere della STRATEGIA DELLA TENSIONE voluta da servizi segreti destrorsi deviati che disseminavano bombe ed attentati in tutta la penisola per contrastare la regal borghesia sinistrorsa annoiata che si industriava nel terrorismo "romantico" che doveva scuotere le masse proletarie. Quelle scaramucce, che lasciarono parecchi morti "sfigati", nel senso che si ritrovarono lì per caso, non per scelta, che andarono ad esaurirsi biologicamente, nel senso che i ventenni sessantottini, diventarono i trentenni settantottini pronti ad accogliere "l'onda lunga" del rampantismo tangentocrate italiota, quella classe dirigente oggi verso la gerontocrazia clerical-sovietica sempre ad impastare nei discorsi elettorali le stesse medesime cose che farfugliavano alla fine dei settanta: sicurezza, sviluppo, più ricchezza, meno tasse, si spostarono negli stadi, visti con lungimiranza come nuovo teatro di pseudo scontro di masse impastate: nel 1979 così a Roma, con una scacciacani, un tifoso della Roma ammazzava un tifoso della Lazio, Paparelli. Da lì in poi, mentre i brigatismi rifluivano tra morti, incarcerati a vita, fuggitivi, riplasmati nelle televisioni private, voltagabbana, giornalisti prezzolati come prime penne intellettuali, iniziò una straordinaria discesa: nel 1983 all'indomani di Milan-Cremonese un tifoso del Milan, Fonghessi, veniva accoltellato a morte da altri tifosi del Milan. Vistisi in difetto, i tifosi "organizzati" dell'Inter cercarono subito di "pareggiare" i conti accoltellando un tifoso dell'Austria Vienna all'indomani di Inter-Austria Vienna di coppa Uefa del 1983. Nel frattempo si moltiplicavano gli scontri tra tifoserie con contusi, feriti gravi....Dai e dai i tifosi dell'Inter pareggiavano i conti durante la trasferta Ascoli-Inter del 1988, quando il tifoso ascolano Filippini ci lascivaa la pelle durante gli scontri con i supporter neroazzurri. Gli ultras rossoneri non rimasero a guardare: nel 1989 durante Milan-Roma muore un giovane tifoso romanista colto da infarto mentre scappava da una carica dei supporter rossoneri. I neroazzurri tentano il "pareggio" durante un Inter-Napoli del 1990 passato alla storia per gli striscioni antisemiti esposti sfruttando le travi di sostegno della copertura dello stadio. Il pareggio vero e proprio arrivava durante un Inter-Cagliari del 1991 quando moriva un ragazzo volando da una delle torri che porta agli spalti in circostanze misteriose. Nel maggio 1993 all'altezza della stazione di Arquata Scrivia, si scatena una battaglia campale tra i tifosi del Milan e quelli della Sampdoria, i cui treni speciali per tifosi incrociavano proprio in quella stazione. Non ci scappa il morto solo per miracolo, tuttavia i supporter rossoneri si "riportano in vantaggio" nel 1995: durante la trasferta Genoa-Milan moriva il tifoso del Genoa Spagnol accoltellato a morte da Simone Barbagia, un neotifoso del gruppo "Brasati". Nel frattempo la liceità dello scontro si era pervasa di simbologia neonazista: solo il decreto Mancino sulla sicurezza negli stadi del 1993 impose lo scioglimento del gruppo SKIN INTERISTA appostatosi nella così detta Curva Nord. Il 1995 segna una ulteriore involuzione in quanto lo scontro ed il morto viene cercato a prescindere dalla partita e non necessariamente nei pressi dello stadio. Infatti nel 1994, 30 gennaio, Salvatore Moschella, 22 anni, muore gettandosi dal treno su cui viaggia dopo essere stato aggredito con alcuni tifosi del Messina di ritorno dalla trasferta di Ragusa. I siciliani prima lo picchiano e poi continuano a infastidirlo. Moschella, nel cercare una via di fuga, si getta dal finestrino, mentre il treno rallenta in prossimità della stazione di Acireale. E ancora:  il 24 maggio 1999, la mattina seguente la partita tra il Piacenza e la Salernitana, sfida decisiva per la permanenza in serie A, il treno speciale che riporta a casa gli oltre 3 mila tifosi campani, proprio in prossimità della stazione di Salerno, prende fuoco in una galleria. Nel rogo, appiccato dagli stessi tifosi, perdono la vita quattro giovani supporter granata. La cadenza si accelera: il  17 giugno 2001 a Messina si disputa l'acceso derby con il Catania, decisivo per la promozione in serie B. Tra le due tifoserie prima della partita si verifica un reciproco lancio di oggetti. Dal settore degli ospiti viene lanciata una bomba-carta che esplode in mezzo ai tifosi della Curva Nord e ferisce Antonino Currò, 24 anni, il quale finisce in coma e dopo pochi giorni muore. Poco prima i tifosi interisti, ancora in difetto nei confronti del "derby" dei morti con i "cugini", tentarono di scaraventare un motorino dal secondo anello della Curva Nord al primo durante Inter - Atalanta, solo la transenna della curva ha impedito la caduta del mezzo sopra la testa delle persone che assiepavano la parte sottostante. Le pesantissime squalifiche comminate alle società di calcio responsabili dei propri tifosi, nella fattispecie all'Inter fu inibito lo stadio di San Siro per 4 giornate disputando le partite casalinghe a minimo 300 chilometri di distanza da Milano per motivi di sicurezza, non interrompono la discesa:il pastone della faziosità infatti coinvolge le stesse forze di polizia che si distinsero "brillantemente" nel pestaggio reiterato e folle durante il G8 di Genova, pestaggio che produsse la reazione delle persone e la morte del giovane Giuliani ucciso da un altrettanto giovane Carabiniere, tal Placanica. E' un ulteriore salto verso il basso:  Il  20 settembre 2003, finisce in tragedia il derby Avellino-Napoli. Muore Sergio Ercolano, ventenne tifoso partenopeo, precipitato nel vuoto durante gli scontri tra tifosi e polizia. In questo caso la società Napoli fu obbligata a giocare fuori dallo stadio  casalingo per otto partite. Non basta: le forze di polizia furono accusate, durante il derby Roma-Lazio del 21 marzo 2004, di aver investito un bambino durante gli scontri con le tifoserie giallorossa e bincoazzurra, e per questo la partita fu sospesa. In realtà la notizia era falsa. Nell'aprile 2005 i supporter nero azzurri dell'Inter sospendevano il derby di Coppa dei Campioni con un fittissimo lancio di fumoggeni in campo dopo l'annullamento di un gol dell'Inter: siamo al tutti contro tutti, ovvero i gruppi "disorganizzati" si scontrano contro i loro stessi dirimpettai, contro la polizia e contro le stesse società per le quali fanno il tifo. All'indomani di questa partita veniva emesso il decreto Pisanu sopra la "sicurezza degli stadi", introducendo il biglietto nominale, il divieto di trasferta, il divieto di striscioni e l'ingresso elettronico scannerizzato.  Nonostante ciò il tutti contro tutti segnò il derby siciliano tra Catania e Palermo del 2 febbraio 2007. Nella battaglia campale rimane sul campo l'ispettore di polizia Filippo Raciti, le cui dinamiche della morte sono ancora da stabilirsi con precisione. Non finisce quì: nel novembre 2007, in una piazzola di sosta dell'Autostrada del Sole, all'altezza di Arezzo, muore Gabriele Sandri, ucciso da un colpo di pistola di un poliziotto che interveniva per dividere le tifoserie laziali e juventine che erano venute al contatto. Scoppia una mezza rivoluzione a Milano, Bergamo e Roma con i gruppi ultras che prima sospendono le partite Inter-Lazio, Atalanta-Milan e Roma-Cagliari, e poi si scagliano contro le stazioni di polizia con l'intento di "vendicare" la morte del "loro commilitone"...in mezzo l'Italia vinceva il mondiale di calcio nel 2006 con lo scandalo del calcio scommesse che coinvolgeva arbitri, società di calcio e le stesse strutture che regolamentano quello che chiamano sport.

 

AFFARISTI CON SCIARPA E SPRANGA

Il capo dei Commandos, qualche anno prima, non poteva entrare allo stadio. Però alla festa del Milan campione d’Italia, nel 2004, aveva un tavolo accanto a quello del presidente Berlusconi. «Noi siamo soliti festeggiare con la nostra famiglia allargata», dice la società. Una definizione che comprende sia il presidente della Regione Formigoni e l’allora sindaco di Milano Albertini, sia una quindicina di ultrà esponenti deiCommandos, delle Brigate Rossonere, e della (oggi sciolta) Fossa dei leoni. Un frammento dei rapporti pericolosi che Inter e Milan intrattengono con i «cattivi» delle curve. Rapporti leciti,ma alla base di un giro d’affari da milioni di euro, della gestione di un potere su migliaia di ultrà, e di un meccanismo di ricatto più o meno latente verso i club. Che negli ultimi mesi è sfociato in unatentata estorsione ai danni dei rossoneri.Concolpi di pistola e un pestaggio.
Equilibrio sottile
Rapporti a rischio. I capi ultrà viaggiano spesso sugli stessi charter che portano i giocatori e i dirigenti. «Ma volano a loro spese», fanno sapere da Milan e Inter. Entrano negli spogliatoi di San Siro e nelle aree vip. Perché i leader della curva possiedono pass nominali, con tanto di foto per «muoversi liberamente in ogni settore dello stadio, compresi gli spogliatoi dei giocatori » (deposizione di un dirigente del Milan). Lostesso succede per l’Inter.Avolte, i legami diventano lavorativi. Come per un esponente di Alternativa rossonera, impiegato in un ufficialissimo Milan point. Infine, sul sito delle Brigate rossonere Gilardino, Inzaghi, Kakà e Gattuso mettono gratuitamente a disposizione la loro (costosa) immagine per pubblicizzare magliette, cappellini e felpe del gruppo. Fin qui, niente di illecito. Solo la prova di una certa contiguità tra le società e i gruppi di tifosi più estremi. Di contatti che vengono considerati inevitabili. E da coltivare: servono a «responsabilizzare» i capi dei tifosi, con il risultato «di essere una delle squadre meno sanzionate in Europa e in Italia», come chiarisce un responsabile del Milan in un verbale della Digos. Il fatto è che l’equilibrio è fragile. E il confine tra rapporto corretto e complicità sottile.
Il patto nerazzurro
Quindici maggio 2005, a San Siro si gioca la partita Inter-Livorno. In curva Nord, quella nerazzurra, compare una croce celtica. Sventola per pochi minuti, poi viene ritirata. Cosa è accaduto? Un responsabile della polizia ha avvertito un referente della curva, che ha girato immediatamente l’ordine: «Fate levare quella roba». Il magistrato che ha indagato sugli ultrà interisti parla di collaborazione «efficace». È il sistema nerazzurro, per come è stato ricostruito dagli investigatori. Funziona così: concessione di benefici «limitati» ai capi-curva in cambio di una sorta di «servizio d’ordine». Il tutto sotto la supervisione della polizia, che però non compare mai sugli spalti. L’Inter assicura cinquanta biglietti omaggio «consegnati a Franco Caravita (leader della curva Nord, ndr) e da questi gestiti con successiva distribuzione » ad altri esponenti degli ultrà. La contropartita, per l’immagine e per le casse di una società di calcio, è enorme: una curva calma, niente guerriglia urbana (rarissima fuori da San Siro negli ultimi anni), poche multe per incidenti e lancio di fumogeni. Ma come: si tratta con i «cattivi»? Ci si affida a loro per il servizio d’ordine, anche se alcuni hanno precedenti penali? E qual è il limite di questi accordi? La risposta l’ha data il pm Fabio Roia chiedendo l’archiviazione dell’indagine sul lancio di fumogeni che portò all’interruzione del derby diChampions del 12 aprile 2005: «È evidente come questa intesa possa suscitare qualche perplessità sotto il profilo etico e della eventuale prospettiva investigativa, ma la gestione dell’ordine pubblico in situazioni di particolare complessità comporta una visione ampia e flessibile del problema». Un pragmatismo efficace da un lato,mache dall’altro rappresenta una sorta di resa del sistema calcio: le società sono i «soggetti deboli» per il principio della responsabilità oggettiva (le intemperanze dei tifosi si pagano con multe e squalifiche del campo); polizia e carabinieri non entrano mai nelle curve di San Siro per evitare «possibili provocazioni», eun anello chiave della sicurezza sono gli ultrà stessi. Viene da pensare: ma cosa succede negli stadi italiani se questo modello,come accertato dopo mesi di indagine, è il risultato della «bonifica culturale» del presidente Moratti? Se il calcio è una macchina da soldi, 3 per cento del Pil, le curve tentano di ritagliarsi la propria fetta. Il tifo che diventa mestiere.
Il giro d’affari
Primo: i biglietti per le trasferte. Di solito le società li vendono ai rappresentanti della curva. Niente di illecito.Maquesto cosa comporta?Unodei capi ultrà del Milan haammessodi rivenderli a 2-3 euro in più.Edè il primo ricarico. Sui biglietti si fonda poi l’organizzazione dei viaggi: pullman e treni per le trasferte più vicine, aereo per quelle distanti. I curvaioli comprano il pacchetto completo. Che comprende, ovviamente, altri ricarichi. Moltiplicando per le 18 trasferte di campionato, più quelle di coppa Italia e di Champions, alle quali partecipano in media, per le squadre milanesi, tra le mille e le 4 mila persone, si scopre che una stagione calcistica può fruttare 5-600 mila euro. Sottobanco poi, è un’altra storia: biglietti regalati, venduti sottocosto o pagati inmododilazionato. Per l’Inter la magistratura ha escluso questa prassi, sul Milan (come parte lesa in un tentativo di estorsione da parte di gruppi ultrà) c’è un’indagine in corso. «Ma per società molto importanti — spiega Maurizio Marinelli, direttore del Centro studi sulla sicurezza pubblica— l’omaggio può arrivare anche a un migliaio di biglietti». In questo caso gli introiti per gli ultrà-affaristi si moltiplicano. «I capitifoseria hanno un potere enorme —aggiunge il procuratore capo di Monza, Antonio Pizzi, che ha condotto l’inchiesta oggi passata a Milano —. Ricattano le società che forniscono loro biglietti sottocosto o in omaggio. Il giro d’affari per una curva è nell’ordine di milioni di euro».Aquesto fiume di soldi bisogna aggiungere gli aiuti per le coreografie (negati dalle società) e la vendita dei gadget: cappelli, felpe, magliette. Questa è la montagna di soldi da spartire. Che non arriva a tutta la curva, manelle tasche dei pochi che comandano. Conseguenza: i capi degli ultrà milanesi pensano più agli affari che alla violenza. Ma appena gli equilibri si spostano, c’è qualcuno che per entrare nel business è pronto sparare. È quel che sta succedendo intorno a San Siro.
La tentata estorsione
Nell’autunno 2005 si scioglie, dopo 37 anni, la Fossa dei Leoni. È un gruppo storico del tifo rossonero, ma ha due macchie: è l’unico rimasto di sinistra e non risparmia le critiche alla società. La ragione dello scioglimento sembra tuttadacercarsi dentro il codice d’onore ultrà: i Viking juventini hanno rubato lo striscione alla Fossa, che per la restituzioneha chiesto la collaborazione con la Digos. Questa storia è anche un pretesto. In realtà, c’è già un nuovo gruppo, di destra, che sgomita per la leadership: i Guerrieri ultras. I Guerrieri si sarebbero alleati con le Brigate Rossonere. I Commandos vanno in minoranza. E pagano. «I nuovi cominciano a sgomitare. In due direzione: per guadagnare spazio nella curva e per ottenere il riconoscimento dalla società. Che consente di partecipare al giro d’affari» spiega un investigatore. Così, l’ottobre scorso, due uomini in moto sparano alle gambe di A. L., 32 anni, esponente dei Commandos, davanti a un supermercato di Sesto San Giovanni. Il 25 gennaio, un altro leader dello stesso gruppo viene picchiato fuori da San Siro da sette persone (due sono state arrestate e stanno per andare a processo). È conciato così male che ancora oggi non si sa se ce la farà. Intanto, i Guerrieri chiedono biglietti alla società. Forse anche abbonamenti. Mail Milan, per due volte, rifiuta. E, combinazione, subito dopo per due volte dalla curva piovono fumogeni: Milan- Lilla, 6 dicembre, e Milan-Torino, 10 dicembre 2006. Il Milan annuncia una linea più dura: taglia i pass. Galliani va in procura a Monza, che nel frattempo ha indagato dieci ultrà:«Manon sono io che mi occupo di queste cose». Non c’è stata nessuna denuncia. La procura è arrivata alla tentata estorsione indagando sulla sparatoria. «Nei nuovi gruppi di ultrà—rivela uninvestigatore — ci sono molti delinquenti comuni, con precedenti per spaccio e rapine». Sicuri che valga la pena tenerli in famiglia?

I MAFIO-FASCISTI:I NUOVI DELINQUENTI

«Vogliono farci le scarpe, tanto poi a chi gliene frega di dare i biglietti a loro o di darli a noi». Così, al telefono, discutono due ultrà milanisti del gruppo «Commandos tigre».
In curva sud, al Meazza, è tempo di faide. Una nuova formazione è nata, sulle ceneri della disciolta «Fossa dei leoni». «Guerrieri ultras». Cercano spazio tra le frange del tifo. E, soprattutto, mirano a un riconoscimento da parte del Milan. Perché dietro la fede calcistica, esistono interessi economici:
il mercato del bagarinaggio e il merchandising della curva.

Ogni mezzo è lecito.

Dalle aggressioni ai gruppi rivali alle intimidazioni nei confronti della società di via Turati. E sette «Guerrieri» sono stati arrestati, con l’accusa di associazione per delinquere, tentata estorsione, resistenza a pubblico ufficiale e lancio di oggetti durante una manifestazione sportiva. Nelle scorse settimane, l’ultima minaccia al club. Tagliandi per la finale di Champion’s League di questa sera, «o non saremo più in grado di tenere buoni i ragazzi della curva».

Una «cupola» agli ordini di Giancarlo «Sandokan» Lombardi e Giancarlo Capelli (il «Barone», capo storico della curva rossonera), seguiti da Mario Diana, Claudio Tieri, Alessandro Pozzoli, Marco Genellina, e Federico «Pablo» Zinguerenke. Gli agitatori della «sud», costati al Milan multe e il rischio di vedersi squalificare il campo. Per questo, la società avrebbe dovuto cedere ai ricatti dei «Guerrieri».

Milan-Lilla del 6 dicembre scorso .
(A San Siro vengono accese torce e fumogeni).

Lombardi invia un sms a Diana: «Dopo che sono state accese, ma tante, chiamami».
Pochi minuti dopo, ancora Lombardi: «Grande, le ho viste». E poi, «Bella torciata».
L’ultimo messaggio di Sandokan è delle 21.22, a Pozzoli: «Sì,
camerata, ma per le torce diffidano il campo?».

Ancora: Milan-Torino.

Lombardi, dopo il lancio di due torce, commenta con Zinguerenke: «Dici basta?».
Risposta: «Penso di sì, sicuramente un altro giro è una botta. L’arbitro ha scritto».
Ancora Lombardi: «Allora basta!».

Alle 18.17, Lombardi chiama Pablo: «Ma secondo me, se chiami il Milan e chiedi un incontro adesso te lo danno...».

Questa la pretesa: agire in una «zona franca» e diventare interlocutori della società. Perché «la costituzione dei “Guerrieri ultras” - scrive il gip Federica Centonze nell’ordinanza di custodia cautelare - non è che un pretesto per stabilire una posizione di egemonia che prevede la commissione di delitti anche gravi, quali il ferimento di Avignano (il tifoso aggredito a colpi di pistola lo scorso 16 ottobre a Sesto san Giovanni), lo sfondamento dei cancelli, l’estorsione e che consenta la gestione degli affari che ruotano intorno allo stadio».

In particolar modo, «la gestione dei biglietti concessi dalla società Milan», così da «determinare notevoli introiti per i gruppi organizzati».

L’ultimo business, la finale di coppa. Il 10 maggio scorso, Sandokan e il Barone si presentano nella sede del Milan. Parlano con la responsabile del settore booking della società rossonera, e con l’amministratore delegato del «Milan Entertainment». Pretendono biglietti per la partita contro il Liverpool. La società prende tempo. I «Guerrieri» chiedono di incontrare il presidente Sivio Berlusconi.
L’avvertimento è che «siamo in grado di condizionare l’atteggiamento di tutta la tifoseria ultrà della curva, verso chicchessia». La minaccia, più esplicita, è di non essere più in grado di «tenere buoni i ragazzi». Ancora, tra il 14 e il 17 maggio scorso, in via Turati arrivano e-mail minatorie. Nel frattempo, la contestazione monta anche a San Siro. Striscioni e cori contro l’amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani. Lo scorso 9 gennaio, dopo aver sporto denuncia, Galliani ha spiegato agli investigatori della Digos di aver saputo «dalla Gozzi che le richieste di questi tifosi riguardavano disponibilità e gestione dei biglietti della curva sud», ma di «non aver mai avuto alcun tipo di rapporto diretto con il tifo organizzato».

Lesioni volontarie gravissime.
Condanne miti (l'accusa era tentato omicidio) per Michele Caruso (4 anni e 4 mesi, domiciliari) e Max Colombo (3 anni e 4 mesi, libertà vigilata), detto Nanà, i due ultras milanisti (Brigate rossonere) protagonisti del pestaggio al 42enne Walter Settembrini avvenuto prima di Milan-Roma del 25 gennaio.

La sentenza di ieri, però, conclude solo un capitolo di una storia tutta da raccontare.

A partire dall'ultras del Milan (Commandos Tigre, gruppo di riferimento di Settembrini) gambizzato il 17 ottobre 2006 a Sesto S.Giovanni.

Un fatto che le indagini inquadrano in uno scontro per gli affari (2 milioni di euro l'anno) in curva Sud. Dietro la lotta di potere, scatenata dopo lo scioglimento (oscuro) della Fossa (2005), ci sarebbero pregiudicati legati al crimine organizzato che opererebbero all'ombra di un nuovo gruppo ultras (arrivato dopo la Fossa).

Tra questi un elemento di spicco della banda di narcotrafficanti della Barona - non presente tra i 57 arresti di una settimana fa - , che partecipò alla sparatoria di via Faenza (1998), e un altro coinvolto nell'omicidio di Rocco Lo Faro (1996), figlio del boss della 'ndrangheta Sante Pasquale Morabito.

http://city.corriere.it/news/articolo.php?tipo=cronaca&id=48198&id_testata=2

L’ESTREMA DESTRA

L’uccisione avvenuta il 29 gennaio 1995, prima della partita Genoa-Milan, del giovane tifoso Vincenzo Spagnolo sul piazzale antistante lo stadio Ferraris, colpito al cuore da una coltellata da un ultrà milanista, mise in evidenza una realtà già profondamente mutata.

Dall’inizio di quel campionato si erano, infatti, già formate le “Brigate rossonere due”, una sorta di gruppo informale e clandestino, di struttura parallela al club ufficiale. Al suo interno anche qualche figura proveniente dalla militanza nell’estrema destra. La “rissa” a Genova, come scrissero i magistrati, “era stata da loro programmata”.

Alcuni dei personaggi coinvolti li ritroveremo nuovamente, di lì a qualche anno, implicati in almeno due altri gravissimi fatti di sangue:
- il ferimento nell’aprile 1997, sui Navigli, in piena campagna elettorale, del consigliere comunale di Rifondazione comunista
Davide Tinelli,
- l’assassinio di Alessandro Alvarez, un giovane neofascista, nel marzo del 2000 a Cologno, nell’ambito di un mai chiarito regolamento di conti
sul crinale di oscuri traffici di armi e droga. Quest’ultimo episodio portò alla rocambolesca assoluzione dell’unico imputato, un neofascista a sua volta, riconosciuto innocente solo per l’impossibilità di utilizzare le prove raccolte, irregolarmente acquisite dai carabinieri che sequestrarono senza autorizzazione un suo giubbotto con tracce di polvere da sparo, e raccolsero illegalmente una sua deposizione in cui lo stesso confessava di essere stato presente al momento dell’agguato.

I “ GUERRIERI”

Lo scioglimento della “Fossa dei leoni” giunse al termine di un lungo conflitto strisciante, prendendo a pretesto il furto di uno striscione ad opera di ultras juventini.

La “Fossa” venne accusata di aver richiesto l’intermediazione della Digos. Un fatto inaccettabile secondo le regole della curva. Prima le accuse, mai realmente dimostrate, poi le pressioni, le minacce e le aggressioni, infine la decisione da parte dei dirigenti della “Fossa” di abbandonare.

Nel vuoto creatosi si materializzò un nuovo gruppo che ne prese subito il posto, i “Guerrieri ultras”, con il simbolo di un guerriero scozzese. Non spuntavano proprio dal nulla, già presenti in curva, legati come ormai brigate e commandos a consolidati giri di malavita organizzata, colsero solo un’occasione. La curva con i suoi affari, valutabili secondo alcune stime, in due milioni di euro l’anno (tra rivendita di biglietti, gadget, coreografie e organizzazione delle trasferte), rappresentò un richiamo irresistibile.

Così è oggi la curva sud, quella del Milan, con nuovi padroni, in procinto di ridisegnare le gerarchie, non tramite infiltrazioni di tipo politico. I richiami sempre più insistenti alla destra sembrerebbero rappresentare in definitiva solo una conseguenza del prevalere di ambienti criminali, da sempre con spiccate simpatie destrorse.

Due i fatti di cronaca su cui la magistratura sta indagando.

- Il ferimento a colpi di pistola, il 17 ottobre dello scorso anno, a Sesto San Giovanni, di un esponente dei “Commandos tigre”,
- l’aggressione a Milano, fuori dallo stadio, il 25 gennaio, ad un altro tifoso milanista proveniente dai centri sociali, accusato di essere un confidente della polizia. Dieci gli indagati per il primo episodio, due le persone arrestate per il secondo.

IL FATTO - Martedì scattano le manette ai polsi di Giancarlo Capelli, alias "Il Barone", 59enne storico capo della curva rossonera. E poi, ai polsi di Giancarlo "Sandokan" Lombardi, 32enne, Mario Diana, 40 anni, Claudio Tieri, 33 enne, Federico Zinguernke, detto Pablo, 31enne, Alessandro "Peso" Pozzoli, 34 anni e Marco Genellina, 24enne. In effetti nell'ordinanza di custodia firmata dal gip Federica Centonze, ricorrono anche i nomi di Karim Navarrini, Cristian Torti e Davide Maarouf. Per loro tre però il pm non chiede alcuna misura cautelare, visto che non si configura il reato associativo.

LE MOTIVAZIONI - Perchè sono finiti in carcere? Per estorsione ma anche "per tutta una serie di delitti, in occasione e nell'ambito di manifestazioni sportive calcistiche, ed in particolare di reati di porto e lancio di torce ed artifizi pirotecnici e di estorsione, ai danni della società Milan Ac", scrive il gip. In effetti questa dizione generica è solo il preludio a una brutta storia che potrebbe - almeno a livello di ipotesi - essere "replicabile" come modello anche per altre società (ricordate il derby tra Roma e Lazio con i tifosi in campo?).

IL FERIMENTO - Le indagini cominciano con il ferimento di Leonardo Avignano, il 16 ottobre 2006. Il ragazzo "viene attinto da uno dei colpi d'arma da fuoco esplosi al suo indirizzo dal passeggero di una moto che immediatamente dopo si dà alla fuga" presso il Centro Commerciale 'Vulcano' di Sesto San Giovanni. Gli inquirenti indagano e cosa scoprono? Che Avignano risulta "appartenere ad un gruppo organizzato di tifosi ultras denominato Commandos Tigre. Le notizie acquisite in quel frangente dalla Digos di Milano e dalla Ps di Sesto San Giovanni convergono nella direzione di un atto criminale derivato da dissidi e risse verificatisi all'interno della curva ultras milanista, rispetto ai quali l'atto a danno di Avignano sembra avere una finalità punitiva". E qui occorre qualche spiegazione alle carte processuali.

LA STORIA - I Commandos Tigre sono una delle organizzazioni della curva milanista. Nascono poco dopo la Fossa dei Leoni, nata nel 1968. Le “Brigate rossonere”, la seconda formazione per importanza, arrivarono più tardi, nel 1975. Sono gli anni in cui nella curva sud dello stadio di San Siro, protagonisti migliaia di giovani, si sventolava un gran bandierone con il ritratto del Che. Un fenomeno solo in parte imitativo delle grandi manifestazioni di massa dell’epoca. Questo è lo scenario "consolidato" della tifoseria milanista, che poi però comincia a mutare. Dopo un anno dalla discesa in campo di Berlusconi. A mostrare quanto sia avvenuta la virata a destra dei supporter è l'uccisione avvenuta il 29 gennaio 1995, prima della partita Genoa-Milan, del giovane tifoso Vincenzo Spagnolo sul piazzale antistante lo stadio Ferraris. Dall’inizio di quel campionato si erano, infatti, già formate le “Brigate rossonere due”, una sorta di gruppo informale e clandestino, di struttura parallela al club ufficiale. Al suo interno anche qualche figura proveniente dalla militanza nell’estrema destra. La “rissa” a Genova, come scrissero i magistrati, “era stata da loro programmata”.

Non è finita, il tifo è molto agitato al suo interno. In preda a una sorta di convulsione politica. Nell’aprile 1997, sui Navigli, in piena campagna elettorale, viene ferito il consigliere comunale di Rifondazione comunista Davide Tinelli.

Nel marzo del 2000 a Cologno Alessandro Alvarez, un giovane neofascista, viene assassinato. Alla fine, dopo questo travaglio, muore la Fossa dei Leoni. E nascono i Guerrieri, con il simbolo di un guerriero scozzese.

I Guerrieri iniziano a "sgomitare". Non sono entrati in campo per nulla. Il loro intento è mettere le mani su un business molto redditizio, quello della rivendita dei biglietti. Un giro d'affari che viene stimato sui due milioni di euro all'anno.

"Il gruppo dei Gerrieri compare nell'autunno del 2005 - spiegano i magistrati - ad opera dell'indagato Giancarlo Lombardi che, dopo lo scioglimento della storica Fossa dei Leoni, cerca spazio all'interno della curva. Come si vedrà nel proseguio, tuttavia, la presa di posizione di Lombardi e soprattutto il metodo prevaricatore con cui cerca di affermarsi, determinano una serie di tensioni, legate in particolar modo alla gestione dei biglietti concessi a condizioni agevolate dalla società Milan, e fino a quel momento destinate alle formazioni consolidate, quali i 'Commandos Tigre', con il loro referente Michele Cardona, detto 'Ricky', e le 'Brigate rossonere', in persona del loro leader Giancarlo Capelli detto il Barone".

IL BARONE - Capelli, appunto. Il rispettatissimo "Barone". 59 anni, si trova all'improvviso senza organizzazione alle spalle. La Fossa si è sciolta, il leone è fuori dalla gabbia. Cerca un nuovo gruppo da guidare, con l'esperienza e la diplomazia, la forza e il carisma. Per Lombardi, alla ricerca di un posto al sole (e allo stadio) per i Guerrieri, è l'uomo giusto per "sfondare" e imporsi. Ma per fare questo deve prima provocare una rottura del "Barone" con l'altro capo storico, quello dei Commandos, Cardona.

Impresa riuscita, stando alle parole che Simone Chiodi, altro esponente dei Commandos, pronuncia davanti agli inquirenti: "Di certo c'è che il Cardona e il Capelli hanno litigato e da quel momento si può dire che non c'è più unità nella Curva, quasi una sorta di anarchia. Una mia deduzione è che il Lombardi sia riuscito nell'intento di spaccare la Curva per acquisire più potere con il suo gruppo - racconta Chiodi - Ricordo che durante la partita Milan-Torino ad un certo punto il Lombardi venne giù da noi stranamente per la prima volta a vadere la partita. Si fermò infatti per tutto il primo tempo. Quando furono lanciate le torce (in campo, ndr) lui si alzò con le mani ai fianchi guardando prima tutto il nostro settore e poi sopra, non proferendo parola. Noi rimanemmo di ghiaccio. Per la prima volta mi è sembrato che da noi sepreggiasse un senso di impotenza per un'azione che disapprovammo totalmente ma per la quale non abbiamo reagito perché avevamo la consapevolezza di vivere al di fuori delle regole dello stadio da sempre accettate da noi, e all'interno di una logica puramente mafiosa e criminale fatta di ricatti ed intimidazioni".

In pratica il meccanismo è semplice. Torce, bastoni, violenza. Tutto viene utilizzato per prendere il sopravvento all'interno della curva. E per coprire quel buco lasciato vuoto dalla Fossa dei Leoni.

IL MILAN - Ma non è l'unica direzione seguita da Lombardi e Capelli. Perchè l'obiettivo non è solo quello di avere il predominio, ma soprattutto quello di ottenere i tagliandi a prezzi scontati da rivendere. E allora Claudio Tieri, dei Guerrieri, inizia a tempestare di telefonate la società rossonera. All'altro capo del telefono risponde a volte Daniela Gozzi, responsabile della gestione settore stadio, a volte Marco Minorati, addetto al booking.

"Il Tieri continuava ad insistere di voler essere messo in contatto con qualche dirigente della società, minacciando, al contempo, che nel caso in cui la sua richiesta in merito ad un'eventuale distribuzione di bilgietti a favore del suo gruppo, sia da parte della società Milan, che da parte degli altri gruppi Ultras non fosse stata prese in considerazione, di poter causare disordini allo stadio sia tramite lancio di torce in campo che con scontri con gli altri gruppi ultras interni alla curva milanista, anche in occasione della partita del giorno successivo, l'8 novembre 2006", spiega Minorati ai magistrati. Lombardi chiama Tieri proprio l'8 novembre. E una sua frase intercettata è eloquente: "Noi siamo noi, vogliamo farci i cazzi nostri e lì dentro tutti si fanno i cazzi loro, non vedo il motivo perché non dobbiamo avere il filo diretto con la società".

Filo diretto a qualunque costo. E se c'è da portar dentro razzi e mazze, non ci sono problemi. Lo conferma una telefonata del 13 novembre 2006 tra Tieri e Karim Navarrini.

TIERI: Cazzo, mi sono perso i gadget sabato sera
NAVARRINI: che gadget?
T. Eh il casco, il manganello, qualche pezzo di quei poliziotti
N. ahhh
T. Era da scavallargli tutto
N. che non è facile, vuol dire anche pigliarle se gli vai sotto per rubargli la roba è pericoloso. Ho sentito che li avete pettinati mica da ridere
T. e minchia Marcone (Genellina, ndr) sta entrando, aveva una torcia in tasca, minchia questo lo ha brancato io mi sono subito messo in mezzo, ma oh, ma che cazzo fai, mollalo gli ho detto, minchia per una torcia stai facendo questo bordello, minchia si gira l'altro, sbammm, parte con il manganello
N, oh, ma sei scemo?
T. oh ragazzi, ma siete fuori? a quel punto lì cosa abbiamo fatto, io glio ho dato un caclio a uno, è arrivato l'altro, il vecchio di fossa...
N. Pablo?
T. Pab lo, ha caricato di bestia poi nel frattempo quell'altro correva dietro a Marco verso le rampe, minchia quando quelli lì sono partiti, gli altri due li abbiamo mollati un attimo son partiti, siamo riusciti a tirargli le manganellate da dietro, minchia sono finiti in un angolo tutti e tre e tutti attorno, la loro fortuna che è arrivato Giancarlo che ha detto "ragazzi lasciateli stare"
N. dopo ti vengono su ad acchiappare se li ammazzi eh...
T. va beh, magari li spaccavi un po', ERA UN PUNTO DOVE NON C'ERANO TELECAMERE

MODELLO LAZIO - Sempre Tieri parla al telefono con Navarrini una settimana dopo. E dà un'indicazione interessante.

T. Sembra che la società si stia ammorbidendo anche su un discorso di agevolare bene determinate cose. Se sti merda invece di pagare le multe ci girano un po' di soldi per fare un po' di cose non sarebbe mica male...
N. Come fanno alla Lazio che non pagano le multe e pagano gli ultrà. Li pagano e basta
T. "almeno darci una mano nelle trasferte più cazzute, o regalami il biglietto o pagami il volo"
T. Dice che la società dovrebbe agevolarli, rompendo meno i coglioni, altrimenti lancerebbero fumogeni in campo per fare multare di 250mila euro la società, "così ci romperebbero meno il cazzo e ci darebbero le loro agevolazioni Alitalia".
N. Se vogliono rompere i coglioni, romperemo i coglioni
T. Spacchiamo lo stadio e glielo buttiamo in campo, però non lo facciamo alla partita del Milan ma a quella dell'Inter, così almeno squalifichiamo il campo a loro.

Tieri è sempre più esplicito, e direttamente con il Milan, parlando con la Gozzi. "Da questi biglietti facciamo uscire anche dei soldi che servono a diciamo... dare com un rimborso spese a chi dà una mano a contribuire a far sì che la curva sia sempre piena... Signora i fumogeni si possono eliminare, dipende tutto da voi, gli ho detto. Noi non abbiamo nessun problema a non accendere i fumogeni, dipende da voi! Ho detto, per adesso noi stiamo tranquilli.

 

 

«Morto il super-ricercato nazista»

Una tv tedesca svela il mistero: «Stroncato dal cancro
nel '92, viveva sotto falso nome in Egitto»

Aribert Heim
Aribert Heim

La lista dei nazisti ricercati si apriva con il suo nome: Aribert Heim, il «dottor morte», responsabile di atroci esperimenti nei campi di sterminio. Lo cercavano dal Sud America al Vietnam e invece si era nascosto in Egitto, dove sarebbe deceduto per un tumore nel 1992. A scoprire la verità un’inchiesta congiunta della tv tedesca Zdf e del New York Times. Convertitosi all’Islam, Heim si faceva chiamare Tarek Hussein Farid ma per molti era semplicemente lo «zio Tarek». Aveva la passione per le foto, ma evitava di farsi riprendere. Per tenersi in forma percorreva quasi 20 chilometri al giorno e ogni tanto giocava a tennis. Amava trascorrere ore al famoso caffè Groppi del Cairo, dove ordinava spesso la cioccolata e offriva dolciumi ai figli degli amici. Un profilo che non sembra quello di un criminale di guerra feroce.

 

UN ALTRO MENGELE - Durante il nazismo, Heim usava i prigionieri come cavie. Eseguiva operazioni senza anestesia, iniettava veleni e benzina, conduceva test terribili sui malcapitati. Una crudeltà pari a quella dell’altro «dottore», Josef Mengele. Per anni gli hanno dato la caccia arrivando ad offrire una taglia di oltre un milione di dollari, lanciando appelli e sollecitando la collaborazione internazionale. Dopo aver vissuto a Baden-Baden, Heim fugge prima in Francia, poi in Marocco e quindi si stabilisce al Cairo nell’hotel Kasr Al Madina della famiglia Doma. Durante il lungo soggiorno prepara dossier, conduce ricerche sugli ebrei, scrive lunghe lettere che spedisce, con il nome di Youssef Ibrahim, al