Borse, scivola l'indice europeo
Milano chiude a -2,42%. Allarme Ue
Ancora una giornata negativa sulle
Piazze del Vecchio Continente. Il Dj
Stoxx 600 ai minimi da 12 anni
Tokyo (Afp)
NEW YORK - Ancora
giornata negativa per le Borse del
Vecchio Continente,
dopo i
tonfi di lunedģ.
Sul finale di seduta l'Europa ha
toccato i minimi degli ultimi dodici
anni: il Dj Stoxx 600, l'indice che
sintetizza l'andamento dei
principali listini del Vecchio
Continente, ha ceduto l'1,5% e si č
riportato sui livelli del novembre
1996. Nuova chiusura negativa dunque
per Piazza Affari, che assieme a
Londra ha accusato la peggiore
performance europea. I timori per
l'economia hanno di nuovo preso il
sopravvento, complici le parole del
numero uno della Fed, Ben Bernanke,
che ha esortato ad ampliare l'azione
di salvataggio delle banche e ha
parlato di un mercato del lavoro
peggiorato. A Milano il Mibtel ha
chiuso in calo del 2,42% e l'S&P/Mib
del 2,4%. Male Eni, Espresso e Seat.
A Parigi il Cac40 ha perso l1,04%,
a Francoforte il Dax lo 0,52%, a
Londra il Ftse100 il 3,14%, a Madrid
lIbex35 lo 0,7%, ad Amsterdam lAex
in calo del 3%.
WALL STREET - Non
va meglio per Wall Street, che pur
avendo aperto in terreno positivo
sostenuta dalle ricoperture
tecniche, ha girato in negativo dopo
l'intervento del presidente della
Fed Ben Bernanke. L'indice Dow Jones
perde ora lo 0,28% a 6.744,26 punti,
l'S&P 500 arretra dello 0,51% a
697,26 e il Nasdaq segna un -0,05% a
1.322,22 punti.
ALMUNIA
- A pesare sulla situazione delle
Borse europee anche le dichiarazioni
del Commissario Ue agli Affari
Economici Joaquin Almunia per il
quale «ci sono dei rischi per le
banche» dell'Europa centrale e
dell'Est. «Gli asset delle
sussidiarie delle banche estere si
sono deteriorati a causa della
crisi, ora dobbiamo avere bilanci in
ordine ed equilibrati in tutta la Ue,
condizione necessaria perchč gli
istituti di credito riprendano a
finanziare l'economia».
Almunia perņ ha poi specificato che,
anche se secondo le regole dell'Eurozona
non č possibile un piano di
salvataggio a favore di un Paese,
nessuno Stato che si trovasse nei
guai sarą lasciato solo. «Il punto
peggiore di questa recessione non č
stato ancora raggiunto»: ha poi
aggiunto il commissario Ue agli
Affari economici e monetari. «Forse
il momento peggiore lo stiamo
vivendo adesso - ha proseguito
Almunia - e spero tra qualche mese
si possa dire che il peggio č
veramente passato. Noi prevediamo
una graduale ripresa dall'inizio del
2010, ma č una valutazione prudente.
Molte sono le incertezze e grandi
sono i rischi». Almunia ha quindi
sottolineato come l'Europa «soffre
conseguenze gravi sul fronte
strettamente economico, ma anche
conseguenze gravi sul fronte sociale
che probabilmente si
intensificheranno nei prossimi
mesi».
GIAPPONE
- Ha chiuso gli scambi a -0,69% la
Borsa di Tokyo, limitando le forti
perdite segnate in mattinata, dopo
il tonfo di
lunedģ che ha portato il Nikkei a
-3,81% e a Wall Street il Dow Jones
a -4,25% e il Nasdaq a -3,99%.
L'indice č sceso a 7.229,72 punti,
50,43 in meno della chiusura di
lunedģ. Nel corso della seduta,
tuttavia, č apparso indirizzato
verso il tonfo quando ha raggiunto
un minimo a 7.088,47 punti (-2,63%),
il livello intraday pił basso dal 28
ottobre, giorno in cui l'indice di
riferimento del listino scese sotto
quota 7mila (a 6.994,90), ai minimi
degli ultimi 26 anni.
SU IL
PETROLIO - Sale intanto il prezzo
del petrolio in Asia. Nel
dopomercato elettronico che fa
riferimento al Nymex, la Borsa merci
di New York, a Singapore il greggio
"light sweet" per consegna a aprile
č stato trattato a 40,43 dollari a
barile, con un rialzo di 0,28
dollari sulle quotazioni di lunedģ
sera a New York, dove aveva perso
4,61 dollari, pari al 10%, scendendo
a 40,15 dollari a barile.
AMERICA
LATINA - In America Latina le Borse
chiudono con fortissime perdite,
sulla scia di Wall Street. In
Messico lindice Ipc perde 822,38
punti, pari al 4,63%. La Borsa
argentina, con lindice Merval, ha
perso 75,54 punti, pari al 7,41%. A
Caracas, in Venezuela, lindice Ibc
ha perso 409,55 punti, pari
all1,10%. Malissimo anche il
mercato azionario brasiliano, con
lindice Ibovespa che ha perso
1.948,62 punti, pari al 5,10%.
Chiusura in pesante ribasso anche
per la Borsa canadese: lindice S&P/Tsx
Composite ha perso 435,51 punti,
pari al 5,36%.
Almunia: "Rischi deterioramento"
Bernanke: "Ancora molto da fare"
Secondo il
presidente della Fed l'agenda di
Obama "č ambiziosa"
ma c'č una "considerevole
incertezza" sull'impatto del piano
di stimoli
Il
commissario Almunia
BRUXELLES - Non sono rosee, le
previsioni sull'economia del
Vecchio Continente. Come
dimostrano le dichiarazioni
rilasciate oggi dal commissario Ue
agli Affari monetari, Joaquin
Almunia. Il quale non ha escluso
una nuova revisione al ribasso
delle stime di crescita europee.
"Oggi posso dire che i rischi di
un deterioramento della situazione
sono pił elevati", ha detto
parlando a Bruxelles.
Non stanno meglio gli Stati Uniti:
il budget presentato dal
presidente Barack Obama č
"un'agenda ambiziosa", ha
affermato, in Senato, il
presidente della Fed Ben Bernanke.
E perņ permane una "considerevole
incertezza" sull'impatto dello
piano di stimolo fiscale
sull'economia. "C'č ancora molto
da fare per stabilizzare il
sistema", ha aggiunto Bernanke,
suggerendo "azioni coraggiose da
parte del governo, anche se questo
significa gonfiare il debito
pubblico".
Le indicazioni di Bernanke. "E'
meglio agire con decisione oggi
per risolvere i nostri problemi -
ha detto Bernanke - l'alternativa
potrebbe essere quella di un
episodio prolungato di stagnazione
economica che non solo
contribuirebbe a una ulteriore
deterioramento della situazione
fiscale ma implicherebbe anche in
bassa produzione, bassa
occupazione e bassi redditi per un
lungo periodo".
Bernanke ha aggiunto che la
situazione del mercato del lavoro
"č peggiorata nell'arco delle
ultime settimane" e per questo i
tassi di interesse "rimarranno con
tutta probabilitą bassi per
diverso tempo". Il governo, ha
concluso Bernanke, dovrą estendere
il suo intervento a favore del
sistema bancario, oltre i 700
miliardi dei fondi Tarp (il piano
di salvataggio dell'economia, ndr).
Di quanto dovrą estenderlo lo si
saprą tuttavia solo una volta
effettuati gli stress test sulle
banche.
Le stime di Almunia. Nelle
previsioni presentate il 19
gennaio scorso, la Commissione Ue
aveva annunciato un calo del Pil
dell'1,9% nella zona dell'euro e
dell'1,8% nella Ue-27 nel 2009,
mentre per il 2010 le aspettative
indicate erano per una ripresa
lenta: +0,4 in Eurolandia, +0,5%
nella Ue. "Quando abbiamo
presentato le previsioni, avevo
detto che i rischi erano
equilibrati, vale a dire che
c'erano sia possibilitą di un
ulteriore deterioramento, sia
possibilitą di un miglioramento -
ha spiegato Almunia - Al momento
attuale, posso dire che i rischi
di un deterioramento della
situazione sono pił elevati".
Il piano di salvataggio. Se un
paese dell'area euro dovesse
diventare insolvente č stata gią
studiata una soluzione di
salvataggio. A rivelarlo č ancora
Almunia: "La soluzione esiste", ha
dichiarato. Aggiungendo perņ che
non sarebbe corretto divulgare i
contenuti dello schema di
emergenza. Il commissario si č
limitato a rivelare che il piano
scatterebbe prima di un eventuale
richiesta di intervento al Fondo
monetario internazionale.
Bond europei. Almunia ha anche
parlato degli euro bond,
giudicando "ragionevole" la loro
emissione da parte di un gruppo di
Stati membri della Ue. L'idea ha
sostenitori ma anche molti
oppositori in Europa, tra cui la
Germania, maggiore contribuente
del bilancio Ue.
Spagna, allarme lavoro. Nel paese
il numero dei disoccupati č
cresciuto a febbraio del 50%
rispetto allo stesso mese del
2008, pari a 3,48 milioni di
persone. I dati diffusi dal
ministero del Lavoro iberico
mostrano come solo nell'ultimo
mese la crescita dei disoccupati
sia stata del 4,6%, pari a 154.058
unitą. Nei giorni scorsi Eurostat
aveva evidenziato come il tasso di
disoccupazione fosse salito in
gennaio al 14,8%, contro l'8,2%
dell'eurozona.
Francia, allarme conti pubblici.
Nel 2009 il rapporto deficit-pil
francese supererą "sicuramente" il
5%. Lo ha dichiarato il primo
ministro Francois Fillon,
precisando che "l'orizzonte
dell'equilibrio di bilancio si
allontana". Fillon ha anche
stimato a pił di 50 miliardi il
disavanzo supplementare, di cui 20
miliardi a causa delle minori
entrate legate alla crisi e 30
miliardi di spese di rilancio. E
ha anche confermato che il governo
si attende una contrazione
dell'economia nel 2009 tra l'1 e
l'1,5%.
(3 marzo 2009)
CRISI: SANTANDER, CONGELARE
RISCATTI CLIENTI FONDO BANIF
Il Santander, la prima banca
spagnola, ha chiesto al Cnmv, la
Consob iberica, il permesso di
congelare i riscatti del suo fondo
immobiliare Banif, dopo che gli
investitori avevano chiesto il
rimborso immediato dell'80% dei
capitali del fondo, pari a 2,62
miliardi di euro. "Il fondo - spiega
la divisione immobiliare del
Santander - non liquidita' a
sufficienza per pagare un simile
ammontare".
Giappone, Pil a picco del
12,7%
"La crisi peggiore del dopoguerra"
Il governo
pensa ad un piano da 170 miliardi di
euro
Il ministro delle Finanze
giapponese Shoichi Nakagawa
TOKYO - Il Pil giapponese
nell'ultimo trimestre 2008 č
crollato del 12,7% su base annua.
Il declino rispetto a
luglio-settembre č del 3,3%: si
tratta, rende noto il governo, di
una contrazione che č inferiore
solo al 3,3% (-13,1% su base
annua) segnato nel trimestre
gennaio-marzo del 1974, a causa
della prima crisi petrolifera.
Tanto che il ministro dell'ecomomia,
Kaoru Yosano, ha definito
l'attuale economica come la
peggiore dalla fine della II
guerra Mondiale. E, secondo
indiscrezioni di stampa, il
governo intende lanciare una
manovra supplementare anticrisi da
20.000 miliardi di yen, pari a
quasi 170 miliardi di euro.
Tra aprile e giugno, il Pil aveva
registrato una contrazione del 3
per cento, mentre tra luglio e
settembre dello 0,4 per cento. In
tutto il 2008, l'economia
nipponica ha ceduto lo 0,7 per
cento, per la prima volta in nove
anni.
A picco anche la produzione
industriale giapponese: a dicembre
l'indice ha registrato una
contrazione del 9,8% sul mese
precedente, mentre su base annuale
la produzione nipponica il tonfo č
stato del 20,8%, soprattutto a
causa dei settori auto ed
elettronica di consumo.
A fronte di una situazione
economica cosģ nera, il governo
giapponese e le forze che
compongono la maggioranza, secondo
la stampa locale, starebbero
pensando a una manovra
dell'equivalente di 170 miliardi
di euro.
Secondo la stampa giapponese,
infatti, l'obiettivo sarebbe di
mettere a punto un pacchetto, il
quarto in pochi mesi dopo quelli
di agosto, ottobre e dicembre,
prima del vertice del G20 in
programma il 2 aprile a Londra. Se
andasse in porto, la manovra
complessiva a favore
dell'economia, precipitata in una
profonda recessione, salirebbe
alla cifra record di 100.000
miliardi di yen, quasi 840
miliardi di euro.
Referendum in Venezuela, vince
Chavez
Nessun limite alla sua rielezione
Il presidente potrą candidarsi
tutte le volte che vorrą: «Abbiamo
aperto le porte del futuro»
Hugo Chavez festeggia la
vittoria (Reuters)
RIO DE JANEIRO - Al potere
gią da dieci anni, Hugo Chavez potrą
ora candidarsi alla presidenza del
Venezuela quante volte vorrą. Č il
risultato del referendum che si č
svolto ieri. Con il 54,3 per cento
di sģ gli elettori hanno approvato
l'abrogazione di alcuni articoli
della Costituzione che limitavano la
rielezione alla Presidenza e ad
altre cariche politiche. Per Chavez
si tratta di una secca rivincita
dopo aver perso, a fine 2007, un
referendum sulla trasformazione
socialista del Venezuela. Per
l'opposizione, invece, č uno stop
inatteso alla timida ripresa degli
ultimi anni.
RIVOLUZIONE BOLIVARIANA -
Nelle scorse settimane Chavez aveva
annunciato di voler restare al
potere ancora per alcuni decenni. Di
certo ci rimarrą fino al 2012,
quando scadrą l'attuale mandato.
Pochi minuti dopo la diffusione dei
risultati, le tre di notte in
Italia, il vincitore si č affacciato
al tradizionale «balcone del popolo»
del palazzo presidenziale tra il
tripudio dei suoi, cantando e
promettendo la prosecuzione della
rivoluzione bolivariana: «Abbiamo
aperto le porte del futuro, che sarą
socialista». Poi ha letto il
messaggio appena ricevuto da Fidel
Castro. «Una vittoria enorme,
impossibile da misurare», gli ha
scritto il vecchio leader cubano.
Nel discorso della vittoria Chavez
ha annunciato un anno di
consolidamento e «aggiustamenti»
delle conquiste gią realizzate,
riferendosi alleconomia. Il
Venezuela rischia una brusca
frenata, dopo anni di crescita, a
causa del crollo del prezzo del
petrolio, che pesa per oltre la metą
del reddito nazionale.
Usa, il piano Obama passa anche
al Senato
«Pietra miliare sulla strada per la
ripresa»
Il pacchetto da 787 miliardi
ottiene 60 sģ (compresi quelli di
tre repubblicani). Forse lunedģ la
firma del presidente
Barack Obama (Ap)
WASHINGTON - Poche ore dopo
il voto favorevole della Camera,
č arrivato anche il sģ del Senato:
il Congresso statunitense ha dunque
approvato il piano di stimolo
alleconomia da 787 miliardi di
dollari (nelle scorse settimane era
lievitato fino a 937 mld) presentato
dal presidente Barack Obama (scheda:
i punti). In Senato ha avuto
60 voti a favore (compresi quelli di
tre senatori repubblicani) e 38
contrari; alla Camera, dove
l'opposizione dei repubblicani č
stata unanime, aveva ottenuto 246 sģ
e 183 no. Il via libera, anche se
meno bipartisan del previsto, č un
traguardo per Obama che potrebbe
firmare gią lunedģ, a meno di un
mese dall'insediamento alla Casa
Bianca.
«PIETRA MILIARE» - Il
presidente, sottolineando che questo
č «solo l'inizio» del rilancio
dell'economia statunitense, ha perņ
parlato di «una pietra miliare
fondamentale sulla nostra strada
verso la ripresa» e si č impegnato
ad agire velocemente per mettere in
opera il piano. «Firmerņ questo atto
legislativo alla svelta, facendolo
diventare legge, e cominceremo a
fare gli investimenti immediati
necessari per riportare la gente al
lavoro» ha detto Obama nel suo
discorso settimanale, definendo
l'opposizione dei repubblicani
«salutare divergenza d'opinioni».
LE VOCI DI SPESA - Dei 787
miliardi, circa il 38% andrą in
sgravi fiscali, il 24% alla spesa e
il 38% agli aiuti. La voce pił
consistente del capitolo spesa
dovrebbero essere i 29 miliardi
destinati alla costruzione e
all'ammodernamento di strade e
ponti. Nel pacchetto dovrebbe
figurare anche un blocco dei bonus
per i top manager delle banche che
hanno gią ricevuto aiuti dal
governo: l'emendamento presentato
dal senatore Chris Dodd li fissa a
un terzo del compenso totale e
stabilisce che siano distribuiti
sotto forma di titoli.
BOTTA E RISPOSTA - «Doveva
essere un piano incentrato
unicamente sui posti di lavoro e
invece č diventato un piano
incentrato sulla spesa» ha detto il
leader repubblicano alla Camera John
Boehner, gettando platealmente sui
banchi una voluminosa copia del
testo della legge, di 1071 pagine. I
democratici hanno risposto che si
salveranno o creeranno 3,5 nuovi
posti di lavoro e che «milioni di
persone saranno aiutate». Ma non
hanno nascosto che la strada sarą
difficile e il piano non sarą una
panacea a tutti i mali: «Da solo non
risolverą i problemi economici di
colpo, sappiamo che la strada verso
la stabilitą e prosperitą richiede
del tempo, ma questa legge ha le
dimensioni e gli obiettivi giusti».
VOTI REPUBBLICANI - Al
Senato le operazioni di voto erano
iniziate alle 23.30 di venerdģ ora
italiana ma sono proseguite ben
oltre lora prevista per attendere
il senatore democratico dellOhio
Sherrod Brown, che era andato al
funerale della madre. In Senato ai
vorti dei democratici si sono
aggiunti quelli di tre repubblicani
moderati: il senatore della
Pennsylvania Arlen Specter e le
senatrici del Maine Susan Collins e
Olympia Snowe. Il documento di 1.071
pagine prevede circa 281 miliardi di
dollari in tagli fiscali per i
singoli individui e per le imprese e
oltre 500 miliardi di dollari in
spese federali, che saranno
destinate a infrastrutture, sanitą e
programmi statali e che dovrebbe
contribuire a creare o salvare 3
milioni e mezzo di posti di lavoro.
Il pacchetto contiene anche delle
controverse misure protezionistiche
nei settori dellacciaio, del ferro
e dei prodotti manifatturieri,
chieste dai sindacati ma la cui
effettiva applicazione rimane perņ a
discrezione dellamministrazione.
Pil Italia: 2008 al minimo dal
1993, in 4° trimestre da 28 anni
Istat calcola infatti che
l'effetto di trascinamento
sull'anno in corso sia di -1,8%,
il risultato previsto a fine anno
se la crescita dovessere risultare
zero in ogni trimestre."La
contrazione del Pil 2009 dovrebbe
essere ben superiore al -2% delle
previsioni governative e potrą
collocarsi tra -2,5% e -3%",
commenta Paolo Mameli di Intesa
SanPaolo.Anche per Marco Valli di
UniCredit Mib quest'anno si andrą
"molto vicini al -3%".Tra ottobre
e dicembre il Pil italiano č
crollato dell'1,8% su trimestre e
del 2,6% su anno. La flessione
trimestrale rappresenta il
risultato peggiore da almeno 28
anni, vale a dire dall'inizio
delle serie storiche nel 1980.In
media d'anno il Pil 2008 si č
contratto dello 0,9% con il
maggior calo dal 1993.Le attese
per l'ultimo trimestre erano ferme
a -1,2% ma un dato di produzione
industriale di dicembre peggiore
del previsto e revisioni negative
su ottobre e novembre proiettavano
rischi al ribasso sul consensus
degli analisti.Il dato comunicato
da Istat si colloca in
corrispondenza della pił
pessimista tra le 26 stime
raccolte da Reuters per la
variazione trimestrale.La crescita
del quarto trimestre ha deluso
ovunque in Europa evidenziando
tuttavia una tenuta migliore
dell'economia francese rispetto a
quella tedesca.Il Pil dell'area
euro su trimestre si č contratto
dell'1,5% segnando il peggior
risultato di sempre (-1,2% su
anno). Sull'intero 2008 la
crescita del blocco dell'euro si
ferma a 0,7%.La crisi originatasi
nel settore immobiliare
statunitense sembra aver finito
per colpire con pił violenza
l'Europa degli Stati Uniti.
Nell'ultimo trimestre 2008,
oltreoceano, la crescita ha
frenato dell'1% circa in termini
congiunturali.La Germania ha visto
il Pil contrarsi del 2,1%, invece
dell'atteso -1,8%, tra ottobre e
dicembre. La Francia invece ha
limitato la flessione a 1,2%,
appena un decimo di punto oltre il
consensus, grazie alla relativa
tenuta dei consumi e a un calo non
drammatico degli investimenti.Dietro
il dato italiano invece gli
analisti ritengono si nasconda un
contributo fortemente negativo di
esportazioni e investimenti, oltre
a un calo dei consumi comunque non
paragonabile alla frenata attesa
per le altre due voci.
Sul sito www.reuters.it altre
notizie Reuters in italiano
A
Davos
si siuniscono in questi giorni i
responsabili della finanza mondiale.
Tra di loro c'č anche il ministro
Tremonti, chiamato
Tremorti dai
risparmiatori italiani consapevoli.
Un giornalista americano gli ha
fatto un'intervista. Fino a quando č
rimasto su argomenti generici come
"Cos'č la finanza etica?" o "Che
differenza passa tra una good bank e
una bad bank?", Tremorti ha risposto
con la consueta profonditą di
pensiero. Quando perņ il giornalista
gli ha domandato se
Unicredit riceverą degli aiuti dallo
Stato, Tremorti č prima
sbiancato e poi si č dato alla fuga.
Guardate il filmato. Si vede Speedy
Tremonti e il giornalista
paralizzato con il microfono in
mano. E' uno spettacolo.
Vademecum per i giornalisti
stranieri che vogliono intervistare
Tremorti. Parole da non nominare
che lo inducono alla fuga:
- Geronzi
- Alitalia
- Debito pubblico
- Finanza creativa
- Rientro dei capitali dall'estero
- Unicredit, ma anche Banca Intesa
San Paolo
- Conti
dormienti
- Trasparenza bancaria
- Conflitti di interessi
- Falso in bilancio
- Elusione fiscale
- Condoni
- Parmalat
-Tango bond
- Draghi
- Default dello Stato italiano
- Fallimento dei Comuni italiani
- INPS
- Crescita del PIL nel 2009, ma
anche nel 2010
- Asta 2009 dei titoli di Stato
Tremorti si sta allenando. Lo
scatto felino che ha
esibito di fronte al giornalista non
nasce dal caso, ma č frutto di
lunghi allenamenti nei prati di
Arcore con lo psiconano. Quando gli
italiani gli chiederanno perchč il
Paese č finito in default sarą
pronto alla fuga. Dalla sua Sondrio
su per lo Stelvio verso l'Austria in
cui si dichiarerą
rifugiato politico.
Digitale
terrestre, prime sconfitte
"L'Italia, tra le ultime nazioni
per connettivitą, per diffusione
della cultura della Rete. Un Paese
di vecchi dentro,
senza informazione libera, senza
diffusione della banda larga, senza
servizi in Rete. Un Paese che ha
saputo esprimere il portale
Italia.it (Plis
visit our counttri di Rutelli)
progettato dal capo magazziniere
Stanca e rilanciato dalla Brambilla
a chiappe divaricate in subborg. Un
Paese con con il ditalino
terrestre,la rosa nel culo
fondato sulla pubblicitą
delle reti televisive dello
psiconano asfaltato....."
Gli esperti
tv: «Tecnologia costosa, limitata,
obsoleta» Esperienza difficile in
Sardegna. E si guarda al satellite
Auto,
l'allarme di Marchionne
«In Italia 60 mila posti a rischio».
Solo 24 ore prima aveva dichiarato
di aver preso il 35% di Chrysler....LE
URLA DI BEPPE GRILLO DA PIAZZA
FARNESE:E' un Paese
che
non c'č pił, un Paese dove
la Fiat tre giorni fa
dichiara che ha comprato il 35%
della Chrysler e crolla in borsa.
Oggi dichiara che deve
licenziare dai 60.000 ai 100.000
individui.
E' un Paese che non c'č pił, dove la
veritą si sa all'ultimo momento.
Siamo invecchiati di cento anni con
Obama. Obama parla di Rete, di
democrazia dal basso, mette le leggi
e le fa discutere in Rete una
settimana prima di promulgarle.
Noi abbiamo lo psiconano che fa la
campagna elettorale in Sardegna a
spese dello Stato. Un premier che fa
campagna elettorale per un
partito... italiani!
Non voglio gridare, voglio calmarmi,
voglio essere buono e non dire
neanche una parolaccia. Non voglio
neanche nominare Napolitano, se no
poi dicono Grillo attacca il
Presidente.
Banca Intesa valuta prestito a Fiat,
si parla di finanziamento da 3
miliardi di euro
Il governo pensa a incentivi per la
rottamazione per una cifra dai 300
ai 400 milioni
Auto,
vertice su aiuti a Palazzo Chigi
Marcegaglia: a rischio 300mila posti
Scajola:
"Pacchetto entro dieci giorni".
Epifani: "Non si puņ perdere tempo"
Montezemolo: "La situazione non č
rosea, servono decisioni chiare e
rapide"
ROMA - Nuovo round di
discussione oggi per gli aiuti al
settore auto. Dopo
l'incontro di ieri sera tra il
governo e i vertici del Gruppo
Fiat,
a Palazzo Chigi si discute delle
misure da prendere e la Borsa
scommette sul risultato positivo,
regalando in chiusura al titolo
dell'azienda torinese un +6,8%.
Scajola smentisce le cifre. Il
governo č pronto a mettere sul
tavolo, secondo indiscrezioni, un
pacchetto che prevederebbe
incentivi per la rottamazione per
un totale di circa 300 milioni di
euro. La somma potrebbe tuttavia
essere rivista al rialzo fino a
400 milioni, anche se il ministro
dello Sviluppo Economico Claudio
Scajola getta acqua sul fuoco: "Le
cifre non corrispondono a quello
che vogliamo fare che corrisponde
a provvedimenti incisivi ma
compatibili con la finanza del
nostro paese". Si parla
soprattutto di rottamazione per
incentivare l'acquisto di auto
ecologiche Euro 4 e Euro 5 in
sostituzione di vetture Euro 0, 1
e 2.
Ancora 10 giorni. A Palazzo Chigi,
il governo annuncia alle parti
sociali che entro dieci giorni
l'esecutivo varerą un pacchetto di
incentivi per fronteggiare la
crisi del settore. L'impegno
dell'esecutivo, avrebbe precisato
Scajola, č su "misure per il
rinnovo del parco circolante
collegate all'ambiente e misure di
sostegno all'innovazione".
Il ruolo delle Regioni. Per
conoscere la disponibilitą delle
risorse che verranno messe in
campo per l'auto, chiarisce alla
fine del vertice il segretario
generale della Cisl Raffaele
Bonanni, bisognerą attendere la
prossima riunione tra governo e
parti sociali. Il leader della
Cgil Guglielmo Epifani precisa che
prima di varare provvedimenti
sugli ammortizzatori sociali e
sull'auto, l'esecutivo attende
l'esito del tavolo con le Regioni.
Ma il tempo stringe. "I nodi
vengono al pettine - aggiunge
Epifani - quello che si č voluto
negare prima ora č evidente", e la
situazione occupazionale "sta
diventando veramente pesante. Non
c'č tempo da perdere".
L'idea Banca Intesa. Intanto
emergono indiscrezioni sul
possibile contributo di alcune
banche. "Stiamo lavorando con loro
sul prestito. Cifre non ne
faccio", conferma da Davos
l'amministratore delegato di Banca
Intesa, Corrado Passera,
rispondendo a una domanda dei
giornalisti sulla possibilitą di
un finanziamento da parte delle
banche alla Fiat. Secondo le voci
arrivate alla stampa Unicredit,
Banca Intesa e Bnp Paribas
starebbero preparando un prestito
da circa tre miliardi di euro.
Disoccupazione in agguato. La
crisi nel settore e nell'indotto,
secondo il presidente di
Confindustria Emma Marcegaglia,
rischia di mettere in pericolo
fino a 300 mila posti di lavoro
sul totale di una filiera di un
milione di addetti. La previsione,
fatta al vertice a Palazzo Chigi,
si riferisce all'eventualitą di un
calo degli ordinativi del 60% nel
primo trimestre dell'anno. La
situazione dell'industria
automobilistica, rincara il
presidente di Fiat, Luca Cordero
di Montezemolo, č "molto, molto,
difficile in Italia" e "le
prospettive per il futuro non sono
certo rosee". "Questa situazione
di indecisione - aggiunge - č
molto dannosa per il mercato.
Quello che ci interessa č che ci
siano decisioni chiare e rapide".
Veltroni contro gli annunci. "Con
le voci di annunci di incentivi -
denuncia invece il segretario del
Pd Walter Veltroni - si blocca il
mercato perché nessun italiano si
compra la macchina se pensa che un
mese dopo scattano gli incentivi.
Il governo la deve smettere con
gli incentivi e prendere decisioni
nell'interesse del Paese".
Sciopero a
Mirafiori. La giornata fa
registrare anche uno sciopero del
lavoratori dello stabilimento Fiat
di Mirafiori, dalle 15 alle 17,
"contro il rischio della chiusura
di stabilimenti e di
licenziamenti". Con un corteo
attraverso la fabbrica. "Non ci
faremo chiudere dagli spiccioli di
Tremonti, la Fiat mantenga la
produzione in Italia", commenta il
segretario generale della Fiom
torinese, Giorgio Airaudo.
«Č reale
il pericolo che 60 mila lavoratori
restino a casa senza un intervento
del governo»
Sergio
Marchionne (LaPresse)
TORINO
- A
due giorni dal tavolo sulla crisi
del settore automobilistico in
programma a palazzo Chigi tra
Governo, imprese del settore e
sindacati (Fiom, Fim, Uilm e Fismic),
l'ad di Fiat Sergio Marchionne
conferma i timori espressi dai
sindacati e lancia l'allarme: «Il
rischio che 60.000 lavoratori del
comparto auto, in Italia, restino a
casa, se non ci sarą un intervento
del governo, č reale» ha detto
l'amministratore delegato del
Lingotto. Marchionne ha parlato
entrando all'Unione Industriale dove
si tiene la riunione del consiglio
direttivo sulla crisi economica.
ECOINCENTIVI - L'ad Fiat ha
confermato dunque il calcolo del
segretario nazionale della Fim-Cisl,
Bruno Vitali che in mattinata aveva
sottolineato come il settore "automotive"
(auto, camion, autobus e in generale
la produzione di mezzi di trasporto
su ruote) ha registrato un calo
della domanda del 20%. «Se questo
calo diventa strutturale - ha
spiegato Vitali entrando in
un'assemblea alla Fiat Mirafiori
carrozzerie proprio sulla crisi e
sull'incontro con il Governo - i
posti di lavoro a rischio potrebbero
essere 60.000. Ci aspettiamo che il
Governo metta in campo ecoincentivi
all'acquisto e intervenga affinchč
le produzioni italiane non vengano
dismesse e trasferite all'estero».
«INTERVENTO PER TUTTI» - Parole
condivise dallo stesso Marchionne.
«Dal governo ci aspettiamo un
intervento per tutto il settore
dell'auto, che sta vendendo il 60%
in meno dell'anno scorso». «Non si
tratta di aiutare la Fiat, ma di
fare ripartire un intero comparto
produttivo e tutta l'economia», ha
aggiunto Marchionne. Quanto alle
affermazioni del ministro
Roberto
Calderoli su un ipotetico intervento
del governo
(«Se arrivano
gli aiuti alla Fiat ci sarą la
rivolta popolare»), Marchionne si č
limitato a dire: «Sono d'accordo, il
sostegno deve essere dato a tutto il
settore».
PURTROPPO NON C'č SCAMPO, MA NESSUNO
LO DICE....Italiano,
44 anni. Prima di essere disoccupato
faceva l'operaio. Non aveva pił un
soldo. Ultimamente gli avevano
tagliato luce, gas e telefono. Si č
ucciso la notte di Capodanno
sparandosi un colpo in testa. Gli
inquirenti, giunti sul posto, hanno
preso atto. La matematica statistica
non č un'opinione: si sa gią che la
crisi economica si porterą dietro
una lunga scia di suicidi. Nel 1980,
solo fra i cassintegrati della Fiat,
si tolsero la vita in 150. La
spiegazione ci viene dal "Sole 24
ore";sentite questa: "L'uso di
cocaina da parte di operatori del
mondo della finanza puņ aver avuto
un ruolo nel dispiegarsi della crisi
che ha colpito i mercati". Lo
scrive Silvio Garattini, direttore
dell'Istituto di scienze
farmacologiche Mario Negri
di Milano sul Sole 24 Ore.
La realtą č un'altra:nessuna
legge č in grado di evitare la
precarietą del SUB-proletario e
nemmeno di introdurla. La
forza-lavoro č una merce la cui
richiesta, proprio come accade per
tutte le altre merci, dipende dal
mercato, ormai internazionale. La
Chiesa, che con le parole del Papa
manifesta "preoccupazione per
l'aumento di forme di lavoro
precario" deve piegarsi alla
legge fondamentale del Capitale,
quella della miseria crescente.
Essa č pił potente della Divina
Provvidenza, i cui ministri non
possono far altro che predisporre,
come hanno fatto nella Diocesi di
Milano, fondi-famiglia per i
bisognosi. i numeri sono pił forti
di tutto:Secondo un'analisi della
Confartigianato, i precari ammontano
al "12% del totale degli
occupati e il loro aumento, in un
lustro, č cinque volte di pił
dell'incremento registrato dai
lavoratori dipendenti a tempo
indeterminato". In ogni caso, a
mancato rinnovo del contratto non
esistono "ammortizzatori sociali", e
i giovani precari restano senza
alcun reddito. Buttati fuori dalla
produzione, non
possono ovviamente trovar posto
negli organismi politico-sindacali
tradizionali, strutturati
gramscianamente per posto di lavoro.
Di fronte all'accozzaglia
obsolescente di questo sistema
economico si staglia con vigore il
rischio di INSOLVENZA MONDIALE.
Gli
Stati Uniti,per esempio, hanno un
enorme deficit pubblico, privato e
commerciale. Esso assomma a 53.000
miliardi di dollari, quattro volte e
mezza il PIL americano e pari al PIL
mondiale. Una dichiarazione
d'insolvenza da parte degli USA non
č pensabile al di fuori di una
guerra generalizzata, ma il mondo
incomincia ad essere insofferente di
fronte a una situazione che peggiora
a ritmi accelerati da quando Nixon
minacciava ricordando agli
interlocutori internazionali:
"Il dollaro č la nostra moneta ma il
vostro problema". In Europa č l'EURO
il problema.
Gli accordi di Maastricht
prevedevano che il debito pubblico
consolidato non superasse il 60% del
PIL e che il deficit annuale di
bilancio dovesse rimanere al di
sotto del 3%. Il debito italiano
equivale invece al 104% del PIL ed č
il terzo nel mondo per ordine di
grandezza. Il deficit č al 3,8%. In
questa situazione il ministro
italico del welfare ha
dichiarato: "C'č qualcosa di
peggiodella recessione: č
la bancarotta dello Stato,
un'ipotesi improbabile, ma non
impossibile".
Detto dal responsabile del
"benessere" suona alquanto sinistro.
L'Economist sostiene da
parte sua che se lo stato italiano
non riuscirą a vendere i suoi titoli
in concorrenza con quelli stranieri,
potrebbe fare la fine dello stato
argentino nel 2001. Il bello della
faccenda č che nessuno dice che cosa
bisognerebbe fare. Perché nessuno lo
sa. Nel frattempo scoppiano delle
bolle:
1. Malmoe
A
Rosengaard, quartiere periferico
di Malmoe, in Svezia, sono durati
una settimana gli scontri
tra giovani e polizia. E' saltata
per un momento l'immagine di
tranquillitą sociale nordica.
Sbirri in divisa sono stati
coadiuvati da sbirri in borghese,
cioč volontari reclutati fra tutte
le componenti sociali ed etniche.
Interessante: lo Stato non ce la
fa pił a controllare il "popolo" e
chiede autocontrollo. Sennonché
nelle banlieues di Parigi
i collaudati centri di
autocontrollo francesi erano gią
stati... centrati, con le molotov.
2. Oakland
La rabbia č esplosa in coda al
funerale di un
ragazzo assassinato
da un agente di polizia. I
democratici accusano la guardia di
"eccesso di difesa" e chiedono che
sia fatta giustizia, naturalmente.
Intanto una prosaica vendetta si
compie nelle strade, dove si danno
alle fiamme le solite automobili e
i soliti negozi. Ma che c'entrano
le merci? Si chiedono i piccoli
borghesi indignati. C'entrano,
eccome se c'entrano.
3. Atene, Salonicco e altre cittą
La rivolta greca di dicembre ha
visto il formarsi improvviso di
piccole comunitą-contro. E anche
qui lo scenario č stato ben
diverso da quello delle lotte
proletarie del secondo Novecento,
sempre incanalate, nonostante la
combattivitą degli operai, nel pił
"professionale" corporativismo
delle istituzioni
sindacal-governative. Anche qui,
come nelle banlieues
parigine, migliaia di uomini -
studenti, giovani, disoccupati,
immigrati, proletari: una vera e
propria catena sociale -
hanno eluso le attese
dell'avversario che si aspettava
rivendicazioni che invece non ci
sono state...
Nel
bollettino parla di «recessione
grave e sincronizzata». Urgenti le
misure per obiettivi di bilancio a
medio termine
Jean-Claude Trichet (Lapresse)
MILANO - L'economia
mondiale sta attraversando una
fase di «recessione grave e
sincronizzata» e la crisi peserą
sulle nuove generazioni. Č fosco e
complesso il quadro tracciato
dalla Banca centrale europea nel
suo bollettino mensile. L'istituto
di Francoforte guidato da
Jean-Claude Trichet prevede che
«l'acuirsi e il diffondersi delle
turbolenze dei mercati finanziari
freneranno probabilmente la
domanda su scala mondiale e
nell'area dell'euro per un periodo
di tempo prolungato». «Le tensioni
nel sistema bancario - si legge -
si sono tradotte in un
inasprimento dei criteri per la
concessione del credito, in un
rapido deterioramento del clima di
fiducia e in un crollo dei valori
azionari».
FUTURE GENERAZIONI -
L'allarme riguarda anche il futuro
e la Bce si preoccupa del prezzo
che dovranno pagare le nuove
generazioni per l'attuale crisi:
«Nel complesso i provvedimenti
straordinari decisi sinora
comportano oneri considerevoli per
le finanze pubbliche in numerosi
Paesi dell'area dell'euro. Se non
saranno riassorbiti a tempo
debito, peseranno in modo
particolarmente negativo sulle
nuove generazioni e su quelle
future. Č quindi indispensabile -
proseguono gli esperti -
ristabilire quanto prima un
impegno credibile a favore degli
obiettivi di bilancio a medio
termine».
CAUTELA NEGLI INTERVENTI
- La Bce invita quindi i governi
europei alla prudenza nelle scelte
di politica economica contro la
crisi: «La situazione economica
corrente richiede particolare
cautela nelladottare vaste misure
di stimolo fiscale, tenendo conto
delle particolari condizioni di
bilancio di ciascun Paese». Il
settore pił colpito dalla
recessione e dall'«ulteriore
peggioramento della situazione
economica internazionale in
dicembre» č quello manifatturiero,
«dove la produzione cala a ritmo
sostenuto». Per quanto riguarda
l'inflazione Francoforte prevede
che nei prossimi mesi «si dovrebbe
ridurre ulteriormente e a metą
anno si potrebbe collocare su
livelli molto bassi», per poi
«riprendere ad aumentare nella
seconda metą dell'anno», ma -
sottolinea - i rischi per la
stabilitą dei prezzi sono
sostanzialmente bilanciati.
INCERTEZZA ELEVATA - Nel
complesso «il livello di
incertezza resta eccezionalmente
elevato», sia sul fronte dei
prezzi che su quello dello
scenario economico futuro. «I
rischi per la crescita, che nel
complesso restano chiaramente
orientati al ribasso, sono
connessi principalmente alla
possibilitą di un pił forte
impatto delle turbolenze
finanziarie sull'economia reale, a
nuove spinte protezionistiche e a
una correzione disordinata degli
squilibri mondiali». Dal lato dei
consumatori, la Bce «si attende
che il calo dei prezzi delle
materie prime sostenga il reddito
disponibile reale nel prossimo
periodo», mentre Eurolandia
«dovrebbe beneficiare appieno
degli effetti delle misure di
politica monetaria annunciate
nelle ultime settimane».
PRESTITI IN FRENATA -
Infine rallentano i prestiti
bancari a imprese e famiglie
nellarea dell'euro:
«L'inasprimento delle condizioni
di finanziamento ha contribuito
negli ultimi mesi al rallentamento
del flusso dei prestiti delle
istituzioni finanziarie monetarie
al settore privato non
finanziario».
Crac
Parmalat, dieci anni a Tanzi. I giudici del
tribunale di Milano hanno assolto gli altri imputati, condannando
solo l'ex patron
Calisto Tanzi (Ansa)
MILANO
-
I giudici del tribunale di Milano hanno condannato a dieci anni di
reclusione Calisto Tanzi per la vicenda del crac Parmalat.
Il pm aveva chiesto tredici anni.
L'ex patron dell'azienda di Collecchio, era imputato insieme ad
altre otto, tra persone fisiche e societą, per aggiotaggio, falso
dei revisori e ostacolo alla Consob. Alla fine del 2003 Parmalat
crollņ sotto il peso di un buco da oltre 14 miliardi di euro,
trascinando nel baratro oltre 100.000 risparmiatori che avevano
sottoscritto obbligazioni del gruppo. ASSOLTI GLI ALTRI
IMPUTATI - I giudici che hanno condannato Tanzi hanno assolto
sette degli altri otto imputati. Tra gli assolti ci sono gli
uomini di Bank of America Luca Sala, Antonio Luzi e Louis Moncada
e i consiglieri di amministrazione indipendente Paolo Sciumč,
Luciano Spilingardi, Enrico Barachini e Giovanni Bonici, ex
responsabile di Parmalat Venezuela. All'ottavo imputato, la
societą Italaudit (ex Grant Thornton), č stata invece comminata
una multa. «UNICO RESPONSABILE» - «Prendo atto che l'unico
responsabile č evidentemente Calisto Tanzi» ha detto il legale
difensore di dell'ex numero uno di Collecchio dopo la sentenza. Ma
č presto per parlare di un ricorso in appello: «Prima - ha detto
l'avvocato Giampiero Biancolella - dobbiamo leggere i motivi di
questa sentenza».BANK OF AMERICA - Calisto Tanzi, dovrą
risarcire Bank of America con 80mila euro. Č questa una delle
decisioni pił sorprendenti contenute nella sentenza con cui il
tribunale di Milano ha condannato solamente Tanzi a 10 anni di
reclusione, assolvendo tutti gli altri imputati e dichiarando che
Bank of America non deve essere sanzionata come responsabile
civile e non dovrą versare un euro ai risparmiatori. «Siamo molto
felici e la consideriamo una sentenza giusta e rispettosa del
diritto» ha affermato Jacopo Pensa, legale di Antonio Luzi, ex
dipendente di Bank of America, assolto. A un cronista che gli
chiedeva se č possibile che Tanzi sia l'unico responsabile,
l'avvocato ha risposto: «Puņ essere cosģ, ma certamente se l'ha
fatto con altri, non l'ha fatto con chi č stato assolto questa
sera». «CONFERMATO L'IMPIANTO ACCUSATORIO» - Non sembra
turbato dalla sentenza del Tribunale di Milano, che ha condannato
il solo Calisto Tanzi e ha assolto gli altri imputati, il
procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco, il quale analizza
la situazione nella sua complessitą e ricorda come su 29 imputati
complessivi almeno una ventina siano stati condannati o abbiano
patteggiato. «Per quanto riguarda il capo d'imputazione
riguardante Bank of America - spiega il procuratore aggiunto - č
stata riconosciuta la prescrizione, peraltro modificata a seguito
della legge Cirielli». Pertanto, per il magistrato, «l'impianto
dell'inchiesta rimane confermato». Impugnerete la sentenza?
«Vedremo le motivazioni e decideremo».
PATTEGGIAMENTI - I giudici della
prima sezione penale del Tribunale di Milano, chiamati anche a
decidere se accogliere o meno le richieste di patteggiamento gią
concordate con la Procura, hanno respinto una richiesta di
patteggiamento presentata da due imputati: Maurizio Bianchi e
Lorenzo Penca ritenendo la pena patteggiata non congrua e
disponendo quindi la separazione delle loro posizioni. Per
un'altra decina di imputati č stata invece accolta la richiesta di
patteggiamento a pene che vanno dai 5 mesi e 10 giorni ai 2 mesi.
MA
COSA ACCADRA'.....A
gennaio leconomia
rallenta, ma tiene.
A febbraio Morfeo Napolitano nutre
qualche preoccupazione per il PIL.
A marzo Tremonti implora gli
italiani, Geronzi, Profumo e Passera
di comprare Bot,
Btp e CCT.
Ad aprile lo psiconano garantisce
sul futuro dellItalia.
A maggio Boss(ol)i rassicura che
il federalismo č alle porte.
A giugno alle elezioni non ci va
nessuno.
A luglio i nuovi disoccupati sono
pił di due milioni.
Ad agosto Morfeo Napolitano
spiega in diretta televisiva che una
possibile crisi lo inquieta.
A settembre Tremonti taglia
del 30% le pensioni e gli
stipendi del pubblico impiego.
Sempre a settembre il debito
pubblico supera i 1900 miliardi.
Sempre a settembre lo
psiconano si fa riprendere
in via Montenapoleone
a Milano a fare acquisti per
rassicurare gli italiani. Bondi,
Cicchitto e Gasparri passano tutti i
pomeriggi alla Upim a riempire i
carrelli.
A ottobre gli insegnanti non
ricevono lo stipendio e le scuole
sono chiuse.
A novembre falliscono le
amministrazioni pubbliche di Roma,
Napoli, Palermo e Bari. Sempre a
novembre lo psiconano si reca
due settimane alle Barbados
per dare lesempio e dimostrare a
tutti che la crisi č uninvenzione
dei comunisti.
A dicembre, dallelicottero, mentre
varca il confine austriaco, Tremonti
dichiara la bancarotta dello
Stato e il federalismo
fiscale. Nel senso che ognuno si
terrą per sé quello che gli č
rimasto in tasca.
A dicembre lo psiconano decide di
prolungare per qualche anno le sue
vacanze e di farsi assistere dal
super consulente Lucianone
Gaucci per trattare il suo
rientro in Italia ai domiciliari con
i tribunali della Repubblica.
Buon 2009!
LA TRUFFA
DEL PIL POSITIVO AMERICANO. I
COSTI SCARICATI IN TUTTO IL
MONDO...
CON
LE OBBLIGAZIONI COLLATERALIZZATE
DI DEBITO(CDO).IL CROLLO ECONOMICO
FINAZIARIO DEL MONDO....AD
ALTA VELOCITA'
"Umanitą! Popolo italiano!
Siete tutti in vacanza, siete in ferie, eh? Con la social card, eh!
Social Card, due parole inglesi per prendervi per il culo in
italiano.
Siete in ferie, ma non lo siete solo voi: č l'Italia che č in ferie.
L'Italia va in ferie un mese, riaprirą il 12 gennaio... chissą se
riaprirą, l'Italia.
NON E' PIU' LA CINA A TRAINARE IL PREZZO DEL
PETROLIO....
Sembra lontano il tempo in cui la Cina era sul
banco degli imputati, accusata di essere la vera causa strutturale
dellaumento dei prezzi energetici mondiali. Eppure questo accadeva solo
sei mesi fa. Per tutto il primo semestre del 2008 i dati sembravano dare
ragione a chi indicava nella domanda cinese il motore di fondo
dellinflazione petrolifera. Da gennaio a fine giugno del 2008 i consumi
di prodotti petroliferi raffinati nella Repubblica Popolare benzina,
gasolio e kerosene sono saliti del 14,6%, raggiungendo cosģ il livello
di 106 milioni di tonnellate. Limpatto sui mercati mondiali era
innegabile, vista la crescente dipendenza della Cina dagli
approvvigionamenti esterni. Nel 2007 per la prima volta nella sua storia
la pił grande nazione del pianeta ha dovuto acquistare allestero il 50%
del greggio che utilizza. Nel corso dellintero 2008 le importazioni
(200 milioni di tonnellate) supereranno lestrazione interna (190
milioni): un sorpasso significativo per il gigante asiatico che fino al
1993 era stato completamente autosufficiente, ed oggi č gią il terzo
importatore mondiale dopo Stati Uniti e Giappone. Il trend di lungo
periodo resterą segnato dallimpatto crescente dei consumi cinesi,
destinati a raggiungere il 17% del totale mondiale entro il 2050 (la
proiezione č contenuta nello studio di Wiley-Blackwell Chinas Quest
for Energy Resources on Global Markets, Pacific Focus, novembre 2008,
Inha University, Corea del Sud). Tuttavia la crisi finanziaria nata
negli Stati Uniti ha cambiato repentinamente il quadro di breve periodo,
anche per la Cina. Sotto il peso di una recessione che per la prima
volta da trentanni ha colpito simultaneamente le tre principali aree di
sbocco delle esportazioni cinesi (Usa, Europa e Giappone), la crescita
economica della Repubblica Popolare ha iniziato a rallentare
vistosamente. I consumi energetici hanno seguito la stessa curva. Il
numero uno della compagnia petrolifera di Stato Petrochina, Jiang Jiemin,
osserva che tutto č cambiato nellarco di un mese. Gli automobilisti
di Pechino, Shanghai e Canton a ottobre hanno ridotto del 13% gli
acquisti di benzina. Ancora pił pesante č il ribasso nei consumi di
gasolio per diesel meno 46% un segnale che i Tir cinesi hanno meno
lavoro del solito. China Petrochemical Corp., pił nota come Sinopec, ha
misurato un calo del 3,2% delle vendite complessive di prodotti
petroliferi nel terzo trimestre del 2008. Numero uno asiatico per la
raffinazione, con oltre il 50% di quota di mercato nel proprio paese,
Sinopec ha dovuto ridurre del 10% la sua produzione nel mese di
novembre. Una identica decelerazione ha colpito i consumi di energia
elettrica: a ottobre sono scesi del 3,7% rispetto allo stesso mese del
2007, il primo calo da un decennio. A ridurre i consumi elettrici non
sono state le utenze domestiche ma quelle industriali, colpite dalla
crisi dellexport e costrette a ridurre la produzione
manifatturiera. Anche i consumi di carbone subiscono il contraccolpo. Pu
Hongjiu, vicepresidente della China National Coal Association, fa
risalire il primo calo allestate. Tra luglio e agosto lutilizzo di
carbone č sceso del 6%, quasi quattro milioni di tonnellate in meno in
un solo mese. La riduzione si č accentuata a settembre, con 7,6 milioni
di tonnellate in meno ovvero un calo dei consumi del 12%. La provincia
dello Shanxi, che ha la pił grossa concentrazione di miniere di carbone,
ha annunciato tagli di produzione del 10%. Il principale ente minerario,
Shanxi Coking Coal Group, ha abbattuto i prezzi del carbone fino al 36%
a partire dallinizio di novembre. Anche in questo caso la ragione va
cercata nella crisi delle maggiori industrie di base, grosse
utilizzatrici di carbone: la produzione di acciaio cinese a settembre č
scesa per la prima volta in dieci anni, del 10%, per poi accelerare la
caduta con un 30% in meno a ottobre. A loro volta questi settori
scontano la contrazione dei consumi finali. Per la prima volta
nellautunno 2008 le vendite di automobili in Cina sono scese: un
capovolgimento brutale che non si vedeva dalla crisi asiatica del 1997.
Dopo anni doro in cui i ritmi di crescita delle immatricolazioni erano
stati sopra il 20%, la Toyota ha annunciato che a fine 2008 le sue
vendite di vetture in Cina saranno inferiori al previsto di centomila
unitą. Unaltra vittima del duplice choc provocato dalla recessione
globale e dalla caduta del prezzo del petrolio, č il settore
dellenergia solare. Tutti i principali produttori di pannelli solari
made in China JA Solar, Ldk Solar, Trina Solar, Suntech Power hanno
visto precipitare le loro quotazioni di Borsa. I fabbricanti cinesi di
installazioni fotovoltaiche sono particolarmente vulnerabili perché
esportano la maggior parte della loro produzione, soprattutto in Europa.
Al confronto sembra pił promettente leolico. Per lenergia ricavata dal
vento lobiettivo č quello di arrivare a una produzione di 100 gigawatt
entro il 2020. La Cina č in buona posizione dice Keith Hays della
Emerging Energy Research per diventare il pił grande mercato mondiale
dellenergia eolica entro il 2011. Nel prossimo biennio avrą investito
20 miliardi di dollari in questo settore e disporrą del 17% della
capacitą mondiale. Il 10 novembre il governo ha annunciato una manovra
di spesa pubblica della dimensione di 586 miliardi di dollari. Quali
effetti avrą sui consumi energetici la manovra di sostegno della
crescita? Una parte consistente di quella spesa pubblica aggiuntiva č
destinata alle infrastrutture: tra queste figurano in primo piano la
rete nazionale di distribuzione dellenergia elettrica e alcuni grandi
gasdotti. Per ridurre linquinamento il governo vuole innalzare la quota
del gas naturale, ancora molto bassa sul totale dei consumi energetici,
portandola dallattuale 3% fino al 5,3% nel 2010. Anche la costruzione
di centrali nucleari potrebbe essere accelerata grazie al piano di
rilancio delleconomia. Nei propositi del premier Wen Jiabao la manovra
di sostegno della crescita dovrebbe favorire uno sviluppo compatibile
e quindi beneficiare il comparto delle energie rinnovabili. E
ragionevole essere scettici su questa promessa. In realtą uno degli
effetti perversi della crisi mondiale in Cina come in altre zone del
mondo č la tendenza dei governi e delle imprese ad allentare i vincoli
ambientali, invocando limpossibilitą di sopportare costi aggiuntivi in
una fase di acuta emergenza economica. La Cina continua a dipendere per
oltre i due terzi della sua produzione energetica dal carbone: č la
materia prima pił inquinante ma č anche la meno costosa e la pił
abbondante sul territorio della Repubblica Popolare. Nulla indica che
questo modello di capitalismo a carbone sia destinato a tramontare in
tempi rapidi. Una conseguenza della recessione internazionale, al
contrario, č stata quella di accelerare la costruzione di nuove miniere
di carbone: 1.563 sono pronte a entrare in attivitą entro il prossimo
biennio, aumentando cosģ la capacitą di produzione di carbone da 2,5 a
3,3 miliardi di tonnellate allanno.
Nello stesso giorno in cui la Bce taglia i tassi, Sarkozy annuncia un
piano di rilancio della crescita: generoso rispetto ai vicini tedeschi e
italiani, modesto (anche fatte le dovute proporzioni) rispetto agli
sforzi americani e cinesi. Intanto qui a Pechino č riunito un importante
vertice economico bilaterale Cina-Usa, con il segretario al tesoro Henry
Paulson che tra laltro viene a presentare gli ultimi provvedimenti allo
studio per rianimare il mercato dei mutui Usa. E una raffigurazione dei
due poli che si sono ormai creati nella risposta alla recessione
globale: da una parte ci sono le terapie durto decise a Washington e a
Pechino (ciascuno dei due paesi ha varato manovre di sostegno alla
crescita con nuove spese pubbliche superiori al 7% del proprio Pil
annuo), dallaltra cč la timidezza dellEuropa che non riesce a varare
un piano dellordine dell1,5% del suo Pil (non solo Tremonti
ma soprattutto Angela Merkel frena con tutte le sue forze). Perché
questa divaricazione tra il senso di allarme che unisce Chimerica (il
neologismo di Nial Ferguson), e la cautela europea? Ci sono naturalmente
delle spiegazioni storiche: lEuropa ha un Welfare State pił generoso
per attutire i costi sociali della crisi e quindi č meno preoccupata
dallo scenario di un nuovo 1929; inoltre ha una struttura demografica
pił anziana che la rende particolarmente vulnerabile allinflazione,
perciņ molto timorosa dei deficit pubblici. Ma oltre a questo cč
evidentemente una diversa analisi della crisi attuale. Gli americani,
sia pure in ritardo, si sono convinti che il rischio di una Grande
Depressione č reale, e quindi che č un errore grave reagire con mezze
misure. I cinesi condividono il senso di allarme degli Stati Uniti. Una
parte della classe dirigente europea sembra ancora scettica, dunque
teme il rischio di strafare ponendo le premesse per nuovi debiti
pubblici e un ritorno dellinflazione. Inoltre si avverte la
tentazione di farsi trainare fuori dalla crisi sfruttando un rilancio
delle economie americana e asiatica.
Grecia, scontri ai funerali di Alexis
Il premier attacca: «Tolleranza zero»
Molotov e sassi contro la polizia. In 2mila all'ultimo saluto al
ragazzo ucciso sabato
Un momento dei funerali di Alexis Grigoropoulos (Reuters)
ATENE
- Si infiamma di nuovo la protesta ad Atene. Giovani e
agenti in assetto anti-sommossa si sono scontrati in mattinata davanti
al Parlamento della capitale greca. E ulteriori incidenti sono stati
segnalati nel pomeriggio nella zona del cimitero, dove pił di duemila
persone (addirittura seimila secondo alcune fonti) hanno preso parte ai
funerali di Alexix Grigoropoulos,
il quindicenne ucciso sabato da un agente di polizia. La
tensione negli ultimi giorni č alle stelle. Il governo ha annunciato la
mano dura e fatto sapere che non si lascerą piegare dai disordini,
invitando l'intero arco politico all'unitą.
Il partito socialista Pasok, all'opposizione, ha avanzato perņ la
richiesta di dimissioni del premier Karamanlis.
LACRIMOGENI AL FUNERALE - Gli scontri alle esequie di
Grigoropoulos si sono verificati quando i poliziotti sono intervenuti
con gas lacrimogeni per sedare alcuni manifestanti che avevano preso a
sassate delle troupe televisive e dei negozi intorno al cimitero. Fino a
quel momento la cerimonia si era svolta senza particolari problemi. I
tafferugli si sono poi spostati nei quartieri residenziali che confinano
con l'area del cimitero. Molti residenti sono scesi in strada per
chiedere agli agenti di interrompere i lanci di gas lacrimogeni, di cui
anche gli abitanti hanno finito col fare le spese. La bara del ragazzo,
ricoperta di fiori bianchi, era stata accolta da un lungo applauso
alluscita dalla Chiesa prima di venire trasportata al camposanto della
capitale.
Una foto di Alexis Grigoropoulos, il 15enne ucciso da un agente
(Ansa)
TENSIONI E STATO DI ALLERTA - In mattinata centinaia di
manifestanti avevano lanciato bottiglie molotov e sassi contro la
polizia tentando di forzare il cordone. Il corteo, composto da studenti
e insegnanti, era partito poco prima e chiedeva giustizia per una morte
avvenuta in circostanze ancora da chiarire. L'allerta č al massimo nel
timore di nuove violenze. Un centinaio di giovani, sempre in mattinata,
ha continuato a sfidare le forze dellordine intorno alla Scuola
Politecnica nel quartiere degli studenti di Exarchia, nel centro di
Atene, teatro
nella giornata di lunedģ di violenze, vandalismi e saccheggi.
La grande arteria della capitale che passa davanti alla scuola resta
chiusa al traffico, mentre sporadicamente i giovani asserragliati
allinterno del recinto lanciano oggetti sulle strade intorno. Una
molotov lanciata contro un negozio di informatica ha causato un
principio dincendio. Una manifestazione con circa 2.000 studenti e
militanti dellestrema sinistra si č svolta anche a Salonicco.
CALMA RELATIVA - Una relativa calma regna invece nel resto del
centro di Atene, dove le violenze contro le forze dellordine, i negozi,
le banche e le strutture pubbliche sono proseguite fino alle 2.30 locali
(1.30 in Italia). Gli incidenti erano cominciati in serata, a margine di
una manifestazione di diverse migliaia di persone della sinistra
parlamentare.
87 ARRESTI - In tanto č tempo di bilanci. Sono state 87 le
persone arrestate dalle forze dell'ordine greche in seguito alle
violenze nel centro di Atene. All'indomani di una giornata in cui
migliaia di persone, in maggioranza anarchici, hanno messo a sacco la
cittą, la polizia ha diffuso dati da bollettino di guerra: dodici agenti
feriti, decine di persone ricoverate, almeno 10 in ospedale per problemi
respiratori dovuti ai gas lacrimogeni. I vigili del fuoco hanno ricevuto
190 chiamate di allerta in tutta la cittą, e hanno dovuto spegnere
incendi in 49 edifici, 47 negozi, 14 banche e tre ministeri. A fuoco
anche una ventina di automobili. Secondo la polizia alcuni dimostranti
brandivano persino spade e fionde, trafugate da un negozio di armi
saccheggiato. «I danni sono incalcolabili, č una catastrofe - ha detto
il vicesindaco di Atene -. Il Comune ha dispiegato fin dallalba tutti i
servizi di pulizia per rendere accessibili le grandi strade del centro
cittą. Temiamo per limmagine turistica di Atene».
IL PREMIER - Il premier greco, Costas Karamanlis, ha detto che
il governo «non tollererą» che la morte di un giovane sconfini in «atti
inaccettabili e pericolosi». «Non consentiremo ad alcuni individui - ha
evidenziato - di usare una situazione tragica come scusa per far uso di
violenza contro la societą e la democrazia». Il capo del governo ha poi
esortato i propri concittadini a «denunciare i responsabili delle
violenze ». Poi ha incontrato il presidente. «Giorni difficili, signor
primo ministro» ha detto il capo dello stato greco Karolos Papoulias
accogliendo Costas Karamanlis al palazzo presidenziale per discutere la
situazione dopo tre giorni di disordini. «Sģ, difficili e di
responsabilitą per tutti» ha risposto il premier citato dalla Tv prima
di chiudersi a colloquio col capo dello stato. Karamanlis ha anche in
programma incontri con esponenti dell'opposizione: «In queste ore
critiche tutti i politici devono isolare e condannare quanti alimentano
i disordini. Č nostro dovere». Ma i socialisti non ci stanno e accusano
Karamanlis di essere egli stesso fonte di tensioni nel Paese.
MINISTRO INTERNO DIFENDE POLIZIA - Intanto il ministro
dell'interno greco Prokopis Pavlopoulos ha difeso l'operato delle forze
dell'ordine. «La polizia č presente e ha fatto tutto il necessario per
proteggere le persone e le proprietą», ha detto il ministro ai
giornalisti al termine di una riunione ristretta del governo.
«L'apparato dello stato č presente e ha protetto pił cose di quanto non
ne siano state minacciate - ha aggiunto - siamo qua per proteggere vite
umane e proprietą senza con questo attentare alla democrazia». «Sono
insoddisfatto e mi scuso», ha poi risposto il ministro ai giornalisti
che gli hanno fatto osservare che le forze dell'ordine non sono state in
grado di prevenire i tumulti e i saccheggi che da due giorni stanno
interessando Atene, Salonicco e altre cittą del paese.
PROTESTE IN ITALIA - La protesta arriva anche in Italia.
Scritte di protesta sono state tracciate a Torino sulla facciata del
palazzo che ospita il consolato greco, in corso Galileo Ferraris, in
riferimento disordini scoppiati in Grecia. «Assassini» e «Andreas vive
nelle lotte» sono i messaggi che si leggono. Dell'iniziativa parla un
comunicato della Fai (la federazione anarchica italiana), dove si
ricorda, tra l' altro, che «Alexandros Andreas Grigoropoulos era un
anarchico di 15 anni». Una dozzina di attivisti del centro sociale Tpo
ha manifestato in tarda mattinata davanti al consolato onorario della
Grecia a Bologna, nella centrale via Indipendenza, per protestare contro
governo e polizia del paese ellenico. I manifestanti hanno apposto
striscioni in greco e in italiano sul cancello e sulla targa del
Consolato, con le scritte «Veritą e giustizia per Andreas» e «Polizia
omicida», e rovesciato vernice rossa sotto il portico. Con la stessa
vernice hanno lasciato impronte delle loro mani sui muri e sulle colonne
dell'edificio.
NESSUN ITALIANO COINVOLTO - Intanto l'ambasciata d'Italia ad
Atene assicura che nessun cittadino italiano č rimasto coinvolto nei
disordini in Grecia nč alcun interesse italiano č stato colpito.
L'ambasciata segue con la massima attenzione quanto sta avvenendo e
comunica di aver chiesto alle autoritą competenti di porre in atto tutte
le misure atte ad assicurare un'adeguata protezione degli interessi
italiani nel Paese. L'ambasciata ha attivato due numeri telefonici
(0030/6932204060 e 0030/2103616864) per fornire informazioni sulla
situazione. Č stato infine avviato un coordinamento con tutte le
istituzioni italiane per valutare la situazione e individuare eventuali
misure per rafforzare la sicurezza.
Razzi dal Libano, Israele bombarda Cessate il
fuoco, risoluzione dell'Onu . Dopo un mese di combattimenti, l'esercito
di Israele si ritira da Gaza. Come nel luglio del 2006 nel sud del
Libano,l'operazione PIOMBO FUSO ideata dagli strateghi israeliti ha
portato all'uccisione di 900 civili, alla distruzione di parte della
cittą, con i vertici di Hamas, che volevano colpire ad ingrassare in
Egitto. Non si capisce bene QUI PRODEST .....
Il governo iracheno ha
approvato il patto sulla sicurezza con Washington che permetterą
alle forze Usa di rimanere nel Paese per altri 3 anni.
Lo ha riferito ieri l'emittente araba Al Jazeera.
Il patto approvato dal governo guidato dal premier Nuri
al-Maliki č conosciuto come lo 'Status of Forces
Agreement' e stabilisce una base legale alla presenza dei
soldati americani in Iraq dalla fine di quest'anno in poi, quando
scadrą il mandato dell'Onu. Secondo l'accordo di 31 articoli,
le truppe Usa verranno ritirate dalle cittą irachene entro
giugno 2009 e lasceranno il Paese entro la fine del 2011.
Dopo l'ok ottenuto dal governo, l'accordo passerą all'esame del
Parlamento per la necessaria approvazione.
Netttamente contrario č Moqtada al Sadr:
l'esponente sciita filoiraniano ha ripetutamente convocato i suoi
sostenitori a protestare contro il patto, chiedendo a gran voce
agli Usa di "andarsene dal nostro amato Paese".
E nel giorno dell'accordo sul ritiro delle truppe Usa dall'Iraq,
la guerriglia risponde con una nuova strage. Un kamikaze
alla guida di un'autobomba si č fatto esplodere nella provincia di
Diyala e ha ucciso 15 persone. I feriti, secondo fonti
della sicurezza, sono una ventina. L'attentatore ha scelto come
obiettivo un posto di blocco della polizia: tra i morti ci sono
infatti 7 poliziotti.
Iraq: 4000 soldati Usa
uccisi, centinaia di migliaia i civili morti
.
Sono
quattromila, secondo lAssociated Press, i soldati
americani morti in Iraq dallinizio della guerra, cinque
anni fa dopo lattentato che domenica sera ha ucciso
quattro militari statunitensi di pattuglia a Baghdad. Il
Pentagono non conferma la cifra, seguendo una politica di
basso profilo per quanto riguarda le vittime del
conflitto. I morti dichiarati ufficialmente al 24 marzo
sono, secondo il sito
icasualties,
3992 ai quali tuttavia debbono aggiungersi 175 militari
britannici, 133 di altre nazioni e oltre mille civili
contractors di varie nazionalitą. I morti italiani sono
stati 33, il numero pił alto dopo Stati Uniti e Gran
Bretagna.
Lattacco, con
un cosiddetto IED (Improvised Explosive Device) in
pratica una bomba rudimentale, č avvenuto verso le 22 (le
20 in Italia) a chiudere una giornata sanguinosa che aveva
gią fatto almeno 51 vittime in varie parti del Paese.
Quelli
americani in Iraq sono morti invisibili o quasi, visto
che le operazioni di rimpatrio delle salme avvengono quasi
sempre con grandissima discrezione. Fino a pochi mesi or
sono era addirittura proibito fotografare le salme avvolte
nella bandiera a stelle e strisce allinterno degli aerei
da trasporto militare. Ora si puņ (i media lhanno
spuntata grazie al primo emendamento della costituzione
Usa, quello sulla libertą di espressione) ma le foto
rimangono molto rare alla base militare di Dover, nel
Delaware, dove le salme continuano a giungere sul suolo
americano dallIraq.
Č vero che articoli sui militari morti in Iraq
continuano a riempire la stampa americana. Ma si tratta
soprattutto delle pagine locali dei grandi quotidiani e di
quelle dei media regionali: ne parlano quando la vittima
viveva (o era nata) nella cittą alla quale le pagine si
riferiscono.
Decisamente molto pił numerose di quelle militari
americane sono le vittime civili irachene: spesso
invisibili anchesse, sono soprattutto morti dimenticati,
visto che nessuno ne ha tenuto il macabro catalogo, e le
stime oscillano tra 82mila (secondo le stime del sito
iraqbodycount)
e oltre un milione di vittime. La rivista medica
britannica The Lancet ha pubblicato qualche tempo fa uno
studio
dal quale risulta che i morti civili associati alla guerra
sono stati almeno 100mila tra il 2003 e il 2004. Un numero
che oggi potrebbe essere moltiplicato per tre o quattro se
gli assunti dellarticolo restano validi.
In base alle
ultime cifre pubblicate i militari Usa morti questanno
in Iraq sono 96, molti meno rispetto agli anni precedenti,
visto che su base annua, se la progressione rimane quella
attuale, si sarą al di sotto delle 400 vittime. Lanno pił
letale č stato il 2007, con 901 morti tra i militari
americani. Non era andata molto meglio nel 2004, nel 2005
e nel 2006. Le vittime Usa erano state rispettivamente
849, 846 e 822.
Ma ai morti si
debbono aggiungere i feriti: ufficialmente sono circa
30 mila, ma fonti non ufficiali arrivano a stimarne anche
centomila. Ma almeno un terzo dei feriti resta mutilato o
invalido. Pesantissima, tra i reduci, lincidenza delle
turbe mentali che sfociano spesso in violenza, contro se
stessi o conto gli altri. Ufficialmente i suicidi nei
cinque anno di guerra sono stati 151, ma si calcola che
siano ben oltre il migliaio quelli tra i reduci rientrati
in patria.
.
Il Giappone entra in recessione tecnica
I titoli bancari trascinano gił l'Europa,17 novembre 2008
Seduta altalenante per le piazze del
Vecchio Continente,
a Milano gił i bancari. Tokyo recupera e chiude a +0,71%
MILANO - Il Giappone č
ufficialmente in recessione e le Borse ne risentono negativamente
trascinate gił dai titoli bancari. Milano apre piatta per poi
arrivare fino a -3%, le altre Borse europee hanno aperto in
ribasso, per poi girare in positivo e tornare con il segno meno in
tarda mattinata (-2-3%). Forti vendite su tutti i titoli bancari:
Dexia -11%, Hbos e Lloyds -10,6%, Santander e Bnp Paribas (-6%).
TONFI UNICREDIT E PARMALAT - Anche
a Piazza Affari le banche che frenano il tentato recupero.
Unicredit in pochi minuti č scesa da -5% a -9,5%. Calano inoltre
Mps (-5,4%), Banco Popolare (-6%), Intesa Sanpaolo (-4%). Tonfi in
avvio per Parmalat (-5%) e Safilo (-14%).
WALL
STREET - Apertura in calo anche a Wall Street, dove
l'indice Dow Jones ha iniziato con -1,64% e il Nasdaq con -1,45%.
Tokyo (Afp)
TOKYO IN RECESSIONE
- In Giappone il Pil di luglio-settembre ha segnato, per il
secondo trimestre consecutivo, una contrazione dello 0,4% su base
annua. Il Giappone, seconda economia mondiale, č quindi
ufficialmente entrato in recessione per la prima volta dal 2001.
La Borsa di Tokyo ha chiuso gli scambi in rialzo a +0,71%, dopo
una seduta altamente volatile che ha visto l'indice toccare il
-3%. In Asia andamento delle Borse negativo, ma a fine seduta i
listini riprendono quota, seppur frenati.
GREGGIO A 55 DOLLARI - Petrolio in
calo sul mercato elettronico after hours di New York. Il greggio
con consegna a dicembre, spinto al ribasso dalla recessione
giapponese, č sceso fino a 55,60 dollari al barile (-2,5%).
EURO - Avvio di seduta in calo per
l'euro nei confronti del dollaro, ma dopo risale sino a 1,27 per
assestarsi a 1,2650.
Il fallimento Lehman
ha fatto impennare l'Euribor
di MARCO
DELZIO e MARTINA ROCCI - MARTINGALE
RISK ITALIA
Lo spread di liquiditą, individuato
dalla differenza tra il tasso
interbancario Euribor a 3 mesi e il
tasso ufficiale BCE, si č di molto
ampliato a partire dall'agosto 2007
con l'inizio del credit crunch.
Giovedģ 6 lo spread (con l'Euribor
al 4,66%) era pari ad 80 punti base,
ma solo qualche settimana fa ha
raggiunto 167 punti base (il 7
ottobre), a seguito del panico sui
mercati generato dal fallimento
della Lehman Brothers. Negli USA lo
spread tra Libor e tasso Fed č a 151
punti base, ma il 7 ottobre aveva
raggiunto il massimo storico di 331
punti base.
E' interessante notare la diversa
interpretazione che viene data a
tale indicatore, come evidenziato
nell'articolo di Francesco Giavazzi
del 30 giugno scorso sulla rivista
online
lavoce.
In Europa questo spread viene
interpretato generalmente come il
premio per il rischio di credito che
le banche richiedono per prestare
denaro sul mercato interbancario. Il
fallimento di Lehman ha diffuso tra
gli operatori incertezza sulla
soliditą e sulla solvibilitą delle
banche, portando lo spread ai
massimi livelli storici.
Negli USA, invece, il rischio di
fallimento di una banca č
decisamente diminuito dopo i recenti
interventi di salvataggio
predisposti dai governi. Lo spread
viene dunque spiegato da una carenza
generalizzata di capitale delle
banche, quindi č il fattore
liquiditą che prevale rispetto al
fattore credito.
Un'ulteriore spiegazione riguarda l'asset
liability management. Per
evitare di incorrere in un rischio
di liquiditą che nasce da
un'incoerenza temporale tra le
scadenze degli attivi, di
medio/lungo periodo, e quelle delle
passivitą, di breve periodo, le
banche preferiscono di questi tempi
indebitarsi a tre mesi invece che
sul mercato overnight. Questo
provoca un aumento della domanda di
fondi legati al tasso interbancario
a 3 o 6 mesi a scapito dell'overnight.
Borse, in calo l'Europa
tonfo per Wall Street,-
5,65% (6 novembre 2008)
di ANDREA
GRECO
MILANO - L'Obama day non č un giorno
di rialzo per i mercati azionari. Ma
la vigilia, lunga una settimana, era
stata di forti recuperi, attorno al
20% per gli indici compresi quelli
di Piazza Affari. Pertanto, nella
classica logica da buy on rumors,
sell on news, il tifo che pure
nelle principali Borse non era
mancato per il candidato dei
democratici ora presidente degli
Stati Uniti, si č concretizzato in
un tenue movimento di realizzi, e in
un effimero recupero del dollaro
contro la moneta unica. Dopo la
chiusura dell'euro a 1,298 dollari,
e i primi scambi fin sotto 1,280, il
biglietto verde si č infatti
indebolito per l'uscita di un dato
economico pessimo negli Usa:
l'indice Ism dei servizi a ottobre č
crollato a 44,4, preannunciando un
forte calo del Pil americano nel
quarto trimestre. Per questo l'euro
ha chiuso a 1,304 dollari.
E anche il petrolio, partito in calo
in Asia per i timori sulla minore
domanda globale, ha proseguito la
discesa in Europa e negli Usa, dove
la qualitą Wti ha perso 5,3 dollari
fermandosi a 65,2 dollari al barile
dopo la diffusione delle scorte di
greggio negli Stati Uniti, superiori
al previsto per il rallentamento
della congiuntura.
L'avvio dell'azionario era stato
brillante in Asia, dove Tokio, Hong
Kong e Shangai hanno chiuso con
rialzi di circa il 5%, sul movimento
lungo di ripresa durato fino a ieri
e che ha seguito un mese terribile
per l'azionario. Parigi, Londra e
Francoforte, dal canto loro, hanno
aperto in ribasso di circa il 2%, e
su questi livelli hanno viaggiato
fino alla chiusura.
LEGA ED AN NON FANNO PASSARE IN
CDM LA SALVA IMPRENDITORI 2. ALLUCINANTI LE AFFERMAZIONI DEL
COSģ DETTO MINISTRO DI GIUSTIZIA DOPO LA BOCCIATURA. RATIFICATO
POI IL TRATTATO CON LA LIBIA CHE PREVEDE IL VERSAMENTO DI 5
MILIARDI DI DOLLARI COME RISARCIMENTI DI NON SI SA BENE CHE COSA
(ANCORA LA SECONDA GUERRA MONDIALE????)
Tutti si preoccupano di cosa puņ
succedere. Le banche
non si fidano pił delle banche. Tra
di loro non si prestano pił
soldi. Il veleno introdotto
nel sistema finanziario mondiale dai
titoli tossici made in USA sta
producendo i suoi effetti. Nessuno al mondo sa
dire quanta sia la quantitą di
veleno americano e dove si
trovi. La
SEC,
la FED,
il Governo di Bush, il ministro del
Tesoro Paulson doverano in questi
anni? Mentre la loro nazione
baluardo di libertą
esportava cannoni e
CDO e
subprime,
titoli su debiti inesigibili.
Lo sapevano questi
bastardi che erano inesigibili.
Una merda
introdotta nei fondi e nei
derivati che produrrą
decine di milioni di disoccupati, di
senza tetto, di risparmiatori
disperati. Il debito pubblico
americano č il pił alto del pianeta,
gli Stati Uniti consumano un terzo
delle risorse della Terra, ma sono
solo 300 milioni su 6,7 miliardi.
Per rimanere in piedi devono
controllare leconomia mondiale
con la finanza e con le armi.
Gli Stati Uniti spendono 560
miliardi di dollari OGNI ANNO per
gli armamenti, per le centinaia di
basi militari sparse per il
mondo, dal Giappone, a
Cuba, a Vicenza. La seconda nazione
per spese militari č la Gran
Bretagna con 59 miliardi di dollari,
quasi un decimo, e la Russia di
Putin segue con 35.
Il mondo paga la tenuta del dollaro,
i 560 miliardi di dollari in
armamenti. Gli Stati Uniti, di
fronte a questo disastro
finanziario, dovrebbero fare come la
Germania nazista sconfitta e
costretta a pagare i debiti di
guerra e corrispondere i debiti di
PACE alle nazioni che ha messo in
ginocchio.
Tra Saddam e Bush chi ha
fatto pił danni? Pił morti?
Il primo č stato impiccato dal
secondo che, nel frattempo ha
impiccato anche leconomia mondiale.
Da chi č stato eletto Bush? Dalla
finanza americana, dalla National
Rifle Association, lorganizzazione
che promuove lindustria delle armi,
dai petrolieri. Nel 1989 č caduto il
muro di Berlino, nellottobre 2008
č caduto il muro di Wall
Street insieme al delirio
di una globalizzazione governata da
chi ci guadagnava sopra. LURSS non
esiste pił. Gli Stati Uniti, per
adesso, ci sono ancora e ci spiegano
leconomia, la finanza, la libertą.
Ci occupano per proteggerci, fanno
fallire le nostre banche, le nostre
borse. Yankees Go Home,
con le vostre armi, le vostre
atomiche, la vostra finanza
creativa.
Non credo che le banche falliranno,
ma non č questo il vero pericolo.
Tra pochi mesi il crollo della
finanza si trasferirą nelleconomia
reale, nella produzione. In
primavera nessuno penserą pił al
titolo delle azioni o al conto
corrente, ma al posto di
lavoro, ad arrivare alla
fine del mese.
"Calendarista delle pari
opportunitą
quali favori ha fatto al premier?"
Il ministro
Mara Carfagna
Alitalia, ecco perché la
soluzione richiede una nuova legge
Marzano
Gaetano
Miccichč (Intesa Sanpaolo) assicura:
stiamo lavorando alacremente.
Aristide Police (Alitalia)
tranquillizza: procediamo in
continuitą aziendale. Ma tutto il
dibattito sulle possibili modifiche
alle leggi per lamministrazione
straordinaria, per ora basato su
indiscrezioni, indica che una
«discontinuitą», in qualche modo, ci
sarą. Non č un caso che, sul tema,
il ministro Matteoli (Trasporti)
abbia frenato il collega Scajola
(Sviluppo economico): il primo, An,
č sensibile agli aspetti
occupazionali di Alitalia,
tradizionalmente targata An. Sa che
gli esuberi ci saranno, e saranno
tanti. Ma in questo momento il
governo sente la necessitą di
lavorare sottotraccia, per non
allarmare i sindacati. Vediamo quali
potrebbero essere le modifiche alle
leggi Marzano o Prodi, facendo in
via preliminare una breve sintesi di
quali normative oggi sono a
disposizione delle grandi aziende in
crisi.
Leggi Prodi. La prima risale al
1979. Funzionava cosģ: il
commissario poteva chiedere prestiti
alle banche, con garanzia del
Tesoro, per finanziare la
ristrutturazione, e aveva tempo
cinque anni per risanare e vendere.
Il commissario faceva
sostanzialmente il liquidatore,
vendendo lattivo (stabilimenti,
marchi, magazzini, crediti), e con
gli introiti doveva pagare i debiti,
secondo lordine della legge
fallimentare. Dato che il
commissario non riusciva a
rimborsare i prestiti avuti, le
banche escutevano la garanzia del
Tesoro e lo Stato ci rimetteva. Cosģ
lUe mise in mora lItalia per aiuti
di Stato: nei cinque anni di
commissariamento si configurava una
distorsione della concorrenza sul
mercato.
Nel 1999, dunque, su spinta dellUe
nacque la Prodi bis, tuttora in
vigore: priva della garanzia del
Tesoro e con un incarico al
commissario ridotto a un paio
danni. Questi deve sostanzialmente
rinunciare al risanamento ed
affrettarsi a rimettere gli asset
sul mercato. Il commissario č
nominato dal ministero
dellIndustria, perņ dopo un
passaggio al tribunale fallimentare,
al quale spetta la decisione:
amministrazione straordinaria o
fallimento. (Una digressione: il
curatore fallimentare differisce dal
commissario perché vende asset ormai
«spenti», mentre il commissario li
«sceglie», ritagliando la parte
buona dellazienda, e li vende
«vivi», funzionanti, con una quota
fisiologica di lavoratori. Nel
fallimento, i lavoratori sono gią a
casa).
Il commissario puņ anche essere, in
un certo senso, scavalcato da una
terzo: il cosiddetto «assuntore»
che, acquistando le azioni della
societą in dissesto dai suoi
proprietari, puņ finanziare un
concordato fallimentare, che puņ
essere pił conveniente per i
creditori e lazienda.
Legge Marzano. Nacque in occasione
della crisi Parmalat, ed č
unulteriore variante
dellamministrazione straordinaria.
Si basa su un presupposto: lazienda
č sana e va preservata integra; i
suoi problemi derivano da vicende
finanziarie e patrimoniali, non
industriali. Il concordato non č un
evento esterno, ma il vero obiettivo
del commissario, che vi si attiva
allo scopo di tener integra
lazienda; e i debiti vengono
congelati fino, appunto, al
concordato con i creditori. Rispetto
alla Prodi, ha un altro elemento di
novitą: la nomina del commissario
spetta direttamente al ministro,
senza il passaggio dal tribunale, e
quini le decisioni restano in capo
al governo, e cioč al potere
politico. Elemento da sottolineare
bene.
Il governo salva Geronzi
Tanzi e Cragnotti
di LIANA
MILELLA
Una recente
immagine di Sergio Cragnotti
ROMA - Un'altra? Sģ, un'altra. E per
chi stavolta? Ma per Cesare Geronzi,
il presidente di Mediobanca negli
impicci giudiziari per via dei crac
Parmalat e Cirio. La fabbrica
permanente delle leggi ad personam,
col marchio di fedeltą del governo
Berlusconi, ne produce un'altra,
infilata nelle pieghe della legge di
conversione del decreto Alitalia.
Non se ne accorge nessuno,
dell'opposizione s'intende, quando
il 2 ottobre passa al Senato.
Eppure, come gią si scrivono i
magistrati nelle maling list, si
tratta d'una "bomba atomica"
destinata a far saltare per aria a
ripetizione non solo i vecchi
processi per bancarotta fraudolenta,
ma a bloccare quelli futuri.
Con un semplice, e in vero anche mal
scritto, articolo 7bis che modifica
la legge Marzano sui salvataggi
delle grandi imprese e quella sul
diritto fallimentare del 1942.
L'emendamento dice che per essere
perseguiti penalmente per una mala
gestione aziendale č necessario che
l'impresa si trovi in stato di
fallimento.
Crisi mutui: il governo olandese
ricapitalizza la pił grande banca
del Paese
Dieci miliardi di euro per
salvare Ing
Il ministro delle Finanze: «Una
grossa somma in impresa sana».
Terremoto anche alla Caisse d'Epargne
(Afp)
AMSTERDAM - Il governo olandese
ricapitalizzerą Ing, la pił grande
banca del paese, nota anche da noi
per il «Conto arancio»: 10 miliardi
di euro sono stati iniettati nel
gruppo, ottenendo in cambio azioni
privilegiate senza diritto di voto.
IL MINISTRO DELLE FINANZE - «Č
una grossa somma che iniettiamo in
una impresa sana ed č per questo che
guardiamo al futuro con fiducia», ha
detto il ministro delle Finanze
olandese, Wouter Bos, spiegando la
ricapitalizzazione della Ing insieme
al governatore della banca centrale,
Nout Wellink, e all'ad della banca,
Michel Tilmant. Venerdģ Ing aveva
stimato in 500 milioni la perdita
causata dalla crisi nel terzo
trimestre e quello di domenica č il
secondo intervento di
nazionalizzazione parziale di una
banca da parte del governo olandese
dopo l'acquisto per 16,8 miliardi
del ramo olandese di Fortis. In base
all'accordo annunciato oggi dal
governo, Ing quest'anno non darą
dividendo e avvierą un aumento di
capitale da 5 miliardi per
rafforzare la sua
patrimonializzazione, in modo da
portare il suo «tier 1» intorno
all'8%.
GIU' I BONUS - I dirigenti della
Ing quest'anno rinunceranno ai loro
bonus. Le azioni privilegiate
acquistate dal governo utilizzando
10 dei 20 miliardi di euro del fondo
preparato per il salvataggio delle
banche avranno un rendimento
dell'8,5% annuo. Con 85 milioni di
clienti e 130 mila dipendenti, la
Ing č un colosso banca-assicurazione
ed č uno dei primi venti al mondo
per capitalizzazione di Borsa. Nel
2007 ha avuto un ricavi per 76,6
miliardi e utili netti di 9,24
miliardi, con una capitalizzazione
di 32 miliardi e attivi per 630
miliardi.
TERREMOTO ALLA CAISSE DEPARGNE -
Nel frattempo, dimissioni in blocco
ai vertici di un'altro gruppo in
difficoltą: i tre principali
dirigenti della la banca francese
Caisse dEpargne, il presidente
Charles Milhaud, il direttore
generale, Nicolas Mérindol, e il
responsabile finanze e rischi,
Julien Carmona, hanno presentato le
loro dimissioni dopo la perdita in
Borsa di circa 600 milioni di euro.
Lo ha riferito una fonte interna
alla banca. In mattinata Milhaud
aveva dichiarato di sentirsi
"responsabile" per la perdita subita
dal suo gruppo. «Sģ, mi sento
responsabile. Credetemi, questo
incidente č grave e mi colpisce
profondamente», ha confidato in
unintervista al Journal du
Dimanche.
LA TRUFFA DEL PIL AMERICANO E LA SUA
LUNGA MANO
Ai lavoratori e in
generale alle classi medie
occidentali conviene bere fino in
fondo lamaro calice di un
rallentamento netto delle proprie
economie. Solo questo potrebbe
fermare la corsa del petrolio
Lalternativa che stiamo
vivendo ora č pił penalizzante e
regressiva nel senso che si
abbatte sui meno ricchi,
attraverso linflazione (la tassa
pił ingiusta la chiamava
Keynes). Il
reddito reale si sta riducendo,
distruggendo potere dacquisto e
capacitą di risparmio, succede da
noi, ma anche nei paesi emergenti,
persino per gli esportatori di
petrolio, come riporta lEconomist
di questa settimana.
AIUTI
DALLA FEDERAL RESERVE
- Ma andiamo con ordine: tutti gli
economisti sono daccordo che dal
punto di vista reale (produzione
di merci, import-export,
investimenti) gli Usa
sarebbero in recessione da almeno
sei mesi, ovvero avrebbero dovuto
registrare una crescita negativa
del Pil.
Non č avvenuto grazie alla
politica iperespansiva della
Federal Reserve
che ha abbassato il costo del
denaro al fine di evitare il
crollo del proprio sistema
bancario esposto ai mutui subprime.
La concessione di mutui a persone
che difficilmente avrebbero potuto
rimborsarli č stata a sua volta
innescata da un altro periodo di
denaro facile concesso per
fronteggiare la crisi della
New Economy.
Insomma Greenspan
come Bernanke
hanno permesso al sistema
finanziario di non pagare fino in
fondo i propri errori e di
spostare la bolla (una quantitą
di derivati che ingrossa i bilanci
degli istituti di credito ma non
ha basi sulleconomia reali) dallHi
Tech, agli immobili e
ora alle materie prime. Funziona:
nel senso che quel maledetto segno
meno sul Pil
gli Usa
potrebbero evitarlo per tutto il
2008(1). A quale
prezzo? O meglio a quali prezzi?
INFLAZIONE E FLESSIBILITĄ
- Č come nel film di
Robert Zemeckis, La
morte ti fa bella dove due
attrici, per evitare di
invecchiare, si sottopongono a dei
trattamenti sempre pił estremi
fino a perdere del tutto
lumanitą. Purtroppo il conto
dello stregone lo paghiamo anche
noi: linevitabile crollo del
dollaro,
causato dalleffetto combinato di
tassi troppo bassi e rallentamenti
economici, ha innescato la corsa
del petrolio, dando alla quantitą
di denaro in fuga dalle borse e
dellimmobiliare una chiara
indicazione di dove si possono
fare guadagni sicuri. Dalloro
nero si č poi passati alle altre
materie prime, rame, acciaio, e
infine i cereali. Risultato i
tassi dinflazione di tutto il
mondo si sono messi a correre.
Fino agli anni 90 quando ad un
periodo di crescita economica
seguiva un aumento dellinflazione
si parlava di surriscaldamento.
Le banche centrali rispondevano
alzando il costo del denaro
accettando un rallentamento
economico, dopo era il tasso di
disoccupazione a diventare
prioritario, superata la soglia
socialmente accettabile dei
senza lavoro si tornava ad
allentare le briglie della moneta. Un
meccanismo che appare vecchio da
ventanni, cioč da quando i guru
della New economy
teorizzarono che il ciclo
espansione/recessione poteva
essere battuto evitando il
surriscaldamento. Alla fine del
millennio era la tecnologia a
garantire laumento continuo della
produttivitą, ora č la
flessibilitą della globalizzazione
a permettere di tenere bassi i
costi e quindi i prezzi. Entrambi
fenomeni, per quanto positivi,
stanno fallendo le promesse millenaristiche.
Il sasso nellingranaggio sono le materie prime:
se lavoro e capitale oramai hanno
raggiunto una flessibilitą
globale, il terzo fattore della
produzione dellanalisi classica,
le materie prime appunto, si sta
rivelando molto pił rigidi sia per
motivi reali (scarsitą e limiti
tecnologici) e politici (si pensi
alla geopolitica).
RIPERCUSSIONI NEL MONDO
- Cosģ linflazione č
tornata dimostrando che non cč
nessuno che si possa ritenere al
sicuro. Fortissime le difficoltą
di chi č povero e non ha materie
prime, come lAfrica
e in misura minore lAmerica
Latina (persino il
Venezuela,
felice della corsa del petrolio
paga con il 29% di inflazione
annua). Ma anche la
Cina che tiene al sua
moneta forzatamente svalutata, sta
pagando secondo uno studio della Banca mondiale
(vedi
Working paper n. 4620 e
4621)a paritą di potere dacquisto
leconomia asiatica č pił piccola
del 40% rispetto alla crescita
nominale. Una discrepanza cosģ
grande mette in dubbio sia che il
tasso dinflazione ufficiale sia
veritiero, sia che il tenore di
vita dei cinesi stia continuando a
crescere. Naturalmente pił che un
problema di qualitą statistica,
rientrano in gioco i dubbi di
sempre sulla libertą e la bontą di
uno sviluppo economico diretto da
una dittatura.
Non
vincono nemmeno i paesi arabi, che
stanno ora pagando in termini
dinflazione importata la corsa
del loro petrolio. Sia chiaro, per
gli sceicchi i margini rimangono
enormi, ma per le economie locali,
almeno un terzo degli
extraguadagni se ne vanno per
comprare prodotti europei,
giapponesi e americani. Non sempre
il barile potrą tenere il passo di
uninflazione pari al 15-20% annuo
che si registra nellarea del
golfo persico.
MALE NECESSARIO
- Il rischio č quello dunque di
una spirale:
linflazione nei paesi emergenti
aumenta linstabilitą mondiale e
il prezzo delle materie prime. Nei
paesi ricchi invece colpisce chi
spende la maggior pare del proprio
reddito per energia e alimentari
(+21% e +16% la corsa in
Europa dei
prezzi in questi settori), vale a
dire le classi medio basse. Le
imprese e i ricchi hanno
naturalmente pił armi per
rispondere (armi che
contribuiscono ad alzare i
prezzi), ma leffetto
macroeconimico complessivo č la
distruzione della capacitą di
risparmio e, visti i tassi
dinteresse reale negativi,
erosione del patrimonio. Insomma
un impoverimento strisciante, ma
costante. Lalternativa sarebbe
appunto una recessione vera a
cominciare dagli Usa.
Banche e imprese in crisi,
fallimenti e fusioni dei pił
esposti e gli inevitabili tagli al
personale. Un calo del pil usa
avrebbe effetti sulla
Cina e lEuropa
con recessioni altrettanto dure e
probabile aumento dei disoccupati.
Rimane un prezzo preferibile con
diversi possibili risvolti
positivi. La Cina
sarebbe costretta a puntare pił
sul suo mercato interno visto che
lavanzata delle proprie merci
supera le capacitą di assorbimento
dellOccidente.
E soprattutto solo la recessione
vera e certificata potrebbe
fermare la corsa del petrolio.
(1)
Funziona talmente bene che negli
Usa č in corso un dibattito tra il
dipartimento del commercio,
depositario delle statistiche
economiche ufficiali, e diversi
think thank economici per cambiare
la definizione classica di
recessione (due trimestri
consecutivi di pil negativo) per
evitare il paradosso che il
rallentamento del 2008 non appaia
nelle serie storiche come un anno
di recessione.
Code
di risparmiatori alla Indy Mac Clicca l'immagine
Fannie e
Freddie sono due istituti
di credito degli Stati Uniti.
Vendono mutui immobiliari. Sono come
Ginger e Rogers, ma non ballano su
un set cinematografico. Danzano sul
baratro del fallimento.
Le loro azioni sono crollate nel
mese di luglio.
In caso di bancarotta Fannie e
Freddie lascerebbero un buco di
5000 miliardi di dollari,
la metą del debito pubblico
americano. Dovrebbe intervenire lo
Stato nazionalizzandole con un
automatico aumento del costo del
denaro e delle tasse. In Italia č
come se fallisse contemporaneamente
la maggior parte delle imprese
quotate in Borsa. Fannie deve
rimborsare 216 miliardi di dollari
entro un anno, Freddie un po di
pił, circa 291 miliardi. I soldi non
ci sono. Per due motivi. Le
rate dei mutui non vengono
pił pagate e nessuno sottoscrive
nuovi mutui. In sostanza il
mercato immobiliare non cč
pił.
La gente non ha pił soldi e il costo
del denaro č salito. Inoltre, il
valore delle case č crollato e le
banche sono piene di case ipotecate.
Nella pancia dei bilanci delle
banche ci sono ancora immobili
valutati al valore precedente alla
crisi dei subprime.
Le banche non vogliono svalutare,
alcune non se lo possono permettere,
il loro valore azionario
crollerebbe. Fannie e Freddie
rappresentano uno tsunami
finanziario che in un modo
o nellaltro arriverą da noi. I
prezzi degli immobili in Italia sono
drogati da un cartello di societą
immobiliari. Il centro delle cittą
non ha pił scopi abitativi,
ma di lucro. Il prezzo degli
appartamenti non ha alcun legame con
la realtą. Le societą immobiliari
stanno da tempo, in uno strano
silenzio dei media, perdendo il loro
valore in Borsa. Da gennaio 2008 le
prime nove societą del settore hanno
perso 2,4 miliardi di euro,
circa la metą della loro
capitalizzazione. Pirelli
Real Estate, un po di pił
della media: il 57,82%. Il crollo
del mercato immobiliare in parte cč
gią stato. Chi aveva un euro di
azione a Natale, si ritrova con
50 centesimi prima
delle vacanze.
Il valore delle case č mantenuto
alto in modo artificiale. Le grandi
cittą sono invase da cartelli di
vendita e di affitto e intanto si
costruiscono sempre nuovi alloggi in
periferia.
La cosa strabiliante č che
la crisi vera non č ancora arrivata.
Negli Stati Uniti le banche a
rischio fallimento sono circa 90.
Una, Indy Mac, ha chiuso venerdģ. Il
terzo fallimento negli Stati Uniti
per importanza del dopoguerra. Le
file della gente
che ritirava i risparmi sono la
fotografia della situazione. Qualche consiglio:
non comprate immobili, non fate
debiti, non accendete nuovi mutui,
se potete estinguete i mutui che
avete, non comprate titoli di
societą immobiliari, non comprate
fondi con titoli di societą
immobiliari. Fannie e Freddie stanno
arrivando.
SOLO
UN ANNO FA, MENTRE OGGI SI ASFALTANO
CRISI ED EX SINISTRA, ECCO QUELLO
CHE SUCCEDEVA NEL MONDO DI TESTA
D'ASFALTO:
«Ho letto soltanto
oggi una frase che mi č stata
attribuita ieri da il Giornale a
pagina 4 e che non ho mai
pronunciato. Una frase volgare che
contraddice non solo il mio modo di
essere ma anche tutta la mia storia
personale». Lo afferma Silvio
Berlusconi, in una dichiarazione. Il
quotidiano (foto
sopra) aveva attribuito al
leader azzurro la seguente frase:
«Dalle fogne li ho fatti uscire,
nelle fogne li faccio tornare»
La
rivelazione della presidente
del Fondo per l'ambiente in
Italia, Giulia Maria Crespi:
"Me
l'ha detto Enrico Letta". I
soldi in questione dovevano
essere utilizzati per arte
e scopi
sociali: "Sono finiti in
attivitą belliche
Tutti sanno che
Forza Italia č (era?) un
partito di plastica. Lo
psiconano lo ha confermato domenica.
Un partito non si scioglie per
volontą di una sola persona. Si
tiene di solito un congresso degli
eletti, si discute del programma,
del nuovo nome. Poi
si
decide a maggioranza. Cosģ
avviene nelle democrazie. Nessuno
dei suoi sottopancia, reggicoda,
portaborse ha fiatato. E si capisce,
senza di lui dove vanno? Sono
semplici cortigiani.Il suo partito,
comunque lo voglia chiamare, č suo
di lui, proprietą privata, una
organizzazione telecratica
con obiettivi di controllo e di
lucro.
I partiti hanno ucciso quel poco che
era rimasto della democrazia
eliminando il voto di preferenza. La
prima azione dellUnione doveva
essere la restituzione di un diritto
fondamentale ai cittadini: quello di
scegliersi il candidato.
Non č successo. Ora si discute di
proporzionale alla tedesca, di
maggioritario alla svizzera e di
doppio turno alla francese. Ma di
cosa stanno farneticando? Nel 2005
avete adottato la messa in c..o
allitaliana con la nuova legge
elettorale, di questo dovete
parlare.
Nessuno che faccia
una
premessa, che dica che se
si copiano i meccanismi elettorali
di una democrazia bisogna adottarne
prima le basi, i fondamentali.
Ed č un punto cardine in Germania,
in Spagna, in Francia, in ogni Paese
degno di questo nome, che non si puņ
avere una
presenza dominante nellinformazione
e, allo stesso tempo, fare politica.
Per gli altri partiti č come
combattere contro il campione dei
pesi massimi con un braccio legato
dietro alla schiena.
Il fenomeno Berlusconi
non
č compatibile con la
democrazia. I suoi giornali, le sue
televisioni non sono compatibili con
la sua presenza in politica. Di
questo devono discutere subito
Veltroni, Prodi, Fini, Bertinotti e
tutti gli altri: di una
informazione democratica,
non di sigle e percentuali. Ma non
lo faranno perchč, anche loro, ne
hanno dei benefici.
La democrazia č diventata marketing.
Lo Stato č fuori dal controllo dei
cittadini. Riprendiamoci
linformazione.
POI SI SCATENO' IL GRANDE
INTELLETTUALOIDE "COMUNISTA" COI
VESTITI PIGNATELLI E COL MONOPOLIO
IMMOBILIARE DI MEZZA NOVARA:
Bertinotti: «Il governo Prodi ha
fallito»
«Non si č stabilito un rapporto
con la societą e i movimenti: si č
invece creato un forte disagio a
sinistra»
Fausto Bertinotti (Ansa)
ROMA
- Fausto Bertinotti
prende atto che «questo
centrosinistra ha fallito: la grande
ambizione con la quale avevamo
costruito l'Unione non si č
realizzata». Il presidente della
Camera, in un'intervista a
Repubblica, dice di non voler
fare previsioni sulla durata del
governo («Non ci deve essere
nervosismo da parte di Prodi»), ma
spiega che «in questi ultimi due
mesi tutto č cambiato, una stagione
si č chiusa».
DISAGIO A SINISTRA -
Bertinotti afferma che a suo parere
non si č creato «un governo nuovo,
riformatore, capace di rappresentare
una drastica alternativa a
Berlusconi, e di stabilire un
rapporto profondo con la societą e
con i movimenti, a partire dai
grandi temi della disuguaglianza,
del lavoro, dei diritti delle
persone: e questo ha creato un forte
disagio a sinistra». Per il
presidente di Montecitorio «il
governo che sopravvive, fa anche
cose difendibili, ma lentamente ha
alimentato le tensioni e accresciuto
le distanze dal popolo e dalle forze
della sinistra».
SFIDA - La sfida che oggi ha
di fronte la sinistra radicale
secondo Bertinotti č l'autonomia di
un progetto «che nacque nel 1956 con
i fatti di Ungheria, con la rottura
nel Pci, con lo scontro
Nenni-Togliatti. Se questa č
l'ambizione, allora tutto va
ripensato. Essere o meno alleati del
Pd, stare o meno dentro questo
governo: tutto va riposizionato in
chiave strategica. Riconosco al Pd
il diritto a trovarsi gli alleati
che vuole, ma voglio garantire a noi
il diritto di tornare
all'opposizione».
DATA - «Ho persino orrore a
pronunciare il termine "verifica".
Ma č chiaro che a gennaio serve un
confronto vero, che prende atto del
fallimento del progetto iniziale ma
che, magari in uno spettro meno
largo di obiettivi, rifissa l'agenda
su alcune emergenze oggettive. E
viene incontro alle domande della
societą italiana, con scelte che
devono avere una chiara leggibilitą
di sinistra».
Cassano-Pazzini da
urlo!
Sampdoria-Inter 6-0
.
MENTRE L'ALLENATORE si
industria a
lenguasciare come un
coglione,la sua
squadra prende UNA
MERDATA IN FACCIA
STORICA CHE CI FA
RITORNARE AI TEMPI DI
TARDELLI. La squadra
che vorrebbe eliminare
il Manchester va
racimolando primi
tempi da diarrea nera,
ed il suo allenatore
non solo indugia in
puttanate, ma continua
imperterrito a
schierare giocatori
spaventosi come Rivas,Burdisso,Vieira,Maxwell,Mancini;
degli zombi
allucinanti
MILANO, 1 marzo
2009 - Pazzesco
3-3 a San Siro.
LInter recupera
una situazione
apparentemente
compromessa contro
la Roma, avanti di
due gol
allintervallo
grazie a De Rossi
e Riise. Doppietta
di Balotelli nella
ripresa
(contestato il 2-3
su rigore). Gli
ultimi centri sono
di Brighi e Crespo
prima del finale.
GLI ASSENTI -
In un certo senso
il testa a testa
comincia gią dal
riscaldamento:
Totti prova
qualche movimento
ma alla fine si
arrende alle bizze
del suo ginocchio
destro;
Ibrahimovic non va
in campo per un
piccolo problema
muscolare,
restando fuori dai
18 per la seconda
volta in questa
stagione. Cosģ č
Balotelli a
ritrovare un posto
da titolare a pił
di due mesi
dallultima volta
(Siena-Inter 1-2).
TILT INTER -
A Spalletti
mancano sette
giocatori con
Pizarro in
condizioni
problematiche per
una caviglia in
disordine. Cč
Panucci di nuovo
in campo dopo
oltre un mese ma
il tecnico toscano
č quasi obbligato
a cambiare modulo,
piazzando Brighi
dietro Baptista,
con Vucinic e
Taddei pił larghi
in un 4-2-3-1 di
difficile
interpretazione
per i nerazzurri.
Il risultato
infatti č
devastante: in 46
minuti Julio Cesar
incassa due gol,
come solo a
Bergamo era
accaduto, e si
salva in altre tre
occasioni. Il tilt
interista č totale
e allintervallo
il punteggio č di
2-0 per la Roma,
grazie al
magnifico colpo di
testa di De Rossi
(su servizio da
destra di Motta),
e allinserimento
di Riise sulla
sinistra, con
palleggio sulla
testa e tocco
beffardo sotto le
gambe di Julio
Cesar.
LA MANATA DI
PANUCCI -
Il passivo, come
gią accennato, č
addirittura
benevolo per
Mourinho, che
osserva impietrito
i salvataggi
disperati di
Cambiasso su
Baptista e di
Burdisso su
Vucinic, cui va
aggiunto il rigore
in movimento
fallito da Brighi
al 7. Filtrando
le scorie di un
primo tempo da
incubo restano
solo il triangolo
di Maxwell con
Santon, chiuso dal
brasiliano con un
tentativo poco
preciso, e il
contatto tra
Panucci e Adriano
nellarea
giallorossa, una
"manata" meno
lieve di quella
con cui Ferdinand
ha fermato
lImperatore
martedģ scorso.
BRIGHI TRIS -
Nella "prima" da
protagonista
vissuta accanto a
Santon, mai
insieme dal primo
minuto i due ex
Primavera
dellInter, Mario
segna una
doppietta che
tiene in piedi la
prima della
classe. Lopera
lavvia Mourinho,
che ribalta la
squadra rischiando
di brutto: fuori
Maxwell e Burdisso,
dentro Vieira e
Figo con Cambiasso
centrale difensivo
e tre uomini
dietro Adriano. La
scossa č
garantita, anche
se ad incendiare
la partita č un
rigore molto
controverso,
quello del 2-3.
Dopo il primo
centro di
Balotelli,
scaturito da un
affondo di Adriano
allalba del
secondo tempo, la
Roma mette il dito
nella piaga di uno
schieramento
improvvisato.
Baptista sfrutta
lerrore di
Cambiasso ed č
bravo a girarsi
dopo lanticipo
fallito
dallargentino in
veste difensiva.
Tocca
materialmente a
Brighi mettere
dentro il 3-1
scrivendo una
parola comunque
non definitiva
sulla partita.
MARIO SOFFIA SUL
FUOCO -
Passano sei minuti
e Mario costruisce
il quinto gol
della sua
tormentata
stagione cadendo
in area dopo un
doppio dribbling.
Il rigore č
generoso, oltre
che indigeribile
per Pizarro e
Mexes. Balotelli
trasforma, fa il
gesto del "tutti
zitti" alla curva
giallorossa
riscaldando
ulteriormente il
tono della
contesa, e per
poco non inchioda
pure il 3-3 con
una girata poco
fortunata.
IL VECCHIO HERNAN
-
Questione di
minuti, anche se
leroe della
serata finirą per
essere Hernan
Crespo. Linerzia
della sfida "gira"
definitivamente
quando Vucinic
brucia la carta
del 2-4, deviando
di testa senza
crederci la
traiettoria
disegnata da
Pizarro. Un errore
pesantissimo,
visto che "Valdanito",
pochi secondi dopo
essere entrato in
campo, stacca come
ai tempi doro
trasformando un
passaggio alto di
Figo. Da non
credere,
soprattutto per
Spalletti.
CHE RISCHI -
Partita malissimo,
tenuta a galla dal
pił giovane e
contestato dei
suoi attaccanti,
lInter cerca il
successo nelle
ultime curve del
tracciato
esponendosi al
contropiede
giallorosso. Menez,
e soprattutto De
Rossi, sprecano
lopportunitą di
capovolgere un
match incredibile.
Che premia il
coraggio
dellInter e in
definitiva
mantiene in linea
di galleggiamento
anche la Roma, che
guadagna un punto
sul Milan.
I rossoneri
sciupano il
doppio
vantaggio
raggiunto a
metą gara con
una ripresa da
dimenticare.
Una doppietta
di Pizarro
annulla le
reti di Pirlo
e Pato
Pizarro rimonta il
Milan
Amaro 2-2 e addio
Coppa
I rossoneri
chiudono il primo
tempo avanti 2-0
grazie alle reti
di Pirlo su rigore
e Pato, ma i
tedeschi,
pericolosi per
tutta la partita,
sfruttano la
doppietta del
centravanti
peruviano per
qualificarsi agli
ottavi di finale
Claudio
Pizarro
esulta: la sua
doppietta
significa
ottavi di
coppa Uefa per
il Werder
Brema. Afp
MILANO, 26
febbraio 2009 -
Non era la
Champions League,
ma Carlo Ancelotti
ha provato a
crederci: l'idea
di portarsi a casa
anche la Coppa
Uefa cominciava a
diventare un
pensiero
dominante. Ma
anche in una
competizione
minore, occorrono
mentalitą e
muscoli, due
qualitą che al
Milan sono mancate
nel ritorno contro
il Werder Brema,
bravo a crederci
fino in fondo,
dopo avere
rimontato nella
ripresa i gol di
Pirlo e Pato. A
Pizarro la palma
del migliore: una
doppietta che
elimina i
rossoneri gią ai
sedicesimi. Da una
parte l'impresa,
dall'altra
l'umiliazione.
TORNA PATO
- Ancelotti al
Werder oppone il
meglio del
momento;
soprattutto il
ritrovato Pato al
fianco di Inzaghi,
con Seedorf
suggeritore. C'č
anche Beckham al
suo esordio
europeo, e in
difesa, a fare
coppia con Maldini,
tocca a Senderos.
Il Werder vive
sulle invenzioni
di Diego, ma
Thomas Schaaf
confida anche
sull'esperienza di
Frings, leader del
centrocampo.
TIRO LIBERO
- Quando Pizarro
conclude a lato
dal limite sono
passati 90 secondi
circa; 3' e 33"
quando ci prova
Tziolis; 5'31"
Diego, 8'38"
ancora Pizarro
(parata plastica
di Dida). Come
dire, minima
resistenza,
massimo affondo.
Al Werder, che non
č il Flamengo,
sono sufficienti
tre passaggi di
prima per avere la
meglio della
difesa di casa.
Segnali evidenti
di un
atteggiamento
offensivo, a cui
il Milan sembra
dar poco credito,
ma anche delle
solite sbavature
rese meno evidenti
dalla mediocritą
dell'avversario.
In ogni caso
servono 14' e 22"
per assistere alla
prima sortita del
Milan. La firma
Pato, il motivo
ricorrente della
serata. Il
ragazzino si
invola, dribbla
che č una bellezza
e ottiene un
angolo. Suo il
cross dalla
bandierina per il
colpo di testa di
Senderos che si
perde a lato. E'
un timido squillo
nella notte, ma
comunque prove di
cinismo che
risaltano fra le
occasioni sprecate
dai tedeschi. La
difesa del Milan
mostra di avere il
fiatone sul
pressing di Diego
e Pizarro ed č
spesso
l'esperienza a
fare la differenza
come al 19',
quando Zambrotta
si immola sul
granitico Almeida
e a seguire Naldo
non riesce a
concludere a rete
per un'entrata
energica di
Ambosini che i
tedeschi
considerano molto
fallosa.
INCANTO PATO
- Ma nel Milan c'č
Pato: impetuoso e
imprevedibile. Al
24' il brasiliano
impressiona per la
sua percussione;
inevitabile il
fallo di Fritz al
limite dell'area.
Beckham si
incarica della
punizione e sulla
traiettoria Frings
ci mette le mani:
č rigore. Lo batte
e lo realizza
Pirlo e il Werder
ingoia il boccone.
Che diventa amaro
al 33', allorché
Pato taglia in due
la difesa tedesca
e infila sotto la
traversa dal
limite un bolide
imprendibile di
rara bellezza. Il
2-0 fa a pugni con
la realtą, perché
la squadra di
Shaaf continua a
fallire occasioni
incredibili sotto
porta: tra il 37'
e il 42', quando
Dida respinge a
piene mani un
colpo di testa di
Mertesacker e
neutralizza i
tentativi di
Tziolis e Almeida,
lasciati soli
senza una
spiegazione dalla
superficiale
difesa rossonera.
IL SOLITO GOL
- La ripresa
diventa subito
tema di assedio
per il Werder che
tenta
un'improbabile
rimonta. Tempi
duri per la
retroguardia del
Milan che perņ puņ
contare anche sui
muscoli de
Flamini,
subentrato al 9'
all'acciaccato
Seedorf. Al 17'
Schaaf toglie
Almeida per
Ronseberg;
Ancelotti, Inzaghi
per Shevchenko.
Ronseberg apre
spazi e complica
la vita al Milan
che si inguaia al
23' con il
famigerato gol
subito da palla
inattiva.
Punizione di Diego
e inzuccata di
Pizarro che vola
dieci spanne pił
in alto di Favalli.
FINALE DA POLLI
- Inizia cosģ
l'inevitabile
finale per cuori
forti. Ancelotti,
che non č nato
ieri, rimpolpa la
difesa con
Jankulovski, che
rileva Favalli. Ma
il Werder, a
differenza del
primo tempo, sa di
avere preso in
mano la partita
perché il Milan
non c'č pił. E al
34' diventa
facilissimo per
Pizarro fare il
bis di testa,
gabbando Maldini e
il goffo Dida. E'
il 2-2 che
qualifica il
Werder Brema.
Meritatamente.
Pareggio senza gol
tra l'Inter a la
squadra di Ferguson.
Julio Cesar decisivo
in almeno due
interventi. La
qualificazione si
giocherą nella gara
di ritorno l' 11
marzo in Inghilterra
di ANDREA SORRENTINO
MILANO - Guardando
il bicchere mezzo
pieno, allora si
potrebbe dire che
neanche stavolta sir
Alex Ferguson č
riuscito a battere
Josč Mourinho: con
questo fanno 13
incontri, con una
sola vittoria per il
maestro scozzese. Ma
per l'Inter č
l'unica consolazione
di una serata tutto
sommato negativa.
Lo 0-0 di San Siro
contro il Manchester
United rimanda alla
sfida di Old
Trafford (11 marzo)
ogni responso sulla
qualificazione ai
quarti di Champions
League, ma ha
soprattutto
evidenziato la
superioritą tecnica
e tattica dei
campioni d'Europa,
che escono da San
Siro con parecchi
rimpianti. Il primo
tempo per i
nerazzurri č stato
terribile.
Costantemente in
soggezione di fronte
al palleggio dei
centrocampisti
avversari, ispirati
da un magnifico
Carrick, e sempre
con almeno otto
uomini dietro la
linea della palla,
l'Inter č stata
schiacciata nella
propria trequarti,
rischiando a tratti
l'asfissia. L'unico
demerito del
Manchester č stato
quello di non
concretizzare le
cinque limpide
occasioni da gol che
si č costruito, gią
tre nei primi otto
minuti con un
Cristiano Ronaldo
travolgente al tiro
da fuori su
punizione e con un
colpo di testa al 5'
su cui Julio Cesar
ha compiuto un
miracolo con un
riflesso ghepardesco.
Con il 35enne Giggs
imprendibile nella
trequarti, il
Manchester ha
dominato tutto il
primo tempo, e
proprio il gallese
ha avuto sul
sinistro il pallone
dell'1-0 (25') ma ha
trovato ancora un
Julio Cesar
decisivo, mentre tra
il 28' e il 29'
Cristiano Ronaldo si
č di nuovo segnalato
in tutta la sua
grandezza: palo
pieno su punizione
da 30 metri e poco
dopo colpo di testa
a lato di un soffio
su assist di Giggs.
Tornati negli
spogliatoi storditi
da tanto bel calcio,
i nerazzurri hanno
affrontato la
ripresa con un
atteggiamento pił
aggressivo,
approfittando anche
della crescita di
Cambiasso a
centrocampo, mentre
il diciottenne
Santon riusciva a
prendere le misure a
Ronaldo. Ma a parte
le buone intenzioni,
l'Inter non ha
costruito limpide
azioni da gol, a
parte quella del 2':
cross radente di
Cambiasso e sinistro
alto di Adriano da
buona posizione. Per
il resto molti
palloni buttati in
area senza troppa
luciditą, qualche
mischia pericolosa e
su una delle ultime,
nel finale,
Cambiasso č andato
vicino al gol. Perņ
la sconfitta sarebbe
stata una punizione
eccessiva per il
Manchester, che ha
dato l'impressione
di essere superiore
all'Inter in ogni
zona del campo. Il
ritorno, nel tempio
di Old Trafford, si
preannuncia un
supplizio per i
nerazzurri. Che
ancora non sembrano
aver trovato la loro
dimensione europea,
Mourinho o non
Mourinho.
INTER- MANCHESTER U:
0-0
INTER (4-3-1-2): J.
Cesar; Maicon, Rivas
(st 1' Cordoba),
Chivu, Santon;
Zanetti, Cambiasso ,
Muntari(st 31'
Balotelli);
Stankovic,
Ibrahimovic, Adriano
(st 31' st Cruz).
In panchina. Toldo,
Maxwell, Figo,
Burdisso.
Allenatore: Mourinho
.
MANCHESTER UTD
(4-4-2): Van der Sar
; O'Shea, Evans,
Ferdinand, Evra;
Fletcher , Carrick ,
Giggs, Park (st 39'
Rooney ); C. Ronaldo,
Berbatov.
In panchina: Foster,
Nani, Fabio, Scholes,
Gibson, Tevez.
Allenatore: Ferguson.
ARBITRO: Medina
Cantalejo (Spagna).
NOTE: serata fredda,
terreno in discrete
condizioni,
spettatori 80.074
(tremila i tifosi
inglesi), angoli 6-3
per il Manchester
Utd.
AMMONITI:il
panchinaro Toldo per
proteste, Chivu,
Maicon, Fletcher,
Rooney, Cordoba.
Recupero: 1'-3'.
Manchester Utd ai
punti
all'Inter va bene lo
0-0
A San Siro finisce
senza gol il primo
round degli ottavi
di finale. Partita
ostica per i
nerazzurri che
soffrono a dismisura
gli uomini di
Ferguson pił volte
vicini al gol.
Padroni di casa
migliori nella
ripresa, ma č Julio
Cesar a fare la
differenza
Adriano e Rio
Ferdinand
lottano
nell'area
inglese. Ansa
MILANO, 24 febbraio
2009 - Il primo
confronto č un
pareggio senza reti.
Intenso, pieno di
episodi e sofferenze
per lInter. Alle
corde per un tempo
contro il Manchester
United, pił squadra
e pił pericoloso dei
nerazzurri. Ma in
partita, e ad armi
pari, nella ripresa.
Davanti a David
Beckham, in tribuna
per assistere alla
partita della sua ex
squadra, i Red
Devils strappano uno
0-0 prezioso in
vista del ritorno.
FERGUSON AI PUNTI -
Cč Rivas al centro,
e non Cordoba. Il
resto appartiene
allo schema
annunciato dallo
stesso Mourinho alla
vigilia. Ferguson
invece sorprende e
stringe allangolo i
nerazzurri con un
paio di mosse:
4-2-3-1, prudente in
fase difensiva,
senza Rooney e
Scholes. Le
posizioni di Giggs e
Park sono perņ
cruciali. Quando la
palla č dei Red
Devils, il vecchio
capitano si piazza
nel cuore del rombo
interista,
schiacciando
Cambiasso e
costringendo
Stankovic a
ricucire; lala
coreana invece resta
costantemente nella
metą campo
avversaria, come
punto di riferimento
per Berbatov e
soprattutto come
ostacolo alle
avanzate di Maicon.
JULIO INCASSA -
Tatticamente č la
chiave del primo
tempo. Senza gli
inserimenti dei suoi
incursori migliori
lInter deve
improvvisare,
pagando qualche
errore di Muntari e
la scarsa mobilitą
di Adriano (Van der
Sar resta insomma al
coperto, si conta un
solo anticipo sul
brasiliano
"illuminato" da un
passaggio di Ibra).
A tutto questo vanno
aggiunti due
interventi
straordinari in meno
di mezzora di Julio
Cesar. Sempre
Ronaldo il mittente:
su punizione o di
testa. Il ragazzo di
Madeira č una
minaccia costante.
Vista dal vivo la
sua accelerazione č
un fenomeno
difficile da
contrastare, e
quando Santon riesce
nellimpresa il
Meazza esulta come
dopo un gol. E
proprio dal punto di
vista mentale,
chiudere la prima
frazione senza danni
č una fortuna per
Mourinho. Poteva
andare peggio,
mettendo nel conto
il buco di Rivas su
Giggs e il dinamismo
di Berbatov...
FIAMMATE -
Difatti arrivano
finalmente i primi
grattacapi per la
difesa campione
dEuropa, che si
apre quando a
Ibrahimovic riesce
la giocata (velo per
Adriano, sinistro
alto) o a Zanetti il
cross da destra
(leggera trattenuta
sullImperatore
giudicata non da
rigore
dallarbitro). In
generale poi, cč
pił equilibrio visto
che con Cordoba al
posto di Rivas,
Mourinho rimedia
allerrore iniziale
rendendo pił solida
lultima linea.
RISCHIA TUTTO -
Nel corpo a corpo
lInter ha pił fame:
Cambiasso macina
palloni, Adriano
difende la posizione
con rabbia. E al
Manchester sta bene
adagiarsi sul
contropiede. Letale.
Ronaldo spara un
tracciante laterale
a metą ripresa su
cui Santon č
costretto a
superarsi. A un
quarto dora dalla
fine tocca a Cordoba
immolarsi su Giggs,
devastante nel
movimento da destra
verso il centro.
Anche per questo
Mourinho molla gli
ormeggi buttando sul
tavolo le carte Cruz
e Balotelli.
UNITED DI FERRO -
Loccasione giusta,
in teoria, arriva
nellultimo tratto
della sfida: Ibra
guadagna un angolo
sovrastando Evans;
sul pallone calciato
da sinistra si
avventa Cambiasso,
che si trova la
palla sul petto a
mezzo metro dalla
linea; Van der Sar
recupera con un bel
po di fortuna. Non
č serata.
ULTIMO ASSALTO -
Nel finale č
prevedibile
linserimento di
Rooney al posto di
Park per aumentare
la batteria dei
centometristi in
rosso. Che infatti
costringono Julio
Cesar a unuscita
disperata per
fermare il
centravanti della
nazionale inglese.
Sprecata con
Stankovic lultima
chance per colpire,
lInter resiste
allennesimo
tentativo di Ronaldo
su punizione,
centrale ma
violentissima. Se ne
riparlerą allOld
Trafford tra due
settimane, quando il
contropiede sarą
unarma che passerą
di mano. Da un
avversario
allaltro.
Balotelli pił Julio
Cesar
L'Inter piega il
Bologna
Mario segna il gol del
2-1 al 37' della
ripresa, un minuto
dopo il suo ingresso
in campo, il portiere
chiude su Di Vaio:
Mourinho vola a quota
59. Gran secondo tempo
dei rossoblł,
trasformati
dall'ingresso di
Marazzina
BOLOGNA, 21 febbraio
2009 - L'Inter non ha
fatto scherzi al suo
allenatore.
A tre giorni
dall'incrocio con il
Manchester United
non concede regali al
Bologna, battuto (2-1)
con gol di Cambiasso e
Balotelli nel secondo
tempo (pari momentaneo
firmato da Britos).
Nel giorno del ricordo
di Giacomo Bulgarelli,
la prima della classe
conserva quindi
intatta la dote su
Juve e Milan
nonostante l'assenza
di Samuel, messo fuori
nel giorno della sua
centesima partita
nerazzurra da un
problema muscolare al
polpaccio sinistro che
andrą valutato in
ottica Champions.
PIU' IBRA CHE GOL
- Davanti a Roberto
Mancini, in tirbuna
con Pagliuca e a
distanza di
"sicurezza" da Massimo
Moratti, l'Inter offre
subito venti minuti
d'assalto, come
probabilmente aveva
previsto Mihajlovic.
Ibra martella
Antonioli da fuori e
dispensa passaggi da
genio a Muntari,
prezioso
nell'inserimento ma
fuori contesto quando
deve impostare nella
posizione di Stankovic.
Da apprezzare anche il
modo di ripartire dei
nerazzurri, che
"aprono" verso gli
esterni quasi sempre
dopo il salto
dell'uomo. Il problema
comunque resta quello
del gol, che non
arriva anche per
merito del Bologna,
tosto e coraggioso.
IL GRANDE FREDDO
- Si gioca al
Dall'Ara, ma sembra
gią di essere al
Meazza con il
sottofondo musicale
cosģ popolare dalla
Svezia alla Turchia.
Il mondo dell'Inter
gira attorno alla
partita contro
Ferguson, Ronaldo
eccetera. Ovvio
quindi, che quando
Zenoni entra sul
ginocchio di
Ibrahimovic, gli occhi
della panchina
dell'Inter restino a
lungo velati di
terrore.
Ingiustificato visto
che lo svedese si
riprende quasi subito.
ADRI, ANCORA TU
- Va detto che prima
dell'intervallo c'č
anche un'occasione per
il Bologna,
neutralizzata
dall'uscita tempestiva
di Julio Cesar sul
capocannoniere della
serie A. Con Stankovic
al posto di Muntari
nel ruolo cruciale del
modulo di Mourinho,
non cambia granché. Il
gol di Cambiasso nasce
da un calcio piazzato,
battuto da Maicon, sul
quale Adriano si
esibisce per la
seconda volta in 6
giorni nel fortuito
colpo "testa-braccio".
Giudicato, come chiede
Collina e conferma il
giudice sportivo Tosel,
non volontario.
PIU' PUNTE, PIU' GOL -
Con una mezz'ora
abbondante davanti, il
Bologna aggiunge peso
al suo attacco con
Marazzina al posto di
Valiani, mossa
talmente azzeccata da
lasciare qualche
dubbio circa la sua
puntualitą. Aumentando
la quantitą di
possessi, Mihajlovic
ottiene incisivitą
davanti a Julio Cesar,
che sarą ancora una
volta decisivo ai fini
del risultato. Il
grado d'allarme sale
al massimo livello per
Mourinho, che infatti
si copre con Vieira,
inserito al posto di
Adriano. Ma l'inerzia
della partita resta
favorevole al Bologna,
che trova l'1-1 con
merito sfruttando un
buco difensivo grazie
a Britos, solo nello
stacco in mezzo
all'area. Perso il
vantaggio,
l'allenatore
dell'Inter ripristina
l'assetto con due
attaccanti. E fa
bene...
QUELLA GIOIA DA 18ENNE
- Nella sua stagione
piena di musi lunghi,
lacrime e polemiche,
Mario Balotelli
inserisce anche un
gol-lampo, il primo
del campionato, che
arriva un minuto dopo
il suo ingresso in
campo. Una punizione
con traiettoria
beffarda, che
certifica l'errore di
Antonioli cosģ come
l'esultanza finalmente
"smodata" del
diciottenne difeso dal
suo presidente e
stimolato al limite
dell'ostruzionismo
dall'allenatore. Il
finale perņ non č
ancora scritto. Tra i
ringraziamenti
Mourinho č costretto
ad aggiungere il nome
di Julio Cesar,
straordinario sul
colpo di testa di Di
Vaio, servito ancora
una volta da Marazzina
a tempo quasi scaduto.
Un altro intervento
che ha la valenza di
un gol.
ROMA, 15 febbraio -
L'Inter non fallisce il
'match point' e fa suo
il derby, volando a +9
sulla Juventus e a +11
sul Milan. Il campionato
č ancora lungo e sono
tante le insidie che
Mourinho dovrą
affrontare, ma la
stracittadina di Milano
ha ribadito
l'indiscutibile ruolo di
leader della corazzata
nerazzurra, a questo
punto unica padrone del
proprio destino. I
rossoneri non riescono a
sfatare il tabł Kaką:
quattro partite giocate
senza il Pallone d'Oro
2007, quattro sconfitte
per la squadra di
Ancelotti.
ADRI-STANKOVIC, AL MILAN
NON BASTA PATO - Č nel
primo tempo che l'Inter
fa sua la partita: prima
Stankovic, al termine di
un'azione arrembante, si
trova da solo davanti ad
Abbiati ma cincischia e
si fa anticipare da un
recupero prodigioso di
Ambrosini; poi, poco
prima della mezz'ora
Adriano capitalizza al
meglio un cross di
Maicon battendo Abbiati
al volo. Il gol del
brasiliano perņ č
viziato da un'evidente e
decisiva deviazione col
braccio dopo aver
colpito di testa, che
sfugge a Rosetti e ai
suoi collaboratori. I
nerazzurri
si galvanizzano e
raddoppiano a due minuti
dal 45': splendida torre
di Ibrahimovic per
l'inserimento in
area di Stankovic che di
destro al volo fulmina
Abbiati. Ancelotti nella
ripresa fa uscire uno
spento Beckham per
Inzaghi e il Milan si
riprende: grande idea di
Ronaldinho,
ispiratissimo, per
Jankulowski che va sul
fondo e crossa in area,
Pato č pronto a piazzare
la sua undicesima rete
in campionato. La
partita si infiamma,
Adriano fallisce il 3-1
e Inzaghi segna il 2-2,
annullato per offside
dell'attaccante. Sempre
Superpippo ha sul destro
la palla del pareggio a
pochi minuti dal termine
ma si fa ipnotizzare da
Julio Cesar che in
uscita tocca con la
punta del piede sinistro
e salva risultato e
vittoria.
ROMA KO A BERGAMO, GENOA
PARI THRILLER - La Roma
non esce indenne
dall'insidiosa trasferta
a Bergamo: l'Atalanta
approfitta del black out
giallorosso in avvio di
ripresa e piazza un
triplo colpo in meno di
un quarto d'ora con
Capelli e Doni, che ama
fare sgambetti alle
grandi: doppietta
all'Inter nel 3-1 di un
mese fa, doppietta oggi
alla Roma. Unica
consolazione per
Spalletti il pareggio
tra Genoa e Fiorentina,
che permette di
mantenere vicino il
quarto posto: a Marassi
i padroni di casa
dominano in lungo e in
largo per oltre 50
minuti, arrivando a
condurre 3-0 nonostante
fossero in 10 per
l'espulsione di Biava
nel primo tempo. Poi gli
uomini di Gasperini
hanno tirato i remi in
barca mentre Mutu
iniziava a salire in
cattedra, firmando tutto
da solo una clamorosa
rimonta: prima un rigore
e poi la doppietta, con
l'ultima rete (siglata
al 49' st a recupero
scaduto) che faceva
imbufalire tutta la
panchina del Grifone.
LA JUVE NON SCATTA -
Poco pił in alto non
riesce ad accelerare
neanche la Juventus,
fermata sull'1-1 da una
Sampdoria concreta e
generosa e dalla
sfortuna. Alla rete di
Pazzini al 10' i
bianconeri rispondono
con due legni di Nedved
nel primo tempo, con il
gol di Amauri nella
ripresa e con un'altra
traversa di Del Piero.
L'assedio che gli uomini
di Ranieri hanno portato
al fortino blucerchiato
non č bastato a
raggiungere la vittoria.
Č UN CAGLIARI DA UEFA -
Ancora una vittoria per
gli isolani di Allegri,
che continuano a pensare
alla salvezza ma che
intanto si avvicinano
alla zona della
classifica che vale
l'Europa: Lecce che
regge un tempo ma poi si
deve piegare a Fini e a
Matri. Dietro resta
tutto invariato:
pareggiano Siena e
Udinese e finisce 1-1
anche Catania-Chievo:
Zenga infuriato con i
suoi che si fanmno
raggiungere ad un minuto
dal termine.
MILANO, 15 febbraio
- Pił nove sulla Juve,
pił undici sul Milan.
LInter si aggiudica
il derby e va in fuga.
Ma sulla vittoria dei
nerazzurri non
mancheranno, come al
solito, le polemiche.
Adriano apre le
marcature al 29
toccando prima con la
testa e poi, in
maniera decisiva, con
la mano. Rosetti e il
guardalinee Calcagno
non se ne accorgono.
Oppure giudicano il
tocco del brasiliano
involontario. Quindi,
in un finale
incandescente,
larbitro torinese fa
finta di niente per un
fallo di Chivu su
Inzaghi in piena area.
Tra questi episodi,
tantissimo spettacolo,
soprattutto nella
ripresa, con il Milan
alla disperata ricerca
della clamorosa
rimonta dopo essere
stato sotto di due gol
a causa del raddoppio
di Stankovic a fine
ripresa. Ma gli uomini
di Ancelotti, che al
60 perde Beckham per
un problema muscolare,
trovano il gol del 2-1
al 72 con Pato,
servito da Jankulovski
dopo una splendida
invenzione di
Ronaldinho. Nel
finale, come detto, il
fallo su Inzaghi (cui
viene giustamente
annullata anche una
rete per fuorigioco) e
una serie di occasioni
da una parte e
dallaltra. Ma finisce
2-1. E, come detto, i
punti di vantaggio
dellInter sulle pił
vicine (si fa per
dire) inseguitrici
diventano uninfinitą.
SCONTRI - Prima della
partita, da segnaalare
un breve scontro fra i
tifosi milanisti e
interisti, pare
determinato da alcuni
striscioni. Alcune
persone sono rimaste
leggermente contuse.
In base a quanto si č
appreso, gli ultrą
rossoneri hanno steso
alcuni striscioni dal
secondo anello blu -
l'area loro riservata
- che perņ hanno
coperto la visuale ai
sottostanti tifosi
nerazzurri. Questi
ultimi hanno cercato
di strappare gli
striscioni e allora un
gruppetto di milanisti
č sceso a litigare: ne
č nata una
scazzottata. A loro
volta ultrą interisti
- che si trovano
dall'altra parte dello
stadio - hanno tentato
di intervenire ma gli
addetti alla sicurezza
e le forze dell'ordine
li hanno indotti a
desistere.
MILANO - Temperatura
prevista per le 22:30,
-11. Cosģ recitava un
simpatico stendardo
esposto ad inizio gara
dai tifosi dell'Inter.
Profetico: i nerazzurri
battono il Milan 2-1,
staccando i cugini di 11
punti ed allungando a 9
anche sulla Juve.
Difficile a questo punto
non considerare chiusi i
giochi scudetto. Il
tutto dopo un derby
bellissimo, vibrante,
destinato a generare
polemiche tra gol
sospetti (braccio di
Adriano) e rigori
reclamati.
SCIABOLA CONTRO FIORETTO
- Alla lettura delle
formazioni, appare
evidente la scelta di
Mourihno di creare una
situazione del tipo
''sciabola contro
fioretto'': basta vedere
la coppia di panzer
Ibrahimovic-Adriano.
Ancelotti, oltre a
Maldini (derby n° 56,
l'ultimo della
carriera), sceglie
Kaladze per arginarli.
Che la cosa sia vana
emerge dopo pochi
secondi, quando
Ibrahimovic, lasciato
solissimo, di testa
mette alto. L'Inter
comunque sa giocare
anche palla a terra,
tanto che su una azione
di rimessa gestita da
Cambiasso, Stankovic ha
il tempo per prendere un
caffč prima di segnare
ma esagera, e Ambrosini
sventa miracolosamente.
IL BRACCIO DI ADRIANO -
Il Milan comunque, dal
punto di vista del
gioco, č anche pił
piacevole. Ronaldinho su
tutti: il grande
palcoscenico ispira il
brasiliano, che detta
passaggi in profonditą e
cambi di gioco a iosa. I
pił interessanti per
Pato, che perņ al
cospetto di Julio Cesar
non denota la necessaria
rapacitą da predatore.
Proprio nel momento
migliore del Milan,
arriva il micidiale
uno-due interista.
Maicon da destra calibra
un traversone perfetto,
che Adriano tocca di
testa perfezionando la
rete con il braccio.
Buono, non buono? Su
situazione analoga, la
scorsa settimana a
Seedorf fu annullata una
rete con la Reggina.
Chiamati ad esprimere
una opinione, il tocco
di braccio sembra troppo
decisivo. A seguire,
sempre su una giocata
aerea che arriva il
raddoppio: Ibrahimovic
sovrasta Kaladze ed usa
la testa come un guanto
per mettere Stankovic
nelle condizioni di
battere comodamente a
rete.
IL CONTROPIEDE
DELL'INTER - La ripresa
si apre con il Milan
costretto a lasciare
spazio al contropiede
interista. Kaladze non č
al meglio e lascia via
libera in due
circostanze ad Adriano e
Ibrahimovic: soprattutto
il primo si presenta
solo davanti ad Abbiati,
ma sbaglia
clamorosamente.
L'ingresso di Inzaghi
per l'acciaccato Beckham
punta a produrre una
maggiore incisivitą
dell'attacco rossonero,
ma in realtą spacca la
squadra: Abbiati evita
il tris con bravura su
botta di Ibrahimovic,
poi Adriano lo manca con
una splendida acrobazia.
L'ORGOGLIO DEL MILAN -
Facendo il paio con il
braccio galeotto di
Adriano, il Milan ha di
che lamentarsi con
Rosetti: segnaliano la
cadute in area sospette
di Ambrosini e Inzaghi
sugli interventi di
Stankovic e Chivu.
Tornando al calcio 'giocato',
Ronaldinho sale in
cattedra contribuendo a
riaprire la partita a
metą ripresa: grande
assist in profonditą per
Jankulovski, sul cui
cross basso Pato non
perdona. Svolta
psicologicamente il
match, anche perché
Abbiati dice ancora no
ad Adriano mentre
Inzaghi trova la
prodigiosa uscita di
Julio Cesar. Un gran gol
di Inzaghi viene
annullato - giustamente
- per fuorigioco ma, con
Mourinho che imbottisce
la squadra di difensori,
l'attore finale della
rappresentazione č Julio
Cesar, attento su una
botta di Pato, decisivo
su un diagonale di
Inzaghi.
INTER-MILAN 2-1
INTER (4-3-1-2): Julio
Cesar ; Maicon , Samuel
, Chivu , Santon ;
Zanetti , Cambiasso ,
Muntari (43' st Maxwell
); Stankovic (39' st
Burdisso ); Ibrahimovic
, Adriano (35' st Vieira
).
In panchina: Toldo,
Cordoba, Figo, Cruz.
Allenatore: Mourinho 6
MILAN (4-3-2-1): Abbiati
; Zambrotta , Maldini ,
Kaladze (32' st Senderos),
Jankulovski; Beckham
(12' st Inzaghi),
Pirlo, Ambrosini;
Seedorf, Ronaldinho;
Pato.
In panchina: Dida,
Emerson, Favalli,
Antonini, Flamini.
Allenatore: Ancelotti .
ARBITRO: Rosetti di
Torino
RETI: 29' pt Adriano,
43' pt Stankovic, 26' st
Pato NOTE: Serata
fredda, terreno in buone
condizioni. Spettatori:
76.178 per un incasso di
2.584.283,49 euro.
Ammoniti: Ambrosini,
Samuel, Cambiasso,
Burdisso, Vieira, Julio
Cesar. Angoli: 7-5 per
il Milan. Recuperi: 1'
pt e 4' st.
LInter prenota lo
scudetto. Il campionato
č ormai pratica quasi
chiusa, c'č tempo per
pensare con calma a
eliminare i campioni
d'Europa del Manchester
United dalla Champions
League. E' il verdetto
di una domenica nella
quale l'Inter conquista
il derby, caccia il
Milan a 11 punti e la
Juve, fermata dalla Samp
e dai pali, a 9.
DECISIVO - Ma sul
2-1 dei nerazzurri pesa
in modo decisivo il gol
dell'1-0 segnato da
Adriano. Netto il tocco
del braccio dopo un
colpo di testa moscio e
verso terra: la palla
cambia poi direzione e
va in porta. Una volta
in vantaggio, l'Inter
colpisce pił facilmente
con palle lunghe la gią
precaria difesa
rossonera e raddoppia.
Quella rete segnata dal
brasiliano al 29 cambia
la partita. E subito il
pensiero va a un altro
attaccante, Gilardino,
protagonista di un
episodio simile, con
rete giudicata valida ma
poi squalificato con la
prova tv. Il raddoppio
arrivato al 43 con
Stankovic sancisce la
superioritą nerazzurra
del primo tempo. Nella
ripresa il Milan
reagisce trovando la via
del gol al 71' con Pato,
su spunto di Ronaldinho,
senza perņ riuscire a
completare la rimonta
nonostante diverse
occasioni da rete e
qualche protesta (in
particolare al 79, in
occasione di un
atterramento di Inzaghi
in area ad opera di
Chivu). Per Paolo
Maldini č stata l'ultima
"stracittadina" prima
delladdio allattivitą
agonistica: una serata
amara, ma allietata
dall'abbraccio
affettuoso sul campo con
il capitano avversario
Javier Zanetti, anche se
l'omaggio pił bello č
arrivato dalla curva
interista con una dedica
e uno striscione: «Da 20
anni nostro rivale, ma
nella vita sempre
leale». In classifica
lInter sale a 56 punti,
9 in pił della Juventus,
fermata sull1-1 in casa
dalla Samp, e 11 sul
Milan. Brutta sconfitta
per la Roma, che perde 3
a 0 a Bergamo contro l'Atalanta.
La Fiorentina rimonta
tre gol al Genoa grazie
a una tripletta di Mutu.
ADRIANO«INVOLONTARIO»
- «Č vero ho toccato
con la mano ma era
involontario, non volevo
farlo - ha detto Adriano
a fine partita -. Volevo
fare gol con la testa,
la mia mano č andata lģ
normalmente. Secondo me
č stato involontario e
tutti hanno visto che č
stato cosģ». E sulla
dedica a Mourinho:
«Avevo detto a suo
figlio che segnavo per
lui, sono felice. Mi ha
dato ancora
un'opportunitą di
giocare e spero di
continuare cosģ».
Mourinho, che aveva
fatto una gran corsa a
Siena per andare ad
abbracciare Maicon dopo
una rete in palese
fuorigioco, sul gol di
Adriano non ha dubbi:
«Per me era valido: č
andato di testa, con gli
occhi chiusi, a me
sembra regolare». Poi
frena sulla prospettiva
dello scudetto sicuro:
«Ci mancano 33 punti per
lo scudetto, cioč 11
vittorie. Insomma, ci
manca tanto. Non posso
dire che abbiamo vinto
lo scudetto, ma noi
siamo padroni del nostro
destino. Non possiamo
pensare che la Juve
vinca tutte le partite.
Questa vittoria č
importante anche sotto
il profilo psicologico,
perché cosģ abbiamo
lasciato il Milan alle
spalle della Juve.
Queste sono partite
speciali, la squadra ha
dimostrato qualitą,
capacitą, ha saputo
soffrire contro un
grandissimo avversario».
Mou: "Gol di Adriano
ok"
Ancelotti: "C'era un
rigore"
Il tecnico dell'Inter:
"Aveva gli occhi
chiusi, il mani č
involontario. E' il
gol pił bello della
mia vita perché l'ha
dedicato a mio
figlio". La replica
milanista: "Su Inzaghi
il fallo era netto. Il
gol di Adriano? Tocco
di mano determinante".
Siparietto
Mourinho-Santon
L'abbraccio tra
Mourinho e Adriano
dopo il primo gol.
Ansa
MILANO, 15 febbraio
2009 - E finito da
poco il derby. LInter
ha battuto il Milan
raggiungendo un
margine a doppia cifra
sui rossoneri. Sembra
il momento perfetto
per raccogliere i
frutti "mediatici" di
una serata trionfale,
e invece... Quando
arriva il momento
della conferenza con i
giornalisti ecco la
sorpresa: con Mourinho
arriva in sala stampa
Davide Santon (ascolta
l'audio),
con tanto di
introduzione e uscita
di scena per dare
tutta lattenzione al
giovane terzino. "Oggi
Davģde (con laccento
sbagliato, ndr) č un
giocatore vero. Ha
fatto 6 partite, con
un derby come questo.
Merita di parlare con
voi ma approfittatene:
lo potrete rifare tra
due mesi". Poi un
saluto: "Ciao
bambino".
SANTON: "VADO A
DORMIRE" -
"Era una partita
difficile, i miei
compagni mi hanno
tranquillizzato prima
dellinizio. Ho
giocato contro Beckham,
Pato, Ronaldinho,
gente veloce, bravi
tecnicamente, non č
stato semplice",
esordisce il
difensore, classe 91,
che ha tolto il posto
a Maxwell adattandosi
a un ruolo nuovo e che
non aveva mai parlato
prima con la stampa.
"Una dedica? Alla mia
famiglia e al mio
fratellino Enrico.
Come festeggerņ il
successo? Vado a
dormire... - aggiunge
Santon -. Ma prima
Ringrazio Mourinho, mi
ha dato fiducia
facendomi giocare
contro la Roma in
coppa Italia una
partita difficile". Su
Balotelli: "Prima o
poi toccherą anche a
lui, lo conosco molto
bene, quando vuole sa
ragionare anche lui,
ha vissuto un momento
difficile legato a
motivi di mercato, ora
sembra pił tranquillo,
si allena come si deve
e spero ritorni al pił
presto perché č un
grande talento".
LA DEDICA A MOU JR. -
Prima il portoghese
aveva analizzato
lepisodio dell1-0 (ascolta
l'audio),
contestato dal Milan,
svelando un altro
retroscena : "Il gol
di Adriano č il pił
bello della mia
carriera. Nessuno
aveva mai dedicato una
rete a mio figlio, che
ogni giorno va a
scuola con la palla e
la maglia numero 10",
attacca lallenatore
portoghese,
visibilmente
soddisfatto da questa
rivincita dopo il k.o.
dellandata. "Adri ha
giocato bene, č stato
bravo. Il gol?
Colpisce di testa,
forse ad occhi chiusi,
e devia in modo
involontario la palla.
Era una decisione
difficile, a
differenze di quella
che ha negato il
secondo giallo ad
Ambrosini" rilancia,
come sempre, Mou.
ANCELOTTI E LO
SCUDETTO -
Cambiando prospettiva,
cč uno scudetto che
si allontana e un
futuro ancora meno
certo per un
allenatore, come Carlo
Ancelotti, che negli
anni č diventato icona
del Milan (ascolta
l'audio).
"Con il solo colpo di
testa la palla non
sarebbe entrata,
quindi la deviazione
del braccio č
determinante. Si
tratta di un episodio
abbastanza chiaro,
facile da giudicare...
E cera anche un
rigore netto su
Inzaghi" si lamenta
Carletto, che poi
analizza: "Abbiamo
sofferto troppo sulle
palle lunghe, ci hanno
messo in crisi con la
fisicitą dei loro
attaccanti. In ogni
caso avremmo meritato
il pareggio per il
secondo tempo che
abbiamo fatto.
Scudetto andato? In
questo momento non ci
pensiamo, lobiettivo
č entrare nelle prime
tre, la corsa sarą
lunga fino alla fine.
Undici punti comunque
sono tanti. Il mio
ultimo derby? No, lho
gią detto". Si vedrą a
giugno.
DA CAPITANO A CAPITANO
-
"Vincere voleva dire
eliminare il Milan
dalla corsa allo
scudetto. Lo abbiamo
fatto grazie a una
grande partita, vinta
meritatamente", ha
detto Javier Zanetti.
"Il Milan č partito
meglio di noi, poi
lInter ha giocato
meglio. Maldini? Gli
ho parlato, facendogli
i miei complimenti per
la sua grande
carriera. E stato un
esempio dal primo
giorno in cui sono
arrivato in Italia.
Merita tutti i
successi che ha
avuto".
L'Inter passa a Lecce:
3-0 con Ibra, Figo e
Stankovic
16
LECCE, 7 febbraio
- Troppo forte lInter,
troppo arrendevole il Lecce.
Risultato: i
nerazzurri allungano
in classifica andando
a vincere 3-0 al Via
del Mare contro i
giallorossi pugliesi
nel primo anticipo
della 23Ŗ giornata. Il
Milan stasera a San
Siro contro la
Reggina, la Juventus
domani a Catania sono
chiamate a rispondere.
Nulla da dire sulla
vittoria degli uomini
di Mourinho, che
stupisce tutti
mandando in campo una
formazione coperta con
Ibrahimovic unica
punta e Stankovic e
Figo a supporto. Lo
svedese, perņ, fa
reparto da solo e,
dopo unoccasione
sprecata da Stankovic,
al 12 infila la prima
perla, con un bel tiro
da fuori su assist di
Cambiasso su cui
Benussi non puņ nulla.
Pochi minuti dopo, lo
stesso Ibra viene
ammonito da
Tagliavento per
simulazione in area:
le immagini non
chiariscono se lo
svedese venga toccato
da Stendardo o no. Il
vantaggio dą
tranquillitą
allInter, anche
perché dallaltra
parte il Lecce,
schierato con il
tridente Papa
Waigo-Castillo-Tiribocchi,
non punge. Sotto tono
soprattutto il
senegalese, che non
riesce mai a superare
luomo. Unica
occasione degna di
nota per i pugliesi al
18', con Stendardo che
va a colpo sicuro di
testa ma sulla sua
strada trova uno
strepitoso Julio Cesar.
LA
RIPRESA - Stesso
copione nella ripresa,
con la differenza che
lInter diventa pił
concreta. E al 71
raddoppia con Figo,
bravissimo a mettere
dentro di testa su
cross dalla sinistra
del sempre pił
convincente Santon.
Sul gol del
portoghese, perņ, cč
la forte complicitą
della difesa leccese,
che lo lascia
completamente solo. In
precedenza, Maicon si
era mangiato la rete
del 2-0 sparando
incredibilmente alto a
due passi dalla porta
con Benussi gią
rassegnato. Il 3-0 č
opera di Stankovic,
che su una punizione
dalla destra dello
stesso Maicon anticipa
tutta la retroguardia
giallorossa e la mette
dove Benussi non puņ
arrivare. Con il
risultato acquisito,
Mourinho decide di
dare spazio anche a
Balotelli, che prende
il posto di Ibra. Il
giovane talento di
origine africana fa
poco o nulla nei dieci
minuti che il tecnico
portoghese gli
concede. Ma il suo
ingresso in campo
sembra il segno che la
pace tra i due č ormai
raggiunta.
Fonti della
procura della
Repubblica di Milano
hanno smentito
l'apertura di
un'inchiesta sul
presunto
comportamento
illecito dell'Inter
nella fase finale
dello scorso
campionato.
A riportare la
notizia
dell'indagine era
stato il quotidiano
'Il Giornale'. Tutto
č nato da
unindagine del
sostituto
procuratore di
Milano Stefano
Civardi, che avrebbe
ordinato un rapporto
alla polizia
giudiziaria su una
fuga di notizie
dello scorso maggio
riguardante alcune
intercettazioni tra
Domenico Brescia,
pregiudicato poi
arrestato per
traffico di droga, e
alcuni interisti, il
tecnico Roberto
Mancini e i
giocatori
Marco Materazzi
e Javier Zanetti. Da
questa indagine
sarebbe poi stato
stilato un rapporto
di polizia nel quale
si ipotizzava che
alcuni tesserati
dell'Inter, Mancini
e Materazzi in
primis, avessero
compiuto azioni tese
a perdere terreno
sulle inseguitrici e
rilanciare
le scommesse sullo
Scudetto.
Il commento del
presidente,
Massimo Moratti č
stato laconico:
"Una buffonata",
ha replicato ai
giornalisti
all'uscita
dagli uffici della
Saras che gli
hanno domandato
della notizia
mentre la societą
nerazzurra ha
fatto sapere che
tutelerą la
propria immagine
nelle sedi
giudiziarie
competenti.
Su quanto
pubblicato dal 'Giornale',
č intervenuto
stamane anche
l'amministratore
delegato
dell'Inter,
Ernesto Paolillo,
liquidando la
vicenda con una
battuta. "Sono
stupidaggini - ha
detto - ci rido
sopra a queste
ricostruzioni
fantasiose. Sono
ipotesi che non
vale neppure la
pena di
commentare".
Effettivamente,
anche a leggere il
resoconto del
quotidiano, le
presunte prove a
carico dei
nerazzurri appaiono
piuttosto deboli,
concentrandosi
soprattutto sulle
scelte di formazione
dell'allenatore
Mancini e sul rigore
fallito da Materazzi.
Nel mirino ci
sarebbero anche il
fatto che
Ibrahimovic č
rientrato solo
nell'ultimo spezzone
dell'ultima partita
e che Balotelli č
rimasto fuori.
L'Inter passa in
dieci,
č...................
Cade la Juve a Udine,
Milan beffato
La Roma batte il
Palermo, Cassano show
contro la Lazio
In coda colpo grosso del
Bologna, pareggiano le
altre
Ibrahimovic
in azione
L'Inter riprende la
fuga:
la Juve ko, il Milan
frena
La capolista vince a
Catania con Mourinho
in tribuna e vola.
Quagliarella-Di Natale
affondano i
bianconeri.
L'Inter passa a
Catania, la Roma
supera in casa il
Palermo, il Milan č
frenato sul proprio
terreno dal Genoa,
mentre la sorpresa sta
nella sconfitta della
Juventus a Udine e
questo permette ai
nerazzurri di Mourinho
di allungare ancora al
vertice della
classifica. Da
segnalare il Bologna
"corsaro" contro l'Atalanta
e i successi
casalinghi di
Fiorentina, Cagliari e
Sampdoria. Pari in
casa per il Chievo e
per il Torino.
I nerazzurri battono
1-0 la Samp e restano a
+3 dalla Juve. Espulso
Mourinho. Rossoneri
4-1contro il Bologna
E Ibrahimovic punge
Kaką
«Il trasferimento al
City? Chiedo a Dio»
Battuta dell'interista
sulla trattativa che
ha coinvolto il
brasiliano e gli
sceicchi
ROMA - Scherza coi
fanti e lascia stare i
Santi. Di certo non č
un proverbio svedese.
Sarą per questo che
Ibrahimovic, adorato
come una divinitą e
osannato quasi fosse
un idolo dagli
interisti, ha fatto
riferimento a Dio, in
una battuta pungente
diretta al
rivale-collega Kaką.
Anche da spettatore
Ibrahimovic fa parlare
di sč. Lo svedese,
domenica al Meazza per
assistere a Inter-
Sampdoria, ha
rilasciato le seguenti
dichiarazioni ad un
giornalista Sky: «Come
mi comporterei se
dovesse venire a
cercarmi il Manchester
City? Non lo so,
dovrei chiamare Dio
per saperlo».
(Ansa)
KAKA' - Parole che
suonano come un
riferimento al
milanista Kaką, che ha
raccontato di «aver
parlato con Dio» dopo
aver ricevuto
l'offerta del club
inglese di proprietą
dello sceicco di Abu
Dhabi. «Dio mi ha
indicato la via. Resta
al Milan», ha svelato
dopo la trattativa il
brasiliano, atleta di
Cristo. «In questi
giorni - ha proseguito
Kaką al Times - ho
pregato molto per
capire cosa dovevo
fare, e da Dio mi č
venuta
un'indicazione». Per
la veritą, Ricardo
Izecson dos Santos
Leite, convertito alla
fede per una caduta in
piscina per la quale
rischiņ di non giocare
pił, da tempo
manifesta la sua
religiositą.
Indossando sotto i
colori sociali la
maglia con la scritta
«I Belong to Jesus»
per esempio. Adesso
arriva la parodia di
Ibra da Rosengård, con
la sua aria sorniona
forgiata nel quartiere
ghetto di Malmö. Ibra
poi ha aggiunto serio:
«Quando
La
vittoria sulla Roma
e la qualificazione
in semifinale di
Coppa Italia hanno
riavvicinato
Mourinho ai suoi e
addolcito l'ira
furente del tecnico.
Perchč, negli
spogliatoi di
Bergamo,
dopo il crollo con
l'Atalanta,
sarebbero volate
frasi pesantissime.
Secondo quanto
riportato da
"Repubblica",
Mourinho era cosģ
inferocito e
avvelenato con la
squadra che avrebbe
detto: "Il primo
scudetto ve l'hanno
dato in segreteria,
il secondo lo avete
vinto perché non
c'era nessuno, il
terzo all'ultimo
minuto. Siete una
squadra di merdosi
!!".
E su sollecitazione
di Crespo ("Mister,
ci ridice quella
cosa, per favore?")
la questione sarebbe
stata ripresa lunedģ
alla Pinetina. Con
esiti sconsolanti
per l'umore generale
e della stessa
societą, a
cominciare da
Moratti.
in
rete Adriano e
Ibrahimovic. i
blucerchiati passano
eliminando l'Udinese ai
rigori
Coppa Italia, Inter e
Samp in semifinale
I
nerazzurri fermano la
Roma, vincitrice delle
ultime due edizioni.
Mourinho: «Una buona
risposta a Bergamo»
Ibrahimovic in campo
(Afp)
UDINE - Appuntamento in
semifinale di Coppa
Italia per Sampdoria e
Inter. I nerazzurri
superano la delusione
della sconfitta in
campionato a casa dell'Atalanta
battendo la Roma per
2-1. In rete le due
punte, Adriano (al 10'
del primo tempo) e
Ibrahimovic (al 18' del
secondo). Per la Roma ha
segnato Taddei, al 16'
del secondo tempo: il
temporaneo pareggio č
durato solo due minuti,
quando lo svedese č
andato in rete tra il
boato dei tifosi del
Meazza.
INTER - L'Inter ha
sbloccato il risultato
pochi minuti dopo il
fischio d'inizio grazie
a un gol di Adriano,
andato a segno un minuto
dopo un calcio di rigore
reclamato dalla Roma per
un intervento su Mirko
Vucinic, ammonito
dall'arbitro Daniele
Orsato nella stessa
azione per un gol
realizzato con un tocco
di mano dopo il presunto
fallo contestato dai
capitolini. La Roma,
vincitrice delle ultime
due edizioni del torneo
battendo sempre l'Inter
in finale, ha raggiunto
il pareggio nella
ripresa grazie a Rodrigo
Taddei. Due minuti dopo
il sogno č sfumato con
il 2-1 dellInter,
realizzato da Zlatan
Ibrahimovic sugli
sviluppi di unazione
viziata da un'apparente
posizione di fuorigioco
di Walter Samuel, non
individuata dal secondo
assistente di Orsato.
ROMA (4-3-1-2): Artur;
Cicinho, Mexes, Juan,
Riise (25'st Menez);
Taddei (34'st
Aquilani), De Rossi,
Perrotta; Brighi;
Baptista; Vucinic (15'st
Pizarro). In panchina:
Bertagnoli, Loria,
Cassetti, Greco.
Allenatore: Spalletti.
ARBITRO: Orsato di
Schio.
RETI: 10'pt Adriano,
16'st Taddei, 17'st
Ibrahimovic.
NOTE: serata fredda,
terreno in discrete
condizioni, spettatori
26.520. Angoli 6-4 per
la Roma. Ammoniti Juan,
Vucinic, Samuel,
Perrotta, Mexes.
Recupero: 2'; 4'.
Adriano ride, Ibra
incanta
Genoa, l'orgoglio
non basta
Ottavi di Coppa
Italia: l'Inter
batte (3-1) dopo i
supplementari la
squadra di Gasperini,
in dieci dopo 20'
per una dubbia
espulsione di Biava.
L'Imperatore sbaglia
un rigore ma poi
firma l'1-0. A segno
anche Rossi,
Cambiasso e lo
svedese con un
incredibile tunnel a
Scarpi. Nei quarti
nerazzurri contro la
Roma
L'Inter rallenta: 1-1
in casa
Il Cagliari riapre i
giochi
Grande partita dei
sardi al Meazza: in
vantaggio con
Acquafresca, vengono
ripresi da Ibrahimovic
e poi sprecano almeno
tre occasioni per
vincere. Nerazzurri
prevedibili nel primo
tempo e poco concreti
davanti. Domani la
Juve puņ portarsi a -
4
Zlatan Ibrahimovic
realizza il gol
dell'1-1
sfruttando
l'assist di
Crespo. Ansa
MILANO, 10 gennaio
2009
Doppietta di Maicon
L'Inter passa a
Siena.Passa a Siena,
ma il gol di Maicon č
in fuorigioco. Per la
terza volta
consecutiva CAMPIONE
D'INVERNO (2008-09
Inter;2007-08
Inter;2006-07 Inter;
2005-06-Calciopoli-;2004-05
Juventus;2003-04 Milan;2002-03
Juventus;2001-02
Roma;2000-01
Roma;1999-2000
Juventus;1998-99
Fiorentina;1997-98
Juventus; 1996-97
Juventus; 1995-96
Milan; 1994-95
Juventus; 1993-94
Milan;1992-93 Milan;
1991-92 Milan;
1990-91 Inter;
1989-90 Napoli;
1988-89 Inter;
1987-88 Napoli;
1986-87 Napoli;
1985-86 Juventus;
1984-85 Verona;
1983-84 Juventus;
1982-83 Roma; 1981-82
Fiorentina; 1980-81
Roma;
1979-80 Inter )
ECCO L'ARRIVO
DELLA
PATINATURA
LIBERAL
ULTRA-PLASTIFICATA:
SuperIbra fa volare
l'Inter
I nerazzurri
superano 4-2 il Chievo grazie a una doppietta
decisiva del fenomeno svedese: ora sono a +9
sulle seconde in attesa di Juve-Milan. I
giallorossi vincono 3-2 col Cagliari dopo
essere andati sotto: centro numero 170 per
Totti in serie A. I biancocelesti recuperano 3
gol a Udine: 3-3. Vincono Palermo, Fiorentina
e Samp. Pari in Genoa-Atalanta
Il brasiliano
Maxwell, subito in rete contro il Chievo.
Afp
I nerazzurri sbancano l'Olimpico. Samuel apre dopo due minuti. Poi nel recupero del primo tempo arriva l'autorete di Diakite. Nella ripresa Ibrahimovic chiude il conto. Ora Juve e Milan sono sotto di 9 punti
Samuel festeggia con i compagni dopo il gol dell'1-0. Ansa
ROMA, 6 dicembre 2008
- Se esistono antidoti
e contromisure,
qualcuno le tiri
fuori: di questo passo
il campionato potrebbe
chiudersi a Natale. Il
3-0 con cui l'Inter
abbatte la Lazio
all'Olimpico č cosģ
perentorio da far
rabbrividire. Classe e
inaudita potenza
fisica disintegrano i
biancocelesti che
alzano bandiera bianca
dopo pochi secondi sul
gol di Samuel. Prova
di forza evidenziata
alla fine del primo
tempo anche con
l'autorete di Diakite,
perché a far impazzire
č l'azione devastante
di Ibra e Maicon. La
rete nella ripresa
dello svedesone č solo
la ciliegina, la
decorazione elegante
che chiude il cerchio
attorno all'ennesima
strepitosa esibizione.
SCELTE
-
Delio Rossi lo sapeva:
contro l'Inter i
timori reverenziali
possono risultare
fatali. Ecco allora
una Lazio
spregiudicata, anche
se un po' stanca dopo
l'impresa contro il
Milan in coppa Italia,
con Foggia a fare il
tridente con Pandev e
Zarate. Rivoluzione
poi in difesa,
rispetto alle
previsioni. A sinistra
schiera un cursore
offensivo come Kolarov.
L'Inter invece allinea
il suo infallibile
rombo. Mourinho
sceglie il meglio:
Stankovic alle spalle
del tandem offensivo
Ibrahimovic-Cruz. Trio
micidiale, soprattutto
quando a supporto ci
sono elementi come
Cambiasso o Muntari,
oppure cursori
dell'altezza di Maicon
e Maxwell o difensori
centrali ai limiti
della perfezione e
insuperabili come
Samuel. E bastano poco
meno di due minuti
all'Inter per
sbrindellare la Lazio.
Manovra di
accerchiamento,
biancocelesti
schiacciati; cross
dalla sinistra di
Muntari con palla in
mezzo all'addormentata
e infreddolita difesa
laziale, dove svetta
Samuel: colpo di testa
potente e palla che
sfonda alla destra di
Carrizo.
FORZA
FISICA -
La squadra di Delio
Rossi impiega un po'
per riprendersi, ma
alzando il baricentro
e pressando con pił
convinzione rientra in
partita. Domanda
lecita: č sufficiente
per spaventare la
prima della classe?
Zarate e compagni ci
provano, ma l'Inter
limita tutto
respingendo ogni
tentativo. Elementare
il gioco dei
nerazzurri: controllo,
possesso palla e
ripartenze micidiali,
all'insegna di uno
strapotere fisico che
ha pochi eguali al
mondo. Classe? Da
vendere. Ma anche
tanto sacrificio e non
č un caso vedere Cruz
dare una mano alla
difesa o uno Stankovic
dannarsi per chiudere
tutti gli spazi. Tra
il 28' e il 31' Cruz e
Pandev lasciano per
problemi muscolari.
Entrano Crespo e
Rocchi. Il laziale
convince di pił, ma
non incide come
vorrebbe Rossi. Apre
invece spazi
l'argentino anche se
il passo di un tempo
sembra perduto. Ma ci
sono geni pronti a
colmare i vuoti. E' in
pieno recupero che
Ibra, il maestoso Ibra,
inquadra Maicon e lo
invita a nozze. Cross
teso e autorete di
Diakite, il migliore,
fino a qul punto,
della Lazio.
INVINCIBILE ARMATA -
Inter micidiale e
cinica che all'inizio
della ripresa riparte
con identico
atteggiamento, mentre
i romani, con Brocchi
al posto di Dabo
tentano timidi
affondo. Alla Lazio
non resta che
mantenere alta la
pressione, ma quando
l'Inter innesta la
quarta non ce n'č per
nessuno. Come al 10',
quando Cambiasso
pennella il cross
perfetto su cui si
avventa il mattatore
Ibrahimovic, in
posizione dubbia. Ma
l'inzuccata č
imperiale: 3-0. E
nonostante il gap
devastante, i
nerazzurri non mollano
e continuano a
pressare e correre,
eseguendo alla lettera
le indicazioni di
Mourinho, insaziabile
e incontentabile
quanto loro. La Lazio
non sta a guardare, ma
la differenza č
incolmabile. Ci prova
Zarate a elencare i
suoi numeri e Maicon
apprezza. Ma ce ne
vorrebbero almeno tre
per fare male alla
ormai invincibile
armata di Mou. Niente
di pił. Tutti a casa.
Lazio-Inter 0-3
ultimo aggiornamento:
22:36 del 06/12/2008
di Luigi Panella
Inter tirannica,
Lazio senza scampo
Straordinaria
dimostrazione di
forza dell'Inter,
che costruisce la
sua vittoria sulla
rete immediata di
Samuel. E se alla
fine del primo
tempo, chiuso da una
sfortunata autorete
di Diakitč, il
doppio passivo
sembrava troppo
pesante per la
Lazio, nella ripresa
non c'č stata
storia. Il tris lo
sigla Ibrahimovic
con un colpo di
testa, ma č tutta la
squadra di Mourinho
che impressiona per
la tranquillitą
delle giocate e la
coesione tra i
reparti. Lazio: come
detto, discreta nel
primo tempo,
affannata nella
ripresa dove vive
dei guizzi e Zarate
e trova una rete -
annullata - su un
calcio di punizione
di Kolarov.
Chiudiamo con i
migliori: nella
Lazio Zarate e
Foggia, nell'Inter
Ibrahimovic e Samuel
L'Inter in fuga:
Lazio battuta
3-0
La squadra di
Mourinho passa
all'Olimpico e
allunga su Juve
e Milan: reti
dell'argentino e
dello svedese e
autogol di
Diakitč.
Annullato un gol
su punizione a
Kolarov. Pandev
e Cruz ko
I nerazzurri
sbancano
l'Olimpico.
Samuel apre dopo
due minuti. Poi
nel recupero del
primo tempo
arriva
l'autorete di
Diakite. Nella
ripresa
Ibrahimovic
chiude il conto.
Ora Juve e Milan
sono sotto di 9
punti
Samuel
festeggia
con i
compagni
dopo il gol
dell'1-0.
Ansa
ROMA, 6 dicembre
2008 - Se
esistono
antidoti e
contromisure,
qualcuno le tiri
fuori: di questo
passo il
campionato
potrebbe
chiudersi a
Natale. Il 3-0
con cui l'Inter
abbatte la Lazio
all'Olimpico č
cosģ perentorio
da far
rabbrividire.
Classe e
inaudita potenza
fisica
disintegrano i
biancocelesti
che alzano
bandiera bianca
dopo pochi
secondi sul gol
di Samuel. Prova
di forza
evidenziata alla
fine del primo
tempo anche con
l'autorete di
Diakite, perché
a far impazzire
č l'azione
devastante di
Ibra e Maicon.
La rete nella
ripresa dello
svedesone č solo
la ciliegina, la
decorazione
elegante che
chiude il
cerchio attorno
all'ennesima
strepitosa
esibizione.
SCELTE -
Delio Rossi lo
sapeva: contro
l'Inter i timori
reverenziali
possono
risultare
fatali. Ecco
allora una Lazio
spregiudicata,
anche se un po'
stanca dopo
l'impresa contro
il Milan in
coppa Italia,
con Foggia a
fare il tridente
con Pandev e
Zarate.
Rivoluzione poi
in difesa,
rispetto alle
previsioni. A
sinistra schiera
un cursore
offensivo come
Kolarov. L'Inter
invece allinea
il suo
infallibile
rombo. Mourinho
sceglie il
meglio:
Stankovic alle
spalle del
tandem offensivo
Ibrahimovic-Cruz.
Trio micidiale,
soprattutto
quando a
supporto ci sono
elementi come
Cambiasso o
Muntari, oppure
cursori
dell'altezza di
Maicon e Maxwell
o difensori
centrali ai
limiti della
perfezione e
insuperabili
come Samuel. E
bastano poco
meno di due
minuti all'Inter
per sbrindellare
la Lazio.
Manovra di
accerchiamento,
biancocelesti
schiacciati;
cross dalla
sinistra di
Muntari con
palla in mezzo
all'addormentata
e infreddolita
difesa laziale,
dove svetta
Samuel: colpo di
testa potente e
palla che sfonda
alla destra di
Carrizo.
FORZA FISICA -
La squadra di
Delio Rossi
impiega un po'
per riprendersi,
ma alzando il
baricentro e
pressando con
pił convinzione
rientra in
partita. Domanda
lecita: č
sufficiente per
spaventare la
prima della
classe? Zarate e
compagni ci
provano, ma
l'Inter limita
tutto
respingendo ogni
tentativo.
Elementare il
gioco dei
nerazzurri:
controllo,
possesso palla e
ripartenze
micidiali,
all'insegna di
uno strapotere
fisico che ha
pochi eguali al
mondo. Classe?
Da vendere. Ma
anche tanto
sacrificio e non
č un caso vedere
Cruz dare una
mano alla difesa
o uno Stankovic
dannarsi per
chiudere tutti
gli spazi. Tra
il 28' e il 31'
Cruz e Pandev
lasciano per
problemi
muscolari.
Entrano Crespo e
Rocchi. Il
laziale convince
di pił, ma non
incide come
vorrebbe Rossi.
Apre invece
spazi
l'argentino
anche se il
passo di un
tempo sembra
perduto. Ma ci
sono geni pronti
a colmare i
vuoti. E' in
pieno recupero
che Ibra, il
maestoso Ibra,
inquadra Maicon
e lo invita a
nozze. Cross
teso e autorete
di Diakite, il
migliore, fino a
qul punto, della
Lazio.
ROMA - Una giornata
tutta per l'Inter: e
per la Juve, che aveva
vinto nell'anticipo.
Il risultato pił
clamoroso č il 3-1 del
Palermo al Milan:
matura nel secondo
tempo, con Ronaldinho
che aveva sbagliato un
rigore sullo 0-0.
Perdono anche Napoli,
Lazio e Fiorentina. E
si crea la prima
frattura nelle zone
alte della classifica.
Non ne approfittano
Udinese e Genoa: i
friulani ottengono la
quarta sconfitta
consecutiva, i liguri
non vanno oltre il
pareggio con il
Bologna. In una
giornata con pochi
gol, successo
importante per il
Chievo.
Nerazzurri
double-face: dopo i
gol di Cordoba e
Muntari lascia
l'iniziativa alla
formazione di Reja. E
Mourinho corre in
difesa
MARCO ANSALDO
INVIATO A MILANO
LInter č una strana
squadra. Si comporta
come una fuoriserie
che spegne
inspiegabilmente il
motore e si chiude nel
box anche se dovrebbe
ancora farne di
strada. Ieri aveva in
mano la partita col
Napoli, in fondo a una
mezzora giocata a
tutto volume, quasi
fosse la risposta allo
sfascio esibito
mercoledģ con il
Panathinaikos. Stava
sul 2-0 e dominava:
Cordoba aveva punito
con il sinistro i
lenti riflessi della
difesa partenopea su
cross di Muntari, lo
stesso Muntari aveva
infilato di tacco un
gol prezioso come
siamo pił abituati a
vedere da Ibra.
Insomma stavamo gią
raccogliendo idee e
appunti per descrivere
il successo che a
unora dalla fine
appariva certissimo,
quando abbiamo visto
il gioco dei
nerazzurri
afflosciarsi.
Non si č gonfiato pił.
Il Napoli puņ quasi
rammaricarsi di non
essere andato oltre il
gol bellissimo di
Lavezzi al 36. Nella
ripresa ha creato la
massa di gioco
indispensabile per
cogliere il pari ma
non lha tramutata in
occasioni da rete: non
ricordiamo una parata
di Julio Cesar mentre
abbiamo davanti agli
occhi i salvataggi di
Iezzo sullunica
invenzione di
Ibrahimovic e
sullincursione di
Zanetti, giunto a tu
per tu con il portiere
al 42.
Un difetto dei
partenopei (a parte la
difesa cui ieri č
stato tolto
maldestramente
Santacroce per puntare
sul mediocre Rinaudo)
č nella mancanza di un
vero attaccante
darea, di quelli che
quando non sai come
colpire gli avversari
servi con una palla
semplice e alta,
perché qualcosa
combinano, magari a
spintoni. Se Denis
fosse di tale pasta,
probabilmente gli
sarebbe bastata la
decina di minuti per
sfruttare il magnifico
lavoro di Zalayeta e
la verve di Lavezzi,
che non č solo un
bravo dribblomane ma
si spreme come un
limone per alimentare
iniziative. Cosģ il
momento opaco di
risultati del Napoli
prosegue e si sta
allontanando dalla
testa della
classifica, come si
poteva prevedere
guardando globalmente
al suo organico. Ci
sono squadre che
esprimono un bel
calcio organizzato e a
volte diventano
irresistibili ma che
non hanno ancora la
continuitą per reggere
in campionato alla
distanza. Il Napoli di
Reja č una dei queste.
LInter insomma ha
subģto nella ripresa,
perņ ne č uscito
indenne e ha mantenuto
lontane le rivali pił
importanti. Per
vincere lo scudetto č
determinante superare
giornate come questa,
in cui cadi in
difficoltą e non ti
sorregge il talento
delluomo pił
decisivo, Ibrahimovic,
quasi straziante nella
ricerca dei colpi che
non gli riuscivano: lo
svedese si sta
consumando e dovrebbe
rifiatare, perché ha
giocato malissimo in
Coppa e quasi peggio
ieri, tanto da
sembrare la brutta
copia dellIbra che
palleggia nello spot
natalizio di Mediaset.
Purtroppo mancava Uma
Thurman. Mourinho non
contraddice la propria
insospettabile
italianitą, per quanto
provi a nasconderla
sotto belle parole.
Si era presentato come
un allenatore diverso,
e lo č sicuramente
fuori dal campo, per
spregiudicatezza di
pensiero, ma quando
deve disegnare le
strategie non si
distingue troppo dai
suoi colleghi istruiti
a Coverciano: lInter
impone subito la
propria fisicitą,
induce gli avversari a
un avvio tremebondo,
offre il meglio quando
rulla il prato a ritmi
alti e aggressivi,
come fino al 2-0, ma
quando sente di avere
in mano il match tira
a gestirlo, perde
intensitą e qui
nascono le sue
incertezze. Infatti
mentre guida il
campionato, fatica a
esprimersi in
Champions League e
fanno sorridere, di
Mourinho, le mosse
cosģ splendidamente
nostrane, come
infoltire la difesa (Burdisso
per Stankovic al 39)
per preservare il
vantaggio oppure
consumare tutti i
cambi nel finale per
far scorrere il tempo.
Di Special cč poco,
la sua č unantica
normalitą utile perņ a
tenere lInter sulla
rotta dello scudetto,
sebbene i tifosi
chiedano di pił come
spettacolaritą di
gioco. Ieri se non
altro hanno visto
alcune prodezze nel
festival del tacco:
nel raddoppio lhanno
usato sia Cruz per
avviare lazione, sia
Muntari per stupire
gli avversari e
deviare in porta il
tiro cross di Maicon;
nella rete partenopea,
ci ha messo il tacco
Zalayeta per mandare
la palla oltre i
difensori interisti e
dare a Lavezzi
lopportunitą di
realizzare con un
mezzo cucchiaio.
Grandi giocate e non
un grande gioco. AllInter
perņ va bene cosģ.
Zlatan
Ibrahimovic,
27 anni,
festeggia la
sua doppietta
decisiva a
Palermo.
LaPresse
PALERMO, 15
novembre 2008 -
Mourinho č stato
di parola. Il
tecnico dell'Inter
aveva detto:
"Domani sera
avremo pił punti
della Juve".
Detto, fatto. I
nerazzurri battono
2-0 il Palermo al
Barbera. Doppietta
di un Ibrahimovic
a tratti
onnipotente. Il
centravanti
svedese toglie
ogni impaccio ad
un'Inter che per
la veritą nel
primo tempo aveva
zoppicato
parecchio,
stentando molto
sul piano della
manovra. Ma quando
in squadra hai un
fuoriclasse come
Ibra diventa tutto
pił facile. Ed č
la risposta pił
convincente -
quella del campo -
a chi si
chiede(va) come
mai l'ex Ajax non
salti una partita.
Due sue prodezze
individuali
spengono ogni
ardore alla
squadra di
Ballardini, che si
č afflosciata dopo
il primo
svantaggio. E
l'Inter ha potuto
cosģ giocare in
spazi pił larghi,
facendo vedere
buoni spunti,
nella ripresa.
Legittimando un
successo che
significa primo
posto solitario in
classifica, al
riparo dei
risultati di Milan
e Napoli. La Juve
ora č distante 3
punti e 7 giorni:
sabato prossimo al
Meazza lo scontro
diretto. Senza
Cordoba. Era
diffidato, ha
rimediato un
ulteriore giallo.
SCHIERAMENTI
- Primo
tempo equilibrato
e poco
spettacolare.
Mourinho copre
l'Inter contro i
rigori invernali
da trasferta.
Tridente in
soffitta, fuori
una punta
(Mancini, Quaresma
non č neppure
convocato) e
dentro quattro
centrocampisti
centrali. Si
rivede Muntari.
Davanti c'č Cruz,
per la prima volta
in questa stagione
a far coppia con
Ibrahimovic.
Ballardini schiera
l'ex Fontana per
l'infortunato
Amelia, Miccoli,
recuperato, gioca
in avanti con
Cavani.
POCHE EMOZIONI
- L'Inter
parte forte. Come
ritmo. Č un po'
arruffona, ma
ammucchia angoli e
mischie. Senza
esito. Poi dal 10'
il Palermo si
scuote dalle
titubanze iniziali
e comincia a
macinare gioco.
Occasioni, perņ,
pochine. Cruz
rischia di testa
l'autorete.
Replica di Ibra,
che conclude una
ripartenza con un
destro violento:
Fontana si salva
in angolo. Poco
altro. L'Inter non
trova sbocchi
sulle fasce e in
avanti Ibrahimovic
č poco assistito
dagli sporadici
inserimenti dei
centrocampisti. Il
Palermo ci prova,
ma senza
esagerare. Mai
prendersi troppa
confidenza (e
concedere spazi)
alla prima della
classe.
PERLA IBRA
- Si riparte senza
cambi. E
Ibrahimovic si
inventa una magia
da tre punti.
Fuori area,
defilato sulla
destra, lascia
partire un destro
violento che
svaria e finisce
nell'angolino,
insaccandosi
accanto al secondo
palo. Fontana č
sorpreso. E
trafitto. Inter
avanti.
FURIA INTER
- Ora l'Inter
spinge. Cattiva.
Ritrovata. Fontana
rischia di farsi
sorprendere da una
conclusione di
punta di Cruz. Poi
Ibrahimovic,
scatenato, salta
un uomo, calcia
sul primo palo,
Fontana č
efficace. Ancora
corner. Fontana
esce a vuoto,
Muntari non ne
approfitta. Ma il
2-0 č dietro
l'angolo.
RADDOPPIO IBRA
- La segna, e chi
sennņ, il solito
Ibrahimovic. Con
una punizione
potente dal limite
dell'area. Un
bolide squassante,
sul quale a
Fontana, che non
ha messo benissimo
la barriera, non
basta il riflesso.
Gara chiusa. E
Inter capolista
solitaria.
Inter-Udinese 1-0:
decide Cruz
Domenica, 09
Novembre 2008
16:31:06
Magia di Ibra,
l'Inter batte il Bologna
I nerazzurri agganciano
la vetta,5
ottobre 2008
DAL MEDIOEVO AL MEDIOEVO, BREVE
STORIA DI UNA NAZIONE ALLO
SFASCIO....
DOMENICA
30 marzo 2008 muore in una piazzola
autostradale un ragazzo di 28 anni
tifoso del Parma, travolto da un
pullman in fuga di tifosi juventini,
era in programma Juventus-Parma,dopo
il tentativo, da parte dei tifosi
del Parma,di aggredire quelli della
Juventus per "vendicare" gli scontri
che si ebbero all'indomani di un
Parma-Juventus del 2005, scontri che
costarono il divieto di
frequentazione di tre anni comminato
al medesimo tifoso parmigiano poi
ucciso nella piazzola. Andare in
giro con dei colori addosso č
diventato un enorme rischio per
tutti, a prescindere
dall'appartenenza ad una presunta
tifoseria organizzata. Una logica
medioevale che ha preso piede in una
nazione vuota, completamente
svuotata di significati, per cui č
lecito e logico ammazzarsi per un
mondo perlinato di miliardari,
piuttosto che impegnarsi quantomeno
nel cercare di fare meno danni
possibili quando ci si muove. Code
in ogni dove, qualsiasi interstizio
č riempito da parcheggi, auto e
Centri Iper Commerciali con rimesse
sotterranee a 100 metri di
profonditą rasentando le falde
acquifere. Un paese spogliato,
inquinatissimo, sostanzialmente
invivibile socialmente ha creato
questi vuoti pneumatici che si
riempiono di scaramucce artificiose
tra parti di fazioni risultato di
macerie post-comuniste/neo-fasciste/consumiste.
Una medioevalizzazione aggiornata al
terzo millennio che, partendo da una
economia
statual-familiare-clientelare
italiota delinquenziale, Garrone
presidente della petrolchimica Erg e
della societą sportiva Sampdoria che
vuole i contributi statali del
Cip6-Enel per stoccare i suoi
rifiuti tossico-nocivi nell'Etna
previa autorizzazione del Ministero
dell'Ambiente ( intervista
documentata da Beppe Grillo nello
spettacolo Reset, ndr) come specimen
di una schiera spaventosa di
personacce insediate
contemporaneamente in 3-4 consigli
di amministrazione di aziende che
dovrebbero essere l'ossatura
produttiva di una nazione, finisce
nel liquame di una societą
scorporata di infinitesimali
interessi egoistici senza la pur
minima tensione sociale. In questo
spurgo disintegrato si "illuminano"
queste morti, questi assassinii
voluti e confezionati cosģ come sono
volute le morti a migliaia sui posti
di lavoro di una nazione
economicamente barcollante tra la
servitł della gleba ed il mega
capitalista-latifondista ante
rivoluzione industriale. Ma non č
l'inizio questo: č la fase finale di
un processo che, nel caso specifico
del cosģ detto calcio, ha avuto
origine negli anni sessanta, gli
anni del boom economico, anni che
videro il primo morto da stadio nel
1963 a Salerno, durante
Salernitana-Potenza, tal Giuseppe
Plaitano morto a seguito delle botte
seguite dagli scontri avvenuti tra
tifosi e forze di polizia dopo che
veniva annullato un gol alla
Salernitana. Quella morte
"collaterale" fu il segno del
"cambiamento dei tempi" dato il
sorgere della STRATEGIA DELLA
TENSIONE voluta da servizi segreti
destrorsi deviati che disseminavano
bombe ed attentati in tutta la
penisola per contrastare la regal
borghesia sinistrorsa annoiata che
si industriava nel terrorismo
"romantico" che doveva scuotere le
masse proletarie. Quelle scaramucce,
che lasciarono parecchi morti
"sfigati", nel senso che si
ritrovarono lģ per caso, non per
scelta, che andarono ad esaurirsi
biologicamente, nel senso che i
ventenni sessantottini, diventarono
i trentenni settantottini pronti ad
accogliere "l'onda lunga" del
rampantismo tangentocrate italiota,
quella classe dirigente oggi verso
la gerontocrazia clerical-sovietica
sempre ad impastare nei discorsi
elettorali le stesse medesime cose
che farfugliavano alla fine dei
settanta: sicurezza, sviluppo, pił
ricchezza, meno tasse, si spostarono
negli stadi, visti con lungimiranza
come nuovo teatro di pseudo scontro
di masse impastate: nel 1979 cosģ a
Roma, con una scacciacani, un tifoso
della Roma ammazzava un tifoso della
Lazio, Paparelli. Da lģ in poi,
mentre i brigatismi rifluivano tra
morti, incarcerati a vita,
fuggitivi, riplasmati nelle
televisioni private, voltagabbana,
giornalisti prezzolati come prime
penne intellettuali, iniziņ una
straordinaria discesa: nel 1983
all'indomani di Milan-Cremonese un
tifoso del Milan, Fonghessi, veniva
accoltellato a morte da altri tifosi
del Milan. Vistisi in difetto, i
tifosi "organizzati" dell'Inter
cercarono subito di "pareggiare" i
conti accoltellando un tifoso
dell'Austria Vienna all'indomani di
Inter-Austria Vienna di coppa Uefa
del 1983. Nel frattempo si
moltiplicavano gli scontri tra
tifoserie con contusi, feriti
gravi....Dai e dai i tifosi dell'Inter
pareggiavano i conti durante la
trasferta Ascoli-Inter del 1988,
quando il tifoso ascolano Filippini
ci lascivaa la pelle durante gli
scontri con i supporter neroazzurri.
Gli ultras rossoneri non rimasero a
guardare: nel 1989 durante
Milan-Roma muore un giovane tifoso
romanista colto da infarto mentre
scappava da una carica dei supporter
rossoneri. I neroazzurri tentano il
"pareggio" durante un Inter-Napoli
del 1990 passato alla storia per gli
striscioni antisemiti esposti
sfruttando le travi di sostegno
della copertura dello stadio. Il
pareggio vero e proprio arrivava
durante un Inter-Cagliari del 1991
quando moriva un ragazzo volando da
una delle torri che porta agli
spalti in circostanze misteriose.
Nel maggio 1993 all'altezza della
stazione di Arquata Scrivia, si
scatena una battaglia campale tra i
tifosi del Milan e quelli della
Sampdoria, i cui treni speciali per
tifosi incrociavano proprio in
quella stazione. Non ci scappa il
morto solo per miracolo, tuttavia i
supporter rossoneri si "riportano in
vantaggio" nel 1995: durante la
trasferta Genoa-Milan moriva il
tifoso del Genoa Spagnol
accoltellato a morte da Simone
Barbagia, un neotifoso del gruppo
"Brasati". Nel frattempo la liceitą
dello scontro si era pervasa di
simbologia neonazista: solo il
decreto Mancino sulla sicurezza
negli stadi del 1993 impose lo
scioglimento del gruppo SKIN
INTERISTA appostatosi nella cosģ
detta Curva Nord. Il 1995 segna una
ulteriore involuzione in quanto lo
scontro ed il morto viene cercato a
prescindere dalla partita e non
necessariamente nei pressi dello
stadio. Infatti nel 1994, 30
gennaio, Salvatore Moschella, 22
anni, muore gettandosi dal treno su
cui viaggia dopo essere stato
aggredito con alcuni tifosi del
Messina di ritorno dalla trasferta
di Ragusa. I siciliani prima lo
picchiano e poi continuano a
infastidirlo. Moschella, nel cercare
una via di fuga, si getta dal
finestrino, mentre il treno rallenta
in prossimitą della stazione di
Acireale. E ancora: il
24 maggio 1999,
la mattina seguente la partita tra
il Piacenza e la Salernitana, sfida
decisiva per la permanenza in serie
A, il treno speciale che riporta a
casa gli oltre 3 mila tifosi
campani, proprio in prossimitą della
stazione di Salerno, prende fuoco in
una galleria. Nel rogo, appiccato
dagli stessi tifosi, perdono la vita
quattro giovani supporter granata.
La cadenza si accelera: il 17
giugno 2001 a Messina si disputa
l'acceso derby con il Catania,
decisivo per la promozione in serie
B. Tra le due tifoserie prima della
partita si verifica un reciproco
lancio di oggetti. Dal settore degli
ospiti viene lanciata una
bomba-carta che esplode in mezzo ai
tifosi della Curva Nord e ferisce
Antonino Currņ, 24 anni, il quale
finisce in coma e dopo pochi giorni
muore. Poco prima i tifosi
interisti, ancora in difetto nei
confronti del "derby" dei morti con
i "cugini", tentarono di
scaraventare un motorino dal secondo
anello della Curva Nord al primo
durante Inter - Atalanta, solo la
transenna della curva ha impedito la
caduta del mezzo sopra la testa
delle persone che assiepavano la
parte sottostante. Le pesantissime
squalifiche comminate alle societą
di calcio responsabili dei propri
tifosi, nella fattispecie all'Inter
fu inibito lo stadio di San Siro per
4 giornate disputando le partite
casalinghe a minimo 300 chilometri
di distanza da Milano per motivi di
sicurezza, non interrompono la
discesa:il pastone della faziositą
infatti coinvolge le stesse forze di
polizia che si distinsero
"brillantemente" nel pestaggio
reiterato e folle durante il G8 di
Genova, pestaggio che produsse la
reazione delle persone e la morte
del giovane Giuliani ucciso da un
altrettanto giovane Carabiniere, tal
Placanica. E' un ulteriore salto
verso il basso: Il 20
settembre 2003, finisce in tragedia
il derby Avellino-Napoli. Muore
Sergio Ercolano, ventenne tifoso
partenopeo, precipitato nel vuoto
durante gli scontri tra tifosi e
polizia. In questo caso la societą
Napoli fu obbligata a giocare fuori
dallo stadio casalingo per
otto partite. Non basta: le forze di
polizia furono accusate, durante il
derby Roma-Lazio del 21 marzo 2004,
di aver investito un bambino durante
gli scontri con le tifoserie
giallorossa e bincoazzurra, e per
questo la partita fu sospesa. In
realtą la notizia era falsa.
Nell'aprile 2005 i supporter nero
azzurri dell'Inter sospendevano il
derby di Coppa dei Campioni con un
fittissimo lancio di fumoggeni in
campo dopo l'annullamento di un gol
dell'Inter: siamo al tutti contro
tutti, ovvero i gruppi
"disorganizzati" si scontrano contro
i loro stessi dirimpettai, contro la
polizia e contro le stesse societą
per le quali fanno il tifo.
All'indomani di questa partita
veniva emesso il decreto Pisanu
sopra la "sicurezza degli stadi",
introducendo il biglietto nominale,
il divieto di trasferta, il divieto
di striscioni e l'ingresso
elettronico scannerizzato.
Nonostante ciņ il tutti contro tutti
segnņ il derby siciliano tra Catania
e Palermo del 2 febbraio 2007. Nella
battaglia campale rimane sul campo
l'ispettore di polizia Filippo
Raciti, le cui dinamiche della morte
sono ancora da stabilirsi con
precisione. Non finisce quģ: nel
novembre 2007, in una piazzola di
sosta dell'Autostrada del Sole,
all'altezza di Arezzo, muore
Gabriele Sandri, ucciso da un colpo
di pistola di un poliziotto che
interveniva per dividere le
tifoserie laziali e juventine che
erano venute al contatto. Scoppia
una mezza rivoluzione a Milano,
Bergamo e Roma con i gruppi ultras
che prima sospendono le partite
Inter-Lazio, Atalanta-Milan e
Roma-Cagliari, e poi si scagliano
contro le stazioni di polizia con
l'intento di "vendicare" la morte
del "loro commilitone"...in mezzo
l'Italia vinceva il mondiale di
calcio nel 2006 con lo scandalo del
calcio scommesse che coinvolgeva
arbitri, societą di calcio e le
stesse strutture che regolamentano
quello che chiamano sport.
AFFARISTI CON SCIARPA E SPRANGA
Il capo dei Commandos,
qualche anno prima, non poteva
entrare allo stadio. Perņ alla
festa del Milan campione
dItalia, nel 2004, aveva un
tavolo accanto a quello del
presidente Berlusconi. «Noi
siamo soliti festeggiare con
la nostra famiglia allargata»,
dice la societą. Una
definizione che comprende sia
il presidente della Regione
Formigoni e lallora sindaco
di Milano Albertini, sia una
quindicina di ultrą esponenti
deiCommandos, delle Brigate
Rossonere, e della (oggi
sciolta) Fossa dei leoni. Un
frammento dei rapporti
pericolosi che Inter e Milan
intrattengono con i «cattivi»
delle curve. Rapporti
leciti,ma alla base di un giro
daffari da milioni di euro,
della gestione di un potere su
migliaia di ultrą, e di un
meccanismo di ricatto pił o
meno latente verso i club. Che
negli ultimi mesi č sfociato
in unatentata estorsione ai
danni dei rossoneri.Concolpi
di pistola e un pestaggio.
Equilibrio
sottile
Rapporti a rischio. I capi
ultrą viaggiano spesso sugli
stessi charter che portano i
giocatori e i dirigenti. «Ma
volano a loro spese», fanno
sapere da Milan e Inter.
Entrano negli spogliatoi di
San Siro e nelle aree vip.
Perché i leader della curva
possiedono pass nominali, con
tanto di foto per «muoversi
liberamente in ogni settore
dello stadio, compresi gli
spogliatoi dei giocatori »
(deposizione di un dirigente
del Milan). Lostesso succede
per lInter.Avolte, i legami
diventano lavorativi. Come per
un esponente di Alternativa
rossonera, impiegato in un
ufficialissimo Milan point.
Infine, sul sito delle Brigate
rossonere Gilardino, Inzaghi,
Kaką e Gattuso mettono
gratuitamente a disposizione
la loro (costosa) immagine per
pubblicizzare magliette,
cappellini e felpe del gruppo.
Fin qui, niente di illecito.
Solo la prova di una certa
contiguitą tra le societą e i
gruppi di tifosi pił estremi.
Di contatti che vengono
considerati inevitabili. E da
coltivare: servono a
«responsabilizzare» i capi dei
tifosi, con il risultato «di
essere una delle squadre meno
sanzionate in Europa e in
Italia», come chiarisce un
responsabile del Milan in un
verbale della Digos. Il fatto
č che lequilibrio č fragile.
E il confine tra rapporto
corretto e complicitą sottile.
Il patto
nerazzurro
Quindici maggio 2005, a San
Siro si gioca la partita
Inter-Livorno. In curva Nord,
quella nerazzurra, compare una
croce celtica. Sventola per
pochi minuti, poi viene
ritirata. Cosa č accaduto? Un
responsabile della polizia ha
avvertito un referente della
curva, che ha girato
immediatamente lordine: «Fate
levare quella roba». Il
magistrato che ha indagato
sugli ultrą interisti parla di
collaborazione «efficace». Č
il sistema nerazzurro, per
come č stato ricostruito dagli
investigatori. Funziona cosģ:
concessione di benefici
«limitati» ai capi-curva in
cambio di una sorta di
«servizio dordine». Il tutto
sotto la supervisione della
polizia, che perņ non compare
mai sugli spalti. LInter
assicura cinquanta biglietti
omaggio «consegnati a Franco
Caravita (leader della curva
Nord, ndr) e da questi gestiti
con successiva distribuzione »
ad altri esponenti degli
ultrą. La contropartita, per
limmagine e per le casse di
una societą di calcio, č
enorme: una curva calma,
niente guerriglia urbana
(rarissima fuori da San Siro
negli ultimi anni), poche
multe per incidenti e lancio
di fumogeni. Ma come: si
tratta con i «cattivi»? Ci si
affida a loro per il servizio
dordine, anche se alcuni
hanno precedenti penali? E
qual č il limite di questi
accordi? La risposta lha data
il pm Fabio Roia chiedendo
larchiviazione dellindagine
sul lancio di fumogeni che
portņ allinterruzione del
derby diChampions del 12
aprile 2005: «Č evidente come
questa intesa possa suscitare
qualche perplessitą sotto il
profilo etico e della
eventuale prospettiva
investigativa, ma la gestione
dellordine pubblico in
situazioni di particolare
complessitą comporta una
visione ampia e flessibile del
problema». Un pragmatismo
efficace da un lato,mache
dallaltro rappresenta una
sorta di resa del sistema
calcio: le societą sono i
«soggetti deboli» per il
principio della responsabilitą
oggettiva (le intemperanze dei
tifosi si pagano con multe e
squalifiche del campo);
polizia e carabinieri non
entrano mai nelle curve di San
Siro per evitare «possibili
provocazioni», eun anello
chiave della sicurezza sono
gli ultrą stessi. Viene da
pensare: ma cosa succede negli
stadi italiani se questo
modello,come accertato dopo
mesi di indagine, č il
risultato della «bonifica
culturale» del presidente
Moratti? Se il calcio č una
macchina da soldi, 3 per cento
del Pil, le curve tentano di
ritagliarsi la propria fetta.
Il tifo che diventa mestiere.
Il giro daffari
Primo: i biglietti per le
trasferte. Di solito le
societą li vendono ai
rappresentanti della curva.
Niente di illecito.Maquesto
cosa comporta?Unodei capi
ultrą del Milan haammessodi
rivenderli a 2-3 euro in pił.Edč
il primo ricarico. Sui
biglietti si fonda poi
lorganizzazione dei viaggi:
pullman e treni per le
trasferte pił vicine, aereo
per quelle distanti. I
curvaioli comprano il
pacchetto completo. Che
comprende, ovviamente, altri
ricarichi. Moltiplicando per
le 18 trasferte di campionato,
pił quelle di coppa Italia e
di Champions, alle quali
partecipano in media, per le
squadre milanesi, tra le mille
e le 4 mila persone, si scopre
che una stagione calcistica
puņ fruttare 5-600 mila euro.
Sottobanco poi, č unaltra
storia: biglietti regalati,
venduti sottocosto o pagati
inmododilazionato. Per lInter
la magistratura ha escluso
questa prassi, sul Milan (come
parte lesa in un tentativo di
estorsione da parte di gruppi
ultrą) cč unindagine in
corso. «Ma per societą molto
importanti spiega Maurizio
Marinelli, direttore del
Centro studi sulla sicurezza
pubblica lomaggio puņ
arrivare anche a un migliaio
di biglietti». In questo caso
gli introiti per gli
ultrą-affaristi si
moltiplicano. «I capitifoseria
hanno un potere enorme
aggiunge il procuratore capo
di Monza, Antonio Pizzi, che
ha condotto linchiesta oggi
passata a Milano . Ricattano
le societą che forniscono loro
biglietti sottocosto o in
omaggio. Il giro daffari per
una curva č nellordine di
milioni di euro».Aquesto fiume
di soldi bisogna aggiungere
gli aiuti per le coreografie
(negati dalle societą) e la
vendita dei gadget: cappelli,
felpe, magliette. Questa č la
montagna di soldi da spartire.
Che non arriva a tutta la
curva, manelle tasche dei
pochi che comandano.
Conseguenza: i capi degli
ultrą milanesi pensano pił
agli affari che alla violenza.
Ma appena gli equilibri si
spostano, cč qualcuno che per
entrare nel business č pronto
sparare. Č quel che sta
succedendo intorno a San Siro.
La tentata
estorsione
Nellautunno 2005 si scioglie,
dopo 37 anni, la Fossa dei
Leoni. Č un gruppo storico del
tifo rossonero, ma ha due
macchie: č lunico rimasto di
sinistra e non risparmia le
critiche alla societą. La
ragione dello scioglimento
sembra tuttadacercarsi dentro
il codice donore ultrą: i
Viking juventini hanno rubato
lo striscione alla Fossa, che
per la restituzioneha chiesto
la collaborazione con la Digos.
Questa storia č anche un
pretesto. In realtą, cč gią
un nuovo gruppo, di destra,
che sgomita per la leadership:
i Guerrieri ultras. I
Guerrieri si sarebbero alleati
con le Brigate Rossonere. I
Commandos vanno in minoranza.
E pagano. «I nuovi cominciano
a sgomitare. In due direzione:
per guadagnare spazio nella
curva e per ottenere il
riconoscimento dalla societą.
Che consente di partecipare al
giro daffari» spiega un
investigatore. Cosģ, lottobre
scorso, due uomini in moto
sparano alle gambe di A. L.,
32 anni, esponente dei
Commandos, davanti a un
supermercato di Sesto San
Giovanni. Il 25 gennaio, un
altro leader dello stesso
gruppo viene picchiato fuori
da San Siro da sette persone
(due sono state arrestate e
stanno per andare a processo).
Č conciato cosģ male che
ancora oggi non si sa se ce la
farą. Intanto, i Guerrieri
chiedono biglietti alla
societą. Forse anche
abbonamenti. Mail Milan, per
due volte, rifiuta. E,
combinazione, subito dopo per
due volte dalla curva piovono
fumogeni: Milan- Lilla, 6
dicembre, e Milan-Torino, 10
dicembre 2006. Il Milan
annuncia una linea pił dura:
taglia i pass. Galliani va in
procura a Monza, che nel
frattempo ha indagato dieci
ultrą:«Manon sono io che mi
occupo di queste cose». Non
cč stata nessuna denuncia. La
procura č arrivata alla
tentata estorsione indagando
sulla sparatoria. «Nei nuovi
gruppi di ultrąrivela
uninvestigatore ci sono
molti delinquenti comuni, con
precedenti per spaccio e
rapine». Sicuri che valga la
pena tenerli in famiglia?
I MAFIO-FASCISTI:I NUOVI
DELINQUENTI
«Vogliono
farci le scarpe, tanto poi a
chi gliene frega di dare i
biglietti a loro o di darli a
noi». Cosģ, al telefono,
discutono due ultrą milanisti
del gruppo «Commandos tigre».
In curva sud, al Meazza, č
tempo di faide. Una nuova
formazione č nata, sulle
ceneri della disciolta «Fossa
dei leoni». «Guerrieri ultras».
Cercano spazio tra le frange
del tifo. E, soprattutto,
mirano a un riconoscimento da
parte del Milan. Perché dietro
la fede calcistica, esistono
interessi economici: il mercato del
bagarinaggio e il
merchandising della curva.
Ogni mezzo č lecito.
Dalle aggressioni ai gruppi
rivali alle intimidazioni nei
confronti della societą di via
Turati. E sette «Guerrieri»
sono stati arrestati, con
laccusa di associazione per
delinquere, tentata
estorsione, resistenza a
pubblico ufficiale e lancio di
oggetti durante una
manifestazione sportiva. Nelle
scorse settimane, lultima
minaccia al club. Tagliandi
per la finale di Champions
League di questa sera, «o non
saremo pił in grado di tenere
buoni i ragazzi della curva».
Una «cupola» agli ordini di
Giancarlo «Sandokan»
Lombardi e Giancarlo Capelli
(il
«Barone»,
capo storico della curva
rossonera), seguiti da Mario
Diana, Claudio Tieri,
Alessandro Pozzoli, Marco
Genellina, e Federico «Pablo»
Zinguerenke. Gli agitatori
della «sud», costati al Milan
multe e il rischio di vedersi
squalificare il campo. Per
questo, la societą avrebbe
dovuto cedere ai ricatti dei
«Guerrieri».
Lombardi invia un sms a
Diana: «Dopo che sono state
accese, ma tante, chiamami».
Pochi minuti dopo, ancora
Lombardi: «Grande, le ho
viste». E poi, «Bella torciata».
Lultimo messaggio di Sandokan
č delle 21.22, a Pozzoli: «Sģ,
camerata,
ma per le torce diffidano il
campo?».
Lombardi, dopo il lancio di
due torce, commenta con
Zinguerenke: «Dici basta?».
Risposta: «Penso di sģ,
sicuramente un altro giro č
una botta. Larbitro ha
scritto».
Ancora Lombardi: «Allora
basta!».
Alle 18.17, Lombardi chiama
Pablo: «Ma secondo me, se
chiami il Milan e chiedi un
incontro adesso te lo
danno...».
Questa la pretesa: agire in
una «zona franca» e diventare
interlocutori della societą.
Perché «la costituzione dei
Guerrieri ultras - scrive il
gip Federica Centonze
nellordinanza di custodia
cautelare - non č che un
pretesto per stabilire una
posizione di egemonia che
prevede la commissione di
delitti anche gravi, quali il
ferimento di Avignano (il
tifoso aggredito a colpi di
pistola lo scorso 16 ottobre a
Sesto san Giovanni), lo
sfondamento dei cancelli,
lestorsione e che consenta la
gestione degli affari che
ruotano intorno allo stadio».
In particolar modo, «la
gestione dei biglietti
concessi dalla societą Milan»,
cosģ da «determinare notevoli
introiti per i gruppi
organizzati».
Lultimo business, la
finale di coppa. Il 10 maggio
scorso, Sandokan e il Barone
si presentano nella sede del
Milan. Parlano con la
responsabile del settore
booking della societą
rossonera, e con
lamministratore delegato del
«Milan Entertainment».
Pretendono biglietti per la
partita contro il Liverpool.
La societą prende tempo. I «Guerrieri» chiedono
di incontrare il presidente
Sivio Berlusconi.
Lavvertimento č che «siamo in
grado di condizionare
latteggiamento di tutta la
tifoseria ultrą della curva,
verso chicchessia». La
minaccia, pił esplicita, č di
non essere pił in grado di
«tenere buoni i ragazzi».
Ancora, tra il 14 e il 17
maggio scorso, in via Turati
arrivano e-mail minatorie. Nel
frattempo, la contestazione
monta anche a San Siro.
Striscioni e cori contro
lamministratore delegato del
Milan, Adriano Galliani. Lo
scorso 9 gennaio, dopo aver
sporto denuncia, Galliani ha
spiegato agli investigatori
della Digos di aver saputo
«dalla Gozzi che le richieste
di questi tifosi riguardavano
disponibilitą e gestione dei
biglietti della curva sud», ma
di «non aver mai avuto alcun
tipo di rapporto diretto con
il tifo organizzato».
Lesioni volontarie
gravissime.
Condanne miti (l'accusa era
tentato omicidio) per
Michele Caruso (4 anni e 4
mesi, domiciliari) e Max
Colombo (3 anni e 4 mesi,
libertą vigilata), detto
Naną, i due ultras milanisti
(Brigate rossonere)
protagonisti del pestaggio
al 42enne Walter Settembrini
avvenuto prima di Milan-Roma
del 25 gennaio.
La sentenza di ieri,
perņ, conclude solo un
capitolo di una storia tutta
da raccontare.
A partire dall'ultras del
Milan (Commandos Tigre,
gruppo di riferimento di
Settembrini) gambizzato il
17 ottobre 2006 a Sesto
S.Giovanni.
Un fatto che le indagini
inquadrano in uno scontro
per gli affari (2
milioni di euro l'anno)
in curva Sud. Dietro la
lotta di potere, scatenata
dopo lo scioglimento (oscuro)
della Fossa (2005), ci
sarebbero pregiudicati legati
al crimine organizzato
che opererebbero all'ombra
di un nuovo gruppo ultras
(arrivato dopo la Fossa).
Tra questi un elemento di
spicco della banda di
narcotrafficanti della
Barona - non presente tra i
57 arresti di una settimana
fa - , che partecipņ alla
sparatoria di via Faenza
(1998), e un altro coinvolto
nell'omicidio di Rocco Lo
Faro (1996), figlio del boss
della 'ndrangheta Sante
Pasquale Morabito.
Luccisione avvenuta il 29
gennaio 1995, prima della
partita Genoa-Milan, del
giovane tifoso Vincenzo
Spagnolo sul piazzale
antistante lo stadio
Ferraris, colpito al cuore
da una coltellata da un
ultrą milanista, mise in
evidenza una realtą gią
profondamente mutata.
Dallinizio di quel
campionato si erano,
infatti, gią formate le
Brigate rossonere due, una
sorta di gruppo informale e
clandestino, di struttura
parallela al club ufficiale.
Al suo interno
anche qualche figura
proveniente dalla militanza
nellestrema destra. La
rissa a Genova, come
scrissero i magistrati, era
stata da loro programmata.
Alcuni dei personaggi
coinvolti li ritroveremo
nuovamente, di lģ a qualche
anno, implicati in almeno
due altri gravissimi fatti
di sangue:
- il ferimento nellaprile
1997, sui Navigli, in piena
campagna elettorale, del
consigliere comunale di
Rifondazione comunista Davide Tinelli,
- lassassinio di Alessandro
Alvarez, un giovane
neofascista, nel marzo del
2000 a Cologno, nellambito
di un mai chiarito
regolamento di conti sul crinale di
oscuri traffici di armi e
droga. Questultimo
episodio portņ alla
rocambolesca assoluzione
dellunico imputato, un
neofascista a sua volta,
riconosciuto innocente solo
per limpossibilitą di
utilizzare le prove
raccolte, irregolarmente
acquisite dai carabinieri
che sequestrarono senza
autorizzazione un suo
giubbotto con tracce di
polvere da sparo, e
raccolsero illegalmente una
sua deposizione in cui lo
stesso confessava di essere
stato presente al momento
dellagguato.
La Fossa venne accusata di
aver richiesto
lintermediazione della
Digos. Un fatto
inaccettabile secondo le
regole della curva. Prima le
accuse, mai realmente
dimostrate, poi le
pressioni, le minacce e le
aggressioni, infine la
decisione da parte dei
dirigenti della Fossa di
abbandonare.
Nel vuoto creatosi si
materializzņ un nuovo gruppo
che ne prese subito il
posto, i Guerrieri ultras,
con il simbolo di un
guerriero scozzese. Non
spuntavano proprio dal
nulla, gią presenti in
curva, legati
come ormai brigate e
commandos a consolidati giri
di malavita organizzata,
colsero solo unoccasione.
La curva con i suoi affari,
valutabili secondo alcune
stime,
in due milioni di euro
lanno
(tra rivendita di biglietti,
gadget, coreografie e
organizzazione delle
trasferte), rappresentņ un
richiamo irresistibile.
Cosģ č oggi la curva sud,
quella del Milan, con nuovi
padroni, in procinto di
ridisegnare le gerarchie,
non tramite infiltrazioni di
tipo politico. I
richiami sempre pił
insistenti alla destra
sembrerebbero rappresentare
in definitiva solo una
conseguenza del prevalere di
ambienti criminali, da
sempre con spiccate simpatie
destrorse.
Due i fatti di cronaca su
cui la magistratura sta
indagando.
- Il ferimento a colpi di
pistola, il 17 ottobre dello
scorso anno, a Sesto San
Giovanni, di un esponente
dei Commandos tigre,
- laggressione a Milano,
fuori dallo stadio, il 25
gennaio, ad un altro tifoso
milanista proveniente dai
centri sociali, accusato di
essere un confidente della
polizia. Dieci gli indagati
per il primo episodio, due
le persone arrestate per il
secondo.
IL FATTO
- Martedģ scattano le
manette ai polsi di
Giancarlo Capelli, alias "Il
Barone", 59enne storico capo
della curva rossonera. E
poi, ai polsi di Giancarlo "Sandokan"
Lombardi, 32enne, Mario
Diana, 40 anni, Claudio
Tieri, 33 enne, Federico
Zinguernke, detto Pablo,
31enne, Alessandro "Peso"
Pozzoli, 34 anni e Marco
Genellina, 24enne. In
effetti nell'ordinanza di
custodia firmata dal gip
Federica Centonze, ricorrono
anche i nomi di Karim
Navarrini, Cristian Torti e
Davide Maarouf. Per loro tre
perņ il pm non chiede alcuna
misura cautelare, visto che
non si configura il reato
associativo.
LE MOTIVAZIONI
- Perchč sono finiti in
carcere? Per estorsione ma
anche "per tutta una serie
di delitti, in occasione e
nell'ambito di
manifestazioni sportive
calcistiche, ed in
particolare di reati di
porto e lancio di torce ed
artifizi pirotecnici e di
estorsione, ai danni della
societą Milan Ac", scrive il
gip. In effetti questa
dizione generica č solo il
preludio a una brutta storia
che potrebbe - almeno a
livello di ipotesi - essere
"replicabile" come modello
anche per altre societą
(ricordate il derby tra Roma
e Lazio con i tifosi in
campo?).
IL FERIMENTO
- Le indagini cominciano con
il ferimento di Leonardo
Avignano, il 16 ottobre
2006. Il ragazzo "viene
attinto da uno dei colpi
d'arma da fuoco esplosi al
suo indirizzo dal passeggero
di una moto che
immediatamente dopo si dą
alla fuga" presso il Centro
Commerciale 'Vulcano' di
Sesto San Giovanni. Gli
inquirenti indagano e cosa
scoprono? Che Avignano
risulta "appartenere ad un
gruppo organizzato di tifosi
ultras denominato Commandos
Tigre. Le notizie acquisite
in quel frangente dalla
Digos di Milano e dalla Ps
di Sesto San Giovanni
convergono nella direzione
di un atto criminale
derivato da dissidi e risse
verificatisi all'interno
della curva ultras
milanista, rispetto ai quali
l'atto a danno di Avignano
sembra avere una finalitą
punitiva". E qui occorre
qualche spiegazione alle
carte processuali.
LA STORIA
- I Commandos Tigre sono una
delle organizzazioni della
curva milanista. Nascono
poco dopo la Fossa dei
Leoni, nata nel 1968. Le
Brigate rossonere, la
seconda formazione per
importanza, arrivarono pił
tardi, nel 1975. Sono gli
anni in cui nella curva sud
dello stadio di San Siro,
protagonisti migliaia di
giovani, si sventolava un
gran bandierone con il
ritratto del Che. Un
fenomeno solo in parte
imitativo delle grandi
manifestazioni di massa
dellepoca. Questo č lo
scenario "consolidato" della
tifoseria milanista, che poi
perņ comincia a mutare. Dopo
un anno dalla discesa in
campo di Berlusconi. A
mostrare quanto sia avvenuta
la virata a destra dei
supporter č l'uccisione
avvenuta il 29 gennaio 1995,
prima della partita
Genoa-Milan, del giovane
tifoso Vincenzo Spagnolo sul
piazzale antistante lo
stadio Ferraris. Dallinizio
di quel campionato si erano,
infatti, gią formate le
Brigate rossonere due, una
sorta di gruppo informale e
clandestino, di struttura
parallela al club ufficiale.
Al suo interno anche qualche
figura proveniente dalla
militanza nellestrema
destra.
La rissa a Genova, come
scrissero i magistrati, era
stata da loro programmata.
Nel marzo del 2000 a
Cologno Alessandro Alvarez,
un giovane neofascista,
viene assassinato. Alla
fine, dopo questo travaglio,
muore la Fossa dei Leoni. E
nascono i Guerrieri, con il
simbolo di un guerriero
scozzese.
I Guerrieri iniziano a
"sgomitare". Non sono
entrati in campo per nulla.
Il loro intento č mettere le
mani su un business molto
redditizio,
quello della rivendita dei
biglietti.
Un giro d'affari che viene
stimato sui due milioni di euro
all'anno.
"Il
gruppo dei Gerrieri compare
nell'autunno del 2005 -
spiegano i magistrati - ad
opera dell'indagato
Giancarlo Lombardi che, dopo
lo scioglimento della
storica Fossa dei Leoni,
cerca spazio all'interno
della curva. Come si vedrą
nel proseguio, tuttavia, la
presa di posizione di
Lombardi e soprattutto il
metodo prevaricatore con cui
cerca di affermarsi,
determinano una serie di
tensioni, legate in
particolar modo alla
gestione dei biglietti
concessi a condizioni
agevolate dalla societą
Milan, e fino a quel momento
destinate alle formazioni
consolidate, quali i 'Commandos
Tigre', con il loro
referente Michele Cardona,
detto 'Ricky', e le 'Brigate
rossonere', in persona del
loro leader Giancarlo
Capelli detto il Barone".
IL BARONE
- Capelli, appunto. Il
rispettatissimo "Barone". 59
anni, si trova
all'improvviso senza
organizzazione alle spalle.
La Fossa si č sciolta, il
leone č fuori dalla gabbia.
Cerca un nuovo gruppo da
guidare, con l'esperienza e
la diplomazia, la forza e il
carisma. Per Lombardi, alla
ricerca di un posto al sole
(e allo stadio) per i
Guerrieri, č l'uomo giusto
per "sfondare" e imporsi. Ma
per fare questo deve prima
provocare una rottura del
"Barone" con l'altro capo
storico, quello dei
Commandos, Cardona.
In pratica il meccanismo
č semplice. Torce, bastoni,
violenza. Tutto viene
utilizzato per prendere il
sopravvento all'interno
della curva. E per coprire
quel buco lasciato vuoto
dalla Fossa dei Leoni.
IL MILAN
- Ma non č l'unica direzione
seguita da Lombardi e
Capelli. Perchč l'obiettivo
non č solo quello di avere
il predominio, ma
soprattutto quello di
ottenere i tagliandi a
prezzi scontati da
rivendere. E allora Claudio
Tieri, dei Guerrieri, inizia
a tempestare di telefonate
la societą rossonera.
All'altro capo del telefono
risponde a volte Daniela
Gozzi, responsabile della
gestione settore stadio, a
volte Marco Minorati,
addetto al booking.
"Il Tieri continuava ad
insistere di voler essere
messo in contatto con
qualche dirigente della
societą, minacciando, al
contempo, che nel caso in
cui la sua richiesta in
merito ad un'eventuale
distribuzione di bilgietti a
favore del suo gruppo, sia
da parte della societą Milan,
che da parte degli altri
gruppi Ultras non fosse
stata prese in
considerazione, di poter
causare disordini allo
stadio sia tramite lancio di
torce in campo che con
scontri con gli altri gruppi
ultras interni alla curva
milanista, anche in
occasione della partita del
giorno successivo, l'8
novembre 2006", spiega
Minorati ai magistrati.
Lombardi chiama Tieri
proprio l'8 novembre. E una
sua frase intercettata č
eloquente: "Noi siamo noi,
vogliamo farci i cazzi
nostri e lģ dentro tutti si
fanno i cazzi loro, non vedo
il motivo perché non
dobbiamo avere il filo
diretto con la societą".
Filo diretto a qualunque
costo. E se c'č da portar
dentro razzi e mazze, non ci
sono problemi. Lo conferma
una telefonata del 13
novembre 2006 tra Tieri e
Karim Navarrini.
TIERI: Cazzo, mi sono
perso i gadget sabato sera
NAVARRINI: che gadget?
T. Eh il casco, il
manganello, qualche pezzo di
quei poliziotti
N. ahhh
T. Era da scavallargli tutto
N. che non č facile, vuol
dire anche pigliarle se gli
vai sotto per rubargli la
roba č pericoloso. Ho
sentito che li avete
pettinati mica da ridere
T. e minchia Marcone (Genellina,
ndr) sta entrando, aveva una
torcia in tasca, minchia
questo lo ha brancato io mi
sono subito messo in mezzo,
ma oh, ma che cazzo fai,
mollalo gli ho detto,
minchia per una torcia stai
facendo questo bordello,
minchia si gira l'altro,
sbammm, parte con il
manganello
N, oh, ma sei scemo?
T. oh ragazzi, ma siete
fuori? a quel punto lģ cosa
abbiamo fatto, io glio ho
dato un caclio a uno, č
arrivato l'altro, il vecchio
di fossa...
N. Pablo?
T. Pab lo, ha caricato di
bestia poi nel frattempo
quell'altro correva dietro a
Marco verso le rampe,
minchia quando quelli lģ
sono partiti, gli altri due
li abbiamo mollati un attimo
son partiti, siamo riusciti
a tirargli le manganellate
da dietro, minchia sono
finiti in un angolo tutti e
tre e tutti attorno, la loro
fortuna che č arrivato
Giancarlo che ha detto
"ragazzi lasciateli stare"
N. dopo ti vengono su ad
acchiappare se li ammazzi
eh...
T. va beh, magari li
spaccavi un po', ERA UN
PUNTO DOVE NON C'ERANO
TELECAMERE
MODELLO LAZIO
- Sempre Tieri parla al
telefono con Navarrini una
settimana dopo. E dą
un'indicazione interessante.
T. Sembra che la societą
si stia ammorbidendo anche
su un discorso di agevolare
bene determinate cose. Se
sti merda invece di pagare
le multe ci girano un po' di
soldi per fare un po' di
cose non sarebbe mica
male...
N. Come fanno alla Lazio che
non pagano le multe e pagano
gli ultrą. Li pagano e basta
T. "almeno darci una mano
nelle trasferte pił cazzute,
o regalami il biglietto o
pagami il volo"
T. Dice che la societą
dovrebbe agevolarli,
rompendo meno i coglioni,
altrimenti lancerebbero
fumogeni in campo per fare
multare di 250mila euro la
societą, "cosģ ci
romperebbero meno il cazzo e
ci darebbero le loro
agevolazioni Alitalia".
N. Se vogliono rompere i
coglioni, romperemo i
coglioni
T. Spacchiamo lo stadio e
glielo buttiamo in campo,
perņ non lo facciamo alla
partita del Milan ma a
quella dell'Inter, cosģ
almeno squalifichiamo il
campo a loro.
Tieri č sempre pił
esplicito, e direttamente
con il Milan, parlando con
la Gozzi. "Da questi
biglietti facciamo uscire
anche dei soldi che servono
a diciamo... dare com un
rimborso spese a chi dą una
mano a contribuire a far sģ
che la curva sia sempre
piena... Signora i fumogeni
si possono eliminare,
dipende tutto da voi, gli ho
detto. Noi non abbiamo
nessun problema a non
accendere i fumogeni,
dipende da voi! Ho detto,
per adesso noi stiamo
tranquilli.
«Morto
il super-ricercato nazista»
Una tv
tedesca svela il mistero:
«Stroncato dal cancro
nel '92, viveva sotto falso nome
in Egitto»
La lista dei nazisti ricercati
si apriva con il suo nome:
Aribert Heim, il «dottor morte»,
responsabile di atroci
esperimenti nei campi di
sterminio. Lo cercavano dal Sud
America al Vietnam e invece si
era nascosto in Egitto, dove
sarebbe deceduto per un tumore
nel 1992. A scoprire la veritą
uninchiesta congiunta della tv
tedesca Zdf e del New York Times.
Convertitosi allIslam, Heim si
faceva chiamare Tarek Hussein
Farid ma per molti era
semplicemente lo «zio Tarek».
Aveva la passione per le foto,
ma evitava di farsi riprendere.
Per tenersi in forma percorreva
quasi 20 chilometri al giorno e
ogni tanto giocava a tennis.
Amava trascorrere ore al famoso
caffč Groppi del Cairo, dove
ordinava spesso la cioccolata e
offriva dolciumi ai figli degli
amici. Un profilo che non sembra
quello di un criminale di guerra
feroce.
UN ALTRO MENGELE
- Durante il nazismo, Heim usava
i prigionieri come cavie.
Eseguiva operazioni senza
anestesia, iniettava veleni e
benzina, conduceva test
terribili sui malcapitati. Una
crudeltą pari a quella
dellaltro «dottore», Josef
Mengele. Per anni gli hanno dato
la caccia arrivando ad offrire
una taglia di oltre un milione
di dollari, lanciando appelli e
sollecitando la collaborazione
internazionale. Dopo aver
vissuto a Baden-Baden, Heim
fugge prima in Francia, poi in
Marocco e quindi si stabilisce
al Cairo nellhotel Kasr Al
Madina della famiglia Doma.
Durante il lungo soggiorno
prepara dossier, conduce
ricerche sugli ebrei, scrive
lunghe lettere che spedisce, con
il nome di Youssef Ibrahim, al
segretario dell'Onu Waldheim, al
consigliere per la sicurezza
nazionale americana Brzezinski,
al maresciallo Tito. I suoi
amici egiziani sostengono di non
aver mai conosciuto la sua reale
identitą, anche se sospettavano
che avesse qualcosa da
nascondere. Solo la famiglia,
rimasta in Germania, sapeva del
segreto. Heim ha lasciato ai
Doma una valigia zeppa di carte,
ricevute, disegni, bozze delle
lettere, certificati medici. Su
un documento intestato a Tarek
Farid cera la sua vera data di
nascita: 28 giugno 1914,
Radkersburg, Austria. Quella sul
certificato di morte risale,
invece, al 10 agosto 1992.
Sembra che avesse scritto nel
suo testamento che desiderava
lasciare «il corpo alla
Scienza», in modo che potessero
condurre degli esperimenti.
Quasi un proseguimento di quanto
aveva fatto nei lager. Invece,
le autoritą egiziane decidono di
seppellirlo in una fossa senza
alcuna iscrizione. Un
particolare che non permette di
chiudere del tutto il mistero.
Stragi naziste, Berlino
s'appella all'Aja
Ricorso contro l'Italia per non
pagare:GLI ALLEATI CHE NON
PAGANO MAI....
La Germania: no alle richieste
di pagamenti di danni avanzate
dagli italiani
BRUXELLES - La Germania non
si considera responsabile delle
violazioni dei diritti umani
compiute dal Reich durante la
Seconda Guerra Mondiale. Per
questo ha presentato alla Corte
internazionale di giustizia
dell'Aja un ricorso contro
l'Italia per non pagare: Berlino
in pratica considera una
violazione della sovranitą
tedesca
le richieste di pagamenti di
danni avanzate dagli italiani.
«VIOLATI GLI OBBLIGHI
INTERNAZIONALI» - Quello tra
Germania e Italia č un
contenzioso che si trascina da
molti anni: oggetto del
contendere le sentenze
pronunciate in questi anni in
seguito alle cause intentate da
italiani deportati in Germania
dopo l'8 settembre 1943.
Sentenze che hanno portato ad
atti formali contro beni di
proprietą tedesca,
come l'iscrizione al catasto di
un'ipoteca giudiziaria su Villa
Vigoni, il centro culturale
italo-tedesco in provincia di
Como.
In base alle informazioni
contenute in una nota diffusa
dalla Corte, la tesi sostenuta
dai tedeschi č che l'Italia,
«permettendo che fossero
intentate» contro la Germania
«azioni civili fondate su
violazioni dei diritti umani
commesse dal Reich nel corso
della Seconda Guerra Mondiale,
tra il settembre del '43 e il
maggio del '45, ha violato i
suoi obblighi internazionali non
rispettando l'immunitą di cui
gode la Repubblica federale di
Germania in virtł del diritto
internazionale». Inoltre,
Berlino chiede ai giudici dell'Aja
di dichiarare che l'Italia ha
violato la sua immunitą anche
nel prendere misure esecutive su
Villa Vigoni, proprietą dello
Stato tedesco.
CASO FERRINI - Nel ricorso
all'Aja Berlino fa riferimento
anche alla
sentenza della Cassazione
dell'11 marzo 2004 relativa al
caso Ferrini,
sentenza confermata da decisioni
assunte a maggio e ottobre di
quest'anno. Dopo quella sentenza.
sostiene il ricorso tedesco,
numerose altre cause sono state
avanzate davanti alla giustizia
italiana contro la Germania da
persone che ritengono di aver
subito danni in seguito al
conflitto.
Verona, pestaggio al bar.
Arrestati 8 ultras
I
giovani fermati dalla Digos sono
vicini alle frange dell'Hellas e
dell'estrema destra
Gli
otto indagati (Fotogramma)
VERONA - Otto giovani, vicini
alle frange ultrą dell'Hellas
Verona e all'estrema destra,
sono stati arrestati dalla Digos
della cittą scaligera in
esecuzione della custodia
cautelare in carcere emessa dal
giudice per le indagini
preliminari, Sandro Sperandio. I
provvedimenti sono legati alle
indagini condotte dalla Digos
veronese sul pestaggio del 4
gennaio scorso di alcuni giovani
all'esterno di un bar nel centro
storico, nel corso del quale una
ragazza era stata colpita al
volto con un posacenere e per
questo aveva riportato alcune
fratture.
I
PRECEDENTI - Nel corso
dell'operazione, scattata
stamani, sono state eseguite
anche una ventina perquisizioni
su disposizione del procuratore
della Repubblica Mario Giulio
Schinaia. Alcuni dei giovani
arrestati erano gią stati
indagati dalla stessa procura
veronese nell'estate del 2007
per associazione a delinquere
finalizzata a lesioni aggravate
dalla discriminazione politica e
razziale
Studenti "comunisti" pestati da
naziskin
La
Digos ha arrestato quattro
persone. Uno delle due vittime č
grave in ospedale
BOLOGNA - Quattro
attivisti di estrema destra sono
stati arrestati dalla Digos per
un'aggressione compiuta la
scorsa notte, nel pieno centro
di Bologna, a due giovani di
sinistra, etichettati come
"comunisti". Prima gli insulti
politici, poi il pestaggio: una
delle vittime, un 34enne di
Catanzaro, č in condizioni serie
all'ospedale Maggiore con il
naso e una mascella fratturati e
una lesione ad un occhio, un suo
amico di 21 anni se l'č cavata
con qualche livido.
QUATTRO ARRESTATI - Gli
arrestati sono Luigi Guerzoni,
33 anni, di Bologna e residente
nel ravennate, commerciante,
Vincenzo Gerardi, 26 anni,
operaio di Cento (Ferrara),
residente ad Argelato, entrambi
gią noti alle forze dell'ordine;
Gunther Xavier Latiano, studente
di 25 anni, di S.Giovanni
Rotondo (Foggia), residente a
Bologna, e Alessandro Malaguti,
20 anni, operaio di S.Giovanni
in Persiceto residente a
Crevalcore, questi ultimi
incensurati. Gerardi, noto con
il soprannome di "miccia", č
imputato a Bologna per
associazione per delinquere
finalizzata alla discriminazione
e all'odio o alla violenza per
motivi razziali, etnici,
nazionalistici e religiosi, in
un processo che vede coinvolti
diversi esponenti di gruppi di
estrema destra, per episodi
avvenuti tra il 2002 e il 2006.
Nella stessa inchiesta era
finito anche Guerzoni, che č
stato perņ prosciolto
all'udienza preliminare, ma ha
alle spalle numerosi precedenti
di polizia per reati di
discriminazione razziale, porto
d'armi, fabbricazione di ordigni
esplosivi, violenze e minacce a
pubblico ufficiale. Guerzoni
inoltre fa parte, insieme a
Malaguti, del gruppo musicale
"Legittima offesa"; sul proprio
sito web il gruppo si definisce
«skinheads-band nazionalista e
anticomunista».
L'AGGRESSIONE - Ieri sera
i quattro, dalle teste rasate e
vestiti con abiti e simboli "nazi",
avevano passato la serata in un
locale del centro per
festeggiare il compleanno di
Guerzoni, insieme ad altri
amici, in tutto una decina, fra
cui un paio di ragazze. Poco
dopo le tre, secondo quanto ha
ricostruito la Digos, a pochi
passi dalle Due Torri, hanno
incrociato l'altro gruppo di
giovani, sei-sette ragazzi (in
gran parte studenti fuori sede
pugliesi e calabresi), che
provenivano da piazza S.Stefano
dopo una festa di laurea. A
scatenare gli insulti
(«comunisti di merda»,
«partigiani di merda») sarebbe
stato il loro aspetto: capelli
lunghi e soprattutto una
chitarra e un bongo, che č stato
subito preso di mira e
danneggiato. In due avrebbero
reagito alle provocazioni,
rispondendo: «Sģ sono comunista
e me ne vanto» e «Bisogna essere
fieri di essere partigiani, i
partigiani hanno liberato
l'Italia». Le frasi hanno
scatenato la rabbia dei quattro
che li hanno colpiti con calci,
pugni e bottigliate, ma anche
con sedie e sgabelli presi dai
gazebo esterni di alcuni locali.
Ad avere la peggio č stato il
trentaquattrenne, pestato anche
dopo essere caduto a terra.
LE FERITE - Portato in
ambulanza al Maggiore, ha
riportato contusioni, fratture e
trauma cranico che rendono le
sue condizioni gravi. Nel
pomeriggio č stato trasferito,
per una consulenza, all'ospedale
Bellaria. I quattro naziskin
sono stati rintracciati quasi
subito dalla polizia, chiamata
da un amico dei due ragazzi
aggrediti, che ha fermato una
Volante. Latiano, che era ancora
sul luogo del pestaggio, č stato
fermato immediatamente, mentre
gli altri tre sono stati
rintracciati poco dopo. La Digos
ha gią sentito diversi
testimoni, tra cui il ragazzo
ferito in modo lieve, che hanno
riconosciuto con certezza i
quattro arrestati. Per loro il
Pm Gabriella Tavano ha disposto
l'accompagnamento in carcere, in
attesa dell'udienza di convalida
davanti al Gip.
15 novembre 2008(ultima
modifica: 16 novembre 2008)
A
Verona 5 balordoni hanno
ammazzato di botte un ragazzo
per una sigaretta, a Roma
balordoni con la testa rasata
vanno in giro a gonfiare di
botte la gente "a caso", cioč
chi prendono prendono...,a Torre
Annunziata due turisti tedeschi
che campeggiavano in spiaggia
sono stati gonfiati di botte,
lei poi č stata stuprata in
massa e le sono stati spaccati i
denti come ringraziamento, a
Milano altri due balordoni hanno
ammazzato a sprangate un ragazzo
per un biscotto, poi: stupri
domestici, assassini in serie di
badanti, ex amanti, ex mogli,
suoceri rompicoglioni, vicini
casinisti....per tutti questi
"articoli" l'emergenza nazionale
sulla sicurezza come per magia
scompare. Si esaltano invece le
4 massime cariche dello stato
fallito italiota che grazie alla
Legge Allargata Ad Personam
sopra il blocco dei procedimenti
penali voluta da "Champion Chips"
NON possono essere toccati:
quindi possono fare tutto senza
pagare pegno, tutto!!! Ma non
basta: il tutto comprende
l'erosione profonda delle
finanze di stato (vedere Rete4
ed Alitalia) con abbassamento
delle tutele rimaste con la
scusa del pareggio dei conti
statuali, l'allargamento della
truffa legalizzata (Portabilitą
dei Mutui a favore
delle....banche, Contabilitą
Creativa, riforma del diritto
societario per aggirare norme
anti concentrazione, per
aggirare i controlli della
Consob....), la diffusione della
bugia sistematica di stato
grazie ad un vasto corpo
giornalistico genuflesso ai
pubblici finanziamenti,
necessari per mantenerli in
piedi, copertura di fallimenti
non solo finanziari (di nuovo
Alitalia, ma anche Fiat, Telecom....)ma
anche di impatto ambientale (il
disastro ecologico della
Campania ad opera di aziende
senza scrupoli....),allargamento
scomposto dell'avido interesse
privato a scapito della salute
(vedere il pezzo sopra l'ultimo
avvicendamento voluto da "Champion
Chips" all'organo che dovrebbe
controllare il prezziario delle
case farmacie...). Il tutto
sembrerebbe senza fine...
Canzoni naziste, cd
clandestini
Paserman: "Siamo sconvolti".
Impazza in rete la musica AOR
CON "ANNA NON C'E'" DEI 99
FOSSE, e vi risparmiamo la
teoria dei concertini dei vari
"centri sociali"....
di MARCO
PASQUA
Il loro nome si richiama a
quello dei 99 Posse, uno storico
gruppo che si č sciolto nel
2005, legato ai centri sociali.
Con loro, perņ, non hanno niente
a che vedere: la musica dei 99
Fosse č di chiaro stampo
antisemita, auspica la morte
degli ebrei e deride la Shoah e
i campi di sterminio. Le loro
canzoni sono apparse
recentemente su Youtube, ma
possono anche contare su un sito
dedicato nella community di
Netlog, con tanto di fan
riconoscibili dai nick e dalle
foto di ispirazione fascista: da
Forza Nuova Macerata a
PrincipeNeroFN, passando per
Sasha Sieg Heil.
Ad esaltarli e lodarli ci
pensano anche quanti si
riuniscono nella sezione
italiana del forum neonazista "Storm
Front": sito registrato in
America, che espone in homepage
una croce celtica e la scritta,
in inglese, "orgoglio bianco
mondiale". Il suo fondatore, Don
Black, č un ex leader del Ku
Klux Klan.
A caricare le canzoni antisemite
dei 99 Fosse su Youtube č stato
un utente italiano che si firma
come "Karl Gebhardt": era il
nome del medico personale di
Heinrich Himmler, ministro
dell'Interno del Reich, noto per
condurre esperimenti nel campo
di concentramento femminile di
Ravensbrück, utilizzando come
cavie le prigioniere polacche e
russe.
L'album dei 99 Fosse, mai
pubblicato e circolato
clandestinamente nei circuiti
della destra estrema e degli
skinhead a partire dalla fine
degli anni Novanta, si intitola
"Zyclon B", proprio come il
veleno usato dai nazisti per
sterminare gli ebrei nelle
camere a gas. Le canzoni hanno
una forte connotazione
antisemita, e utilizzano melodie
di brani noti. Uno di questi č
"Anna non c'č", riscrittura di
"Laura non c'č" di Nek. Parlando
di Anna Frank, la canzone
recita: "Anna non c'č, č andata
via. L'hanno trovata a casa sua,
nella soffitta di Amsterdam, ora
č sul treno per Buchenwald".
Altri titoli sono: Himmler
(basato su "Gianna" di Rino
Gaetano), Nati sotto la stella
di David (da "Nata sotto il
segno dei pesci" di Venditti),
ma anche "Azzurro" e "Alba
Chiara". Tutte le canzoni sono
liberamente consultabili, da
sabato scorso, su Youtube. Gią
nei mesi passati, comunque,
alcuni di questi brani erano
stati rimossi, dopo le proteste
degli internauti (ogni video puņ
essere segnalato agli
amministratori della
piattaforma, se viola le regole
della community).
Ma sul forum Storm Front non
mancano i numerosi commenti di
chi esalta i testi di questo
gruppo, definito "fra i pił
divertenti dell'area alternativa
italiana". C'č chi sostiene la
necessitą di far parlare i
revisionisti ("Se solo gli
venisse aperta la bocca e non
venissero repressi da
istituzioni, universitą ecc.., a
quest'ora l'olocausto sarebbe
gią diventato un mito per tutta
l'umanitą"); chi sostiene che il
diario di Anna Frank fosse un
falso ("Probabilmente č stato
scritto per sensibilizzare la
gente sui 'bravi ebrei'); c'č
poi qualcuno che avanza delle
perplessitą: "Carine queste
canzoni. Anche se sembrano un
po' deridere certi avvenimenti:
hanno sicuramente ragione a dire
quel che dicono, ma cosģ facendo
rendono poco credibili coloro
che cercano, in modo serio, di
smontare alcuni luoghi comuni
duri a morire, come
l'Olocausto".
Naturalmente le tesi
revisionistiche sono quelle che
vanno per la maggiore: "La
storiella della camere a gas
serve solo ad alimentare il mito
antirazzista e le fantasie
sadiche di qualche pervertito",
si legge sul forum. Per quanto
riguarda l'identitą dei 99
Fosse, un commentatore racconta
che il cantante č stato visto
"in un concerto skin, a Roma".
"Ovviamente - dice - puņ cantare
solo in posti sicuri, fra gente
intima".
La comunitą
ebraica
condanna duramente i video e i
loro autori.
A cominciare da Leone Paserman,
presidente della Fondazione
museo della Shoah, che si dice
"sconvolto": "Siamo davanti ad
una palese apologia del nazismo,
all'irrisione dei milioni di
vittime morte nei campi di
concentramento. Non riesco a
capire come la gente possa
tollerare frasi del genere". Per
il portavoce della comunitą
ebraica di Milano, Yasha Reibman,
"ci sono delle leggi che
andrebbero applicate, come
quella di apologia del fascismo:
siamo in un Paese dove questo
non sempre avviene, e non solo
per questa materia". La vicenda,
spiega Reibman, sarą discussa
dalla comunitą ebraica milanese,
che valuterą se procedere con
una denuncia.
(19
novembre 2008)
L'ereditą di Haider e gli
ebrei italiani
La tenuta fu sottratta alla
vedova del proprietario grazie
alle leggi razziali
Candele per Haider (LaPresse)
DAL NOSTRO INVIATO
KLAGENFURT L'ereditą
spirituale? Ma no, l'ereditą vera.
Jörg Haider attende ancora
d'essere sepolto, sabato, nella
sua Bärental, s'attende l'ultimo
saluto dei leader austriaci e la
calata a Klagenfurt dei governanti
d'oltreconfine come il friulano
Renzo Tondo, le bandiere
rosse-gialle- bianche sono ancora
a mezz'asta, i ceri ancora accesi
nella Piazza nuova e compare a
turbare l'immagine del leader, a
cui dopo la morte č stato reso un
corale tributo quella domanda
impertinente e fastidiosa: e che
ne sarą adesso dei suoi
discussi, controversi poderi?
Risposta semplice: li
ereditano la moglie Claudia, 51
anni, e le figlie Ulrike, 31, e
Cornelia, 28. Ma non sono
noccioline. Quindici milioni di
euro, circa, perché Haider era un
uomo ricco al di lą dello
stipendio (lordo) di
Landeshauptmann di 16.320 euro.
Una bella casa a Klagenfurt, un
appartamento medio a Vienna, un
parco macchine dove spicca una
Porsche Cayenne e soprattutto la
Bärental. Ovvero, quasi tutti o
una bella parte dei terreni in
questa valle alpina lunga quasi 7
chilometri, la «valle degli orsi»:
1.600 ettari di proprietą. Prati,
boschi, la cappella di S. Michele,
all'ombra delle Karawanken e quasi
fino al confine della Slovenia,
anche se Haider nelle valli ha
fatto togliere tutte le insegne
bilingui in sloveno perché gli
davano fastidio.
E cosģ torna sui giornali la
storia nota di come Haider sia
diventato il padrone di queste
terre una volta appartenute agli
ebrei. L'ereditą donatagli da
uno zio acquisito, Wilhelm
Webhofer, che a sua volta l'aveva
ricevuta dal padre Joseph. Č qui
che la storia si fa drammatica:
Joseph le compra per un prezzo
irrisorio (300.000 marchi
tedeschi), nel 1939, dalla vedova
di un ebreo italiano, Mathilde
Roifer. Non aveva altra scelta, la
signora, dopo la promulgazione
delle leggi razziali: la Bärental
doveva essere arianizzata, gli
ebrei schiacciati e privati delle
loro ricchezze.
E Haider, a quel dono che lo
ricollegava agli orrori (e ai
profittatori) del regime
hitleriano come ha reagito?
L'ha sempre difeso, pure in
tribunale. Nel 2000, la figlia di
Mathilde Roifer, l'allora 73enne
Noemi Merhav, l'ha citato a
giudizio: reclamava la
restituzione della valle. Ma
Haider ha vinto, la transazione
era regolare e poi la signora
sopravvissuta all'Olocausto nel
1954 era stata ricompensata, dopo
le richieste del Congresso ebraico
al governo austriaco: tre volte il
prezzo pagato nel '39, soldi in
buona parte sborsati da Webhofer.
«Per quei tempi non mi sembra
proprio poco» disse una volta
Haider. Cifre irrisorie, per chi
ha fatto i conti: in totale,
compensazioni comprese, circa un
quarantesimo del valore attuale
del podere. Eppure, nella Bärental
Haider era amatissimo da tutti. Il
sindaco socialdemocratico, Sonya
Feinig, dice «avevamo rapporti
eccellenti »; un «Super Mensch»,
un grande uomo, per gli avventori
dell'osteria di Feinitz; «un amico
» per il vicario generale Gerhard
Kalidz. Certo, la Bärental gli ha
dato parecchi guai: come quando
assunse, per farli lavorare sotto
costo nei boschi, dei bosniaci,
lui che pubblicamente tuonava
contro i clandestini. Ma era anche
diventata un simbolo politico,
quella Bärental-Republik: lo
sfottņ coniato dalla satira
politica lui l'aveva adottato come
uno slogan, un vanto. E ora,
un'altra volta, la questione
dell'ereditą. Fatti privati della
famiglia di Jörg Haider,
s'intende, non fosse che le ombre
lunghe della Bärental gettano
un'altra volta una luce pił cupa
sulla sua finale, pubblica
agiografia.
SI ACCENNA A UN «SIMONE» CHE
AVREBBE GUIDATO UNA RIVOLTA CONTRO
I ROMANI
La tavola che racconta la storia
del messia risorto prima di Cristo
L'interpretazione dell'iscrizione
su un reperto del Mar Morto divide
gli studiosi
Gli scavi di Qumran, nel Mar
Morto (Ap)
E' uno dei reperti storici pił
controversi dell'antichitą e la
sua dubbia interpretazione da
circa un decennio causa
interminabili dibattiti tra
insigni studiosi internazionali.
Si tratta di una tavola di pietra,
scoperta circa dieci anni fa
vicino al Mar Morto e lunga circa
90 cm. Su di essa sono iscritti 87
versi in ebraico che narrano la
storia di un Messia che sarebbe
risorto tre giorni dopo la sua
morte. Niente di nuovo se si pensa
alla storia di Cristo narrata nei
Vangeli, ma vi č un particolare
davvero singolare: il reperto
storico risalirebbe ad unepoca
antecedente alla nascita di Gesł.
A riproporre il mistero di questa
tavola di pietra, conservata
all'Israel Museum di Gerusalemme,
č il
New York Times: il
quotidiano della Grande Mela
afferma che nuovi interessanti
particolari su questo reperto
saranno rivelati nei prossimi
giorni durante una conferenza che
si terrą nello stesso museo di
Gerusalemme per festeggiare i 60
anni dalla scoperta dei
Manoscritti del Mar Morto (i
preziosissimi frammenti
archeologici ritrovati in undici
grotte nell'area di Qumran a metą
del Novecento)
STORIA - Scoperta da un
antiquario giordano e in seguito
comprata dal collezionista
svizzero di origine ebraiche David
Jeselshon, secondo alcuni studiosi
questa tavola di pietra metterebbe
seriamente in discussione
loriginalitą del Cristianesimo e
della resurrezione di Cristo. Gran
parte del testo riporterebbe passi
dellantico Testamento,
specialmente i libri dei profeti
Daniele e Zaccaria in cui langelo
Gabriele presenta una visione
apocalittica della storia di
Israele. Secondo gli archeologi
tra le iscrizioni presenti sulla
tavola vi sarebbe anche un passo
in cui č raccontata la storia di
un Messia risorto dopo tre giorni.
Ciņ confermerebbe che una vicenda
simile a quella della Resurrezione
di Cristo era presente nella
cultura ebraica prima che Gesł
nascesse ed era ben conosciuta dai
cittadini che vivevano nellantico
Israele. Successivamente sarebbe
stata ripresa dai seguaci di Gesł
e riadattata per diffondere la
nuova fede. Altri studiosi
sembrano pił cauti: essi
sottolineano che sulla pietra
molte parole appaiono illeggibili,
in alcuni punti sono addirittura
scomparse, quindi č impossibile
per adesso stabilire la veritą.
IL MESSIA - Una ricerca
pubblicata lanno scorso da Ada
Yardeni e di Binyamin Elitzur,
entrambi studiosi di iscrizioni
antiche, sulla rivista
specialistica «Cathedra» gettņ una
nuova luce sul mistero della
tavola di pietra: l'articolo,
intitolato «La rivelazione di
Gabriele» confermava che la pietra
risalisse al I secolo A.C. e i due
studiosi mettevano in dubbio che
il tema del Messia risorto fosse
un evento raccontato per la prima
volta dai Vangeli cristiani. A
dire il vero gią nel 2000 il
professor Israel Knohl della
Hebrew University aveva presentato
una dettagliata e originale
interpretazione sulla contiguitą
tra la resurrezione di Cristo e un
precedente racconto ebraico che
aveva come tema il Messia risorto.
Nel libro intitolato «Il Messia
prima di Gesł» Knohl asseriva che
il protagonista della resurrezione
di cui parla la tavola di pietra
era un certo Simone, un
condottiero ebreo che avrebbe
scatenato una rivolta allindomani
della Morte di Erode per liberare
Israele dal giogo romano. Tale
vicenda sarebbe presente anche nel
Talmud, uno dei testi sacri
dellEbraismo e la rivolta sarebbe
stata brutalmente soffocata dalle
armate romane. Secondo lo
studioso, la tradizione narrava di
questo condottiero, che sebbene
ucciso, sarebbe risorto tre giorni
dopo la morte e avrebbe aperto la
strada della libertą al popolo di
Israele. Secondo lo studioso ciņ
risulta chiaro nei versi 19-21
presenti sulla tavola di pietra
nei quali si puņ leggere: «In tre
giorni tu saprai che il diavolo
sarą sconfitto dalla giustizia»
mentre in altre righe si legge che
il sangue e la morte del Messia
sono la strada che porterą alla
giustizia. Infine in due altri
versi successivi, difficili da
decifrare, Knohl sostiene che vi
siano scritte le testuali parole:
«Dopo tre giorni tu rivivrai, Io,
Gabriele, te lo comando» (Gabriele
č l'arcangelo che secondo la
religione ebraica era il
messaggero di Dio. Nel Vangelo di
Luca č lui ad annunciare a Maria
che partorirą il figlio di Dio)
CRITICHE - «Questi versi
mettono in discussione
l'originalitą del Cristianesimo»
afferma il professor Knohl. «La
resurrezione dopo tre giorni del
Messia č qualcosa che esisteva gią
nella tradizione ebraica prima che
Cristo comparisse sulla Terra».
Tuttavia molti studiosi non
sembrano accettare le tesi del
professor Knohl. La stessa
ricercatrice Yardeni sostiene che
sebbene la tavola di pietra mette
seriamente in discussione
l'originalitą del tema della
resurrezione, č abbastanza
discutibile affermare che il
personaggio storico Simone sia il
Messia da cui poi i cristiani
avrebbero tratto ispirazione.
Anche il professor Moshe Bar-Asher,
docente emerito di Ebraico e
Aramaico all'Universitą Ebraica di
Gerusalemme appare scettico: «In
passi cruciali del testo mancano
troppo parole».
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Network will receive a check for an equal amount.
If you are a member of the class, your legal rights are affected by whether
you act or do not act. You should review the Settlement Notice as soon as
possible as there are several important deadlines that you must meet to take
certain actions in connection with this proposed settlement. In particular,
the deadline for filing an objection or excluding yourself from the proposed
settlement is September 30, 2008. For further information, please refer to
the Settlement Notice.
For a copy of the Settlement Notice, click on the link, or visit the case
website at www.CJSettlement.com
Composizione Recovery Center v. VALUECLICK soluzione
Re: Avviso legale importante per quanto riguarda lo svincolo della
Commissione Affiliate Network
Se si hanno aderito o sono stati un membro del marketing affiliato reti
gestite da VALUECLICK, Inc, Commission Junction, Inc e / o deve essere
libero (collettivamente, "Convenuti"), tra il 20 aprile 2003 e il presente,
si puņ essere un classe membro in Composizione Recovery Center et al.v.
ValueClick, Inc. et al., No. 2:07-cv-02638-FMC-CTx, a lawsuit which is
pending in the Central District of California.V. VALUECLICK,
Inc et al., No 2:07-cv-02638-CSP-CTx, una querela che č in attesa nel
Distretto Centrale della California.Il
regolamento si informa Avviso della Corte di certificazione di una classe
fini di regolamento; la natura dei presunti crediti, il diritto di
partecipare a, o escludere da te, la classe; una proposta di risoluzione, e
come si puņ chiedere l'applicazione di un premio di crediti pubblicitari
sotto la liquidazione o un oggetto la liquidazione.
La soluzione proposta si afferma che risolvere Convenuti omesso di
controllare adeguatamente Commission Junction Il Network per l'utilizzo da
parte di terzi di software che non č conforme con Commission Junction's ( "CJ")
Editore codice di condotta e che č destinato a rubare o deviare le
commissioni da editori sul CJ di rete ( "non conformi Software"), ha omesso
di controllare in modo adeguato o di impedire a terzi di porre in essere il
furto o il "dirottamento" di commissioni da inserzionisti e publisher su CJ
della rete, e non sufficienti informazioni per quanto riguarda l'esistenza
di non conformi Software e della Commissione furto, con conseguente perdita
di entrambi gli inserzionisti e gli editori sulla rete CJ.
La proposta di regolamento fornirą un monetaria recupero di classe membri
ammissibili.
Per la classe
membri che attualmente mantenere un account sul CJ rete ricevere il
pagamento attraverso pagamenti o crediti depositati o applicata al loro CJ
conti; ammissibili classe membri che non hanno pił conti sulla rete
Commission Junction riceverą un assegno per un importo di pari entitą.
Se sei un membro della classe, la tua diritti legali sono colpiti da se
agire o non agire.
Si dovrebbe
rivedere il regolamento comunicazione nel pił breve tempo possibile in
quanto ci sono diverse scadenze importanti che si devono rispettare per
poter prendere determinate azioni in connessione con questa proposta di
risoluzione.Per ulteriori
informazioni, si prega di fare riferimento al regolamento comunicazione.Per una copia del regolamento comunicazione, fare clic sul link, o
visitare il sito Web all'indirizzo caso
www.CJSettlement.com
Programma di affiliazione di eBay finalmente gocce CJ peso morto
"Quando abbiamo vinto eBay sviluppatore di aggiudicazione l'anno per il 2007
(ultimo anno) per AuctionAds a eBay Live! / Developers Conference noi hanno
avuto la possibilitą di pranzare con il Presidente degli Stati Uniti di eBay
John Donahue. Mentre a pranzo mi ha chiesto e dillsmack pił domande su
AuctionAds e il programma di affiliazione di eBay. Somewhere in
conversazione mi ha chiesto qual č stato il pił grande 1 cosa che potrebbe
fare per migliorare il programma di affiliazione? La mia risposta: Drop
Commission Junction al pił presto. Ha chiesto pił e lui mi ha dato ragione
dopo motivo per spiegare perché CJ č stato davvero un cattivo partner per
loro. Dal nostro cattive esperienze di monitoraggio, rendicontazione,
signingup (abbiamo storries orrore che ho dont anche voler dire) consente
fondamentalmente solo dire che č stato molto difficile lavorare con loro.
Oggi eBay ha inaugurato eBay Partner Network, un nuovo programma di
affiliazione globale per gli editori di guida del traffico a eBay.
Ufficialmente avvio
il 1 ° aprile 2008, eBay Partner Network sarą di eBay c'č di nuovo in
casa-affiliato rete, progettata per allineare maggiormente i programmi di
eBay attraverso proprietą globali e dare affiliati ampliato l'accesso alle
opportunitą di guadagno in tutta la sua piattaforme.
Dal 2001 ha consentito di eBay affiliati e sito Web publisher di essere
pagato per tutto il traffico orientato a eBay.With
one of the most competitive payouts in the industry and one of the broadest
and deepest product selections available to affiliates, the eBay Partner
Network will continue to help eBay extend the reach of its platforms to the
edges of the Web. Con una delle vincite pił competitiva nel settore e
una delle pił ampio e pił profondo prodotto selezioni disponibili per gli
affiliati, di eBay Partner Network continuerą a contribuire eBay estendere
la portata delle sue piattaforme ai bordi del Web. Il nuovo
in-house programma consentirą a eBay di allineare maggiormente il programma
con le esigenze dei suoi editori e la Community eBay, e infine di
coinvolgere tutte le attivitą di eBay per creare uno dei pił robusti
affiliato reti esistenti.
Due distinte cause
di azione di classe sono state depositate il 20 aprile 2007 contro la
Commission Junction, BeFree e VALUECLICK.One
names CJ and BeFree publishers (affiliates) as the plaintifs. Una
CJ nomi e BeFree editori (affiliati), in quanto la plaintifs.The
other names CJ and BeFree merchants as the plaintiffs. Gli altri
nomi di CJ e BeFree commercianti come attrice.So
what do these lawsuits center around? Che cosa fare queste azioni
legali nei pressi di centro? Adware.
Le cause
invocano la violazione del contratto, negligenza e pratiche commerciali
sleali su CJ / BF 's parte consentendo adware affiliati ad operare
all'interno del loro rete. Il contenuto
di questo sembra essere il fatto che CJ / BF ha permesso consapevolmente
adware affiliati all'interno del loro rete che impegnano commissione furto
e transazioni fraudolente mediante le applicazioni adware. MANU monetaria
č alla ricerca di un risarcimento danni a entrambi affiliati e
commercianti. Ancora pił importante, a mio parere, essi sono alla ricerca
di un cambiamento aziendale VALUECLICK della politica in materia di adware
e rispetto.
Il mio punto di
vista sul tema certamente non sono un segreto di industria. Per quanto
mi č stato pensando a questo, mi sono reso conto che l'adware sono state
le questioni in corso di 6 o 7 anni.Wow, il tempo certamente non andare in
fretta. Probabilmente non č stata una questione di se una tale causa
sarebbe promossa contro qualcuno, ma una questione di quando. Ebbene,
sembra che il "quando" č ora qui.
Come questo puņ
incidere per l'industria nel suo complesso, e ho appena non si conosce.E non posso
immaginare che altre reti non saranno guardare da vicino questo caso.Posso solo sperare
che questo si tradurrą in alcuni postive reale cambiamento all'interno del
settore.
Potete
trovare maggiori informazioni sul
caso.
Una copia
della richiesta di affiliazione
č qui e una copia del commerciante richiesta č
qui.
Come si
sentono questi casi sono importanti in particolare per il marketing
affiliato industria, pił che in qualsiasi altro caso legati alla adware /
spyware fino ad oggi, ci sarą dedicando una zona speciale di questo blog,
per informazioni su questi processi in quanto i progressi compiuti. Noi limitare
il distacco a fonti ufficiali e permetterą di evitare speculazioni e
commento.
Via gli articoli che riguardano
internet, scompariranno dal testo
gią presentato. Nessuna
limitazione alla libertą della rete.
Lo ha
dichiarato stasera Ricky Levi
(a questo link iltesto
integrale), deputato del Pd e
portavoce del governo ombra, ma
soprattutto autore della proposta di
legge presentata in novembre in
settima commissione della Camera,
testo che riguarda una pił ampia
sistemazione dei media ma che
conteneva una formulazione che
aveva fatto gridare da pił parti
alla volontą di censura.
Bene
ricordarlo: si tratta di una
proposta di legge dellopposizione.
Poi la maggioranza puņ sempre
prevalere e determinarsi come vuole,
per cui chi si č molto allarmato
farą bene a rimanere allarmato.
Ma intanto
dallautore della proposta, contro
la quale si era scagliato
violentemente
anche da Antonio Di Pietro,
viene una dichiarazione che sembra
inequivoca: Sul progetto che
sto ora riproponendo al Parlamento,
si stanno manifestando tra gli
utenti di internet diffuse
preoccupazioni. Si teme, in
particolare, che vengano introdotte
regole che limitino la semplicitą
dellaccesso alla rete e la libertą
despressione che essa naturalmente
permette. Si tratta di paure
totalmente infondate.
Subito dopo
perņ il portavoce del governo ombra
svolge una considerazione che sembra
destinata a destare altre obiezioni:
Dal mondo (e penso ai passi
avanti che sono stati fatti per il
riconoscimento dei diritti dautore
sui brani musicali e sui libri
scaricati da internet, ai tanti
esempi di operatori che hanno
cancellato dai loro siti notizie
risultate errate o offensive, alle
relazioni tra le maggiori imprese
della rete e le autoritą antitrust
per contemperare i valori della
libera iniziativa e dellapertura
dei mercati) ci arrivano, sempre pił
numerosi, i segnali di una rete che,
senza perdere in libertą, trova le
forme di una matura e condivisa
responsabilitą. Sono fiducioso che,
a partire da questi segnali, sia
possibile trovare unintesa che
consenta a tutti di trarre il meglio
dalle opportunitą offerte da
internet.
E un tema di
dibattito molto attuale. Vero č che
da ogni parte del mondo i segnali
che vengono sono allarmanti: quando
si parla di notizie false č facile
pensare alla decisione del giudice
argentino che ha di fatto censurato
i motori di ricerca sulla ricerca
del nome Maradona.
E un momento
molto delicato per la libertą di
espressione, tutta, in questo paese
e altrove, per quella dei
giornalisti e per la politica, per
luomo di establishment come per
lultimo dei blogger. Stasera
lonorevole Levi ha detto che il
Partito democratico non proporrą
misure che possano impedire il
libero sivluppo della conversazione.
E un passo molto importante. Il
secondo potrebbe essere aprire una
sede di dibattito chiara, con
analisi e proposte non formulate nel
linguaggio della politica
politicante, e lģ dire con esattezza
quale idea si ha della rete nei
prossimi anni. Potrebbe perfino
essere loccasione di differenziarsi
da quelli della maggioranza.
Non č pretender troppo. E il
minimo
SEMBRAVA FATTA ED
INVECE...
L'Italia sta fallendo. Le
famiglie arrivano alla terza
settimana del mese prima.
Due milioni di nuovi disoccupati
entro un anno. E le nostre
Marie Antoniette, prima
Levi (PDmenoelle),
ora Cassinelli (PDL)
non hanno niente di meglio da fare
che lavorare notte e giorno, PAGATI
DA NOI, per mettere il bavaglio alla
Rete.
Appena Levi ha "dichiarato" di aver
ritirato la sua proposta
ammazzablogger, ecco che s'avanza
Cassinelli con una nuova
legge fottiblogger. La
differenza č sostanziale. Se Levi
ammazzava i blogger, Cassinelli
prima li fotte dicendo che li salva
e poi li ammazza come spiega
l'articolo di Punto Informatico.
Io veramente non capisco pił questi
politici. A quale punto di
esasperazione popolare vogliono
arrivare. Riusciranno a trasformare
gli italiani in conigli
mannari. Le aziende
chiudono, i risparmi di una vita
sono bruciati, tre assassinati sul
lavoro al giorno. Mentre ciņ
avviene, questi
irresponsabili discutono
dell'ammazzablogger,
di Villari e della
sorveglianza RAI.
Bisogna chiuderla la RAI insieme a
Mediaset. Sono lezzo, CO2 mischiato
a menzogne e a interessi privati.
Questa politica č tenuta in
piedi dai media. Senza
chiude in un giorno. Per questo si
preoccupa della Rete e tiene sotto
controllo la televisione. Cassinelli,
non rompere i co....ni. La Rete non
ha bisogno delle tue leggi.
Non ha bisogno di nessuna nuova
legge. E' in buona salute e
sputtana ogni giorno, ogni ora, ogni
minuto, ogni secondo le porcate del
tuo partito, di Forza Italia.
Non ci rappresenti,
nessuno ti ha eletto. Invito i blogger a
lasciare un commento alla proposta
di legge di Cassinelli nel suo blog:
robertocassinelli.blogspot.com
o (se i vostri commenti non vengono
pubblicati) una mail a:
cassinelli_r@camera.it
No all'ammazzablogger. Il mandante
ha cambiato nome. Da Levi a
Cassinelli, ma si legge sempre
Veltrusconi.
Loro non molleranno mai, noi
neppure.
Informazione comparata
21/11/2008 tra Financial Times e
Repubblica.
Titolo d'apertura in prima pagina.
FT si occupa del crollo
dell'economia, Repubblica (come le
altre testate nazionali) si occupa
di Villari, e quindi del controllo
dell'informazione da parte dei
partiti.
ULTRA PASSEGGIATRICI SUPER PAGATE
CHE REITERANO MORALI MILIARDARIE:
LA PROVOCAZIONE DI GRILLO:FILMATI GRATIS A MURDOCH
"Caro mister Murdoch,
lei sa che la televisione č moribonda e che la
pubblicitą sta migrando in Rete. E che i giornali e le
emittenti televisive hanno gli anni contati. Forse cinque, forse
dieci, non di pił. I suoi esperti l'hanno di certo informata.
Del resto le sue azioni parlano per lei. Ha investito 580
milioni di dollari su
MySpace, un social network di diffusione mondiale,
mentre lo psiconano comprava
Endemol, un produttore di vecchi programmi
televisivi. Ha messo le mani sul Wall Street Journal
dichiarando che lo avrebbe sviluppato in Rete con i migliori 200
giornalisti degli Stati Uniti. Il suo soprannome č lo
Squalo e il suo fine č il profitto, dicono che lei sia
spietato, ma a suo favore esiste un fatto incontrovertibile. Lei
non č diventato primo ministro per proteggere le sue
televisioni. Lei non ha fatto fallire il suo Paese, l'Australia.
Lo psiconano, quel signore che le vuole raddoppiare l'Iva a Sky
perchč lo vuole l'Europa, sta portando l'Italia allo sfascio.
Una sua televisione,
Rete 4, č abusiva. Lei lo sapeva? Le sue televisioni
ne hanno mai parlato? Anche in questo caso si č espressa
l'Europa, ma a nessuno č importato un bel nulla. In Italia il
conflitto di interessi e la Ragion di Stato
sono diventati la stessa cosa. Obama č una speranza, senza la Rete forse non
sarebbe diventato Presidente degli Stati Uniti. Lei ha detto di
Obama prima delle elezioni: "E' una rock star. E' fantastico.
Amo ciņ che dice sull'Istruzione". In Rete Mediaset
non esiste. E come potrebbe? L'informazione č verificabile, i
contenuti sono scelti, liberamente, dal navigatore. La
qualitą e la credibilitą sono le
uniche due monete che si possono spendere. Mediaset ha miliardi
di euro, ma non ha quelle due monete. La Rete, e quindi il
futuro dell'informazione, sono al di fuori delle sue
possibilitą. Murdoch, lei dovrebbe sapere che lo psiconano č un
burlone. Racconta barzellette che spesso
vengono confuse con dichiarazioni ufficiali. Una delle migliori,
dopo la richiesta di 500 milioni di euro di danni a YouTube, č
la sua volontą di portare
una proposta per "regolamentare Internet" al G8, Il
suo ministro degli Interni Maroni ha annunciato un "numero
identificativo" per ogni utente del Web. Un'idea che
viene da lontano, dal numero indelebile tatuato sul braccio
degli ebrei nei campi di concentramento. Lei č avvertito, se non
ci saranno smentite, i navigatori di MySpace
dovranno identificarsi e, forse, pagare una tassa di scopo. In
Italia c'č bisogno di regole tranne che per Mediaset. In quel
caso sono sufficienti le leggi ad hoc.
Perchč le scrivo e le dico tutto questo? Lei non č il cavallo
bianco che puņ salvare l'informazione italiana, ma č sempre
meglio di niente. Sky ha trasmesso la diretta del
mio intervento all'assemblea Telecom
e pił volte ha dato spazio alle mie denunce. Uno spazio minimo,
spesso impercettibile. ma comunque uno spazio. Le voglio
proporre l'utilizzo periodico dei filmati che
il mio blog produce da anni.
Sono ormai centinaia. Denunce mai apparse in
televisione. Oscurate dalla cappa di Veltrusconi. Lei puņ usare
i filmati gratis con due sole condizioni. Nessuna pubblicitą al
loro interno e citazione della fonte. In cambio non le chiedo
nulla. Lei sa che il futuro č la Rete e Berlusconi č il passato.
Ci saranno nel mondo solo cinque o sei gruppi
multimediali in Rete tra alcuni anni. Uno č probabilmente il suo
insieme alla BBC e a YouTube. Mediaset non ci sarą e neppure la
Rai. Attendo una sua risposta. I miei saluti." Beppe Grillo
DOPO AVER FATTO PASSARE UNA
LEGGE CHE TAGLIA 8 MILIARDI DI EURO
ALLA SC(Q)UOLA,ECCO CHE LA MINISTRA
TENDE LA MANO.....SU YOUTUBE
La Gelmini apre un canale (a
Venezia)su YouTube
Il ministro: «Voglio raccogliere
idee, proposte ma anche critiche».
Debutto in maglioncino senza
tailleur
Il ministro Gelmini come
appare su YouTube
MILANO - «Ho deciso di aprire
un canale su YouTube perchč intendo
confrontarmi con voi sulla Scuola e
sull'Universitą. Voglio accogliere
idee, progetti, proposte, anche
critiche». Parola - e maiuscole -
del ministro dell'Istruzione,
Mariastella Gelmini che per stare al
passo con i tempi e soprattutto per
cercare un canale di comunicazione
consono alla stragrande maggioranza
degli studenti italiani ha deciso di
ritagliarsi una nuova finestra sul
web.
IL VIDEODEBUTTO - Lo
spazio del ministro, www.youtube.it/mariastellagelmini
- che si scopre essere iscritta al
portale dal 6 maggio scorso - č
andato online solamente oggi.
Il primo videomessaggio postato
dalla titolare del ministero di
viale Trastevere non č altro che un
promo di presentazione, un filmato
di soli 27 secondi in cui l'autrice
della legge che sta mettendo in
subbuglio la scuola italiana spiega
appunto di essere pronta a
raccogliere opinioni, suggerimenti
ma anche critiche. «Una cosa perņ
non farņ mai - dice la ministra -
difendere lo status quo o di
arrendermi ai privilegi o agli
sprechi. Dobbiamo avere il coraggio
di cambiare e lo dobbiamo fare
insieme».
LOOK E SCENOGRAFIA -
Maglioncino viola con collo a
dolcevita, gonna scura, occhiali e
capelli mossi sciolti - insomma un
perfetto look da maestra unica,
lontano dalle camicette e dai
tailleur della divisa ministeriale -
la Gelmini parla in piedi davanti ad
una scrivania. Sullo sfondo, le
fronde di un ficus benjamin e una
finestra inondata di luce. Sul
tavolo - ingombro di fogli,
quotidiani e perfino un melograno -
si nota un computer acceso dal cui
monitor campeggia non l'home page
del sito del proprio ministero, gią
ribattezzato «il portale per
l'autonomia e l'innovazione», bensģ
quella di Google.
ASPETTANDO I COMMENTI - Al
momento il video del ministro conta
125 visualizzazioni, ma nessun voto
e nessun commento. Il passaparola
tra gli studenti non č ancora
incominciato (sempre su youtube sono
decine i video di ragazzi e ragazze
che spiegano invece perché in questi
mesi hanno dato vita a
manifestazioni di proteste contro la
riforma voluta dall'esponente del
Pdl). Ma come sempre accade nel web
č solo questione di (poco) tempo.
Poi «idee, progetti, proposte e
anche critiche» certamente
arriveranno.
PIZZA,FICHI,PUTTANE E
BALDRACCHE, ecco come viene
governata l'Italonia asfaltata:
Le gemelle dell'Isola da
Berlusconi
Eleonora ed Emma De Vivo
ricevute a Palazzo Grazioli: sono
rimaste per un'ora circa nella
residenza del premier
ROMA - Eleonora ed Emma De
Vivo, le due gemelle napoletane
reduci dall'Honduras e
dall'esperienza dell'Isola dei
Famosi, sono approdate questa sera a
Palazzo Grazioli, residenza romana
del premier Silvio Berlusconi.
DAL CAVALIERE - Le gemelle De
Vivo, studentessa la prima ed
assistente di un chirurgo plastico
la seconda, sono rimaste per un'ora
circa in via del Plebiscito poi sono
andate via in taxi, prima che il
Cavaliere uscisse in cravatta nera
per recarsi a Villa Taverna, per il
ricevimento dell'ambasciatore
americano Ronald Spogli.
Moretti, cinema e politica
"Io, Veltroni e il Caim(n)ano".SI
APRE LA RASSEGNA DEL REGISTRA
ITALIOTA CONTRO LE "VOCI GROSSE"
DIPIETRISTE DI PIAZZA NAVONA DEL
LUGLIO 2008,PER UNA OPPOSIZIONE
"SILENZIOSA E MUMMIFICATA".
di PAOLO D'AGOSTINI
Incontriamo Nanni Moretti alla
vigilia del Torino Film Festival che
dirige per il secondo anno. La
conversazione nel suo ufficio (ha
sistemato davanti a un imponente
schermo il lettino da psicanalista
di "La stanza del figlio", per
svolgere comodamente le funzioni di
selezionatore) č tranquilla e
generosa come un tempo non sarebbe
stata. Si comincia dal cinema
d'autore nel senso di personale e
non-industriale ("Che vince come
dimostrano "Gomorra" e "Il divo"").
Si passa alla feroce antipatia per
il Festival di Roma ("Prepotente,
ora come prima del cambio
politico"). Si continua
sull'esasperata personalizzazione
torinese che ha sicuramente fruttato
"visibilitą" ("Quale
personalizzazione? E comunque non č
colpa mia"). Si passa alla
televisione: da spettatore ("E'
tutta uguale e livellata verso il
basso") e da ospite col contagocce
("Vado dove mi sento meno a
disagio").
Ci si distende infine sui suoi
cavalli di battaglia extra-artistici:
Berlusconi, la cui vittoria č lo
specchio di una rinuncia, quella di
chi sostiene che "agli italiani non
interessa il conflitto di interessi,
visto che hanno fatto vincere
Berlusconi". E l'opposizione che non
reagisce, č inerte, non rivendica la
propria identitą e non difende i
paletti fondanti della democrazia
repubblicana: "Veltroni? Il partito
democratico aveva messo in moto
speranze e attese, mi pare che per
ora le abbia frustrate".
Il Festival di Torino apre oggi con
il colpaccio di W, il film di
Oliver Stone sul presidente uscente
Bush che incredibilmente non ha
ancora una distribuzione italiana.
Questa conversazione parte dal
cinema e arriva ad altro. Si
comincia dall'agitazione causata
dall'assenza di titoli italiani nel
concorso, e dalle sue parole sul
cinema d'autore.
Lei voleva sottolineare che
Gomorra e Il divo
rappresentano un'indicazione
importante perché sono film molto
personali nello stile, mentre le č
stato attribuito un pessimistico
"due sole personalitą non fanno il
miracolo italiano"?
"Infatti, e aggiungo che oltre a una
nuova generazione di registi, ce n'č
una di produttori: Nicola Giuliano e
Francesca Cima con Andrea Occhipinti
(Il divo), Lionello Cerri (Giorni
e nuvole) e Domenico Procacci (Gomorra).
Tutti quelli che dicevano "č dei
film d'autore la colpa del disamore
del pubblico nei confronti del
cinema italiano", non hanno saputo
pił che cosa dire davanti ai due
successi di pubblico, critica, premi
internazionali. Che sono il
risultato del percorso "d'autore",
cioč personale, di Garrone e
Sorrentino. Improvvisamente č
successo che il pubblico, che si
vantava di non andare a vedere i
film italiani perché "noiosi",
questa volta ne ha premiati due
nello stesso momento".
E gli italiani assenti?
"Nelle varie sezioni del TFF ce ne
sono molti. Se qualcuno pensa che
quest'anno abbiamo "rifiutato" un
anno di cinema italiano, sappia che
casomai abbiamo rifiutato tre
settimane di film italiani: tanto
passa tra la fine del Festival di
Roma e il TFF. Fino a tre anni fa
esistevano due festival che
convivevano serenamente, Venezia e
Torino. Poi, l'entrata a gamba tesa,
l'irruzione prepotente di Roma. E'
arrivata questa confusa corazzata,
che gią alla terza edizione si č
sgonfiata, deludendo le proprie
ambizioni e potenzialitą: ricordo
che costa cinque volte Torino, e
molto pił di Venezia".
E' l'esistenza in sé di Roma che
lei considera un'aggressione? In
fondo la competizione - che lei
difende - provoca vincitori e vinti.
"Roma si č letteralmente seduta
sulle date di un festival
internazionale come le Giornate del
Cinema Muto di Pordenone, e si č
piazzata un mese dopo Venezia e un
mese prima di Torino. Basta
prendersi questa responsabilitą,
invece di dire che non ci sono
problemi e che siamo tutti amici. In
realtą noi un film lo avevamo
invitato e la produzione, a luglio,
aveva anche accettato".
Galantuomini di Winspeare,
Il passato č una terra straniera
di Vicari o Si puņ fare di
Manfredonia che erano a Roma? Non
Pranzo di Ferragosto, che era a
Venezia...
"Non ha importanza quale fosse, la
produzione ha cambiato idea.
Succede. Ma i responsabili
dell'altro Festival, che sapevano
del nostro invito gią confermato,
senza nemmeno un po' di dignitą
professionale o umana, non si sono
neanche fatti vivi. Almeno un
biglietto: ci siamo comportati male
ma la vita č cosģ (in realtą la loro
vita č cosģ), tanti auguri.
Avvilente".
Non sarą che il suo malumore
viene allo scoperto ora che č
cambiata la mano politica?
"Non c'entra niente. Irruzione
prepotente: lo dissi da subito,
molto prima che mi fosse proposta la
direzione di Torino".
A proposito di cinema d'autore.
Dei suoi primi film si disse molto
che rappresentavano una generazione,
ma sembrņ che per lei quest'overdose
di sociologia fosse frustrante.
"Non č una battuta, ma non ricordo
pił se trent'anni fa ero presuntuoso
o giocavo a interpretare questo
ruolo. E' stata una fortuna e un
privilegio se, partendo pressappoco
da me, sono riuscito a raccontare
anche gli altri. Grazie a questo ho
continuato a fare film. Se č vero
che ho raccontato un pezzo o un
periodo della nostra societą, mi
sembra una bella responsabilitą".
Per molto tempo si č impegnato a
prendere le distanze dai conformismi
pubblici (la polemica con
l'informazione) e privati (famiglia,
coppia, figli). Con l'etą si č poi
scoperto un po' pił indulgente e
anche autoindulgente?
"Mi sembra di essere diventato pił
tollerante, ma sarebbe impossibile
il contrario".
Anche Caos calmo fa parte
di questo processo. Per la prima
volta lei si č consegnato a una
storia, a un regista, a un cast che
non aveva scelto. In altri anni non
sarebbe successo.
"No, infatti. Parecchie cose sono
cambiate".
Cedimento o conquista?
"Né l'uno né l'altra, succede. E ne
sono contento, va bene cosģ". E qui
parte uno scatto d'orgoglio. "Non
sono stato a strombazzarlo ma aprire
Torino con Stone č una cosa grossa.
E anche che lui accetti di venire
nonostante non gli serva alla
promozione, dato che stranamente il
film non ha ancora una distribuzione
italiana. Ma aggiungiamo una mezza
cosa sul mio ex lavoro di
regista...".
Vuole annunciare qui il suo
prossimo film?
"No. Sono stato felicemente
distratto da Caos calmo e dal
Festival. Ma in questo periodo,
quando guardavo fuori e dentro di
me, sentivo molto pessimismo, e
siccome non mi piace in un film
vendere solo quello, ho vagato da un
soggetto a un altro. Ora mi sembra
di aver trovato una storia e il tono
giusto".
Tutto qui?
"Sģ. E questa volta per evitare
tensioni, a volte veramente
eccessive, saprete subito di che si
tratta. Cosģ poi stiamo tutti pił
tranquilli. Non vorrei riassistere
all'assurdo dibattito
politico-giornalistico che ha
preceduto l'uscita di Il Caimano,
tra persone che non sapevano nulla
del film. Dibattito che in parte ha
condizionato quelli che hanno visto
il film e anche quelli che non
l'hanno visto, ma che pensano di
averlo visto".
Che telespettatore č lei? Perfino
Berlusconi si lamenta della tv.
"Non mi stanco di ricordare la
pazzesca situazione italiana,
anormale per una democrazia. Penso
che le televisioni di Berlusconi non
abbiano spostato solo voti, ma
l'intero paese, comunque gią pronto
ad accogliere questa "novitą". E non
facciamo confusione con Sarkozy, che
non ha gli interessi economici e il
potere mediatico di Berlusconi.
Recentemente ho detto una cosa
piccola e semplice: in Italia non
c'č pił opinione pubblica. Non parlo
dell'opposizione, ma di qualcosa o
qualcuno trasversale ai partiti, che
comunque si riconosca in comuni
valori democratici. E che, come
succede in altri paesi, dovrebbe
"punire" - mettiamoci le virgolette,
per caritą - un capo del governo che
non ha senso dello Stato, che non va
alle celebrazioni del 25 aprile, che
aggredisce la magistratura, che ha
come braccio destro un condannato
per corruzione e come braccio
sinistro un condannato per concorso
in associazione mafiosa. E invece
passano concetti come "agli italiani
non interessa il conflitto di
interessi, visto che hanno fatto
vincere Berlusconi". Sģ, ma
interessa alla democrazia... La
maggioranza delle persone, e non
solo a destra, ormai considera
normale che un uomo abbia il
monopolio della tv, faccia politica
e sia anche capo del governo. La sua
vittoria č questa: ormai la bassa
qualitą della democrazia italiana č
considerata un fatto normale,
marginale. Un paese che in quindici
anni ha permesso a un uomo con tante
tv e giornali e interessi economici
di candidarsi cinque volte a capo
del governo, non č un paese serio e
non ha una classe politica seria. E
sono andato fuori tema...".
Infatti, le avevo solo chiesto
che cosa guarda in tv.
"Mi sono distratto perché pensavo al
patto sottinteso quando č nata La7:
non doveva crescere, non doveva
togliere pubblicitą a Mediaset. Con
un po' di coraggio sarebbe stata
un'avventura culturale che alla fine
si sarebbe rivelata anche
un'avventura commerciale, perché i
telespettatori cercano
disperatamente qualcosa di decente.
La sinistra in passato ci ha
raccontato che con le tv di
Berlusconi c'č stata maggiore
offerta, maggiore democrazia. Il
risultato č che abbiamo sei reti
simili livellate verso il basso, e
in prima serata non sai dove
sbattere la testa".
Per le sue apparizioni televisive
perché sceglie i luoghi pił
(sfacciatamente) amici? Non sarebbe
pił interessante anche per lei
"diversificare"?
"Non mi sembra di andare poco in
televisione. Vado dove mi sento meno
a disagio".
Quanta fiducia nutre nella guida
di Veltroni?
"Il Pd aveva messo in moto speranze
e attese, mi pare che per ora le
abbia frustrate".
E l'esibizione delle amicizie nel
mondo dello spettacolo? Ricorda la
parata di attori e cantanti al
comizio di chiusura elettorale a
Roma?
"Io ero in piazza, non sul palco".
Ma i tappeti rossi di Veltroni
hanno fatto danni elettorali o no?
"Le persone votano o non votano
seguendo altre motivazioni. Casomai
per un elettore di sinistra conta,
in senso negativo, la mancanza di
reattivitą nei confronti
dell'aggressivitą culturale della
destra. Se uno dice mezza cosa su
Berlusconi tutti, anche i giornali
non di destra, titolano "clamoroso
autogol della sinistra". Mentre
invece a destra c'č un uomo che da
vent'anni parla di fucili ed č
ministro della Repubblica. C'č paura
non solo di affermare una propria
identitą ma anche di mettere
paletti. Per esempio il rispetto
della Costituzione. O impedire che
"comunista" diventi un insulto: č
anche grazie ai comunisti italiani
che č stata fondata la nostra
democrazia. Ecco, quella che viene
punita č casomai l'inadeguatezza. La
contiguitą con lo spettacolo non mi
sembra importante".
Lei se la prende con la stampa -
tra l'altro facendo ingiustamente
d'ogni erba un fascio - e con il
centrosinistra. Ma se il repertorio
di anomalie non ha influito sui
comportamenti elettorali, la prima
responsabilitą non sarą di chi va a
votare?
"I ragazzi di oggi sono nati e
cresciuti in questa situazione. Per
loro č normale che un solo uomo
possa concentrare tanto potere. Io
perņ ancora mi chiedo come mai il
governo di centrosinistra non abbia
fatto, nella legislatura 1996-2001,
la legge antitrust e sul conflitto
di interessi. Per sollevare un po'
la qualitą della nostra democrazia".
Quanto č grave la battuta di
Berlusconi sull'abbronzatura di
Obama?
"Ha detto e fatto
di molto peggio".
IO SONO
UNA MEGA....BORGER A 95 GRADI DOPPI
!!!!
Faccia a
faccia Ilaria-David. Guarda
l'intervista integrale
Il
neorossonero Beckham ha risposto a
tutte le domande della D'Amico: "Ho
giocato nel Manchester United, nel
Real Madrid e adesso nel Milan. E'
un onore e un piacere per me avere
questa opportunitą"
21
dicembre, 2008
Messico: arrestata Miss di
bellezza
Era con sette uomini trovati
in possesso di armi e di una
ingente somma di denaro
CITTĄ DEL MESSICO - Laura
Elena Zśńiga, Miss Sinaloa e
vice Miss Nuestra Belleza Mexico
2008, č stata arrestata lunedģ a
un posto di blocco dell'esercito
nello Stato di Jalisco insieme a
sette uomini trovati in possesso
di armi e di una ingente somma
di denaro.
La 23enne, che avrebbe dovuto
partecipare a Miss International
2009, ha dichiarato che
l'intenzione del gruppo era di
recarsi in Bolivia e Colombia
per fare acquisti. Ma i militari
hanno sequestrato due fucili
d'assalto AR-15, tre pistole,
nove caricatori, oltre 600
cartucce di differente calibro,
sedici telefoni cellulari e 18
mila dollari in contanti.
Lo stile č consolidato e
inconfondibile: il suono della
sua chitarra č ormai un «marchio
di fabbrica», forse un po'
troppo fermo nel tempo ma sempre
affidabile. Dall'esordio come
leader dei
Dire Straits nel '78,
con un album che fu una vera
rivelazione,
Mark Knopfler ha
percorso una strada lineare e
senza deviazioni anche da
solista. Nel suo pop
fondato su ballate con sapori a
volte
Tex-Mex, a volte
country, spicca sempre la
sua chitarra solista, tanto da
"condizionare" anche gli album
nei quali appare come ospite
(ultimo caso, il brano inciso
con
John
Fogerty nel nuovo
cd dell'ex CCR). Un suono, il
suo, ispirato da sempre alo
stile di
J.J. Cale, prestato
con successo anche al cinema
(prima soundtrack
«Local Hero» nell'83)
poi miscelato con quello di
altri grandi (come nel
superguppo
Nottin' Hillbillies o
nel cd con
Chet Atkins).
Ripresosi dall'incidente
motociclistico dell'anno
passato, Knopfler propone ora un
nuovo album,
«Shangri-La».
Sul suo
sito l'ex Dire
Straits offre in video il
singolo
«Boom Like That»,
mentre
Real Music offre
l'ascolto di tutto l'album.
Album:
...And Justice For All
Produced by:Metallica
with Fleming Rassmussan
Recorded at: One on
One Studios, Los Angeles, CA
Release Date:August
25, 1988
Chart position: 6
Di
questo album č da ascoltare
l'immensa ONE, canzone
evocativa, canzone spirituale,
canzone straziante per un uomo
che morģ malamente. Nonostante
la data, fino ad oggi nessuno a
livello musicale č riuscito a
far di meglio nel panorama heavy
metal, se ancora ha un senso
parlare di heavy metal.
Nell'anticipo della
17Ŗ giornata
nerazzurri in
vantaggio al 38' della
ripresa con il terzino
che aveva gią segnato
al 34' del primo
tempo. Al 44' il
provvisorio pari di
Kharja. Mourinho
schiera in avanti Ibra
e Balotelli. Nella
ripresa traversa dello
svedese
Duello Del
Grosso-Ibrahimovic.
Reuters
Angoli:
6-3. Recupero:
2' pt e 3' st.
Per l'Inter č
gią tempo di
regali
Mourinho
abbraccia
Maicon dopo
il secondo
gol al Siena
Doppietta di
Maicon, grazie
a Frick e De
Marco.
Mourinho: «Gol
in fuorigioco,
non
meritavamo»
ROBERTO CONDIO,
INVIATO A
SIENA
Il 2008
dellInter
padrona del
campionato
finisce tra i
fischi e i
veleni.
«Buffoni» e
«Ladri»,
urlano i
senesi
inferociti per
un ko
immeritato,
confezionato
da un regalo
del loro Frick
(pallone
ciccato per lo
0-1 di Maicon)
e da una
svista di De
Marco e
dellassistente
Griselli, che
non vedono il
clamoroso
fuorigioco di
Maicon
sullassist di
Maxwell che
all83 fissa
il bugiardo
2-1 per
Mourinho. L8Ŗ
vittoria
consecutiva
(eguagliato
lultimo
Mancini)
rispedisce per
una notte i
nerazzurri a
+9 sulla Juve,
garantisce
loro il titolo
di campioni
dinverno in
anticipo, ma
li fa
arrossire. Per
il modo con
cui hanno
stoppato
limbattibilitą
interna dei
toscani ma
pure per la
bassa cifra
del gioco
espresso e per
la sofferenza
per 90 contro
un Siena
pimpante, che
ha perņ
sciupato
troppo, dal 1
fino all86
quando Ghezzal,
nellarea
piccola, ha
tirato su
Maxwell a
portiere
battuto.
Regali ma
anche sorprese
in avvio al
«Franchi».
Giampaolo
affronta
lattacco pił
prolifico con
una scelta che
sembra un
azzardo:
centrale
accanto a
Portanova cč
il 22enne
Brandao,
esordio in A.
Pił della
disperazione (Rossettini
e Ficagna
squalificati,
Moti
disastroso
nelle ultime
uscite) forse
potč la
superstizione:
il 18 ottobre
2003, a 17
anni, il
portoghese
celebrņ la sua
prima partita
nella
Superliga
segnando per
il Belenenses
proprio contro
il Porto di
Mourinho. Lą
dietro, perņ,
lanello
debole della
catena non č
Brandao ma il
tracagnotto
colombiano
Zuniga:
infreddolito,
perde palloni
a raffica.
Buon per lui
che lInter,
lenta e
distratta, non
ne approfitti.
Anche lo
Special One
stupisce in
avvio. Il
rientro di
Jimenez, 20
stagionali
prima di ieri,
lo aveva gią
annunciato
alla vigilia;
Balotelli
titolare (non
accadeva dal 9
novembre) č il
regalo di
Natale al
talento pił
puro ma ancora
indisciplinato
di casa
Moratti.
Mario, perņ,
non sfrutta
loccasione.
Trotterella,
gigioneggia,
si fa ammonire
da sciocco gią
al 20.
Insomma, aiuta
poco o nulla
lInter in una
partita subito
tosta. Il
Siena, ben
organizzato,
pressa e
sfrutta ogni
distrazione
altrui per
pungere.
Codrea e
soprattutto
Vergassola
sono
lucidissimi.
Ma Frick č
sciagurato,
non solo nella
sua area ma
pure in quella
avversaria:
non sfrutta
due voragini
aperte da
Julio Cesar e
compagni gią
al 1 e poi al
15.
La capolista č
la stessa che
domenica
scorsa aveva
aspettato gli
ultimi 20 per
stendere il
Chievo: molle,
involuta,
Ibra-dipendente.
Aggrediscono
solo Cambiasso
e Muntari, lo
svedese č una
serata un po
cosģ. LInter
gestisce,
convinta che
prima o poi il
gol arriverą.
In effetti,
dopo lo
spavento di un
contatto
dubbio
Maicon-Del
Grosso
ignorato da De
Marco, passa
al 34, al
primo vero
tentativo. E
Frick a
lisciare
linnocuo
corner di
Balotelli e a
smarcare
Maicon dinanzi
a Curci: tocco
sporco ma
decisivo.
Rigori (2) a
parte, č il
primo gol
incassato dal
Siena dopo 8
partite
casalinghe.
Lingiustizia
dura appena
10. Ripara
Kharja,
tuffandosi di
testa per
raccogliere il
cross di Del
Grosso, con il
benestare
dellappisolato
Maxwell.
Il Siena fa
ancora meglio
nella ripresa.
Salvo una
traversa di
Ibra, lunico
guizzo, sono i
bianconeri a
meritare. Ma
non la buttano
dentro,
nemmeno con
lappena
entrato
Maccarone,
incapace di
sfruttare
lassist di
Vergassola. La
beffa, perņ, č
in agguato. La
sanciscono De
Marco e
Griselli, la
festeggia
Maicon. A
torso nudo,
raggiunto
sulla pista di
atletica da un
Mourinho che
non ci credeva
pił. «E stata
lesultanza di
un fortunato -
dice -. Non
meritavamo di
vincere. Per
il gol in
fuorigioco ma
soprattutto
perché loro
hanno giocato
molto meglio.
Il calcio č
cosģ: ho perso
una semifinale
di Champions
per un errore
del genere».
Mou finisce il
2008 con un
solo punto in
meno sul
Mancini 2007.
E, se la Juve
non vince a
Bergamo, puņ
andare in
vacanza con un
vantaggio
maggiore sulla
seconda.
L'INTER TORNA A
CORRERE - Con un
gol per tempo (Stankovic
e Ibrahimovic) l'Inter
si impone per 2-0 sul
difficile campo del
Catania. Per quanto
successo sugli altri
campi, č pesantissima
la seconda vittoria di
fila dei nerazzurri,
che allungano il passo
e si proiettano a +6
sulla Juve e +8 sul
Milan. L'Inter parte
fortissimo. Nei primi
cinque minuti tira due
volte in porta (Maicon
su punizione e Zanetti
dalla distanza,
Bizzarri č attento), e
al 6' passa in
vantaggio: Cruz salta
Capuano sulla destra e
crossa al centro, dove
Stankovic,
liberissimo, di testa
mette in rete l'1-0. I
padroni di casa pagano
forse uno schieramento
troppo spregiudicato,
oltre al tridente
Morimoto-Paolucci-Mascara
in attacco, a
centrocampo le
numerose assenze hanno
spinto Zenga a
schierare Martinez, e
la squadra ci mette un
p0' a trovare
l'equilibrio in campo.
Al 12' Paolucci
pareggia, ma il gioco
era gią fermo per un
fallo di Morimoto su
Burdisso. Mascara
protesta e viene
ammonito (due minuti
dopo giallo anche per
Ibrahimovic per
simulazione). Zenga a
fine partita
polemizza: «Preferisco
non parlare degli
arbitri, per me non
esistono- dice il
tecnico a Sky- non ne
parlo pił: voi potete
dire che la palla era
bassa oppure bassa ma
tanto si parlerą pił
dell'espulsione di
Muntari che del nostro
gol annullato.
Tornando al campo in
difesa, Mourinho dą
ancora fiducia al
giovane Santon sulla
fascia sinistra al
posto di Maxwell. Al
22' azione personale
di Ibrahimovic, che
dalla sinistra si
accentra in area e con
un gran tiro scheggia
la traversa. Č l'Inter
a fare la partita, ma
quando il Catania
riconquista il pallone
diventa pericoloso,
grazie agli
inserimenti di
Martinez che creano
superioritą numerica e
costringono agli
straordinari la difesa
avversaria. Al 31'
Muntari paga forse pił
caro del dovuto un
brutto quanto inutile
fallo da dietro a
centrocampo: rosso
diretto e Inter in 10.
Al 34' grande
occasione per il
Catania, Mascara ha
spazio in area ma il
suo tiro da ottima
posizione finisce
altissimo. I
rossoazzurri chiudono
in forcing il primo
tempo, Inter in
affanno anche nelle
ripartenze. Al 45'
sugli sviluppi di un
corner, destro di
Morimoto, e Cambiasso
respinge a due passi
dalla linea di porta.
Un minuto dopo grande
giocata di Capuano,
che in area sulla
sinistra stoppa il
pallone, mette fuori
causa Maicon e fa
partire una
conclusione che
finisce di poco fuori.
La ripresa si apre con
una buona occasione
per l'Inter (Bizzarri
esce fuori area per
anticipare di piede
Cruz lanciato a rete,
al 5'). Catania meno
pericoloso nel secondo
tempo, solo al 15' si
riaccendono gli etnei,
con un tiro dalla
distanza di Mascara,
palla che si stampa
sul palo dopo una
deviazione di Burdisso.
Beppe Baresi copre
l'Inter, inserendo
Maxwell al posto di
Cruz. La mossa
funziona, perché i
nerazzurri badano al
sodo, si difendono con
umiltą e ordine, e al
27' arriva anche il
gol del raddoppio:
Stankovic lancia
Ibrahimovic, che
scatta in posizione
regolare, salta con un
pallonetto Bizzarri e
mette in rete. L'Inter
gestisce senza
problemi il doppio
vantaggio e non
rischia pił nulla,
portando cosģ a casa
il primo successo in
trasferta dopo il
tonfo di Bergamo,
mentre per il Catania
il 2009 č ancora senza
vittorie (tre
sconfitte e un pari).
LA JUVE SI FERMA -
LUdinese ha
battuto 2-1 la
Juventus. Allo stadio
Friuli di Udine
padroni di casa in
vantaggio al 20 con
Fabio Quagliarella.
Nella rIpresa i
friulani raddoppiano
con Di Natale al 74.
La Juventus accorcia
le distanze su rigore
al 77. Per i
bianconeri una sosta
improvvisa, ed ecco
ribaltato il
significato bianconero
dell'ultimo mercoledģ
di campionato: Inter
leone, e classifica
juventina retrocessa a
-6, anzi a +2 sul
Milan. Resta bloccata
nella foga da ultima
chance dell'Udinese.
L'uno a zero timbra il
match: č il 20esimo
minuto, Quagliarella
fa polpette della
marcatura di
Legrottaglie e trova
un angolo che nemmeno
Buffon puņ coprire. Il
gioco č ingolfato e
non c'entra l'assenza
di Del Piero. Fa
fatica la Juve a
togliersi d'impaccio
nel 4-4-2 che gli ha
incollato addosso
Marino. Con un
pressing adesivo, e un
palleggio - tra
D'Agostino, Inler e
Asamoah - superiore in
tutto a Sissoko e
Marchisio. E cosģ il
gol arriva. E anche
altre occasioni, anche
se poi la mira sfasata
rovina tutto. Al 13' č
Buffon č fortunato in
parata su Zapata sotto
misura. Dopo il gol č
Giovinco che prova a
smuovere un po' il
copione bianconero.
Ranieri lascia il
4-4-2 a Marino e punta
sul tridente: dentro
Iaquinta, fuori
Marchionni. Succede
perņ che, pur in
pressione, la Juve non
riesca pił di tanto a
spaventare Handanovic.
E dopo un attimo, č Di
Natale a sprecare una
bella palla servitagli
da Asamoah: diagonale
troppo stretto. 26
minuti per raccogliere
appena un colpo di
testa in anticipo di
Grygera, alto. Allora
l'Udinese prova a
chiudere il conto. Di
Natale si libera a
sinistra, punta il
povero Grygera e poi
la mette a girare sul
palo lontano: una cosa
«alla Del Piero».
Sembra finita. Ma di
lą c'č la Juve. Che ci
mette 3 minuti a
mettersi sul 2-1:
Pasquale frana su
Grygera in area, e il
rigore c'č. Lo tira il
redivivo Iaquinta. A
proposito di redivivi,
Ranieri a una decina
di minuti dalla fine
mette dentro pure
Trezeguet (al rientro
dopo 4 mesi). Ma il
forcing č molle e il
risultato gią
archiviato. Juve
bloccata, Inter
sganciata.
Nel "lontanissimo" 2004
erano gli interisti a
scendere in piazza per
protestare contro il
padrone Moratti reo di
condurre una societą di
calcio allo sfascio ed
alla sconfitta perenne.
Sorsero gli Interisti
Indipendenti
(vai al sito)
e tutta una serie di
siti che raggrupparono
non poche persone per
fare pressione contro la
gestione Moratti. (
www.bastamoratti.altervista.org
) Questa fronda
scomparve di fronte ad
uno degli obiettivi
raggiunti da Moratti,
ovvero la vittoria.
Sono arrivate le
vittorie
(CALCIOPOLI DOCET)
ma lo sfascio č
rimasto
(vedere contabilitą
creativa, falsi in
bilancio...)
soprattutto a
livello economico. Nel
2006 all'Inter veniva
assegnato lo scudetto
d'ufficio con il Milan
coinvolto in
Calciopoli costretto a
partire con una
penalizzazione che
peserą nella stagione
successiva che vedeva
l'Inter vincere lo
scudetto sul campo.
Tuttavia il Milan
pareggiava i conti
vincendo l'ex Coppa
dei Campioni. Nel 2008
le penalizzazioni
scomparivano, l'Inter
ribadiva il successo
del 2007 ma il Milan
addirittura non
riusciva a raggiungere
il quarto posto utile
per la partecipazione
all'ex Coppa dei
Campioni. Un
insuccesso grave per i
tifosi del Milan che
cosģ decidono di
protestare
l'insufficienza del
loro presidente
Premier dell'Italonia
dei magnaccia e dei
papponi al potere. Ma
non solo: anche il
Milan pappagallava la
contabilitą creativa
interista:"Nel 2005
Inter e Milan hanno
venduto i propri
marchi, il Milan alla
controllata Milan
Entertainment srl,incassando
una plusvalenza di
181,3 milioni di
euro;l'Inter ha ceduto
lo stemma alla
controllata Inter
Brand srl per 159
milioni....". A quanto
pare la plusvalenza
inventata non č
bastata, la campagna
acquisti rossonera
langue e negli ultimi
due anni si sono
succeduti tutta una
serie di bidoni pił
morti che vivi: Vieri,
Ronaldo, Emerson,
Favalli, Gilardino,
Gourchuff....Questo
l'incipit del sito: "Questo
succede(oltre ai
fattori che cita
Galliani nelle
interviste)per il
famoso conflitto di
interessi.Un patron di
una societą non puņ
governare l'Italia per
cercare di
risollevarla e poi
spendere fior fior di
euro per la stessa.In
effetti questo
ragionamento č logico
e va bene per tutti
,ma non per noi.Non
possono essere i
milanisti a pagare per
risollevare le sorti
dell'Italia e degli
Italiani.Oltretutto
c'č una politica
assurda di Fininvest
che č quella di non
investire pił con
forza nel Milan...."
Da
Wikipedia, l'enciclopedia
libera.
Lo
scandalo scommesse del
1980
nel calcio italiano
[modifica]
A
onor del vero, c'č da dire che
molti punti di questa
ricostruzione sono stati
contestati dallo stesso
Carlo
Petrini,
sempre nel suo libro.
Nonostante tutto, i giocatori
furono presto scarcerati, e il
23
dicembre
1980
si conclude l'inchiesta della
magistratura con
un'assoluzione generale, in
quanto "il fatto non
sussiste". All'epoca, infatti,
la frode sportiva non era
reato, e non fu riconosciuta
la truffa ai danni degli
scommettitori clandestini.
Nell'estate dello stesso anno,
perņ, era arrivata una
pesantissima sentenza da parte
della giustizia sportiva:
Lazio e Milan retrocesse in
serie B,
penalizzazione di 5 punti per
Avellino, Bologna e Perugia,
da scontarsi nel campionato
1980-81. In
serie B,
penalizzazione di 5 punti per
Palermo e Taranto. Inibizione
a vita per il presidente del
Milan
Felice
Colombo;
per un anno a
Tommaso
Fabbretti
del Bologna.
Queste le squalifiche inflitte
ai calciatori:
6 anni
Pellegrini (Avellino)
5 anni
Cacciatori (Lazio) e Della
Martira (Perugia)
4 anni
Albertosi (Milan)
3 anni
e mezzo Giordano (Lazio),
Manfredonia (Lazio),
Petrini
(Bologna), Savoldi (Bologna)
e Magherini (Palermo)
3 anni
Wilson (Lazio), Zecchini (Perugia),
Paolo Rossi (Perugia) e
Massimelli (Taranto)
La
squalifica per "illecito
sportivo" di Paolo Rossi fu
ridotta in appello da 3 a 2
anni, consentendogli di
partecipare al
Mondiale
1982.
In seguito alla vittoria degli
azzurri
in questa manifestazione, la
giustizia sportiva concesse a
tutti i giocatori in quel
momento squalificati l'amnistia,
ad eccezione di Felice
Colombo, non essendo un
giocatore ma un dirigente.
Carlo
Petrini,
Nel fango del dio pallone,
Kaos Edizioni, Roma, 2000.
Paolo
Carbone,
Il pallone truccato.
L'illecito nel calcio
italiano, Libri di Sport,
Arezzo, 2003.
Il
caso Genoa-Inter fu un caso di
presunto illecito sportivo
riguardante un incontro di
calcio
disputato il
27
marzo
1983
nello stadio di
Marassi
fra
Genoa
e
Inter,
conclusosi con il punteggio di
3-2 per i nerazzurri.
I
rossoblu, allenati da
Luigi
Simoni
e reduci da una sconfitta ad
Avellino,
avevano un disperato bisogno di
punti salvezza, mentre i
nerazzurri, eliminati da
Coppa
Italia
e
Coppa
delle Coppe
avevano disputato una stagione
sostanzialmente incolore, e
rischiavano di perdere il treno
per le
Coppe
europee.
La tifoseria era ormai in
subbuglio, la dirigenza per
nulla contenta. L'allenatore dei
nerazzurri era
Rino
Marchesi,
che ormai a fatica cercava di
tenere unita la squadra.
A
poche ore dalla gara, diversi
quotidiani fotografavano questa
situazione: giocatori divisi in
clan, un allenatore privo di
polso, i tifosi inferociti con
il presidente
Fraizzoli,
che pił volte aveva deciso di
mollare (e di lģ a poco lo
avrebbe fatto, cedendo l'Inter a
Ernesto
Pellegrini).
Dal ritiro dell'Inter a
Santa
Margherita Ligure
filtrņ una notizia curiosa: alle
due squadre andava benissimo
anche un pareggio, dato che
entrambe non volevano rischiare
di farsi male.
Potenziali affari in vista,
dunque, per il sempre fertile
Totonero;
invece qualcosa non funzionņ.
Dopo
la partita due giovani cronisti
del quotidiano
Il Giorno,
Claudio Pea e Paolo Ziliani,
vengono casualmente a conoscenza
di una montagna di soldi persa
dai giocatori dell'Inter a causa
del risultato della partita di
Genova.
Soltanto dalle cronache del
giorno dopo, infatti, si seppe
che quando
Bagni
aveva realizzato il goal del 3-2
a cinque minuti dal termine,
nessuno dei compagni era andato
ad abbracciarlo, come
normalmente si fa dopo la
segnatura di una rete.
Negli spogliatoi era successo un
putiferio: il direttore sportivo
del Genoa, Giorgio Vitali, aveva
insultato i nerazzurri:
« I vostri
dirigenti devono sapere che
m.... sono i loro giocatori
dal punto di vista umano!
Non si possono fare queste
cose a cinque minuti dalla
fine!!! »
E il
centrocampista genoano
Pasquale
Iachini,
che aveva realizzato il
momentaneo 2-2, rincarņ la dose:
« Evidentemente
qualcuno non č stato
avvisato... »
Pił
caustica la reazione del
difensore interista
Collovati,
fresco campione del mondo in
Spagna:
« Strano
che proprio il Genoa si
lamenti di queste cose: lo
scorso anno ne abbiamo
pagato le conseguenze noi
del Milan. »
Vitali e Iachini si riferivano
evidentemente a
Bagni,
"colpevole" di aver realizzato
la rete della vittoria
interista;
Collovati,
invece, ricordava un episodio
dell'anno precedente, quando uno
stranissimo goal realizzato dal
Genoa a Napoli regalņ il
pareggio ai rossoblu e condannņ
il Milan, nel quale lui
militava, alla retrocessione in
Serie B.
Inoltre, si vociferava di una
colluttazione avvenuta negli
spogliatoi dell'Inter, dove
avrebbero subģto conseguenze i
giocatori
Bini
e
Bagni,
autori del secondo e terzo goal.
La
sera del giorno successivo,
durante la trasmissione
televisiva "Il
Processo del Lunedģ",
Vitali tentņ una rettifica di
quanto aveva detto:
« Sģ, ho
sbagliato a prendermela con
i giocatori dell'Inter, ma
noi credevamo di avere
capito: quando abbiamo visto
che loro facevano melina a
centrocampo, abbiamo creduto
che fossero appagati del
pareggio, cosģ ci siamo
rilassati e loro ci hanno
puniti. Avrei dovuto
prendermela con i miei
giocatori, invece! »
Per
tutta risposta, il giornalista e
commentatore Domenico Morace
ribattč:
« Non fare
il pompiere, Vitali! Ma chi
vuoi prendere in giro? Non
siamo mica nati ieri, noi!
Sappiamo quello che succede
nel calcio, quindi per
favore dicci la veritą! »
Il
capitano genoano
Claudio
Onofri
dette man forte al suo
dirigente:
« Ma queste
cose nel calcio sono
normali, quando si č
soddisfatti del pareggio, si
sta tranquilli in campo, si
fa melina, si perde tempo...sono
taciti accordi che ci
possono stare! »
Collegato dagli studi di
Torino,
intervenne polemicamente il
calciatore granata
Renato
Zaccarelli,
che di
Onofri
era stato compagno di squadra
nel Torino:
« Beh, io
se devo dire la veritą,
nella mia carriera di questi
taciti accordi non ho mai
sentito parlare. »
« Potete
per favore inquadrare il
signore che parla da Torino?
Se quello lģ dice di non
aver mai sentito parlare di
accordi nel calcio allora
non č Renato Zaccarelli mio
ex compagno di squadra, ma
un impiegato che gli
assomiglia molto! »
Nessuno dei giornalisti e degli
ospiti presenti, dunque,
credette a una sola parola dei
due genoani, tantomeno gli
credette l'Ufficio Indagini
della Federcalcio, diretto dal
dottor
Corrado De
Biase,
che annunciņ l'apertura di
un'inchiesta su un possibile
tentato illecito sportivo.
A
dirigere l'inchiesta fu chiamato
l'ispettore
Aldo
Ferrari Ciboldi,
un piccolo possidente
cremonese
che gią in passato aveva
collaborato fruttuosamente con
l'Ufficio Indagini.
Questi, ricevuta piena
collaborazione dai due club, si
trovņ orientato a credere che
fosse solo un falso allarme.
Dovette ricredersi quando,
procuratosi all'emittente
televisiva
Rete 4
un filmato molto chiaro della
partita, notņ lo strano
atteggiamento dei giocatori
dell'Inter (esultarono come
matti in occasione dei goal di
Altobelli e Bini, ma non lo
fecero al goal di Bagni,che pure
gli aveva dato la vittoria:
anzi, si notava che uno dei
giocatori interisti gesticolava
contro Bagni con fare
minaccioso) e quando i
giornalisti Pea e Ziliani, che
nel frattempo avevano indagato
per proprio conto, gli
comunicarono delle veritą
scontate, ma allo stesso tempo
sconcertanti, come ad esempio
che da diverso tempo le partite
dell'Inter garantivano vincite
sicure: addirittura
scommettevano gli stessi
giocatori e perfino qualche
dirigente. Invece a Genova era
andata male e parecchi
calciatori interisti, oltre a
vari scommettitori comuni,
avevano perso svariati milioni.
Dall'indagine svolta dai due
cronisti, inoltre, era emerso
uno spaccato per nulla
edificante dell'intero ambiente
nerazzurro: screzi anche
violenti fra i giocatori (la
domenica successiva al
"fattaccio", per esempio,
Altobelli
schiaffeggiņ
Müller
durante Inter-Avellino 2-0,
sotto gli occhi di tutto lo
stadio, poiché il tedesco,
invece di passargli la palla,
aveva voluto tirare in porta);
l'allenatore vittima di uno
spregiudicato dirigente; il
presidente
Fraizzoli,
amareggiato e stanco; e un
giovane giocatore brasiliano,
Juary,
acquistato dall'Inter per
sbaglio (doveva andare a Cesena
in cambio di
Schachner,
poi l'affare saltņ), finito
sull'orlo della depressione,
emarginato anche per il fatto di
essere nero.
Proprio
Juary
rivelņ ai due giornalisti quanto
era successo negli spogliatoi di
Marassi
quel
27 marzo
1983,
salvo poi ritrattare tutto non
appena la sua intervista fu
pubblicata.
L'articolo di Pea e Ziliani sul
"Giorno" uscģ il
9 aprile
e scatenņ subito una bufera: da
una parte c'erano le altre
testate, furiose per essere
state "battute" sul tempo,
dall'altra c'erano l'Ufficio
Indagini della Federcalcio,
interessatissimo a tutto quanto
veniva detto e scritto, le due
societą coinvolte, Inter e Genoa,
che adirono le vie legali, e la
magistratura genovese, diretta
dal giudice Roberto Fucigna, che
conducevano indagini sul
Totonero
locale.
Fin
dall'inizio l'inchiesta fu
osteggiata da ogni parte. La
Federcalcio aveva tutto
l'interesse ad insabbiare la
vicenda, poiché non poteva
permettersi, fresca oltretutto
di un prestigioso alloro
mondiale, unaltra valanga
devastante come quella che aveva
"massacrato" il campionato di
Serie A
1979-80
(vedi
Scandalo
del calcio italiano del 1980).
Il
Genoa e l'Inter, consapevoli di
rischiare grosso, si adoperarono
con ogni mezzo per far sģ che
tutto risultasse una bolla di
sapone. Inoltre le pił
importanti testate
giornalistiche prevedevano un
nuovo forte calo di tiratura,
nel caso scoppiasse una nuova
grana-scommesse.
Secondo quanto riportato dal
giornalista Paolo Ziliani:
« Fu
proprio il ministro Biondi
(avvocato del club rossoblu,
ndr) a fermare il lavoro del
giudice Fucigna, dopo
l'interrogatorio del giovane
Somma del Genoa e alla
vigilia dell'interrogatorio
dei giocatori dell'Inter,
chiedendo al capo della
Procura di Genova,
Castellano, e ottenendo che
l'inchiesta sulle scommesse
di Genoa-Inter venisse
affidata ad altro giudice
che tutelasse maggiormente i
diritti della difesa. Un
timore che il giudice
Fucigna ci aveva apertamente
manifestato qualche giorno
prima, quando ci disse che
Prisco da Milano e Biondi a
Genova stavano facendo di
tutto per mettergli i
bastoni tra le ruote. »
E
infatti, il caso Genoa-Inter
lasciņ mezza Italia col fiato
sospeso fino a giugno, quando la
Commissione Disciplinare assolse
tutti quanti. Il procuratore
Ferrari Ciboldi, che aveva
appoggiato Pea e Ziliani nella
conduzione dell'indagine, venne
licenziato senza troppe
cerimonie dall'Ufficio Indagini
e messo a riposo. Ricorda ancora
Ziliani:
« Lo andai
a trovare a distanza di anni
a Soresina: il trattamento
ricevuto dopo una vita da
collaboratore dell'Ufficio
Inchieste lo aveva fatto
cadere in una fortissima
depressione che l'aveva
costretto a ricorrere alle
cure del professor Cassano,
a Pisa. La Federcalcio gli
aveva negato anche la
tessera per andare a vedere
le partite: cosģ, la
domenica, Ferrari Ciboldi
andava a vedere Cremonese o
Brescia, ma solo per
l'amicizia con i presidenti
di questi due club, che gli
aprivano volentieri le porte
della loro tribuna. »
Paolo
Ziliani,
Non si fanno queste cose a
cinque minuti dalla fine! - La
vera storia del giallo
Genoa-Inter, Limina Edizioni,
Arezzo, 2005.
Il Milan travolge per
4-1 il Bologna ma la
valanga rossonera non
basta ad insidiare
l'Inter che resta da
sola in vetta alla
classifica battendo la
Sampdoria 1-0 nel
posticipo. Rossoneri a
sei punti. A meno tre la
Juve, vittoriosa
nell'anticipo di sabato
per 1-0 sulla
Fiorentina. E la
ventesima giornata č
ancora una volta stata
piuttosto difficile per
gli arbitri. Mourinho se
la prende con Celi e
parla anche di errori
pro Juve e Roma. E dopo
gli errori di Saccani in
Juve-Fiorentina infatti,
ha fatto molto discutere
anche l'arbitraggio di
Morganti in Napoli-Roma.
I napoletani, sconfitti
alla fine per 3-0, nel
primo tempo si sono
visti annullare un gol
per un dubbio fallo di
mano di Zalayeta, mentre
la Roma ha segnato il
primo gol con Mexes che
si trovava probabilmente
in fuorigioco. Da
segnalare la vittoria
per 4-1 del Cagliari
sulla Lazio e del
Palermo per 3-2
sull'Udinese. Questi gli
altri risultati del
pomeriggio di domenica:
Lecce-Torino 3-3,
Genoa-Catania 1-1,
Siena-Atalanta 1-0. Nel
posticipo pomeridiano di
sabato il Chievo aveva
superato la Reggina in
trasferta per 1-0.
INTER - SAMPDORIA-
Adriano colma l'assenza
di Ibrahimovic e nel
recupero del primo tempo
firma l'1-0 a favore
dell'Inter nel posticipo
dei nerazzurri contro la
Sampdoria. Partita tesa,
con l'espulsione
dell'allenatore dei
nerazzurri José Mourinho,
decisa al 41esimo del
primo tempo dallarbitro
Domenico Celi per le
proteste del tecnico
contro un'ammonizione a
Stankovic. Inter senza
Ibrahimovic, Sampdoria
senza Cassano e con
tanti problemi in
difesa. La gara stenta a
decollare, solo
conclusioni dalla
distanza e poche
palle-gol. Al 30esimo
Raggi salva su Adriano
impedendo un colpo di
testa a botta sicura. Al
40esimo espulso Mourinho
per proteste. L'Inter
passa al 47esimo con
Adriano che batte
Castellazzi sfruttando
un assist di Maicon
dalla destra. Nella
ripresa gara molto pił
vivace, la Sampdoria
perde prima Gastaldello,
poi Raggi, gli unici due
difensori di ruolo a
disposizione di Mazzarri.
Nerazzurri vicini al
raddoppio in due
occasioni con Stankovic
che prima impegna
Castellazzi e che poi,
al 17esimo, centra la
traversa. Un minuto dopo
Cordoba salva su Pazzini.
Al 22esimo Castellazzi
respinge un destro di
Muntari, mentre al
35esimo la Samp chiede
un rigore per un
contatto dubbio
Cordoba-Pazzini.
L'ultimo tentativo č di
Dessena al 95esimo,
Julio Cesar si salva in
angolo. Finisce 1-0 per
l'Inter che riscatta il
ko di Bergamo e mantiene
le distanze dalle
inseguitrici. Per la
Samp, 20 punti e terza
sconfitta consecutiva.
MOURINHO CONTRO
GLI ARBITRI - Al
termine della partita
l'allenatore portoghese
espulso se la prende con
l'arbitro Celi e non
solo: «Preferisco non
commentare Celi perché
altrimenti dovrei
commentare anche quello
che č successo oggi o
ieri in altri stadi - ha
dichiarato a Sky il
tecnico nerazzurro -.
Non ho mai parlato male
degli arbitri italiani,
perņ mi sembra che
questo fine settimana č
stato chiaro. Io -
prosegue il portoghese -
sono stato espluso
perché ho detto
allarbitro che aveva
paura, nel primo tempo
sono arrivati tanti
cartellini gialli per
noi, 3 minuti di
recupero nel primo
tempo, 6 nel secondo
tempo». Č proprio
lentitą del recupero a
risultare sospetta per
Mourinho: «Cosa era
successo per dare quel
recupero? Che lInter
vinceva 1-0. Lunica
cosa che giustifica quel
recupero č la nostra
difficoltą, se la
Sampdoria avesse
pareggiato non avrebbe
dato 6 minuti, ma 1 o
2». Laffondo nei
confronti del direttore
di gara non si esaurisce
qui: «Mi sembrava troppo
contro di noi. Lui era
troppo sotto pressione,
dopo quello che č
successo ieri e poi
oggi. Mercoledģ si era
parlato tanto del nostro
gol con 10 centimetri di
fuorigioco - ha
ricordato Mourinho in
relazione al match di
Coppa Italia con la Roma
-. Gli errori a favore
della Juventus? Ci sono
errori ed errori,
preferisco non parlare.
Oggi il gol di Mexes
(per la Roma sul campo
del Napoli, ndr) era in
netto fuorigioco. Oggi
poi č arrivato un
arbitro senza
esperienza, con un
osservatore (Pierluigi
Collina, designatore
arbitrale, seduto in
tribuna, ndr) che fa
paura e mette troppa
pressione».
BOLOGNA-MILAN
- Il Milan cala il poker
vincente a Bologna e
rafforza la propria
candidatura per lo
scudetto. I rossoneri
passano 4-1 in casa dei
rossoblu e aprono nel
modo migliore il girone
di ritorno. La
formazione di Carlo
Ancelotti non brilla per
soliditą difensiva, ma
in attacco ha risorse in
abbondanza per fare
bottino pieno sul campo
di una squadra imbattuta
nei precedenti 9 turni.
La vittoria al Dall'Ara
porta soprattutto la
firma di Ricardo Kaką,
che mette lo zampino
nella prima rete
rossonera e ne sigla
altre 2. Anche Beckham,
perņ, si guadagna
applausi e titoli con il
primo gol della sua
avventura italiana.
L'inglese fa centro nel
secondo tempo, quando la
partita č perņ
virtualmente chiusa. Ci
aveva pensato Kaką
infatti con due reti a
mettere al sicuro il
risultato. Tutto, o
quasi, succede infatti
nel primo tempo. I 17
minuti iniziali, in
particolare, sono un
concentrato di emozioni.
Il Bologna sfonda al 9'
quando Amoruso si
procura un rigore per un
intervento a sandwich di
Maldini e Senderos. Di
Vaio non sbaglia dal
dischetto e col 15°
centro stagionale firma
l'1-0. La reazione
rossonera č veemente e
la situazione viene
rivoluzionata in 4
minuti. Il Milan
pareggia i conti al 13'
con Seedorf: l'olandese
piomba su una respinta
corta di Antonioli, in
affanno su conclusione
di Kakį, e l'1-1 č cosa
fatta. Il ribaltone č
completo al 17', quando
l'arbitro Tagliavento
giudica da rigore un
contatto tra Bombardini
e Zambrotta. Kaką
trasforma, 2-1. Alla
fine del primo tempo il
bolognese Mudingayi
viene espulso. In
superioritą numerica, il
Milan non si fa pregare
e chiude subito i conti
con Kakį: sinistro da
fuori area, palla a fil
di palo e 3-1. Poi ci
penserą Becckham nella
ripresa a siglare il
4-1.
NAPOLI-ROMA -
La Roma batte per 3-0 il
Napoli al San Paolo e lo
raggiunge al quinto
posto in classifica a
soli 3 punti dal Genoa
che per ora ha in mano
l'ultima piazza valida
per la Champions. Ma la
partita del San Paolo,
come quella di sabato
all'Olimpico di Torino,
fa discutere ancora una
volta per i presunti
errori arbitrali. La
Roma, occorre chiarirlo
subito, vince
meritatamente, ma il
primo gol era viziato da
una posizione di
fuorigioco di Mexes
l'autore della rete,,
non rilevata dal
guardalinee. Inoltre
poco prima al Napoli era
stato annullato un gol
di Zalayeta per un
dubbio fallo di mano
dell'attaccante
uruguaiano. Poi la Roma
colpiva ancora grazie ad
un colpo di testa di
Juan da calcio d'angolo
e la partita era finita.
Nella ripresa andava
ancora a segno Vucinic
che rendeva pił rotonda
la supremazia dei
giallorossi, ottimi
anche in fase di
contenimento.
LE ALTRE PARTITE
- Il risultato pił
sorprendente della prima
giornata di ritorno perņ
č forse la vittoria per
4-1 del Cagliari sulla
Lazio con ben due calci
di rigore falliti dai
padroni di casa. Questi
gli altri risultati del
pomeriggio di domenica:
Lecce-Torino 3-3,
Genoa-Catania 1-1,
Siena-Atalanta 1-0.
JUVE -FIORENTINA
- Vittoria sofferta dei
bianconeri sulla
Fiorentina nell'anticipo
di sabato. Il gioco si č
sbloccato al 21', quando
Marchisio ha segnato
grazie a uno splendido
assist di Del Piero. Al
33' la Fiorentina ha
sfiorato il pareggio con
il colpo di testa di
Santana che ha colpito
la traversa. Nel secondo
tempo occasioni su
entrambi i fronti ma i
tre punti vanno nella
cassaforte bianconera.
La Juventus si porta
momentaneamente al primo
posto in classifica, al
fianco dei nerazzurri di
Mourihno, con 43 punti.
Alcune decisioni
arbitrali hanno
scatenato polemiche,
come il rigore negato al
10' alla Fiorentina
dallarbitro
Massimiliano Saccani, su
fallo di Olof Mellberg
ai danni di Stevan
Jovetic e il gol
annullato ad Alberto
Gilardino per un
fuorigioco inesistente.
Č la terza sconfitta
consecutiva per la
Fiorentina, ferma al
settimo posto a quota
32.
LO SFOGO DI DELLA
VALLE - E contro
l'arbitraggio di Saccani
si č scagliato il
presidente viola Andrea
Della Valle, che ha
comunque fatto i
complimenti alla
squadra: «I ragazzi sono
stati fantastici e hanno
giocato alla pari contro
una grande squadra». Ma
sul rigore negato e il
gol annullato attacca:
«Sono disgustato e
indignato. Vedo un
atteggiamento continuo
delle terne arbitrali
nei nostri confronti da
varie partite, da quel
famoso gol di mano di
Alberto Gilardino a
Palermo. Noi ci teniamo
a lanciare sempre un
messaggio di fair
play, ma questa sera
sono disgustato perché
si č trattato di episodi
netti, ce li devono
spiegare». Della Valle
chiama in causa il
designatore Pierluigi
Collina: «Io non mi so
dare spiegazioni, ma le
pretendono la squadra e
la cittą di Firenze. E
dopo quello visto
prenderņ delle
decisioni, la nostra
pazienza č arrivata al
limite. C'č buona fede,
ma non ce la facciamo
pił, meritiamo rispetto.
Mi aspetto spiegazioni
su questo atteggiamento
da Collina».
MOURINHO - Evidentemente
soddisfatto Josč
Mourinho: «Č una buona
risposta alla sconfitta
di domenica a Bergamo.
Quando si parla in
campo, tutto va meglio,
ci puņ stare anche
perdere una partita ma
dipende come». Il
tecnico loda Adriano
(«ha lavorato bene, č
stata una buona
partita») e l'esordiente
Santon, classe '91: «Un
esordio cosģ contro la
Roma non era facile: č
stato fantastico».
SPALLETTI - Anche
Luciano Spalletti,
nonostante la delusione,
elogia la sua squadra:
«Al di lą dell'episodio,
meritavamo di pił». Il
tecnico non recrimina
sugli errori difensivi
della sua squadra, né
sulle decisioni
dell'arbitro contestate
dai giocatori
giallorossi, come
appunto il fuorigioco di
Samuel. «Abbiamo giocato
una buona partita - ha
detto Spalletti. -
Quando giochi cosģ,
torni a casa ma sei
soddisfatto». Ed č
ottimista sul recupero
di Totti: «Va valutato,
ma per domenica a Napoli
puņ essere a
disposizione».
SAMPDORIA - A Udine i
blucerchiati hanno
passato il turno
eliminando l'Udinese ai
calci di rigore dopo che
i tempi regolamentari e
i supplementari si erano
chiusi sull'1-1. Dagli
undici metri hanno
sbagliato D'Agostino e
Pepe, regalando la
vittoria per 5 a 2 agli
ospiti. Le reti della
partita erano arrivate
entrambe nella ripresa,
con Pazzini e Di Natale
su calcio di rigore
concesso per un presunto
fallo di Ziegler su
Sanchez. Al 44'
l'Udinese manca una
clamorosa occasione per
chiudere la partita. Ai
supplementari il
punteggio non cambia,
quindi i rigori. Per
l'Udinese a segno Di
Natale; per la Samp
Pazzini, Palombo,
Sammarco e Gastaldello.
Venerdģ la Lazio
affronta il Torino,
mentre il 4 febbraio il
quadro dei quarti si
chiuderą con il match
tra Juventus e Napoli.
L'Inter riparte dalla
Coppa Italia
La Roma recrimina
sull'arbitraggio
Ibrahimovic, ancora
protagonista
MILANO - Sarą l'Inter
a giocare la
semifinale di Coppa
Italia
con la Sampdoria.
La squadra di Mourinho
gioca molto bene per
una buona parte di
primo tempo, poi cede
il comando del gioco
alla Roma. La cattiva
serata delle difese ha
reso il risultato
incerto sino alla
fine. Adriano (bene) e
Ibrahimovic (cosģ
cosģ) hanno deciso la
partita per l'Inter,
mentre la Roma ha
avuto in Taddei il
goleador. Baptista non
ha fatto miracoli e
Vucinic, dopo un
inizio sfortunato, č
stato sostituito.
La squadra di
Spalletti ha giocato
complessivamente
meglio, ma i gol hanno
dato ragione a
un'Inter che non ha
strabiliato, ma ha
curato con una
vittoria importante il
momentaccio del dopo
Bergamo. In ogni caso
una partita "vera", a
volte belle, qualche
volta penosa, che ha
dato ragione a
Mourinho che ha
presentato, come
novitą dell'ultim'ora,
il giovane terzino
Santon (bravo). E'
tornato in squadra
Muntari.
Con Cruz squalificato,
Cordoba, Maxwell,
Obinna e Crespo
avrebbero pagato per
la figuraccia di
Bergamo.
Spalletti in attacco
ha schierato il duo
Vucinic-Batista.
Inoltre Taddei e non
Pizarro a centrocampo.
Il motenegrino soi č
infortunato. La
squadra giallorossa ha
giocato un ottimo
finale di primo tempo,
mentre l'Inter ha
cominciato bene forse
per far dimenticare la
partitaccia di
domenica scosa.
Due volte, nel primo e
nel secondo tempo, la
partita ha vissuto
episodi fondamentali
nel giro di due
minuti. Al 9' Vucinic,
in posizione centrale,
entra in area su un
pallone che arriva da
dietro: Samuel e
Burdisso lo chiudono
lui cade e, con la
mano sinistra manda la
palla in rete. Rigore,
mani volontario o
addirittura gol?
Orsato opta per la
secoda e mostra il
giallo al
montenegrino.
Ribaltamento di fronte
sul rinvio di Toldo:
Ibrahimovic di testa,
scontro fra Riise e
Juan, palla a Adriano
sulla sinistra e
diagonale vincente.
Vantaggio nerazzurro,
ma gran pasticcio
difensivo dei
giallorossi.
Inter in ottimo
momento e possibilitą
del raddoppio al 20'
con una splendida
semirovesciata di
Stankovic su assist di
Maicon: traversa.
Anche Ibrahimovic al
24', solo sulla
destra, ha la palla
del 2-0: tentativo di
scavalcare Artur che
non abbocca e
smanacciail pallonetto
con un gran balzo.
A questo punto, la
Roma pende in mano la
partita e costruisce
due occasioni, a
coronamento di un buon
periodo di gioco: al
25' con un tiro di
Perrotta da destra
dopo un controllo di
petto di Vucinic; al
30' con un tentativo
in diagonale di
Brighi, deviato in
tuffo sulla destra da
Toldo. Ma pericoli
arrivano anche da
Baptista e Perrotta
che al 42' di sinistro
manca di poco
l'obiettivo. Insomma,
partita intensa, buona
partenza dell'Inter
con gol e reazione
giallorossa senza
frutti.
La Roma continua ad
attaccare nella
ripresa. Traversoni
insidiosi, tiri (Mexes),
ma č l'Inter ad andare
vicino al gol con
Ibrahimovic (gran
rovesciata su assist
di Adriano).
A questo punto, un
episodio curioso:
Spalletti sta per
sostituire Taddei con
Pizarro, ma si fa male
Vucinic e il cileno
entra al posto del
montenegrino.
Nell'azione successiva
(15') la palla, dopo
un tiro di Brighi,
finisce a Taddei che
fulmina Toldo con un
gran destro. Spalletti
ride: "Ora scriverete
che ho azzeccato i
cambi...".
Ma la Roma, sul
pareggio, si disunisce
un po'. Nemmeno due
minuti e su punizione,
Cambiasso pesca Samuel
(in probabile offside)
sulla destra: la
conclusione č respinta
da Artur in uscita e
Ibrahimovic, col
solito "colpo dello
scorpione" riusce a
insaccare. Nel giro di
due minuti la partita
passa dalle mani
nerazzurre a quelle
giallorosse e
viceversa.
Ma che incertezze le
difese! Un contrasto
molto discusso fra
Riise e Ibrahimovic in
area giallorossa e
Spalletti a questo
punto cerca di dare
spinta all'attacco
inserendo Menez al
posto di Riise e
Aquilani di
Taddei.Mourinho ha
rinforzato il
centrocampo con Chivu
(fuori Adriano!) e poi
chiama in causa
Mancini.
La Roma ha ancora due
occasioni con Pizarro
(gran parata di Toldo
sulla destra al 29') e
Aquilani (esterno rete
in mischia al 34').
Burdisso sfiora
l'autogol, Mexes e
Ibrahimovic sfiorano
la rissa e la partita
finisce con la
vittoria e la
qualificazione dell'Inter.
Crisi gią finita? Lo
si capirą meglio
domenica con la Samp e
senza Ibrahimovic
squalificato. I
segnali positivi,
comunque, ci sono
stati e Mourinho č
parso soddisfatto:
"Questa č una buona
risposta alla
sconfitta di Bergamo.
Quando si parla in
campo, tutto va
meglio. Ci puņ stare
anche perdere una
partita, ma dipende
come". Mourinho ha poi
lodato Adriano ("ha
lavorato bene, č stata
una buona partita") e
l'esordiente Santon,
classe '91: "Un
esordio cosģ contro la
Roma non era facile: č
stato fantastico".
Un po' deluso
Spalletti: "Al di lą
dell'episodio,
meritavamo di pił".
Poi, perņ, sceglie di
non recriminare su
qualche episodio e
distilla gocce di
buona filosofia
calcistica: "E' stata
una bella partita. Ci
siamo attaccati a
vicenda e ne č uscita
una gara divertente.
Quando va cosģ, anche
se perdi, torni a casa
contento". Il recupero
di Totti? "Va
valutato, ma per
domenica a Napoli puņ
essere a
disposizione".
Non ci sta, invece,
Rosella Sensi:
"All'Inter non serve
vincere cosģ. Sono
rammaricata per gli
evidenti errori
arbitrali". Alla
presidente non sono
andati gił due
episodi: il gol
annullato a Vucinic e,
soprattuto, il
possibile fuorigioco
di Samuel sul gol
vittoria di
Ibrahimovic.
ROMA (4-3-1-2): Artur;
Cicinho, Mexes, Juan,
Riise (25'st Menez);
Taddei (34'st
Aquilani), De Rossi,
Perrotta; Brighi;
Baptista; Vucinic (15'st
Pizarro). In panchina:
Bertagnoli, Loria,
Cassetti, Greco.
Allenatore: Spalletti.
ARBITRO: Orsato di
Schio.
RETI: 10'pt Adriano,
16'st Taddei, 17'st
Ibrahimovic.
NOTE: serata fredda,
terreno in discrete
condizioni, spettatori
26.520. Angoli 6-4 per
la Roma. Ammoniti Juan,
Vucinic, Samuel,
Perrotta, Mexes.
Recupero: 2'; 4'.
Floccari-Doni,
l'Inter affonda:E'
CROLLO TOTALE,PER
VEDERE UN'ALTRA
SCONFITTA COSI'
SCHIFOSA BISOGNA
RISALIRE AL
SETTEMBRE 2005.....E'
LA FINE DEL
TRIENNIO. PER
MORATTI CI VORRA'
UN'ALTRA QUOTAZIONE
FARLOCCA DELLA SARAS
PER REPERIRE
MILIARDI DA
INVESTIRE NELLA SUA
ACCOZZAGLIA MALFORME!!!!
La squadra di
Mourinho sconfitta
con un secco 3 a 1
contro l'Atalanta.
Il Genoa in zona
Champions
Un'Inter mai vista,
quest'anno. Mai cosģ
brutta e impotente.
All'Atalanta basta
un tempo per
annichilire i
campioni d'Italia: a
Bergamo, finisce con
un clamoroso 3 a 1
per i padroni di
casa. Ghiotta
occasione per la
Juventus, impegnata
nel posticipo contro
la Lazio
all'Olimpico: ma i
bianconeri
(attualmente a -4
dalla capolista)
devono fare i conti
con l'emergenza
difesa. La Roma
supera il Torino per
1 a 0 in trasferta:
decide il gol di
Baptista al 92'. Il
Genoa vince a Lecce
(2 a 0) e sale in
piena zona Champions.
Le altre partite:
Cagliari - Udinese
2-0, Catania -
Bologna 1-2, Chievo
- Napoli 2-1,
Sampdoria - Palermo
0-2.
ATALANTA-INTER - Il
risultato pił
clamoroso della
giornata arriva perņ
da Bergamo. Mourinho
aveva avvisato i
suoi: «Sarą una
battaglia». Parole
cadute nel vuoto:
sin dal primo
minuto, infatti, i
giocatori nerazzurri
sono apparsi
impreparati.
Sull'altro fronte,
Del Neri schiera un'Atalanta
pressoché perfetta.
E i bergamaschi
passano in vantaggio
gią al 18': Floccari
č abile a
controllare in area
e a girare in rete.
Al 28' la punizione
di Doni viene
deviata in porta.
Cinque minuti dopo,
il centrocampista
dell'Atalanta batte
di testa Julio Cesar
e fissa il risultato
sul 3 a 0. Nella
ripresa entra
Adriano, l'Inter
prova a reagire ma
le occasioni
migliori capitano
comunque sui piedi
dei bergamaschi.
Inutile la rete di
Ibrahimovic a tempo
scaduto.
Adriano Leite
Ribeiro compirą
27 anni il 17
febbraio.
LaPresse
MILANO, 13 gennaio
2009 - Il ritorno al
gol di Adriano,
l'orgoglio smisurato
del Genoa privo di
Milito, l'ennesimo
colpo ad effetto di
Ibrahimovic. Il 3-1
con cui l'Inter
approda ai quarti di
Coppa Italia
(sfiderą la Roma la
settimana prossima)
č un contenitore
pieno di motivi di
interesse. Le reti
portano la firma
dell'attaccante
brasiliano e di
Rossi nei primi 90',
poi di Cambiasso e
Ibrahimovic nel
primo tempo
supplementare.
SPETTACOLO...
- Non sembra una
partita di Coppa
Italia, la
competizione pił
bistrattata degli
ultimi anni, quella
in cui davvero pochi
investono tempo ed
energie. C'č meno
turn over del
previsto, pił
pubblico e
addirittura
Diego Armando
Maradona in tribuna
per studiare gli
argentini dell'Inter.
C'č soprattutto un
equilibrio che
diverte: al diavolo
i tatticismi, ci si
attacca senza il
timore di scoprirsi
e cosģ viene fuori
un primo tempo
tiratissimo.
...ED
ERRORI
- L'unico a essere
non all'altezza č,
purtroppo, il
direttore di gara.
Il rigore di
Adriano, e la
conseguente
espulsione di Biava
(rigore e fallo
fuori area),
rappresentano un
errore pesante per
Gava, che
inizialmente vede
giusto assegnando la
punizione, ma poi
torna sui suoi passi
dietro segnalazione
del suo assistente
decretando il
penalty. La mancata
seconda ammonizione
di Muntari, per
un'entrata
sciagurata su Vanden
Borre, viene appena
dopo. La qualitą dei
fischi comunque
crescerą nella
ripresa,
ma non parlatene a
Gasperini...
IN
DIECI
- In dieci dal 21',
minuto nel quale
Scarpi respinge il
tiro dal dischetto
di Adriano, il Genoa
si compatta e
resiste come puņ. Il
tiro al bersaglio
dei nerazzurri
diventa una ricerca
affannosa del
risultato. Ci
provano Crespo
(bravo Ferrari a
salvare la sua
porta), Chivu (meno
bravo davanti al
portiere), e ancora
Adriano (debole
colpo di testa su
cross di Maxwell).
Per solidarietą,
anche dalla parte
opposta c'č chi,
come Vanden Borre,
si iscrive al
partito degli
spreconi.
ASSALTO A SCARPI
- Inevitabile, visto
il nervosismo del
ghanese, il cambio
Obinna-Muntari
all'intervallo. Meno
prevedibile
l'impatto del
nigeriano, che non
fa nulla di speciale
eppure contribuisce
ad allargare il
gioco sulle fasce
come era accaduto
con il Cagliari
sabato sera, anche
se con interpreti
diversi. Per almeno
quindici minuti
Scarpi cala in apnea
e respinge tutto
quello che puņ.
Maicon, pił di ogni
altro, gira a un
ritmo insostenibile
per i difensori del
Grifone, che infatti
prova a rinforzare
l'ultima linea con
Criscito e
Papastathopoulos.
Dai e dai, il gol
arriva: a un quarto
d'ora dalla fine
Maxwell pesca
Adriano tra i due
centrali e stavolta
l'esecuzione č da
Imperatore. Colpo di
testa perfetto e un
bel peso tolto dalle
spalle a due mesi e
mezzo dall'ultimo
centro (all'Anorthosis
in Champions).
SUPPLEMENTARI
- Sembra fatta per
l'Inter e invece
Marco Rossi
s'inventa un numero
da favola, agevolato
da un pasticcio di
Samuel, appena
quattro minuti dopo
l'1-0 del
brasiliano. Quindi
si ritorna al solito
copione, quello
iniziato a sfogliare
dopo la dubbia
espulsione di Biava.
Genoa in apnea,
Inter (con Cambiasso
e Ibra) alla carica.
Scarpi si fa aiutare
da Papastathopoulos
per mettere un freno
alle giocate dello
svedese e resta in
piedi fino al 10'
del primo
supplementare. E' a
questo punto che
l'Inter, quando il
tabellino "dice"
18-1 nei corner,
sfrutta l'unica
indecisione del
portiere, mettendo
al sicuro con
Cambiasso una
qualificazione
rimasta a lungo in
bilico.
GENIO
DI UN ZLATAN
- Con un Genoa
esausto dopo una
partita encomiabile,
č evidente che il
gol di Cambiasso
rappresenta la
pietra tombale
sull'avventura in
Coppa del Grifone. A
ravvivare
ulteriormente la
serata ci pensa
Ibrahimovic,
che attira a se
Scarpi e lo beffa
con un debole e
diabolico tunnel,
un'idea folle per
tutti, non per
Zlatan. Che prosegue
la sua caccia al gol
anche nel secondo
supplementare. Per
il bel Genoa che in
campionato aveva
strappato un
pareggio a San Siro,
sarebbe stato
davvero troppo.
Zlatan Ibrahimovic
realizza il gol
dell'1-1
sfruttando
l'assist di
Crespo. Ansa
MILANO, 10 gennaio
2009 - Dopo otto
vittorie consecutive
l'Inter si ferma nella
prima gara del 2009.
Al Meazza il Cagliari
strappa un pareggio,
ma poteva essere
un'impresa se almeno
uno tra Biondini,
Acquafresca
e Cossu avesse avuto
un pizzico di luciditą
in pił. Avvio lento.
Secondo tempo
scoppiettante: botta
del centravanti sardo
a 25' dalla fine,
risposta di
Ibrahimovic 9 minuti
dopo. Poi tre
clamorose occasioni
buttate alle ortiche
dal Cagliari. In ogni
caso l'1-1 premia il
coraggio di Allegri e
la sua voglia di
vincere la partita;
dall'altra parte
risuona un campanello
d'allarme per la
capolista, che nella
peggiore delle ipotesi
domani sera andrą a
riposare con
4 punti di vantaggio
sulla seconda.
IMBUTO
- L'aspetto pił
allarmante dell'inizio
anno interista č la
prevedibilitą della
manovra. Se la
pressione sui tre
centrocampisti č fatta
bene (come dimostra il
Cagliari nel primo
tempo) sono guai: in
mezzo l'imbuto č
sempre pił stretto, e
senza esterni che
spingono bisogna
affidarsi al solito
Ibrahimovic.
Che non sempre puņ
fare miracoli.
PRESSIONE
- Il primo tempo si
chiude senza gol per
tre buoni motivi. Il
primo č rappresentato
da Marchetti, il
portiere che anche a
San Siro (Zanetti ne
sa qualcosa) dimostra
di poter ambire a
grandi traguardi. Gli
altri due? I meriti
dei rossoblł, corti e
pronti a ripartire ma
senza peso quando si
tratta di concludere,
e i demeriti
dell'Inter, lenta e
mai insidiosa sugli
esterni.
CON
QUARESMA
- Nell'intervallo
Cordoba viene
sacrificato (ma forse
c'č di messo anche un
problema alla schiena)
per far posto a
Quaresma. Il gioco
acquista una
dimensione diversa
perché Figo si allarga
a sinistra e Ibra ha
un po' di spazio in
pił rispetto ai suoi
guardiani Canini e
soprattutto Astori,
scuola Milan, un solo
errore in questa sorta
di derby. Anche se la
mira dello svedese
lascia a desiderare,
l'Inter sembra
prendere lo slancio
necessario per
fiaccare la resistenza
del Cagliari. E
invece...
PARI
IBRA
- L'1-0 lo piazza
Acquafresca. Sul gol
c'č comunque la
collaborazione
involontaria di
Samuel: l'argentino
scivola, aprendo il
campo al futuro
interista. La reazione
di Mourinho č
istintiva, come quella
di un generale che
scaraventa sul campo
le ultime armi a
disposizione. Con
Crespo e Mancini
l'Inter si dispone con
un clamoroso 3-4-3 in
cui Quaresma e l'ex
romanista
rappresentano le ali.
A pungere perņ, č
sempre il Cagliari,
davvero troppo
generoso davanti a
Julio Cesar, con
Acquafresca e
soprattutto Biondini.
QUANTI
ERRORI
- Il pareggio di
Ibrahimovic arriva
grazie all'ottimo
lavoro di Crespo sulla
fascia sinistra.
Allegri non fa una
piega e ordina ai suoi
di continuare a
pressare, nonostante
l'1-1, in trasferta,
contro l'Inter. Se il
coraggio del tecnico
andasse di pari passo
con la mira dei suoi
giocatori, Cellino
avrebbe un club in
zona Uefa. E invece
Cossu e ancora
Acquafresca, litigano
con il pallone,
mandando in fumo due
occasioni che gridano
vendetta: senza
avversari il
fantasista (parata di
Julio Cesar), a porta
vuota l'attaccante
(alto).
ULTIMI
FUOCHI
- Troppa grazia
sprecata dal Cagliari.
Tutti si aspettano il
gol nerazzurro, che
non arriva nonostante
il lavoro di Cruz e
Muntari, con il destro
del ghanese a sporcare
il palo di Marchetti.
A un certo punto
Mancini la butta
dentro sugli sviluppi
di una punizione ma č
chiaramente in
fuorigioco. Mourinho
crede che sia fatta,
scatta sulla panchina
ma a differenza di
quanto avvenuto a
Siena,
lo sprint finale non č
dolce per il
portoghese. Domani la
Juve puņ accorciare le
distanze
SIENA, 20
dicembre - Tre punti
per chiudere lanno
in bellezza e per
allungare, almeno
per una sera, sulla
Juve. Č questo che
José Mourinho
chiedeva allInter,
impegnata questa
sera a Siena nel
secondo anticipo
della 17Ŗ giornata
di serie A. Il
tecnico portoghese č
stato accontentato e
ora i punti di
vantaggio sulla Juve,
chiamata domani al
difficile impegno di
Bergamo con l'Atalanta,
sono 9. Ma sul
successo dei
nerazzurri pesa come
un macigno la
decisione
dell'arbitro De
Marco di convalidare
il secondo gol di
Maicon, grande
protagonista della
gara con una
doppietta, che era
in nettissimo
fuorigioco sul
passaggio di Maxwell.
Una decisione,
quella del direttore
di gara, destinata a
scatenare polemiche
a non finire.
IL PROTAGONISTA -
Tornando alla
partita, come detto
il grande
protagonista, in una
serata abbastanza
opaca per l'Inter, č
stato Maicon, a
segno la prima volta
al 34' e la seconda
all'83'. In mezzo,
il bel gol di testa
di Kharja, che non č
bastato perņ al
Siena per evitare la
sconfitta. Il
raddoppio
dell'esterno
brasiliano, fra
l'altro, ha
scatenato la
forsennata esultanza
di Mourinho, che si
č lanciato ad
abbracciare il suo
giocatore, nel
frattempo denudatosi
(Vucinic ha fatto
scuola) sotto la
curva dei tifosi
nerazzurri. Grazie
ai 3 punti di questa
sera, l'Inter č
campione d'inverno
per la sedicesima
volta nella sua
storia.
IL PRIMO TEMPO -
palle gol dall'altro
lato. Dopo un quarto
d'ora Frick, dopo
una presa incerta di
Julio Cesar in
uscita, non riesce a
trovare la porta. E
becca il gol, il
Siena. Angolo
orribile di
Balotelli che
trafigge la
copertura di Frick,
Maicon aggira la
difesa come un uomo
invisibile e devia a
pochi centimetri
dalla porta. Uno a
zero. Che non
significa niente.
Perché a un minuto
dall'intervallo il
Siena pareggia:
cross dalla
trequarti di Del
Grosso, Kharja
anticipa di testa
Maxwell ed ecco
fatto. E chi lo
sente, Mourinho
nell'intervallo...
LA RIPRESA - L'Inter
infatti torna in
campo a testa bassa,
ma quelli del Siena
ce l'hanno invece
altissima. Se ne
fregano del blasone
e attaccano. E
allora Mourinho si
affida ai "vecchi":
dentro Figo e
Crespo, fuori
Jimenez e Balotelli.
Ci prova Muntari, da
fuori, sfruttando
Ibra che ogni volta
che si muove
trascina con sé
mezza difesa, a lato
ma di pochissimo.
Allora lo svedese ci
prova in prima
persona: botta e
traversa. Poi manda
in porta Crespo, ma
lo ferma il
guardalinee in
posizione forse
regolare. Sono lampi
senza luce. Dentro
pure Quaresma, ma
non č una questione
di uomini. Magari il
concetto vale per il
Siena, visto che
l'appena entrato
Maccarone, servito
da Vergassola, non
riesce a girare in
porta il pallone
giusto. Poi il gol
decisivo e
irregolare: tiro di
Cordoba stoppato da
Maxwell,
tacco-assist per
Maicon oltre la
linea dei difensori,
e palla a scavalcare
Curci in uscita. Una
festa da Champions,
altroché. Mourinho
non sta nel
cappotto, Maicon si
spoglia. Il Siena si
arrabbia. E attacca
fino alla fine.
Ghezzal si mangia
una gran palla gol e
lancia cosģ l'Inter
campione d'inverno
tra le polemiche.
TITOLO D'INVERNO -
«Abbiamo sei punti
di vantaggio,
vogliamo finire
nella stessa
situazione e non
vogliamo diminuire
il distacco.
Dobbiamo fare di
tutto per vincere».
Cosģ aveva parlato
José Mourinho alla
vigilia della
partita a Siena.
Vietato anche
nominare il
Manchester United
(prossimo avversario
in Champions)
prima di sabato
sera. La tensione
del tecnico
portoghese era tale
che al 38' della
ripresa, quando
Maicon con il
secondo gol in
nettissimo
fuorigioco insieme
ad altri due
compagni, ha dato la
vittoria all'Inter,
si č fatto mezzo
campo andando ad
abbracciare il suo
giocatore sotto la
curva. Il tecnico
perņ č onesto: «Non
meritavamo di
vincere». Non č
stata la classica
partita natalizia,
l'Inter ha dovuto
sudare l'ottava
vittoria
consecutiva. Al 34'
del primo tempo
nerazzurri in
vantaggio con Maicon,
lesto a deviare in
porta un angolo
dalla sinistra di
Balotelli. Al 43' il
Siena trovava il
pareggio: cross
dalla sinistra di
Galloppa e
deviazione di testa
di Kharja. Nella
ripresa, al 38' il
raddoppio dei
nerazzurri con
Maicon: incredibile
che il guardalinee,
perfettamente
piazzato, non abbia
visto il fuorigioco
di tre interisti.
Intense ma inutili
le proteste del
Siena. A quattro
minuti dalla fine
Ghezzal da posizione
ravvicinata mancava
clamorosamente il
pareggio per i
toscani.
SIENA, 20
dicembre - All'Inter
inarrestabile in
campionato serve
un regalo
dell'arbitro per
battere il Siena.
Mourinho
festeggia
l'ottava
vittoria
consecutiva
grazie ad una
doppietta di
Maicon, che
segna il
gol-vittoria in
fuorigioco, ma
la sua Inter
stecca la prova
e offre una
prova opaca e
senza piglio.
Insomma, i
campioni
d'Italia questa
volta non si
vedono. Quanta
fatica fanno i
nerazzurri. Una
gara da
comprimari, un
gol abbastanza
casuale e
l'ennesima
disattenzione
difensiva, poi
la svista
arbitrale e il
gol liberatorio.
AVANTI A
FATICA - L'Inter
non trova il
passo giusto, il
pressing alto
del Siena
infastidisce i
nerazzurri e i
tessitori di
gioco di
Mourinho non
riescono mai a
offrire palle
alle punte. Cosģ
il primo tempo
si chiude
sull'1-1. Prima
segna Maicon,
poi Kharja. Ma a
far bella figura
č la squadra di
Giampaolo,
corta,
organizzata e
con in campo le
scommesse
Brandao (al
debutto) al
centro della
difesa, e Frick
preferito a
Maccarone. C'č
sempre la
fisicitą nei gol
dell'Inter.
Peso, forza e
centimetri dei
nerazzurri
finiscono per
fare la
differenza,
anche quando il
gioco non
brilla. E allora
basta la
prestanza fisica
di Ibra per
aprire la difesa
dei bianconeri
toscani: su
corner di
Balotelli,
Vergassola e
Frick rimbalzano
sullo svedese
nel tentativo di
rinviare e non
trovano la palla
su cui si
avventa Maicon
che con il
ginocchio la
mette dentro
anticipando
Curci, č il 34'.
Il Siena non si
scompone e dopo
10 minuti
costruisce il
pari. Sul cross
di Del Grosso,
la difesa
nerazzurra č
impreparata,
Kharja in tuffo,
di testa,
anticipa Maxwell
e batte Julio
Cesar. Pari
giusto per
quello che il
campo offre.
SIENA CORAGGIOSO
- E anche in
virtł del
coraggio con cui
gioca il Siena.
La squadra di
Giampaolo non se
ne sta chiusa
all'angolo ad
aspettare le
cariche dei
nerazzurri.
Anzi, spinge.
Nel primo tempo
in due
occasioni, prima
del pari sfiora
anche il
vantaggio. Dopo
32 secondi una
botta di Kharjia
costringe il
portiere
nerazzurro alla
deviazione in
angolo e al 15'
una uscita
maldestra di
Julio Cesar
consegna
consegna la
palla a Frick,
ma la
conclusione
della punta č
fuori misura.
L'Inter sembra
svagata, con la
testa gią in
vacanza. Jimenez,
che debutta dal
primo minuto,
non incide, e
Balotelli,
scelto come
spalla di Ibra,
sciupa
l'occasione
offertagli dal
tecnico.
Nell'intervallo
'Mou' striglia
la squadra che
torna in campo
pił convinta.
Prima un tiro di
Muntari parato
da Curci, poi
una traversa di
Ibra con tiro
dalla distanza
spaventano il
Siena che ora
fatica a uscire
dalla propria
metą campo.
ENTRANO CRESPO E
FIGO - Per dare
la carica ai
suoi, Mourinho
richiama
Balotelli e
Jimenez e dą
fiducia a Crespo
e Figo. Proprio
Crespo, servito
da Ibra, ha una
buona
possibilitą, ma
viene fermato
per un
fuorigioco che
non c'č. Ma la
foga dell'Inter
si esaurisce
dopo lo sprint
iniziale e il
Siena puņ
rialzare la
testa. Cosģ al
32' Maccarone,
appena
subentrato a
Frick sciupa dal
limite dell'area
piccola un palla
servita da
Vergassola.
LA SVISTA - Poi
una fiammata,
una svista
clamorosa
dell'arbitro che
non vede Maicon
in fuorigioco su
servizio di
Maxwell e il gol
del brasiliano
di colore che dą
la vittoria.
Mourinho esulta
e va fino sotto
la curva ad
abbracciare il
suo terzino. La
rabbia del Siena
non basta a
riequilibrare le
sorti della
gara: la
conclusione di
Ghezzal, allo
scadere, deviata
da Maxwell
finisce fuori.
La corsa
dell'Inter, con
un regalo
natalizio
dell'arbitro,
continua. Il
sogno
dell'impresa del
Siena svanisce.
Inter,
stavolta decide
Maicon
ma il Siena ha
molto da
recriminare
Maicon
festeggiato
dai compagni
di squadra
SIENA -
L'Inter - ottavo
successo
consecutivo - č
passata a Siena
con una
doppietta di
Maicon, anche se
il secondo gol č
viziato da un
palese
fuorigioco. E'
stata una
partita molto
tirata, contro
un bellissimo
Siena che l'ha
messa in grave
difficoltą nel
primo tempo,
ribattendo con
un gol di Kharja
in tuffo di
testa al
fortunoso
vantaggio di
Maicon.
La squadra di
Mourinho, priva
di Stankovic a
supporto degli
attaccanti, ha
sofferto il
pressing e la
velocitą dei
bianconeri,
arrancando alla
meglio. Galloppa,
Zuniga, Del
Grosso, Kharja e
l'azione
continua di
Vergassola hanno
permesso al
Siena di fare
una gran bella
figura. L'Inter
si č svegliata
nella ripresa,
quando sono
entrati Crespo e
Figo al posto
dei mediocri
Jimenez e
Balotelli: con
una bordata di
Ibrahimovic ha
colpito la
traversa e poi "Mou",
ha inserito pure
Quaresma. Ma
invece di
segnare un
attaccante, č
stato ancora
Maicon (in
offside) a
decidere e il
Siena ha fallito
di poco il
pareggio.
Vittoria
"strappata" con
il mestiere, pił
che meritata col
gioco, ma sempre
tre punti
importanti in
questo momento
in cui l'Inter,
vince anche e
molto, ma č
spesso in
ambasce.
Giampaolo, dopo
il serio
infortunio a
Rossettini, ha
schierato
l'esordiente
Brandao (bene)
al centro della
difesa e ha
recuperato
Codrea
(efficace) a
centrocampo e
Frick
(impalpabile)
all'attacco al
posto di
Maccarone,
entrato nel
finale.
Josč Mourinho,
ha sostituito lo
squalificato
Stankovic, con
Jimenez,
scegliendo
Balotelli (e non
Mancini) per il
posto al fianco
di Ibrahimovic.
L'Inter per
mezzora non č
esistita: nei
primissimi
minuti il Siena
ha avuto due
occasioni: dopo
pochi secondi il
tiro di Ghezzal
ha costretto
Julio Cesar a
una deviazione
in angolo e al
15' su un
traversone da
sinistra, il
portiere
nerazzurro ha
smanacciato
male, perdendo
palla e Frick
non č riuscito a
inquadrare la
porta. La
squadra
bianconera si č
dimostrata molto
ben organizzata
e l'Inter non č
riuscita mai ad
arrivare al
tiro. Balotelli
non č sembrato
in buona serata,
Ibrahimovic
vivacchiava,
Jimenez non ha
certo spinto
adeguatamente e
il pressing
senese a
centrocampo ha
bilanciato bene
la maggiore
statura fisica e
tecnica dell'Inter.
In due parole,
Siena migliore,
che ha persin
reclamato per un
intervento
"robusto" di
Maicon su Del
Grosso in area.
Ma siccome il
calcio non č una
scienza esatta,
tutt'altro, al
34' č andata in
vantaggio
l'Inter su un
calcio d'angolo
di Muntari da
sinistra: sul
primo palo Frick
ha controllato
male, la palla č
passata e Maicon
l'ha messa alle
spalle di Curci
con la difesa
bianconera
ferma. La
partita č salita
di tono, il
Siena si č
riversato avanti
e al 44' ha
pareggiato
meritatamente:
Del Grosso da
sinistra ha
messo in mezzo
una palla che
Kharja in tuffo
di testa (forse
con un tocco di
Maxwell, poco
efficace) ha
depositato alle
spalle di Julio
Cesar.
Lenta,
macchinosa e
prevedibile,
l'Inter ha
sofferto il
ritmo del Siena.
Gli errori in
fase difensiva
hanno fatto il
resto. Mourinho
nella ripresa ha
prima aspettato
una riscossa di
Jimenez e
Balotelli, ma
questo non č
avvenuto e
allora ha
cambiato: dentro
Crespo e Figo,
giocatori
d'esperienza.
Muntari al 13'
ha sfiorato il
bersaglio e
l'Inter č
sembrata pił
incisiva: una
saetta di
Ibrahimovic da
fermo poco dopo
ha fatto tremare
la traversa.
Insomma,
nerazzurri
trasformati in
meglio, anche se
il Siena
talvolta si č
spinto
pericolosamente
in avanti.
Un'altra mossa
"offensiva" di
Mourinho:
Quaresma al
posto di Muntari
e attacco
nerazzurro con
Ibrahimovic,
Crespo, Quaresma
e Figo.
Giampaolo ha
risposto con
Maccarone al
posto di Frick,
non molto
incisivo. Il
nuovo entrato ha
messo alta una
bella palla al
33'.
Poi č passata
l'Inter, al 38',
ma non con uno
dei tanti
attaccanti
mandati in
campo, ma ancora
con Maicon
(oltre i
difensori) dopo
un'azione
Figo-Cordoba-Maxwell:
tacco per il
terzino
brasiliano che
con un delizioso
tocco da sotto
ha superato
Curci, fra le
proteste dei
senesi per la
posizione di
fuorigioco del
difensore
nerazzurro. I
bianconeri poi
si sono mangiati
il pareggio al
42' con Ghezzal
che non č
riuscito a
insaccare su
respinta di
J.Cesar. L'Inter
ha chiuso con
l'ottava
vittoria di
seguito - e il
titolo virtuale
di campione
d'inverno a due
turni dal
termine (tre per
i rivali, la
Juve, in teoria,
distanziata 9
punti, puņ
arrivare a pari
merito con
l'Inter, avendo
perso lo scontro
diretto) il
2008, il Siena
si consolerą con
gli elogi
generali, che
perņ non fanno
punti.
SIENA-INTER 1-2
SIENA (4-3-1-2):
Curci; Zuniga
(44' st Calaiņ),
Brandao,
Portanova, Del
Grosso;
Vergassola,
Codrea, Galloppa;
Kharja; Ghezzal,
Frick (31' st
Maccarone). In
panchina:
Manitta, Rossi,
Moti, Jarolim,
Barusso.
Allenatore:
Giampaolo.
INTER (4-4-2):
Julio Cesar;
Maicon, Cordoba,
Samuel, Maxwell;
Zanetti,
Cambiasso,
Muntari (28' st
Quaresma);
Jimenez (10' st
Figo); Balotelli
(10' st Crespo),
Ibrahimovic. In
panchina:
Orlandoni,
Materazzi, Chivu,
Mancini.
Allenatore:
Mourinho.
ARBITRO: De
Marco.
RETI: 34' pt e
38' st Maicon,
44' pt Kharja.
NOTE: serata
fresca, terreno
in buone
considerazioni.
Spettatori: 21
mila circa.
Ammoniti:
Balotelli,
Vergassola,
Kharja, Samuel,
Del Grosso,
Maicon.
Doppietta
dello svedese: Inter-Chievo 4-2
Rimonta
Lazio da 0-3 a 3-3 a Udine. Vucinic segna al
90': Roma-Cagliari 3-2. Mutu-Gila:
Fiorentina-Catania 2-0. La Samp vince 2-0 a
Reggio Calabria. Palermo-Siena 2-0, Genoa
pari con l'Atalanta
TORINO,
14 dicembre - In attesa della sfida di
stasera tra Juventus e Milan, che chiuderą
la sedicesima giornata della serie A, e dopo
le larghe vittorie di Bologna e Napoli
(contro Torino e Lecce) negli anticipi di
ieri, l'Inter supera 3-2 il Chievo con
grande affanno e si porta momentaneamente a
pił nove dal trio Juve-Milan-Napoli.
Decisiva la doppietta nel finale di
Ibrahimovic dopo le reti di Maxwell,
Stankovic, Pellissier e Bentivoglio.
Ibrahimovic da
impazzire
Inter a +9 sulle seconde
A San Siro la
squadra di Mourinho fatica ma batte 4-2 il
Chievo grazie allo svedese, autore di due
gol nel momento pił difficile per i
nerazzurri. A segno subito Maxwell, poi
Stankovic, quindi il 2-2 firmato
Pellissier-Bentivoglio. Espulso Morero
Zlatan
Ibrahimovic, 27 anni, aveva realizzato
una doppietta anche a Palermo.
Lapresse
MILANO, 14 dicembre
2008 - Straordinario Ibrahimovic. Lo
svedese risolve una gara complicatissima
per l'Inter, raggiunta sul 2-2 a metą
ripresa dal Chievo. A segno subito Maxwell,
poi nella ripresa il raddoppio di
Stankovic e la rimonta veneta firmata da
Pellissier e Bentivoglio.
Finale incandescente
con l'assedio nerazzurro premiato dal
lavoro di Figo e Maicon a destra e dalle
reti di Ibra.
FIAMMATA
- Niente Crespo, niente Balotelli,
Adriano al check-in di Malpensa,
destinazione Brasile.
Cosģ al fianco di Ibrahimovic trova posto
Obinna, che con il Chievo ha un legame
forte, fatto di gol, fughe e ricorsi all'Uefa.
Per disinnescare la schiera di
centrocampisti ammassata da Di Carlo,
costretto dalle squalifiche a rinunciare a
Pinzi e a Mandelli, basta un flash: da
Stankovic a Maxwell, che entra in area,
finta, dribbla Frey e scarica sotto la
traversa a due metri dalla porta. Sembra
l'inizio di una nevicata, e invece non
scende neppure una goccia di pioggia per
45 minuti.
"TROPPO
BASSI"
- La soliditą difensiva
dell'Inter č la cosa migliore del primo
tempo nerazzurro. Il resto non soddisfa
Mourinho, che chiede ripetutamente al
centrocampo di alzarsi, di spingere di
pił, di non adagiarsi su un vantaggio
striminzito, forse anche per dare un
segnale
dopo la brutta figura di Brema.
Il conto della prima fase si chude con le
proteste per un mani di Morero in area, un
tiro di Ibra fuori misura e qualche bella
giocata di Cambiasso. Troppo poco per
chiudere la partita.
AGGANCIO
CHIEVO - Secondo flash nerazzurro,
ancora una volta a inizio tempo. Discesa
di Maicon, tocco delicatissimo di Ibra,
missile di Stankovic all'angolino. Una
fiammata destinata a restare tale. Come
nel primo tempo infatti, l'Inter si
adagia. Il gesto che riapre la partita č
di Pellissier, e per una volta tocca a
Julio Cesar salire sul banco degli
imputati per il ritardo con cui si lancia,
invano, sul pallone. La seconda martellata
č di Bentivoglio, comodamente appostato
davanti alla porta per firmare il 2-2. E'
l'inizio di una nuova partita.
IBRA
TRAVOLGENTE - Figo, Balotelli e
Crespo. Mourinho rovescia sul tavolo tutto
l'arsenale offensivo. Ci sono 25 minuti
per spezzare le illusioni di Juve, Milan e
Napoli, e per piegare Sorrentino,
impeccabile su Balotelli (che occasione
sprecata davanti al portiere!).
L'operazione 3-2 si mette in moto grazie a
Figo. La qualitą del portoghese diventa
determinante nell'azione del gol firmato
da Ibrahimovic su assist di Maicon (Frey
protesterą chiedendo un fallo). Ed č un
fattore che rischia di pesare sul
campionato, con la squadra di Mourinho
(106 risultati utili consecutivi in
campionato in casa) che grazie al suo
uomo, forse l'unico, realmente dominante,
conserva il vantaggio massimo sulle
inseguitrici.
4-2
- Nel finale c'č anche lo spazio per
arrotondare il punteggio, visto che senza
Morero (espulso) il fiume nerazzurro
tracima a destra. Ibrahimovic sembra in
trance e condanna
Di Carlo alla visione di un film gią visto
un anno fa, quando guidava il Parma.
L'incredibile staffilata d'interno destro
che sfonda le resistenze della difesa
veneta č un diamante che offusca le
difficoltą affrontate contro l'ultima
della classe.
INVINCIBILE
ARMATA -
Inter micidiale
e cinica che
all'inizio della
ripresa riparte
con identico
atteggiamento,
mentre i romani,
con Brocchi al
posto di Dabo
tentano timidi
affondo. Alla
Lazio non resta
che mantenere
alta la
pressione, ma
quando l'Inter
innesta la
quarta non ce
n'č per nessuno.
Come al 10',
quando Cambiasso
pennella il
cross perfetto
su cui si
avventa il
mattatore
Ibrahimovic, in
posizione
dubbia. Ma l'inzuccata
č imperiale:
3-0. E
nonostante il
gap devastante,
i nerazzurri non
mollano e
continuano a
pressare e
correre,
eseguendo alla
lettera le
indicazioni di
Mourinho,
insaziabile e
incontentabile
quanto loro. La
Lazio non sta a
guardare, ma la
differenza č
incolmabile. Ci
prova Zarate a
elencare i suoi
numeri e Maicon
apprezza. Ma ce
ne vorrebbero
almeno tre per
fare male alla
ormai
invincibile
armata di Mou.
Niente di pił.
Tutti a casa.
DERBY DELLA LANTERNA
AL GENOA - Ci voleva
Diego Milito per far
rivincere un derby
al Genoa. A Marassi
i rossoblu hanno
sconfitto i cugini
della Sampdoria per
1-0, proprio con un
gol del «principe».
Lultimo successo
del «grifone»
risaliva a sette
anni fa, al novembre
del 2001. Nel
posticipo della
15esima giornata di
Serie A Milito ha
sbloccato il
risultato all'inizio
della ripresa, con
un bel colpo di
testa, imparabile
sotto la traversa,
al 50, su una
punizione battuta
dalla destra. Tre
minuti dopo
larbitro Stefano
Farina annulla un
gol alla Samp per
fuorigioco (Dalvecchio
e Campagnaro).
Proteste dei doriani
anche all83 per un
gol annullato per
fuorigioco a
Fornaroli (stavolta
pił dubbio). Poche
emozioni ma molti
falli: nei 90 il
fischietto di Novi
Ligure ha sventolato
il cartellino giallo
ben undici volte. In
classifica il Genoa
sale al sesto posto
con 25 punti, i
blucerchiati restano
a quota 16. «Sono
troppo felice - ha
detto l'attaccante
argentino dopo il
match - abbiamo
fatto una buona gara
e vinto il derby. E
questo č un gol che
ricorderņ per
sempre».
MILAN RINGRAZIA
KAKA' - Il Milan
riesce a fare a meno
di Ronaldinho e
tiene il passo dei
cugini nerazzurri,
battendo il Catania
1-0 a San Siro con
un gol di Kakį. I
rossoneri salgono a
30 punti, restano
nella scia
dell'Inter, a sei
lunghezze, come la
Juventus che
affronteranno
domenica prossima a
Torino nel big match
della 16esima
giornata. La squadra
di Ancelotti non
vinceva da 4 sfide
ufficiali e con
fatica e tante
assenza cambia la
tendenza negativa.
La prima occasione
arriva al 12': Pato
crossa, Maldini
devia a centro area,
ma Bizzarri riesce a
mettere la palla in
angolo con una
grande parata. La
risposta del Catania
non si fa attendere,
passano due muniti e
un contropiede dei
siciliani porta
Mascara al tiro che
colpisce il palo con
Abbiati in ritardo.
Ancora un
ribaltamento
immediato e Kakį con
un siluro da fuori
area costringe
ancora Bizzarri a
deviare in angolo.
In chiusura di primo
tempo ultima
occasione per la
squadra di Ancelotti.
Kakį parte in campo
aperto lanciato da
Pato, tocco sulla
destra per
l'accorrente
Shevchenko che in
area crossa basso
ancora per il
brasiliano
anticipato con la
palla che attraversa
tutto lo specchio
della porta. I
rossoneri vogliono
vincere e cercano
con insistenza la
vittoria: una magia
di Kakį al 2' della
ripresa fa gridare
la gol: controllo e
gioco di gambe
delizioso ma il
sinistro a giro
finisce fuori di un
niente. Poco dopo ci
prova Zambrotta
dalla distanza senza
fortuna, ma al 19'
arriva il vantaggio
del Milan. Destro
potente di Pato su
punizione con
Bizzarri che ci
arriva con la mano e
devia in calcio
d'angolo. Sul corner
stacca e colpisce di
testa Kakį, tocco
decisivo di Stovini
e palla che finisce
in rete. Il Catania
reagisce e rischia
di arrivare al
pareggio, Mascara
scappa alla
marcatura in are a
di testa da solo
schiaccia, ma
Abbiati č bravo a
mandare in angolo. I
siciliani rischiano
ancora sui tiri di
Flamini, Kakį e Pato,
ma nel finale
reclamano un calcio
di rigore per un
fallo di mano di
Kaladze su tiro di
Plasmati, giudicato
involontario
dall'arbitro
Gervasoni. Finisce
con la vittoria del
Milan che continua
la corsa.
JUVENTUS CORSARA -
Due lampi e la Juve
va. La formazione di
Claudio Ranieri
vince 2-1 a Lecce,
segnando allo
scadere con Amauri,
e conquista 3 punti.
I gol di Sebastian
Giovinco e del
brasiliano spingono
la Vecchia Signora a
quota 30, a -6
dall'Inter
capolista. Nella
prima frazione, i
padroni di casa non
hanno troppi
problemi per tenere
a bada la Juve, che
stenta a costruire.
Per vedere i
bianconeri nell'area
avversaria bisogna
aspettare il 19',
quando Chiellini e
Legrottaglie non
riescono a sfruttare
una punizione di
Giovinco. Al 24' il
Lecce di rischia di
farsi male da solo:
Benussi sbaglia il
tempo dell'uscita,
ma Nedved e Sissoko
non riescono ad
approfittarne. Il
match non decolla e
i rari lampi
arrivano dai piedi
di Giovinco.
L'attaccante, che
trova spazio da
titolare grazie ai
forfait di Del Piero
e Iaquinta, prova ad
inventare al 25'
quando si infila
nell'area del Lecce
e prova una
conclusione,
ribattuta dalla
difesa. Chi spera di
assistere a un avvio
di ripresa pił
spettacolare rimane
deluso. Serve un
jolly per rompere la
monotonia. Lo pesca
Giovinco al 57'.
L'attaccante si
procura un calcio di
punizione da 22
metri: Del Piero non
c'č, il baby non fa
rimpiangere il
capitano e realizza
l'1-0 con un
prodigio balistico.
Il gol accende
finalmente la gara,
che si anima dopo
un'ora di poco o
nulla. Il Lecce
reagisce e si rende
pericoloso al 67',
quando Tiribocchi
sfiora il palo con
un colpo di testa.
Il forcing
giallorosso viene
premiato all'83'.
Applausi per il
neoentrato Cacia che
inventa uno
splendido diagonale
al volo: Manninger
immobile, 1-1. La
"X" sembra cosa
fatta, ma al 90'
spunta la testa di
Amauri: il
brasiliano puņ
decollare
indisturbato, il
colpo di testa buca
Benussi e la Juve
sorride: 2-1.
NAPOLI SORRIDE - Il
Napoli batte il
Siena 2-0. Si
procura la prima,
grande occasione del
match al quarto
d'ora: Mannini entra
in area da sinistra
e serve in mezzo per
Maggio, la cui
conclusione di prima
intenzione trova una
leggera deviazione
di Del Grosso e si
stampa sulla
traversa. Il Siena
tiene bene il campo
nel primo tempo, poi
nella ripresa lascia
pericolosamente il
pallino del gioco ai
partenopei. Zalayeta
spreca una doppia
occasione per
portare in vantaggio
i suoi, ma a
mezz'ora dal termine
Reja aumenta il
potenziale offensivo
inserendo Denis e il
Siena capitola:
Hamsik s'invola
sulla sinistra e
mette in mezzo, la
difesa dei toscani
si perde Maggio che
di sinistro a porta
vuota deposita in
rete. Il 2-0 arriva
al 72': cross dalla
destra di Maggio,
Denis č tutto solo
sul palo pił lontano
e di sinistro chiude
il match.
FIORENTINA
TRAVOLGENTE -
All'Olimpico di
Torino, le speranze
dei granata durano
160 secondi. Pronti,
via e la Fiorentina
trova il gol del
vantaggio: i viola
si guadagnano una
punizione dal limite
che Mutu calcia
magistralmente,
lasciando immobile
Sereni. Il Torino
prova a reagire, ma
sul finale di tempo
incassa il secondo
gol: doppio colpo di
testa, quello di
Melo per servire
Gilardino e quello
del bomber viola,
tenuto in gioco da
Stellone, che batte
di nuovo Sereni.
Partita
definitivamente
chiusa alla mezz'ora
della ripresa: Mutu
semina il panico
sulla sinistra, poi
serve in mezzo per
Kuzmanovic che di
sinistro non sbaglia
il 3-0. Il Torino
accorcia subito su
rigore, concesso
dall'arbitro Saccani
per un fallo di Melo
su Amoruso e
trasformato da
Rosina. Ma all'84'
la Fiorentina cala
il poker: Gilardino
raccoglie il cross
dalla sinistra di
Pasqual e con la
porta spalancata
realizza la
doppietta e il gol n.11
della stagione.
L'UDINESE A PICCO,
CAGLIARI RISALE - La
giornata ha quindi
segnato anche la
quinta sconfitta
consecutiva
dellUdinese,
affondata 3-0 a
Bergamo dallAtalanta
e la quarta vittoria
interna consecutiva
del Cagliari, che al
SantElia ha piegato
per 1-0 anche il
Palermo. Pareggio
per 2-2 al Granillo,
infine, tra Reggina
e Bologna. Il
programma del
quindicesimo turno
si chiuderą questa
sera con
lattesissimo derby
della Lanterna tra
Sampdoria (16 punti)
e Genoa (22).
PANZER NERAZZURRI -
LInter ha travolto
e sconfitto per 3-0
la Lazio allo stadio
Olimpico
nellanticipo serale
del sabato della
quindicesima
giornata del
campionato di Serie
A. E Mourinho, a
fine partita, ha
confermato che la
sua squadra ha
trovato il gioco
giusto e lui «č
orgoglioso di essere
l'allenatore di
questa formazione».
«Non voglio essere
campione d'inverno,
voglio vincere lo
scudetto». Poi una
battuta su
Balottelli: «Sono
contento della sua
partita con la
primavere. Martedģ
sarą con noi in
Champions».
Nerazzurri in
vantaggio gią al 2
con Walter Samuel.
Al 3 di recupero
prima
dellintervallo
autogol di Mobido
Diakite su cross di
Maicon e raddoppio
dellInter. Al 55
terzo gol nerazzurro
firmato (in
fuorigioco) da
Zlatan Ibrahimovic.
«Sono molto contento
per il gol, ma
ancora di pił per la
grande partita della
squadra - ha
commentato Zlatan -.
In tante altre gare
ho avuto molte
occasioni, ma non ho
segnato. Oggi č
andata bene e quindi
la felicitą č tanta.
Perņ č la prova
della squadra che mi
lascia molto, molto
soddisfatto».
LA ROMA RINCORRE-
Quarta vittoria
consecutiva per la
Roma. A Verona
contro il Chievo ha
deciso al 24' della
ripresa Menez, con
un gran tiro al volo
su assist di Brighi;
primo gol in serie A
per il francese. Al
40' della ripresa
giallorossi in 10
per l'espulsione di
Brighi, per doppia
ammonizione. In
classifica la Roma
continua la risalita
portandosi a quota
20, mentre il Chievo
resta ultimo a 9
punti. Spalletti
sorride: «Diciamo
che la Roma si č
ritrovata e sta
facendo vedere un
buon calcio, qualitą
superiori a quella
che č la classifica.
Ora cercheremo di
risalire e
riconquistare i
punti che
meritiamo». «Č stato
molto importante
segnare anche perchč
ci ha fatto
raggiungere la
quinta vittoria
consecutiva» ha
detto Jeremy Menez a
fine partita. Il
trequartista
francese ha fatto
vedere le proprie
qualitą: «Non ho
giocato molto in
questo inizio di
campionato ma ho
sempre avuto la
fiducia
dell'allenatore.
Dovevo solo
aspettare il mio
momento e questa
sera ho dato il mio
contributo. Č
difficile adattarsi
in questo campionato
per un giovane
straniero».
I biancocelesti si
impongono in rimonta a
San Siro negli ottavi
di coppa Italia:
affronteranno la
vincente di
Fiorentina-Torino.
Nella ripresa segna
Shevchenko, replica
Zarate su rigore. Nei
supplementari decisivo
il centro di Pandev.
Palo di Ronaldinho,
Emerson espulso al 66'
Zarate esulta dopo
il gol del
momentaneo 1-1.
LaPresse
MILANO, 3 dicembre
2008 - Il Milan esce
dalla coppa Italia,
negli ottavi, battuto
in casa dalla Lazio.
2-1. Gol di Shevchenko,
Zarate su rigore, e
Pandev. I
biancocelesti
affronteranno nei
quarti la vincente
della sfida
Fiorentina-Torino.
Quarti meritati con
una prova autorevole,
che prolunga cosģ il
momento difficile del
Milan, che ha perso 4
punti nelle ultime due
giornate nei confronti
dell'Inter
capoclassifica, e vede
ora sfuggire il primo
obiettivo stagionale,
seppure quello meno
prestigioso. Le tante
assenze si sono fatte
sentire, ma
soprattutto il Milan
si č fatto rimontare
una volta di pił, come
gią successo in tante,
troppe occasioni, in
questa stagione. E
cosģ l'acuto illusorio
di Shevchenko,
comunque non molto
brillante, non č
bastato. La Lazio č
tornata ad esprimersi
su buoni livelli, dopo
la caduta di
rendimento recente,
che aveva
ridimensionato lo
splendido inizio di
stagione. Dei
biancocelesti
impressiona il
potenziale offensivo:
Pandev, Zarate e
Rocchi sono tre
attaccanti di lusso,
che Rossi puņ
schierare insieme o
permettersi di
ruotare.
OCCASIONI GOL -
Il primo tempo non č
granchč. Fa freddo,
c'č la nebbia, e
invece manca il
pubblico. Gli stimoli
sono pochini, anche se
gli allenatori mettono
in campo formazioni
pił che competitive.
La coppa Italia non ha
grande appeal, ma č
pur sempre un trofeo
da inseguire. La Lazio
č pił manovriera e
convincente, ma il
ritmo č quello che č.
Gara equilibrata. Due
occasioni per parte.
Quelle rossonere:
Shevchenko se ne va,
lanciato da Ronaldinho,
ma solo davanti a
Muslera si fa
respingere il tiro.
Sheva sprecherą poi in
un altro paio di
occasioni. Poi arriva
un diagonale di
Flamini fuori di poco.
Per la Lazio sfiora il
gol Lichtsteiner, che
mette appena a lato il
destro dal limite
dell'area, prima di
lasciare il posto,
acciaccato, a Meghni.
Poi nel recupero
arriva un sinistro
violento di Pandev,
Dida alza sopra la
traversa con un
intervento
provvidenziale. Niente
da fare.
All'intervallo č
ancora 0-0.
NERVI TESI - Si
riparte con la Lazio
pił pericolosa. Prende
fiducia con il passare
dei minuti. Dida,
stasera convincente,
para prima sul
sinistro di Pandev,
poi su punizione di
Kolarov. Poi Emerson
si fa cacciare
ingenuamente dal
campo. Il brasiliano
viene ammonito per la
seconda volta per un
fallo su Ledesma a
metą campo. Espulso al
21', sette minuti dopo
aver subģto il primo
giallo di Ayroldi. Il
Milan accusa il colpo.
E si fa prendere dal
nervosismo.
L'insospettabile
Ronaldinho colpisce
con una gomitata
Rozenhal, l'arbitro
non prende
provvedimenti.
SHEVA GOL - Il
Milan sembra in
difficoltą. Rossi
inserisce Zarate per
Rocchi. Vuole di pił,
lo 0-0 non gli basta.
Ma il gol lo trova il
Milan. Quello del
protagonista pił
atteso, Shevchenko.
L'ucraino segna con un
sinistro a girare
dalla destra, sul palo
lungo. Muslera non ci
arriva. 1-0 Milan.
REPLICA ZARATE
- La Lazio si riversa
in avanti. Alla
ricerca di un pari che
merita. E che trova su
rigore. Concesso da
Ayroldi per un fallo
di Favalli su Pandev.
Dal dischetto Zarate
trafigge Dida. 1-1.
SUPPLEMENTARI -
La Lazio parte forte,
galvanizzata dal pari
raggiunto in extremis.
Pandev segna
sottomisura di
sinistro dopo che Dida
aveva respinto la sua
prima conclusione. Gol
che il macedone aveva
inseguito
caparbiamente per
tutta la partita,
cercando la porta in
ogni occasione. Il
Milan reagisce
d'orgoglio.
Concretizzando il suo
forcing con un palo di
Ronaldinho su
punizione. Ma la
stanchezza si fa
sentire, l'uomo in
meno anche, e allora č
la Lazio nel secondo
tempo supplementare a
sfiorare il terzo gol.
Ma le basta il 2-1.
Lazio ai quarti, Milan
fuori.
L'Inter accelera e
ora ha sei punti di
vantaggio sulle due
inseguitrici: Milan e
Juventus. Dopo la
vittoria della Juve
nell'anticipo (4-0 alla
Reggina), i nerazzurri
superano 2 a 1 il Napoli
a San Siro e sfruttano
il tracollo del Milan a
Palermo (3-1). Prosegue
anche la rincorsa della
Roma, che batte la
Fiorentina per 1 a 0:
decisivo capitan Totti.
Gli altri risultati:
Atalanta-Lazio 2-0,
Cagliari-Sampdoria 1-0,
Genoa-Bologna 1-1,
Siena-Torino 1-0,
Udinese-Chievo 0-1.
L'altro anticipo,
Catania-Lecce, era
terminato 1-1.
L'INTER VA - La brutta
figura di Champions č
gią accantonata. L'Inter,
pur con qualche
sofferenza, riesce
infatti a superare il
Napoli nel big match
della 14/ma giornata.
Nella prima mezz'ora di
gioco i nerazzurri sono
padroni del campo e
nell'arco dei dieci
minuti a cavallo fra il
quarto d'ora e il 25'
piazzano l'uno-due che
vale i tre punti. Il
risultato si sblocca
grazie al gol da bomber
di razza di Cordoba, che
sul corner battuto corto
dalla sinistra e
prolungato in area da
Muntari gira in porta di
sinistro con ottima
coordinazione lasciando
immobile Iezzo. Il 2-0 č
invece frutto di una
splendida azione corale
dell'Inter: doppio
tacco, quello di Cruz
per servire all'indietro
Maicon e quello di
Muntari per ribadire in
porta il tiro-cross
dell'esterno brasiliano.
Per il ghanese č il
secondo gol consecutivo
dopo quello segnato alla
Juventus. I campioni
d'Italia danno
l'impressione di poter
gestire il vantaggio
fino al riposo, ma non
fanno i conti con il
genio di Lavezzi, che al
36' riapre la partita. 'El
Pocho' semina il panico
sulla destra, riceve il
pallone di ritorno in
area da Zalayeta,
anch'egli col tacco, e
con un morbido
pallonetto batte Julio
Cesar in uscita. Č un
Napoli rigenerato dal
gol quello che entra in
campo nella ripresa. L'Inter
contiene e si affida
alle invenzioni di
Ibrahimovic, che al 60'
impegna Iezzo con un
sinistro dal limite.
Reja aspetta fino al
66', poi decide di
sostituire uno spento
Hamsik con Blasi. Cambia
anche Mourinho, che
concede un quarto d'ora
ad Adriano, gettato
nella mischia al posto
di Cruz. Nel forcing
finale del Napoli c'č
spazio anche per Denis,
che rileva Maggio. I
partenopei provano ad
aumentare la pressione,
ma Julio Cesar non corre
particolari rischi.
Finisce cosģ 2 a 1: i
nerazzurri, sempre in
vetta, salgono a 33
punti.
MILAN KO A PALERMO -
Il Milan continua a
soffrire le trasferte:
nelle ultime uscite
lontano da S.Siro era
riuscito a rimediare un
punto (Lecce, Torino e
Portsmouth), ma a
Palermo ha dovuto pagare
l'intera posta. Per
oltre 30 minuti nel
primo tempo i rossoneri
subiscono un vero e
proprio assedio nella
propria area da un
Palermo che gioca a
ritmi forsennati.
Innumerevoli le
occasioni per i rosanero:
alcune sbagliate, altre
salvate da un grande
Abbiati. Ma č il Milan
ad avere le maggiori
possibilitą di passare.
Al 27' l'arbitro Rocchi
concede un rigore per
un'uscita scomposta di
Amelia (ammonito) su
Pato, che poco prima si
era mangiato un gol
fatto sparando sul
portiere. Il fallo č
netto, ma di poco fuori
area o forse sulla
linea. Batte Ronaldinho
(male) e Amelia devia in
corner. Subito dopo Pato
č costretto a lasciare
il campo per Inzaghi. E
al 49' Pippo subisce un
fallo al limite
dell'area. Tira
Ronaldinho e colpisce la
traversa. Nella ripresa
stessa musica e al 4' il
Palermo passa con uno
splendido tiro dal
limite di Miccoli che
millimetrico s'infila
all'angolo basso del
portiere rossonero.
Ancelotti vede la
squadra in affanno ed
effettua un doppio
cambio: Shevchenko per
Ambrosini ed Emerson per
Flamini (ancora spento).
Milan in ginocchio al
14': Maldini non salta
su un traversone da
sinistra e Cavani di
testa mette a segno il
raddoppio. Al 34' č
tracollo con il terzo
gol (ancora di testa) di
Simplicio. Al 36'
l'arbitro concede un
altro rigore al Milan
per un netto fallo su
Ronaldinho, che stavolta
segna. Nel finale il
Palermo č stanco e i
rossoneri, trascinati da
Ronaldinho, hanno la
reazione della grande
squadra che non ci sta a
subire una dura lezione,
ma termina 3-1.
22:27
Il
vuoto dietro l'Inter: +6
brutto stop per il Milan
I rossoneri prendono tre
gol nella ripresa a
Palermo: Ronaldinho
sbaglia rigore
In coda colpo grosso del
Chievo, Toro e Samp
risucchiate in zona
calda
di ALESSANDRO DI MARIA
Ibra e Cannavaro su
un pallone
Ibrahimovic,
micidiale uno-due
Palermo ko, Inter
sola in vetta
L'esultanza di
Zlatan
Ibrahimovic
PALERMO -
Una doppietta di
Ibrahimovic (di
fino il primo gol,
di potenza su
punizione il
secondo) ha ridato
il primato
solitario all'Inter.
I nerazzurri
avevano sofferto
molto nel primo
tempo, ma hanno
segnato dopo 30"
nella ripresa e
poi hanno chiuso
in 17' la partita.
Lo svedese, alla
sua 19.ma presenza
consecutiva, č
tornato a segnare
dopo quattro gare
senza reti in
campionato e ora č
a quota sette gol.
Il Palermo ha
fatto meglio nel
primo tempo, ma
non ha concluso,
pagando nei
secondi 45'.
L'Inter, che non
aveva entusiasmato
nella prima parte
della gara, ha
chiuso il discorso
del risultato
grazie a un
Ibrahimovic
decisivo. E la
presenza di un
asso come lo
svedese ha
suggellato da sola
la differenza fra
la squadra di
Mourinho e quella
di Ballardini.
L'unica vera nota
negativa per
l'Inter č stato il
giallo a Cordoba,
che salterą la
sfida con la Juve,
oltre al modesto
avvio di partita.
Ma con un Samuel
in formissima,
Mourinho potrą
stare tranquillo.
Il tecnico
rosanero, sempre
privo di Amelia e
Raggi, ha
recuperato
Bresciano
(continuo) a
centrocampo e l'irruento
Carrozzieri (bene)
in difesa. Nella
ripresa si son
visti Budan,
Lanzafame e
Ciaramitaro.
Mourinho ha avuto
l'opportunitą di
poter nuovamente
schierare Muntari
(non al meglio)
dietro le punte,
Ibrahimovic e Cruz.
Nella ripresa
Stankovic č
entrato al posto
del ghanese,
Mancini per Cruz e
Burdisso per
Vieira.
L'inizio dei
nerazzurri, che si
sono rovesciati
per una decina di
minuti nella metą
campo del Palermo,
costringendo i
rosanero a
difendersi, aveva
fatto presagire
una partita in
scioltezza dei
campioni d'Italia,
ma in realtą, nel
primpo tempo, č
stata molto pił
pericolosa la
squadra di
Ballardini. Il
Palermo a
centrocampo ha
avuto il
sopravvento su
un'Inter schierata
a rombo, con
Muntari vertice
alto e Cambiasso
davanti alla
difesa. Per linee
esterne solo
Maicon č andato
avanti con una
certa efficacia
(tiro alto al 22'
dopo una bella
progressione)
mentre Maxwell ha
dovuto controllare
Cavani.
In mezzo l'Inter
si e' trovata in
inferioritą
numerica perché, a
parte il regista
Liverani, hanno
dato una mano
Cassani,
Migliaccio,
Simplicio,
Bresciano e
Balzaretti.
Davanti
Ibrahimovic (molto
movimento, un solo
tiro al 28',
deviato da
Fontana) e Cruz si
sono trovati
spesso isolati,
anche perché ben
pressati da
Carrozzieri e
Bovo. L'Inter ha
creato una
situazione
pericolosa anche
al 7' con una
palla alta su
corner: Fontana ha
salvato di pugno
sullo svedese. Pił
dinamico e
incisivo il
Palermo che č
andato al tiro nel
primo tempo sette
volte con
Simplicio (debole
al 5'), con
un'azione
Migliaccio-Miccoli
(deviato al 9'),
con Carrozzieri
(colpo di testa su
punizione di
Miccoli deviato da
J. Cesar all'11'),
ancora con Miccoli
(alto al 13' e
fuori al 15'),con
Cavanti di testa
(parato al 17'),
con Carrozzieri
(fuori al 27') e
con Migliaccio
(parato a terra da
J.Cesar al 40').
Come č facile
notare, ha
attaccato di pił
la squadra di
Ballardini, mentre
l'Inter ha
mostrato poca
incisivitą. Ma
l'Inter č
imprevedibile e
una prodezza di
Ibrahimovic, dopo
appena 30 secondi,
ha cambiato il
volto della
partita: lo
svedese (per la
difesa rosanero
colpevolmente
solo) da venti
metri sulla destra
con un destro a
effetto ha mandato
la palla sul palo
pił lungo e poi in
rete. Un gol
bellissimo, che ha
mandato in cantina
il morale del
Palermo. I
nerazzurri hanno
cercato di
chiudere la
partita: un tocco
di Cruz (assist di
Muntari) ha
costretto Fontana
a una deviazione
sulla sinistra.
Ibrahimovic ha
sparato da
sinistra e il
portiere rosanero
ha deviato sulla
destra.
Ballardini ha
inserito Budan al
posto di Bresciano,
schierando tre
attaccanti. Il
Palermo ha
ricominciato ad
attaccare, ma su
una punizione
(discutibile) da
venti metri, il
destro-bomba di
Ibrahimovic al 17'
ha definitivamente
chiuso il
discorso. I
rosanero (con
Lanzafame e Budan)
hanno fatto poco,
l'Inter ha preso
in pugno il
controllo della
gara, ha
sostituito Cruz
con Mancini e ha
sfiorato il terzo
gol con Cambiasso
(punizione fuori
al 31') e con
Ibrahimovic
(miracolo di
Fontana al 35').
Un bel colpo di
testa di Budan
(alto), un bel
tentativo di
Mancini e una
paratissima di
Fontana su tiro
dello svedese
hanno chiuso una
partita in cui
l'Inter č tornata
a impressionare
positivamente e il
suo asso svedese a
stupire.
PALERMO-INTER 0-2
PALERMO
(4-3-1-2):
Fontana; Cassani
(34' st
Ciaramitaro),
Carrozzieri, Bovo,
Balzaretti;
Migliaccio,
Liverani (19' st
Lanzafame),
Bresciano (11' st
Budan); Simplicio;
Miccoli, Cavani.
In panchina:
Ujkani, Guana,
Dellafiore, Kjaer.
Allenatore:
Ballardini.
INTER
(4-3-1-2): Julio
Cesar; Maicon,
Cordoba, Samuel,
Maxwell; Vieira
(42' st Burdisso),
Cambiasso, Zanetti;
Muntari (19' st
Stankovic);
Ibrahimovic, Cruz
(32' st Mancini).
In panchina: Toldo,
Obinna, Materazzi,
Balotelli.
Allenatore:
Mourinho.
ARBITRO:
Tagliavento di
Terni. RETI: 1' st,
18' st Ibrahimovic.
NOTE:
Serata serena,
terreno in pessime
condizioni.
Spettatori: 34.203
per un incasso di
834.065,00 euro.
Ammoniti: Bovo,
Cordoba,
Simplicio,
Balzaretti.
Angoli: 9-2 per l'Inter.
Recupero: 3' pt,
3' st.
Una doppietta
dello svedese,
straripante nella
ripresa, trascina
i nerazzurri al
successo per 2-0.
La squadra di
Mourinho stacca la
Juventus - che
sfiderą sabato
prossimo a San
Siro senza
Cordoba,
squalificato - e
ora in vetta alla
classifica non ha
pił compagnia
MILANO -
Tra i nerazzurri da
segnalare il rientro
di Maxwell e Walter
Samuel al rientro
dagli infortuni. In
attacco ancora
titolare l'azzurrino
Mario Balotelli con
Quaresma e
Ibrahimovic a
completare il trio
d'attacco. La linea
di centrocampo č
composta da Vieira,
Zanetti e Cambiasso.
In difesa il
rientrante Samuel al
centro della difesa
con Cordoba, sulle
fasce Maxwell, anche
lui al rientro da un
infortunio e Maicon.
La partita inizia
con ritmi bassi e
squadre attente a
controllare il
possesso palla. La
prima occasione
arriva al 10'
minuto; Vieira
controlla di petto
prima di calciare a
rete, palla fuori di
un metro. Un bel
cross di Quaresma,
al 20', dalla fascia
sinistra č
intercettato da Coda
che anticipa
Ibrahimovic. Al 26'
buona occasione per
Quaresma che di
libera di due
difensori e prova la
conclusione centrale
bloccata a terra dal
portiere Friulano.
Al 28' Vieira
dimostra grande
personalitą, prima
perde un pallone in
un contrasto con
Isla, poi va a
recuperare lui
stesso sul giocatore
avversario
disimpegnando
ottimamente su
Maicon. Cambiasso
potrebbe portare in
vantaggio i
nerazzurri al 34'
sfruttando un ottimo
cross dalla sinistra
di Maxwell. Il
centrocampista
nerazzurro colpisce
debolmente di testa
da posizione
defilata senza
centrare la porta.
Percussione centrale
di Vieira, al 37',
il francese č
contrastato dai
difensori avversari
e perde palla, la
riconquista
Ibrahimovic al
limite dell'area.
L'attaccante
nerazurro riesce a
girarsi nonostante
sia contrastato da
Coda, la sua
conclusione esce
perņ alta sulla
traversa. Al 40'
Inler calcia dai
trenta metri, la
palla tocca il prato
e diventa insidiosa
per Julio Cesar che
respingere aiutato
da Samuel. Al 45'
minuto Quaresma
prova la conclusione
dalla distanza, D'agostino
posizionato al
centro dell'area
devia in calcio
d'angolo. Squadre al
riposo sul punteggio
di 0-0.
L'Udinese parte
forte e al primo
minuto di gioco,
buona percussione
centrale di Floro
Flores che effettua
un tiro centrale
respinto da Julio
Cesar. Al 6' Minuto
della ripresa palla
di poco alta sulla
traversa con Domizzi
che interviene di
testa dal centro
area su un cross di
Floro Flores.
Splendida sgroppata
di Vieira, al 10',
che partendo dalla
metą campo arriva
fino al limite
dell'area di rigore
avversaria
nonostante la
trattenuta
prolungata di Inler,
poi ammonito
dall'arbitro. Al 13'
terribile
conclusione di
Ibrahimovic che
prende palla al
limite dell'area di
rigore supera Inler
avanza sino al
limite dell'area
piccola e calcia di
potenza sul primo
palo, Handanovic si
salva respingendo
coi pugni. L'azione
continua con un
batti e ribatti al
limite dell'area
piccola, risolto dai
difensori friulani
con un rinvio fuori
area. Al 21' calcio
di punizione battuto
da Cambiasso dalla
fascia destra che
costringe ancora un
volta Handanovic
alla respinta coi
pugni. Sulla
ribattuta ci prova
Ibrahimovic di testa
col portiere sloveno
che blocca. Al 33'
Cruz servito
ottimamente da
Ibrahimovic si fa
anticipare da
Handanovic. Al 34'
il tiro insidioso di
D'agostino dai
trenta metri č
respinto in angolo
da Julio Cesar. Al
43' il capitano
suona la carica.
Zanetti calcia di
destro dai trenta
metri, la palla a
filo d'erba
attraversa tutta
l'area di rigore e
si stampa sul palo
alla sinistra di
Handanovic. Al 46'
Obinna con una
sgroppata sulla
fascia sinistra
guadagna il calcio
d'angolo che
consegna la vittoria
e alla squadra
nerazzurra. Sul
calcio d'angolo la
palla arriva al
centro dell'area
sulla testa di Julio
Cuz che mette alle
spalle di Handanovic.
L'arbitro decreta la
fine della partita
dopo tre minuti di
recupero.
Inter-Udinese:
1-0 Marcatore:
47'st Cruz Inter:
12 Julio Cesar; 13
Maicon, 2 Cordoba,
25 Samuel, 6 Maxwell;
14 Vieira (27'st
Stankovic), 19
Cambiasso, 4 Zanetti;
77 Quaresma (1'st
J.Cruz), 8
Ibrahimovic, 45
Balotelli (18'
Obinna). A
disposizione:
1 Toldo, 18 Crespo,
23 Materazzi, 33
Mancini. Allenatore:
José Mourinho.
I nerazzurri
battono 1-0 i
friulani con una
rete a tempo
scaduto
dell'argentino e,
in attesa del
posticipo
Lecce-Milan, sono
primi. Partita
senza troppe
emozioni, ma la
squadra di
Mourinho ci crede
e nel finale trova
un palo di Zanetti
e la rete decisiva
Julio Cruz, 34
anni,
festeggiato da
ambiasso e
Cordoba. Ap
MILANO, 9 novembre
2008 - LInter č
prima in
classifica da
sola. In attesa di
Lecce-Milan di
stasera. Vince pił
con il cuore che
con il gioco la
sfida di San Siro
con lUdinese, che
contrapponeva le
due seconde forze
del campionato. I
friulani se ne
tornano a casa
pieni di rimpianti
per un risultato
che penalizza
unottima
prestazione,
mentre Mourinho
dopo questo
pomeriggio avrą
qualche dubbio in
pił sul piano del
gioco, ma almeno
sa di poter
contare su una
squadra che ha
carattere e sa
vincere anche in
giornate
cosģ-cosģ. La sua
Inter scongiura
infatti al 92 con
Cruz il terzo 0-0
nelle ultime
quattro uscite di
campionato.
LUdinese vede
sfumare nel
recupero il terzo
pareggio a San
Siro con lInter
nelle ultime tre
stagioni. Una
citazione su tutti
per DAgostino:
eccellente.
CORO UDINESE - Nel
primo tempo il
palcoscenico se lo
prende lUdinese.
LInter stenta.
Attacca, da
copione, ma fatica
a fare gioco. Gli
esterni non
funzionano, con
Quaresma che fa
imbizzarrire il
pubblico di casa
per qualche
personalismo di
troppo, peraltro
non riuscito.
Ibrahimovic č ben
contenuto dalla
morsa Coda-Domizzi:
il dinamismo non
latita, le idee
perņ sģ. LUdinese
fa un figurone.
Riparte in
contropiede appena
puņ, non butta via
un pallone e gioca
spesso a due
tocchi, con
DAgostino
ispirato direttore
dorchestra.
Quagliarella -
quattro gol nelle
ultime tre partite
- davanti č un
peperino sempre
pronto a esplodere
il suo tiro, e
costringe i
centrali
nerazzurri al
raddoppio
continuo. Gli
esterni friulani
invece si vedono
meno, molto bassi
e sacrificati a
contenere Maicon e
Maxwell,
neutralizzati. Le
occasioni da gol
sono pochine. Un
bel sinistro di
prima intenzione a
lato di Viera, un
destro da fuori
area di Inler
parato in due
tempi da Julio
Cesar.
Allintervallo č
0-0.
BRIVIDI BIANCONERI
- Si riparte con
Cruz al posto di
Quaresma e un
brivido al
pronti-via.
Discesa
indistrubata di
Floro Flores sulla
sinistra, Julio
Cesar č attento
sul suo destro.
LUdinese insiste.
Un colpo di testa
di Domizzi finisce
appena alto.
LINTER SI SVEGLIA
- Il pubblico si
spazientisce,
allora la Curva
Nord prova a
suonare la carica.
Ibra recepisce il
messaggio: un suo
destro violento
sottomisura chiama
Handanovic a una
parata difficile.
La bella
addormentata
milanese dą
segnali di
risveglio: attacca
ora a pieno
organico,
lUdinese si
chiude e calcia
lontano. Non
riparte pił. I
traversoni in area
si susseguono,
generando mischie
confuse. Mourinho
cambia ancora: via
Balotelli, tocca
ad Obinna.
Lattaccante pił
pericoloso resta
comunque Ibra,
molto pił vivo
nella ripresa.
LUdinese tiene e
fa passare la
mareggiata.
CRUZ GOL - LInter
ha un guizzo nel
finale, con
capitan Zanetti,
che colpisce il
palo con una botta
dalla distanza.
Non č serata.
Sembra. E invece
nel recupero Cruz
azzecca la
capocciata
vincente su angolo
da sinistra. Vince
lInter.
Inter in testa,
Milan sbadato
Insegue un gruppo di
Grandi
I rossoneri
raggiunti a tempo
scaduto a Lecce di PAOLO ROSSI
Cruz contro
D'Agostino:
č lui l'uomo del
match
La partita pił
attesa viene decisa
nell'ultimo minuto
di recupero: č Cruz
che doma l'Udinese e
regala all'Inter il
primato. Il Milan si
ferma sul pari a
Lecce e viene
sorpassato. Tiene il
passo il Napoli che,
con fatica e fortuna
(errore
dell'assistente
dell'arbitro sul gol
di Cassano) supera
la Sampdoria. Altra
standing ovation per
Alex Del Piero, a
Verona. Ancora una
punizione vincente
nel giorno del suo
34° compleanno. Ma
l'uomo del giorno č
Milito: tripletta
per l'attaccante del
Genoa, che inguaia
la Reggina di Nevio
Orlandi. Importante
successo del
Catania, che rimonta
il Cagliari nel
finale di gara, e
ritorno della Lazio,
che batte il Siena
nel secondo tempo.
I nerazzurri sprecano
troppo e vincono 3-2
solo nel recupero
grazie al colombiano.
Prima di lui avevano
segnato Maicon e
Vieira, con rimonta
calabrese affidata a
Cozza e Brienza
Il gol con cui
Francesco Cozza ha
riaperto la
partita. Ansa
REGGIO CALABRIA, 1
novembre 2008 - Un gol
di Cordoba in pieno
recupero regala
all'Inter il successo
al Granillo (3-2 con
gol di Maicon, Vieira,
Cozza e Brienza). Per
la squadra di Orlandi,
sotto subito di due
reti, una beffa
bruciante dopo la
rimonta chiusa
all'inizio del secondo
tempo. Finale da
brividi, con 7-8
chance negli ultimi
venti minuti, gran
parte delle quali
prodotte dai
nerazzurri.
I 4 DI MOU -
Fuori Burdisso, Obinna
e Stankovic, Mourinho
sceglie una doppia
linea a quattro, sia
in difesa (con Chivu e
Cordoba saldamente al
centro), sia in
attacco, con Balotelli
e Ibra pił Quaresma e
Mancini. Uno schema
che incuriosisce
questo 4-2-4, anche se
tutte queste punte
sulla stessa retta si
vedono perņ raramente,
perché dietro lo
svedese Mario ha una
certa libertą d'azione
e cambia spesso
fronte.
L'INDISPENSABILE
- Il movimento di
Quaresma frutta un
palo (su cross di
Mancini ed errore di
Cirillo) e spazi
preziosi per
Ibrahimovic, unico
riferimento
invariabile di questa
Inter che con Adriano
e Cruz esiliati, e
Crespo scontento, non
puņ rinunciare al suo
faro nč in campionato
nč in Champions.
Zlatan illumina il
gioco della squadra
con aperture da
applausi, come quella
che consente a Maicon
di inchiodare il
pallone dell'1-0 sotto
la traversa, e
recuperi da mediano,
come quello che
permette a Quaresma di
confezionare l'assist
del raddoppio firmato
Vieira.
LA SCOSSA -
Quando ai fischi
sembrano affiancarsi
le note del commiato
di Orlandi, ecco la
reazione orgogliosa
dei calabresi. Non č
un caso che i gol
della rimonta arrivino
da Brienza e Cozza e
non č nemmeno casuale
che si tratti per
entrambi di una
primizia. Senza la
qualitą dei due
trequartisti, finora a
secco di gol, gli
amaranto sono una
squadra prevedibile,
fatalmente destinata a
cedere.
AGGANCIO - I
gol nascono su tiri da
fuori, sottovalutati
dalla difesa di
Mourinho che non porta
mai un uomo sul
tiratore. A cavallo
dei due tempi (Cozza
al 34' del primo,
Brienza all'8' del
secondo) si riparte in
assoluta paritą. Dopo
il 2-2, e con
l'ingresso di Crespo
per Mancini, Balotelli
s'allarga a destra e
le cose migliorano per
l'Inter. In pochi
minuti dalla zona del
18enne scaturiscono
quattro tentativi
ravvicinati: Crespo
(girata debole), Ibra
(di testa su regalo
del portiere reggino
distratto in uscita, e
di volée, troppo
schiacciata nella
traiettoria) e lo
stesso Mario (al tiro
dopo un bel dribbling
su Cirillo).
LOTTA APERTA -
Cosģ, quella che
sembrava una tappa
d'avvicinamento a un
nuovo primato, diventa
un dispendioso tiro al
bersaglio che apre
spazi invitanti per il
contropiede reggino.
In breve si susseguono
altre tre occasioni
limpide per l'Inter
(con Balotelli,
Quaresma e Crespo, che
scheggia il palo di
testa) e una per la
Reggina grazie a Di
Gennaro, su cui
s'immola Chivu
costretto al cambio
per una probabile
distorsione al
ginocchio.
CORDOBA DECISIVO
- Quando nei paraggi
del traguardo Carmona
salta Cordoba e impone
a Julio Cesar gli
straordinari, viene da
pensare che le
difficoltą dell'Inter
hanno assunto contorni
preoccupanti. Contro
l'ultima della
classifica, e al netto
dell'alibi
rappresentato dalle
assenze a centrocampo,
emerge la difficoltą a
trovare un unico filo
tattico e a gestire la
partita con due gol di
vantaggio. Il gusto
della vittoria perņ,
grazie all'intuizione
di Cordoba in pieno
recupero, aiuta ad
allontanare i cattivi
pensieri.
La decima giornata di
campionato riserva
ancora grandi sorprese.
La Fiorentina viene
infatti sconfitta per
1-0 in trasferta dal
Siena. L'Udinese
pareggia 2-2 in casa con
il Genoa e raggiunge
l'Inter in testa alla
classifica. Ma stasera
c'č il posticipo
Milan-Napoli: chi vince
tra le due č sola in
testa. Questi gli altri
risultati di domenica:
Lazio-Catania 1-0,
Samp-Torino 1-0,
Palermo-Chievo 3-0,
Cagliari-Bologna 5-1,
Atalanta-Lecce 0-0.
Negli anticipi di
sabato: Reggina-Inter
2-3, Juventus-Roma 2-0
UDINESE - Ancora
sorprese in testa alla
classifica. L'Udinese
pareggia per 2-2 con al
Friuli e rimane prima,
ma stavolta in
condominio con l'Inter.
E forse solo per qualche
ora. Infatti se nel
posticipo una tra Milan
e Napoli vincerą si
siederą da sola in testa
alla classifica. In
apertura al 3 Gaetano
DAgostino porta in
vantaggio i bianconeri
con un calcio di rigore
assegnato per fallo di
Domenico Criscito su
Antonio Floro Flores.
Nella ripresa il
sorpasso rossoblu porta
la firma di Diego Milito
al 64, sempre dagli
undici metri e di
Giuseppe Sculli al 57.
Al 78 Fabio
Quagliarella pareggia il
conto fissando il
risultato sul 2-2
finale.
FIORENTINA - Siena
amara per i viola. La
squadra di Prandelli
viene sconfitta per 1-0
come era gią avvenuto lo
scorso anno. I
bianconeri si
aggiudicano per 1-0 il
derby toscano grazie al
gol che Houssine Kharja
firma ad un quarto d'ora
dalla fine. Il colpo di
testa del centrocampista
marocchino consente alla
formazione di Marco
Giampaolo di salire a
quota 12 e tiene
inchiodati i viola a 17
punti. La squadra di
Cesare Prandelli torna a
casa a mani vuote dopo
una prestazione con
poche luci e tante
ombre. Il match regala
poco o nulla nel primo
tempo. Se si vede
qualcosa in pił nella
ripresa, il merito č
soprattutto dei padroni
di casa. Il Siena, in
realtą, vorrebbe osare
sin dall'inizio
dell'incontro. I
bianconeri provano a
pressare, ma non succede
praticamente nulla per
venti minuti abbondanti.
Ci vuole un'iniziativa
personale di Maccarone,
al 26', per scuotere
l'ambiente. L'attaccante
bianconero fa tutto da
solo e si presenta al
tiro: Frey č attento e
respinge di piede. La
Fiorentina si fa viva
alla mezz'ora: cross di
Pasqual, colpo di testa
di Mutu e gol. Tutto
inutile, perņ, visto il
fuorigioco
dell'attaccante rumeno.
Il ritmo aumenta, le
occasioni no. Il Siena
dipende dalle iniziative
personali di Maccarone,
poco assistito dai
compagni. I viola,
invece, non riescono ad
innescare gli
attaccanti. Pazzini, in
particolare, ha una sola
chance nel primo tempo:
al 41', perņ, spara alle
stelle. Il copione
sembra cambiare
all'inizio della
ripresa, quando la
Fiorentina aggiusta la
mira: al 49' serve un
prodigio di Curci per
respingere un colpo di
testa di Mutu. Si va
avanti a fiammate e al
66' a rischiare č ancora
la Fiorentina. Poi al
75' il gol di Kharja che
sospinge i viola al
settimo posto.
LE ALTRE PARTITE -
Questi gli altri
risultati della
domenica: Lazio-Catania
1-0, Samp-Torino 1-0,
Palermo-Chievo 3-0,
Cagliari-Bologna 5-1,
Atalanta-Lecce 0-0.
JUVENTUS-ROMA - Due i
grandi incontri
disputatisi negli
anticipi del sabato. «Č
un altro passo». A fine
gara Alessandro Del
Piero č raggiante.
Ancora una volta, č
stato il capitano a
trascinare la Juventus
alla vittoria contro una
Roma che sprofonda nelle
zone basse della
classifica. Ottimo avvio
dei bianconeri, che
pressano alti e fanno
girare palla, poi la
squadra di Spalletti
prova a impensierire i
padroni di casa. Ma č un
fuoco di paglia. Al 38'
arriva infatti il
capolavoro di Del Piero:
punizione dalla distanza
e palla sotto
l'incrocio, 1 a 0. La
Juve parte forte anche
nella ripresa e al 3'
arriva il raddoppio di
Marchionni, che batte
Doni dopo essersi
infilato in area. La
Roma si affloscia e
lascia spazio ai
bianconeri, che vanno
vicini al gol in altre
occasioni. Da
sottolineare un'altra
buona prova di Tiago e
Molinaro, oltre ai
soliti Chiellini,
Legrottaglie, Nedved,
Amauri e Del Piero.
REGGINA-INTER - In
precedenza si era
disputata Reggina-Inter.
Ai nerazzurri serviva un
gol di Cordoba al 90/mo
per strappare la
vittoria sul campo della
Reggina per 3 a 2 al
termine di una partita
ricca di emozioni.
Campioni d'Italia in
vantaggio dopo appena 9'
con Maicon, poi al 23'
la rete del raddoppio
firmato Vieira. I
padroni di casa, perņ,
non demordono e al 34'
Cozza riaccende
l'incontro con un gran
gol, spianando la strada
al pareggio amaranto
siglato al 53' da
Brienza. Quando la
partita ormai sembra
incanalata verso il pari
(sarebbe stato il terzo
consecutivo per Mourinho),
Cordoba trova la rete
che vale i 3 punti e il
provvisorio primato in
classifica a quota 21.
MILAN-NAPOLI - Adesso
i riflettori si spostano
sul posticipo di
domenica sera a San Siro
tra Milan e Napoli. I
rossoneri, dopo le prime
due sconfitte, hanno
preso un altro passo.
«Anche se il Napoli č
sicuramente un'ottima
squadra, e il fatto che
sia prima dopo nove
giornate č gią un dato
significativo, il Milan
non ha niente da
invidiare a nessuno», ha
dichiarato il vice
presidente Adriano
Galliani. I rossoneri
sono carichi: «Contro il
Napoli sarą una grande
partita, contro
avversari che dobbiamo
rispettare. Ma noi
dobbiamo continuare a
fare punti», ha
commentato Ronaldinho. «
Č un momento bellissimo
sia per me che per la
squadra. Dobbiamo
continuare a lavorare
con la stessa
intensitą». Dubbi in
attacco per Ancelotti:
Borriello non č certo
contro il Napoli. Si
preparano quindi Inzaghi
e Pato. In casa Napoli,
Reja ritrova Blasi - che
ha scontato il turno di
squalifica - e recupera
Iezzo, assente con la
Reggina per un problema
alla schiena. Rispetto
al match di mercoledģ
non ci saranno molti
cambiamenti: in difesa
Cannavaro e Contini sono
favoriti rispetto a
Rinaudo e Aronica, a
centrocampo Mannini alla
fine dovrebbe spuntarla
- per la fascia sinistra
- su Vitale. In avanti
Lavezzi e Denis,
supportati da Hamsik.
TESSERA DEL TIFOSO - Il
varo sperimentale della
«tessera del tifoso»,
presentata giovedģ a San
Siro dal ministro
dellInterno Roberto
Maroni, ha causato perņ
qualche problema al
Milan. «A seguito delle
note limitazioni
spiega una nota piccata
della societą rossonera
i biglietti venduti
sono 4.363 che vanno ad
aggiungersi ai 42.822
abbonati, causando danni
alla nostra societą di
ordine sportivo, di
immagine ed economico».
I biglietti si possono
acquistare solo con
labbonamento o la
«tessera del tifoso».
Per venire incontro a
chi non ha potuto
recarsi in banca, un
decreto prefettizio ha
stabilito la vendita
anche sabato (10-19) e
domenica (dalle 10
allinizio della
partita) ai botteghini
di San Siro. Gli
abbonati potranno
comprare fino a due
biglietti per gli amici
(residenti in provincia
di Milano). I possessori
della tessera potranno
acquistare fino a tre
tagliandi (uno per sé e
due per gli amici, anche
in questo caso solo se
residenti). Gli
stranieri, passaporto
alla mano, possono
invece acquistare
liberamente un biglietto
a testa
Nerazzurri avanti di due
gol. La Reggina non
demorde e pareggia i
conti
Ma quando gią si profila
un nuovo passo falso il
colombiano ci mette uina
pezza
L'Inter domina, poi
sciupa
Cordoba scaccia i guai
al 91'
Il
gol di Ivan Ramiro
Cordoba
REGGIO CALABRIA - Non
č ancora l'Inter che
Mourinho e i tifosi
vorrebbero. Al "Granillo"
Ibra e compagni vincono
solo in extremis grazie
a un gol di Ivan Ramiro
Cordoba, ma i tre punti
arrivano comunque.
Nerazzurri dai due
volti: concreti e
spietati ma anche
disattenti e spreconi.
Grande merito va alla
Reggina protagonista di
una grande prova tutta
coraggio e orgoglio che
gli consente di sfidare
gli avversari ad armi
pari e di sfiorare anche
un successo insperato.
Molte squadre sotto di
due reti contro la
corazzata Inter e con la
contestazione che stava
cominciando a farsi
sentire si sarebbero
sfilacciate e invece la
Reggina si č
ricompattata, ha ripreso
il match, ha messo paura
all'Inter anche se poi
nel finale ha subito una
punizione decisamente
eccessiva.
Orlandi sceglie una
difesa a quattro con il
ritorno di Cirillo; in
avanti Brienza e Cozza a
supporto di Corradi; gli
indisponibili sono Giosa,
Santos e Cascione.
Mourinho si affida a
Balotelli in avanti al
fianco di Ibrahimovic; a
centrocampo torna
titolare Vieira; in
difesa coppia centrale
formata da Cordoba e
Chivu.
Partita gradevole con la
Reggina che mostra
personalitą e una
discreta aggressivitą;
anche l'Inter parte
forte e risponde con
buon possesso palla e
velocitą della manovra.
Gią al 5' Quaresma,
approfittando di una
incertezza di Cirillo in
area, colpisce in pieno
il palo.
Il gol č solo rimandato
e arriva al 9' quando
Ibrahimovic confeziona
un assist perfetto per
l'accorrente Maicon che
in area batte Campagnolo
con una conclusione al
volo di prima
intenzione.
Gli amaranto reagiscono
con orgoglio cercando di
infastidire la
retroguardia nerazzurra.
Tuttavia č l'Inter a
raddoppiare al 24 con
Vieira che servito da
Quaresma con un
diagonale fa passare il
pallone tra le gambe di
Campagnaro. Parte
qualche coro di
insofferenza nei
confronti dei calciatori
e del presidente Foti,
ma č una contestazione
prematura. La squadra
reagisce con orgoglio e
al 34' accorcia le
distanze con una gran
conclusione dal limite
di destro destrinata
all'incrocio. La Reggina
c'č e potrebbe
pareggiare nel finale di
tempo ancora con Cozza.
I calabresi cominciano
col piglio giusto anche
la ripresa e all'8
arriva il pareggio con
un diagonale forte e
preciso di Franco
Brienza che si conferma
castiga-grandi. Mourinho
corre ai ripari e
aumenta ulteriormente la
trazione anteriore con
Crespo per Mancini. La
partita si mantiene
bella ed entrambe le
squadre potrebbero
andare a segno. Orlandi
al 23' toglie uno
sfinito Cozza inserendo
Di Gennaro. La Reggina
continua a giocare con
coraggio e affronta ad
armi pari i rivali.
Crespo al 35' si divora
il 2-3 dopo l'ennesimo
assist al bacio
dell'ottimo Quaresma.
Nel finale dentro
Cosenza e Tognozzi nella
Reggina e Obinna nell'Inter.
Quando il pareggio
sembra cosa fatta arriva
il gol vittoria dei
nerazzurri: su azione di
calcio d'angolo,
Tognozzi sfiora il
pallone che finisce a
Cordoba, controllo e
tiro all'angolino.
REGGINA-INTER 2-3
REGGINA (4-3-2-1):
Campagnolo; Lanzaro (30'
st Cosenza), Cirillo,
Valdez, Costa; Vigiani,
Barreto, Carmona;
Brienza (37' st Tognozzi),
Cozza (23' st Di
Gennaro), Corradi.
In panchina: Puggioni,
Hallfredsson, Rakic,
Alvarez.
Allenatore: Orlandi.
INTER (4-4-2): Julio
Cesar; Maicon, Cordoba,
Chivu (30' st Burdisso),
Maxwell; Quaresma (37'
st Obinna), Zanetti,
Vieira, Mancini (13' st
Crespo); Balotelli,
Ibrahimovic.
In panchina: Toldo,
Stankovic, Materazzi,
Samuel, Burdisso.
Allenatore: Mourinho.
ARBITRO: De Marco di
Chiavari.
RETI: 9 pt Maicon, 24'
pt Vieira, 34' pt Cozza,
8' st Brienza, 46' st
Cordoba.
NOTE: Serata serena,
terreno in buone
condizioni. Spettatori:
15 mila circa. Ammoniti:
Barreto, Cordoba.
Calcio e cambiali
Foto: Cambiale fiorentina del 1800
L'Inter
di
Moratti e del
tronchetto dell'infelicitą,
quest'ultimo onnipresente sui
giornali a spiegarci che la banda
larga č il futuro dell'Italia quando
negli altri Paesi č gią presente, e
nelle universitą ad ammorbare gli
studenti con i suoi discorsi, ha
avuto un
lampo di genio.
Ha avviato
un'operazione di "alta tecnica
finanziaria". Ma vediamo
i
fatti.
L'Inter ha
chiuso il
bilancio in rosso per 118 milioni di
euro. Mi immagino Moratti,
Tronchetti, Buora e Facchetti chiusi
nella stanza a chiedersi: "e
adesso che si fa?"
Facile, basta un po' di
finanza creativa:
Si
cede in leasing per 10 anni
il
marchio neroazzurro ad una
banca (Banca Italease)
Italease da'
in
cambio 160 miloni di euro
all'Inter
L'Inter si impegna a riprendersi
il marchio con
dieci comode rate e una
commissione. E paga subito il 20% a
Italease pari a 32 milioni.
160 milioni incassati, 32 milioni
di euro pagati, marchio ceduto in
leasing e un po' di cambiali da
pagare e
il
rosso dello scorso anno non c'č pił.
E
bravi Moratti, Tronchetti.
Avete aperto la strada ad un
nuovo miracolo italiano basato sulle
cambiali.
Massimo Moratti mi ha inviato
questa lettera che pubblico e della
quale lo ringrazio.
"Caro
Beppe,
nel tuo
Blog dell11/11/05 ho trovato una
notizia riguardante me, Tronchetti e
lInter in generale, a proposito di
una
operazione di leasing con
la Banca Italease. Mi permetto di
risponderti personalmente per
confermarti che
abbiamo studiato questa possibilitą,
con la Banca da te citata,
ma
che
non
siamo arrivati a nessuna conclusione.
Per quanto riguarda, invece,
le
perdite di bilancio
dellanno scorso,
sono state gią da me e dagli altri
azionisti appianate e cosģ
anche quelle potenziali dei primi
mesi dellanno in corso.
Rimane lo studio per valorizzare
patrimonialmente il marchio
dellInter, cosa che
continuo a considerare una buona
opportunitą per la Societą. Quindi,
purtroppo, il miracolo finanziario a
cui accennavi non č accaduto e non
puņ accadere.
A presto.
Grazie."
Massimo
Moratti
Scrivevo di emmemmme
Massimo Moratti
nel blog
il 23 aprile 2007, diciassette mesi
fa:
Ogni tanto il fratello maggiore
Gianmarco gli chiede di mettere una
firma sui collocamenti. La gente si
fida di lui, del suo aspetto da Bugs
Bunny buono. E cosģ č stato anche
per il debutto di
Saras
in Borsa. I Moratti hanno incassato
1,7 miliardi di euro, ne avevano
bisogno per
rinforzare la squadra. Il
titolo fu quotato a
6
euro in un momento di
crollo del settore energetico. Chi
lo comprņ perse il 12% in un solo
giorno. Riassunto: qualcuno decide
che il prezzo di 6 euro č giusto, i
risparmiatori ci credono, comprano,
perdono. I Moratti e le banche ci
guadagnano e la procura indaga. La
Consob dovera? Cardia
illuminaci.
Emmeemme farfugliņ di querele contro
di me di cui non ho avuto notizia.
Quelle che ho comunque mi bastano.
Diciassette mesi dopo il post Senza
rubare,
il 23 settembre 2008, il
consulente tecnico della
Procura di Milano ha descritto
loperazione Saras in 400 pagine.
Il consulente, come riportato da
Repubblica:
ha ipotizzato che lincasso della
quotazione sia servito soprattutto a
un ramo della famiglia, quello di
Massimo Moratti, per far fronte ai
debiti dellInter. Con un
contestuale danno per il mercato di
770 milioni di euro.
In sostanza le azioni sono state
quotate a un prezzo molto superiore
al loro valore. I Moratti e le
banche hanno incassato. Chi ha
comprato ha perso 770 milioni di
euro.
Le
banche hanno offerto un
aiuto prezioso per la
collocazione dei titoli. Le
email sequestrate dalla
magistratura:
- E vitale che davanti al prezzo
ci sia un 6,
Federico Imbert,
Jp Morgan
- Devi essere al corrente del fatto
che abbiamo ottenuto 1,6 miliardi di
euro, cioč da entrambi i fratelli,
ma uno dei due deve ripagare 500
milioni di debiti, cosģ quella parte
non la vedremo per lungo tempo
Emilio Saracco, Jp Morgan
- Parlato a lungo con
Miccichč di Intesa. E
contento del lavoro fatto insieme su
Saras e Intercos. E personalmente a
disposizione per stimolare forza
vendita specialmente su Saras.
Chiede di informarlo se vediamo
problemi o sgranature. Tiene
ovviamente molto al successo data
lesposizione sua e di
Passera con i Moratti. E
stato da lui Galeazzo Pecori Girali
di Morgan Stanley consigliando di
non esagerare sul prezzo. Lui crede
che lo faccia per invidia nei nostri
confronti
Federico Imbert, Jp
Morgan.
Che Sarąs, Sarąs :
- Moratti, incasso 1,6 miliardi di
euro
- Jp Morgan, incasso 26,7 milioni di
euro
- Banca Caboto, incasso 18 milioni
di euro
- Morgan Stanley, incasso 20,9
milioni di euro
- Azionisti, perdita 770 milioni di
euro.
TOTONERO
Serie di eventi accaduti in
seguito alla venuta alla luce
di comportamenti illeciti
tenuti sistematicamente da
calciatori
di
serie A
in
Italia
verso la fine degli
anni '70.
Era abitudine, infatti, di
molti atleti scommettere
(direttamente o tramite loro
complici) somme di
denaro
sui risultati degli incontri
ai quali avrebbero partecipato
essi stessi: tale tipo di
scommessa crea un evidente
conflitto di interessi, poiché
l'atleta potrebbe essere
indotto a non profondere il
massimo impegno nella
competizione sportiva, al fine
di favorire la realizzazione
del risultato sul quale ha
scommesso. Questo tipo di
scommesse č espressamente
vietato dalle norme sportive.
Il
fenomeno aveva ormai assunto
dimensioni rilevanti, tanto
che nel
febbraio
1980
la Federcalcio lanciņ una
prima indagine, che si arenņ
perņ presto a causa della
mancanza di prove evidenti. La
svolta avvenne il
1° marzo
dello stesso anno, quando un
commerciante all'ingrosso di
ortofrutta, Massimo Cruciani,
presentņ un
esposto
alla
Procura
della Repubblica
di
Roma,
sostenendo di essere stato
truffato.
Egli, infatti - tramite Alvaro
Trinca, proprietario di un
ristorante di cui era
fornitore - era venuto in
contatto con alcuni giocatori
della
Lazio,
che lo avevano indotto a
scommettere su alcune partite
di
serie A
che erano state "combinate".
Tuttavia, non tutti i
risultati concordati si erano
verificati, facendo perdere a
Cruciani somme ingenti
(centinaia di milioni di
lire).
Ecco il testo originale
dellesposto presentato da
Massimo Cruciani,
scommettitore beffato, alla
Procura della Repubblica di
Roma: unautentica bomba
innescata per il calcio
italiano.
Ill.mo Signor Procuratore, io
sottoscritto Cruciani Massimo,
nato a Roma il 15-8-1948,
sottopongo alla cortese
attenzione della S.V. Ill.ma
il seguente esposto, i fatti
sottoelencati sono
necessariamente scarni data la
estrema complessitą della
vicenda; per cui, nel pormi a
completa disposizione della
S.V. Ill.ma fornirņ in
prosieguo tutti i dettagli che
la S.V. medesima riterrą utili
ai fini dell'indagine. Verso
la metą del 1979, frequentando
il locale ristorante «Le
Lampare», di proprietą del
Sig. A. T. (Alvaro Trinca,
n.d.r.), che rifornivo di
frutta possedendo un magazzino
all'ingrosso, ebbi modo di
conoscere alcuni giocatori di
calcio, tra i quali in
particolare Giuseppe WILSON,
Lionello MANFREDONIA, Bruno
GIORDANO, Massimo CACCIATORI.
Intervennero gradualmente, con
costoro, dei rapporti di
amicizia, alimentati dal mio
interesse per il calcio e per
le scommesse clandestine e non
che ruotano intorno al mondo
del pallone. I quattro
giocatori, in proposito, mi
dissero chiaramente che era
possibile «truccare» i
risultati delle partite, con
il che, ovviamente,
scommettendo nel sicuro. Mi
precisarono, a titolo di
esempio, che era scontato il
risultato della partita
PALERMO-LAZIO (amichevole)
verificatasi, mi pare, nel
mese di ottobre 1979
attraverso l'intervento dģ
Guido MAGHERINI, giocatore del
PALERMO.
Accettai l'idea e decisi di
intraprendere una serie di
attivitą di gioco d'accordo
con i suddetti giocatori e gli
altri che a volta a volta,
come mi si disse, si sarebbero
dichiarati disponibili. Iniziņ
cosģ, per me, una vera e
propria odissea che mi ha
praticamente ridotto sul
lastrico ed esposto ad una
serie preoccupante di
intimidazioni e minacce.
Come ho gią detto, tutta la
vicenda č costellata di tali e
tanti episodi dettagliati che,
in questa sede, mi limiterņ ad
illustrarne alcuni,
riconfermandomi a disposizione
della S.V. Ill.ma per tutto il
resto. Successivamente, ad
esempio, alla partita
PALERMO-LAZIO accennata, presi
contatti con il MAGHERINI per
combinare il risultato della
partita TARANTO-PALERMO
prevista per il 9-12-1979. In
proposito il MAGHERINI
organizzņ il pareggio delle
due squadre a patto che io
giocassi sul risultato, nel
suo interesse, 10.000.000 e
altri 10.000.000 consegnassi a
ROSSI Renzo e QUADRI Giovanni
del TARANTO. Contrariamente ai
patti, vinse il PALERMO. Il
MAGHERINI, a tal punto,
avrebbe dovuto rifondermi i
10.000.000 giocati per lui ed
i 10.000.000 consegnati ai
giocatori del TARANTO, ma si
rifiutņ. Inoltre in seguito al
mancato rispetto degli accordi
ho perduto, insieme ad altri
scommettitori che meglio
preciserņ in prosieguo, L.
160.000.000 presso svariati
allibratori clandestini.
A
seguito delle mie rimostranze,
il MAGHERINI mi promise il
risultato certo della partita
LANEROSSI VICENZA-LECCE. Nella
stessa occasione egli combinņ,
d'accordo con i citati
giocatori della LAZIO il
risultato MILAN-LAZIO
(entrambe le partite ebbero
luogo il 6-1-1980).
Per quanto riguarda la partita
LANEROSSI VICENZA-LECCE il
MAGHERINI mi mise in contatto
con Claudio MERLO giocatore
del LECCE, il quale ricevette
da me un assegno di L.
30.000.000 assicurando la
sconfitta della sua squadra.
Per quanto riguarda l'altra
partita MILAN-LAZIO i
giocatori biancazzurri
GIORDANO, WILSON, MANFREDONIA
e CACCIATORI si accordarono
con Enrico ALBERTOSI del MILAN
affinché si verificasse la
vittoria di quest'ultima
squadra. Per quest'ultima
partita consegnai tre assegni
da 15.000.000 e due da
10.000.000 a GIORDANO, WILSON,
MANFREDONIA, VIOLA e
GARLASCHELLI, affidandoli
materialmente a MANFREDONIA.
Ulteriore assegno di L.
15.000.000 consegnai a
CACCIATORI Massimo (Lazio) il
quale provvide ad incassarlo
intestandolo a certo sig.
Orazio SCALA.
Il
Milan, da parte sua, contribuģ
alla «combine» con l'invio di
L. 20.000.000 liquidi che mi
portņ a Roma, nel mio
magazzino di Via (omissis) il
giocatore di tale squadra
Giorgio MORINI, due giorni
dopo il rispettato esito
dell'incontro. In conseguenza
nei citati accordi, ed in
cambio del loro contributo,
WILSON, MANFREDONIA, GIORDANO
e CACCIATORI mi chiesero di
puntare per loro 20.000.000
sulla sconfitta della LAZIO.
La vincita di lire 80.000.000
d'accordo con i quattro
anziché consegnarglieli avrei
dovuto usarli per pagare i
giocatori dell'AVELLINO
(Cesare CATTANEO, Salvatore DI
SOMMA, Stefano PELLEGRINI) i
quali avrebbero dovuto perdere
contro la LAZIO la settimana
successiva.
Io
ed altri scommettitori, in
base agli accordi di cui
sopra, abbiamo scommesso per
«l'accoppiata» costituita dai
due risultati concordati,
circa 200.000.000 di lire:
cifra perduta per il mancato
rispetto dell'impegno assunto
dalla squadra leccese, la
quale ha pareggiato 1-1. Tutto
quanto sopra, costituisce una
esemplificazione di come si
svolgessero i moltissimi
episodi di cui č costellata
questa storia, che, come pił
volte precisato illustrerņ in
prosieguo, nei dettagli, alla
S.V. Ill.ma.
Desidero peraltro precisare
che le squadre coinvolte in
questa storia sono anche l'AVELLINO,
il GENOA, il BOLOGNA, la
JUVENTUS, il PERUGIA, il
NAPOLI. Ciņ nel senso che i
relativi giocatori o meglio
alcuni di essi come Carlo
PETRINI (Bologna), Giuseppe
SAVOLDI (Bologna), PARIS
(Bologna), ZINETTI (Bologna),
DOSSENA (Bologna), COLOMBA
(Bologna), AGOSTINELLI e
DAMIANI (Napoli), Paolo ROSSI
e DELLA MARTIRA e CASARSA (Perugia),
GIRARDI (Genoa) ed altri hanno
partecipato agli incontri
truccati percependo denaro o
richiedendo, in cambio dei
loro favori, forti puntate nel
loro interesse.
Ho
invece perduto, insieme ad
altri scommettitori, centinaia
e centinaia di milioni per
scommesse perdute in seguito
al mancato rispetto di precisi
e retribuiti accordi da parte
di giocatori. Preciso ancora
che molti allibratori
clandestini i quali a seguito
delle recenti notizie
giornalistiche hanno capito di
avermi talora pagato vincite
in ordine a risultati
precostituiti, hanno preteso
con gravi minacce la
restituzione di circa
300.000.000 (da me ed altri
scommettitori) trattenendo
peraltro, ovviamente, le ben
pił ingenti somme perdute in
seguito ai non rispettati
accordi di cui sopra.
Sono ormai completamente
rovinato eppure vivo ancora
nel terrore di minacce e
rappresaglie. Nel confermarmi
a completa disposizione della
S. V. Ill.ma e riservandomi di
depositare la documentazione
in mio possesso, precisare
nomi di testimoni e tutte
quelle circostanze che la S.
V. medesima riterrą utili,
porgo deferenti ossequi.
Qualche giorno dopo questo
clamoroso "blitz", agli inizi
di aprile del 1980, il
settimanale "L'Espresso"
pubblicņ un articolo
contenente un memoriale
scritto da Alvaro Trinca,
l'altro grande accusatore del
calcio italiano, che
l'ex-calciatore
Carlo
Petrini
ha poi riportato nel suo libro
Nel fango del dio pallone,
edito nel 2000:
"Io, Alvaro Trinca, 44 anni,
moglie e due figli, ex padrone
di ristorante, grande
accusatore del calcio
italiano, non mi riconosco
pił. Una volta ero un uomo
felice. Cosa sono oggi? Uno
braccato dai creditori, dai
bookmaker, gente che non
scherza quella; un uomo che
non dorme pił di notte ed č
costretto a cambiare
d'appartamento ogni due o tre
giorni. Un tempo ero pieno di
amici, oggi frequento solo
avvocati e aule di
tribunale...
La
mia storia disgraziata
comincia sei anni fa, nel
1974, quando in una stessa
settimana venni avvicinato a
pił riprese da alcuni
scommettitori clandestini: una
volta vennero al mio
ristorante "La Lampara",
un'altra mi diedero
appuntamento in un bar sotto
casa, una terza c'incontrammo
a via Veneto. Io sapevo gią da
allora che intorno al calcio
si muoveva un vorticoso giro
di miliardi legato alle
scommesse clandestine. Loro
sapevano che ero amico di
tanti calciatori, che
Antognoni della Fiorentina,
Giordano e Manfredonia della
Lazio, Capello del Milan e
altri ancora mi avevano
invitato al loro matrimonio.
Sapevano molte cose su di me e
cosģ non mi stupii quando
questi signori, mostrandomi la
loro schedina e le loro quote,
mi invitarono a scommettere su
una partita del campionato di
calcio.
Per i primi tre anni [scommisi
poco]. Intanto perņ cominciavo
a conoscere i piccoli grandi
segreti di questo mondo. Seppi
cosģ che i bookmaker erano
persone che controllavano il
gioco soprattutto da Genova,
Milano e Torino. Mi accorsi
che il maggior numero di
scommesse, almeno in quel
periodo, si svolgeva pił sulle
partite per le Coppe
internazionali che sul
Campionato italiano. Venni a
sapere che fra gli
scommettitori pił accaniti
c'erano e ci sono noti
professionisti, che puntavano
cifre da capogiro: addirittura
c'era un famoso costruttore
emiliano che gestisce ancora
oggi in prima persona il gioco
clandestino in una parte del
nord d'Italia. Mi confidarono,
infine, che le scommesse pił
forti venivano dirottate e
"scaricate" oltre confine, in
Svizzera, Austria e
Inghilterra, poiché č lģ che
ci sono le centrali operative
di questo gioco.
Arriviamo al 1977, e anche se
le mie giocate restano modeste
le perdite raggiungono gią i 7
milioni... Fui io a convincere
Massimo Cruciani (un amico che
era il fornitore di frutta del
mio ristorante, con lui
dividevo molte delle mie
conoscenze sportive) a
percorrere la mia stessa
strada: qualche tempo dopo
anche lui cominciņ a
scommettere. A volte si
vinceva, a volte si perdeva. I
rapporti con i bookmaker,
comunque, erano ottimi e
l'appuntamento per riscuotere
le vincite o pagare le perdite
era rispettato da tutti: il
giovedģ dopo la domenica della
partita.
Il
giro delle scommesse grosse,
almeno per noi, comincia nel
'79. Eravamo in perdita, cosģ
quando sapemmo che saremmo
potuti rientrarecoi soldi
truccando il risultato di
qualche partita, ci mettemmo
all'opera. Per cominciare ci
dividemmo i compiti: io facevo
le scommesse, Massimo teneva i
rapporti con i calciatori.
La
prima occasione favorevole ci
giunse per telefono. Tramite
il capitano della Lazio, Pino
Wilson, mi misi in contatto
con il giocatore del Palermo
Guido Magherini, che io
conoscevo dal '70, epoca in
cui giocava nella Lazio. Un
martedģ dell'ottobre scorso,
il giorno prima della partita
amichevole Palermo-Lazio,
Magherini - che fin da ora
posso indicare come il
cervello di tutta questa
storia, un personaggio che
deve aver incassato centinaia
e centinaia di milioni - ci
disse che molte partite di
serie A e B potevano essere
truccate, e che si sarebbe
potuto "combinare" anche il
risultato di quell'amichevole
puntando una forte cifra sul
pareggio in quanto il
risultato era assicurato.
Questo ce lo confermņ anche
Wilson: "Tanto č una partita
di cui non ci frega niente".
Cosģ scommisi sul pareggio tre
milioni per noi, e un milione
a testa per Wilson e Magherini;
purtroppo, siccome l'arbitro
non arrivņ in tempo e la
partita venne diretta
dall'allenatore del Palermo, i
bookmaker la considerarono non
regolare e non convalidarono
il pareggio. "Peccato, ce la
faremo un'altra volta", mi
disse, salutandomi, Magherini.
E
l'occasione si presentņ
domenica 9 dicembre per la
partita Taranto-Palermo. Anche
allora si fece avanti
Magherini assicurando che si
sarebbe potuto organizzare un
pareggio in quanto il Palermo
era d'accordo; era sufficiente
poi telefonare al giocatore
del Taranto Massimelli per
quanto riguardava la sua
squadra. Riuscimmo ad
accordarci. Io, Cruciani e un
terzo socio di cui non posso
fare il nome, puntammo 87
milioni. Poi, visto che ce lo
chiedeva Magherini, anticipai
sulla parola due puntate di 50
milioni, una per il Taranto e
una per il Palermo.
La
domenica mattina, poche ore
prima della partita, arrivai
insieme a Cruciani a Bari, con
l'aereo. Ci venne a prendere
Massimelli. Saliti su una BMW
2000 ci dirigemmo verso
l'albergo dove il Taranto era
in ritiro. Fu qui che pagammo
10 milioni ai giocatori
Quadri, Rossi, Petrovich e a
un altro di cui non ricordo il
nome. Prima di andare via i
calciatori ci domandarono:
"Non č che il Palermo ci darą
un bidone?". Li rassicurammo.
Non l'avessimo mai fatto! Il
Palermo, non rispettando i
patti, vinse la partita, noi
perdemmo la scommessa e
nessuno, né i giocatori del
Taranto né quelli del Palermo,
ci restituirono i 100 milioni
anticipati.
Infuriati, appena finito
l'incontro ci precipitammo
negli spogliatoi del Palermo e
chiedemmo di parlare prima col
presidente della squadra
siciliana e poi con Magherini,
l'organizzatore di quel bello
scherzo. Il suo collega
Ammoniaci ci disse:
"Aspettate, č sotto la doccia
che piange". Dopo venti minuti
finalmente Magherini venne
fuori: "Io vado a Brindisi, a
prendere l'aereo per Roma", ci
disse, "voi andate a Bari. Ci
vediamo stasera a Fiumicino e
lģ vi spiego tutto".
Alle 20.30 di quella domenica
ci ritrovammo a Fiumicino con
Magherini. Io gli faccio: "Chi
ci rimborsa i soldi persi?". E
lui: "Non vi preoccupate, coi
premi partita di tutta la
squadra vi faccio rientrare
io". Ci imbrogliņ ancora: quei
soldi non li abbiamo mai
visti. Grazie a quella
partita, ma soprattutto grazie
a Massimelli, entrammo in
contatto con i giocatori del
Bologna. Un contatto che pił
avanti potemmo sfruttare.
A
questo punto il nostro
bilancio era positivo per le
amicizie sempre pił ramificate
coi calciatori e i rapporti
sempre pił stretti con i
bookmaker ai quali avevamo
sempre pagato le nostre
sfortunate puntate; era
negativo invece per i soldi
che avevamo perso e che non
riuscivamo pił a recuperare.
Dovevamo dunque rischiare
ancora.
Domenica 30 dicembre puntammo
100 milioni sulla vittoria
della Juventus contro
l'Ascoli, 100 sulla vittoria
dell'Inter sulla Fiorentina, e
poi feci un'altra giocata sul
pareggio tra Avellino e
Perugia. Le prime due puntate
le persi: l'Ascoli infatti
sconfisse la Juventus, e Inter
e Fiorentina pareggiarono. Mi
andņ bene invece con il terzo
incontro, e non poteva essere
che cosģ visto che avevamo
pagato alcuni giocatori. In
particolare demmo otto milioni
- 4 io e 4 Massimo - al
difensore del Perugia Mauro
Della Martira che li avrebbe
poi dovuti dividere con
Zecchini, Rossi e Casarsa,
suoi compagni del Perugia.
Rossi, a quanto mi risulta, ha
intascato due milioni.
Ci
provammo ancora domenica 6
gennaio, questa volta con
l'accoppiata Vicenza-Lecce e
Milan-Lazio.
Per quest'ultima partita i
contatti cominciarono in
settimana. Il martedģ
precedente alla partita andai
a Tor di Quinto, dove si
allena la Lazio, e parlai con
Giordano, Manfredonia e
Wilson. Gli spiegai che se
erano d'accordo a perdere la
partita col Milan gli avremmo
fatto incassare 60 milioni.
Dopo esserci rivisti nel bar
Vanni, per poter parlare con
pił calma prendemmo un
appuntamento per il giovedģ
seguente, alle ore 19, a
piazza Mazzini, nell'agenzia
di assicurazioni di Wilson.
Parlammo delle condizioni su
come truccare la partita. Dopo
mezz'ora Manfredonia disse:
"Io non ci sto , e lo stesso
rispose Giordano. "Allora non
ci sto neanch'io", aggiunse
Wilson, "altrimenti dopo come
farei a guardarvi in faccia?".
Perņ, dopo un'ora di mie
insistenze, a furia di "Ma che
razza di uomini siete!" li
convinsi a vendersi la
partita. Il sabato mattina
andai dal bookmaker e giocai
con Cruciani 270 milioni sulla
"martingala" (cioč una giocata
combinata che lega pił
partite: la somma vinta nella
prima partita vale come
puntata per la partita
successiva e cosģ via)
Milan-Lazio e Vicenza-Lecce:
nelle spese, infatti, dovevamo
considerare sia i 60 milioni
da consegnare al giocatori
della Lazio, sia i 40 milioni
da consegnare al giocatore del
Lecce Claudio Merlo, che per
la partita Vicenza-Lecce aveva
garantito a Cruciani la
sconfitta della sua squadra.
Stavamo gią pregustando la
grossa vincita quando, sabato
pomeriggio alle ore 15,
telefonņ da Milano al mio
ristorante Giordano dicendomi:
"Annulla tutto, perché io e
Manfredonia non ci stiamo". E
io: "Ma come faccio, ho
scommesso una cifra su di
voi!" "Fai come ti pare, ma
noi non ci stiamo pił.
Comunque richiamami stasera
all'hotel Jolly 2". Con
Cruciani ci precipitammo
all'aeroporto di Fiumicino da
dove telefonammo a Giordano.
Bruno ci disse: "Noi non
stiamo al gioco, ma se volete
provate con Wilson e
Cacciatori".
Cruciani [andņ subito a
Milano], mi chiamņ a
mezzanotte e con voce allegra
mi disse: "Ce n'č voluto per
organizzare la partita, ma
alla fine ho convinto
Cacciatori e Wilson". "Sei
sicuro?", gli ho fatto io, e
lui: "Gli ho dato un assegno
di 15 milioni".
Facciamo un piccolo passo
indietro. Durante la stessa
settimana, avevamo contattato
naturalmente anche il Milan.
Il martedģ Cruciani telefonņ a
Milanello, nel ritiro del
Milan, e chiese del suo amico
Enrico Albertosi, portiere dei
rossoneri. L'offerta che gli
fece era chiarissima: il Milan
doveva pagare 80 milioni in
cambio della sconfitta della
Lazio. "Ne parlerņ con i
dirigenti e con il presidente
Colombo, sentiamoci
dopodomani". Il giovedģ
Cruciani richiamņ Milanello e
questa volta a rispondere
insieme ad Albertosi c'era
anche il suo compagno di
squadra Giorgio Morini.
Entrambi dissero: "Pił di 20
milioni non vi diamo". Non ci
restņ che accettare.
Milan-Lazio terminņ secondo il
copione con la vittoria dei
rossoneri. Il bidone lo
prendemmo invece su
Vicenza-Lecce: la partita,
anziché con la vittoria del
Vicenza, si concluse in
pareggio. La martingala saltņ,
e noi perdemmo 270 milioni.
Quella domenica sera, al
termine delle partite, mi
telefonņ Cruciani da Vicenza:
"Vieni a prendermi a Fiumicino
alle 20.30, mi imbarco a
Venezia". Mi recai
all'aeroporto distrutto per il
risultato della partita di
Vicenza, gią meditavo di
telefonare al presidente del
Milan, Colombo, per chiedergli
un altro contributo. A
Fiumicino mi venne incontro un
Cruciani sconsolato, mi disse
di avere viaggiato con Simona
Marchini e una volta atterrati
di avere scambiato quattro
chiacchiere con suo marito, il
calciatore dell'Avellino
Ciccio Cordova, nostro amico,
che stava all'aeroporto in
attesa della moglie.
Cruciani racconta a Ciccio la
nostra disavventura vicentina
e Cordova all'improvviso gli
fa: "Non ti preoccupare, vi
faccio rientrare io". "E in
che modo?", ribatte Cruciani.
"Con la partita Lazio-Avellino",
fa Ciccio, e quindi suggerisce
a Cruciani: "Vai ad Avellino e
mettiti d'accordo con Stefano
Pellegrini".
Andiamo ad Avellino e ci
presentiamo a Pellegrini, che
perņ nega la possibilitą di
truccare la partita. Allora
risaliamo in macchina e
torniamo a Roma, dirigendoci
verso l'Eur. Arriviamo sotto
casa di Cordova e gli facciamo
citofonare dal portiere. "Ci
sono Massimo e Alvaro, possono
salire?", chiede. "No, falli
aspettare gił", č la risposta
di Ciccio.
Dopo pochi minuti si fa vivo e
noi gli raccontiamo l'incontro
con Pellegrini... Lui: "Va
bene, domani ci provo io, non
vi preoccupate. Vado all'hotel
Fleming dove l'Avellino
alloggerą, ci penso io. Anzi,
gią che ci sei, Alvaro,
scommetti 50 milioni per me
sulla vittoria della Lazio".
"Dammi almeno un po' di
soldi", gli faccio io. E
Ciccio: "E' venerdģ sera, dove
li vado a trovare?".
Decisi di fidarmi di Ciccio
Cordova, vecchio amico e
genero del costruttore
miliardario Alvaro Marchini, e
il giorno dopo scommisi 50
milioni per lui.
Quella domenica del 13 gennaio
doveva essere il giorno del
nostro riscatto. Con Cruciani
infatti avevamo deciso di
giocare una martingala su
quattro partite, tre delle
quali sapevamo combinate: la
vittoria della Lazio
sull'Avellino e i pareggi
della Juventus col Bologna e
del Genoa col Palermo; la
quarta partita. Pescara-Inter,
era l'unica pulita, e noi
puntammo sulla vittoria dell'Inter.
Per Bologna-Juventus, Massimo
mi aveva riferito che il
risultato era stato gią
pattuito dal presidente della
Juventus Boniperti e da quello
del Bologna Fabretti; era una
partita talmente sicura che a
Cruciani telefonarono Carlo
Petrini e Giuseppe Savoldi del
Bologna chiedendogli di
puntare a loro nome e di altri
compagni 50 milioni sul
pareggio.
Io
e Cruciani scommettemmo sulle
quattro partite 177 milioni. E
facemmo altre puntate a nome
di altri giocatori di cui per
ora non faccio il nome. Se
tutto filava liscio avremmo
vinto un miliardo e 350
milioni e pagato tutti i
debiti che avevamo con i
bookmaker.
Purtroppo ci fregņ la Lazio,
che invece di vincere come
d'accordo la partita con
l'Avellino la pareggiņ, cosģ
saltņ la nostra martingala
sulle quattro partite. Quanto
ai 50 milioni che avevo
sborsato per conto di Cordova,
costui non me li ha pił
restituiti. Sono convinto che,
nonostante mi avesse promesso
la vittoria della Lazio, abbia
fatto invece di tutto per il
pareggio. Non so,
probabilmente avrą giocato
centinaia di milioni su questo
risultato...
L'ultima partita su cui
scommettemmo fu
Bologna-Avellino. Durante la
settimana prendemmo contatti
con Stefano Pellegrini e altri
giocatori dell'Avellino. Loro
dissero: "Non c'č bisogno di
accordi né di soldi:
pareggiare a Bologna ci sta
bene". Per il Bologna ci
accordammo con Petrini,
Savoldi, Paris, Zinetti,
Dossena e Colomba. La partita
non rispettņ le promesse: il
Bologna vinse 1 a 0, noi
perdemmo tutti i soldi, e a
quel punto eravamo
completamente rovinati.
Avevamo un debito con gli
allibratori clandestini di ben
950 milioni. Soldi che, in
gran parte, ci erano stati
truffati dai calciatori. Non
ci restava che una cosa da
fare: l'esposto alla
magistratura.»
Giusto
un anno fa l'Inter
distruggeva la
Roma in casa sua
(4-1)
in una partita che
poi risultņ decisiva
per le sorti del
campionato, che gią
appare un
lontanissimo ricordo
a 4 mesi di
distanza. A chi vi
scrive il cambio di
allenatore proprio
non č piaciuto cosģ
come non č piaciuta
la
sconfitta,ennesima,
nel derby cittadino:
era dai tempi di
Tardelli (2000-2001)
che non si vedeva
giocare cosģ male
l'Inter in un derby.
Squadra con poco
mordente, con due
fantasmi in campo,
costati quasi 40
milioni di euro,che
č riuscita a
prendere un gol a
difesa schierata con
un colpo di testa di
uno che quando salta
"scava una
fossa"...Eppure
fioccano
dichiarazioni di
estrema sicurezza, a
mio avviso
millantata perchč
quando si
incominciano a far
discorsi del tipo
"ma tanto gli altri
sono indietro...",
significa che
qualcosa si č rotto
o che comunque ci
sono dei problemi.
Con le chiacchere
siamo senz'altro
campioni assoluti,
ma il sottoscritto
ha una nostalgia
assoluta dei silenzi
di chi č riuscito a
dare 3 scudetti
consecutivi ad una
pseudo societą che
non ne vinceva da
17. Non solo: la
societą, il
dirigente maggiore,
l'AZDIMAG per
antonomasia, ha
sempre gridato
l'algida purezza dei
suoi intenti, salvo
poi invischiarsi in
cose non proprio
pulite in borsa per
coprire perdite
colossali
(vedi indagini
SARAS)(SARAS2).
In un anno l'Inter
precipita dal primo
al terzo posto,
perde una partita in
trasferta dopo solo
5 giornate di
campionato quando in
precedenza ci
vollero BEN DUE ANNI
per vedere l'Inter
perdere, ed ancora
una volta viene
fatto un favore alla
squadra governativa.
Purtroppo ci
dobbiamo gią
attaccare ai ricordi
di una supercoppa
estiva ed ad un
titolo platonico (il
Vice titolo scovato
su wikipedia....)pappagallando
l'impianto mediatico
di un certo club
governativo
stomachevole.
(ulteriori documenti
sull'inchiesta
SARAS)
La Juve spreca,
l'Inter no ed č sola
Roma e Fiorentina ko,
risale il Milan
Zenga ferma i
bianconeri, Cruz
decide la sfida col
Lecce. La Lazio
travolge i viola ed
č seconda con l'Atalanta
Č durato appena
72 ore il primato
condiviso di Inter e
Juve. Grazie al
Catania, allenato
dallex interista
Walter Zenga,
riuscito a strappare
un prezioso 1-1 a
Torino con la
Juventus, lInter
resta sola al
comando della Serie
A piegando con un
sofferto 1-0 il
Lecce al Meazza di
Milano. Salato il
prezzo del pari
interno della Juve,
slittata al quarto
posto in classifica
per via delle
vittorie della Lazio
e della sorpresa
Atalanta, seconde a
quota 9, uno in meno
rispetto alla
capolista. Ma č pił
dutro il verdetto di
due squadre attese
come protagoniste.
La Fiorentina viene
travolta dalla Lazio
3-0 (nella ripresa
tre gol in 8
minuti), la Roma
cade rovinosamente a
Marassi contro il
Genoa (3-1). E' il
momento del Napoli:
batte il Palermo 2-1
e agguanta la Juve.
MILAN E NAPOLI
RISALGONO - La
squadra di Reja č
diventata pił
continua e sicura
rispetto all'anno
scorso. Hamsick č
una garanzia e apre
le marcature. Anche
l'assenza di Lavezzi
non si fa sentire:
Zalayeta fa il 2-0
prima del rigore di
Miccoli. Il Genoa
sfrutta anche la
superioritą numerica
nella ripresa, dopo
l'espulsione di De
Rossi, che nel primo
tempo aveva segnato
il pareggio
giallorosso dopo
l'1-0 di Sculli.
Doppietta di Milito
e gerarchie
rovesciate in campo
e in classifica.
Intanto il Milan si
riavvicina al
vertice. Il gioco
non č convincente,
ma intanto ora i
risultati arrivano:
a Reggio Calabria
batte la Reggina 2-1
con gol di Borriello
(poi uscito per
infortunio) e Pato.
«Sono molto contento
per il gol - ha
detto Pato ai
microfoni di Sky
-, arrivato su un
grande passaggio di
Kaką. Ma ora c'č
l'Inter, una partita
molto importante, da
vincere. Se voglio
giocare il derby?
Certo - ha concluso
il brasiliano - e
voglio che la mia
squadra vinca». Il
Milan ha 6 punti e
insieme a Genoa e
Palermo č ottavo in
classifica alle
spalle di Catania e
Udinese (7). Roma e
Fiorentina hanno 4
punti, gli stessi
del Lecce.
INTER E JUVE -
LInter rimane
dunque sola al
comando della
classifica battendo
il Lecce 1-0 e
grazie al pareggio
della Juve. Decide
il match una rete di
Julio Cruz al 79'.
Ma i nerazzurri
faticano molto a
trovare spazi e
gioco. Una traversa
di Ibrahimovic e
un'occasione
sprecata da Adriano
non bastano a dare
entusiasmo. Senza
spazi offerti dagli
avversari la squadra
di Mourinho č
soffocata e deve
attendere invenzioni
personali. Diverso
il discorso della
Juve di questo
inizio di
campionato: Sa
andare in vantaggio
presto ma non riesce
mai a chiudere la
partita. Cosģ a
Torino con il
Catania, come a
Firenze con i viola,
viene punita. E
anche a Cagliari ha
rischiato di buttare
via tre punti. Come
nella passata
stagione i
bianconeri non
riescono ad avere
ragione dei
siciliani e per la
terza volta di fila
il risultato finale
č 1-1, con Plasmati
(23' della ripresa)
che pareggia
l'iniziale vantaggio
di Amauri (16'), al
terzo gol in
campionato.
Nell'assalto finale
la Juve č anche
sfortunata: due
traverse nella
stessa azione,
diverse mischie
finite male. Ma non
si capisce come mai
anche cambiando i
protagonisti
(stasera Giovinco al
debutto al posto di
Nedved) non cambi
l'atteggiamento:
doppo l'1-0 la Juve
si ferma, crea poco
e quel poco lo
spreca. Cosģ
rischia, anche
perchč l'errore ci
puņ essere sempre
come nell'occasione
del gol del Catania:
cross da sinistra
«bucato» prima da
Legrottaglie poi da
Chiellini, anche per
uno strano rimbalzo
del pallone.
LE ALTRE PARTITE
- Siena e Sampdoria
non sono andate
oltre lo 0-0 allo
stadio Artemio
Franchi. In
classifica i toscani
salgono a 5 punti,
mentre i doriani
vanno a quota 3.
Anche Chievo e
Torino hanno
pareggiato (1-1) al
Bentegodi: i granata
passano in vantaggio
al 40' con Bianchi
su calcio di rigore,
il pareggio dei
veronesi arriva al
50' con Marcolini.
Torino e Chievo
vanno a braccetto
anche in classifica
con 5 punti a testa.
L'Udinese si č
imposta per 3-0 sul
Bologna. Allo stadio
DallAra i
bianconeri sbloccano
al 14' con il rigore
di D'Agostino. Il
raddoppio arriva al
21' con Floro
Flores. I friulani
dilagano al 73' con
Pepe. In classifica
l'Udinese sale a
quota 7, mentre i
felsinei restano a
quota 3.
L'Inter vola
anche in trasferta
Travolto in Toro con
tre gol
L'esultanza di
Maicon
TORINO - Dopo una
partenza blanda,
l'Inter ha preso
spunto da un autogol
di Pisano (tiro di
Mancini), il terzo
autogol in due
partite, per vincere
a mani basse. Unico
neo, il finale. I
nerazzurri hanno
mollato, il Torino
ha segnato e ha
colpito una
traversa. Uno
strepitoso gol di
Maicon e un
contropiede
micidiale di
Ibrahimovic hanno
atterrato il Toro
che nulla ha potuto.
I granata avevano
cominciato bene, ma
l'autogol di Pisano
li ha stroncati e
certo non hanno
giocato a favore
della squadra di De
Biasi gli infortuni
di Rosina e Corini.
Poi il bel finale,
con una bella
prestazione di
Abbruscato. L'Inter
comunque č risalita
in cattedra e, in
vista del derby
della Madonnina, ha
fatto capire di
voler tornare
padrona del
campionato.
De Biasi si č
affidato a una
formazione gią ben
collaudata, con tre
attaccanti: Rosina,
Amoruso e Bianchi.
Il capitano non č
stato fortunato: č
dovuto uscire per un
problema al
polpaccio, solo
Amoruso si č mosso
bene. Mourinho ha
recuperato Chivu in
difesa, mentre a
centrocampo
J.Zanetti ha
sostituito lo
squalificato Muntari.
Davanti, tre punte
dall'inizio:
Adriano, Ibrahimovic
e Mancini. Il Torino
inizialente č parso
meglio messo in
campo, nei primi
venti minuti, in cui
l'Inter ha fatto
parecchi errori nel
gestire la palla. A
centrocampo il Toro
ha conquistato
parecchi palloni ed
č andato avanti,
senza tuttavia
portare reali
pericoli a Julio
Cesar: tiri fuori
dello specchio della
porta, qualche colpo
di testa di Bianchi,
iniziative di
Amoruso senza
fortuna.
Poi, l'Inter. Dopo
una conclusione di
Ibrahimovic,
rasoterra, parato, i
nerazzurri hanno
preso in mano
improvvisamente la
partita: apertura di
Adriano sulla destra
per Mancini, che č
andato sul fondo e
ha messo in mezzo;
Pisano (sfortunato)
ha deviato alle
spalle di Sereni. E'
il terzo autogol di
cui usufruisce
l'Inter in questa
stagione, anzi in
due partite. Torino
col morale a terra e
raddoppio fulmineo
della squadra di
Mourinho nel giro di
due minuti.
Vieira ha aperto su
Maicon che dalla
destra si č
accentrato e, dal
vertice dell'area,
ha sparato un destro
all'incrocio dei
pali alla destra di
Sereni, che nulla ha
potuto. Un uno-due
micidiale per il
Torino che ha perso
Rosina per
infortunio. Mancini
č stato anticipato
da Pisano in
extremis, ma l'Inter
si č limitata ad
amministrare la
partita sino alla
fine del primo
tempo, da grande
squadra, prima del
rilassamento finale.
De Biasi ha cercato
di tamponare la
situazione con
Barone al posto di
Corini che non aveva
fatto male.
Mourinho ha chiamato
in causa Quaresma e
Balotelli al posto
di Mancini e
Adriano. L'Inter si
č addormentata un pņ
e il Torino ha
attaccato: Saumel ha
messo da sinistra
una palla per
Abbruscato che ha
insaccato
anticipando i
centrali nerazzurri.
Poi lo stesso
Abbruscato ha
colpito una traversa
in tuffo di testa e
il Torino ha chiuso
in crescendo.
Mourinho striglierą
i suoi per la
chiusura in calando.
TORINO-INTER 1-3
TORINO: Sereni;
Diana, Di Loreto,
Pratali, Pisano;
P.Zanetti (21'st
Ogbonna), Corini (1'st
Barone), Saumel;
Rosina (29'pt
Abbruscato), Amoruso;
Bianchi. In
panchina: Calderoni,
Colombo, Rubin,
Ventola. Allenatore:
De Biasi.
Due assist di uno
straordinario
Ibrahimovic spianano
la strada ai
nerazzurri in casa del
Panathinaikos. In
vantaggio con l'ex
giallorosso, Mourinho
ritrova lo spunto
dell'Imperatore, a
segno pochi minuti
dopo il suo ingresso.
Decisivo anche Julio
Cesar
Il gol di Adriano
per il definitivo
2-0 dell'Inter.
Afp
ATENE (Grecia), 16
settembre 2008 -
L'Inter batte il
Panathinaikos nella
prima notte europea
della gestione
Mourinho. I gol di
Mancini (27' primo
tempo) e Adriano (40'
della ripresa). Almeno
tre gli interventi
importanti di Julio
Cesar, determinante
nella parte centrale
dell'incontro.
PRESSIONE -
L'inizio non č
semplice. Cambiasso č
accerchiato, Mancini
riceve un paio di
colpi proibiti di
stile intimidatorio, i
quattro davanti a
Julio Cesar respingono
il come un muro in
procinto di cadere. Ma
č solo un adattamento,
peraltro indolore,
all'atmosfera dello
stadio Olimpico
completamente
rivestito di verde.
SUPER IBRA -
Prima del gol di
Mancini, l'Inter
costruisce tre
occasioni chiare. La
prima evapora per
l'indecisione di
Ibrahimovic (invitato
al banchetto da Vieira),
la seconda ha le
sembianze di una "trivela"
che non buca le mani
di Galinovic, la terza
č una cannonata di
Zlatan che obbliga il
portiere del "Pana" al
salto in lungo per
respingere. Poi c'č il
lampo di Ibrahimovic,
un condensato di
tecnica, coordinazione
forza fisica. Mangia
metri a tre difensori
che gli rimbalzano
addosso e poi apre le
porte del paradiso a
Mancini, che assesta
il diagonale dell'1-0.
INTESA - Julio
Cesar salva due volte
sul sorpredente Moon,
pericoloso da fuori
(traversa) e nello
stretto (scambio con
con Gilberto Silva
rovinato da un
controllo difettoso in
area). Rischi
concreti, che mettono
in evidenza i difetti
dell'attuale assetto
difensivo, colpito
almeno una volta a
partita dalla
Supercoppa contro la
Roma alla partita con
il Catania e messo a
dura prova da Cleyton
a inizio ripresa. Se
si guarda dal
centrocampo in su
tuttavia, l'Inter fa
paura. Ibra e Mancini
sembrano integrarsi
alla perfezione, e
fanno male.
SOFFERENZA - Se
Mejuto Gonzalez avesse
usato lo stesso metro
del primo tempo
(giallo a Materazzi al
primo dubbio contatto
con Salpingidis)
Cleyton non avrebbe
avuto il tempo di far
saltare lo stadio con
un sinistro a giro di
poco fuori. Al di lą
di tutto perņ, l'Inter
soffre troppo nel
finale, come
dimostrano i due
salvataggi del
guardiano interista su
punizione di Gilberto
Silva e stoccata di
Hristodoulopoulos.
IL BIS -
Inseriti Muntari e
Figo, quando si
stratta di cambiare il
peso offensivo
Mourinho tiene in
campo Ibrahimovic, il
suo totem. E non
sbaglia, perché lo
svedese serve il
pallone del 2-0 ad
Adriano, appena
entrato in campo.
L'abbraccio tra Zlatan
e il portoghese,
considerate anche le
incertezze difensive
da limare, č
un'immagine dall'alto
valore simbolico a un
anno di distanza dalla
sconfitta contro il
Fenerbahce dell'era
Mancini. Almeno in
Europa, il nuovo corso
dell'Inter non poteva
essere inaugurato nel
modo migliore.
Nell'esordio
stagionale di
Champions, nel girone
A, i giallorossi
cadono all'Olimpico
contro gli sconosciuti
romeni allenati
dall'italiano
Trombetta. Vantaggio
di Panucci, poi gli
ospiti rimontano
grazie alla doppietta
dell'argentino Culio.
Roma irriconoscibile,
messa sotto nella
ripresa
Christian Panucci
segna di testa il
provvisorio 1-0
della Roma. Afp
ROMA, 16 settembre
2008 - La Roma combina
un disastro. Perde in
casa 2-1 contro gli
sconosciuti romeni del
Cluj nella prima gara
della fase a gironi di
Champions. Rimontata
come contro Napoli e
Palermo. Il gol
iniziale di Panucci č
stato illusorio: i
giallorossi,
irriconoscibili, hanno
subito il ritorno
degli ospiti,
debuttanti in coppa
Campioni. Il Cluj ha
meritato il successo,
legittimato da
un'eccellente
prestazione
complessiva, e in
particolare da un
secondo tempo in cui
ha creato parecchi
pericoli. La Roma ha
palesato una
condizione atletica
preoccupante. Ma il
campanello d'allarme
riguarda soprattutto
la retroguardia,
peraltro decimata
dagli infortuni. E che
ha subģto due gol con
l'Inter, uno con
l'uomo in pił contro
il Napoli, tre dal
Palermo, due stasera.
Male anche i nuovi
acquisti. Riise
sostituito, Baptista
che non ha trovato la
posizione, Loria in
grave affanno. E Menez
in panca: gli č stato
preferito anche
Montella. Le
dimensioni del
risultato sono
evidenziate dalle
quote degli
scommettitori, che
davano a 9 la vittoria
dei romeni. La Roma
dovrą ritrovarsi
obbligatoriamente il
1° ottobre in Francia
contro il Bordeaux.
Con il Chelsea che
vola, non sono ammessi
altri passi falsi.
LA ROMA FA E DISFA
- Nel primo
tempo la Roma comincia
bene, ma finisce male.
Il gol del vantaggio
di Panucci, di testa,
la specialitą del
difensore giallorosso,
arriva gią al 17', e
dopo un paio di enormi
occasioni create da
Vucinic, una delle
quali respinta dal
palo. Insomma, quando
il centrale di
Spalletti mette alle
spalle di Stancioiu il
cross da destra di De
Rossi, bravo a
recuperare palla e a
calibrare poi una
parabola perfetta sul
primo palo, sembra che
la Roma possa
finalmente archiviare,
e senza troppo
affanno, la prima
vittoria stagionale,
dopo la sconfitta con
l'Inter in Supercoppa
e il punto in due
partite racimolato in
campionato. E invece
la Roma forse si
distrae, di sicuro si
"allunga" in maniera
preoccupante. La
difesa (senza i
titolari Mexes e Juan,
acciaccati) č molto,
troppo lontana dagli
altri reparti. Un po'
perchč non "sale"
abbastanza, un po'
perchč č abbandonata a
se stessa dai
centrocampisti. E i
romeni, che non hanno
proprio nulla da
perdere, allora ci
provano. Cominciano a
tirare dalla distanza,
mostrando discrete
abilitą balistiche.
Sul sinistro di
Dubarbier, Doni alza
sopra la traversa con
i pugni. Poi arriva il
pareggio. Grazie ad un
sinistro calibrato da
fuori area
dell'argentino Culio.
Poi i romeni provano
addirittura ad
esagerare. Dani in
contropiede trova un
bel destro in
diagonale, Doni si
salva con una respinta
bassa. Ma la Roma
soffre troppo.
L'intervallo č
provvidenziale. Č il
caso di schiarirsi le
idee. Perņ proprio in
chiusura arriva
un'altra brutta
notizia. Panucci
chiede il cambio:
schiena sottosopra.
OLIMPICO GELATO
- Nella ripresa si
riparte con una
sorpresa: Panucci
tiene duro ed č in
campo. Nonostante il
lungo riscaldamento di
Loria. Che deve
comunque entrate dopo
2': Panucci proprio
non ce la fa. Il Cluj
dopo soli 4' passa in
vantaggio con il
secondo gol di Culio:
uno splendido sinistro
al volo dopo la
respinta corta di
testa di Cassetti. La
Roma accusa il colpo.
Irriconoscibile. In
difficoltą atletica e
psicologica. Spalletti
non puņ pił aspettare:
dentro Totti, pur
lontano dalla miglior
condizione. Esce Riise,
fuori partita. Tonetto
scala terzino
sinistro, con Totti
centravanti e Vucinic
che si trasferisce
sulla sinistra, da
esterno alto. Ma sono
ancora i romeni, che
non credono ai loro
occhi, spesso
indisturbati nelle
loro iniziative, a
sfiorare il gol:
punizione appena a
lato di Muresan,
omonimo del centrone
romeno Nba di un po'
di anni fa. La difesa
giallorossa fa scena
muta: Peralta, ex
Inter, mai rimpianto,
colpisce di testa la
traversa.
ORGOGLIO - La
Roma prova almeno a
fare leva
sull'orgoglio. Provano
a suonare la carica De
Rossi e Vucinic, i
migliori della banda
Spalletti, ma le
occasioni latitano. Il
centrocampista della
Nazionale sfiora il
pari con una botta da
fuori area, passa
vicinissima
all'incrocio dei pali.
Č purtroppo solo un
episodio isolato. E
nei 4' di recupero
finali i giallorossi
caricano a testa
bassa, ma senza mai
farsi pericolosi. Che
serataccia.
Crisi Milan, ma Galliani conferma
la fiducia ad Ancelotti
Seconda sconfitta consecutiva in campionato: 2 a 0 sul campo del
Genoa. Il Napoli rimonta sulla Fiorentina
ROMA - Peggio, per il Milan, non poteva andare: seconda sconfitta
consecutiva in campionato. La squadra rossonera ha perso 2 a 0 sul campo
del Genoa. La seconda giornata ha invece proiettato Lazio e Atalanta al
comando della classifica a punteggio pieno. Ottima prova della squadra
di Delio Rossi che, dopo la vittoria sul Cagliari, grazie a una
splendida rete, la terza in campionato, dell'argentino Zarate e al gol,
anche questo di pregevole fattura di Goran Pandev, ha avuto la meglio
per 2-0 di un'attenta Sampdoria, con Cassano che ha perņ inciso poco
sulla sfida. L'Atalanta conquista, invece, i tre punti a Bologna. I
nerazzurri si impongono 1-0 grazie alla rete di Guarente nel primo
tempo. Vittorie importanti anche per il Lecce che ha superato, 2-0, il
Chievo con una rete ad inizio ripresa di Caserta ed il raddoppio di
Castillo, appena entrato in campo; e il Siena che si č imposto, sempre
2-0, sul Cagliari con una rete di Calaiņ ed il raddoppio di Ghezzal.
Pareggio per 1-1 tra Reggina e Torino con i gol di Amoroso e l'autorete
di Di Loreto.
NEL POSTICIPO LA JUVENTUS BATTE L'UDINESE - Un gol di Amauri regala
alla Juventus la prima vittoria in campionato. La squadra di Ranieri si
impone per 1-0 sull'Udinese nel posticipo della seconda giornata di
campionato, a decidere la partita il gol del brasiliano ex Palermo al
22' della ripresa. Ranieri sceglie la coppia Amauri-Iaquinta, in
panchina Del Piero e Trezeguet. Marino si affida al 3-4-3. Parte bene la
Juventus. Dopo un destro di Iaquinta, al 16' Amauri colpisce il palo di
testa su cross di Camoranesi. Handanovic ha il suo da fare sui tentativi
di Nedved e dei due attaccanti bianconeri, ma la difesa dell'Udinese se
la cava sempre. I friulani si fanno vedere nel finale di primo tempo ma
č centrale il colpo di testa di Quagliarella su cross di Di Natale.
Nella ripresa ancora Juve. All'11 traversa di Poulsen, al 22' il gol di
Amauri che sfrutta un rimpallo in area e con il piatto destro infila
Handanovic. L'Udinese ci prova con Inler e, al 43', con Floro Flores
che, solo davanti a Buffon, finisce a terra dopo un contatto con
Chiellini, l'arbitro lascia correre. Finisce 1-0 per la Juventus, i
bianconeri salgono a quota 4 punti, l'Udinese resta a 3.
MILAN IN AFFANO - E' rimasto solo il Cagliari a condividere l'ultimo
posto in classifica con i rossoneri, che dopo due sole giornate devono
gią confrontarsi con la parola "crisi". La sconfitta per 2-0 sul campo
del Genoa č pił di un campanello d'allarme per Carlo Ancelotti. La
squadra si muove poco e male, l'assortimento di assi non regala
scintille. Il risultato premia la squadra migliore. Il Genoa č vivace e
aggressivo, al contrario del Milan. I rossoblu provano ad innescare
Diego Milito: l'argentino non lascia il segno come bomber ma si ricicla
con successo come suggeritore. Č suo l'assist che libera Sculli
nell'area del Diavolo: Abbiati battuto, 1-0. I rossoneri "giochicchiano"
in modo lento e impreciso, senza creare una vera occasione da gol. Kaką
e Ronaldinho faticano a dialogare, Shevchenko non affonda. Il trio di
Palloni d'oro sparisce nell'intervallo, quando Ancelotti prova a
cambiare volto alla sua squadra. Fuori Ronaldinho e dentro Seedorf,
fuori Shevchenko e dentro Borriello. L'attaccante italiano, ex di turno,
prova a rendersi pericoloso ma sbatte contro Rubinho. Dall'altra parte
si vede il solito Sculli. Č lui al 59' a presentarsi davanti ad Abbiati:
sinistro potente, il portiere respinge. La retroguardia del Milan accusa
amnesie e regala troppo agli avversari. Al 64' ne approfitta Gasbarroni
che scodella al centro un pallone da spingere in rete: nessuno arriva
all'appuntamento col 2-0 e Zambrotta salva. Ancelotti cala l'ultima
carta a disposizione e inserisce Pato. Al 70' il brasiliano manda subito
un segnale con un colpo di testa che spedisce il pallone a fil di palo.
All'83' il numero 7 ha una chance ancora pił ghiotta ma non riesce a
superare Rubinho. I tentativi disperati di Ambrosini e Zambrotta servono
a poco, la benzina del Diavolo finisce. Il Genoa puņ affondare il colpo
nel finale: Maldini stende Milito, rigore. E' lu stesso a segnare il
2-0, e il Milan esce in ginocchio in ginocchio.
GALLIANI: «ANCELOTTI RESTA» - Adriano Galliani, sul fatto che
Ancelotti resti sulla panchina del Milan, comunque non ha dubbi e lo
ribadisce: «Assolutamente sģ, perņ non č che ve lo posso dire tutte le
volte perchč diventa stucchevole. D'ora in poi non ve lo dirņ pił ma non
č perché cambierņ opinione: č l'ultima volta che ve lo dico. Certo che
Ancelotti rimane in panchina». «Quali sono i rimedi? Lavorare e uscire
da questo problema, se le Nazionali ce lo consentiranno... Adesso -
prosegue Galliani - abbiamo tre settimane tutte per noi. Non č una
scusante, ma finora il nostro campionato non č iniziato perchč non siamo
mai riusciti a lavorare tutti insieme per gli impegni delle Nazionali».
LA RIMONTA DEL NAPOLI - Anche se le curve erano vuote il Napoli al
San Paolo contro la Fiorentina ha fatto tutto quello che doveva fare.
Finisce 2-1 per i partenopei, che vanno al riposo sotto di un gol (Mutu)
e rimontano nella ripresa grazie ad Hamsik e all'ex viola Maggio. Un
successo che proietta la squadra di Reja nelle parti alte della
classifica con 4 punti. I viola restano invece fermi a un punto. Poche
occasioni nella prima mezz'ora ma ritmi alti e alcuni spunti individuali
interessanti. La retroguardia viola, senza l'infortunato Gamberini e con
l'inedita coppia di centrali formata da Dainelli e Da Costa (preferito a
Kroldrup), fa fatica a contenere l'estro di Ezequiel Lavezzi. Le
emozioni vere, perņ, si concentrano tutte negli ultimi 10 minuti del
primo tempo. Fra il 36' e il 37' tremano le traverse: Gilardino si
procura una punizione dal limite e Mutu centra l'incrocio dei pali con
un destro potente a giro; poi, sul capovolgimento di fronte, Frey compie
un miracolo sulla prima conclusione da distanza ravvicinata di Hamsik e
Lavezzi sul tap-in si divora un gol giį fatto limitandosi a pareggiare
il conto dei legni. Lo spettacolo prosegue al 40' e questa volta la
coppia d'assi viola non sbaglia: Gilardino ispira con uno splendido
colpo di tacco l'incursione di Mutu (in posizione dubbia), il romeno di
sinistro anticipa Iezzo e manda al riposo i suoi in vantaggio di un gol.
Il match cambia volto nella ripresa: al 48' Lavezzi si fa perdonare il
clamoroso errore del primo tempo seminando il panico sulla destra e
pennellando al centro per il solito Hamsik, che pareggia anche il conto
dei gol. Poi, al 71', i partenopei mettono la freccia: ennesima
sgroppata di Vitale sulla sinistra e palla al centro, Da Costa prolunga
e serve un involontario assist per Maggio che di testa punisce Frey.
Prandelli, sotto di un gol, corre ai ripari: fuori uno stanco Mutu e
dentro Osvaldo, dentro anche Pazzini per Montolivo. La Fiorentina
aumenta la pressione e a -10 dal termine reclama per un sospetto
contatto in area fra Cannavaro e Gilardino. Iezzo fa buona guardia su
un'incornata di Pazzini (84') e si ripete su un secondo tentativo della
punta viola cinque minuti pił tardi. Forcing confuso della Fiorentina
nei 2' di recupero, ma il risultato non cambia.
GLI ANTICIPI DEL SABATO - Anticipi nel segno dello spettacolo e dei
grandi gol. Nel pomeriggio di sabato la Roma priva di Totti paga dazio a
Palermo. Un super Miccoli, autore di una doppietta, stende i giallorossi,
al secondo passo falso consecutivo dopo il pareggio ottenuto settimana
scorsa in casa contro il Napoli. Primi punti ed esordio col botto per
Ballardini, il tecnico rosanero scelto dal patron Zamparini per
sostituire in panchina
Altri 15 milioni di euro
per Muntari per
allontanare lo smacco
subito
per i capricci di tal
Lampard, giocatore
inglese semi
sconosciuto
arrivato in auge grazie
all'enorme "lapa" del
nuovo
allenatore
dell'Inter che ogni
giorno chiacchera,
chiacchera e
chiacchera
come una cicala
impazzita, cicale che
poi alla fine non
combinano
niente di niente....L'Inter
dell'imperatore in
pectore
della
contabilitą creativa č
tornata ai "fasti" di 4
anni fa, quando si
chiaccherava
di presunta potenza che
poi puntualmente si
scioglieva
contro Empoli, Pescara,
Lugano, Helsingborg.....
Inter: Muntari c'č,
Quaresma forse
Branca esce allo
scoperto: «Il portoghese
puņ arrivare a breve».
Oriali: «Ma ci sarą
qualche addio doloroso»
Ricardo Quaresma
L'Inter č a un passo da
Ricardo Quaresma. Ad
ammetterlo, in
un'intervista concessa
al quotidiano portoghese
«Correio da Manha», č il
direttore dell'area
tecnica nerazzura, Marco
Branca. Un annuncio che
arriva proprio nel
giorno della
presentazione ad Appiano
Gentile di Muntari.
NERAZZURRI SCATENATI -
«Si sa che l'Inter č
interessata a Quaresma
ma lui č ancora un
giocatore del Porto - ha
dichiarato - . In ogni
caso, credo che possa
arrivare a breve nel
nostro club, oggi sarą
un giorno importante per
lo sviluppo della
trattativa». Josč
Mourinho, quindi, dopo
Mancini e Muntari,
potrebbe presto essere
accontentato con uno dei
suoi pupilli. «Il nostro
interesse per Quaresma č
pubblico, lo ha ammesso
persino Mourinho, ma
dobbiamo aspettare -
avverte Branca - Entro
la fine della settimana
perņ potremmo risolvere
la questione». Il
dirigente nerazzurro non
si č sbilanciato perņ
sulle cifre dell'affare.
«Tutto a suo tempo», ha
chiosato, ma pare che il
club nerazzurro chiuderą
per un prezzo vicino ai
25 milioni di euro.
Secondo «Correio da
Manha» l'affare verrą
concluso quanto prima
grazie anche
all'inserimento di una
clausola, che garantisce
al Porto il 25% su
un'eventuale futura
cessione dell'esterno
lusitano. «Il Porto non
molla ma Quaresma č
determinato ad andare
via - assicura una fonte
vicina al club
portoghese - . Pensa gią
a un futuro lontano da
qui».
«ADDIO DOLOROSO» - A
parte Quaresma, a questo
punto il mercato
dell'Inter č chiuso sul
fronte degli arrivi. Ora
bisognerą sfoltire la
rosa e si consumerą
«qualche addio
doloroso». Č il
consulente di mercato
nerazzurro, Gabriele
Oriali, a fare il punto
della situazione alla
luce anche delle
esigenze manifestate dal
tecnico Mourinho.
«Quello di Muntari č
l'ultimo acquisto - ha
assicurato Oriali,
smentendo Branca - ora
si lav
DONADdddONI CACCIATO A
CALCI, TORNA MISTER
LIPPI IL RE DEL "CULO"....
Gli Europei si chiudono
col successo della
Spagna, il secondo dopo
quello del 1964, sulla
Germania, alla sesta
finale europea,per 1 a 0
in una partita non
entusiasmante. Donadoni
paga i due rigori
sbagliati da Di Natale e
De Rossi e viene
cacciato a calci. Al suo
posto di nuovo Lippi
dopo il biennio
2004-2006. E' la prima
volta che ritorna un
allenatore in nazionale
(Valcareggi 1966-1974,
Bearzot 1975-1986,
Vicini 1986-1992,Sacchi
1992-1996,Maldini
1996-1998,Zoff
1998-2000,Trapattoni
2001-2004,Lippi
2004-2006,Donadoni
2006-2008,Lippi Bis
2008-......)
MANOVRE RIDICOLE E FALLIMENTO
TOTALE DEL PROJECT FINANCIAL
ITALIOTA: ALITALIA E TAV
Se il NEON-GOVERNO dichiara
lucidamente che: «L'Italia č un
Paese molto solido nella sua
economia»; a fronte di numeri
impietosi che dicono invece: La
crescita economica italiana č ad
un "punto morto" e nel 2008 il pil
avanzerą solo dello 0,1%. Č
quanto annuncia la Commissione
europea nelle previsioni
economiche intermedie, spiegando
che «questo dato rappresenta una
revisione al ribasso delle gią
deboli stime di crescita formulate
nella primavera, pari allo 0,5%, e
implica che non ci sarą nessun
effetto traino per il 2009»(FONTE
CORSER); la fumosa opposizione
cerca dei rimedi tangibili
nella .televisione. Dato che il
pappagallare č lunica cosa che
riesce benissimo allo pseudo-capo
dellopposizione, ecco il sorgere
del trio delle meraviglie televisive
sinistrate: la
dalemiana Red , la veltroniana Youdem,
oltre a Rai3. I sinistrati ad onor
del vero sono ancora sotto di due
televisioni rispetto al Champion
Chips, questultimo che tra
laltro,recentemente,si č disfatto
di una sua creatura, ovvero
quella TV delle Libertą affidata
ad una delle sue Pompadur : "la
tv della gente, non dei politici",
di Michela
Vittoria Brambilla
ha visto infatti tramontare il suo
sogno mediatico: le trasmissioni
della
tv della Libertą
sono state sospese. A casa i 13
giornalisti e tutta la squadra
tecnica, dopo aver accumulato 20
milioni di debiti,
un milione al mese, visto che la
tv della rossa protetta di
Silvio Berlusconi
era stata inaugurata nel giugno
2007 con un
messaggio dello stesso Presidente
del Consiglio.
Visto lo spazio creatosi dal
congelamento della
passeggiatrice forzista, subito
i sinistri vi ci sono
precipitati dentro a tutta forza,
loro che sbandierano ai quattro
venti di essere ereditieri della
sana tradizione politica di
sinistra a fianco della gente (non
si capisce bene quale ..). Eccovi
i palinsesti del regno etereo
delle Nuova Sinistra Italiota: La
veltroniana Youdem
(acronimo di
Yes Obama United in Dialog e
Mutism) ha come
logo la figurina Panini di
Pizzaballa e si propone di
educare il popolo della sinistra
al dialogo con Berlusconi.
I programmi si aprono con Saranno
fumosi, a cura di
Bettini, Realacci e Cerami. Schivo
come sempre, Veltroni andrą in
onda in prima serata, ma solo il
sabato e la domenica, dagli studi
di Sabaudia, col varietą bilingue
Yes
Week End. Ma pare
abbia gią in serbo, per le
elezioni europee, un grande
exploit allamericana: Loft,
la risposta italiana a Lost.
Grande attesa per gli appuntamenti
con la tv veritą: RiforMissing,
variante riformista di Chi lha
visto?, organizzerą le ricerche
dei neoeletti del Pd provenienti
dalla societą
civile e
misteriosamente inabissatisi in
Parlamento: si parte con
Calearo, Daniela Cardinale e il
generale Del Vecchio,
per proseguire coi due terzi del
governo-ombra. La Madia,
miracolosamente recuperata in
pieno oceano da Piero e Alberto
Angela in perlustrazione,
racconterą la sua drammatica
esperienza nella serie La
fossa delle Marianne.
Colaninno jr., a
lungo dimenticato in un
ripostiglio del Loft, verrą
rispolverato e riattato per una
nuova edizione di
Don Matteo, che
indaga sulla
cordata Alitalia capitanata dal
padre Roberto.(CHI
E ROBERTO COLANINNO?? Ecco che
corre in nostro aiuto la grande
enciclopedia Wikipedia: Definito
imprenditore, durante il primo
governo Prodi,erede diretto del
socialismo rampantista di
craxiana memoria, quello dei cosģ
detti capitani coraggiosi che
acquisivano a mani basse le
svendite prodiane di ingenti
segmenti produttivi italiani come
il comparto IRI (Alfa Romeo,
Cirio,
Ansaldo,eccetera ),attraverso
linfluenza della Cir di De
Benedetti,diveniva amministratore
delegato di Olivetti ed in tal
guisa creava OMNITEL,societą
fornitrice di servizi di fonia
mobile. Da questo blocco,
attraverso unopa particolare
(ovvero unofferta di pubblico
acquisto chiamata
Leverage BuyOut,
(vedere nota a calce)che sfrutta i
flussi di cassa della societą
acquisita per pagarne i
debiti)acquisisce il controllo,nel
1999, della compagnia telefonica
nazionale TELECOM. L'operazione
riesce, creando tuttavia un grosso
debito in Telecom stessa, che la
renderą vulnerabile ad una scalata
successiva. In conseguenza di ciņ,
nel 2001 vende la Telecom a
Pirelli
(Tronchetti Provera) e
Benetton,
creando una notevole
plusvalenza
(1,5 miliardi di euro) nelle casse
di Bell,
la societą veicolo lussemburghese
con la quale Colaninno e Gnutti
ottennero il controllo di Telecom.
Per questa plusvalenza la societą
č stata indagata per
evasione fiscale
e multata dall'Agenzia
delle entrate
per 1,937 miliardi di euro.
L'accertamento con adesione a cui
hanno aderito i soci di Bell ha
permesso la riduzione delle
sanzioni ad un quarto del minimo,
cosģ la societą ha dovuto versare
al Fisco
solamente 156 milioni. Grazie a
questa pacca sulle spalle,
Colaninno acquisisce nel 2002
Piaggio, la casa italiana
produttrice di veicoli a 2 e 3
ruote, per ora al quarto posto nel
mondo come produzione.Da 6 anni
dormiente, Colaninno ritorna alla
carica grazie allaffare ALITALIA:
con i buoni uffici del Champion
Chips infatti, a fronte del
fallimento della principale
compagnia di bandiera aerea
nazionale, viene creata la S.P.A.
Compagnia Aerea Italiana a costo
0,totalmente svincolata dai debiti
di Alitalia, con il monopolio
totale delle rotte nazionali e con
la facoltą di rinegoziare TUTTI i
contratti di lavoro di Alitaria a
SUO piacimento [ operazione
artificiosa creata da Champion
Chips allo scopo di aggirare
lennesimo richiamo con multa
dellUnione Europea in relazione
ai continui aiuti di stato
elargiti alla compagnia di
bandiera destinata al fallimento,
i cui costi fallimentari verranno
scaricati ovviamente sulla
societą .SI TRATTA DI UNA LEVERAGE
BUYOUT 2,dato che la prima,come
abbiamo vista aveva dato i suoi
frutti con Telecom ]) A notte
fonda, per Fuori
Orario - Cose mai viste,
vecchi spezzoni di Veltroni che
esalta lUlivo, denuncia il
conflitto dinteressi e cita la
questione morale. Lemittente
dalemiana Red
(acronimo di
Ritorno e Distruggo,
o di
Riformismo Estrema Destra)
ha come logo una barca a vela coi
baffi e si propone - in
contrapposizione con Youdem - di
educare il popolo della sinistra
al dialogo con Berlusconi.
Nasce dalle ceneri di una tv
satellitare il cui nome evoca il
numero dei firmatari della
petizione Salva lItalia
auspicati da DAlema: Nessuno.
E Il mio nome č Nessuno sarą
anche una delle rubrica pił
attese, a cura di
Polito El Drito e Stefano
Menichini: gią
allertata la Protezione civile per
arginare lafflusso dei fans
allarrivo della coppia negli
studi. Per le famiglie, a grande
richiesta, torna La
signora in giallo:
Livia Turco di ritorno dal
parrucchiere.
Reduci dai trionfi in Sicilia e a
Roma,
Anna Finocchiaro e Francesco
Rutelli ridanno
vita al celebre gioco a premi Signori,
il fiasco č servito.
Molto attesi i programmi musicali
del
dj Bobo Craxi
(musiche di evasione) e
Pierluigi Bersani:
dopo lannunciata intervista col
suo idolo Vasco Rossi, lex
ministro sarą alle prese con un
gruppo di
tassinari romani suoi sfegatati
ammiratori, che
tentano di arrotarlo sulle
strisce.
Piero Fassino e Anna Serafini
festeggiano le nozze di platino in
Parlamento (11 legislature in due)
con la sit-com Il
gioco delle coppie.
Sigla iniziale Oak Fund (di
Tavaroli-Cip-Ciop), sigla finale
Che fretta cera, maledetto
Tronchetti Provera (di
DAvanzo-Tavaroli).
In prima serata il programma di
punta: Il
commissario Max,
una serie italo-pugliese in cui un
tizio in barca a vela infila
naufragio via laltro,
precipita financo da un gommone,
ma passa sempre per molto
intelligente. Seguirą Ikarus,
primo esperimento di talk show
sociale che denuncia i drammi del
precariato nel duro mondo degli
skipper. Per il genere horror,
Consorte, Latorre, Fiorani e
Ricucci nel
classico La
banca dei quattro.
Molto attese le rubriche Gli
Insaccąti, con
Curzi, Minoli e Saccą, e Neri
per caso, con la
nuova coppia Amato & Alemanno.
Luciano Violante, dopo le
aperture sulla giustizia che hanno
scavalcato a destra Ghedini e
Alfano, canterą
con i Camaleonti e curerą un
programma sui lifting dal titolo
arboriano: Violante1
a Violante2.
Invitato a partecipare con un
programma tutto suo,
Antonio Bassolino
ha cortesemente declinato:
Spiacente, ma ho gią firmato
lesclusiva con Mediaset per una
fiction sul miracolo napoletano.
Titolo provvisorio: Il
Ritorno di Er Monnezza.
Nota:LEVERAGE BUY OUT
Il leveraged buyout o LBO č una
particolare tipologia di operazione
di acquisizione di una
societą(Private equity), che prevede
la creazione di una societą-veicolo
distinta dagli investitori
finanziari e dalla figura dello
sponsor, che č l'intemediario
finanziario alla ricerca di imprese
target (la societą da acquisire, di
solito non quotata in borsa), in
genere un fondo private equity.
Nella Newco affluiscono le risorse
finanziarie attraverso equity,
debito senior e debito junior. Nella
fase successiva si puņ verificare
che:
1) La NewCo conferisce gli asset
nella societą target e quindi riceve
partecipazioni della stessa (schema
Opennheimer).
2) Si ha una fusione per
incorporazione tra societą target
(in genere incorporante) e NewCo
(incorporata),secondo lo schema Kkr.
Tale operazione puņ avere come
investitori: - Management della
societą (Managemet buyout) -
Management di altre societą
(Management buyin) - Lavoratori
della societą (Workers
buyout)
e permette di entrare nella
compagine sociale non solo
attraverso capitale di rischio, ma
anche tramite indebitamento
finanziario.
Il debito contratto viene
generalmente poi ripagato o con i
flussi di cassa generati
dall'impresa acquisita o vendendo
rami dell'azienda (o business unit
non strategiche). In questo secondo
caso si parla anche di break-up.
Non vi č dubbio che la nuova societą
avrą un indebitamento finanziario
maggiore, quindi tale strumento si
dovrebbe applicare con societą
target caratterizzate da un basso
grado di leva finanziaria, e con
un'alta capacitą di produrre cash
flow(contante), proprio perché la
nuova societą dovrą essere in grado
di ripagare gli oneri finanziari
aggiuntivi.
Fino al 2003 vi era un espresso
divieto di porre in essere
operazioni di Lbo, poiché strumento
di aggiramento per interposta
persona (Newco) del divieto di
sottoscrizione di azioni proprie
(art.2357 c.c.) e del divieto di
assistenza finanziaria per la
sottoscrizione o l'acquisto di
azioni proprie.
Di fatto la Newco č una scatola
vuota priva di capacitą di produrre
reddito, ma modi di sbagliata
applicazione di tale strumento nel
caso italiano, in particolare, vi č
da dire che tale strumento applicato
nella giusta maniera (qui entra in
gioco il ruolo importante della
consulenza dell'advisor)
puņ garantire dei vantaggi legati al
miglioramento della
corporate governance,
e, nel caso per esempio del Mbo e
Wbo, di poter condividere il rischio
di impresa con soggetti dipendenti
della societą stessa.
Il leveraged buyout č stato
espressamente reso lecito
nell'ordinamento giuridico italiano
a seguito della riforma del diritto
societario del 2003, la quale ha
permesso di superare i dubbi di
legittimitą che venivano sollevati
sulla base del divieto, contenuto
nel primo comma dell'art. 2358 c.c.
che inibisce alle societą di
accordare prestiti o concedere
finanziamenti per l'acquisto di
proprie azioni.( succede quando sei
in forte perdita e non riesci a
piazzare la tua carta
straccia teniamo presente che nel
2003 era allopera il secondo
governo Champion Chips)
La riforma ha perņ subordinato la
liceitą della operazione
all'adempimento di alcuni oneri. In
particolare, gli amministratori
delle societą interessate
all'operazione dovranno predisporre
un piano economico e finanziario,
confortato da una relazione di
esperti che ne attesti la
ragionevolezza, nel quale devono
essere indicate le fonti delle
risorse finanziarie e devono essere
descritti gli obiettivi che si
intendono raggiungere.
Importante infine č la distinzione
tra debito senior (ossia con
garanzie e covenant positive e
negative) e debito junior. Quest'ultimo
viene remunerato dopo il debito
senior.
In una operazione corretta di
levereged buyout la concessione del
debito senior č subordinata ad una
serie di condizioni, quali:
- L'obbligo di pagare interessi e
capitale nel caso in cui vi sia un
esubero di liquiditą - Il
mantenimento del rapporto Debt/Equity
entro un certo valore(in genere
1,75).
Un'impresa puņ decidere il
riacquisto delle proprie azioni, se
il prezzo in Borsa č in forte calo.
In questo modo, alimenta una domanda
che rialza il corso azionario,
agisce in controfase rispetto al
mercato, comprando mentre la
maggioranza degli investitori vende
le proprie quote.
Il rialzo del prezzo cosģ ottenuto
non č limitato solamente al momento
in cui č lanciata la richiesta di
acquisto e si manifesta la domanda:
diminuendo le azioni in possesso di
soggetti terzi, l'impresa diminuisce
le azioni da remunerare, e, a paritą
di utili,
il
dividendo
per azione č pił alto, e di
conseguenza il prezzo se calcolato
in base al profitto atteso e ai
fondamentali dell'impresa.
Il riacquisto puņ anche avere
finalitą speculative, per creare un
prezzo al di sopra della media degli
ultimi periodi.
Da questa situazione puņ trarre
vantaggio l'impresa per aumenti di
capitale sociale a pagamento,
collocando azioni a prezzi molto
remunerativi; oppure il management
per l'esercizio delle stock
option,
che danno il diritto di acquistare
(donare) ad un prezzo inferiore al
valore di mercato.
GLOSSARIO
Le stock option sono opzioni
call
europee o americane che danno il
diritto di acquistare azioni
di una societą ad un determinato
prezzo d'esercizio (detto strike).
Le stock option esistono non per
tutte le societą
per azioni,
ma solo per quelle quotate.
Nelle opzioni call, tale diritto č
esercitato se il prezzo d'esercizio
č inferiore al valore corrente
dell'azione quotata.
Tuttavia, le stock option sono un
caso particolare. Esse sono
conferite gratuitamente ai manager e
(pił raramente) ai dipendenti.
Entrambi non pagano alcun prezzo
d'acquisto; l'opzione perde ogni
valore dopo la scadenza e, dunque,
prima della scadenza viene
esercitata se il prezzo d'esercizio
(strike
price)
č inferiore al valore di mercato cui
č quotata l'azione
sottostante.
Se il dipendente/manager non investe
in Borsa e non dispone di un
portafoglio gią diversificato, le
azioni conferite direttamente o
tramite opzioni esercitate entro la
scadenza sono associate al rischio
specifico dell'impresa e del
settore, oltre a quello non
eliminabile legato all'alta
volatilitą dei titoli azionari anche
nel breve termine.
Le opzioni su un titolo azionario
sottostante
hanno rispetto al conferimento
diretto di azioni, un profilo rischio/rendimento
pił bilanciato e ottimizzato.
Azioni e opzioni vengono distribuite
a manager e talora a dipendenti come
incentivo ad aumentare la loro
produttivitą.
Il salario č composto di una parte
fissa (salario base) e di una parte
variabile, della quale le stock
option sono una componente
prevalente nei salari dei dirigenti.
Le azioni vengono valorizzate ad un
prezzo inferiore al prezzo
di mercato
(la
quotazione
di borsa
al momento della vendita) contro la
legge
di concentrazione
che prevede che qualsiasi scambio di
azioni da parte di qualunque
soggetto economico, non possa
avvenire al di fuori della borsa.
Il conferimento č legittimo poiché
il dipendente non paga queste
azioni/opzioni. Le azioni in quanto
sono un frazionamento della
proprietą dell'impresa, come
qualunque proprietą, possono essere
cedute gratuitamente (donazione)
o contro un prezzo
(vendita).
La legge di concentrazione restringe
alla Borsa il luogo della vendita
della proprietą d'impresa, ma non da
restrizioni alla donazione.
Tuttavia, fornisce un'opportunitą di
arbitraggio,
di un guadagno certo e immediato,
rivendendo o esercitando le stesse
opzioni in Borsa. Nel caso delle
opzioni, l'arbitraggio č possibile
se ad esempio il prezzo d'esercizio
fissato č inferiore al valore al
quale č quotato il titolo il giorno
del conferimento dell'opzione, o nei
giorni precedenti. La volatilitą dei
titoli azionari č comunque alta
anche nel breve periodo.
L'arbitraggio pił evidente č nella
rivendita in Borsa di un'opzione che
non č costata nulla al lavoratore.
Questa alternativa č facilmente
prevedibile che sia preferita al
trattenimento dell'opzione per
esercitarla quando il prezzo del
sottostante supera lo strike,(perché
spesso e volentieri lo strike,ovvero
il prezzo desercizio,č superiore al
valore dellazione)specialmente se
l'opzione č europea e puņ essere
esercitata e divenire liquida
soltanto a scadenza. La rivendita in
Borsa ha analoghe commissioni e
tassazione, ma č a rischio zero (il
derivato ha un ampio mercato e,
dunque, un'alta probabilitą di
vendita) ed č subito liquidabile.
Infatti, per l'opzione il prezzo č
stabilito con il modello di Black e
Scholes
che ipotizzano un moto
browniano,
una variazione casuale e continua
dell'azione sottostante. Tale
ipotesi č applicabile per i titoli
di Borsa che variano con continuitą,
ossia che godono di un ampio mercato
secondario. Solo su azioni molto
contrattate, scambiate
quotidianamente in grandi volumi si
sviluppa anche un mercato di
derivati.
L'arbitraggio non ha perņ un costo
nullo, in termini fiscali e di
commissioni per l'esercizio di
un'opzione.
COME SI PAGANO LE STOCK OPTION
L'esercizio della stock option
impegna l'impresa che puņ pagare in
tre modi:
1.in denaro, richiedendo
un'uscita di cassa per pagare il
prezzo d'esercizio.
2.in azioni cedute al prezzo
d'esercizio, con un aumento di
capitale "alla pari" (non a
pagamento), in cui in particolare le
azioni hanno un valore nominale
uguale al prezzo d'esercizio
dell'opzione.
3.in azioni cedendo quote di
proprietą della societą.
Nei primi due casi, l'operazione
diminuisce la cassa o accresce la
voce del passivo,
il
capitale sociale,
diminuendo gli utili. Č visibile in
bilancio
agli azionisti.
Nel terzo caso, invece, il passaggio
di quote non varia la voce del
capitale sociale, ma soltanto la sua
composizione. Salvo una citazione
nella nota
integrativa,
puņ sfuggire agli azionisti. Se il
conferimento di stock option con
questa modalitą riguarda migliaia di
dipendenti piuttosto che ha una
cadenza mensile (anziché annuale),
l'entitą di azioni della societą
cedute č rilevante ed č
un'informazione price-sensitive non
comunicata al mercato.
LA RIVENDITA IN BORSA SENZA
ESERCIZIO E LOPZIONE PUT
In alternativa, senza alcun
intervento dell'azienda né
contabilitą, il dipendente puņ
rivendere in Borsa la stessa opzione
senza esercitarla.
Questa č una possibilitą di un
aumento retributivo a costo zero per
l'impresa. L'impresa emette delle
opzioni (costo d'emissione nullo).
Il dipendente che le riceve in
"regalo" non le esercita, non le
presenta all'incasso dell'impresa,
ma le rivende in Borsa. Il
possessore del titolo non esercita
l'opzione a scadenza perché non č
conveniente (valore dell'azione
inferiore al prezzo d'esercizio).
Non necessariamente quest'"arricchimento"
a costo zero del lavoratore avviene
a discapito di qualche soggetto con
un flusso finanziario negativo (che
ci rimette del denaro). La persona
che non esercita l'opzione, puņ
essersi cautelata sottoscrivendo
un'opzione di segno opposto (un'opzione
put
con lo stesso prezzo d'esercizio e
scadenza).
QUANDO SI ESERCITA LOPZIONE
Quando il prezzo dell'azione quotata
č maggiore del prezzo d'esercizio
(strike) č conveniente esercitare
l'opzione. L'azienda dovrą fornire
delle azioni; anche qui il flusso
non č negativo in quanto il prezzo
di vendita (sia lo strike che la
quotazione di borsa) non possono
essere inferiori al valore nominale
dell'azione. Essendo illegale
vendere azioni sotto la pari, si
possono stipulare opzioni con strike
pari o superiore al valore nominale
(che non varia nel tempo) delle
azioni sottostanti; diversamente il
contratto-derivato č nullo.
I RISCHI PER LAZIENDA
Nel lungo periodo, il flusso di
cassa dell'operazione puņ diventare
negativo se si considera che č
maggiore il numero di azioni da
remunerare con gli utili oppure che
il prezzo puņ essere penalizzato da
un calo del dividendo per azione.
L'azienda puņ azzerare tale fenomeno
emettendo delle opzioni call di
eguale scadenza e strike che
incasserą se conveniente a scadenza.
Cosģ, le azioni che dovrą cedere al
mercato saranno quante quelle di cui
rientrerą in possesso, senza
cambiare la composizione dell'azionariato
dell'impresa. La decisione del
conferimento spetta all'Assemblea
degli Azionisti, il cui
pronunciamento č in generale
incerto. Da una parte, puņ essere
restia a dare gratis azioni che da
parte loro sono state pagate, e ad
aumenti di capitale non a pagamento
dai quali l'impresa non incassa un
sovraprezzo per finanziare la
crescita. Tali aumenti allargano
solo il numero di azioni (e di
azionisti) fra i quali frazionare i
dividendi senza allargare il raggio
di attivitą dell'impresa e
accrescere gli utili.
PERCHE LOPZIONE??
Al conferimento di stock option e
azioni si LEGA una considerazione
ideologica ed economica. Le azioni
sono "pezzi d'impresa", la proprietą
dell'impresa frazionata; un loro
possesso da parte dei dipendenti
significa la partecipazione del
lavoratore alla proprietą dei mezzi
di produzione.
La diffusione della partecipazione
dai soli dirigenti, ai quadri e ai
dipendenti puņ essere intesa come il
passaggio ad un modello di
azionariato diffuso, sul modello di
una public
company
americana. Ciņ puņ essere visto come
l'impresa che si apre alla societą,
coinvolgendo nella proprietą un
numero crescente di persone.
Infine, č rilevante una
considerazione organizzativa.
Conferire a manager e dipendenti
azioni della societą significa
allineare il loro interesse
personale a quello degli azionisti,
ossia massimizzare il valore
economico.
Tutte le considerazioni fatte sono
valide, se il dipendente e il
manager tengono le azioni nel lungo
periodo, che equivale a speculare al
rialzo e scommettere sul successo
dell'impresa. Non valgono, se come
prassi, azioni e opzioni vengono
subito rivendute.
CORPORATE GOVERNANCE
All'interno di un'impresa (corporation)
si definisce corporate governance
l'insieme di regole, di ogni livello
(leggi, regolamenti etc.) che
disciplinano la gestione
dell'impresa stessa. La corporate
governance include anche le
relazioni tra i vari attori
coinvolti (gli
stakeholders,
chi detiene un qualunque interesse
nella societą) e gli obiettivi per
cui l'impresa č amministrata. Gli
attori principali sono gli
azionisti
(shareholders), il
management
e il
consiglio di amministrazione
(board of directors).
L'interesse per i metodi di
corporate governance č cresciuto
molto in tempi recenti, soprattutto
a causa del crollo di colossi come
la societą energetica Enron
Corporation.
PRIVATE EQUITY (ATTIVITA DI
ACQUISIZIONE FINANZIARIA di SOCIETA
A DEBITO)
Il private equity č un'attivitą
finanziaria
mediante la quale un
investitore
istituzionale rileva quote di una
societą sia acquisendo le azioni,
che apportando nuovi capitali
all'interno di una societą (target).
Generalmente le societą target (come
nel caso di Telecom che era,nel
1998,unazienda pubblica) non sono
quotate in borsa,
e presentano un'elevata capacitą di
generare flussi
di cassa
costanti e altamente prevedibili,
ovvero importanti tassi di crescita
potenziale. L'investitore si propone
di disinvestire nel medio-lungo
termine realizzando una
plusvalenza
dalla vendita della partecipazione
azionaria.(Come
fece Colaninno nel 2001 )
Gli investimenti in private equity
raggruppano un ampio spettro di
operazioni, in funzione sia della
fase nel ciclo di vita aziendale che
l'azienda target attraversa durante
l'operazione di private equity, sia
della tecnica di investimento usata.
Venture capital
- investimenti in societą avviate,
ma con flussi di cassa negativi e
grandi potenzialitą di crescita e
fabbisogni di cassa per finanziare
il lanci dei prodotti o sviluppare
il mercato
Development Capital
- investimenti in societą avviate,
con flussi di cassa positivi in
rapida crescita con fabbisogni di
cassa legati allo sviluppo del
mercato
Management Buyout
(MBO) -
Management Buyin
(MBI) - societą medio/grandi dove
il management assume un ruolo di
imprenditore
rilevando assieme ad un
Fondo
di private equity l'azienda. Si
chiamano MBO quelli in cui il
management dell'azienda compra e
MBI quelli in cui sono manager
esterni all'azienda che comprano.
Special Situation
o fondi di
Turnaround
- investimenti in aziende in
crisi. Si suddividono in
Turnaround Operativi e Turnaround
Finanziari
Leveraged buyout
(LBO) - Investimenti di MBO/MBI in
cui viene usata come technicality
una grande quantitą di
debito
per acquistare la societą dove in
taluni casi l'azienda viene
venduta a pezzi per ripagare il
debito (i
break
up)
Going
Private
- Investimenti in Aziende quotate
per cui l'investitore di private
equity vede un valore nel ritirare
l'azienda dal mercato,sistemarla e
rifocalizzarla e poi cederla con
profitto.
I General partners di un fondo
ottengono i fondi da Investitori
Istituzionali che formalizzano il
loro investimento diventando dei
limited
partners,
ovvero senza responsabilitą oltre a
quanto versato. I General partners
invece sono responsabili in solido
per le attivitą dei fondi. Quando i
General partner identificano un
investimento idoneo alle finalitą
del Fondo, svolgono una serie di
analisi e strutturano un processo di
due
diligence
sull'azienda. Al buon esito della
Due Diligence i General Partners
"chiamano" quote di capitale dagli
investitori (le Capital Call) e
ciascun investitore la sottoscrive
pro-quota.
Tutte le decisioni di investimento,
gestione e dismissione sono gestite
dai General Partners a volte
raccolti assieme agli investitori
principali nei Consigli di
Amministrazione del Fondo. L'insieme
degli investimenti di un fondo di
private equity si definisce
Investment Portfolio.
BUYOUT (MODO DI ACQUISIZIONE
SPECIFICO MANAGERIALE)
Un buyout č una operazione di
investimento per cui un'azienda č
acquisita in gran parte da un gruppo
di manager (definito generalemente
Management Team) che diventano
manager/imprenditori. Il Management
Team acquirente viene generalmente
affiancato da un financial sponsor,
tradizionalmente un fondo di private
equity,
che fornisce gran parte delle
risorse finanziarie per
l'operazione.
Le operazioni di buyout si
classificano in funzione della
provenienza del Management Team
Management Buyout
(o MBO) - operazione in cui il
management esistente acquista
l'azienda
Management Buyin
(o MBI) - operazione in cui un
Management Team esterno
all'azienda pone in essere
l'acquisizione
Se nella operazione MBO/MBI si fa
utilizzo di una forte leva
finanziaria
come tecnicalita' dell'operazione si
parla allora di
Leveraged management buyout
(o LBO o LMBO)- operazione di MBO/MBI
con l'utilizzo della leva
finanziaria.
MANAGEMENT TEAM BUYOUT
Il management buyout, noto com l'acronimo
MBO, č una operazione di
acquisizione di azienda da parte di
un gruppo di manager interni
all'azienda che assumono la figura
di manager/imprenditori.
Il gruppo di manager acquirenti
vengono generalmente affiancati da
un
financial sponsor,
tradizionalmente un fondo di private
equity,
che fornisce gran parte delle
risorse finanziarie per
l'operazione.
MANAGEMENT TEAM BUYIN
Il management buyin, noto com l'acronimo
MBI, č una operazione di
acquisizione di una azienda da parte
di un gruppo di manager esterni
all'azienda stessa che assumono la
figura di manager/imprenditore.
WORKERS BUYOUT
Workers buyout
č un'operazione di acquisto di una
societą
che prevede che l'acquisto venga
realizzato dai dipendenti
dell'impresa target attraverso
l'intervento dei fondi
pensione
ed il ricorso ad un
Employee Stock Ownership Plan
(ESOP). Č una tipologia di
operazione diffusa soprattutto negli
Stati
Uniti.
LEVA FINANZIARIA
Sfruttare la leva finanziaria, in
sostanza, vuol dire prendere in
prestito
dei capitali confidando nella
propria capacitą di investirli
ottenendo un
rendimento
maggiore del tasso
di interesse
richiesto dal prestatore. L'uso
della leva finanziaria č tipico
degli investimenti
azionari
in prodotti
derivati
(futures)
o i
Leverage BuyOut,
che consiste nel manovrare una
determinata quantitą di
strumenti finanziari
utilizzando un investimento di
capitale minimo.
Un caso eclatante di sfruttamento
della leva finanziaria (intesa nel
senso della ragioneria e della
finanza aziendale) č dato dagli
hedge
fund.
Questi soggetti economici spesso
utilizzano valori della leva
finanziaria assai elevati, anche
superiori a mille ossia,
l'indebitamento finanziario netto di
un hedge
fund
č spesso mille volte superiore al
suo patrimonio netto.[
IL
DISASTRO TELECOM-ALITALIA, COME
VISTO, COINCISE CON LA SALITA AL
POTERE DEI "SINISTRI"PSEUDO LIBERAL
CAPEGGIATI DALL'ASSE PRODI-DALEMA,UNA
MISCELA DOROTEO-SOVIETICA CHE HA
PRODOTTO MOSTRI IMPUNITI PAPPA E
CICCIA CON IL VENTENNIO "IOTA" SORTO
NEL 1994. QUESTO BRANCO DI MUMMIE
CONTRORIFORMISTE AGGIORNATE AL TERZO
MILLENNIO VENGONO POI CONTINUAMENTE
SPALLEGGIATE DA CHI E' AL POTERE:
SCATTA IL RILANCIO !
Arrivano i rimborsi fiscali: 300 milioni
per l'Irpef, 3 miliardi per l'Irpeg. I primi per le dichiarazioni
dei redditi fino al 2006, i secondi per chi aspetta da oltre dieci
anni
(Emblema)
ROMA
- Grazie ai fondi stanziati dal decreto
anticrisi, sono in arrivo i rimborsi fiscali.
Lo comunica l'Agenzia delle entrate.
Sono infatti 300 i milioni di euro di rimborsi Irpef per chi ha
presentato la dichiarazione dei redditi sino al 2006, mentre sono in
corso di pagamento anche 3 miliardi di euro a favore dei
contribuenti che aspettano rimborsi Irpeg da pił di dieci anni.
L'operazione, si legge in una nota, verrą completata entro i primi
mesi del 2009. «Questo intervento consente di fornire un tangibile
sostegno alle imprese che potranno beneficiare di immediata
liquiditą in un momento di crisi economico-finanziaria», dice la
nota.
RIMBORSI
- Nel 2008, invece, ammontano complessivamente a 6,5
miliardi i crediti per imposte dirette pagati dall'Agenzia. Per i
contribuenti che hanno comunicato il codice bancario Iban, i
rimborsi verranno accreditati direttamente sul conto corrente. Per
tutti gli altri, invece, le somme verranno pagate con vaglia
cambiario della Banca d'Italia oppure in contanti in un qualsiasi
ufficio postale. Sul fronte delle imposte indirette, inoltre,
toccano quota 7,3 miliardi i rimborsi Iva erogati in conto fiscale
nel corso dell'anno, cui si sommano i 119 milioni di euro di
rimborsi Iva auto richiesti dai contribuenti a seguito della
sentenza della Corte di giustizia, i 347 milioni per altre imposte
indirette e i 2,4 milioni di rimborsi per tasse di concessione
governativa.
Crac
Parmalat, dieci anni a Tanzi. I giudici del
tribunale di Milano hanno assolto gli altri imputati, condannando
solo l'ex patron
Calisto Tanzi (Ansa)
MILANO
-
I giudici del tribunale di Milano hanno condannato a dieci anni di
reclusione Calisto Tanzi per la vicenda del crac Parmalat.
Il pm aveva chiesto tredici anni.
L'ex patron dell'azienda di Collecchio, era imputato insieme ad
altre otto, tra persone fisiche e societą, per aggiotaggio, falso
dei revisori e ostacolo alla Consob. Alla fine del 2003 Parmalat
crollņ sotto il peso di un buco da oltre 14 miliardi di euro,
trascinando nel baratro oltre 100.000 risparmiatori che avevano
sottoscritto obbligazioni del gruppo. ASSOLTI GLI ALTRI
IMPUTATI - I giudici che hanno condannato Tanzi hanno assolto
sette degli altri otto imputati. Tra gli assolti ci sono gli
uomini di Bank of America Luca Sala, Antonio Luzi e Louis Moncada
e i consiglieri di amministrazione indipendente Paolo Sciumč,
Luciano Spilingardi, Enrico Barachini e Giovanni Bonici, ex
responsabile di Parmalat Venezuela. All'ottavo imputato, la
societą Italaudit (ex Grant Thornton), č stata invece comminata
una multa. «UNICO RESPONSABILE» - «Prendo atto che l'unico
responsabile č evidentemente Calisto Tanzi» ha detto il legale
difensore di dell'ex numero uno di Collecchio dopo la sentenza. Ma
č presto per parlare di un ricorso in appello: «Prima - ha detto
l'avvocato Giampiero Biancolella - dobbiamo leggere i motivi di
questa sentenza».BANK OF AMERICA - Calisto Tanzi, dovrą
risarcire Bank of America con 80mila euro. Č questa una delle
decisioni pił sorprendenti contenute nella sentenza con cui il
tribunale di Milano ha condannato solamente Tanzi a 10 anni di
reclusione, assolvendo tutti gli altri imputati e dichiarando che
Bank of America non deve essere sanzionata come responsabile
civile e non dovrą versare un euro ai risparmiatori. «Siamo molto
felici e la consideriamo una sentenza giusta e rispettosa del
diritto» ha affermato Jacopo Pensa, legale di Antonio Luzi, ex
dipendente di Bank of America, assolto. A un cronista che gli
chiedeva se č possibile che Tanzi sia l'unico responsabile,
l'avvocato ha risposto: «Puņ essere cosģ, ma certamente se l'ha
fatto con altri, non l'ha fatto con chi č stato assolto questa
sera». «CONFERMATO L'IMPIANTO ACCUSATORIO» - Non sembra
turbato dalla sentenza del Tribunale di Milano, che ha condannato
il solo Calisto Tanzi e ha assolto gli altri imputati, il
procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco, il quale analizza
la situazione nella sua complessitą e ricorda come su 29 imputati
complessivi almeno una ventina siano stati condannati o abbiano
patteggiato. «Per quanto riguarda il capo d'imputazione
riguardante Bank of America - spiega il procuratore aggiunto - č
stata riconosciuta la prescrizione, peraltro modificata a seguito
della legge Cirielli». Pertanto, per il magistrato, «l'impianto
dell'inchiesta rimane confermato». Impugnerete la sentenza?
«Vedremo le motivazioni e decideremo».
PATTEGGIAMENTI - I giudici della
prima sezione penale del Tribunale di Milano, chiamati anche a
decidere se accogliere o meno le richieste di patteggiamento gią
concordate con la Procura, hanno respinto una richiesta di
patteggiamento presentata da due imputati: Maurizio Bianchi e
Lorenzo Penca ritenendo la pena patteggiata non congrua e
disponendo quindi la separazione delle loro posizioni. Per
un'altra decina di imputati č stata invece accolta la richiesta di
patteggiamento a pene che vanno dai 5 mesi e 10 giorni ai 2 mesi.
Al via le svendite nei
principali centri italiani: code in
centro. Consumatori: «Attenti ai
ribassi eccessivi»
MILANO - Una partenza a
corrente alternata per il primo
giorno di saldi a Milano. Durante la
mattina, le strade erano poco
affollate nel quadrilatero della
moda. Al contrario, molto buona
l'affluenza nei negozi del centro e
nelle grandi firme della galleria
Vittorio Emanuele, visitate in buona
percentuale anche da stranieri:
russi e giapponesi in primis ma
anche spagnoli, greci e turchi.
Discorso a parte per gli outlet, le
vere star di questo primo giorno di
promozioni. Sia nel centro che nei
grandi villaggi fuori cittą sono
stati letteralmente presi d'assalto
tanto che, dalle 9.30 del mattino si
erano gią formati quattro chilometri
di coda in direzione del centro
commerciale Serravalle, in provincia
di Alessandria, uno dei centri pił
frequentati dai milanesi.
ROMA - Anche a Roma č
partita la stagione delle occasioni,
in programma fino al 13 febbraio,
con file soprattutto nei negozi
delle grandi firme in centro che
propongono sconti fino al 50%.
All'apertura delle saracinesche, tra
le 9 e le 10, nonostante la pioggia,
si sono formate parecchie file anche
se non c'č stato un vero e proprio
assalto. Le zone pił frequentate
sono via del Corso, largo Goldoni,
via Condotti. La coda pił visibile,
tuttavia, era quella davanti alla
mostra «Da Rembrandt a Vermeer» in
via del Corso. «Fortunatamente
l'assalto ai negozi non c'č stato -
hanno detto alcuni negozianti -, ma
contiamo che ci sia un'affluenza
maggiore nel pomeriggio e nei
prossimi giorni, soprattutto fino
all'Epifania». Secondo il Codacons i
saldi invernali nella capitale «sono
partiti malissimo»: dal monitoraggio
effettuato dalle 10 alle 12.30
emerge «un calo di presenze dei
cittadini nelle principali vie dello
shopping attorno al 35%, cui si
associa una diminuzione media delle
vendite del 20% rispetto allo scorso
anno». Anche qui vanno meglio i
centri commerciali e gli outlet. Il
Codacons ha rilevato, inoltre,
«irregolaritą in numerosi negozi
'non griffati', che espongono la
merce con i cartellini indicanti
solamente il prezzo finale e la
percentuale di sconto, ma non il
prezzo originale». L'associazione ha
chiestp al sindaco Alemanno «di
disporre immediati controlli da
parte dei vigili urbani e sanzionare
gli esercenti scorretti».
LATINA E VITERBO - Prima
giornata di saldi anche a Latina. I
negozi del capoluogo hanno esposto
sulle vetrine le offerte di fine
stagione con percentuali che vanno
dal 30% al 50%. L'Ascom-Confcommercio
avverte: «Diffidare da percentuali
di sconto eccessive dato che č quasi
impossibile applicare sulla merce di
qualitą sconti che superano il
50-60%». Partenza a rallentatore a
Viterbo e provincia. Le strade dello
shopping del capoluogo, forse a
causa della mattinata uggiosa, sono
semideserte. Pochissime persone si
fermano a davanti alle vetrine per
valutare la merce esposta. Analoga
la situazione nei paesi pił grandi:
Civita Castellana, Montefiascone,
Tarquinia e Vetralla.
TORINO - Tanta gente anche
nel centro di Torino per il primo
giorno di saldi. Letteralmente presi
d'assalto alcuni dei principali
negozi delle grandi catene di
abbigliamento. Il primo giorno di
sconti parte bene nel capoluogo
piemontese. Particolarmente
ricercato l'abbigliamento, il
settore che maggiormente ha patito
una flessione nelle recenti vendite
natalizie. Nei negozi del centro
sono in vendita capi al 30% di
sconti ma non mancano quanti hanno
deciso di iniziare subito con «il
metą prezzo». Per le associazioni
dei consumatori la crisi si farą
sentire anche in questo periodo di
saldi: Telefono Blu Sos Consumatori
parla di una spesa media in Piemonte
di 290 euro, 30 euro in meno
rispetto allo scorso anno; per
Federconsumatori si avrą un calo del
20% e per Confesercenti si avrą una
diminuzione tra il 10 e il 15% in
meno. Le associazioni dei
consumatori anche quest'anno
invitano all'attenzione negli
acquisti: «Attenti ai saldi veri e
non fasulli. Il consiglio č quello
di acquistare prodotti di marca che
magari sono stati visti nelle
vetrine in precedenza e a prezzo
normale».
NAPOLI - Per quanto
riguarda Napoli, dove i saldi sono
cominciati venerdģ, c'č una denuncia
dell'Associazione contribuenti
italiani. «I saldi partono male. Nel
primo giorno a Napoli, il 42,3% dei
commercianti non ha emesso lo
scontrino fiscale» ha dichiarato
Vittorio Carlomagno, presidente di
Contribuenti.it, che con lo
Sportello del contribuente monitora
costantemente l'evasione fiscale in
Italia. Dunque il 42,3% degli
esercenti ispezionati sono stati
sanzionati con multe a partire da
516 euro in su. Nel primo giorno di
saldi, attraverso lo Sportello del
contribuente ha raccolto numerose
denunce di cittadini e turisti che
all'atto del pagamento si sono
ritrovati tra le mani scontrini di
prova anziché scontrini fiscali.
Contribuenti.it ha annunciato
l'istituzione di una task force che,
durante tutto il periodo dei saldi,
si mescolerą ai cittadini in cerca
di occasioni e buoni affari. Lo
scopo č quello di evitare le solite
fregature e aiutare i consumatori
nei propri acquisti.
SICILIA - Scattano infine
i saldi in Sicilia. Fino al 15 marzo
i commercianti cercheranno di
recuperare i mancati introiti dovuti
alla crisi economica che ha
provocato la contrazione dei
consumi. Il giro d'affari stimato
nell'isola č di circa 200 milioni di
euro, con una spesa media calcolata
dalla Cidec di circa 250, in linea
con le previsioni della
Confcommercio. A Palermo, a Catania
e nelle altre cittą i piccoli negozi
ma anche i centri commerciali
pubblicizzano i saldi nelle vetrine,
con punte fino al 70%.
MA
COSA ACCADRA'.....A
gennaio leconomia
rallenta, ma tiene.
A febbraio Morfeo Napolitano nutre
qualche preoccupazione per il PIL.
A marzo Tremonti implora gli
italiani, Geronzi, Profumo e Passera
di comprare Bot,
Btp e CCT.
Ad aprile lo psiconano garantisce
sul futuro dellItalia.
A maggio Boss(ol)i rassicura che
il federalismo č alle porte.
A giugno alle elezioni non ci va
nessuno.
A luglio i nuovi disoccupati sono
pił di due milioni.
Ad agosto Morfeo Napolitano
spiega in diretta televisiva che una
possibile crisi lo inquieta.
A settembre Tremonti taglia
del 30% le pensioni e gli
stipendi del pubblico impiego.
Sempre a settembre il debito
pubblico supera i 1900 miliardi.
Sempre a settembre lo
psiconano si fa riprendere
in via Montenapoleone
a Milano a fare acquisti per
rassicurare gli italiani. Bondi,
Cicchitto e Gasparri passano tutti i
pomeriggi alla Upim a riempire i
carrelli.
A ottobre gli insegnanti non
ricevono lo stipendio e le scuole
sono chiuse.
A novembre falliscono le
amministrazioni pubbliche di Roma,
Napoli, Palermo e Bari. Sempre a
novembre lo psiconano si reca
due settimane alle Barbados
per dare lesempio e dimostrare a
tutti che la crisi č uninvenzione
dei comunisti.
A dicembre, dallelicottero, mentre
varca il confine austriaco, Tremonti
dichiara la bancarotta dello
Stato e il federalismo
fiscale. Nel senso che ognuno si
terrą per sé quello che gli č
rimasto in tasca.
A dicembre lo psiconano decide di
prolungare per qualche anno le sue
vacanze e di farsi assistere dal
super consulente Lucianone
Gaucci per trattare il suo
rientro in Italia ai domiciliari con
i tribunali della Repubblica.
Buon 2009!
Affluenza in CATASTROFICO calo:quasi
il 50% non ha votato...Grillo
dice che si deve cambiare il paese,
ma č difficilissimo crederci non
solo per la sperequazione che tocchi
con mano quotidianamente ma anche
per quello che vedi nel
comportamento delle persone. Teniamo
tutti famiglia e non vogliamo pił
combattere per niente, non ci
ribelliamo pił e quando lo facciamo
riduciamo l'episodio ad efferatezza
da cronaca nera fine a se stesso con
contorno spettacolare di una
informazione-disinformazione
stomachevole.
Mi spiace ma io il futuro non lo
vedo e comunque per il paradiso che
ci riversa la nostra
disinformazione, per l'opulenza
ostentata non solo dai nostri
schifosi politicanti,ma anche dalle
persone di questo paese di merda,
sinceramente non mi viene quella
scintilla positiva empatica nei
confronti di chi mi sta intorno.
Spero che scoppi un conflitto
mondiale totale e non una guerra da
cinegiornale goebbelsiano, in modo
da trascinare questo paese in un
crollo cosģ profondo da bloccare
tutto quello che vedo, una specie di
nuova calata dei barbari tale da
incenerire il ricordo di questo
brutto sogno che purtroppo vivo.
Ora
d'aria
l'Unitą, 15 dicembre 2008
E vero, ogni giorno inghiottiamo
una tal quantitą di bocconi amari
che ormai digeriamo anche i sassi.
Ma quel che č accaduto una settimana
fa, prontamente sparito dalle pagine
dei giornali (in tv non ci č nemmeno
arrivato) e dunque dal dibattito
politico, meriterebbe una
riflessione. Almeno nel
centrosinistra, visto che nel
centrodestra non si riflette: si
obbedisce al padrone unico, o
prevalente, comunque non
facoltativo. Il governo
Manidiforbice, sempre a caccia di
soldi, aveva tagliato di un terzo
(133 milioni su 540) i
contributi alle scuole private
paritarie, quasi tutte
cattoliche. Poi i vescovi han
protestato, minacciando di scendere
in piazza con unOnda nero-porpora.
E in cinque minuti
linflessibile Tremonti sč piegato,
restituendo quasi tutto il malloppo
(120 milioni su 133).
Inutile discutere qui sulla
costituzionalitą della
legge 62/2000 che regala mezzo
miliardo di euro lanno alle scuole
private, in barba alla Costituzione
che riconosce ai privati il diritto
di creare proprie scuole, ma senza
oneri per lo Stato. Qui cč un
Paese allo stremo, dove - a causa
della crisi finanziaria e dei
folli sperperi su Alitalia e
sullIci - si taglia su
tutto, a partire da scuola pubblica,
universitą pubblica, ricerca
pubblica. E troppo chiedere anche
ai genitori che mandano i figli in
istituti privati, dunque non proprio
spiantati, di contribuire una tantum
ai sacrifici per il bene di tutti?
Quel che č accaduto in Parlamento
dimostra che sģ, č troppo. Anzi,
non se ne puņ nemmeno
discutere. Non solo il Pdl
ha obbedito senza fiatare al non
possumus vescovile. Non solo il Pd
non ha detto una parola contro la
sacra retromarcia tremontiana. Ma il
ministro-ombra dellistruzione
Mariapia Garavaglia
ha addirittura presentato al Senato
una mozione per limmediato
ripristino dei 133 milioni al fondo
scuole paritarie, e financo per
laumento dello stanziamento in base
alle promesse del precedente
governo. Mozione firmata anche dai
senatori Pd Rusconi, Bastico,
Ceruti, Serafini, Soliani, Pertoldi
e Vita, in nome di un
imprecisato diritto
costituzionale.
Le finalitą dichiarate sono
nobilissime: evitare danni agli
asili, che specie nei piccoli comuni
sono esclusivamente privati. Ma
forse tanto allarmismo sarebbe stato
pił serio se accompagnato da qualche
proposta per recuperare altrove le
risorse necessarie: per esempio
dando una ritoccatina al
regime fiscale deglimmobili del
clero che, anche quando
dichiaratamente a scopo commerciale,
in Italia sono esentasse. Certo, la
cosa avrebbe suscitato non una, ma
cento onde vaticane di protesta.
Ma perché non prendere in parola il
fondamentale discorso del Papa, laltroieri,
sul valore decisivo - per lo Stato e
per la Chiesa - della
separazione Stato-Chiesa?
Cioč della laicitą delle nostre
istituzioni? Non si tratta di
tornare al vetero-anticlericalismo
ottocentesco. Basta ricordare quel
che scrisse nel 1952 a Pio XII un
cattolico doc come Alcide De
Gasperi, quando il Papa gli
revocņ ludienza privata nel
trentesimo anniversario del suo
matrimonio per essersi opposto al
diktat vaticano di allearsi con i
fascisti alle elezioni comunali di
Roma: Come cristiano accetto
lumiliazione, benchč non sappia
come giustificarla. Come presidente
del Consiglio e ministro degli
Esteri, la dignitą che rappresento e
della quale non possono spogliarmi
neppure nei rapporti privati,
mimpongono di esprimere lo stu.pore
per un gesto cosģ eccessivo. Parole
sante, e durissime. Cč qualche
politico italiano, a destra o a
sinistra, che oggi saprebbe
ripeterle.
In Abruzzo metą
degli elettori non ha votato. Chiodi
ha vinto, Costantini ha perso, ma
era uno contro tutti, uno contro
Veltrusconi. Per il PDmenoelle era
meglio una sconfitta
disastrosa che la vittoria
di un uomo pulito. E lha ottenuta.
Il Pdmenoelle voleva come candidato,
al posto di Costantini, il sindaco
di Pescara Luciano DAlfonso,
arrestato subito dopo le elezioni.
Se si fosse presentato e avesse
vinto sarebbe stato sindaco per un
paio dore.
Il partito che non cč avanza. Alle
ultime elezioni politiche
(incostituzionali perché non
permettevano la scelta del
candidato) non ha votato un italiano
su quattro, adesso un abruzzese su
due. Le retate dei politici
proseguono in tutta Italia. Dopo lAbruzzo,
la
Basilicata con il fermo
del deputato PDmenoelle Margiotta e
larresto dellamministratore
delegato della Total. Dopo la
Basilicata,
Napoli con larresto di
due assessori PDmenoelle e la
richiesta di arresto per i
parlamentari Italo Bocchino del PDL
e Lusetti del PDmenoelle.
I vertici del PDmenoelle non si
dimettono, piuttosto
preferiscono andare in galera.
La Iervolino riflette, DAlema non
si fa processare, Franceschini vuole
(tenetevi forte) la questione morale
al primo posto e Topo Gigio Veltroni
aspetta istruzioni da Arcore e
dichiara che ha innovato troppo
poco. Bassolino
sarą premiato dal PDmenoelle con la
candidatura alle prossime elezioni
europee. Anche Del Turco,
appena uscito di galera, ha ottenuto
rassicurazioni, ma dal PDL, per
sbarcare a Bruxelles e fare una vera
politica riformista. Il Parlamento
italiano non basta pił per contenere
tutti gli inquisiti e i condannati.
Per fortuna cč lEuropa.
LItalia sta sprofondando in un
letamaio e in Parlamento si discute
della riforma della Giustizia. Cč
bisogno della riforma della
Politica, non della
Giustizia. Due milioni di
disoccupati sono in movimento dal
centro nord nella capitale. Non
sentite gli zoccoli dei
bisonti? Arriveranno prima
loro o i magistrati? O ci sarą la
famosa terza via, quella della fuga
a Hammamet? Vizzini, mi sente? Nella
commissione del Senato(*) di cui lei
č presidente č ferma la proposta di
legge
Parlamento Pulito. Un
primo passo per la riforma della
Politica. 350.000 persone hanno
firmato. Se la legge non verrą
discussa le inviterņ a Roma per
chiederle conto del suo silenzio.
No ai pregiudicati in
Parlamento, due legislature
e poi a casa, voto di preferenza per
il candidato. Non sono richieste
straordinarie, ma lABC della
democrazia.
PD e PDmenoelle sono due
gemelli siamesi, se li
separi muoiono entrambi. Hanno lo
stesso cuore, lo stesso cervello,
gli stessi pregiudicati.Franco
Bernabč č alla guida di
Telecom da circa un anno. Un periodo
in cui il titolo č crollato sotto
l'euro. Bernabč ha annunciato
9.000 licenziamenti.
I sindacati hanno tirato un sospiro
di sollievo. Pensavano ad almeno
20.000 uscite. Tra i licenziati non
c'č
Napoletone Luciani che
dovrebbe diventare futuro presidente
di Tim Brasil, in sostituzione di
Araujo. Napoletone sta gią
preparando il discorso per i
dirigenti brasiliani, non parlerą di
Alessandro Magno, ma del
generale Custer.
Nell'anno di Bernabč l'Italia
telematica ha ottenuto
un primato mondiale
insuperabile. Per la prima volta
nella storia di Internet il numero
di famiglie di un Paese che accede
alla Rete č diminuito. E' come
andare contro le leggi della
termodinamica. In Europa ci
superano tutti tranne
Grecia, Romania e Bulgaria (tutte in
crescita), ma non disperiamo,
riusciremo a peggiorare. I comuni
italiani senza ADSL sono migliaia,
di solito non vengono serviti da
Telecom perchč poco remunerativi. La
diffusione del WiMax č al palo.
Telecom aumenta il canone
invece di abolirlo e il governo non
fa una piega. Bernabč e gli attuali
azionisti non hanno perņ chiesto
indietro i soldi a
Tronchetti, Buora,
Ruggiero e sodali
che hanno spolpato l'azienda.
Bernabč e gli attuali azionisti non
hanno citato la precedente gestione
per le intercettazioni Telecom del
fedele Tavaroli. I
conti li pagano, come sempre, i
clienti (canone), i piccoli
azionisti (titolo), i dipendenti
(licenziamenti).
Alla prossima assemblea
Telecom ci sarņ. Bernabč
non faccia come il tronchetto
dell'infelicitą che si diede malato
per non rispondermi. Si presenti. Se
vuole gli farņ avere le domande
qualche giorno prima per prepararsi.
Il mancato sviluppo del Paese č
legato alla deriva delle
telecomunicazioni. Non ci puņ essere
un mercato con un'azienda che
gestisce, allo stesso tempo, i
servizi e l'accesso ai servizi per i
concorrenti. E' una situazione
drogata, monopolistica.
Servizi e dorsale vanno separati.
Bernabč sa bene chi ha distrutto il
valore della Telecom. Conosce i nomi
dei responsabili, dei politici e
degli imprenditori con le pezze al
culo. Non completi la loro opera.
Li denunci, chieda
loro un cospicuo risarcimento in
qualitą di amministratore (le carte
le ha), venda a Telefonica (tanto
prima o poi succederą) e si ritiri
nella sua Vipiteno.
Sciopero generale, cortei in
tante cittą
Epifani: «Il peggio deve ancora
arrivare»
INFATTI ECCO I NUMERI CHE
ARRIVANO DAL TRENTINO
Le isole felici non ci sono pił.
Le province di Trento
e Bolzano sono
anche loro Italia. Un'Italia
buffonesca e ciarlatana. Da figli
della Lupa siamo diventati figli
dello struzzo. Per vedere la
voragine dobbiamo caderci dentro.
Gli zoccoli dei bufali di montagna
si sentono anche in pianura, sono
zoccoli con l'eco.
Trentatre trentini entrarono a
Trento tutti e trentatre
trotterellando.
Trentatremila trentini e altoatesini
usciranno dalle fabbriche tutti e
trentatremila trotterellando. Dove
andranno? A fare shopping come
consiglia il Governo per rilanciare
l'economia? Magari con una social
card nuova di zecca?
Le dimensioni della disoccupazione,
regione dopo regione, stanno
assumendo dimensioni
bibliche, al di fuori della
umana comprensione. Quali fabbriche
rimarranno in piedi tra un anno? E
come faranno a mangiare milioni di
famiglie? A queste domande nessuno
sa rispondere. Cesare Battisti, se
ritornasse in vita, chiederebbe
l'annessione del Trentino Alto Adige
all'Austria.
PROVINCIA DI TRENTO: 40 mila
precari a
rischio
GARDOLO: 95 esuberi
alla
Whirpool (691 in Italia)
BOLZANO-TRENTO: 70 esuberi
alla
Telecom Italia
FOLGARIDA MARILEVA: a rischio pił di
un terzo dei 170 dipendenti
delle
funivie
ALTO ADIGE: 1.340
cassintegrati da ottobre in
una serie di
aziende
ALTO ADIGE: nel periodo
gennaio-ottobre 2007 le domande per
i sussidi di disoccupazione
erano 12.757, nello stesso
periodo del 2008 sono
salite a 18.553 (+
45,3%). Le domande per cassa
integrazione sono passate
da 5.037 a 6.922
(+37,2%).
Crisi nell'editoria Usa:
fallisce l'editore
di Los Angeles Times e Chicago
Tribune
Il New York Times ipoteca il
proprio nuovissimo grattacielo
realizzato da Renzo Piano
(Reuters)
NEW YORK
- L'editoria
americana č in crisi. Il gruppo
Tribune, che pubblica il
Chicago Tribune e il
Los
Angeles Times, ha chiesto
l'accesso alle procedure di in
bancarotta a fronte di debiti per 13
miliardi di dollari (10 miliardi di
euro). Il gruppo Tribune 161 anni
dopo la sua fondazione ha chiesto di
avviare le procedura per accedere
alla cosiddetta «bancarotta
protetta» dalle azioni dei
creditori. Il gruppo, acquisto lo
scorso anno dall'immobiliarista Sam
Zell, č da tempo in difficoltą: ha
gią messo in vendita la squadra di
baseball dei Chicago Cubs (non
inclusa nell'odierna procedura e il
cui valore stimato č di 1 miliardo
di dollari) e ha gią ceduto il
quotidiano newyorkese Newsday. Il
Los Angeles Times č il quarto
giornale per tiratura con 773 mila
copie, mentre il Chicago Tribune č
l'ottavo con 541 mila. Tra le altre
testate, che fanno del Tribune il
secondo gruppo editoriale d'America,
il
Baltimore Sun, l'Orlando
e il
Sun
Sentinel.
CRISI - Il New York Times ha
ipotecato il
grattacielo di 52 piani
realizzato da Renzo Piano
sulla Ottava Avenue. La societą
possiede il 58% del grattacielo e i
consulenti immobiliari dovranno
trovare una serie di strumenti
finanziari che portino al New York
Times un'immediata iniezione di
liquiditą da 225 milioni di dollari.
Il
Miami Herald č in cerca di
acquirenti. Pił del 20% del settore
editoriale ha problemi finanziari,
secondo le stime del
Wall Street Journal, e il
calo del 15% della pubblicitą
(cartacea e online) nei primi nove
mesi dell'anno non sembra solo il
frutto della recessione. La
Cnn
ha annunciato che verrą
eliminata l'intera redazione scienza
e ambiente.
L'APPELLO DI MARCO TRAVAGLIO E MASSIMO FINI
Con lannuncio di Silvio Berlusconi di voler cambiare la
Costituzione a colpi di maggioranza si č giunti al culmine di
unescalation, iniziata tre lustri fa, che porta dritto e di filato
a una dittatura di un solo uomo che farebbe invidia a un generale
birmano.
Da un punto di vista formale la cosa č legittima. La nostra Carta
prevede, allarticolo 138, i meccanismi per modificare le norme
costituzionali. Ma farlo a colpi di maggioranza lede i fondamenti
stessi della liberal-democrazia che č un sistema nato per tutelare
innanzitutto le minoranze (la maggioranza si tutela gią da sola) e
che, come ricordava Stuart Mill, uno dei padri nobili di questo
sistema, deve porre dei limiti al consenso popolare. Altrimenti col
potere assoluto del consenso popolare si potrebbe decidere,
legittimamente dal punto di vista formale, che tutti quelli che si
chiamano Bianchi vanno fucilati. Ma la Costituzione non ha abolito
la pena di morte? Che importa? Si cambia la Costituzione. Col
consenso popolare. Elementare Watson. Senza contare che a noi la
Costituzione del 1948 va bene cosģ, e non si vede un solo motivo per
stravolgerla (altra cosa č qualche ritocco sporadico per
aggiornarla).
Comč possibile che in una democrazia si sia giunti a questo punto?
Non fermando Berlusconi sul bagnasciuga, permettendogli, passo dopo
passo, illiberalitą e illegalitą sempre pił gravi. Prima il duopolio
Rai-Fininvest (poi Mediaset) che č il contrario di un assetto
liberal-liberista perché ammazza la concorrenza e in un settore,
quello dei media televisivi, che č uno dei gangli vitali di ogni
moderna liberaldemocrazia. Poi un colossale conflitto di interessi
che si espande dal comparto televisivo a quello editoriale,
immobiliare, finanziario, assicurativo e arriva fino al calcio.
Quindi le leggi ad personas, per salvare gli amici dalle inchieste
giudiziarie, ad personam per salvare se stesso, il lodo Alfano,
che ledono un altro dei capisaldi della liberaldemocrazia:
luguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Infine una
capillare, costante e devastante campagna di delegittimazione della
Magistratura non solo per metterle la mordacchia (che č uno degli
obbiettivi, ma non lunico e nemmeno il principale della cosiddetta
riforma costituzionale), ma per instaurare un regime a doppio
diritto: impunitą sostanziale per lorsignori, tolleranza zero,
senza garanzia alcuna, per i reati di strada, che sono quelli
commessi dai poveracci.
Presidente del Consiglio, padrone assoluto del Parlamento e di quei
fantocci che sono i presidenti delle due Camere, padrone assoluto
del centro-destra, se si eccettua, forse, la Lega, padrone di tre
quarti del sistema televisivo, con un Capo dello Stato che
assomiglia molto a un Re travicello, Silvio Berlusconi č ormai il
padrone assoluto del Paese e si sente, ed č, autorizzato a tutto.
Recentemente ha avuto la protervia di accusare le reti televisive
nazionali, che pur controlla nella stragrande maggioranza (ieri, in
presenza del suo inquietante annuncio, si sono occupate soprattutto
della neve), di insultarlo, di denigrarlo, di essere
disfattiste (bruttissima parola di fascistica memoria), di parlare
troppo della crisi economica e quasi quasi di esserne la causa
(mentre lui, il genio delleconomia, non si era accorto, nemmeno
dopo il crollo dei subprime americani, dellenorme bolla
speculativa in circolazione).
Poi, non contento, ha intimidito i direttori della Stampa e del
Corriere (il quale ultimo peraltro se lo merita perché ha quasi
sempre avvallato, con troppi silenzi e qualche adesione, tutte le
illegalitą del berlusconismo) affermando che devono cambiare
mestiere.
Questa escalation berlusconiana ci spiega la genesi del fascismo.
Che si affermņ non in forza dei fascisti ma per lopportunismo, la
viltą, la complicitą (o semplicemente per non aver capito quanto
stava succedendo) di tutti coloro che, senza essere fascisti, si
adeguarono.
Ma sarebbe ingeneroso paragonare il berlusconismo al fascismo.
Ingeneroso per il fascismo. Che aveva perlomeno in testa unidea,
per quanto tragica, di Stato e di Nazione. Mentre nella testa di
Berlusconi cč solo il suo comico e tragico superego, frammisto ai
suoi loschi interessi di bottega.
Una democrazia che non rispetta i suoi presupposti non č pił una
democrazia. Una democrazia che non rispetta le sue regole
fondamentali non puņ essere rispettata. A questo punto, perché mai
un cittadino comune dovrebbe rispettarla, anziché mettersi alla
pari col Presidente del Consiglio? A brigante, brigante e mezzo
diceva Sandro Pertini quando lottava contro il totalitarismo. O per
finirla in modo pił colto: Se tutto č assurdo, grida Ivan
Karamazov tutto č permesso.
Massimo Fini
Marco Travaglio
Ecco i buoni propositi di Testa
d'Asfalto, tronfio e grasso di sondaggi omologati di dipendenti da
lui asserviti e a lui favorevoli e mummificato di potere
incerato,mettendo le mani unte su tutto un paese "bulgaro" ed
asfaltato
.
Il Madonno di Ceppaloni prosegue le sue quotidiane lacrimazioni con
un'imbarazzante intervista a Repubblica, in cui dą dell'"ipocrita
politico e morale" al figlio di Di Pietro perché "non molla la
poltrona", mentre "io mi sono dimesso da ministro". Mastella
sorvola sul fatto che lui era indagato a Catanzaro per truffa e
finanziamento illecito e a S. Maria Capua Vetere per concussione,
mentre Cristiano Di Pietro non č indagato nemmeno per divieto di
sosta; e che non si dimise perché indagato (lo era da ottobre 2007,
se ne andņ a gennaio 2008), ma perché Berlusconi gli aveva fatto
ponti d'oro se avesse rovesciato Prodi. Lasciņ una poltrona per
arraffarne di pił, poi per fortuna fu a sua volta buggerato
da Al Tappone. L'inchiesta per estorsione č tuttora in
corso a Napoli, dov'č indagata pure la signora Sandra. Quando scattņ
il blitz i Mastella's, diversamente dai Di Pietro, furono difesi a
edicole unificate: Stampa, Corriere e Messaggero uscirono con lo
stesso titolo, "Cosģ fan tutti". Come se l'accusa
fosse qualche innocua raccomandazione. In realtą - ha confermato la
Cassazione - la first lady ceppalonica deve rispondere "in concorso
con il marito Clemente... di aver tentato di costringere Luigi
Annunziata, dg dell'ospedale S.Sebastiano di Caserta, a sottostare
alle indicazioni del partito", minacciando di cacciarlo se non
avesse nominato primari targati Udeur, anziché gente capace. "Quello
č un uomo morto", strillava la nobildonna, che non risulta
aver mai lasciato il partito (peraltro estinto) né la poltrona. Che
sia anche lei, Dio non voglia, un'ipocrita politica e morale?
Mimģ
Metallurgico Zorro (l'Unitą, 30 dicembre 2008)
Il destino cinico e baro continua ad accanirsi sui Mastellas.
Stavano quasi riuscendo a rifarsi una verginitą
sulla pelle di Cristiano Di Pietro, a suon di interviste
compiacenti. Ma proprio sul pił bello č giunta notizia delle
dimissioni di Di Pietro jr. dallIdV per un paio di semplici
raccomandazioni: un gesto di grande dignitą, che infatti in Italia
non fa mai nessuno, nemmeno se larrestano. Ieri il Giornale
raccoglieva le lamentazioni di Elio Mastella, che
si presenta come un umile metalmeccanico finito nel terribile
tritacarne mediatico e tiene a distinguersi da Cristiano: Mai
avuto raccomandazioni, mai provato a far carriera nel partito di
papą, che č uno dei politici meno familisti.
Infatti Sandra, moglie di Clemente, presiede il consiglio regionale
campano. Il cognato Pasquale Giuditta era deputato. Il consuocero
Carlo Camilleri era capo del consorzio del Sele. Laltro figlio,
Pellegrino, era consulente del governo e assicuratore de Il
Campanile, con moglie allAgcom. Elio, il metallurgico della porta
accanto, era responsabile della Iside Nova che organizzava eventi
culturali a Benevento patrocinati dal consiglio regionale
di mammą, mentre la fidanzata Roberta era leader dei
giovani Udeur e consigliera regionale in Liguria, e lex fidanzata
Manuela era praticante al Campanile. Elio e Pellegrino acquistarono
4 alloggi pił la sede romana del Campanile a prezzi stracciati e ora
pagano una super-rata mensile di 6700 euro, alla portata di ogni
metalmeccanico. Meno male che papą non č familista, sennņ metteva a
carico dello Stato anche la colf e la gatta.
A New York accordo sulla risoluzione. Tre o
quattro katiuscia su Israele: feriti. L'artigilieria replica
Una manifestazione pro palestinesi a
Beirut (Ansa)
NEW YORK - Un accordo di massima č stato
raggiunto tra paesi occidentali e arabi su una risoluzione del Consiglio
di Sicurezza dell'Onu su un cessate il fuoco a Gaza. Lo ha indicato a un
gruppo di giornalisti del Palazzo di Vetro una fonte diplomatica di uno
dei principali paesi della Lega Araba. Rimangono da risolvere alcuni
dettagli e non č detto che l'approvazione della bozza di risoluzione sia
possibile ancora oggi (giovedģ ndr.) Il Consiglio di Sicurezza
riprenderą le consultazioni durante la notte per tentare di avvicinare
in maniera definitiva le rispettive posizioni.
A GAZA - La giornata nella Striscia di
Gaza, caratterizzata da
deboli speranze di un cessate il fuoco
č stata aperta da alcuni razzi «Katyusha»
caduti giovedģ mattina sull'alta Galilea occidentale, nel nord di
Israele, in prossimitą del confine col Libano, facendo rialzare la
tensione nello Stato ebraico, che potrebbe ora trovarsi impegnato in uno
scontro su due fronti: a sud contro i miliziani di Hamas che controllano
la Striscia e a nord contro le fazioni filopalestinesi legate agli
Hezbollah. Lo ha riferito la radio pubblica, precisando che ci sono
alcune persone (si parla di cinque) ferite in maniera non grave. Intanto
da papa Benedetto XVI arriva un appello
per una tregua «anche perché l'opzione militare, da qualunque parte essa
provenga, non č mai una soluzione».
Tra gli appelli anche quello del Dipartimento di Stato Usa che ha
chiesto ad Israele di aumentare lo spazio di tempo per l'accesso agli
aiuti umanitari a Gaza. «Crediamo che debba esser aumentato
ulteriormente», ha detto il portavoce Robert Wood, a proposito del
corridoio umanitario aperto da Israele e che consente per tre ore libero
accesso nel territorio alle organizzazioni e ai loro aiuti. Wood ha
inoltre definito «terribile» la situazione a Gaza: «Siamo davvero
preoccupati per quel che sta accadendo sul terreno».
L'ATTACCO E LA RISPOSTA - Sul fronte di
guerra, secondo quanto precisano fonti militari, sono stati tre o
quattro i razzi sparati dal sud Libano, caduti nei pressi di Nahariya. A
questi lanci ha fatto seguito la risposta di Israele, che ha a sua volta
sparato con lanci di artiglieria in direzione del territorio libanese.
«Abbiamo sparato direttamente verso l'origine dei tiri di razzi,
provenienti dal Libano», ha affermato un portavoce militare israeliano.
Il ministro libanese del lavoro del partito Hezbollah, Mohammed Fneish,
ha negato il coinvolgimento del gruppo nel lancio di razzi dal sud del
Libano in Israele. Fneish ha specificato che Hezbollah non era al
corrente del lancio di razzi Katyusha, in tutto tre, al quale Israele ha
risposto con alcuni colpi di artiglieria. E secondo quanto ha riferito
la tv israeliana altri lanci dal Libano e diretti verso il nord di
Israele sarebbero avvenuti nella tarda mattinata. Non si ha ancora
notizia di eventuali vittime causate da questo tiro incrociato.
HEZBOLLAH SOTTO ACCUSA - In
Israele si stima che a sparare i razzi sia stata un'organizzazione
palestinese col permesso perņ degli Hezbollah. Nei giorni scorsi Israele
aveva pił volte avvertito gli Hezbollah a non aprire il fuoco per
mostrare solidarietą con i palestinesi nella Striscia di Gaza,
sottoposti a una dura offensiva israeliana. Per precauzione comunque lo
spiegamento militare israeliano nel nord era stato rafforzato e
riservisti richiamati alle armi. Hezbollah ha perņ comunicato al governo
presieduto da Fuad Siniora di non essere responsabile del lancio di
razzi. Anche i portavoce di Hamas hanno nel frattempo fatto sapere di
non essere coinvolti nelle azioni sul fronte libanese e che le proprie
operazioni militari sono condotte esclusivamente nella Striscia. Non
sappiamo - hanno inoltre precisato alle agenzie di stampa - chi ci sia
dietro a quelle iniziative.
LIBANESI E UNIFIL IN CAMPO - L'esercito
libanese, nel frattempo, ha reso noto di aver preso «le misure
necessarie» per rafforzare la sicurezza e «portare la situazione sotto
controllo». «Dopo il lancio di razzi da parte elementi non identificati,
unitą dell'esercito libanese in cooperazione con le forze dell'Unifil
hanno preso le necessarie misure per portare la situazione sotto
controllo e impedire ogni strumentalizzazione e porre in pericolo la
sicurezza del Paese», ha reso noto l'esercito in un comunicato diffuso
dall'agenzia ufficiale Nina.
IL PRECEDENTE - L'area al confine tra i
due Paesi č la stessa che fu teatro della guerra-lampo dell'agosto 2006
tra le forze israeliane e le milizie sciite libanesi di Hezbollah;
l'ultimo bombardamento con razzi dal Libano su Israele invece risaliva
al giugno dell'anno scorso, ed era stato effettuato da estremisti
palestinesi. L'odierno scambio di colpi č stato confermato anche da
fonti delle forze di sicurezza di Beirut.
NUOVI SCONTRI A GAZA - Intanto
continuano le operazioni a Gaza con accuse dell'Onu a Israele. Durante
la tregua di tre ore (dalle 12 alle 15, ora italiana), spari israeliani
avrebbero colpito un camion con le insegne dell'Onu che portava soccorsi
umanitari nel nord della Striscia: l'autista č morto. Dopo questo
avvenimento l'Agenzia dell'Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa) ha
deciso di sospendere le sue operazioni nella Striscia di Gaza perché č
troppo rischioso continuare la propria attivitą. «L'Unrwa ha deciso di
sospendere tutte le sue operazioni nella Striscia di Gaza a causa delle
azioni sempre pił aggressive contro le sue strutture e il suo
personale», ha spiegato Adnan Abu Hasna, portovoce a Gaza della
principale agenzia delle Nazioni Unite nella zona. Hasna non ha chiarito
quanto durerą la sospensione. L'esercito israeliano ha reso noto che sta
verificando l'incidente. Secondo quanto riferito da fonti mediche
palestinesi alle agenzie di stampa, tre miliziani della Jihad islamica
sono rimasti uccisi in un raid aereo israeliano nel nord della Striscia
in una zona affollata a circa 150 metri da un ospedale. Anche dodici
passanti sono rimasti feriti, hanno riferito le fonti. Lesercito
israeliano non ha rilasciato commenti, ma ha ribadito che i miliziani
palestinesi fanno deliberatamente uso di scudi umani per proteggersi.
Giovedģ si sono registrati altri lanci di missili Qassam contro il sud
di Israele. Un razzo č caduto nei pressi di Ashdod, mentre nella notte
laviazione israeliana ha colpito una sessantina di obiettivi di Hamas a
Gaza.
MUBARAK INVITA OLMERT - Il presidente
egiziano Hosni Mubarak, tra i pił attivi sul fronte diplomatico
internazionale nel cercare di trovare una soluzione alla crisi
mediorientale, ha intanto invitato il premier israeliano Ehud Olmert al Cairo per discutere della proposta franco-egiziana per un cessate
il fuoco nella Striscia.
GAZA - Il giorno
dopo
l'avvio dell'attacco di terra,
l'esercito israeliano č entrato nella cittą di Gaza attaccando con i
carri armati. Violenti combattimenti tra i militari e miliziani sono in
corso dentro la cittą e in periferia. Presa di mira un'area commerciale
molto frequentata nel centro: cinque civili palestinesi sono morti, una
quarantina di feriti. A Netzarim, alle porte della cittą, una famiglia
composta da cinque persone (tra cui una ragazzina di 14 anni) č stata
sterminata: l'auto si cui si trovavano č stata presa di mira da un carro
armato israeliano di stanza. Nella capitale la situazione č drammatica:
č isolata dopo che sono stati bloccati tutti i principali punti di
accesso, da giorni diversi quartieri sono privi di corrente elettrica e
le linee telefoniche sono sull'orlo del collasso.
UN SOLDATO MORTO -
Dopo un susseguirsi di notizie contrastanti sulle reciproche perdite,
l'esercito israeliano ha ammesso la morte di un soldato, ucciso da un
colpo di mortaio nell'area di Beit Lahiya, e il ferimento di altri
trenta (di cui due gravi), dopo che Hamas aveva parlato di cinque
militari morti e due rapiti. Sul fronte opposto, Hamas ammette di aver
perso due miliziani, mentre Israele ritiene che dall'inizio
dell'offensiva di terra ne siano stati uccisi almeno 50. Tra loro ci
sono due comandanti di primo piano, morti domenica in un raid a Khan
Younis. Inoltre a Rafah sarebbe stato ucciso in uno scontro a fuoco
Muhhad Shalfuk, ritenuto uno dei capi delle forze speciali del movimento
integralista. Nella sola giornata di domenica i palestinesi morti sono
una quarantina (di cui pił di metą civili) e i feriti duecento, mentre
il bilancio generale č salito a 493 vittime palestinesi e oltre 2.300
feriti. Le vittime israeliane sono cinque. Continuano inoltre le
manifestazioni contro l'operazione «Piombo fuso»: a Kalkilya (Cisgiordania)
un palestinese di 22 anni che partecipava a una protesta č stato ucciso
da militari israeliani durante scontri con lancio di sassi. A Beirut, in
Libano, le forze dell'ordine hanno disperso un corteo di manifestanti. A
Tripoli, in Libia, sono scese in piazza 5mila persone.
IRAN: STOP EXPORT
PETROLIO - E mentre la diplomazia internazionale fatica a trovare la
strada per un cessate il fuoco, i pasdaran (le 'Guardie della
rivoluzione' in Iran) hanno lanciato un appello ai Paesi islamici
invitandoli a interrompere le esportazioni di petrolio verso le nazioni
che sostengono Israele. Il comandante Bagherzadeh, citato dall'agenzia
Irna, vede nel petrolio «uno dei potenti elementi di pressione» sulle
nazioni che sostengono Israele nella «iniqua guerra» a Gaza, puntando
sulla «dipendenza degli occidentali dai Paesi islamici per le risorse
energetiche».
SCONTRI NEL NORD -
Intensi i bombardamenti e gli attacchi di terra nel nord della Striscia,
dove le truppe hanno occupato ampie porzioni di territorio, considerato
base di lancio privilegiata dei razzi Qassam: almeno dodici palestinesi
sono morti a Beit Lahiya per una cannonata. Tra le vittime ci sono
almeno due miliziani, ma la maggior parte sono civili, fra cui quattro
membri della stessa famiglia. L'esercito israeliano č avanzato su
quattro diverse direttive, isolando due arterie di accesso a Gaza City e
creando un cuneo nella zona centrale, all'altezza della ex colonia
ebraica di Netzarim. Nella notte l'aviazione ha colpito 45 obiettivi fra
cui tunnel, depositi di armi, lanciatori di razzi e di mortai. Alle
operazioni ha partecipato anche la marina, che ha colpito il comando
dell'intelligence
a Gaza. Sul fronte palestinese, una trentina di razzi e diversi colpi di
mortaio sono stati sparati verso diverse localitą del Neghev, ad Ashdod
e Netivot. Centrata una casa a Sderot, un uomo č rimasto ferito. Un
milione di israeliani che vivono a meno di 40 chilometri di distanza da
Gaza sono costretti a restare in zone protette, nel timore di ulteriori
attacchi.
RETROMARCIA UE - Le
diplomazie sono al lavoro per cercare di trovare una via d'uscita, dopo
la "fumata nera" al Consiglio di sicurezza dell'Onu e la Repubblica
ceca, presidente di turno della Ue, fa dietrofront sulle dichiarazioni
del portavoce del premier Mirek Topolanek, Jiri Potuznik, che aveva
definito l'operazione «pił difensiva che offensiva» e che «non vi erano
state né vittime né violenze». Frase che viene definita un «grave
errore» dal ministro degli Esteri di Praga, Karel Schwarzenberg, che
sottolinea perņ come si sia trattato di uno sbaglio imputabile al
funzionario. Pił tardi il ministero degli Esteri aveva affermato a nome
della Presidenza europea che Israele non ha il diritto di effettuare
operazioni militari che «colpiscono in larga misura dei civili» e tale
dichiarazione č «la sola ad essere valida», ha sottolineato
Schwarzenmberg. Il ministro degli Esteri č a capo di una delegazione
della Ue in partenza per il Medio Oriente, che ha gią fatto appello alle
due parti perché arrivino a un cessate il fuoco: ne fanno parte il
commissario europeo per le Relazioni estere Benita Ferrero-Waldner,
lalto responsabile della politica estera e di difesa della Ue Javier
Solana, e i capi delle diplomazie francese e svedese, Bernard Kouchner e
Carl Bildt. La delegazione arriverą nel pomeriggio al Cairo, lunedģ sarą
in Israele, poi a Ramallah e ad Amman. Lunedģ a Gerusalemme č atteso
anche il presidente francese Sarkozy.
«ASSICURARE AIUTI» -
La Commissione Europea ha lanciato un appello ad Israele perché assicuri
«uno spazio umanitario» per distribuire gli aiuti nella Striscia di Gaza
e ha annunciato un aiuto supplementare di tre milioni di euro per il
territorio palestinese. La Russia, «estremamente preoccupata», ha
annunciato l'invio di una emissario nella regione.
Dall'Italia arriva una nota della Farnesina che
esprime «preoccupazione per la sorte di tanti civili innocenti» ed č
scontro tra maggioranza e opposizione sulla mancata richiesta di un
cessate il fuoco. Forte
l'intervento all'Angelus di papa Benedetto XVI che ha implorato
israeliani e palestinesi perché pongano «immediata fine» al tragico
conflitto e ha chiesto «giustizia e pace» per la Terra Santa e per le
popolazioni ancora una volta vittime dell'odio e della guerra, che «non
sono la soluzione dei problemi». Il Papa ha ricordato «le vittime, i
feriti, quanti hanno il cuore spezzato, chi vive nell'angoscia e nel
timore».
PERES: «GUERRA
GIUSTA» - Israele continua invece a definire l'offensiva necessaria e
inevitabile. Lobiettivo dell'incursione č «distruggere le
infrastrutture terroristiche di Hamas nellarea delle operazioni - ha
detto la portavoce dellesercito israeliano Avital Leibovitch -. Sarą
unoperazione lunga e durerą numerosi giorni». Le fa eco il ministro
della Difesa Ehud Barak, secondo cui loffensiva non «sarą semplice o
breve, ma siamo determinati». Barak, che ha richiamato decine di
migliaia di riservisti, ha detto che lobiettivo delloperazione č
promuovere «un cambiamento significativo» della situazione nel sud di
Israele annientando Hamas. Alla riunione del Consiglio dei ministri a
Tel Aviv ha aggiunto che l'attacco sarą prolungato ed eventualmente
esteso «sulla base delle nostre necessitą». Il primo ministro israeliano
Ehud Olmert ha sottolineato che Israele non vuole l'apertura di un nuovo
fronte di guerra con il Libano, ma ha sottolineato di aver dato
istruzione «ai responsabili della Difesa di tenersi pronti nel caso in
cui qualcuno (Hezbollah, ndr) dovesse pensare di trarre vantaggio dal
fatto che Israele sta operando sul fronte sud». Incontrando alcuni
parenti dei soldati, Olmert ha detto che l'operazione di terra era
«inevitabile» e secondo il presidente Shimon Peres quella che Israele
sta combattendo contro Hamas «č una guerra necessaria e giusta». Lo ha
detto incontrando un gruppo di bambini nel sud di Israele: «Se otterremo
la nostra vittoria, ci sarą la pace». Al contrario il presidente
dell'Autoritą nazionale palestinese Abu Mazen parla di «brutale
aggressione» e ha ribadito la sua offerta per una condivisione dei
poteri con Hamas, finora ignorata dallorganizzazione estremista, perché
«l'unitą nazionale č divenuta la cosa pił importante».
STOP ALL'ONU - Nella
notte c'č stato il nulla di fatto al Consiglio di Sicurezza dell'Onu
dopo che gli Stati Uniti hanno bloccato un documento che chiedeva il
cessate il fuoco immediato. La riunione, convocata durgenza alle 19 ora
locale (l'1 in Italia) dopo l'avvio dell'operazione terrestre contro
Hamas, si č conclusa cosģ senza un accordo. La Libia, unico paese arabo
rappresentato in Consiglio di sicurezza, aveva presentato una bozza di
risoluzione in cui esprimeva seria preoccupazione per lescalation delle
violenze a Gaza e chiedeva a tutte le parti in causa di osservare un
immediato cessate il fuoco. Ma gli Stati Uniti hanno deciso di bocciare
il documento, che non indicava in Hamas un gruppo terroristico reo,
secondo gli Usa, di avere sottratto il potere a Gaza alla legittima
autoritą nazionale palestinese guidata dal presidente Abu Mazen. Il vice
ambasciatore americano all'Onu, Alejandro Wolff, ha spiegato che gli
Stati Uniti non vedono lintenzione di Hamas di rispettare il cessate il
fuoco ponendo fine al lancio di razzi. Quindi, dato che i documenti del
Consiglio vanno approvati all'unanimitą, il testo libico č caduto. Anche
una seconda dichiarazione pił blanda, che chiedeva una tregua, č stata
bocciata dagli Usa. Il ministero degli Esteri egiziano ha convocato gli
ambasciatori dei cinque membri del Consiglio di Sicurezza (Gran
Bretagna, Francia, Russia, Stati Uniti e Cina) per chiedere che «operino
seriamente riguardo alla situazione attuale e assumano le proprie
responsabilitą secondo quanto stabilito dalla Carta dell'Onu che prevede
reazioni immediate agli avvenimenti».
HAMAS: «FARSA» -
Hamas ha definito la riunione del Consiglio di sicurezza «una farsa che
mostra lampiezza della sovranitą sulle sue decisioni esercitata
dallAmerica e dalloccupazione sionista», si legge in un comunicato del
portavoce Fawzi Barhoum. Il Consiglio di sicurezza «ha confermato il suo
allineamento sulle posizioni delloccupazione (israeliana, ndr) e gli ha
dato la possibilitą per proseguire il suo massacro a Gaza» ha aggiunto
Barhoum. Il presidente del Parlamento iraniano Ali Larijani ha detto che
la Striscia di Gaza «diventerą il cimitero dei sionisti». Poche ore
prima della "fumata nera" al Consiglio di sicurezza il segretario
generale dell'Onu Ban Ki-moon aveva chiesto, dopo una telefonata con il
premier israeliano Olmert, l'immediata cessazione dell'operazione di
terra e a Israele di fare tutto il possibile per garantire la protezione
dei civili, dicendosi «profondamente preoccupato per il fatto che
l'escalation renderą inevitabilmente ancora pił grave la gią pesante
situazione in cui si trova la popolazione». Domenica mattina c'č stato
infine un nuovo appello del premier britannico Gordon Brown, che ha
chiesto un immediato cessate il fuoco, spiegando che l'attacco di terra
č «una fase molto pericolosa» del conflitto: «Gli israeliani devono
avere assicurazioni che non ci saranno attacchi con i razzi sul loro
territorio» ha detto in un'intervista alla Bbc.
La Striscia di
Gaza non č riconosciuta internazionalmente come parte di qualsiasi paese
sovrano. Si sostiene da parte della
Autoritą nazionale palestinese
che sia parte dei
territori palestinesi,
anche se in seguito alla
battaglia di Gaza (2007),
il controllo effettivo del territorio č passato ad
Hamas.
Israele, che ha
governato la Striscia di Gaza dal 1967 al 2005, ancora controlla lo
spazio aereo della striscia, le sue acque territoriali e l'accesso
marittimo, cosģ come il lato israeliano della
barriera tra Israele e la Striscia di Gaza.
L'Egitto, che ha governato la Striscia di Gaza tra il 1948 ed il 1967 ne
controlla la frontiera meridionale.
Dominazione Ottomana e
Britannica (1517-1948)
[modifica]
Secondo i
termini del piano di partizione delle
Nazioni Unite del
1947, la zona di Gaza era destinata a diventare parte di un nuovo Stato
arabo. Dopo lo scioglimento del mandato britannico della Palestina e la
Guerra civile in Palestina del 1947-1948, Israele ha dichiarato la sua
indipendenza nel maggio 1948. L'esercito egiziano ha invaso la zona da
sud, iniziando la
guerra arabo-israeliana.
La Striscia di
Gaza, come č noto oggi, č stata il prodotto di accordi successivi
all'armistizio del 1949 tra
Egitto e
Israele, spesso
definito come la "linea verde". L'Egitto
ha occupato la Striscia dal
1949 (ad
eccezione di quattro mesi di occupazione israeliana nel corso della
Crisi di Suez del
1956) fino al
1967, non
riuscendo mai ad annettere a sé il territorio, soltanto controllato e
gestito attraverso un governatore militare. Ai rifugiati non č mai stata
offerta cittadinanza egiziana.
Israele ha
occupato la Striscia di Gaza di nuovo nel giugno 1967 durante la
guerra dei sei giorni.
L'occupazione militare č durata per 27 anni, fino al 1994. Tuttavia,
secondo gli
accordi di Oslo,
Israele mantiene il controllo dello spazio aereo, le acque territoriali,
l'accesso off-shore marittimo, l'anagrafe della popolazione, l'ingresso
degli stranieri, le importazioni e le esportazioni, nonché il sistema
fiscale.
Durante il
periodo di occupazione israeliana, Israele ha creato un blocco di
insediamento, Gush Katif, nell'angolo sud ovest della Striscia vicino a
Rafah e il
confine egiziano. In totale, Israele ha creato 21 insediamenti nella
Striscia di Gaza, su circa il 20% del totale del territorio. Durante
tale periodo l'amministrazione militare č stato anche responsabile per
la manutenzione di impianti civili e dei servizi.
Nel maggio
1994, a seguito deglia accordi israelo-palestinese, noti come accordi di
Oslo, un graduale trasferimento di autoritą governative per i
palestinesi ha avuto luogo. Gran parte della Striscia (tranne che per la
liquidazione blocchi militari e le zone insediate) passņ sotto il
controllo palestinese. Le forze israeliane lasciarono Gaza City e le
altre aree urbane, lasciando l'amministrazione alla nuova
Autoritą palestinese.
L'Autoritą
palestinese, guidata da
Yasser Arafat,
ha scelto la cittą di Gaza, come la sua prima sede provinciale. Nel
settembre 1995, Israele e l'OLP firmarono un secondo accordo di pace che
estende l'amministrazione dell'Autoritą palestinese alla maggior parte
delle cittą della Cisgiordania. La Pubblica Amministrazione della
Striscia di Gaza e Cisgiordania sotto la leadership di Arafat ha visto
episodi di cattiva gestione.
Il
15 agosto ebbe
inizio l'operazione "Mano tesa ai fratelli", che tendeva a conseguire
pacificamente lo sgombero dei coloni israeliani insediatisi nelle
Striscia di Gaza e in alcuni insediamenti della
Cisgiordania. I
soldati
israeliani passarono
casa per casa,
tentando di convincere i coloni rimasti a partire.
Il governo
israeliano ordinņ ad ogni colono di
nazionalitą
israeliana di abbandonare gli insediamenti entro la mezzanotte,
considerando chiunque fosse rimasto oltre il limite prefissato in
condizione di illegalitą. Dopo la mezzanotte, il governo concesse due
giorni di tolleranza, durante i quali le colonie furono progressivamente
circondate da 40.000 militari e poliziotti israeliani, in un'area in cui
la concentrazione di abitanti per metro quadrato rappresentava una delle
pił alte in assoluto di tutto il globo.
Tutti i coloni
che partirono entro la mezzanotte del
16 agosto, ebbero
la possibilitą di utilizzare mezzi propri e si videro riconosciuto il
diritto all'indennizzo stanziato dal governo. Trascorsi i due giorni di
tolleranza, dalla mezzanotte del
17 agosto ebbe
inizio l'evacuazione forzata: i militari furono autorizzati ad imballare
ed a caricare in container beni e mobili rimasti nelle case. I coloni
ancora presenti furono spostati di forza dagli insediamenti.
Nella
colonia di
Nevé Dekalim,
l'insediamento pił importante della
regione, si sono
avuti gli scontri pił violenti. Qui vivono pił di 2.600 persone. In
serata era circondato dalla polizia e dai militari. Secondo fonti da
verificare un portavoce dell'esercito, parlando degli elementi
israeliani pił oltranzisti che rifiutavano di abbandonare il territorio
palestinese occupato dal 1967, affermņ che «il nostro problema non sono
gli abitanti originari ma i militanti contrari all'evacuazione che si
sono infiltrati illegalmente a Gaza».
Lo sgombero
della Striscia terminņ il
22 agosto, con il
trasferimento delle ultime famiglie della colonia di
Netzarim. I
soldati impegnati nell'evacuazione furono trasferiti in
Cisgiordania,
dove vennero evacuati i coloni di
Hamesh e
Sa-Nur.
L'11
settembre, con una cerimonia molto
sobria svoltasi presso i resti della colonia di Nevé Dekalim, i
comandanti militari di Israele ammainarono la loro
bandiera a Gaza.
Verso sera, lunghe colonne di mezzi militari israeliani abbandonarono la
Striscia.
Il
12 settembre 2005
il territorio della Striscia di Gaza passņ in mano palestinese, e gli
abitanti ebbero accesso alle aree che erano state loro precedentemente
vietate. Alcuni palestinesi ne approfittano per vendicarsi
delloccupazione dando fuoco alle
sinagoghe
abbandonate e a circa 10 milioni di
dollari di
infrastrutture fra cui serre per coltivazioni. Il partito di
al-Fatah governa
in questo modo ufficialmente sulla striscia di Gaza, primo pezzo dello
stato di Palestina.
Dopo quasi 2 anni di
controllo da parte di
al-Fatah, vengono
indette nuove elezioni che vedono vincitore il partito integralista
Hamas, che si
installa nella Striscia di Gaza con l'intenzione di imporre la legge
islamica al nuovo stato. Durante il
giugno del
2007 la tensione
tra
Hamas, uscita
vincitrice dalle elezioni in striscia di Gaza, e
al-Fatah, il
partito del presidente dell'Autoritą
Nazionale Palestinese residente in
Cisgiordania, sfocia in scontri aperti tra le due fazioni che in pochi
giorni fanno un centinaio di morti.
Il
14 giugno
2007
Hamas, dopo una
campagna militare efficace e violenta, conquista la sede militare dell'Anp
arrivando di fatto al controllo dell'intera Striscia di Gaza.
L'Unione Europea,
cosģ come gli USA, considerando
Hamas
un'organizzazione terroristica, interrompono l'invio degli aiuti verso
la Striscia di Gaza. Inizia contestualmente una nuova fase del conflitto
tra
Hamas ed Israele
che vede, da parte Israeliana, missioni di guerra e assassinii mirati
contro esponenti palestinesi giudicati particolarmente pericolosi per la
sua sicurezza, e da parte palestinese il lancio continuo di missili
Qassam e tiri di mortaio contro installazioni e cittą Israeliane. Tale
fase di guerra causa vittime tra i due eserciti in lotta, ma anche tra
civili Israeliani e Palestinesi.
Il
1 marzo
2008, l'esercito
dello Stato di Israele con l'operazione
inverno caldo invade direttamente
l'area con forze blindate ed aeree e, dopo aver distrutto installazioni
militari di
Hamas e tunnel
per l'importazione illegale di armi, ritorna nelle proprie basi in
Israele.
Attualmente il
Territorio della Striscia di Gaza č completamente sotto il controllo del
movimento palestinese
Hamas. Proprio
per il controllo esercitato da
Hamas la Striscia
di Gaza non riceve pił direttamente aiuti umanitari da parte di Europa e
USA.
La situazione di
vita della popolazione di Gaza č in certi momenti assai drammatica, a
causa della penuria di prodotti essenziali o voluttuari (cibo, latte,
carburante, sigarette...), e dell'impossibilitą di esportare qualsiasi
manufatto prodotto nella Striscia. Questa situazione di tensione ha di
recente (23
gennaio
2008) anche
provocato l'abbattimento a furor di popolo di alcune postazioni di
frontiera con l'Egitto al valico di Rafah, allo scopo di permettere a
migliaia di persone di rifornirsi di vari generi di prima necessitą
presso i negozi egiziani sul confine. I soldati egiziani hanno subito
questa piccola crisi senza arrivare all'uso della violenza, per espressa
volontą del presidente egiziano Mubarak. Nell'ambito di una tregua di
sei mesi mediata nel giugno 2008 dall'Egitto, Hamas ha accettato di
porre fine al lancio dei razzi in cambio di un alleggerimento del blocco
da parte di Israele.
Il
18 dicembre
2008, Hamas ha
annunciato di non voler rinnovare la tregua giunta al suo termine di
scadenza. Secondo Israele la tregua non aveva scadenza.[2]
Il
27 dicembre
2008, in seguito
al lancio di razzi
Qassam da parte
di
Hamas in
direzione del deserto del
Negev e di alcuni
centri urbani come
Sderot o
Ashkelon e cittą
come
Be'er Sheva, con
conseguente ferimento di alcuni cittadini israeliani, i vertici politici
israeliani hanno lanciato l'operazione
piombo fuso contro la Striscia,
consistente in una serie di bombardamenti aerei mirati a colpire
obiettivi di alto profilo strategico-militare e altri sospettati di
essere legati al governo di
Hamas.[3][4][5]
I morti palestinesi
secondo le fonti sarebbero pił di 400 a tutto il
3 gennaio
2009, mentre le
vittime israeliane, dovute ai razzi Qassam sono 4.[6]
All'alba della
mattina del 3 gennaio 2009 Israele comincia a colpire Hamas con colpi di
artiglieria provenienti da mezzi stanziati a poche centinaia di metri
dal confine con Gaza, preannunciando un'azione di terra; alle 20:00
circa (ora locale) Israele penetra con truppe armate, carri e mezzi
blindati di vario tipo, all'interno della Striscia di Gaza da tre punti,
dando inizio ai primi scontri a fuoco, e riuscendo ad assumere il
controllo di alcune postazioni di lancio dei missili Qassam.[7]
Israele ha
dichiarato che quest'offensiva č tesa a eliminare
Hamas, ed č solo
la prima parte di un piano che non si esclude si possa allargare.[8]
La produzione
economica nella Striscia di Gaza č diminuita di circa un terzo tra il
1992 e il 1996. Questa flessione č stata variamente attribuita alla
corruzione e la cattiva gestione da parte di
Yasser Arafat, e
alle politiche di chiusura di
Israele. Un grave
effetto negativo sociale di questo rallentamento č stato l'emergere di
un alto tasso di disoccupazione.
I coloni israeliani
di
Gush Katif
avevano costruito serre e sperimentato nuove forme di agricoltura.
Queste serre inoltre fornivano occupazione a molte centinaia di
palestinesi di Gaza. Quando Israele si č ritirato dalla Striscia di Gaza
nell'estate del 2005, le serre sono state acquistate con i fondi
raccolti da ex Presidente della Banca mondiale, James Wolfensohn, e date
al popolo palestinese per iniziare la loro economia. Tuttavia, lo sforzo
di miglioramento č stato limitato a causa dello scarso
approvvigionamento di acqua, dell'incapacitą di esportare prodotti a
causa di restrizioni israeliane di confine, e della corruzione dilagante
all'interno dell'Autoritą palestinese. La maggior parte delle serre sono
state saccheggiate o distrutte.[9][10]
I principali partner
commerciali della Striscia di Gaza sono
Israele,
Egitto, e la
Cisgiordania.
Prima della seconda rivolta palestinese scoppiata nel settembre 2000,
circa 25.000 lavoratori dalla Striscia di Gaza ,ogni giorno si recavano
in Israele per lavoro.[11]
Israele, Stati
Uniti, Canada, e l'Unione europea hanno congelato tutti i fondi al
governo palestinese dopo la formazione di un governo controllato da
Hamas dopo la sua
vittoria nel 2006 nelle elezioni legislative palestinesi.
Attentato vicino a una moschea, mentre decine
di sciiti
si stavano preparando per le celebrazioni dell'"Ashura"
BAGDAD - Sanguinoso attentato a Bagdad: una
donna kamikaze si č fatta esplodere a Kadhimiya, vicino alla pił
importante moschea sciita della capitale, intorno alle 11 (le 9
italiane), uccidendo almeno 38 persone (35 secondo altre fonti) e
ferendone 55. Č stato colpito un checkpoint vicino alla moschea dedicata
all'imam Moussa, mentre decine di sciiti si preparavano per le
celebrazioni dell'"Ashura", la festa religiosa che la morte di Hussein,
nipote del profeta Maometto. «Una donna che aveva con sé una bomba ha
azionato la sua cintura esplosiva davanti a uno degli ingressi del
mausoleo» ha detto un portavoce delle forze di sicurezza, spiegando che
le vittime sono in gran parte pellegrini iraniani, tra cui molte donne e
bambini.
"Umanitą! Popolo italiano!
Siete tutti in vacanza, siete in ferie, eh? Con la social card, eh!
Social Card, due parole inglesi per prendervi per il culo in
italiano.
Siete in ferie, ma non lo siete solo voi: č l'Italia che č in ferie.
L'Italia va in ferie un mese, riaprirą il 12 gennaio... chissą se
riaprirą, l'Italia.
Signori, abbiamo una grande occasione: il 2009 andremo contro un
muro, ci sbatteremo una facciata pazzesca ma ci farą svegliare da
questo coma e ci farą capire in che situazione siamo.Ci farą solo
bene, questo shock. Sarą uno shock traumatico. Siamo tutti nel
tunnel, e c'č gente che va in televisione a dire: "bisogna
uscire dal tunnel, ci usciremo nel 2010".State nel tunnel!
State nel tunnel! Fuori č ancora peggio!
Signori, la democrazia se n'č andata sotto i nostri occhi, i
cittadini sono tagliati fuori, cinque persone hanno eletto questo
social network di pregiudicati, ruffiani, amici degli amici,
avvocati che fanno leggi per gli amici degli amici.
Signori, in Abruzzo il 50% non č andato a votare: č il nostro
partito. Lo dicevamo noi di non andare a votare, perché erano
elezioni illegali e anticostituzionali. 50% pił quello che ha preso
Di Pietro: noi siamo la maggioranza del Paese! Loro sono la
minoranza, e lo vedi dai loro sguardi: hanno paura.
Noi esportiamo cose meravigliose: prima la pizza, la cultura...
adesso esportiamo delinquenti e pregiudicati o presunti tali, in
Europa. Ci andranno Del Turco, Bassolino... questa č la grande
caratteristica che abbiamo.
Ma il 2009 farą nascere delle cose meravigliose: siamo in guerra,
siamo in guerra! Per cortesia, ogni cittadino si deve mettere un
elmetto, uscire e farsi la democrazia fai da te! Farsi la sua
politica, e voi avete un potere enorme: quello del vostro piccolo
portafoglio, come spendere e come non spendere. Io sto seguendo i
consigli dello psiconano, che ormai vaneggia sui consumi. Siamo noi,
quelli vogliono risparmiare, che creano il delirio dell'economia.
Siamo veramente in un momento strano, in un momento in cui all'asta
dei buoni del Tesoro, BTP e CCT, due aste sono
andate deserte.
C'č qualcosa che non quadra pił se i grandi istituti non comprano.
Il nostro debito sta salendo, le imprese che chiudono non danno pił
tasse quindi non ci sarą pił reddito per lo Stato. L'IRPEF non la si
pagherą, il debito salirą, č gią oltre 1700 miliardi e dobbiamo
pagare 80 miliardi di euro di interessi all'anno e ci rompiamo i
coglioni col lodo Alfano...Lo vediamo dalla faccia di Tremonti, che
č un fantasma che si aggira.
Signori questa sarą una grande battaglia, č una grande occasione per
cambiare le cose e le cambieremo. Le cambieremo, perché partiremo
dal basso con le liste civiche, rovesciamo la piramide. I cittadini
entrano nei comuni, creano trasparenza con gli altri cittadini. Dai
comuni alle Regioni, poi dalle regioni in Parlamento. Rovesciare la
piramide, č questa la nostra battaglia. Perņ i cittadini devono
avere un'informazione corretta, che potete trovare solo sulla Rete,
perché i giornali sono ormai una questione del passato.
Non c'č pił nulla da trovare nei giornali, la veritą non c'č pił.
Sarą qualcosa di straordin... Ciro! Ciro! Non toccare i sacchetti di
sabbia alla finestra! Lascia stare il fucile a pompa! Dicevo...
dovete stare sereni.
I giovani mi chiamano, i ragazzi mi chiedono: "che futuro abbiamo?".
Ragazzi non preoccupatevi per il futuro: non ce l'avete. Una
preoccupazione in meno. Dove andremo a finire? Andremo a finire che
cento imprenditori, cento zecche hanno salassato questo sistema.
Questi politici che sono lģ da venti, trent'anni. La moglie di
Fassino, del globulo, la signora Serafini č trent'anni in politica e
non ho capito che cazzo ha fatto in trent'anni. La Carfagna...
abbiamo delle cose che ci guardano allucinati da tutto il mondo.
Abbiamo nani... non bastava uno psiconano, ce n'č un altro, Brunetta
che č un iPod nano.
Abbiamo cose che non si riescono a capire, siamo nel delirio, nella
controtendenza.
Il mondo va verso le energie rinnovabili, Obama parla di rifiuti
zero, di rinnovabili e noi parliamo di inceneritori e discariche, di
diossina, di tumori.Il mondo va verso le rinnovabili e noi parliamo
di nucleare. Il nucleare. Siamo in mano a dei malati di mente,
malati di mente: ve l'immaginate una centrale nucleare costruita da
Ligresti e controllata da Tronchetti Provera?
Siamo oltre ogni limite, perņ il 2009 daremo una di quelle facciate,
ma una di quelle facciate che sarą la nostra resurrezione. Noi
risorgeremo, cari amici, risorgeremo dal basso. Forti, forti con
l'elmetto in testa. Lo faremo per noi e se non lo faremo per noi lo
faremo per i nostri figli e i nostri nipoti.
Se i cittadini saranno esautorati da qualsiasi diritto... perché le
leggi popolari le insabbiano - noi abbiamo fatto una legge popolare
per mandare via i pregiudicati, due legislature, voto di preferenza
- č nella commissione. Devono decidere se discutere quelle leggi
popolari. Quattrocentomila persone sono andate a firmarle. Se non le
discutono verremo noi lģ, a farvele discutere, ve le discuteremo
sulla faccia, vi guarderemo negli occhi.
I cittadini sono tolti da qualsiasi diritto costituzionale, dai
referendum alle leggi popolari, alle petizione. Li mandano via dai
comuni. I cittadini devono riappropriarsi della democrazia. Quindi
buona guerra, buon 2009. State su e soprattutto state sereni! Ciro!
Lascia stare i sacchetti!" Beppe
Grillo.... Uno stupro di gruppo
alla mega festa di Roma In 5 aggrediscono una ragazza. I medici:
violenza feroceROMA Lei cercava la techno. Ma la sua notte di
festa č stata interrotta da un branco di violentatori. In quattro,
forse in cinque, hanno stuprato una ragazza di 25 anni, di Ariccia.
Festeggiamenti per la notte di
Capodanno a Roma (Benvegnł_Guaitoli)
Picchiata, offesa e lasciata sulla
pista
da
ballo di «Amore 09», l'evento
organizzato (per la prima volta)
alla nuova Fiera di Roma, per
l'occasione presidiata all'esterno
da funzionari della Municipale di
ventennale esperienza. Perché, con i
numeri previsti per la megafesta, il
comune di Roma non voleva correre il
rischio d'intasare raccordo anulare
e direttrici cittadine. Tra le 6 e
le 6.30 termina il Capodanno della
ragazza e inizia, per lei, un 2009
prematuramente drammatico. Un
giovane della sicurezza la trova con
gli abiti strappati, il viso gonfio,
la voce che trema e l'espressione
stravolta. Subito la consegna ai
medici del «118». La dottoressa che
la visita per prima descrive: «Aveva
un labbro gonfio, ecchimosi sul
collo, lividi dietro la testa e di
lato». Ma quello che colpisce anche
i primi soccorritori č la perdita di
sangue, che «fa pensare ad una
violenza prolungata e feroce».
All'ospedale San Camillo,
presidiatissimo da agenti di
sicurezza privata e forze
dell'ordine, la ragazza viene
medicata e poi trasferita in stato
di choc al reparto di Ginecologia,
dove una poliziotta arriverą nel
tardo pomeriggio per raccogliere la
sua deposizione: oltre due ore di
informazioni e dettagli, incluso
l'identikit degli aggressori.
«Ero con un gruppo di
amici,
volevamo sentire musica e ballare»,
racconta. Quando un gruppetto di
ragazzi l'ha adocchiata, avvicinata
e stretta da un lato, lei non aveva
pił amici attorno. Era sola al
centro del branco. Nel pomeriggio
gli organizzatori dell'evento,
curato da «Roma for Music» (24 sale
con 28 dee-jay di livello mondiale
che sparavano musica a tutto
volume), oltre a mettersi a
disposizione dell'autoritą
giudiziaria hanno espresso parole di
«grave condanna» per l'episodio di
violenza. Puntualizzando che per la
serata erano stati mobilitati
numerosi addetti dalla sicurezza.
Agenti di polizia in borghese erano
all'interno, mescolati a ragazzine,
adolescenti e poco pił che ventenni
di tutta Italia.
Verso le due del
mattino,
era gią chiaro che
«Amore 09» aveva superato l'attesa
(della prevendita) di 30 mila
presenze. All'esterno controlli dei
carabinieri e pattuglie della
municipale, avevano gią raccolto gli
umori (inclusi quelli alcolici) del
Capodanno - evento per partecipare
al quale erano arrivati pullman
stracarichi e perfino dei taxi-pull
di teenager in abitino e coprispalle,
a sfidare la pioggia ghiacciata. Con
i primi soccorsi si era diffusa
anche la notizia che uno degli
aggressori era stato fermato. Un
giovane in piumino bianco, subito
rilasciato dalla polizia. La ragazza
resta al San Camillo, dove la
direzione sanitaria, le ha messo a
disposizione una consulente
psicologa. All'ora del pranzo sono
arrivati i genitori.
Alta Velocitą, alti prezzi Finisce
la promozione sulla Milano-Bologna:
dal 13 gennaio +10%. L'unico sconto
resta per acquisti on line
MILANO - Anno nuovo,
fine degli sconti. Si sapeva che
l'Alta Velocitą avrebbe aumentato i
vantaggi e i costi per i
viaggiatori. Passata l'euforia
dell'inaugurazione del 14 dicembre,
ora che č diventato (quasi) normale
fare Milano-Bologna in treno in 65
minuti a 300km all'ora, si capisce
meglio di quanto sono salite le
tariffe.
I COSTI
- Trenitalia -come si legge sul sito
- offre l'occasione fino al 13
gennaio «di scoprire l'emozione di
viaggiare ad Alta Velocitą» ed offre
a prezzi di lancio i biglietti con
il 10% di sconto (e un ulteriore 5%
per l'acquisto on line). Dal 13
gennaio, passata l'emozione, arriva
la tariffa piena.
Milano-Bologna: 56 euro in prima, 39
in seconda. Milano-Firenze: 67 euro
in prima, 47 in seconda. Milano-Roma:
109 euro in prima (80,8 nel novembre
scorso), 79 in seconda (56,10 nel
novembre scorso). Milano-Napoli: 119
in prima (103,6 a novembre 2008), 84
in seconda (73,20 a novembre 2008).
GLI AUMENTI
- Nel novembre 2008
l'Alta Velocitą ancora non c'era
sulla tratta Bologna-Milano ma i
biglietti erano gią stati aumentati
del 15% dall'inizio del 2008. Con
l'avvio dell'Alta Velocitą
Milano-Bologna il costo dei
biglietto č stato modificato: «Č un
nuovo prodotto», dice Trenitalia,
«che non ha termini di paragone». Č
anche vero che i vecchi Eurostar non
esistono pił e che l'unica linea
adesso č questa, tranne che per
pochi Intercity.
E' vero - come dice l'ad di
Trenitalia Moretti - che la
"metropolitana d'Italia"accorcia la
Penisola: Roma-Milano in 3 ore e 30
minuti con arrivo e partenza dal
centro delle cittą (solo con i
diretti Milano-Roma, perņ, gli
AVFast, dieci al giorno; mentre con
gli altri 15 AV giornalieri servono
3 ore e 59minuti). Milano-Bologna in
65 minuti; Milano-Napoli in 5 ore e
35 (4 ore e 50, come pubblicizzato
quando fu lanciata l'Alta Velocitą,
solo con l'unico Eurostar AvFast
delle 18.45). Firenze-Milano in 2
ore e 09. E' altrettanto vero che
chi usa l'AV (e non puņ far altro
visto che i tempi degli Intercity,
gią molto ridotti, non sono pił
concorrenziali) la paga a caro
prezzo. Da notare (e non č poco,
visto che l'Alta Velocitą costa di
pił per impiegare meno tempo) che
nelle tratte Milano-Roma si paga la
stessa cifra sia che si prenda l'Eurostar
che si ferma a Bologna e Firenze (e
impiega 3 ore 59 minuti) sia quello
Fast che non si ferma e impiega
mezz'ora meno (3 ore e 30).
Mauro Moretti (Newpress)
ABBONAMENTI
- Una sorpresa arriva dagli
abbonamenti mensili illimitati al
prezzo di 10 corse. Dunque
Milano-Bologna 560 euro in prima e
390 in seconda. Milano-Firenze 670
in prima e 470 in seconda.
Milano-Roma 1.090 in prima, 790 in
seconda. Il novembre scorso
Trenitalia aveva "sistemato" le
tariffe degli abbonamenti causando
non pochi scontenti tra i pendolari
affermando di aver portato una
variazione media di circa il 6% in
pił con un range che va da -40% dei
prezzi dell'Eurostar City a un +15%
per il treni ad Alta Velocitą .
L'idea di fondo era (ed č) quella di
far pagare 10 corse intere per un
abbonamento mensile. Ma se questo
puņ avere una logica per i pendolari
mattina-sera (ad esempio
Milano-Bologna) che cosģ
risparmiano, per chi viaggia
settimanalmente sulla tratta
Firenze-Milano e Roma-Milano il
discorso č assai diverso.
Resta un dato chiaro. A ottobre
2008, ad esempio, per l'abbonamento
sull'Eurostar tratta Firenze-Milano
in seconda classe si spendevano 232
euro (abbonamento Intercity + 2 euro
ogni volta che si prendeva il treno:
con un carnet da 20 tagliandi si
arrivava cosģ a 272 euro). A
novembre con la sistemazione
l'abbonamento č salito a 357 euro. A
gennaio, con l'avvio dell'Alta
Velocitą, il costo del biglietto
mensile č stato definito in 470 euro
(e due euro a viaggio se si vuole il
posto a sedere assicurato). Un
aumento di oltre il 40% in due mesi.
Lo stesso per i mensili Milano-Roma:
a ottobre 2008, 439 euro per la
prima e 335 per la seconda (con il
carnet da 20 tagliandi a 40 euro). A
novembre 560 in seconda e 870 in
prima. Ora 1.090 in prima, 790 in
seconda. (Tutte
le nuove tariffe degli abbonamenti)
PENDOLARI REGIONALI
- E l'anno nuovo
promette male anche per i pendolari
lombardi che utilizzano gli Eurostar
e che si troveranno un abbonamento
pił caro come conseguenza della
decisione di Trenitalia di separare
il servizio dei treni regionali da
quelli Eurostar ed Intercity. Per
andare da Brescia a Milano č
previsto un aumento mensile del 47%
(da 83 a 122 euro). In alcuni casi
l'aumento potrą sfiorare anche il
120%, scrive l'edizione lombarda de
La Repubblica. Sul trasporto
regionale la querelle tra Trenitalia
e le singole regioni va avanti ormai
da tempo. Fs «non č responsabile»,
hanno sottolineato pił volte i
vertici. «Il servizio universale non
dipende da noi ma dalle Regioni, noi
diamo il servizio e da parte loro ci
deve essere la copertura dei costi
ma, attualmente i contributi non
coprono nemmeno la metą dei costi
degli abbonamenti» continua a
ripetere Moretti. L'unica certezza,
anche in questo caso, č che chi ci
rimette sono i pendolari: strizzati
tra aumenti e servizi non adeguati e
una giungla tariffaria non sempre
chiara.
L'ETERNA GUERRA JUGOSLAVA
Kosovo, bombe nella cittą divisa
Ritorna l'incubo delle
violenze,4 Gennaio 2009
Quindici feriti a Mitrovica. La
missione Eulex inizia tra le
tensioni
Due bombe, e l'incubo della
violenza che ritorna. Il Kosovo
non ha ancora festeggiato il suo
primo anno d'indipendenza, e
Mitrovica č lģ a ricordare al
mondo che la pace dentro il
Paese č tutt'altro che
conquistata. Una cittą divisa in
due, Mitrovica: il fiume Ibar a
separare i serbi al nord dagli
albanesi al sud, il ponte e i
soldati della Nato a custodire
il dogma delle vite parallele.
Finché non c'č un contatto tra
le due comunitą, o un incidente,
e allora scattano le vendette.
Venerdģ sera la prima bomba č
scoppiata in un caffé della zona
nord. Nessun ferito, ma i vetri
saltati delle macchine in strada
scatenano la rabbia serba. Due
ore, ed č la rappresaglia. Non
c'č il bisogno di superare il
fiume, basta arrivare a
Bosnjacka Mahala, l'enclave
dell'enclave, il quartiere
albanese e musulmano nel cuore
della Mitrovica serba. Vetrine
spaccate, due negozi albanesi
bruciati. Arrivano i pompieri,
la tv serba Most (Ponte)
riprende le fiamme, e scoppia un
secondo ordigno.
Quindici i feriti alla fine di
questa pazza notte di violenze,
compresa una giornalista, il suo
cameraman e sette vigili del
fuoco, prima che le pattuglie
della Nato riportino la calma.
Tanta violenza da che cosa
nasce? Sono giorni che a
Mitrovica c'č tensione, da
quando un ragazzo serbo č stato
accoltellato. Agli arresti di
due albanesi č seguita la
ritorsione serba: raid contro le
botteghe, caccia alle auto dei
«nemici». E torna il ricordo di
quell'altro incidente, quattro
anni fa, che incendiņ Mitrovica
e scatenņ i pogrom antiserbi.
Allora, nel marzo 2004, tre
fratellini affogarono nell'Ibar,
mentre scappavano si diffusero
incontrollate le voci da una
gang slava. La vendetta fu
violenta. E cosģ sistematica che
si ricostruģ dopo doveva
essere per forza organizzata: 19
morti, 900 feriti, 4mila
profughi serbi, 35 monasteri
ortodossi in fiamme.
Dietro le tecniche paramilitari
s'intravide lo stile dei
guerriglieri «rivoluzionari»
dell'Uck, il monito dei duri
dell'«armata liberatrice»
frustrata alla comunitą
internazionale: non abbiamo pił
voglia di aspettare
l'indipendenza. Stavolta,
nessuno s'aspetta l'escalation.
La libertą sotto vigilanza il
Kosovo ormai l'ha raggiunta.
Restano Mitrovica, la cittą
enfaticamente chiamata la
«Berlino dei Balcani», a
ricordare quanta strada c'č da
fare. Il 9 dicembre anche qui
sono entrati i poliziotti di
Eulex, la pił grande missione di
polizia nella storia Ue. Ma i
rapporti col premier kosovaro
Thaci partono tesi. Solo un mese
fa, tre spie tedesche sono state
messe in carcere a Pristina, con
la fantomatica accusa d'aver
piazzato la bomba alla sede
della missione Ue. Berlino č
riuscita a riportarli a casa, ma
le tre spie esposte sui giornali
e «bruciate» sono state un
pesantissimo colpo a Frau Merkel:
la vendetta di Thaci cosģ
l'hanno interpretata i giornali
tedeschi quando ha scoperto di
aver il gabinetto infiltrato da
informatori dei 007 tedeschi.
Gli stessi che da anni
ricostruiscono, e denunciano
agli altri governi Ue, i loschi
traffici (sigarette,
prostituzione, auto rubate) che
fioriscono all'ombra del governo
kosovaro. No, i poliziotti
europei a Pristina non sono
attesi solo a una (amichevole)
parata.
Dopo la morte di
Tito
(1980)
la Jugoslavia visse un periodo (1980
-
1986)
di relativa serenitą. Sembrava
che il sistema costruito e
rivisto nei decenni da Tito
riuscisse a funzionare,
nonostante la progressiva
scomparsa di tutti i
protagonisti della
Resistenza
e della politica titoista (nel
1983
morģ anche
Aleksandar
Leka Ranković,
figura storica di ex ministro e
capo dei
servizi
segreti).
Tito
era riuscito a bilanciare le
rappresentanze etniche e a
placare antichi odi in un
equilibrio che appariva stabile,
grazie probabilmente anche al
"cemento" dell'ideologia
socialista
rinnovata in chiave
antistalinista
e per alcuni versi
filo-occidentale.
La
Jugoslavia
socialista e federale, cosģ come
costruita da
Tito
e da
Edvard
Kardelj,
il teorico e costituzionalista
sloveno,
si basava sulla politica della
Fratellanza e Unitą (Bratsvo i
Jedinstvo) fra i diversi popoli
jugoslavi, garantendo a
ciascuno, comprese le minoranze
nazionali, dignitą, autonomia
decisionale e rappresentativitą
istituzionale. Tuttavia il
regime jugoslavo aveva
utilizzato anche la forza per
stroncare quei movimenti, come
la
Primavera
Croata
del
1971,
che avevano dimostrato
l'emergere del nazionalismo
etnico, nonché di essere un
pericolo per l'unitą della
Federazione, il ruolo centrale
della
Lega dei
Comunisti Jugoslavi
e il sistema economico
dell'autogestione e del
"socialismo di mercato".
Un contributo al successo
dell'operazione di
Tito
era certamente venuto dagli
aiuti anche economici
provenienti da
Occidente
e volti a tenere staccata la
Jugoslavia
dalla sfera di influenza
sovietica,
e a farne, anche grazie alla
personalitą del presidente
jugoslavo, il Paese-guida del
Movimento
dei Non-Allineati.
Nel
1983
il primo ministro, la croata
Milka
Planinc,
varņ un grande piano di
stabilizzazione, sottoposto al
controllo tecnico del
fondo
monetario internazionale,
con l'ambizioso obiettivo di
ridurre l'inflazione,
creare posti di lavoro,
diminuire la dipendenza dalle
importazioni e contenere il
debito
pubblico.
Si trattava insomma di
rilanciare l'economia,
anche se con misure decisamente
pesanti per un paese che si
definiva socialista. L'economia,
ingolfata dopo la straordinaria
crescita degli
anni
settanta
[1],
era una delle principali cause
di scontro fra le diverse
repubbliche. Comunque la
situazione non sembrava certo
drammatica: il paese godeva di
un certo prestigio
internazionale e nel
1984
Sarajevo
ospitņ anche la
XIV
Olimpiade Invernale
[2].
Destabilizzazione del Paese
(1987-1989)
[modifica]
La crisi del sistema si fece
evidente nel
1987.
Nell'estate di quest'anno
scoppiņ lo scandalo finanziario
e politico dell'Agrokomerc,
la pił grande azienda bosniaca,
che delineņ una sorta di
tangentopoli jugoslava.
Sulla scena politica serba si
era messo nel frattempo in luce
Slobodan
Miloević,
divenuto presidente della
Repubblica Socialista di Serbia
nel novembre del
1987.
I rapporti fra le varie
repubbliche erano abbastanza
sereni, nonostante la montante
insofferenza slovena (un Paese
storicamente e tradizionalmente
legato alla
Mitteleuropa,
che considerava la sua vera
"patria" culturale) per le
strutture federali; all'interno
della
Serbia
era invece evidente il malessere
tra i Serbi e gli Albanesi del
Kosovo.
La provincia serba era ormai a
schiacciante maggioranza
albanese (anche per l'alto tasso
di crescita degli Albanesi,
mentre la percentuale di Serbi
diminuiva progressivamente) e
chiedeva, come gią in passato,
maggiore autonomia politica,
anche attraverso la costituzione
della settima repubblica
jugoslava, il Kosovo sganciato
dalla Serbia.
Nel
1986
venne pubblicato il Memorandum
dell'Accademia Serba delle
Scienze (noto anche come
Memorandum SANU), un documento
di intellettuali serbi che
denunciavano una generale
campagna anti-serba,esterna e
interna alla repubblica, e
forniva le basi ad un rinato
nazionalismo serbo basato sulla
riedizione della teoria della
"Grande Serbia", gią presente (e
concausa scatenante del
primo
conflitto mondiale)
nella prima metą del Novecento.
Miloević non esitņ a soffiare e
cavalcare questa ondata
nazionalista, adottando la
teoria secondo la quale "la
Serbia č lą dove c'č un serbo".
Nell'ottobre
1988
costrinse alle dimissioni il
governo provinciale della
Vojvodina,
a lui avverso; riformņ la
costituzione serba, eliminando
l'autonomia costituzionalmente
garantita al Kosovo (28
marzo
1989);
guidņ infine enormi
manifestazioni popolari (Belgrado,
18
novembre
1988
e in Kosovo,
28 giugno
1989).
In
Croazia
nel maggio del 1989 si formņ l'Unione
Democratica Croata
(Hrvatska Demokratska Zajednica
o HDZ), partito anti-comunista
di centro-destra che a tratti
riprendeva le idee scioviniste
degli ustascia di
Ante
Pavelić,
guidato dal controverso (si
vedano alcune dichiarazioni
sulla
religione
ebraica
[3])
ex generale di Tito
Franjo
Tuđman.
In
Slovenia
scoppiņ il caso di quattro
giornalisti (tra i quali il pił
noto era
Janez
Jana),
accusati di aver tentato di
pubblicare segreti militari
nella popolare rivista
d'opposizione Mladina. I quattro
giornalisti scoprirono dei
documenti su un ipotetico
intervento militare federale in
Slovenia, in caso di
un'evoluzione democratica e
soveranista del paese. Il
processo ai quattro imputati -
che si tenne in
lingua
serbo-croata
e non in
sloveno,
violando il principio del
pluirilinguismo - scatenņ
proteste popolari e dette avvio
alla cosiddetta "Primavera
slovena".
Nel frattempo anche nel piccolo
Montenegro
la vecchia dirigenza titoista
venne spazzata via (1989):
alla presidenza della Repubblica
venne eletto il giovane e
filo-serbo
Momir
Bulatović.
In un clima sempre pił teso,
destava seria preoccupazione
anche la situazione economica,
con una Federazione ormai troppo
scissa tra nord e sud
[5].
Il
dinaro
jugoslavo
subģ diverse svalutazioni e il
potere d'acquisto diminuģ
progressivamente. Il governo
federale fu affidato ad un
tecnico (19
febbraio
1989),
l'economista croato
Ante
Marković,
che propose una solida e
strutturale riforma economica e
preparņ la domanda di adesione
del paese alla
Comunitą
Economica Europea.
Il piano economico sembrava
funzionare, nonostante le
inevitabili conseguenze sociali
(aumento della disoccupazione e
della povertą, diminuzione dei
sussidi statali), ma venne
travolto dalle turbolenze
etniche e dalla disgregazione
complessiva della Federazione.
Il
20 gennaio
del
1990
venne convocato il
quattordicesimo e ultimo
congresso (convocato
straordinariamente) della
Lega dei
Comunisti Jugoslavi,
con uno scontro frontale tra
delegati serbi e sloveni, in
particolare riguardo la
situazione in Kosovo, la
politica economica e le riforme
istituzionali (creazione di una
nuova
federazione
o
confederazione,
la terza Jugoslavia). Per la
prima volta nella storia,
Sloveni e Croati decisero di
ritirare i loro delegati dal
congresso. Ormai era chiaro che
il Paese viaggiava a due
velocitą, non pił armonizzabili.
Nel nord della Federazione
vennero indette subito libere
elezioni, che determinano la
vittoria di forze di
centro-destra: in Slovenia la
coalizione democristiana Demos
formņ un nuovo governo, mentre
Kučan restņ presidente della
Repubblica; in Croazia i
nazionalisti dell'HDZ di Tuđman
vinsero le consultazioni (22
aprile
-
7 maggio
1990).
Il
23
dicembre
1990
in Slovenia si tenne un
referendum
sull'indipendenza, o meglio
sulla sovranitą slovena, dal
momento che si parlava anche
della costruzione di una nuova
confederazione di repubbliche,
le cui basi andavano ridiscusse.
Va inoltre precisato che la
costituzione della RFSJ
prevedeva costituzionalmente il
diritto alla secessione
unilaterale per ciascuna delle
sei repubbliche costituenti.
Data l'indisponibilitą serba a
rivedere radicalmente lassetto
dello stato, la sera del
25 giugno
1991
fu convocato in seduta plenaria
il Parlamento Sloveno (Skupčina)
per discutere e votare
l'indipendenza; tutti erano
favorevoli, tranne il comandante
delle truppe jugoslave, che era
pure membro effettivo
dell'assemblea. Egli fece un
discorso minaccioso. Nel corso
della seduta, poco prima della
votazione definitiva, il
Presidente del Parlamento diede
lettura di un telegramma appena
pervenuto dal Sabor di Zagabria,
il Parlamento Croato, nel quale
si comunicava che che la Croazia
era indipendente. Ad avvenuta
votazione, nella piazza centrale
di
Lubiana
il presidente
Milan
Kučan
proclamņ davanti al popolo
l'indipendenza slovena. La
conclusione del discorso di
Kučan lasciava intendere
un'immediata risposta delle
truppe federali: Nocoj so
dovoljene sanje, jutri je nov
dan ("Stasera i sogni sono
permessi, domani č un nuovo
giorno"). Il 26 giugno il
giornale sloveno "Delo" di
Lubiana usciva con un titolo a
nove colonne, cosģ tradotto:
"Dopo pił di mille anni di
dominazione austriaca e pił di
settanta anni di convivenza con
la Jugoslavia, la Slovenia č
indipendente".
La risposta dell'Armata
Popolare Jugoslava
(JNA) non si fece attendere: il
27 giugno
l'esercito intervenne in
Slovenia. Si trattņ di una vera
e propria guerra di aggressione.
Infatti, come sopra precisato,
era prevista la possibilitą di
secessione degli stati federati.
Iniziņ cosģ la prima guerra in
Europa
dalla fine della
Seconda
guerra mondiale.
Janez
Jana,
divenuto ministro sloveno della
difesa, cercņ di costituire un
esercito nazionale, soprattutto
mediante le milizie territoriali
della Repubblica, istituite da
Tito
in chiave anti-sovietica. Gli
Sloveni presero il controllo
delle basi militari federali nel
Paese e delle frontiere con
Italia
ed
Austria.
La guerra (Guerra dei dieci
giorni) si concluse in poco pił
di una settimana, essendo la
nazione etnicamente compatta e
sostenuta politicamente dal
Vaticano
di
Giovanni
Paolo II[6]
(in chiave anticomunista ed in
difesa del gran numero di
cattolici sloveni) dall'Austria
e soprattutto dalla
Germania
per le ragioni storiche gią
accennate, che si impegnņ subito
a riconoscerne l'indipendenza e
spinse perché anche lintera
CEE
facesse lo stesso.
L'impreparazione da parte dell'Armata
Popolare Jugoslava
fu tragicomica: entrando in
Slovenia il comando si dimenticņ
di fare rifornimento di
carburante, che ovviamente in
Slovenia nessuno gli vendeva. Il
Governo Sloveno ordinņ ai propri
militari di tenere sotto
controllo gli jugoslavi e di non
sparare, se non per legittima
difesa. Inoltre fu ordinato da
parte dello stesso governo che a
tutte le caserme occupate in
Slovenia dall'Armata Jugoslava
fosse tolta la fornitura di
luce, acqua e gas. Cosģ il
comando jugoslavo fu costretto a
ritirarsi. Perņ intanto Belgrado
stava gią brigando con Roma per
far evacuare le truppe jugoslave
via Trieste. Infatti a Belgrado
si asseriva che non era
possibile un altro modo per far
rientrare le truppe in patria.
Il Presidente della Repubblica
Italiana, Francesco Cossiga,
appena ebbe sentore di ciņ,
immediatamente si fece portare a
Trieste e dalla Prefettura
informņ i Triestini delle
intenzioni jugoslave. I
Triestini, memori dei tragici 40
giorni di occupazione jugoslava
nel 1945, si ribellarono
occupando il Comune di Trieste.
Fu chiesto al Governo Sloveno
perché non lasciasse evacuare le
truppe jugoslave. La risposta
del ministro Jana fu immediata.
Egli rispose che nessuno
proibiva loro l'evacuazione
dalla Slovenia, perņ,
imbarcandosi a Capodistria,
tutti i militari dovevano uscire
dalla Slovenia completamente
disarmati. Soltanto agli
ufficiali era concesso di
portare con sé la pistola di
ordinanza. Cosģ infatti avvenne
e la crisi triestina rientrņ.
L'8
luglio
vennero firmati gli
Accordi di
Brioni,
siglati da Kučan, Tuđman,
divenuto presidente croato,
Marković, premier federale, dal
serbo
Borisav
Jović,
presidente di turno della
presidenza collegiale jugoslava
e dai ministri degli esteri
della troika europea
Hans van
den Broek
(Paesi
Bassi),
Jacques
Poos
(Lussemburgo)
e
Joćo de
Deus Pinheiro
(Portogallo).
Gli accordi prevedevano
l'immediata cessazione di ogni
ostilitą dell'esercito jugoslavo
in Slovenia e il congelamento
per tre mesi della dichiarazione
di indipendenza. La piccola
repubblica diventava cosģ
indipendente da Belgrado.
Tuđman al potere e l'inizio
della guerra
[modifica]
Le elezioni croate della
primavera del 1990 avevano visto
vincere i nazionalisti di Tuđman,
supportati anche dalla diaspora,
davanti ai comunisti riformati
di
Ivica
Račan.
Nell'estate del 1990, nella
regione montagnosa della
Krajina
(ai confini con la
Bosnia),
a maggioranza serba, venne
proclamata la formazione della
Regione Autonoma Serba della
Krajina. In un clima di tensione
sempre pił forte, i Serbi
bloccarono per un certo periodo
le strade percorse dai turisti
che si recavano per le vacanze
in
Dalmazia.
Il
2
settembre
si tenne nella stessa regione un
referendum sull'autonomia e per
una possibile futura
congiunzione con la Serbia.
Il
19 marzo
1991
si svolse in Croazia un
referendum per la secessione del
Paese dalla Jugoslavia. La
consultazione venne boicottata
nelle Krajine. Il
9 aprile
il presidente Tuđman,
riorganizzando le forze di
polizia speciali, ordinņ la
costituzione di un esercito
nazionale croato (Zbor Narodne
Garde). Nel maggio a
Borovo
Selo,
nelle immediate vicinanze di
Vukovar,
vennero uccisi in un'imboscata
prima due e poi dodici
poliziotti croati.
La dichiarazione di indipendenza
(25
giugno),
conseguenza diretta dei
risultati del referendum,
provocņ l'intervento militare
jugoslavo, deciso a non
permettere che territori abitati
da Serbi fossero smembrati dalla
Federazione e slegati dalla
madrepatria serba. La teoria
nazionalista serba diventa cosģ
ideologia portante di tutta la
Jugoslavia e delle sue guerre.
Il simbolo della guerra
serbo-croata č divenuto
l'assedio alla cittą di
Vukovar,
nella
Slavonia
(25
agosto
-
18
novembre
1991), un territorio in cui
Serbi e Croati riuscivano a
convivere, fino a poco tempo
prima, serenamente. La cittą fu
bombardata e quasi completamente
rasa al suolo dai Serbi, che
impegnarono 20.000 uomini e 300
carri armati. Oltre alle truppe
regolari dell'JNA, a Vukovar
combatterono anche i
paramilitari di
eljko
Ranatović "Arkan",
responsabili, assieme
all'esercito, di saccheggi e
uccisioni di centinaia di civili
(compresi i malati presenti
nell'ospedale cittadino),
ignorando ogni convenzione di
guerra.
L'assedio si conclude con la
vittoria serba il
18
novembre,
con circa 1100 civili uccisi e
5000 persone deportate in
Serbia.
Piano strategico
d'invasione della Croazia
dell'Esercito popolare
jugoslavo (1991). L'JNA fu
incapace di avanzare
secondo i progetti a causa
della resistenza croata.
Il
5 ottobre
Tuđman si rivolse alla
popolazione croata, esortandola
a mobilitarsi e difendere il
Paese, attaccato dall'JNA e da
diverse formazioni paramilitari,
espressioni dell'"imperialismo
serbo". Questa espressione č
densa di riferimenti storici,
che non dovevano passare
inosservati e inavvertiti in un
paese in cui la memoria storica
del "piccolo imperialismo serbo"
anteguerra non doveva essere mai
stata sepolta. Il
7 ottobre
una forte esplosione colpģ la
sede del governo a
Zagabria,
durante una riunione a cui
partecipavano Tuđman, il
presidente federale
Stjepan
Mesić
[7]
e il primo ministro federale
Marković. Il governo croato
accusņ i vertici dell'JNA di
essere responsabili
dell'attacco, mentre l'esercito
jugoslavo asserģ che
l'esplosione era opera delle
stesse forze di Tuđman. Il
giorno seguente il parlamento
croato sciolse ogni residuo
legame con le istituzioni
federali. L'8
ottobre
venne proclamato giorno
dell'indipendenza croata.
Il
4 gennaio
1992
entrņ in vigore il quindicesimo
(e finalmente per un certo
periodo rispettato da entrambe
le parti) "cessate il fuoco". L'JNA
si ritirņ dalla Croazia entrando
in Bosnia, dove la guerra non
era ancora iniziata, mentre la
Croazia (assieme alla
Slovenia)
venne riconosciuta ufficialmente
dalla
CEE
(15
gennaio)
ed entrņ a far parte dell'ONU
(22
maggio).
Nei mesi successivi il conflitto
continuņ su piccola scala e le
forze croate tentarono di
riconquistare le cittą passate
sotto il controllo serbo, in
particolare nell'area di
Ragusa/Dubrovnik
(il cui centro fu bombardato dai
Serbi il
6 dicembre
1991)
e Zara.
Nel
settembre
1993,
nell'ambito dell'operazione
Sacca di Medak (Medački dep)
contro i Serbi di Krajina, i
Croati, guidati dal generale
Janko
Bobetko,
compirono una serie di crimini
contro l'umanitą e di violazioni
del diritto internazionale di
guerra, causando la morte anche
di 11 militari delle forze di
peacekeeping dell'ONU.
Nel frattempo la Croazia venne
coinvolta pienamente nella
guerra in
Bosnia-Erzegovina
(iniziata nell'aprile del
1992).
Alcune fra le persone pił vicine
a Tuđman, tra cui
Gojko
uak
e
Ivić
Paalić,
provenivano infatti dalla
regione dell'Erzegovina
e sostenevano finanziariamente e
militarmente i Croati di Bosnia.
Nel
1993,
scoppiņ la guerra fra Croati di
Bosnia e Bosgnacchi (cittadini
bosniaci di religione
musulmana). I Croati avevano
infatti proclamato il
28 agosto
1993
la
Repubblica
dell'Herceg Bosna
con lo scopo di aggregare la
regione di
Mostar
alla Croazia.
Franjo Tuđman partecipņ ai
colloqui di pace fra Croati di
Bosnia-Erzegovina e Bosgnacchi,
conclusi con gli
accordi di
Washington
(1
marzo
1994).
Gli Americani imposero la
creazione di una
Federazione Croato-Musulmana,
e di un'alleanza ufficiale tra
Croazia e Bosnia-Erzegovina
(ratificata a
Spalato,
22 luglio
1995).
Tuttavia sembra che Tuđman pił
volte si sia incontrato con
Milosević
allo scopo di spartire, anche
con le armi, la
Bosnia-Erzegovina tra Croazia e
Serbia
[8].
Mappa dell'Operazione
Tempesta condotta dalle
forze croate.
Nei primi giorni di
maggio
del
1995
venne lanciata dalle forze
croate nelle pianure della
Slavonia
l'operazione Lampo (Operacija
Bljesak). Nell'agosto dello
stesso anno iniziņ anche
l'operazione Tempesta (Operacija
Oluja) nella regione della
Krajina.
Obiettivo di queste campagne
militari era la riconquista del
territorio croato controllato
dai Serbi. Le operazioni
militari, unitamente alla
martellante propaganda delle
radio serbe (che paventavano il
massacro dei civili da parte
delle truppe croate),
costrinsero alla fuga migliaia
di civili (secondo i dati
dell'ultimo censimento jugoslavo
del 1991 i Serbi rappresentavano
il 12,16% della popolazione
croata). Si stima che pił di
200.000 Serbi furono obbligati
alla fuga dall'esercito croato,
che si rese protagonista di una
delle operazioni di
pulizia
etnica
pił rilevanti di tutto il
periodo
1991
-
1995.
Il Tribunale Internazionale
dell'Aja ritenne responsabili di
tali atrocitą diversi comandanti
militari croati, tra cui il
generale
Ante
Gotovina
[9].
Le operazioni militari
terminarono con un netto
successo militare croato (le
forze serbe non opposero grande
resistenza).
La guerra si concluse pochi mesi
dopo (Accordi
di Dayton,
dicembre
1995).
Gli accordi prevedevano che i
territori a forte presenza serba
nell'est del Paese (Slavonia,
Baranja e Sirmia) fossero
temporaneamente amministrati
dalle
Nazioni
Unite
(UNTAES). L'area fu formalmente
reintegrata nella Croazia il
15 gennaio
1998.
Le Krajine negoziarono una
pacifica reintegrazione nella
Repubblica Croata.
La guerra in Bosnia-Erzegovina
(1992-1995)
[modifica]
Gruppi etnici in
Bosnia-Erzegovina
(dati censimento 1991)
Bosniaci musulmani
44%
Serbi
31%
Croati
17%
"Jugoslavi" o altro
8%
Mentre la guerra infuriava in
Croazia,
la Bosnia-Erzegovina, formata da
tre diverse etnie (Bosniaci,
Serbi e Croati) era in una
situazione di pace momentanea ed
"artificiale", in quanto le
tensioni etniche erano pronte ad
esplodere.
Nel settembre del
1991
l'Armata
Popolare Jugoslava
distrusse un piccolo villaggio
all'interno del territorio
bosniaco, Ravno, abitato da
Croati, nel corso
dell'operazioni militari
d'assedio di
Ragusa/Dubrovnik
(cittą sulla costa dalmata
situata in Croazia).
Il
19
settembre
l'JNA spostņ alcune truppe nei
pressi della cittą di
Mostar,
provocando le proteste delle
autoritą locali. Preoccupati
dall'idea che i Serbi stessero
per attuare il progetto della
"Grande Serbia", occupando parte
del territorio bosniaco, il
18
novembre
1991
i Croati dell'Erzegovina
formarono la "Comunitą Croata di
Hergec Bosnia" (Hrvatska
Zajednica Herceg-Bosna),
embrione della futura
Repubblica
dell'Herceg Bosna,
allo scopo di proteggere i loro
interessi nazionali. Tuttavia,
almeno fino al
marzo
del
1992,
non vi furono episodi di scontro
frontale tra le diverse
nazionalitą, che si stavano perņ
preparando al conflitto, ormai
imminente.
Il
25 gennaio
il Parlamento, nonostante la
ferma opposizione dei
Serbo-bosniaci, decise di
organizzare un referendum
sull'indipendenza della
Repubblica. Il
29
febbraio
e il
1 marzo
si tenne dunque nel territorio
della Bosnia-Erzegovina il
referendum sulla secessione
dalla Jugoslavia. Il 64% dei
cittadini si espresse a favore.
I Serbi boicottarono perņ le
urne e bloccarono con barricate
Sarajevo.
Il Presidente della Repubblica,
il musulmano
Alija
Izetbegović
[10],
chiese l'intervento
dell'esercito, affinché
garantisse un regolare
svolgimento delle votazioni e la
cessazione delle tensioni
etniche. Il partito che
maggiormente rappresentava i
Serbi di Bosnia, il
Partito
Democratico Serbo
di
Radovan
Karadić,
fece sapere perņ subito che i
suoi uomini si sarebbero opposti
in qualsiasi modo
all'indipendenza.
Subito dopo il referendum l'JNA
iniziņ a schierare le sue truppe
nel territorio della Repubblica,
occupando tutti i maggiori punti
strategici (aprile
1992).
Tutti i gruppi etnici si
organizzarono in formazioni
militari ufficiali: i Croati
costituirono il
Consiglio
di difesa croato
(Hrvatsko Vijeće Obrane, HVO), i
Bosgnacchi l'"Esercito di
Bosnia-Erzegovina" (Armija Bosne
i Hercegovine, Armija BiH), i
Serbi l'Esercito della
Repubblica
Serba
(Vojska Republike Srpske, VRS).
Erano inoltre presenti numerosi
gruppi paramilitari: fra i Serbi
le "Aquile Bianche" (Beli
Orlovi), fra i Bosgnacchi la
"Lega Patriottica" (Patriotska
Liga) e i "Berretti Verdi"
(Zelene Beretke) , fra i Croati
le "Forze Croate di Difesa"
(Hrvatske Obrambene Snage).
La guerra che ne derivņ fu
sicuramente la pił complessa,
caotica e sanguinosa guerra in
Europa dalla fine della
Seconda
Guerra Mondiale.
Vennero firmati dalle diverse
parti in causa diversi accordi
di cessate il fuoco,
inizialmente accettati, per
essere stracciati solo poco
tempo dopo. Le
Nazioni
Unite
tentarono pił volte di far
cessare le ostilitą, con la
stesura di piani di pace che si
rivelarono fallimentari (piani
falliti di Carrington-Cutileiro,
settembre
1991,
Vance-Owen,
gennaio
1993,
Owen-Stoltenberg,
agosto
1993).
Inoltre le trattative venivano
spesso condotte da mediatori
spesso deboli e inadatti (come
gli inglesi
Peter
Carrington
e
David Owen),
che finirono per far aggravare
il conflitto pił che
pacificarlo.
Inizialmente i Bosniaci e i
Croati combatterono alleati
contro i Serbi, i quali erano
dotati di armi pił pesanti e
controllavano gran parte del
territorio rurale, con
l'eccezione delle grandi cittą
di
Sarajevo
e
Mostar.
Nel
1993,
dopo il fallimento del piano
Vance-Owen, che prevedeva la
divisione del Paese in tre parti
etnicamente pure, scoppiņ un
conflitto armato tra Bosniaci
musulmani e Croati sulla
spartizione virtuale del
territorio nazionale. Č stato
dimostrato il coinvolgimento del
governo croato di
Tuđman
in questo conflitto, che lo rese
in questo modo internazionale (Zagabria
sostenne militarmente i
Croato-Bosniaci).
Mostar,
gią precedentemente danneggiata
dai Serbi, fu costretta alla
resa dalle forze
croato-bosniache. Il centro
storico fu deliberatamente
bombardato dai Croati, che
distrussero il famoso vecchio
ponte (Stari
Most,
9 novembre
1993).
Il bilancio della guerra fu
spaventoso: la capitale del
Paese, Sarajevo, fu assediata
(dalle truppe serbo-bosniache)
per 43 mesi. Ciascuno dei tre
gruppi nazionali si rese
protagonista di
crimini di
guerra
e di operazioni di
pulizia
etnica.
Il
Centro di
ricerca e documentazione di
Sarajevo
ha diffuso le cifre documentate
(ma non definitive) sui morti
della guerra in
Bosnia-Erzegovina: 93.837 quelli
accertati fino al
dicembre
2005.
Di questi 63.687 sono Bosgnacchi
(67,87%), 24.216 Serbi (25,8%),
5.057 Croati (5,39%) e 877
dichiaratisi Jugoslavi al
censimento del 1991 o stranieri
(0,93%).
Il
2 maggio
1992
venne ufficializzato dai Serbi,
che si erano appostati sulle
colline vicine, il blocco
generale della cittą. I
principali accessi alla cittą
vengono bloccati, cosģ come i
rifornimenti di cibo e medicine.
Sarajevo si ritrovņ priva di
elettricitą, acqua e
riscaldamento. Per tentare di
arginare il blocco serbo, l'ONU
riaprģ l'aeroporto di Sarajevo,
dal quale la cittą sarą a lungo
dipendente.
In meno di 10 anni dalle
Olimpiadi all'assedio
Il periodo pił duro per la cittą
fu quello compreso tra la
seconda metą del 1992 e la prima
metą del
1993.
Gli attacchi serbi si fecero pił
intensi e vennero commesse
numerose atrocitą, anche se
alcuni abitanti serbi di
Sarajevo decisero di unirsi agli
assediati e di difendere la
cittą. Tra il
1992
e il
1995,
gli stessi Serbi di Sarajevo
furono oggetto di
pulizia
etnica
da parte dei Bosniaci musulmani,
venendo espulsi dalla cittą,
mentre diverse
migliaia
vennero uccisi.
Nel settembre 1993 si stimarono
in 35.000 gli edifici e le
strutture cittadine distrutte,
tra cui ospedali, industrie, la
sede della Presidenza della
Bosnia-Erzegovina, ministeri,
sedi di media e giornali, la
Biblioteca Nazionale, nonché
migliaia di abitazione civili.
Fra le diverse atrocitą
commesse, la pił grave fu
l'uccisione di 68
bosniaci
civili da parte di Serbi in un
mercato della cittą (12
giugno
1993).
Ratko Mladić, generale
serbo-bosniaco
responsabile del massacro.
Nel
luglio
1995
furono uccisi 7500-8000
bosniaci
maschi, in gran parte civili, in
etą tra l'adolescenza e la
vecchiaia, nella zona di
Srebrenica
(Bosnia orientale, ora parte
della
Repubblica
Serba).
Il massacro fu ordinato
dall'Esercito della Repubblica
Serba, agli ordini del generale
Ratko
Mladić;
alle operazioni di sterminio
parteciparono anche le unitą
speciali degli "Scorpioni".
Pretesto sarebbero stati i
massacri compiuti in diversi
villaggi serbi nella zona di
Vranica,
la settimana precedente al
massacro di
Srebrenica,
da parte di milizie musulmane
uscite dalla cittą.
La zona di Srebrenica era stata
dichiarata zona protetta dalle
Nazioni
Unite
(Risoluzione 819 dell'aprile
1993)
e costituiva un'enclave in
territorio serbo-bosniaco
abitata da Bosniaci musulmani e
protetta dalle forze militari
dell'ONU.
L'Esercito serbo-bosniaco violņ
gli accordi entrando una prima
volta nell'enclave nel
giugno
del
1995.
Constatando l'assenza di alcun
intervento di difesa da parte
dell'ONU, il presidente
serbo-bosniaco
Radovan
Karadić
autorizzņ all'esercito la presa
della cittą il
9 luglio
1995.
Le numericamente insufficienti
truppe dell'ONU (tre compagnie
olandesi)
non intervennero a favore della
popolazione civile e il generale
Karremans si limitņ a chiedere
un intervento urgente delle
forze aeree della
NATO
per bloccare i Serbo-bosniaci.
La cittą cadde l'11
luglio
e l'intera popolazione venne
evacuata nei pressi del sobborgo
industriale di
Potočari.
Qui venne divisa in due gruppi,
donne e bambini (che raggiunsero
con dei pullman
Tuzla)
e uomini, in gran parte uccisi,
a volte alla presenza degli
stessi caschi blu olandesi.
Il massacro provocņ un enorme
reazione nell'opinione politica
internazionale, segnando
l'inizio della fine della guerra
in Bosnia. Dopo i primi mesi in
cui il ministero della difesa
olandese vietņ ai suoi soldati
qualsiasi dichiarazione riguardo
a Srebrenica, in seguito ai
risultati del rapporto
commissionato dal'Aja
l'intero governo olandese
(guidato, come nel
1995,
da
Wim Kok),
si dimise nell'aprile
del
2002.
L'accordo (formalizzato a
Parigi,
14
dicembre
1995)
sanciva l'intangibilitą delle
frontiere, uguali ai confini fra
le repubbliche federate della
RSFJ, e prevedeva la creazione
di due entitą interne allo stato
di Bosnia Erzegovina: la
Federazione Croato-Musulmana
(51% del territorio nazionale,
92 municipalitą) e la
Repubblica
Serba
(RS, 49% del territorio e 63
municipalitą).
Le due entitą create sono dotate
di poteri autonomi in vasti
settori, ma sono inserite in una
cornice statale unitaria. Alla
Presidenza collegiale del Paese
(che ricalca il modello della
vecchia
Jugoslavia
del dopo
Tito)
siedono un serbo, un croato e un
musulmano, che a turno, ogni
otto mesi, si alternano nella
carica di presidente - primus
inter pares.
Particolarmente complessa la
struttura legislativa: ciascuna
entitą č dotata di un parlamento
locale: la Repubblica Serba di
un'assemblea legislativa
unicamerale, mentre la
Federazione Croato-Musulmana di
un organo bicamerale. A livello
statale vengono invece eletti
ogni quattro anni gli esponenti
della camera dei rappresentanti
del parlamento, formata da 42
deputati, 28 eletti nella
Federazione e 14 nella RS;
infine della camera dei popoli
fanno parte 5 serbi, 5 croati e
5 musulmani.
Bandiera della
Repubblica Serba di
Krajina
In rosso i territori
della Repubblica Serba di
Krajina
Stemma della Repubblica
Serba di Krajina
La Repubblica Serba di Krajina (serbo:
Република Српска Крајина, РСК)
fu una entitą autoproclamata
dalla maggioranza
serba
abitante in
Krajina
e
Slavonia,
due regioni della
Croazia.
Istituita il
1ŗ aprile
1991,
non ricevette mai alcun
riconoscimento internazionale.
Durante il
1995
le forze dell'esercito croato
rioccupararono gran parte del
territorio dell'autoproclamata
repubblica, mentre solamente nel
1998
l'ONU
abbandonņ una zona cuscinetto
tra
Croazia
e
Serbia,
nella parte pił orientale della
Slavonia.
Durante i primi secoli dell'etą
cristiana, la Bosnia fu parte
dell'Impero
Romano. Caduta
Roma,
essa venne contesa da
Bisanzio
e dai regni romano-barbarici
occidentali.
Il regno medioevale di Bosnia
ottenne l'indipendenza attorno
al
1200
e la mantenne fino al
1463,
quando i turchi
ottomani
conquistarono la regione.
Durante il dominio ottomano,
molti bosniaci ed erzegovinesi
abbandonarono i loro legami con
la
Cristianitą in favore
dell'Islam.
La Bosnia fu sotto il controllo
ottomano fino al
1878,
quando venne data in
amministrazione all'Austria-Ungheria.
Mentre coloro che abitavano in
Bosnia furono dal
1908
ufficialmente all'interno dell'impero
austro-ungarico.
L'Austria-Ungheria dichiarņ
guerra alla Serbia dopo aver
visto rifiutate le proprie
richieste di partecipare alla
ricerca e alla persecuzione
delle organizzazioni
terroristiche; la
Russia
si schierņ a fianco della
Serbia, mentre la Germania si
schierņ a fianco dell'Austria;
ne scaturģ la
Prima
guerra mondiale. L'Italia
non rispettņ la
Triplice
Alleanza, poiché il
trattato prevedeva una difesa
comune contro un attacco esterno
e non un attacco diretto come
fece l'Austria, cosģ entrņ in
guerra contro gli ex alleati
senza il voto del Parlamento,
non interventista. Dopo la
Grande guerra, la
Bosnia
divenne parte del
regno di
Jugoslavia, solo per
essere ceduta alla Croazia
controllata dal governo
nazionalista dello
Stato
indipendente di Croazia
durante la
Seconda
guerra mondiale.
Sciopero generale, cortei
in tante cittą
Epifani: «Il peggio deve ancora
arrivare»
INFATTI ECCO I NUMERI CHE
ARRIVANO DAL TRENTINO
Le isole felici non ci sono pił.
Le province di Trento
e Bolzano sono
anche loro Italia. Un'Italia
buffonesca e ciarlatana. Da figli
della Lupa siamo diventati figli
dello struzzo. Per vedere la
voragine dobbiamo caderci dentro.
Gli zoccoli dei bufali di montagna
si sentono anche in pianura, sono
zoccoli con l'eco.
Trentatre trentini entrarono a
Trento tutti e trentatre
trotterellando.
Trentatremila trentini e altoatesini
usciranno dalle fabbriche tutti e
trentatremila trotterellando. Dove
andranno? A fare shopping come
consiglia il Governo per rilanciare
l'economia? Magari con una social
card nuova di zecca?
Le dimensioni della disoccupazione,
regione dopo regione, stanno
assumendo dimensioni
bibliche, al di fuori della
umana comprensione. Quali fabbriche
rimarranno in piedi tra un anno? E
come faranno a mangiare milioni di
famiglie? A queste domande nessuno
sa rispondere. Cesare Battisti, se
ritornasse in vita, chiederebbe
l'annessione del Trentino Alto Adige
all'Austria.
PROVINCIA DI TRENTO: 40 mila
precari a
rischio
GARDOLO: 95 esuberi
alla
Whirpool (691 in Italia)
BOLZANO-TRENTO: 70 esuberi
alla
Telecom Italia
FOLGARIDA MARILEVA: a rischio pił di
un terzo dei 170 dipendenti
delle
funivie
ALTO ADIGE: 1.340
cassintegrati da ottobre in
una serie di
aziende
ALTO ADIGE: nel periodo
gennaio-ottobre 2007 le domande per
i sussidi di disoccupazione
erano 12.757, nello stesso
periodo del 2008 sono
salite a 18.553 (+
45,3%). Le domande per cassa
integrazione sono passate
da 5.037 a 6.922
(+37,2%).
Mobilitazione
generale contro la politica
economica del governo. Il leader
Cgil: «Dati buoni, soprattutto a
Nord»
ROMA - Č il giorno
dello
sciopero generale indetto dalla
Cgil per protestare contro
la politica economica del governo.
Tante le persone scese in piazza per
partecipare ai cortei organizzati in
diverse cittą italiane. A causa
della grave situazione legata al
maltempo, la mobilitazione non
riguarda il trasporto ferroviario e
i trasporti pubblici locali nelle
zone pił colpite dalla pioggia, in
particolare Roma e Venezia. Epifani
ha partecipato alla manifestazione
di Bologna, che si č conclusa con il
suo intervento in piazza Maggiore.
«Il peggio deve ancora arrivare» ha
detto, ricordando i 400mila in cassa
integrazione e sottolineando come lo
sciopero del 50% alla Fiat Mirafiori
«dimostri quale forza, dignitą e
unitą abbiano quei lavoratori
nell'affrontare la crisi». Poi
l'attacco a Berlusconi: «Ogni tanto
usa la metafora per sé del buon
padre di famiglia ma un buon padre
farebbe tutto, anche di pił, di
fronte a questa crisi». Il leader
della Cgil ha salutato i 112
lavoratori della Maserati ai quali
non sarą rinnovato il contratto di
lavoro e ha espresso solidarietą ai
sindacati greci per l'uccisione del
giovane Alexis Grigoriopoulos.
A ROMA BERTINOTTI
E GIORDANO -
Nella Capitale flagellata dal
maltempo al corteo della
Cgil hanno partecipato 30mila
persone. Presenti il segretario
generale della Cgil Roma e Lazio
Claudio Di Berardino, il segretario
generale della Spi-Cgil (pensionati)
Carla Cantone, l'ex presidente della
Camera Fausto Bertinotti e l'ex
segretario di Rifondazione Comunista
Franco Giordano. «Questa
manifestazione č una speranza - ha
detto Bertinotti -. Siamo di fronte
a scelte che segnano l'Italia e
l'Europa. Bisogna garantire
l'occupazione e creare un modello di
sviluppo economico e sociale
alternativo». Il corteo degli
studenti č partito da piazzale Aldo
Moro al grido di «blocchiamo» e con
in testa lo striscione «Contro tagli
precarietą e privatizzazione l'onda
generalizza lo sciopero». Gli
studenti si sono uniti ai Cobas, ma
poi se ne sono separati dirigendosi
verso il ministero dell'Istruzione.
Alcuni manifestanti sono entrati nel
Colosseo e hanno esposto un enorme
striscione «No 133». Su un altro
striscione si legge «Lavoro e
universitą, stessa rabbia stessa
precarietą. Con Alexis nel cuore».
A MILANO QUATTRO
CORTEI -
A Milano sono quattro i cortei:
della Cgil, dei sindacati di base e
degli studenti. Pesanti i
disagi per la circolazione. I
manifestanti - 50mila per il
sindacato confederale e altrettanti
se non di pił per Cobas,
Sdl-Intercategoriale e Cub - seguono
due percorsi diversi per poi
ricongiungersi in piazza Duomo. In
testa al corteo Cgil, dietro lo
striscione della Camera del lavoro,
sfilano il segretario milanese
Onorio Rosati e la segretaria
nazionale Morena Piccinini. Poco pił
avanti cč uno stendardo della
federazione dei lavoratori della
conoscenza - Flc Scuola universitą e
ricerca. Tante le bandiere rosse del
sindacato listate a lutto, per
ricordare la strage delle morti sul
lavoro. Cub, Sdl-intercategoriale e
Cobas chiedono la continuitą del
reddito, cioč di garantire a tutti i
lavoratori dipendenti, precari e
atipici almeno l'80% di retribuzione
in caso di perdita del lavoro, con
finanziamento a carico dei datori di
lavoro e dello Stato. Viene
contestata la finanziaria del
governo Berlusconi cosģ come la
riforma scolastica. Molti gli slogan
contro i ministri Gelmini e
Brunetta.
EPIFANI A BOLOGNA
- A Bologna il serpentone - 200mila
i partecipanti - si č snodato sotto
una pioggia battente e un mare di
ombrelli colorati, guidato dal
segretario generale Guglielmo
Epifani. Presente anche il ministro
ombra dellEconomia, Pierluigi
Bersani, e altri esponenti del Pd.
Mancava il sindaco Cofferati per
impegni istituzionali gią annunciati
nei giorni scorsi. «Ma con il cuore
sta qua, lo vedrņ dopo - ha detto
Epifani -. Malgrado la pioggia il
clima č straordinario, spero che il
governo voglia ascoltare». «I primi
dati dello sciopero - ha aggiunto il
leader sindacale - sono molto buoni
e confortanti, soprattutto nelle
fabbriche del nord, e questo dą
ragione alla domanda di cambiamento
della politica del governo». E ai
colleghi di Cisl e Uil: «Mi
rammarico che non siamo insieme
perché le ragioni di questo sciopero
sono sacrosante. Se non avessimo
fatto la grande manifestazione sulla
scuola del 30 ottobre non avremmo
avuto oggi la retromarcia della
Gelmini». Il corteo č aperto dallo
striscione «Sciopero generale contro
la crisi, pił lavoro, pił salario,
pił pensioni, pił diritti». Spiccano
tre faccioni di cartapesta con
Berlusconi, la Gelmini e Brunetta.
Molti manifestanti sono arrivati su
due treni speciali e con 600 pullman
da tutta la regione.
FIRENZE BLOCCATA -
Quattro i cortei che percorrono il
centro di Firenze: quello della
Cgil, quello dei Cobas e quello
degli studenti. Da Santissima
Annunziata si č mosso il corteo del
Movimento antagonista, diretto verso
via Valfonda, dove ha sede
l'Associazione industriali, per una
manifestazione contro le morti sul
lavoro. A Genova oltre 10mila
persone (20mila secondo gli
organizzatori) partecipano al
corteo. A Perugia i manifestanti
sono 5mila, 10mila ad Ancona. A
Lanciano, in Abruzzo, sono scese in
piazza circa 2mila persone, insieme
al leader dell'Italia dei Valori
Antonio Di Pietro.
ADESIONE ALTA A
TORINO - A Torino il corteo č aperto
da tre grandi palle di neve con
scritto «Disoccupazione», «Rischio
Povertą», «Precarietą» e lo
striscione «Contro la valanga della
crisi. Pił lavoro, pił salario, pił
pensione, pił diritti». Secondo il
sindacato l'adesione nelle aziende
metalmeccaniche del Torinese va dal
90% dell'Itca e della Teksid al 70%
dell'Alenia, all'80% della
Microtenica. L'adesione allo
sciopero dei lavoratori di Palazzo
Civico č del 40%, mentre tra quelli
del mondo della scuola arriva al
45%. Nello stabilimento Fiat
Mirafiori l'adesione č stata,
secondo la Cgil, intorno al 50%. Per
l'azienda il dato medio di
partecipazione č del 16% tra operai
e impiegati di tutti gli
stabilimenti italiani.
NAPOLI E CAMPANIA
- A Napoli sono circa 40mila -
secondo gli organizzatori - i
lavoratori scesi in piazza. Il
serpentone di persone, bandiere e
striscioni contro la precarietą e la
disoccupazione, si snoda fino alla
centrale piazza del Gesł, dove il
segretario della Fiom Gianni
Rinaldini tiene il comizio
conclusivo insieme al segretario
provinciale Giuseppe Errico. Altri
quattro i cortei in Campania. Al
corteo di Bari partecipano circa
30mila persone secondo gli
organizzatori. A Palermo un gruppo
di studenti, staccandosi dal corteo
principale cui partecipano anche
esponenti locali del Pd, ha occupato
il consolato greco in via Noto per
esprimere solidarietą al movimento
studentesco greco dopo la morte del
15enne. Oltre 15mila i manifestanti
in piazza a Cagliari.
«OBIETTIVI GIUSTI»
- Prima dell'inizio delle
manifestazioni Epifani, intervenuto
a Panorama del giorno, ha
detto che «lo sciopero (proclamato
senza l'appoggio di Cisl e Uil,
ndr) č sempre un mezzo per avere
degli obiettivi, mai un fine. Io
credo che gli obiettivi dello
sciopero sono giusti». Serve, ha
aggiunto, «per chiedere al governo
di affrontare la crisi, che come si
vede giorno dopo giorno sta avendo
effetti molto pesanti
sull'occupazione, sui giovani
precari, sulla vita delle imprese,
sui redditi dei dipendenti e dei
pensionati». Epifani chiede al
governo di aprire un tavolo con i
sindacati e Confindustria per
affrontare insieme le questioni
aperte dalla crisi: «Perché non lo
fa? Di cosa ha paura?».
BONANNI: «ERRORE
STORICO» - Molto critica la
posizione del segretario generale
della Cisl, Raffaele Bonanni, che
parla di «uno sciopero generale del
lavoro che non aiuta i lavoratori,
non serve a impostare una seria
politica contro la crisi economica,
accentua le divisioni anziché
favorire la convergenza di tutto il
sindacalismo confederale attorno a
una politica riformista e di
sviluppo». In un intervento
pubblicato su Ilsussidiario.net,
quotidiano online della Fondazione
per la Sussidiarietą, definisce la
mobilitazione «un errore di portata
storica proprio perché non soltanto
il nostro paese, ma l'Europa e il
mondo intero sono di fronte alle
dimensioni inedite e gigantesche di
una crisi che non č solo
finanziaria, ma colpisce i settori
produttivi, aggredisce i livelli di
vita di grandi masse e fa
intravedere i sintomi di una
recessione senza precedenti». Renata
Polverini (Ugl) in un editoriale su
Il Secolo d'Italia parla di
iniziativa «miope», «lo sciopero pił
anacronistico del dopoguerra»,
mentre al paese serve «dialogo».
L'unica sigla che ha aderito alla
mobilitazione, oltre alla Cgil, č la
Cosnil (Confederazione Sindacati
Italiani Lavoratori), che annuncia
l'astensione dal lavoro di 20mila
iscritti.
Usa, monete locali contro la
crisi
I promotori: «Cambiando cento
dollari i clienti riceveranno 110
milwaukee»
WASHINGTON Ricordate lItalia
degli Anni settanta, a corto di
monete, dove molte comunitą
sopperivano al vuoto stampando le
proprie banconote, e a volte non si
trattava di spiccioli? Ebbene, due
comunitą di Milwaukee, la prima
cittą del Wisconsin, intendono fare
lo stesso per sconfiggere la
recessione. I quartieri di Riverside
e Eastside decideranno mercoledģ se
lanciare i propri soldi. Sura Faraj,
il promotore della iniziativa, si
dice certo del suo successo. Ha
spiegato che i produttori e i
commercianti locali concederanno in
pratica uno sconto del 10 per cento
ai clienti: «Cambiando cento
dollari» ha asserito «i clienti
riceveranno 110 milwaukee. Non
potranno usarli nelle catene dei
grandi magazzini nazionali, solo coi
fornitori cittadini. E ciņ aiuterą
le nostre piccole e medie imprese e
i nostri negozianti».
I PROBLEMI LEGALI - Secondo Faraj,
liniziativa č legale, basta che le
banconote non somiglino al dollaro:
«Un tempo» ha ricordato «in America
circolavano le monete pił diverse, a
beneficio delle varie comunitą». Da
una ricerca da lui condotta, nel
mondo ci sono circa 2.000 monete
locali, non tutte legali, ma
comunque tollerate dallo stato.
Liniziativa, rivelata dal
quotidiano Chicago tribune, č
appoggiata dai fautori del
"localismo, un movimento economico
in rapida crescita, a cui giudizio i
costi della maggioranza dei prodotti
sono maggiorati inutilmente dai
trasporti, che contribuiscono tra
laltro ad aumentare linquinamento.
L'ESEMPIO DEL NORD DAKOTA - Le
due comunitą di Milwaukee hanno
tratto ispirazione dal Nord Dakota,
lo stato che nellattuale recessione
sta facendo meglio di tutti proprio
perché pratica con cura il
localismo. Nel Nord Dakota, le
banche non hanno concesso mutui
subprime, le autoritą hanno tenuto
la finanza sotto controllo, e lo
stato ha continuato a prosperare, al
punto da avere il bilancio in
attivo. Le vendite delle auto sono
crollate quasi ovunque negli Stati
uniti ma nel Nord Dakota questanno
sono aumentate del 27 per cento. I
disoccupati sono il 3,4 per cento,
la metą della media nazionale. Il
Nord Dakota si attiene rigidamente
al dollaro, ma il Chicago tribune
non esclude che lesempio di
Milwaukee venga seguito da altre
cittą in altri stati.
Obama: imponente piano
infrastrutture
Il presidente eletto promette
gli investimenti pił ingenti dagli
anni '50 ad oggi. «Internet in tutte
le scuole»
Barack Obama (Epa)
WASHINGTON - Importanti annunci
del presidente eletto degli Stati
Uniti nel discorso radiofonico
settimanale del Partito democratico.
Obama ha promesso che metterą in
atto il pił importante piano di
investimenti nelle infrastrutture
dagli anni Cinquanta ad oggi.
POSTI DI LAVORO - Milioni di
posti di lavoro verranno dal
«maggior investimento nelle nostre
infrastrutture nazionali dalla
creazione della rete federale delle
autostrade negli anni Cinquanta». Il
piano prevede che gli Stati perdano
i finanziamenti se non agiranno
rapidamente per costruire o riparare
strade e ponti. «Metteremo una
regola semplice - ha detto Obama -:
usali o li perdi». L'obiettivo del
presidente eletto, quello di creare
almeno 2,5 milioni di nuovi posti di
lavoro entro il 2011, č stato
ribadito all'indomani dei dati
sull'occupazione Usa, con il taglio
di 533.000 posti nel solo mese di
novembre. La recessione ha spinto il
tasso di disoccupazione al 6,7% e
potrebbe portarlo sopra l'8% alla
fine del prossimo anno.
RISPARMIO ENERGETICO - Obama ha
anche promesso accorgimenti di
risparmio e sensibilitą ambientale:
«Per prima cosa, lanceremo un
massiccio sforzo per rendere gli
edifici pubblici pił efficienti dal
punto di vista energetico - ha detto
Obama -. Il nostro governo ora paga
la pił alta bolletta energetica del
mondo. Sostituire vecchi impianti di
riscaldamento e installare lampadine
a basso consumo negli edifici
federali farebbe risparmiare
miliardi di dollari ai contribuenti
e creerebbe nuovi posti di lavoro».
PIŁ INTERNET - Un altro tema
affrontato nel discorso radiofonico
č la possibilitą di accesso a
internet, che secondo il presidente
eletto va accresciuta grazie alla
banda larga in modo che «ogni
bambino possa connettersi».
«Rinnoveremo la nostra autostrada
informatica, č inaccettabile che gli
Stati Uniti siano solo al 15° posto
per quanto riguarda l'adozione della
banda larga», ha detto Obama.
Internet dovrą entrare in ogni
scuola. La modernizzazione
dell'istruzione si baserą infatti su
due essenziali punti, l'efficienza
energetica e l'installazione di
computer in ogni aula scolastica.
Obama ha riferito in dettaglio
alcune delle misure per il rilancio
economico che intende mettere
immediatamente in esecuzione dopo il
20 gennaio, quando assumerą
ufficialmente la carica di
presidente.
Il governo salva Geronzi
Tanzi e Cragnotti
di LIANA MILELLA
Una recente immagine di Sergio Cragnotti
ROMA - Un'altra? Sģ, un'altra. E per chi stavolta? Ma per Cesare
Geronzi, il presidente di Mediobanca negli impicci giudiziari per
via dei crac Parmalat e Cirio. La fabbrica permanente delle leggi ad
personam, col marchio di fedeltą del governo Berlusconi, ne produce
un'altra, infilata nelle pieghe della legge di conversione del
decreto Alitalia. Non se ne accorge nessuno, dell'opposizione
s'intende, quando il 2 ottobre passa al Senato. Eppure, come gią si
scrivono i magistrati nelle maling list, si tratta d'una "bomba
atomica" destinata a far saltare per aria a ripetizione non solo i
vecchi processi per bancarotta fraudolenta, ma a bloccare quelli
futuri.
Con un semplice, e in vero anche mal scritto, articolo 7bis che
modifica la legge Marzano sui salvataggi delle grandi imprese e
quella sul diritto fallimentare del 1942. L'emendamento dice che per
essere perseguiti penalmente per una mala gestione aziendale č
necessario che l'impresa si trovi in stato di fallimento.
Se invece č guidata da un commissario, e magari va anche bene come
nel caso della Parmalat, nessun pubblico ministero potrą mettere
sotto processo chi ha determinato la crisi. Se finora lo stato
d'insolvenza era equiparato all'amministrazione controllata e al
fallimento, in futuro, se la legge dovesse passare com'č uscita dal
Senato, non sarą pił cosģ. I cattivi manager, contro cui tutti
tuonano, verranno salvati se l'impresa non sarą definitivamente
fallita.
Addio ai processi Parmalat e Cirio. In salvo Tanzi e Cragnotti.
Salvacondotto per l'ex presidente di Capitalia Geronzi. Colpo di
spugna anche per scandali di minore portata come quello di
Giacomelli, della Eldo, di Postalmarket. Tutto grazie ad Alitalia e
al decreto del 28 agosto fatto apposta per evitarne il fallimento.
Firmato da Berlusconi, Tremonti, Scajola, Sacconi, Matteoli.
Emendato dai due relatori al Senato, entrambi Pdl, Cicolani e
Paravia. Pronto per essere discusso e approvato martedģ prossimo
dalla Camera senza che l'opposizione batta un colpo.
Ma ecco che una giornalista se ne accorge. Č Milena Gabanelli,
l'autrice di Report, la trasmissione d'inchieste in onda la
domenica sera su Rai3. Lavora su Alitalia, ricostruisce dieci mesi
di trattative, intervista con Giovanna Boursier il commissario
Augusto Fantozzi, gli chiede se č riuscito a garantirsi "una manleva",
un salvacondotto per eventuali inchieste giudiziarie. Lui risponde
sicuro: "No, io non ho nessuna manleva".
Ma quel 7bis dimostra il contrario. Report ascolta magistrati
autorevoli, specializzati in inchieste economiche. Come Giuseppe
Cascini, segretario dell'Anm e pm romano dei casi Ricucci, Coppola,
Bnl. Il suo giudizio č senza scampo. Eccolo: "Se la norma verrą
approvata non saranno pił perseguibili i reati di bancarotta
commessi da tutti i precedenti amministratori di Alitalia, ma
neppure quelli compiuti da altri manager di societą per cui c'č
stata la dichiarazione d'insolvenza non seguita dal fallimento".
Cascini cita i casi: "Per i crac Cirio e Parmalat c'č stata la
dichiarazione d'insolvenza, ma senza il fallimento. Il risultato č
l'abrogazione dei reati fallimentari commessi da Tanzi, Cagnotti,
dai correi". Non basta. "Subito dovrą essere pronunciata sentenza di
assoluzione perché il fatto non č pił previsto dalla legge come
reato per tutti gli imputati, inclusi i rappresentanti delle
banche".
Siamo arrivati a Geronzi. Chiede la Gabanelli a Cascini: "Ma la
norma vale anche per lui?". Lapidaria la risposta: "Ovviamente sģ".
Le toghe s'allarmano, i timori serpeggiano nelle mailing-list. Come
in quella dei civilisti, Civil-net, dove Pasquale Liccardo scrive:
"Ho letto la nuova Marzano. Aspetto notizie sulla nuova condizione
di punibilitą che inciderą non solo sui processi futuri ma anche su
quelli in corso". Nessun dubbio sulla portata generale della norma.
Per certo non riguarderą la sola Alitalia, ma tutte le imprese.
Vediamolo questo 7bis, cosģ titolato: "Applicabilitą delle
disposizioni penali della legge fallimentare". Stabilisce: "Le
dichiarazioni dello stato di insolvenza sono equiparate alla
dichiarazione di fallimento solo nell'ipotesi in cui intervenga una
conversione dell'amministrazione straordinaria in fallimento, in
corso o al termine della procedura, ovvero nell'ipotesi di accertata
falsitą dei documenti posti a base dell'ammissione alla procedura".
La scrittura č cattiva, ma l'obiettivo chiaro: finora i manager
delle grandi imprese finivano sotto processo per bancarotta a
partire dalla sola dichiarazione d'insolvenza. Invece, se il 7bis
passa, l'azione penale resterą sospesa fino a un futuro, e del tutto
incerto, fallimento definitivo. Commentano le toghe: "Una moratoria
sine die, un nuovo colpo di spugna, una mano di biacca sulle
responsabilitą dei grandi manager le cui imprese sono state salvate
solo grazie alla mano pubblica". Con un assurdo plateale, come per
Parmalat. S'interromperą solo perché il commissario Bondi evita il
fallimento.
Ma che la salva Geronzi sia costituzionale č tutto da vedere. Gli
esperti gią vedono violati il principio d'uguaglianza e quello di
ragionevolezza. Il primo perché la norma determina un'evidente
disparitą di trattamento tra i poveri Cristi che non accedono alla
Marzano, falliscono, e finiscono sotto processo, e i grandi
amministratori. Il secondo perché l'esercizio dell'azione penale
dipende solo dalla capacitą del commissario di gestire l'azienda in
crisi. Se la salva, salva pure l'ex amministratore; se fallisce,
parte il processo. Vedremo se Berlusconi andrą avanti sfidando
ancora la Consulta.
(9 ottobre 2008)
MA DOPO IL COSģ DETTO LODO ANGELINO JOLIE ALFANO-SCHIF(O)ANI, E
DOPO LA LEGGINA BLOCCA PROCESSI, ECCOLI DI NUOVO IN AZIONE CON UN
NUOVO TENTATO DECRETO PER SALVARE TUTTI GLI AMICONI DELLO "IOTA":
LEGA ED AN NON FANNO PASSARE IN
CDM LA SALVA IMPRENDITORI 2. ALLUCINANTI LE AFFERMAZIONI DEL
COSģ DETTO MINISTRO DI GIUSTIZIA DOPO LA BOCCIATURA. RATIFICATO
POI IL TRATTATO CON LA LIBIA CHE PREVEDE IL VERSAMENTO DI 5
MILIARDI DI DOLLARI COME RISARCIMENTI DI NON SI SA BENE CHE COSA
(ANCORA LA SECONDA GUERRA MONDIALE????)
ROMA - Il
controverso disegno di legge sulla cosiddetta «messa in
prova» degli incensurati che cancella anche il reato per
i colpevoli di furto, falso in bilancio, usura, truffa,
corruzione di minorenni elaborato dal ministro della Giustizia
Angelino Alfano, č stato rinviato ad altra seduta del Consiglio
dei ministri. «Č una proposta tutta da esaminare», ha commentato
il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, al termine della
riunione di governo. «Su questo tema bisognerą avviare una
profonda riflessione. La novitą di questo Ddl č che oggi chi
ottiene la condizionale la incassa senza obblighi, invece dopo
dovrą fare lavori socialmente utili». La Russa si č detto
«completamente d'accordo» con il ministro dell'Interno Roberto
Maroni che č contrario alla parte del Ddl che prevede la
conversione della reclusione per pene fino a quattro anni in
lavori socialmente utili.
ALFANO - «Si rassegni
chi immagina che ci saranno trappole su indulti o amnistie. La
posizione del governo č chiara: non ne faremo», ha detto il
ministro della Giustizia Alfano, il quale ha spiegato che il Ddl
«messa in prova» non era all'ordine del giorno del Consiglio dei
ministri. «Il principale punto del provvedimento č dire basta
alla sospensione condizionale della pena gratis: chi ha fatto un
danno alla societą dovrą ripararlo lavorando obbligatoriamente,
altrimenti niente condizionale e si fa il carcere per cui si č
stati condannati». Sulla messa alla prova degli indagati, che č
«un istituto completamente distinto» il ministro preannuncia
«approfondimenti», tenendo conto anche delle perplessitą
avanzate da Lega e An.
CRISI E ALITALIA - La
Russa ha poi reso noto che al Consiglio dei ministri non si č
discusso di crisi economica né di Alitalia in quanto «il
ministro dell'Economia Giulio Tremonti non era presente» per
altri impegni.
LIBIA - Il governo ha
invece approvato il disegno di legge per la ratifica del
trattato di amicizia tra Italia e Libia. Il provvedimento
prevede «un risarcimento non simbolico per gli esuli italiani
che persero tutti i loro beni», ha spiegato La Russa. «Č una
piccola storia, non un fatto eclatante come le foibe. Č piccola
ma importante». L'Italia si č impegnata con la Libia a scusarsi
per la colonizzazione(??? MA SONO COSE DI OLTRE 60 ANNI FA
!!!!!!! Scuse per la colonizzazione quando i Tribunali militari
italiani CONTINUANO A CONDANNARE LA GERMANIA PER LE STRAGI
NAZISTE SENZA RICEVERE LA BENCHč MINIMA SODDISFAZIONE E LA
GERMANIA E' UN PAESE DELL'UNIONE EUROPEA!!!) e a pagare cinque
miliardi di dollari nei prossimi 25 anni per le infrastrutture.
L'accordo prevede anche la realizzazione di un'autostrada
costiera dal confine con l'Egitto a quello con la Tunisia.
INFANZIA - Approvato
anche il Ddl che istituisce il garante per linfanzia e
ladolescenza. «Il provvedimento non sarą terreno di scontro
politico in quanto la tutela dei minori non č né di destra né di
sinistra», ha affermato il ministro per le Pari opportunitą,
Mara Carfagna.. Il garante, che verrą nominato per quattro anni
dai presidenti di Camera e Senato, «sarą una figura indipendente
con compiti di proposta, consultivi e di ascolto». Verrą
istituito un numero telefonico di emergenza gratuito (il 114)
per segnalare violazioni dei diritti dei minori o situazioni a
rischio per i minori. Il ministro ha quindi aggiunto che
chiederą allopposizione di approvare il testo in sede
legislativa per fare in modo che diventi legge al pił presto.
La
finanza di progetto
(o project financing in
inglese)
č una operazione di
finanziamento
a lungo termine, che consiste
nell'utilizzo di una societą
neocostituita (cosiddetta SPC,
Special Purpose Company) la
quale serve a mantenere separati
gli assets del progetto da
quelli dei soggetti proponenti
l'iniziativa d'investimento (i
cosiddetti "promotori").
In
Italia,
Il Project Financing ha trovato
spazio perlopił nella
realizzazione di
opere di
pubblica utilitą.
In questa configurazione di
Project Financing i soggetti
promotori propongono ad una
Pubblica
amministrazione
di finanziare, eseguire e
gestire un'opera pubblica, il
cui progetto č stato gią
approvato, in cambio degli
utili
che deriveranno dai flussi di
cassa (cash flow)
generati per l'appunto da una
efficiente gestione dell'opera
stessa. Č stata istituita nel
1999 nel Ministero dell'Economia
la task force italiana per il
project financing:
Unitą
Tecnica Finanza di Progetto
(UTFP).
In Italia
possiamo parlare di una
impostazione diversa da quella
classica del Project financing[1].
In altri termini mentre la
impostazione classica incardina
l'operazione di PF su una equa
ripartizione del rischio tra il
soggetto promotore (quota di
equity o capitale di rischio) e
le banche (quota di debt o
prestito obbligazionario), in
Italia il rischio viene
prevalentemente assunto dal
soggetto promotore. Questo
spiega lo scarso successo in
Italia del PF, nonostante la
copiosa normativa che procedura
la realizzazione delle
opere
pubbliche.
La
disciplina positiva del
project financing č stata
introdotta per la prima volta in
Italia
con la
legge
11
novembre
1998
n. 415, cd. Legge Merloni-ter,
con l'obiettivo di contenere la
spesa
pubblica
e fornire una modalitą
alternativa alla
Finanza
d'impresa
per la realizzazione di opere
pubbliche, dove il finanziamento
dell'opera con capitale privato
č solo parziale.
In
pratica, la legge del 1998
prevedeva una
concessione
"speciale" per la costruzione e
gestione di un'opera pubblica a
favore del soggetto che la
realizza su terreno di proprietą
pubblica; il terreno viene dato
in concessione duso oppure in
diritto di
superficie.
In cambio del terreno e degli
utili di gestione, il soggetto
privato si accolla le spese di
realizzazione.
La norma
del 1998 prevedeva anche che,
nel caso in cui la gestione
dellopera fosse particolarmente
onerosa, il Comune poteva
contribuire alla sua
realizzazione: detto
contributo
veniva concesso a fronte di un
controllo
da parte dellEnte
Pubblico
sulle
tariffe
praticate allutenza (con la
riforma del
2002,
questa clausola č stata
abrogata, per cui di fatto le
tariffe sono libere).
Alla legge
n. 415/1998 ha fatto seguito la
legge
1ŗ agosto
2002
n. 166 (cd. legge Merloni-quater),
che ha ampliato il numero dei
potenziali soggetti promotori
(includendovi le
Camere di
commercio
e le
fondazioni
bancarie
ed ha abolito il limite
temporale di durata della
concessione.
Le novitą
introdotte dalla successiva
legge
18 aprile
2005
(cd. Legge comunitaria 2004)
riguardano sostanzialmente il
contenuto dell'avviso pubblico
che le Amministrazioni
committenti sono tenute a
pubblicare per indicare quali
opere possono realizzarsi con
capitali privati. Nel 2004,
infatti, il legislatore
nazionale ha dovuto adeguarsi
alle osservazioni formulate
dalla
Commissione europea
nella
procedura
d'infrazione
n. 2001/2182, con cui si
contestavano all'Italia alcune
difformitą della legislazione
nazionale con quella comunitaria
in materia di
appalti
pubblici.
Da ultimo, il Codice dei
contratti pubblici (decreto
legislativo n. 163 del 2006, in
vigore dal 1ŗ luglio 2006), ha
riunito in un unico corpo le
disposizioni sulla
contrattazione pubblica e, negli
articoli da 153 a 160 ha
riscritto la disciplina
nazionale del project financing,
abrogando tutte le leggi
precedenti. Tuttavia la sostanza
della disciplina č rimasta
pressoché identica.
LA STORIA DELLA FINANZA DI
PROGETTO ITALIOTA
La
storia che voglio raccontarvi
parla di grandi capitali e di
piccoli uomini, di treni che
correranno vuoti a 300 km/h
dentro a gallerie scavate nell"uranio,
di societą private costituite
con il denaro pubblico, piramidi
di Cheope fatte di smarino e
grattacieli di fibre d"amianto,
di cittadini che difendono i
propri diritti additati come
canaglie e di canaglie senza
scrupoli che si fingevano
persone attente all"ambiente e
ai diritti dei propri cittadini,
di sindaci bastonati dalla
polizia in una Valle decisa a
resistere all"ennesimo stupro
del proprio territorio, di come
un grande investimento non
produrrą altro che
impoverimento, di quando le
parole degli esperti vengono
trasformate in sussurri ed il
biascicare incompetente dei
politici assurge a realtą
incontrovertibile
La storia
inizia il 7 agosto 1991 con la
nascita di Tav spa, la societą a
capitale misto pubblico e
privato deputata a costruire in
Italia quasi 900 km di linee
ferroviarie per i treni ad alta
velocitą .
In realtą dopo il disastroso
risultato economico del tunnel
sotto la Manica non si
riscontrava assolutamente
traccia di privati disposti a
rischiare il proprio capitale
nella costruzione di grandi
infrastrutture e quello di
presentare Tav spa come una
societą a capitale misto era un
mero artificio volto a far si
che l"Italia potesse rispettare
i parametri di Maastricht che
imponevano il rapporto
deficit-pil al 3%. Lo Stato
garantģ il finanziamento del 40%
in conto capitale, mentre
finanziņ il restante 60% (quello
di appannaggio dei privati)
attraverso prestiti bancari,
accollandosi gli interessi degli
stessi fino al completamento
dell"opera.
Il 10 marzo 1998 le Ferrovie di
Stato che detenevano la
maggioranza del capitale
pubblico acquisirono il 100% di
Tav spa e dal primo gennaio del
2003, ormai nell"ambito della
legge obiettivo Tav spa č
entrata nell"orbita di
Infrastrutture spa, il cui
azionista unico č la Cassa
Depositi e Prestiti.
Tutto questo gioco di scatole
cinesi, nato una quindicina di
anni fa dalla fervida fantasia
dell"allora ministro del
Bilancio Cirino Pomicino e
perfezionato poi dal governo
Berlusconi sotto il nome di
project financing ha come unico
scopo quello di permettere allo
Stato di contrarre enormi
debiti, senza perņ doverli
iscrivere nel proprio Bilancio,
evitando cosģ che essi incidano
nei parametri del Patto Europeo
di stabilitą .
I privati esistono veramente ma
rivestono il ruolo di General
Contractor grazie al
perfezionamento di un"altra
intuizione del buon Cirino
Pomicino. Fiat IRI ed ENI (i
General Contractor) sono
concessionari con l"esclusione
della gestione, hanno cioč tutti
i poteri del committente
pubblico nella gestione dei
subappalti, nella direzione dei
lavori, negli espropri, ma non
hanno poi la gestione diretta
dell"opera, (caso unico in
Europa) per cui il loro solo
interesse, essendo disancorati
dalla successiva gestione, sarą
quello di fare durare i lavori
il pił a lungo possibile al fine
di fare levitare al massimo la
spesa. Inoltre il General
Contractor a differenza del
concessionario tradizionale di
lavori o servizi pubblici potrą
affidare i lavori a chi vuole
anche con trattativa privata ed
essendo un privato non sarą mai
perseguibile per corruzione, in
quanto eventuali tangenti
potranno essere giustificate
sotto forma di provvigioni.
Un"architettura senza dubbio
ingegnosa attraverso la quale si
trasferisce tutto il rischio
d"impresa dal privato allo Stato
che alla fine dei lavori sarą
perņ costretto a restituire i
prestiti delle banche, aprendo
cosģ una voragine senza fondo
nella quale precipiterą
giocoforza la nostra gią fragile
economia. La conseguenza di
tutto ciņ č che il progetto dell"Alta
Velocitą , presentato nel 1991
con un costo previsto di 26.180
miliardi di lire, rischierą
invece di costare, una volta
terminato in un lontano futuro,
circa 80 miliardi di euro e gli
italiani ne pagheranno i debiti
fino al 2040 ad un ritmo di 2
miliardi e 300 milioni di euro
l"anno.
Ci sarebbero molte altre cose da
raccontare concernenti questi 14
anni nei quali il progetto Alta
Velocitą ha preso forma e mosso
i suoi primi passi, anni nei
quali la zona del Mugello č
stata devastata dalle gallerie
con conseguenze idrogeologiche
irreversibili, anni nei quali
personaggi legati a doppio filo
alla politica e all"imprenditoria
come Necci Lorenzo, Pacini
Battaglia, Icalza Ercole e molti
altri si sono spartiti tangenti
miliardarie, sono stati
indagati, hanno corrotto
giudici, vinto e perso processi,
il tutto continuando a mantenere
sempre posizioni preminenti all"interno
delle istituzioni. Anni di
grossi guadagni per chi come
l"attuale ministro delle
infrastrutture Pietro Lunardi,
attraverso la Roksoil azienda di
famiglia si č aggiudicato un
numero infinito di opere e
consulenze o chi come Romano
Prodi fondņ la Nomisma, societą
bolognese indagata nel 1992 nell"ambito
di una consulenza miliardaria
sull"Alta Velocitą , le cui
conclusioni a fronte di
un"analisi quanto mai
approfondita e retribuita si
manifestavano nell"enunciato che
la velocitą fa risparmiare
tempo.
Anni nei quali 13.779 lavoratori
impegnati nel progetto Tav hanno
lavorato a ciclo continuo con
turni che potevano impegnarli
anche per 48 ore di seguito, in
gallerie dove l"aria era
inquinata, la luce poca ed i
rischi molti, come molti sono
stati fra loro gli operai
deceduti in incidenti sul
lavoro. Basti pensare che nei
soli primi 6 mesi di lavori
sulla tratta Torino - Novara si
sono annoverati 350 infortuni
dei quali 2 mortali.
Ma la storia che voglio
raccontarvi č una storia ad Alta
Velocitą , dove non esiste tempo
per soffermarsi a riflettere,
valutare i giudizi degli
esperti, confrontarsi con le
istituzioni locali. Esiste
solamente una montagna di denaro
senza fine sulla quale gettarsi
con voracitą assassina ed una
montagna di roccia da sventrare
al pił presto per garantire la
sopravvivenza del bengodi.
Il progetto per la costruzione
della Linea ferroviaria Alta
Velocitą ā Alta Capacitą
Torino ā Lione si č
evidenziato fin da subito come
il pił scellerato ed
economicamente dispendioso dell"intero
programma Tav e la nostra storia
vuole entrare nel merito delle
motivazioni che hanno spinto
decine di migliaia di persone ad
osteggiarlo con veemenza fin
dalla sua nascita.
L"intenzione dei progettisti č
quella di costruire un tracciato
che partendo da Settimo Torinese
(periferia nord est di Torino)
attraversi buona parte della
Valle di Susa per poi sbucare in
Francia attraverso un tunnel di
52 km sotto il massiccio dell"Ambin.
Tale tracciato accreditato come
parte integrante di un
fantomatico Corridoio 5 Lisbona
ā Kiev viene definito
indispensabile ed irrinunciabile
dalla maggior parte degli uomini
politici di ogni razza e colore,
nonché dalla Confindustria e da
tutti i poteri forti che
attendono di spartirsi le enormi
somme di denaro garantite dall"opera
per almeno i prossimi 15 anni.
Le ragioni addotte per
suffragare la necessitą assoluta
del progetto si sono sempre
limitate a demagogiche
affermazioni secondo le quali la
Torino ā Lione sarebbe
indispensabile al rilancio del
Piemonte che senza di essa
resterebbe isolato dall"Europa,
oppure a proclami privi di
fondamento secondo i quali
l"opera risulta indispensabile
per l"innovazione del sistema
dei trasporti italiano e
garantirą un enorme ritorno sia
dal punto di vista economico che
da quello occupazionale. E"
stata anche ventilata, in realtą
senza troppa convinzione, la
necessitą di garantire
attraverso l"opera la gestione
del supposto futuro incremento
dei flussi passeggeri e
commerciali, nonché ipotizzato
un futuro trasferimento alla
rotaia del traffico su gomma
tramite le navette in grado di
trasportare i Tir, con
conseguenze positive in termini
d"inquinamento ambientale.
Quando le commissioni tecniche,
scientifiche e gli esperti hanno
iniziato nel corso degli anni ad
analizzare il progetto nelle sue
varie sfaccettature č perņ
emersa una realtą in profonda
distonia con le roboanti
dichiarazioni della folta
schiera di politici,
pennivendoli e mestieranti vari
che si sono prodigati e si
prodigano nel tentativo di dare
alla Torino ā Lione una
patente di opera necessaria che
non ha assolutamente ragione di
esistere.
Quella di un Piemonte isolato
dal resto d"Europa č
un"affermazione talmente assurda
da meritare di albergare solo
nella fantasia di una mente
malata. Lungo la sola la Valle
di Susa passano infatti
attualmente circa il 35% delle
merci che valicano le Alpi,
troppe veramente per una regione
in stato d"isolamento. La Valle
di Susa č una valle alpina larga
in media solamente 1,5 km con
abbondanza d"insediamenti
abitativi ed industriali.
Attraverso di essa gią oggi
passano un"autostrada, due
strade statali, una linea
ferroviaria passeggeri e merci a
doppio binario, un fiume,
molteplici strade provinciali,
acquedotti, condutture del gas,
linee elettriche aeree ed
interrate.
Dovrebbe essere evidente per
chiunque come una realtą
naturale gią cosģ fortemente
violentata non sia assolutamente
in grado di sostenere il peso di
nuove pesanti infrastrutture, se
non al prezzo di conseguenze
disastrose sia per il territorio
che per la qualitą di vita di
coloro che lo abitano. La
costruzione della Torino ā
Lione comporterą nella sola
parte italiana l"estrazione
dalle gallerie di 16 milioni di
metri cubi di smarino (almeno 6
volte il volume della piramide
di Cheope) per i quali
occorreranno 2.500.000 passaggi
di camion solo per stoccare
nelle varie discariche i
materiali di risulta. I recenti
studi d"ingegneria dei trasporti
affermano che quando tra una
quindicina di anni l"opera sarą
terminata solo l"1% dell"attuale
traffico su gomma si trasferirą
sulla ferrovia. La contropartita
di questo deludente risultato
sarą pagata in maniera
salatissima dai cittadini della
Valle e della cintura di Torino,
in quanto si calcola che durante
questi 15 anni almeno 500 camion
circoleranno giorno e notte per
il trasporto dei materiali di
scavo dai tunnel ai luoghi di
stoccaggio, con il conseguente
aumento d"inquinanti, polveri e
rumore.
Oltre ai grossi rischi di natura
idrogeologica focalizzati nella
bassa valle, ad elevato rischio
alluvionale, le cui conseguenze
potrebbero ripercuotersi in
maniera drammatica anche sulla
cittą di Torino, gli studi hanno
messo in evidenza due punti di
estrema criticitą del progetto
Alta Velocitą ā Alta Capacitą
Torino ā Lione.
Il primo riguarda la galleria di
23 km Musinč/Gravio che dovrebbe
attraversare un terreno
caratterizzato da rocce ricche
di amianto. Secondo le analisi
commissionate dalla Rete
Ferroviaria Italiana ai geologi
dell"Universitą di Siena il
volume previsto di materiale
estratto contenente amianto
dovrebbe essere di almeno
1.150.000 metri cubi.
Non risulta sia stato previsto
alcun piano di sicurezza volto
ad impedire la dispersione delle
fibre d"amianto durante le fasi
di lavorazione e di stoccaggio.
La metą del materiale estratto
contenente amianto (paragonabile
per volume ad un grattacielo
alto 400 metri) č previsto sia
stoccata in un sito a cielo
aperto nei pressi del comune di
Almese, senza nessuna protezione
e giocoforza esposto ai forti
venti di fhon che spesso
soffiano nella valle (mediamente
per 40 giorni all"anno) in
direzione Torino.
In un dossier curato dal dottor
Edoardo Gays, oncologo dell"ospedale
San Luigi di Orbassano viene
sottolineato come l"amianto,
riguardo al quale non esiste per
l"uomo una soglia minima di
tollerabilitą , causa oltre ad
altre affezioni il mesotelioma
pleurico, un tumore maligno che
si manifesta anche dopo 15, 20
anni dall"inalazione delle
particelle, esso porta al
decesso in media entro 9 mesi
dal momento della diagnosi ed ha
un tasso di mortalitą nell"ordine
del 100%.
Sempre il dottor Gays nel suo
studio esprime grossa
preoccupazione per le
conseguenze degli scavi e dello
stoccaggio dei materiali
contenenti amianto sulla salute
dei cittadini ed afferma che
alla luce di queste condizioni
le morti per mesotelioma
rischieranno di aumentare di
oltre 100 volte su scala
regionale.
Il secondo punto critico č
costituito dal tunnel di 52 km
che dovrą correre sotto il
massiccio dell"Ambin, preceduto
da una galleria di prospezione
lunga oltre 7 km e del diametro
di 6 metri. All"interno del
massiccio dell"Ambin sono
infatti presenti numerosi
giacimenti di uranio, come
documentato dal CNR fin dal
1965. Per maggior precisione il
materiale presente č pechblenda,
una forma particolarmente
radioattiva. Una parte dello
smarino estratto sarą perciņ con
tutta probabilitą carica di
radioattivitą ed estremamente
pericolosa sia in fase di scavo
che di stoccaggio. L"uranio si
disperde nell"aria e puņ essere
inalato, inoltre contamina le
falde acquifere e va ad
inquinare i corsi d"acqua che
possono essere utilizzati per
l"irrigazione. L"uranio se
inalato o ingerito provoca
contaminazione interna e puņ
essere causa di linfomi e
leucemie. Occorre anche
sottolineare che la
distribuzione delle falde
acquifere all"interno del
massiccio dell"Ambin č
estremamente complessa e le
conseguenze degli scavi
rischiano di compromettere
gravemente il sistema
idrografico dell"area, come gią
avvenuto nel corso degli scavi
delle gallerie per la linea Alta
Velocitą Firenze ā Bologna
nella zona del Mugello.
Se alla luce delle analisi fin
qui esposte il progetto della
linea ferroviaria Alta Velocitą
ā Alta Capacitą Torino ā
Lione si dimostra in maniera
incontrovertibile un"opera
altamente pericolosa per la
salute e l"incolumitą dei
cittadini, non solo della Valle
di Susa ma anche della cintura
torinese e del capoluogo stesso,
anche gli studi inerenti all"utilitą
ed al ritorno economico del
tracciato mostrano imbarazzanti
incongruenze nel merito delle
quali non si puņ evitare di
entrare.
I traffici di lunga distanza
sull"asse Lisbona ā Kiev, che
motiverebbero il concetto di
Corridoio 5 sono ad oggi
irrilevanti. Il traffico
passeggeri di lunga distanza si
muove e si muoverą in aereo,
poiché risulta ampiamente
dimostrato come le ferrovie ad
Alta Velocitą non siano
assolutamente competitive nelle
distanze superiori ai 500 km. I
traffici merci di lunga distanza
sono estremamente esigui, la
velocitą non č un requisito
fondamentale (basta osservare il
successo delle ferrovie
statunitensi con velocitą
commerciali nell"ordine dei 30
km/h.) anzi contribuisce ad
aumentare i costi a dismisura,
favorendo sull"asse in oggetto
l"alternativa marittima.
L"attuale linea ferroviaria
Torino ā Modane č oggi
utilizzata solamente al 38%
della sua capacitą . Le navette
predisposte per il caricamento
dei Tir sono state usate solo
durante il breve periodo di
chiusura del Frejus, altrimenti
partono ogni giorno vuote. Gli
unici due treni giornalieri del
collegamento ferroviario diretto
Torino ā Lione sono stati
soppressi per mancanza di
passeggeri. Una scarsitą di
traffico davvero disarmante per
una direttrice cosģ importante
da giustificare l"investimento
di 21 miliardi di euro (la metą
dei quali di competenza
italiana) al fine di dotarla di
una linea ad Alta Velocitą .
Negli anni passati, quando
ancora la pesante crisi
economica europea non si era
manifestata in tutta la sua
interezza, il governo aveva
affidato ad una societą molto
quotata, la Setec Economie il
compito di valutare i benefici
dell"opera.
Tale societą aveva analizzato i
volumi tendenziali di traffico
per gli anni a venire, stimando
con un ottimismo che alla luce
della contrazione odierna del
mercato non puņ che far
sorridere, un volume di traffico
che avrebbe dovuto attestarsi
nel 2015 intorno ai 174
treni/giorno. La linea
esistente, una volta effettuati
gli interventi di potenziamento
previsti, molti dei quali gią in
corso dovrebbe consentire gią
nel 2008 una capacitą di circa
220 treni/giorno, un valore
ampiamente compatibile con
qualsiasi ottimistica
previsione.
Alla luce di questi dati si
stenta veramente a comprendere,
se non nell"ottica della
spartizione mafiosa dei
finanziamenti pubblici, per
quale arcana ragione anziché
perseguire lo sfruttamento della
linea attuale ottimizzandone le
potenzialitą , s"intenda invece
portare a termine un progetto
totalmente inutile come quello
della linea ferroviaria Alta
Velocitą ā Alta Capacitą
Torino ā Lione, finalizzata ad
una capacitą di trasporto
superiore di oltre 5 volte agli
attuali livelli di traffico,
oltretutto alla luce del fatto
che detti livelli anziché in
crescita esponenziale come si
prevedeva nel passato sono scesi
del 9% solamente nell"ultimo
anno.
Appare inoltre lapalissiano come
il costo esorbitante di un"opera
di queste dimensioni, stimato in
circa 11 miliardi di euro per la
sola competenza italiana e
passibile (come l"esperienza ci
insegna) di ulteriori notevoli
incrementi durante i 15 anni di
lavori, non potrą assolutamente
essere ammortizzato attraverso i
ricavi derivanti da un traffico
composto da elementi di sola
fantasia. Tale costo ricadrą per
forza di cose sulle spalle di
tutta la collettivitą con
effetti a dir poco disastrosi.
La storia che ho voluto
raccontarvi si č ormai
trasformata in pura cronaca di
attualitą , una cronaca che vede
riproporsi la biblica lotta di
Davide contro Golia.
Da un lato i cittadini della
Valle di Susa e tutti gli
abitanti dell"area torinese che
hanno avuto la sensibilitą e la
capacitą di riuscire a
comprendere i termini del
problema pur attraverso la
disinformazione messa in atto
dai grandi media asserviti alle
ragioni della politica. Insieme
a loro i sindaci dei comuni
della Valle, alcuni studiosi,
medici ed esperti che si
manifestano quali spiriti liberi
non aggiogati al carro dei
potenti, nonché esigue frange
della politica appartenenti ai
Verdi ed a Rifondazione
Comunista.
Dall"altro le arroganti falangi
del potere, i ministri del
governo insieme agli onorevoli
dell"opposizione, fino ad
arrivare al Presidente della
Regione Piemonte Mercedes Bresso
(donna che per l"occasione č
giunta al punto di abiurare ogni
parola esperita in tanti anni di
militanza ambientalista) ed al
sindaco di Torino Sergio
Chiamparino.
Tutti uniti, coesi, forti di
quella protervia che deriva loro
dalla consapevolezza di poter
gestire l"opinione pubblica
attraverso le televisioni, i
giornali e gli esperti
compiacenti, convinti di potere
reprimere ogni forma di protesta
con la furia belluina della
polizia e la militarizzazione
del territorio.
Il primo scontro si č gią svolto
il 31 ottobre, quando il potere
ha usato i manganelli della
polizia per bastonare i tanti,
tantissimi cittadini, nonché
alcuni sindaci che si erano
inerpicati sulla montagna sopra
Monpantero nel tentativo
d"impedire la conquista del
primo lembo della loro terra,
sul quale sarebbe stata
installata la prima trivella a
sancire di fatto l"inizio dell"opera.
Il lembo di terra č stato
conquistato solo con l"ausilio
dell"inganno, in maniera
probabilmente illegale ed č ora
presidiato dalla polizia. Le
trivelle non hanno ancora potuto
mettersi in moto ma la
Presidente della regione
Piemonte Mercedes Bresso ed il
sindaco di Torino Sergio
Chiamparino si sono gią espressi
con durezza, affermando che la
ferrovia Alta Velocitą ā Alta
Capacitą Torino ā Lione si
farą in ogni caso, poiché si
tratta di un progetto
irrinunciabile e nessun tipo di
protesta riuscirą ad impedirne
la realizzazione.
In risposta al rifiuto di ogni
dialogo che non passi attraverso
l"uso dei manganelli da parte
delle istituzioni, il 16
novembre tutta la Valle di Susa
si fermerą unita in uno sciopero
generale contro l"ennesima
violenza perpetrata nei
confronti del territorio e dei
suoi abitanti.
La storia ovviamente non finisce
qui e come tutte le storie potrą
riservare infinite sorprese
anche a coloro che si sentono
onnipotenti quando tengono in
mano il bastone del potere. I
contestatori NO TAV della Valle
di Susa potrebbero un giorno di
questi apparire al resto
d"Italia nella loro veste reale,
non uno sparuto gruppo di
estremisti ecologisti, no global,
luddisti, nemici del progresso,
bensģ semplicemente tanti
cittadini coraggiosi disposti a
mettersi in gioco e lottare per
difendere i loro diritti, la
propria salute e la propria
terra.
Quel giorno potrebbero diventare
tantissimi e poi ancora di pił,
cosģ tanti da uscire dall"invisibilitą
nella quale si č cercato per
lungo tempo di nasconderli,
troppi perché i poliziotti
possano bastonarli tutti, ed
allora forse inizierą una storia
diversa che parlerą di treni
costruiti per essere utili alla
qualitą di vita dell"uomo e non
di uomini sacrificati nel nome
dei treni e della velocitą .
Marco Cedolin
Una manovra inesistente
da cinque miliardi. Propagandati
80 miliardi di euro al G20, la
Cgil ne chiedeva 23, siamo
arrivati a 5 .Il fallimento del
Project Financing italiota.
di EUGENIO SCALFARI
PRESI UNO per uno i
provvedimenti della manovra di
Tremonti sono quasi tutti da
approvare anche se alcuni di
essi (dirņ tra poco quali)
suscitano forti preoccupazioni.
Ma la manovra nel suo complesso
č inesistente. Mobilita in tutto
e per tutto cinque miliardi di
danaro fresco cioč il 30 per
cento di un punto di Pil per
quanto riguarda il sostegno
della domanda e gli stimoli alla
produzione.
Il piano di investimenti č
apparentemente pił ambizioso
perché ammonta a 16 miliardi, ma
non sono risorse fresche. Erano
somme gią previste e stanziate
su altri capitoli e con altre
destinazioni. Il ministro
dell'Economia avrebbe potuto
(anzi dovuto) mobilitarle fin
dallo scorso giugno, visto che
aveva precocemente intuito che
una crisi di enormi proporzioni
stava arrivando. Ha perso cinque
mesi preziosi e purtroppo ne
dovranno passare a dir poco
altri dodici prima che si aprano
i cantieri e sia assunta la mano
d'opera necessaria.
Naturalmente quest'avarizia
nella spesa č motivata dalla
necessitą di stare nei limiti
imposti dalle regole europee.
Questo aspetto della questione
merita d'essere approfondito.
Il deficit lasciato dal
precedente governo Prodi era al
di sotto del 2 per cento. A metą
novembre, cioč prima della
manovra approvata venerdģ scorso
ma dopo la Finanziaria 2009, il
deficit viaggiava attorno al 3
per cento. Scontava infatti i
tre miliardi dovuti
all'abolizione dell'Ici, i tre
miliardi derivanti
dall'operazione Alitalia,
l'aumento del fabbisogno
derivante dai minori incassi
tributari.
L'insieme di questi fenomeni
hanno peggiorato i nostri conti
pubblici per un punto di Pil e
questa č la ragione della
politica dei tagli voluta da
Tremonti "per mettere in
sicurezza il bilancio" come ha
pił volte ripetuto.
Se non fosse stata abolita l'Ici
(che non ha prodotto nulla di
positivo sul rilancio della
domanda), se non fosse stata
creata la nuova Alitalia
tricolore e non si fosse
abbassata la guardia
sull'evasione fiscale ( SE NON
FOSSERO STATI BUTTATI NEL
MEDITERRANEO BEN 5 MILIARDI DI
DOLLARI PER RISARCIMENTI
FANTASCIENTIFICI ALLA LIBIA IN
CAMBIO DI UN CONTENIMENTO DEI
FLUSSI INESISTENTE )SE FOSSE
APPLICATA LA SENTENZA EUROPEA SU
RETE QUATTRO LA CUI INADEMPIENZA
CI COSTA 350.000 EURO DI MULTA
AL GIORNO A PARTIRE DAL 1
GENNAIO 2006, SE FOSSERO ABOLITI
I FINANZIAMENTI PUBBLICI A
PARTITI ANCHE INESISTENTI CHE
SUCCHIANO BEN 300 MILIONI DI
EURO ANNUI, SE FOSSE ABOLITO IL
FINANZIAMENTO PUBBLICO AI
GIORNALI PARI AD UN MILIARDO DI
EURO ANNUI avremmo avuto oggi un
punto di Pil, cioč 15 miliardi,
da spendere per rivitalizzare i
consumi e un altro mezzo punto
di sforamento consentito da
Bruxelles per chi ha i conti in
sicurezza. DOBBIAMO INFINE
AGGIUNGERE CHE LITALIA, DAL
GIUGNO 2007, HA VISTO DIMINUIRE
LA SPESA IN PENSIONI
ACCANTONATE, IN QUANTO IL 40%
DEI LAVORATORI DIPENDENTI, FONTE
CORSER,HA OPTATO PER I FONDI
PENSIONE CON LE LORO GESTIONI
PER ORA DEFICITARIE. SIGNIFICA
CHE NEL PROSSIMO FUTURO LO STATO
ELARGIRA MENO PENSIONI A FRONTE
DI ACCANTONAMENTI IN FONDI
BRUCIATI DAI PESSIMI ANDAMENTI
DEI MERCATI. (SEMPRE IL CORSER
PARLA DI UN RECUPERO FISCALE DA
PARTE DEI LAVORATORI SU QUEI
FONDI)
In totale 22 miliardi. Vedi
caso, č la stessa cifra chiesta
da Epifani e dall'opposizione
per determinare la svolta che
non c'č stata e non poteva
esservi. Tremonti ha ripetuto
pił volte che non fa miracoli e
l'ha detto perfino Berlusconi
che i miracoli č di solito
convinto di poterli fare. Se il
nostro ministro dell'Economia
avesse in giugno avuto nei
confronti del "premier" la
stessa grinta dei giorni scorsi,
se avesse bloccato l'Ici e l'Alitalia
tricolore, se non avesse dato
tregua all'evasione fiscale,
oggi avrebbe avuto la
possibilitą di effettuare una
politica keynesiana che
viceversa č stata impossibile
nelle condizioni date.
* * *
Ho premesso che i singoli
provvedimenti approvati venerdģ
scorso sono tutti da approvare.
Quasi tutti. Confermo. Ho detto
che alcuni sono politicamente
preoccupanti. In particolare č
preoccupante l'autorizzazione
data alla Cassa Depositi e
Prestiti di utilizzare il
risparmio postale per operazioni
bancarie vere e proprie, che
rappresenta un'innovazione
radicale e non prevista dallo
statuto della Cassa e dalle
leggi che ne regolano
l'attivitą.
Il risparmio postale ammonta pił
o meno a centomila miliardi ed č
destinato ad aumentare in
futuro. Il suo impiego č di
concedere mutui a basso tasso
d'interesse agli enti locali per
il finanziamento di opere
pubbliche da essi deciso. I
mutui hanno garanzia pubblica e
pertanto il risparmio postale č
pubblicamente garantito.
L'innovazione voluta da Tremonti
non č da poco. D'ora in avanti
la Cassa potrą effettuare
direttamente e sotto la propria
responsabilitą finanziamenti ad
infrastrutture "segnalate" da
enti locali che non saranno perņ
loro i debitori. La Cassa aprirą
dunque una sua gestione speciale
per un importo per ora limitato
a 30 miliardi; le operazioni
saranno controllate dal Tesoro e
non passeranno per i canali
usuali della pubblica
amministrazione. Si tratterą
insomma di finanziamenti bancari
e quindi discrezionali decisi
dagli organi dirigenti della
Cassa sotto il controllo del
Tesoro.
Tremonti voleva una banca del
Sud? Adesso ce l'ha per tutt'Italia
ed č una banca di grandi
dimensioni. L'autorizzazione di
venerdģ scorso prelude alla
riscrittura dello statuto della
Cassa e alla "mainmise"
sull'intera raccolta del
risparmio postale. Si tratta di
un'innovazione in linea coi
tempi ma č preoccupante la
potenza e la discrezionalitą che
viene in tal modo conferita ad
un singolo ministro. Mi sorge il
dubbio che vi sia l'ombra
dell'incostituzionalitą, in
quanto la nuova norma č
contenuta in un decreto-legge
che, per quanto riguarda questo
specifico provvedimento, non mi
pare abbia le caratteristiche
dell'urgenza prevista dalla
Costituzione.
* * *
Le cifre della manovra vera e
propria sono le seguenti. Bonus
per le famiglie (che sarą
versato nel febbraio 2009) 2.400
milioni; aumento della Cassa
integrazione 600 milioni;
ancoraggio dei mutui immobiliari
al tasso del 4 per cento per un
costo di 600 milioni. (PER
ANCORAGGIO DEI MUTUI SI INTENDE
LANCORAGGIO DEI TASSI DI
INTERESSE ALLINDICE BCE
PIUTTOSTO CHE ALLEURIBOR. Solo
che, di fronte a questo
provvedimento le banche sono gią
corse ai ripari aumentando lo
SPREAD, che č il secondo
elemento che calcola gli
interessi,vanificando in tal
modo il cosģ detto risparmio ) A
CUI SI DEVE AGGIUNGERE IL
DECRETO DI LUGLIO CHE IMPONEVA
ALLE BANCHE IL RIPORTO DELLE
RATE AI TASSI DEL 2006 CON
ALLUNGAMENTO DEI TEMPI DEI
MUTUI.Totale 3.600 milioni.
I provvedimenti di stimolo alle
imprese e di detassazione
ammontano complessivamente a
circa due miliardi, sicché il
totale generale della manovra č,
come gią si č detto, di cinque
miliardi e mezzo.
Bene il bonus alle famiglie,
bene il rafforzamento degli
ammortizzatori sociali, bene
l'Iva da pagare al momento
dell'incasso, bene gli sconti
sull'Ires e sull'Irap, bene il
blocco delle tariffe ferroviarie
in favore dei pendolari, bene
aver annullato la detassazione
degli straordinari (in tempi di
recessione sono ben poche le
aziende che ricorrono agli
straordinari che comunque vanno
contro la formazione di nuovi
posti di lavoro. Finalmente il
ministro dell'Economia l'ha
capito).
Non va invece affatto bene non
aver detassato i salari e le
pensioni. Tremonti ha sempre
parlato della necessitą di
evitare i benefici a pioggia e
di concentrarli invece su
pochissimi obiettivi,
soprattutto in un periodo di
scarsitą. Invece ha fatto
esattamente il contrario ed č
per questo che la sua non č una
manovra ma uno stillicidio di
interventi disseminati in 36
articoli. Ne bastavano un paio o
poco pił. Bastava concentrare
tutte le risorse disponibili
sulla detassazione dei salari al
di sotto d'una soglia di 30 mila
euro di reddito.
Qui si apre un altro tema della
massima importanza: i
provvedimenti presi riusciranno
a rimettere in moto la domanda?
Perché esiste il concreto
rischio che la pioggia dei
benefici vada a risparmio e non
a consumi.
Se si trattasse di benefici
duraturi, strutturali, gli
effetti sui consumi quasi
certamente ci sarebbero. Si
tratta invece di "una tantum" e
quindi gli effetti desiderati č
improbabile che si verifichino.
Ma come fare a renderli duraturi
con risorse cosģ limitate?
Ci sono tre possibili soluzioni
a questo problema.
1. Tagliare gli sprechi e
devolverli al sostegno duraturo
dei salari, cioč ad una vera e
propria redistribuzione del
reddito. Ma i tagli sono stati
gią effettuati nella Finanziaria
e con tutt'altra destinazione.
2. Tassare i redditi miliardari,
le innumerevoli rendite
esistenti, i redditi sommersi.
3. Puntare sulla crescita e
sulle nuove risorse tributarie
che essa determinerebbe.
Le soluzioni di cui ai numeri 2
e 3 non sono alternative e
possono essere utilmente
miscelate. Ma se non s'imbocca
questa strada avremo soltanto
provvedimenti "spot" di
assistenza sociale e come tali
con un pregevole significato
etico, ma nessun effetto di
rilancio sulle capacitą
produttive del Paese.
Aggiungo che l'insieme delle
misure fin qui approvate
penalizzano nettamente i
salariati delle regioni
settentrionali, nelle quali si
concentra la parte maggiore del
lavoro operaio. Si parla tanto
di questione settentrionale ma
non sembra che l'opinione
nordista, prevalente nella
maggioranza di centrodestra, si
sia resa conto di quest'aspetto
tutt'altro che marginale del
decreto in questione. I benefici
a pioggia sulle famiglie hanno
tagliato fuori il lavoro
dipendente che entra nel quadro
solo tangenzialmente e
marginalmente.
Per il lavoro autonomo ci sarą
la revisione degli studi di
settore e la detassazione
avverrą in quel modo. Ma per il
lavoro dipendente non č previsto
nulla di specifico. Non si
capisce in questo quadro che
cosa abbiano ottenuto la Cisl e
la Uil che hanno dato il loro
accordo a questa pseudo-manovra.
La detassazione dei
miglioramenti salariali di
secondo livello? Ed č per questi
spiccioli che hanno rotto
l'unitą sindacale?
* * *
Ci sarebbero parecchie altre
osservazioni da fare sui 36
articoli del decreto. Faccio
solo qualche esempio.
Esiste un fondo soprannominato
Scajola, per dire infrastrutture
emergenziali. Esiste un altro
fondo soprannominato Sacconi,
per dire provvedimenti
aggiuntivi sul lavoro ove si
rendessero necessari (e si
renderanno sicuramente
necessari) c'era, e sarą in
parte riposizionato, un fondo
per le aree sottosviluppate (Fas)
di oltre 50 miliardi, dei quali
25 sono stati ricollocati da
Tremonti per infrastrutture a
tempo futuro.
Quest'abitudine di accumulare
denari in fondi provvisori dai
quali attingere a tempo
opportuno puņ essere un
accorgimento utile in casi
eccezionali ma se diventa, come
sta diventando, un uso corrente
la conseguenza sarą quella di
indebolire ancora di pił di
quanto gią non sia il potere di
controllo del Parlamento
accrescendo la discrezionalitą
dell'Esecutivo.
Nessuna notizia sul tema dei "bond"
e delle obbligazioni
convertibili che le banche con
patrimoni insufficienti
dovrebbero emettere e il Tesoro
sottoscrivere. Tutto rinviato.
Meglio cosģ, č un segno di
soliditą del nostro sistema
bancario. Sembra perņ che Tesoro
e banche stiano trattando un
accordo sul credito alle piccole
e medie imprese, quello che la
Confindustria chiede con
crescente insistenza ma di cui
ancora non c'č preannuncio.
Sembra che il governo vorrebbe
affidare ai prefetti (!) la
vigilanza sull'esecuzione
dell'accordo in questione quando
e se si farą. Se questa fosse la
soluzione, avremo una
politicizzazione del credito che
neppure il fascismo riuscģ ad
imporre al sistema bancario.
Capisco che siamo in tempi molto
agitati, ma l'eccezionalitą non
giustifica lo stravolgimento dei
mercati e della Costituzione
materiale.
Post scriptum. La ciliegina su
questa torta purtroppo assai
sottile č rappresentata dal
raddoppio dell'Iva, dal 10 al 20
per cento, sui contratti di Sky
con i propri utenti. Si tratta
di milioni di contratti e di un
provvedimento che raschierebbe
l'intero margine lordo di quell'impresa
che opera sull'emittenza
digitale.
Siamo in pieno conflitto di
interessi. Un governo presieduto
dal proprietario di Mediaset
emana un decreto che mette fuori
mercato un suo diretto
concorrente.
CITIGROUP
- Intanto la banca statunitense Citigroup ha ufficializzato la
decisione di eliminare altri 50.000 posti di lavoro, pari al 14%
del totale dell'organico del gruppo, e un piano per ridurre i
costi del 20%. La societą ha annunciato i provvedimenti sul suo
sito web, confermando cosģ le indiscrezioni diffuse dall'emittente
CNBC. Il numero uno di Citigroup, Vikram Pandit, presenterą oggi
ai dipendenti il piano di riduzione del personale e dei costi.
Borse, un altro forte
calo
con le banche battistrada
Primi scambi in rialzo, poi gli operatori
interpretano come un segnale d'allarme una dichiarazione del
segretario al Tesoro Usa. Wall Street cede, l'Europa chiude sui
minimi. Il Mibtel -2,24% di LUCA PAGNI
MILANO - Ci hanno provato, ma il tentativo non č andato a
buon fine. Anzi: le Borse europee - che pure avevano iniziato la
seduta odierna in deciso rialzo - hanno dovuto archiviare una
nuova seduta in pesante perdita.
A congelare le speranze dei mercati di riprendersi dopo la
bastosta di martedģ ci ha pensato il segretario al Tesoro
statunitense: l'ex manager di Goldman Sachs, Hank Paulson, ha
confermato l'intenzione di usare i 700 miliardi di dollari del
fondo votato dal Parlamento per rafforzare direttamente il
capitale delle banche e di non comprare asset tossici degli
istituti. Paulson ha aggiunto che il Tesoro sta valutando aiuti
anche ai gruppi non bancari.
Nelle sale operative, il suo intervento č stato subito letto come
un ulteriore segnale negativo sullo stato di salute di altri
comparti industriali, che non potrą non influenzare i bilanci di
fine anno e quindi le quotazioni di Borsa. Immediate sono scattate
le vendite che hanno colpito tutte le piazze del vecchio
Continente: in chiusura ribassi superiori al 3% a Parigi, Zurigo e
Amsterdam. Francoforte ha accusato un calo del 2,96%, Madrid e
Londra hanno limitato i danni con un calo del 2,25%.
Piazza Affari non č stata da meno: l'indice Mibtel ha perso il
2,25%, mentre lo S&P's/Mib il 2,33%. Nel complesso, guardando
soltanto ai titoli principali, l'Europa ha bruciato altri 165
miliardi di euro di capitalizzazione, che si aggiungono ai 205
volatilizzati nella seduta di ieri. Le parole del segretario al
Tesoro Paulson, del resto, hanno influenzato anche le quotazioni
del petrolio: sul mercato di New York, il barile Wti con consegna
a dicembre č sceso fino a quota 56,41 dollari, mentre a Londra il
Brent č arrivato a 52,8 euro.
A Piazza Affari sotto pressione anche oggi i titoli bancari, ad
eccezione di Unicredit (+0,65%), che ha diffuso dati trimestrali
migliori delle attese degli analisti, escludendo nuovi aumenti di
capitale. Sotto tensione Intesa Sanpaolo (-6,86%), reduce dallo
scivolone della vigilia (-16,86%) dopo i dati dei 9 mesi. Gił
anche Bpm (-5,58%), mentre i dati dei primi 9 mesi hanno pesato su
Fondiaria-Sai (-4,71% a 16 euro), nonostante l'annuncio dell'ad
Fausto Marchionni secondo il quale il dividendo "sarą cash e
competitivo con qualsiasi altro investimento sul mercato".
In rosso anche i titoli dell'energia, con Eni (-3,24%), Enel
(-2,64%) e Saipem (-2,92%). In controtendenza A2a (+1,06% a 1,52
euro), mentre Edison č sprofondata (-7,81% a a 1,12 euro) dopo i
dati.
Non si arresta la corsa al ribasso di Fiat; oggi ha ceduto un
altro 3,99 % a quota 5,65 euro, in linea con il calo dei rivali in
Europa. Gił anche Pirelli (-2,33% a 0,29 euro), Pininfarina
(-6,85% a 3,77 euro) e Brembo (-3,42% a 5,64 euro). Pochi i
rialzi: tra questi Tenaris (+3,97%), Atlantia (+1,11%) tra le blue
chip. Bene anche Rcs (+2,37%), Cir (+4,34%) e Astaldi (+3,25%),
dopo i dati trimestrali.
(12
novembre 2008)
D'Alema-Unipol, no del
Parlamento Ue
all'uso delle intercettazioni
L'aula di Strasburgo nega la
revoca dell'immunitą parlamentare:
«Il processo č gią in fase avanzata»
Massimo D'Alema
STRASBURGO - Il Parlamento
europeo ha deciso di non revocare
l'immunitą parlamentare a Massimo D'Alema
e di non autorizzare l'uso delle
intercettazioni telefoniche
nell'ambito del processo Unipol,
cosģ come richiesto dalla procura di
Milano. L'aula di Strasburgo ha
approvato con 543 sģ, 43 no e 90
astenuti la relazione del popolare
tedesco Klaus Heiner Lehne,
confermando la decisione della
commissione giuridica
dell'Europarlamento.
SENZA OGGETTO - Nella relazione si
argomenta che il procedimento
giudiziario nei confronti dei «terzi
intercettati» č comunque «gią in
fase avanzata», e quindi la
richiesta della procura di Milano č
«senza oggetto».
LA RICHIESTA - Nel luglio 2007 il
giudice per le indagini preliminari
Clementina Forleo ha chiesto alla
Camera l'autorizzazione all'uso
delle intercettazioni indirette che
riguardavano D'Alema nell'ambito del
procedimento sulla tentata scalata
alla Bnl del 2005. Dopo che la
Camera si č dichiarata non
competente perché al momento delle
intercettazioni D'Alema era
europarlamentare, la procura di
Milano ha chiesto l'autorizzazione
all'Europarlamento. Secondo il
relatore, in base all'ordinanza del
Gip le fonti di prova utilizzate
sono gią «sufficienti a suffragare
l'ipotesi accusatoria» nei confronti
dei terzi intercettati che «sono gią
stati rinviati a giudizio e il loro
procedimento giudiziario č gią in
fase avanzata».
Metodo di calcolo illegale
degli interessi sui mutui
Si puņ chiedere il rimborso
Una sentenza
del tribunale di Bari ha stabilito
che il sistema "alla francese", che
riguarda quasi tutti i mutui in
Italia, viola la legge. Sul sito
dell'Adusbef il modulo per chiedere
la restituzione
Roma - L'associazione dei
consumatori Adusbef, guidata da Elio
Lannutti, pubblica
sul suo sito,
a disposizione dei mutuatari, il
modello per la richiesta di rimborso
degli interessi calcolati nel piano
di ammortamento del mutuo in modo 'anatocistico',
come spiega un comunicato.
L'iniziativa arriva dopo il
pronunciamento di un tribunale che
ha evidenziato come il tasso
sottoscritto al 13%, attraverso il
tasso 'anatocistico' č arrivato al
14,276%.
Infatti, il 29 ottobre scorso il
tribunale di Bari (sezione
distaccata di Rutigliano, giudice
Pietro Mastronardi) ha pronunciato
un sentenza sui mutui definita dall'Adusbef
"epocale" perchč "applicabile alla
massima parte dei contratti in
italia". Si tratta di mutui basati
sull'ammortamento "alla francese",
nel quale le rate sono costanti,
composte dalla somma di quota
capitale (che cresce
progressivamente) e quota interessi
(che cala al pagamento delle rate) e
calcolate con la formula
dell'interesse composto (cioč del
calcolo di interessi sugli
interessi). Nel caso - continua il
comunicato - era coinvolta una
famiglia di imprenditori pugliesi,
difesa dal vicepresidente di Adusbef,
l'avvocato Antonio Tanza del Foro di
Bari, che nell'aprile 2001 ha
portato in giudizio il Banco di
Napoli (oggi gruppo Intesa Sanpaolo).
Sotto la lente sono finiti due mutui
aperti a gennaio 1988 (da 350
milioni di lire, decennale, rate
semestrali, tasso fisso) e a maggio
1989 (da un miliardo, tasso
variabile, decennale, rate
semestrali). Nei due contratti sotto
esame, una consulenza tecnica ha
dimostrato che la rata era calcolata
con la formula dell'interesse
composto che non era espressamente
indicata dal contratto.
La consulenza ha evidenziato un
aumento del costo effettivo del
contratto dovuta a un tasso
effettivo superiore a quello
nominale: pił erano le rate, pił
costava il mutuo. I clienti, alla
firma dei contratti, non si erano
resi conto dell'alto tasso effettivo
da pagare perché il tasso nominale
annuo era davvero quello indicato
per iscritto nel contratto, mentre
quello effettivo poteva essere
desunto solo dall'esame del piano di
ammortamento.
Invece di un tasso del 13% sul mutuo
da 350 milioni di lire, i clienti
pagavano un tasso effettivo annuale
del 14,276 per cento, sottolineano
all'Adusbef. Il magistrato ha
accolto la richiesta e ha affermato
che il calcolo dell'interesse nel
piano di ammortamento deve essere
trasparente ed eseguito secondo le
regole matematiche dell'interesse
semplice e non di quello composto
utilizzato appunto nell'ammortamento
"alla francese". Il codice civile
richiede il calcolo dell'interesse
giorno per giorno (articolo
820/821), non puņ essere applicato
quello composto se non nei limiti
dell'articolo 1.283 che prevede che
il patto anatocistico (cioč di
capitalizzazione composta) sia
successivo alla maturazione
dell'interesse e mai precedente,
come invece accade nell'ammortamento
"alla francese".
La banca che utilizza nel contratto
questo tipo di capitalizzazione
viola non solo l'articolo 1.283 del
codice civile ma anche l'articolo
1.284 che, in caso di mancata
determinazione e specificazione o di
incertezza (tra tasso nominale
contrattuale e tasso effettivo del
piano di ammortamento allegato al
contratto), impone l'applicazione
del tasso legale semplice e non
quello ultralegale, indeterminato o
incerto.
I risparmiatori hanno ottenuto
l'annullamento parziale dei
contratti di mutuo per violazione
della buona fede nella conclusione
ed esecuzione dei contratti e per
difformitą tra tasso contrattuale
(indicato agli atti) e quello
effettivo di ammortamento. I piani
di ammortamento sono stati
ricalcolati al tasso legale di volta
in volta in vigore, con
l'eliminazione dell'anatocismo,
determinando una quota interessi
inferiore a quella pagata.
Tremonti: «Se le banche falliscono
banchieri a casa... o in galera»....purtroppo in Italia il
fallimento NON esiste (vedere,scorrendo le notizie,la parte
riguardante le 3 LEGGI AD HOC contro il fallimento,Prodi1,Prodi2,
Marzano...)
Audizione in Senato del ministro dell'Economia: «L'intervento
statale serve a tutelare il risparmio»
Giulio Tremonti (LaPresse)
ROMA - Lo strumento allo studio del governo per finanziare
l'economia e aiutare il sistema bancario ad affrontare la crisi
dei mercati sarą quello dell'emissione da parte del Tesoro di
prestiti obbligazionari. Lo ha detto il ministro dellEconomia,
Giulio Tremonti, durante un'audizione al Senato, sottolineando che
la misura entrerą nel prossimo decreto in via di emanazione. «Uno
strumento - ha sottolineato - č quello dei prestiti
obbligazionari. Il Tesoro fa un'emissione, vediamo se il Tesoro
direttamente o un'altra articolazione, e la liquiditą viene
impiegata per sottoscrivere obbligazioni». In ogni caso, ha
precisato Tremonti, l'intervento dello Stato per sostenere le
banche non č un finanziamento alle banche, ma una misura a tutela
del risparmio. Quindi, «se la banca fallisce i banchieri vanno a
casa, o vanno in galera...».
RISPARMIO - Il titolare dellEconomia ribadisce poi che il
decreto numero 155 e il successivo decreto adottati dal governo
hanno alla «base il principio costituzionale della tutela del
risparmio, che č un bene pubblico». Non si tratta di provvedimenti
«per salvare le banche ma per salvare il risparmio, se le banche
entrano in crisi si definisce un meccanismo di salvataggio
bancario». Secono Tremonti, non c'č nessun ritardo nei
provvedimenti a sostegno dell'economia reale: «Nessun paese
europeo ha adottato provvedimenti prima dell'Ecofin della scorsa
settimana».
E' la crisi della produzione industriale a
provocare la disperata ricerca di espedienti per valorizzare i
capitali nella circolazione, non viceversa. Ecco perché i
finanziarizzati e disperati - raschiano il fondo del barile nella
folle speranza di vedere il loro denaro aumentare negli scambi di
denaro; ecco perché rubano i risparmi alle vecchiette e vendono
patacche di titoli che inglobano i mutui dei poveracci, le loro
carte di credito insolventi, perfino i futures sulle loro pensioni
e sulle loro tombe. Mentre per le stesse ragioni prenotano materie
prime a venire (hedge funds) e dislocano le loro industrie in
Cina,Romania,Bulgaria,Taiwan, si danno alla speculazione
monetaria, ecc. ecc. Perfino le nazioni non possono evitare di
essere coinvolte in questa follia: ed ecco esplodere i fondi
sovrani, gestiti da Stati che si comprano banche e fondi
d'investimento di altri Stati. E non c'č niente da fare, perché
l'aumento del debito-credito č una situazione particolare di
rendita che permette agli Stati Uniti di sopravivere. E ricattano
il mondo: se volete il capitalismo, essi dicono, dovete alimentare
il suo motore primo, che pulsa a Washington. A causa di questo
ricatto possiamo tranquillamente escludere due opzioni: 1) che
quel particolare debitore rappresentato dagli USA si lasci
pignorare fabbriche e case; 2) che un giorno paghi il suo debito.
Perciņ al mondo capitalistico non resta altro da fare che tenerlo
a galla. Se ci riesce......
UN PAESE SEMPRE PIU' PIDUIZZATO E NEOFASCISTA...."
Il
segretario Cgil dopo la riunione di ieri sera a Palazzo Grazioli
fra
premier, Marcegaglia, Bonanni e Angeletti cui non č stato invitato
Epifani infuriato con il governo
"Gravissimo non averci invitato"
"Incontro immediato con il governo e
chiarimenti dai leader di Cisl e Uil"
Bersani: "Tutti i sindacati sono uguali, comportamento non serio e
fazioso"
Guglielmo Epifani
ROMA - "Quello che č accaduto ieri sera, se confermato, č
gravissimo, una cosa senza precedenti". Il segretario generale
della Cgil Guglielmo Epifani ha commentato cosģ, parlando al
direttivo dell'organizzazione, la notizia dell'incontro di ieri
sera a palazzo Grazioli, fra il presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi, alcuni ministri, la presidente di Confindustria Emma
Marcegaglia e i segretari di Cisl e Uil Raffaele Bonanni e Luigi
Angeletti.
Epifani chiede "un immediato incontro con il governo" e annuncia
una lettera ai leader di Cisl e Uil e al presidente di
Confindustria con la quale chiederą conferma dell'incontro di ieri
sera, che, se confermato, "apre un problema formale nei rapporti
con le altre organizzazioni sindacali e con la Confindustria".
"Il presidente Berlusconi dimostra cosģ - si legge in una nota -
di non avere alcun rispetto nei confronti dei suoi interlocutori,
quando esprimono opinioni diverse dalle sue". Sul tema della crisi
"il governo non prevede momenti formali di confronto con tutte le
parti sociali, mentre quelli 'riservati' li tiene solo con alcuni
soggetti, escludendo la Cgil, l'Ugl e tutte le altre
rappresentanze di impresa", prosegue il leader Cgil.
"Nei confronti della Cgil č un comportamento particolarmente grave
perché abbiamo inviato al governo e alle altre parti sociali una
piattaforma con le proprie proposte per affrontare la crisi - ha
aggiunto Epifani -. Con questo atteggiamento il governo esprime,
cosģ, la volontą di non aprire un confronto con la Cgil".
Immediata la condanna del Pd, che denuncia la gravitą
dell'accaduto: "Non č serio. Tutti gli interlocutori fino a prova
contraria sono uguali - dice Pierluigi Bersani, ministro ombra
dell'Economia - mentre un governo che cerca di dividerli non fa
l'interesse del paese. Sono faziosi, ideologici, non hanno nessuna
attitudine ad un sano pragmatismo", aggiunge Bersani.
I radicali: «Il referendum?
Un diritto abolito di fatto»
Cappato: «In passato la volontą popolare č stata spesso
tradita. Ma oggi molti fanno solo propaganda»
Marco Cappato
MILANO - «Io i referendum di Grillo li ho firmati». E
dunque? «A me sembrava tutto in regola». Marco Cappato,
eurodeputato radicale, č «sorpreso» dalla
decisione della Cassazione di dichiarare «insufficiente» il
numero di firme raccolte dal comico genovese
durante il V2
Day sull'abolizione dellOrdine dei giornalisti, sull'abolizione
dei finanziamenti pubblici all'editoria e sull'abrogazione della
legge Gasparri sulle frequenze tv. I magistrati avrebbero
riscontrato «vizi formali» (e per questo Grillo č stato convocato
per il 25 novembre). «Noi avevamo avvisato sui rischi legati ai
tempi della raccolta, che č un'altra cosa» spiega Cappato.
«Siccome era stato detto che a firmare erano stati in moltissimi,
non mi aspettavo certo questa motivazione».
SENTENZE EVERSIVE - Voi
radicali avete una certa esperienza in materia: da cosa puņ
dipendere lo stop ai referendum di Grillo? «Nel merito non mi
posso esprimere, non conosco i fatti nel dettaglio. Quindi non so
se le firme raccolte siano insufficienti o meno. Una cosa č certa:
il diritto al referendum nel nostro Paese esiste sulla carta, ma
di fatto č stato abolito in decenni di sentenze eversive della "Corte-anticostituzionale",
che ha cancellato milioni di firme, e dal Parlamento italiano, che
ha fregato e tradito la volontą popolare su tantissimi temi: dalla
riforma elettorale al finanziamento pubblico dei partiti. Il
referendum č stato distrutto da questo regime di illegalitą che ci
governa».
PROPAGANDA - Grillo
sull'informazione, Di Pietro sul Lodo Alfano, il Pd sul mondo
della scuola: si moltiplicano le iniziative referendarie Ma č
ancora uno strumento utile? «Certo, se la Costituzione fosse
applicata». E perņ? «Ho l'impressione che i neofiti del referendum
pensano di usarli semplicemente come un'arma di propaganda». Con
chi ce l'ha? «Con l'annunciato referendum sulla scuola, ad
esempio: penso che sia stato lanciato solo per far parlare
giornali e tv, senza capire bene su cosa e come farlo. Non mi
sembra un modo serio di procedere».
LA RISPOSTA DI GRILLO...Finalmente si ritorna a parlare di
Beppe Grillo sui media. Ne sentivo la mancanza. Ora che la
Cassazione ha valutato
insufficienti o non valide le firme per i referendum
sull'abolizione dell'ordine dei giornalisti e del finanziamento ai
giornali (un miliardo di euro all'anno) e per la fine del
duopolio radiotelevisivo Mediaset-RAI si possono stappare
bottiglie di champagne nelle redazioni e nelle segreterie dei
partiti politici. Approfittatene, perchč la festa durerą ancora
per poco. La pubblicitą sta migrando in Rete insieme
all'informazione e voi non ci sarete.
Mi rimetto alla decisione della Cassazione, non voglio neppure
discuterla, ne prendo atto. Ma c'č una cosa che forse ancora non
sapete. Le firme per Parlamento Pulito (il disegno di
legge popolare proposto da Grillo l'8 settembre 2007 con il PRIMO
V DAY...) sono valide. Qualche giornalista vi ha
informato della bella notizia?
Le vostre firme sono arrivate in
Senato, la discussione della legge č stata "assegnata
alla 1Ŗ Commissione permanente (Affari Costituzionali) in sede
referente il 22 maggio 2008. Annuncio nella seduta ant. n. 7 del
27 maggio 2008." Aspetto di essere convocato.
Nella Commissione č presente anche
Francesco Cossiga! Belin, che culo!
BOLOGNA - Tensione a
Bologna nel corteo degli studenti
anti-Gelmini, che percorso il centro
si č diretto verso la sede di
Confindustria: la polizia, in via
Castiglione, ha cercato di impedire
ai manifestanti di proseguire. Sono
cosģ iniziati cori contro gli
agenti, all'insegna dello slogan
«Bisogna andare avanti, indietro non
si torna», in particolare da alcuni
anarchici in testa al corteo. I
manifestanti hanno cercato di
sfondare il cordone, e sono volate
alcune manganellate. I manifestanti
hanno risposto con bottiglie e un
fumogeno. Un cordone di carabinieri
ha impedito ai manifestanti di
entrare in vicolo Santa Lucia, dove
si trova la sede di Confindustria,
dato che questo tratto del percorso
era stata vietato dalla Questura.
GIORNALISTA FERITA -
Durante gli scontri tra manifestanti
e polizia, Benedetta Boldrin, una
giornalista del Corriere di
Bologna č stata raggiunta alla
testa da una bottiglia lanciata dai
manifestanti ed č rimasta lievemente
ferita. Č stata portata in ospedale.
Il corteo č defluito in via Santo
Stefano, senza quindi raggiungere la
sede di Confindustria presidiata
dalle forze dell'ordine. Al corteo
hanno partecipato circa 30mila
persone tra studenti e insegnanti.
Beppe Grillo contestato a
Bologna (Ansa)
BEPPE GRILLO
- A Bologna č
arrivato anche Beppe Grillo per
esprimere la propria solidarietą ai
manifestanti. E non ha perso
occasione per lanciare una nuova
provocazione: «Dovete cercare di
scoprire chi sono i poliziotti finti
(ascolta l'intervista).
C'č un filmato messo online (guarda)
dove si vede benissimo questi qui
con le mazze che parlano
affettuosamente con un poliziotto
quasi da collega a collega. Queste
cose le hanno sempre fatte dai G8»
ha detto ai cronisti. Grillo ha
chiesto al ministro dell'Interno
Roberto Maroni di spiegare cosa č
successo in piazza Navona e di
chiarire la presenza di infiltrati.
Quindi - ha aggiunto - dovrebbe
dimettersi.
CONTESTATO: «BUFFONE» -
Poco dopo perņ Grillo č stato
pesantemente contestato dai
manifestanti. Quando il comico e il
gruppo dei suoi sostenitori hanno
raggiunto frontalmente il corteo che
stava entrando in via Zamboni, nella
zona universitaria, dalle file dei
manifestanti sono partite cascate di
fischi e grida: «Buffone, non
vogliamo le primedonne». I ragazzi,
che sfilavano dietro lo striscione
d'apertura «Noi la crisi non la
paghiamo», erano visibilmente
indispettiti dall'arrivo di Grillo
circondato da giornalisti e gli
hanno chiesto di mettersi dietro lo
striscione come tutti gli altri. Non
sono mancati momenti di tensione.
Uno degli organizzatori ha urlato
che «il protagonismo č da un'altra
parte». Grillo gli ha dato del
«maresciallo». Uno dei supporter del
comico č stato spintonato, ma a quel
punto č stato lo stesso comico
genovese a invitare alla calma i
suoi. «Sono cinque o sei, ma hanno
perfettamente ragione - ha detto
Grillo -, č la loro manifestazione e
la gestiscono loro. Nonostante tutto
siamo con loro. Certo, sbagliano la
comunicazione».
«POCHI DEI CENTRI SOCIALI»
- Dopo la contestazione, Grillo si č
diretto verso piazza Verdi, dove č
stato raggiunto da altri
manifestanti che gli hanno chiesto
di aderire alla manifestazione: gli
č stato anche offerto un camice
bianco dei precari che ha indossato,
prima di dirigersi verso piazza
Maggiore. Secondo lo staff di
Grillo, la contestazione sarebbe
opera di una ventina di esponenti
dei centri sociali bolognesi che gią
in passato si erano manifestati
critici con i «grillini». «Non sono
venuto a prendere dei meriti - ha
spiegato Grillo ai giornalisti dopo
aver lasciato il corteo, - la
manifestazione č loro. Sono venuto a
dare una testimonianza, non sono qui
per fare un comizio». Riferendosi
alla fredda accoglienza ricevuta,
Grillo ha detto: «Mi vedono come un
artefice della caduta della
sinistra. Devono identificare bene
chi sono i nemici». Il comico ha poi
descritto l'iniziativa degli
studenti contro il provvedimento
Gelmini come «una cosa fantastica»
perché permette di «rovesciare la
piramide e mettere al centro gli
studenti».
ROMA - Paolo Guzzanti, senatore di
Forza Italia, torna a criticare
Silvio Berlusconi e, stavolta,
attraverso
le pagine
del suo blog,
se la prende anche con Mara Carfagna.
Il ministro viene definito "calendarista
alle pari opportunitą", "inadatta" a
ricoprire quel ruolo. Non solo:
quella di Berlusconi, nei suoi
confronti, sarebbe stata una "nomina
di scambio", offerta in cambio di
qualcosa che il senatore non
specifica.
Una presa di posizione che fa
seguito alle dichiarazioni,
rilasciate lo scorso 8 ottobre,
quando Guzzanti aveva attaccato il
premier per aver lodato la Russia di
Putin. "Berlusconi mi fa vomitare",
aveva detto in quell'occasione.
Adesso critica senza troppe mezze
misure il ministro delle Pari
Opportunitą: "Secondo quanto dicono
alcuni testimoni che considero
credibili, attendibili e tutt'altro
che interessati - scrive nei
commenti, rispondendo ad un suo
lettore - esistono proporzionati
motivi per temere che la signorina
in questione occupi il posto per
motivi che esulano dalla valutazione
delle sue capacitą di servitore
dello Stato, sia pure apprendista.
La sua intelligenza politica č
nulla".
Ancora: "Resta aperta una questione
irrisolta: quali meriti straordinari
hanno condotto questo giovane
cittadino della Repubblica ad una
carriera cosģ fulminea? Mi chiedo
come questa persona abbia ottenuto
il posto".
Ma l'accusa di Guzzanti č pił
pesante, perché č quella di una vera
e propria nomina di scambio, un
favore fatto alla Carfagna dal
premier. Facendo riferimento ad
alcune intercettazioni mai
pubblicate dai giornali, ma che lui
avrebbe letto, Guzzanti risponde ad
un lettore che gli chiede se le
"nomine di scambio" fossero pił
d'una: "Per quel che ne so, dai
testi oculari, pił di una. Per
questo lo scandalo sarebbe
devastante, costituzionalmente e
istituzionalmente devastante. Pił di
scambio, tratterebbesi di compenso.
Come scrisse Cossiga: 'ai miei tempi
si offriva un filo di perle o un
appartamento'".
Guzzanti č padre della comica
Sabina, alla quale proprio la
Carfagna ha chiesto
un milione
di euro di danni.
A chi lo attacca per questa sua
presa di posizione contro la
Carfagna, Guzzanti dice: "C'entra il
senso dello Stato, il primato delle
regole, la limpidezza della
democrazia. Abbasso la
mignottocrazia, viva la Repubblica".
E nel post vero e proprio, il
senatore si chiede se sia possibile
che in una democrazia "il capo di un
governo nomini ministro persone che
hanno il solo e unico merito di
averlo servito, emozionato,
soddisfatto personalmente? Potrebbe
essere il suo giardiniere che ha ben
potato le sue rose, l'autista che lo
ha ben guidato in un viaggio, la
meretrice che ha ben succhiato il
suo uccello, ma anche il padre
spirituale che abbia ben salvato la
sua anima, il ciabattino che abbia
ben risuolato le sue scarpe".
Infine, un altro interrogativo: "č
lecito o non č lecito che si faccia
ministro in uno Stato immaginario e
anzi in un Pianeta di un'altra
costellazione, una persona che ha
come suo merito specifico ben
soddisfatto il capo del governo?".
Alitalia, rotta trattativa sui
contratti
Cai a sindacati: 'Prendere o
lasciare'
ROMA - Nella notte Compagnia Aerea
Italiana ha abbandonato il tavolo di
confronto con i sindacati sui
contratti per la nuova Alitalia.
Dopo oltre sette ore di negoziato,
Cai aveva ripresentato le proposte
contrattuali iniziali e chiedendo di
prendere o lasciare. Viste le
distanze, l'amministratore di Cai
Rocco Sabelli assieme alla
delegazione ha abbandonato la
trattativa.
"Gli spazi - ha detto Sabelli dopo
una sospensione di due ore - sono
esauriti". A questo punto la palla
passa alle nove sigle sindacali che
non hanno altra scelta che "prendere
o lasciare" la proposta avanzata
dalla Cai. Uno sviluppo che non č
arrivato inatteso. Gią nel
pomeriggio di ieri fonti sindacali
facevano presente che l'unica
"notizia" possibile nell'arco della
serata era una rottura: se il
confronto avesse imboccato la strada
dell'accordo, sarebbero state
necessarie almeno ventiquatt'ore,
giusto in tempo per il consiglio di
amministrazione della Cai, fissato
per domani alle 15.
La posizione di Cai. Al mattino
fonti Cai hanno fatto sapere che per
la societą "la trattativa sui
contratti č chiusa". "Non č
un'improvvisata - hanno aggiunto -
tutti i documenti hanno presentato
gli accordi di Palazzo Chigi, dunque
o a questo punto i sindacati firmano
o per noi la partita č chiusa". Le
fonti della societą hanno detto
inoltre che ieri sera sono stati
riscritti i criteri di selezione, ma
le organizzazioni sindacali "non
hanno voluto firmare questi
documenti e non hanno voluto neanche
firmare i contratti". I sindacati
hanno voluto inoltre affrontare un
altro argomento, quello sulla
previdenza, che secondo le stesse
fonti Cai "non č pertinente
all'argomento contratti". Le
organizzazioni sindacali hanno fatto
notare che i provvedimenti in atto
non garantiscono per un numero
sufficiente di persone la certezza
della pensione dopo sette anni di
cassa integrazione.
Infine le stesse fonti della Cai
ribadiscono che su 45 mila giornate
di permesso sindacale per tutte e
nove le sigle la societą ne ha
proposte 3.500, e questo non č stato
condiviso dai sindacati: "C'č
un'indisponibilitą - hanno concluso
le fonti - a cambiare la mentalitą
con cui č stata gestita fino ad oggi
l'Alitalia. Fino ad oggi č stata
gestita come oggetto per fare
sindacato e non per trasportare
passeggeri".
La posizione dei sindacati. In una
nota diffusa nella notte le nove
sigle dei lavoratori di Alitalia
hanno definito "incomprensibile" la
rottura, negando che sia avvenuta
sulla questione dell'agibilitą
sindacale e sottolineando "la
difformitą dei testi consegnati
rispetto agli accordi di Palazzo
Chigi".
Per i sindacati, Cai non ha compiuto
alcun passo per andare incontro alle
loro richieste, tanto che dopo
alcune controproposte fatte ai
criteri di selezione del personale,
dopo una pausa di due ore, Sabelli -
dicono i sindacati - č tornato al
tavolo ponendo un aut aut anche sui
contratti (quello da dirigenti per i
comandanti e quello collettivo di
lavoro): prendere o lasciare.
Un ultimatum che ha spiazzato i
sindacati, convinti di proseguire il
confronto senza soluzione di
continuitą almeno sino all'ultimo
minuto disponibile, cioč fino alla
mezzanotte di domani, quando scade
il termine per Cai per consegnare
l'offerta vincolante al commissario
straordinario di Alitalia Augusto
Fantozzi. Al quale, a questo punto,
i sindacati chiedono un incontro
immediato.
(30
ottobre 2008)
SALVARE CRAGNOTTI,TANZI
E GERONZI !!!
Se invece č guidata da un
commissario, e magari va anche bene
come nel caso della Parmalat, nessun
pubblico ministero potrą mettere
sotto processo chi ha determinato la
crisi. Se finora lo stato
d'insolvenza era equiparato
all'amministrazione controllata e al
fallimento, in futuro, se la legge
dovesse passare com'č uscita dal
Senato, non sarą pił cosģ. I cattivi
manager, contro cui tutti tuonano,
verranno salvati se l'impresa non
sarą definitivamente fallita.
Addio ai processi Parmalat e Cirio.
In salvo Tanzi e Cragnotti.
Salvacondotto per l'ex presidente di
Capitalia Geronzi. Colpo di spugna
anche per scandali di minore portata
come quello di Giacomelli, della
Eldo, di Postalmarket. Tutto grazie
ad Alitalia e al decreto del 28
agosto fatto apposta per evitarne il
fallimento. Firmato da Berlusconi,
Tremonti, Scajola, Sacconi, Matteoli.
Emendato dai due relatori al Senato,
entrambi Pdl, Cicolani e Paravia.
Pronto per essere discusso e
approvato martedģ prossimo dalla
Camera senza che l'opposizione batta
un colpo.
Ma ecco che una giornalista se ne
accorge. Č Milena Gabanelli,
l'autrice di Report, la
trasmissione d'inchieste in onda la
domenica sera su Rai3. Lavora su
Alitalia, ricostruisce dieci mesi di
trattative, intervista con Giovanna
Boursier il commissario Augusto
Fantozzi, gli chiede se č riuscito a
garantirsi "una manleva", un
salvacondotto per eventuali
inchieste giudiziarie. Lui risponde
sicuro: "No, io non ho nessuna
manleva".
Ma quel 7bis dimostra il contrario.
Report ascolta magistrati
autorevoli, specializzati in
inchieste economiche. Come Giuseppe
Cascini, segretario dell'Anm e pm
romano dei casi Ricucci, Coppola,
Bnl. Il suo giudizio č senza scampo.
Eccolo: "Se la norma verrą approvata
non saranno pił perseguibili i reati
di bancarotta commessi da tutti i
precedenti amministratori di
Alitalia, ma neppure quelli compiuti
da altri manager di societą per cui
c'č stata la dichiarazione
d'insolvenza non seguita dal
fallimento".
Cascini cita i casi: "Per i crac
Cirio e Parmalat c'č stata la
dichiarazione d'insolvenza, ma senza
il fallimento. Il risultato č
l'abrogazione dei reati fallimentari
commessi da Tanzi, Cagnotti, dai
correi". Non basta. "Subito dovrą
essere pronunciata sentenza di
assoluzione perché il fatto non č
pił previsto dalla legge come reato
per tutti gli imputati, inclusi i
rappresentanti delle banche".
Siamo arrivati a Geronzi. Chiede la
Gabanelli a Cascini: "Ma la norma
vale anche per lui?". Lapidaria la
risposta: "Ovviamente sģ". Le toghe
s'allarmano, i timori serpeggiano
nelle mailing-list. Come in quella
dei civilisti, Civil-net, dove
Pasquale Liccardo scrive: "Ho letto
la nuova Marzano. Aspetto notizie
sulla nuova condizione di punibilitą
che inciderą non solo sui processi
futuri ma anche su quelli in corso".
Nessun dubbio sulla portata generale
della norma. Per certo non
riguarderą la sola Alitalia, ma
tutte le imprese.
Vediamolo questo 7bis, cosģ
titolato: "Applicabilitą delle
disposizioni penali della legge
fallimentare". Stabilisce: "Le
dichiarazioni dello stato di
insolvenza sono equiparate alla
dichiarazione di fallimento solo
nell'ipotesi in cui intervenga una
conversione dell'amministrazione
straordinaria in fallimento, in
corso o al termine della procedura,
ovvero nell'ipotesi di accertata
falsitą dei documenti posti a base
dell'ammissione alla procedura".
La scrittura č cattiva, ma
l'obiettivo chiaro: finora i manager
delle grandi imprese finivano sotto
processo per bancarotta a partire
dalla sola dichiarazione
d'insolvenza. Invece, se il 7bis
passa, l'azione penale resterą
sospesa fino a un futuro, e del
tutto incerto, fallimento
definitivo. Commentano le toghe:
"Una moratoria sine die, un nuovo
colpo di spugna, una mano di biacca
sulle responsabilitą dei grandi
manager le cui imprese sono state
salvate solo grazie alla mano
pubblica". Con un assurdo plateale,
come per Parmalat. S'interromperą
solo perché il commissario Bondi
evita il fallimento.
Ma che la salva Geronzi sia
costituzionale č tutto da vedere.
Gli esperti gią vedono violati il
principio d'uguaglianza e quello di
ragionevolezza. Il primo perché la
norma determina un'evidente
disparitą di trattamento tra i
poveri Cristi che non accedono alla
Marzano, falliscono, e finiscono
sotto processo, e i grandi
amministratori. Il secondo perché
l'esercizio dell'azione penale
dipende solo dalla capacitą del
commissario di gestire l'azienda in
crisi. Se la salva, salva pure l'ex
amministratore; se fallisce, parte
il processo. Vedremo se Berlusconi
andrą avanti sfidando ancora la
Consulta.
(9
ottobre 2008)
Lodo Alfano, il processo
Mills sospeso solo per Berlusconi
Milano, 4 ott. (Apcom) - Anche
gli atti del processo -Berlusconi-Mills,
dopo quelli del caso Mediaset,
finiranno alla
Corte Costituzionale
affinchč venga valutata la
legittimitą del lodo Alfano.
Ma i giudici della decima
sezione penale del Tribunale
di Milano hanno deciso la
sospensione solo per
l'imputato Berlusconi, atto
dovuto. Per David Mills si va
avanti a partire dal 10
ottobre.
Per i giudici il lodo
contrasta con 6 articoli della
Costituzione, a cominciare da
quello relativo
all'uguaglianza dei cittadini
per finire con la violazione
del principio della
ragionevole durata del
processo. E soprattutto,
sostiene il collegio, non
basta una legge ordinaria, ci
voleva una norma di revisione
costituzionale per garantire
la sospensione dei processi
alla alte cariche dello Stato.
I giudici poi criticano
fortemente il lodo anche in
quello che era considerato
dalla maggioranza di
centro-destra un segno di
disponibilitą: la possibilitą
di rinunciare alla
guarentigia. "Irragionevole",
spiega il collegio, perchč la
garanzia riguarda la funzione
e non la persona.
I giudici di Milano non
vogliono applicare la norma
varata dal Parlamento affinchč
il presidente del Consiglio
possa occuparsi dei problemi
del paese - commenta Nicolņ
Ghedini, difensore del premier
e deputato del Pdl -
evidentemente al Tribunale di
Milano non interessa nulla dei
rifiuti di Napoli e
dell'Alitalia. La decisione č
stata presa da un collegio
presieduto dal giudice Gandus
che noi abbiamo ricusato e in
merito aspettiamo l'esito in
Cassazione".
Nicoletta Gandus impiega 40
minuti a leggere due
ordinanze, 12 sulla
costituzionalitą del lodo, 3
pagine per decidere di
proseguire con Mills imputato.
Il lodo Alfano ne esce a
pezzettini. Adesso la patata
bollente passa sul tavolo
della Consulta che dovrebbe
riunire gli atti dei due
processi al Cavaliere di
Arcore e decidere nel giro di
almeno 6 mesi, pił o meno
quanti ne erano bastati a
gennaio 2004 per bocciare il
lodo Schifani. E i giudici
dicono che le lacune indicate
dalla Corte Costituzionale per
dire no 4 anni fa non sono
state sanate dal lodo Alfano.
Anzi.
Gią dalla prima riga
dell'ordinanza si capisce
tutto. "La rilevanza della
questione posta č di assoluta
evidenza... La questione della
costituzionalitą non č
manifestamente infondata",
sono le parole testuali. Poi
il collegio ricostruisce
l'andamento del processo
rogatoria per rogatoria e
appare subito chiaro che per
Mills il processo non sarą
sospeso. "Non č necessario
mantenere uniti i due imputati
per l'accertamento dei fatti",
si leggerą infatti nella
seconda ordinanza.
Il vigente sistema delle
guarentigie č disciplinato
esclusivamente da norme di
rango costituzionale, č di
immediata evidenza che ogni
eventuale modifica puņ essere
adottata solo con norme di
pari forza e con la procedura
prevista". E' questo il
passaggio cruciale, in cui i
giudici attaccano duramente il
metodo della legge ordinaria
varata dal Parlamento. I
giudici inoltre rilevano che
il lodo nulla dice
sull'utilizzabilitą delle
prove gią assunte. Insomma, si
riprende il 10 ottobre con
Mills unico imputato. E'
prevista la deposizione del
consulente tecnico della
difesa Berlusconi. "E come
faranno a sentirlo? - fa
osservare Ghedini - Hanno
creato un guazzabuglio
giuridico di difficile
soluzione. Sģ, possono
portarlo a forza in aula...
Comunque Mills sarą assolto.
Poi arriverą l'assoluzione
pure per Silvio Berlusconi
davanti a un altro collegio
perchč i giudici di oggi
saranno diventati nel
frattempo incompatibili avendo
deciso sul co-imputato".
Ironia della sorte, ci sono
moltissimi addetti ai lavori
dei pił diversi orientamenti
politici secondo i quali da
anni ci si accapiglia per
niente. Il fatto oggetto del
processo, datato febbraio
1998, č in prescrizione dopo
10 anni da alcuni mesi. Per
ora il processo č tenuto in
piedi dalla contestazione
suppletiva del pm, secondo il
quale il reato di corruzione
si sarebbe consumato non
quando Mills ebbe la
disponibilitą dei 600 mila
dollari, ma nel momento in cui
li utilizzņ.
Treni. Doppio binario velocitą &
ritardi
Dal 13 dicembre si potrą andare
da Milano a Roma in 3 ore e 40
minuti. Siamo saliti in carrozza
oggi, per capire che cosa cambierą
tra due mesi. Anche per i 2 milioni
di pendolari che, nellattesa,
sopportano sporcizia, ressa e
lentezze da lumaca
La copertina del nuovo
Magazine
Nel grande salone della Stazione
Centrale di Milano non funziona
neanche un orologio. Parte degli
ambienti č imballata da tendoni e
transenne. Su tutto spicca un
gigantesco cartellone di pubblicitą
del film La mummia. I lavori sono in
corso dal 2005 (costo previsto 120
milioni di euro). Gruppi di
viaggiatori, molti gli stranieri, si
aggirano cercando luscita giusta
per la metropolitana, i taxi, il
pullman per Malpensa. Ai binari č in
corso la solita caccia al tesoro per
trovare una macchinetta
obliteratrice che funzioni. Non č il
massimo come accoglienza nella
futura cittą dellExpo. Ma
prestissimo, assicurano le Ferrovie
dello Stato e Grandistazioni, Milano
centrale diventerą la porta
daccesso alla nuova frontiera del
viaggiare. Dal 13 dicembre, tra 66
giorni, come le Fs annunciano da
mesi con i due totem del conto alla
rovescia a Milano e a Bologna (e
persino con email ai possessori di
Cartaviaggio), per percorrere i 182
chilometri che tagliano la pianura
padana basterą unora. Per arrivare
a Roma ne occorreranno 3 e 40 minuti
(3 ore e mezza per il no-stop), che
si ridurrano a 3 alla fine del 2009.
Ci sono voluti oltre 30 anni (e 45
milioni di euro a km) per concludere
una vicenda iniziata a metą anni
Ottanta, sotto la gestione di
Ludovico Ligato, quando si
costituisce la Sistav-Italferr Spa
per creare infrastrutture per lalta
velocitą. Nel 1991 nasce la Tav Spa
(societą pubblica al 40% e privata
al 60%), per costruire otto tratte
di AV con un investimento di oltre
26 miliardi di lire. Č una storia
molto italiana, questa, ricostruita
nel marzo scorso in unaudizione al
Senato dal presidente e dallad
delle Ferrovie dello Stato Spa,
Innocenzo Cipoletta e Mauro Moretti,
fatta di costi che lievitano
allinfinito, grazie al sistema dei
general contractors (ovvero un
concessionario committente che puņ
trarre vantaggio dal fatto che i
lavori siano pił lenti e costosi
possibile), varianti, compensazioni
alle amministrazione locali, milioni
di euro che si trasformano in debito
pubblico. «Credo che se nel 1991 ci
avessero detto che lalta velocitą
andava realizzata tutta con denaro
pubblico, ci avremmo riflettuto
bene», commentņ un senatore.
Ma tantč. Tra un paio di mesi
per i 16.335 chilometri delle
ferrovie italiane (di cui 9.282 a
binario unico) inizierą
ufficialmente lera della doppia
velocitą: quella alta, tra Milano e
Napoli, tratta su cui attualmente si
concentra il 45% dei passeggeri, e
quella bassa, che riguarda
principalmente i due milioni di
pendolari. Realtą che corrono
parallele su binari, č il caso di
dirlo, che non si incrociano mai.
Con la liberalizzazione ferroviaria
in Europa del 2010 e limminente
arrivo dei privati (vedi pag. 53)
cambieranno le abitudini dei
viaggiatori. Č gią successo nei
paesi europei che hanno investito
sul trasporto di uomini e merci su
rotaia: secondo la Uic (Unione
internazionale ferrovie, lorganismo
internazionale che riunisce le
aziende ferroviarie del mondo) in
Francia dal 1995 al 2006 laumento
dei passeggeri č stato del 42%, in
Spagna del 32, in Germania del 23. I
confronti tra noi e il resto del
mondo sono impietosi. Berlino ha un
servizio ferroviario suburbano dal
1930 con una rete per larea
metropolitana di 3000 km. A
Francoforte č di 1500, a Parigi di
1400, contro i 188 di Roma dove da
ventanni si discute di anello
ferroviario e i 180 di Milano dove
il Passante, iniziato nel 1984, non
č ancora finito. La Ue punta sulla
rotaia. E alcuni paesi si
attrezzano: il trasporto di merci su
ferrovia in Germania tra il 95 e il
2006 č aumentato del 30%, da noi,
dove si continuano a costruire
autostrade come la Mantova-Cremona,
č diminuito del 6%. Ma cosa deve
aspettarsi il viaggiatore in Italia
dal 13 dicembre, dopo il grande
concerto rock previsto per
linaugurazione della nuova Centrale
di Milano? Le incognite sono ancora
molte e fino al 30 ottobre, data
della conferenza stampa annunciata
da Trenitalia, resteranno tali.
Innanzitutto i prezzi. I nostri,
nonostante gli aumenti (un Eurostar
Milano-Roma in II classe costa 59
euro, nel 2001 ne costava 46,48), le
tariffe, soprattutto dei treni
tradizionali, restano basse, frutto
della logica: «paghi poco, pretendi
meno». Moretti ha detto che aumenti
ci saranno, a partire dalla tratta
Milano- Bologna, «anche se non al
livello di Francia e Germania», e
che lalta velocitą «deve essere un
servizio di massa», smentendo una
previsione dellEconomist: «LAV č
il modo futuro di viaggiare dei
ricchi europei, mentre i poveri
useranno i voli low-cost con livelli
di comfort molto inferiori ». Certo,
si pagherą di pił: se ne sono
accorti gli abbonati della tratta AV
Napoli-Roma, gią attiva, che hanno
iniziato a utilizzarla con
labbonamento Intercity di 160 euro
(in seconda) pił coupon da 2 euro a
viaggio, salvo scoprire dopo poco
che era salito a 5.
Il sistema sarą completato nel
2009 quando saranno terminate,
secondo le previsioni, anche le
firmatissime stazioni AV: Napoli
Afragola (15 km dal centro della
cittą) progettata da Zaha Hadid,
Firenze Belfiore (Norman Foster e
Ove Arup), Torino Porta Susa (Gruppo
Arep), Roma Tiburtina (Paolo
Desideri), Bologna (Arata Isozaki).
A quel punto si capirą se le
previsioni di Fs (incremento di
passeggeri sulle tratte nobili,
miglioramento del servizio per i
pendolari grazie alla liberazione
delle tratte) si avvereranno. I
diretti interessati, i pendolari, ne
dubitano. Uno dei rischi, segnalato
dallo stesso Cipoletta al Senato, č
che, liberate le tratte, manchino i
treni. Come per la Milano-Lecco:
binari finiti, dopo 30 anni di
lavori, treni inesistenti. Mancano i
soldi, paradosso per unazienda che
di denaro pubblico ne ha consumato a
fiumi. Occorrono 6 miliardi e mezzo
per lacquisto degli attesi 1000
nuovi treni per i pendolari. E i
nuovi Etr600 e 610 sono
costosissimi. In compenso la Corte
dei conti in maggio ha reso noto
limporto del trattamento di fine
rapporto dellingenger Elio Catania:
8.535.089,69 euro, oltre due milioni
in pił rispetto alla liquidazione di
6 milioni e 7 che spettņ a Giancarlo
Cimoli quando lasciņ Fs per Alitalia
Cosģ sulle tratte dei pendolari
circolano treni vecchi, sporchi,
affollati fino allinverosimile. E
incredibilmente lenti. In Lombardia,
dove la Regione (con il decreto
Bassanini le competenze relative al
trasporto ferroviario locale sono
state trasferite dallo Stato alle
Regioni che stipulano contratti con
i concessionari, in primo luogo
Trenitalia) ha gią annunciato
aumenti intorno al 10% per il 2009,
arriva in ritardo un treno su tre.
La stessa percentuale indicata dal
Censis: un terzo dei treni parte e
arriva in ritardo, in media di 16
minuti per spostamento. Su alcune
tratte leffetto lumaca č
assicurato: Roma-Viterbo, unora e
50 minuti per 80 km, Trento-Venezia,
pił di 3 ore per 148 km, Terontola-
Perugia tre quarti dora per 39 km.
Poi ci sono i treni-incubo come il
Mantova-Milano delle 5.25 capace di
arrivare dopo oltre 2 ore e mezza di
viaggio. Per non parlare delle
tratte a sud di Napoli. Da Palermo a
Trapani, 107 km di distanza,
occorrono, se va bene, 2 ore e 20
minuti, ma ci sono treni che ci
mettono anche 3 ore e mezza. Al
netto dei ritardi, sintende.
Insieme alla sporcizia,
laffollamento delle carrozze, i
ritardi sono lincubo dei pendolari.
Unindagine di Legambiente basata su
dati Censis (Pendolaria 2008) li ha
fotografati. Quelli del treno sono
tanti (2 milioni, su 13 di italiani
che si spostano quotidianamente), in
continuo, sebbene lento, aumento,
spendono una media di 50 euro al
mese, la maggioranza percorre tratte
intorno ai 25 km, solo un 4% va da
una regione allaltra. Impiegano in
media 45 minuti per ogni tragitto.
Ultimamente si sono organizzati:
sognando la class action, alcuni
gruppi pensano a cause per danno
biologico, altri auspicano quello
che i dirigenti Fs temono: larrivo,
salvifico, dei tedeschi o dei
francesi (ricorda qualcosa?). Ci
sono comitati pił istituzionali,
come la battagliera associazione dei
pendolari di Piacenza, che non
disdegna consigli pratici (come, per
chi va a Milano, di fare
labbonamento da Pontenure: č pił
lontano ma costa meno, misteri del
federalismo ferroviario), i
pendolari di Terni, quelli di
Bergamo. Qui le speranze di
cambiamento non arrivano: prevale un
rassegnato pessimismo. Mortificati
dalla rete ferroviaria, cercano il
riscatto (caustico) in rete. I pił
attivi sono Frenitalia, La
Repubblica dei pendolari, Fratelli
di Tav, Binario Morto, Ritarditalia,
sottotitolo: «Tutti i ritardi dei
treni minuto per minuto, con la
collaborazione involontaria ma
indispensabile di Trenitalia»,
tenuto da un perito informatico, che
ha aggiornato le leggi di Murphy
(«Primo principio del pendolare: Se
arrivi alla stazione in orario il
treno č in ritardo. Se arrivi alla
stazione in ritardo il treno č in
orario»). A dispetto della volontą
di ammodernamento le Fs restano, in
effetti, una fonte di umorismo
involontario: a volte memorabile,
come lo spot che invitava a fare il
biglietto per andare a trovare lo
zio Pietro a Matera, cittą non
raggiungibile in treno. O la vicenda
surreale dei treni Vivalto in
Liguria: acquistati per la linea tra
Savona a Spezia, si fermano a Sestri
Levante perché troppo alti per le
gallerie. O quella dei cani con le
pulci proporzionate al peso
corporeo.
I treni italiani sono roba da
iniziati. Gente che non si stupisce
se sulla stessa tratta si possono
pagare decine di tariffe differenti
grazie a una classificazione di
treni e di piani tariffari da mal di
testa. Gente che sa che i ritardi si
registrano non al momento
dellarrivo del treno al binario, ma
nel cosiddetto «segnale di porta»,
punto che segna lingresso nellarea
stazione, a un chilometro e mezzo
dal binario: cosģ i 15 minuti
dichiarati diventano 20. Ne servono
25 sullEurostar per ottenere non un
rimborso, bensģ un bonus del 50% del
prezzo del biglietto; con Intercity
ed Eurocity, servono 30 minuti per
un bonus del 30%; con Espresso ed
Intercity notte, per un ritardo di
unora il bonus č del 30%.
Vallo a spiegare a uno straniero:
forse per questo il modulo per i
rimborsi č solo in italiano, anzi in
trenitaliano, la lingua in cui il
controllore si chiama personale
viaggiante, i treni materiale
rotabile e i passeggeri che salgono
sul treno lincarrozzamento. Non č
stata unestate facile per
Trenitalia: due incidenti su
Eurostar in una settimana a Milano,
viaggiatori attaccati da zecche e
pulci, la protesta dei passeggeri
dellEurostar Lecce-Milano per 7 ore
di ritardo. Ma lautunno sembra
promettere bene, complice anche la
crisi Alitalia che ha provocato il
travaso di passeggeri su Trenitalia.
A Natale, con il nuovo orario,
potrebbe fare il pieno. Peccato che
chiamando il call center 892021 vi
sentirete rispondere che ancora non
si possono acquistare. «Riprovi pił
avanti, magari in novembre».
Alifarsa
La cordata per Alitalia
sta tagliando la corda. Tutta colpa
della crisi internazionale. I
16 salvatori della
compagnia di bandiera sono a corto
di liquido. Il capofila
Roberto Colaninno aveva
promesso di versare 150
milioni di euro in
CAI, la nuova societą. Non
i suoi, come consuetudine dai tempi
della scalata a Telecom Italia. I
soldi contava di prenderli in
prestito, come ogni imprenditore
italiano che si rispetti. La scelta
č stata oculata. La banca che doveva
assistere CAI era infatti la
Lehman Brothers. Questi
portano sfiga... Appena lo hanno
saputo a New York la Lehman č
fallita dopo essere sopravvissuta
anche al 1929 e si
č scatenato il panico nelle Borse
mondiali. Colaninno sta cercando
altri finanziatori, aspettiamo il
prossimo nome per toccarci.
La nuova Alitalia doveva partire,
secondo l'amministratore delegato
Corrado Passera di
Banca Intesa, il primo novembre. Se
partirą l'anno prossimo sarą un
miracolo. Ancora adesso non si sa
chi dei magnifici 16 si presenterą
all'assemblea del 28 ottobre.
Potrebbero uscire Aponte, l'Ilva di
Emilio Riva e Fossati, ma anche il
fondo Clessidra, e pure la
Marcegaglia voleva mollare
tutto, come ha riportato il Corriere
della Sera. Il partner straniero non
si sa ancora chi č, quale peso avrą.
L'unica cosa chiara č che l'Alitalia
č gią fallita, che Air One,
con cui dovrebbe fondersi, ha una
barca di debiti e Banca
Intesa, sponsor
dell'operazione, č tra le
maggiori creditrici di
tutte e due.
Io sono affascinato da come č stata
gestita Alitalia. E' l'uovo di
Colombo. Si prende una societą
fallita per colpa della politica e
dei sindacati. La si divide in due
parti. Una con tutti i debiti a
carico dei contribuenti che viene
chiamata: "bad company".
E una senza debiti, detta "good
company", che si offre a
prezzo di realizzo a imprenditori
senza soldi (Colaninno),
concessionari dello Stato (Benetton)
o interessati a EXPO 2015
(Tronchetti). Gente che la potrą
rivendere dopo un certo tempo con il
dovuto guadagno a una compagnia
straniera che entra da subito nel
capitale. Un esempio per ogni
italiano. Si impacchettano le rate
del mutuo, i debiti con i fornitori,
le perdite in Borsa e la suocera in
una bad company e la si passa allo
Stato. Casa, crediti, stipendio,
interessi si conferiscono invece a
una good company e si riparte come
nuovi.
Da Banca Intesa fanno sapere che "la
cordata č granitica". Mai
visto una corda di granito. Una
lapide, invece sģ.
L'OPA su Mediaset
Emilio Fede su Roberto Saviano
Lo psiconano ha lanciato lallarme
per le aziende a rischio
OPA.
LOfferta Pubblica di Acquisto, o
OPA, č unofferta finalizzata
all'acquisto di prodotti finanziari.
Se lazione di una
societą vale poco o nulla, lanciare
unOPA č conveniente, si offre una
cifra superiore alla
quotazione e si rastrellano
le azioni sul mercato fino a
raggiungere la maggioranza.
Lazionista che preferisce luovo
oggi alla (possibile) gallina domani
puņ vendere le sue azioni (di solito
lo fa) a chi ha lanciato lOPA e
incassare molto di pił di quanto
valgono.
Per fare un esempio a caso, la
Mediaset dello
psiconano č a rischio OPA. Ieri il
suo valore in Borsa era di
3,990 euro per azione. Il
41,11% in meno da inizio 2008.
Da inizio 2007 Mediaset č
scesa da 9,501 euro a 3,990.
Se un anno fa per comprarla
bisognava pagare 100, oggi costa
circa 40. Un affarone.
UnOPA su Mediaset porterebbe
numerosi vantaggi. La Presidenza del
Consiglio e in futuro quella della
Repubblica. Togliersi dalle balle
Emilio Fede e Paolo Liguori e
Clemente Mimun. Guadagnare un
patrimonio grazie alla
pubblicitą incassata da Publitalia.
Veline senza limiti.
E non solo. Ci sarebbe vera
informazione. Travaglio
direttore del telegiornale.
Saviano inviato speciale (e non
emigrato allestero). Dario Fo
responsabile della cultura.
Quanto costa liberarci dalla camicia
di forza di Testa dAsfalto? Poco,
bisogna solo trovare chi ci
mette i soldi.
Ci sono tutti i presupposti per
lanciare unOPA. Ho bisogno di un
partner industriale. La BBC per
esempio. Io sono a disposizione per
la comunicazione
dellasta pubblica. A una
condizione: condividere e rendere
pubblici palinsesto e conduttori
prima dellOPA.
Aspetto una telefonata, un fax, una
mail. Astenersi perditempo.
Crisi mutui: il governo olandese
ricapitalizza la pił grande banca
del Paese
Il sequestro dell'inceneritore
Marcegaglia
La storia delle cose
Una buona notizia: a Modugno,
vicino a Bari, č
stato sequestrato
l'inceneritore della
Marcegaglia anche grazie a un
esposto dei ragazzi del Meetup Bari
2. E' una grande vittoria per la
salute dei pugliesi. Una sconfitta
per i politici e per i
confindustriali assistiti dallo
Stato.
In materia di ambiente
ognuno ha i ministri che si merita,
ma noi abbiamo esagerato.
Due dichiarazioni da far
gelare il sangue a Dracula:
- Stefania Prestigiacomo,
ministro dell'Ambiente: "Stiamo
andando malissimo su Kyoto. Abbiamo
un trend di crescita delle
emissioni del 13% invece di
una diminuzione del 6,5%. ma anche
qui... ha senso che ci si faccia
carico noi dell'inquinamento del
mondo qundo a sfilarsi da Kyoto sono
stati Paesi come gli Stati
Uniti...?"
- Renato Brunetta, ministro per
la PA e l'Innovazione, sulla
riduzione delle emissioni inquinanti:
"L'Europa ha poco
da bacchettare perchč 20-20-20 (20%
in pił di efficienza energetica, 20%
in meno di emissioni inquinanti e il
20% di energia tratta da fonti
rinnovabili entro il 2020, ndr) č
una follia. Per le imprese e per i
Paesi... č una follia
soprattutto per un Paese
manifatturiero come l'Italia che ha
un'intensitą e una densitą di
imprese superiore alla media europea
perché il nostro Paese trarrebbe
svantaggi". Ma ha poi ha aggiunto,
rassicurante: " Noi vogliamo un
ambiente pulito. Vogliamo controlli
di tipo ambientale che non uccidano
le nostre imprese e le nostre
famiglie".
Datemi un secchio per vomitare...
"Ciao Beppe,
sono Lello Ciampolillo del
Meetup Bari 2, volevo
segnalarti che in un mare di notizie
'immondizia' oggi ne abbiamo una
positiva. La magistratura funziona.
I politici no.
il 22/09/08 il dott. Francesco
Bretone pm della Procura di Bari, ha
sequestrato l'area di costruzione
dell'inceneritore della
Eco Energia Srl (gruppo
Marcegaglia) a Modugno (BA)
ed ha messo 4 persone sotto
inchiesta; di queste una č un
dirigente del settore ecologia della
Regione Puglia. Il
sequestro č stato recentemente
convalidato dal Gip. Le indagini
sono state svolte anche a seguito di
due esposti presentati dal meetup
Bari2 assistito dall'avv Gaetano
Filograno.Gli esposti in questione
evidenziavano la
pericolositą degli insediamenti
tra Bari e Modugno di una
centrale a turbogas e
appunto dell'inceneritore,
inseriti in un contesto gią
fortemente inquinato dalla zona
industriale a ridosso della cittą di
Bari, nonchč dalla presenza di una
centrale elettrica Enel all'interno
della cittą, convertita recentemente
da olio combustibile a gas sulla cui
legittimitą il ns. meetup sta
svolgendo approfondimenti tecnici e
giuridici da sottoporre agli organi
competenti.
Oltre a sottolineare l'ottimo lavoro
della procura di Bari,
che si preoccupa della salute dei
cittadini contrariamente ai politici
locali sia di destra che di
sinistra, ci preme evidenziare
alcuni tra i motivi che hanno
portato al sequestro preventivo e
all'iscrizione nel registro degli
indagati del dirigente della
Regione. Quest'ultimo ometteva di:
- motivare sullo smaltimento
delle ceneri prodotte dalla
centrale considerate nello studio di
impatto ambientale (S.I.A.)
erroneamente come rifiuto non
pericoloso
- rilevare che lo stoccaggio e il
trattamento delle ceneri avveniva
allinterno dello stesso
termovalorizzatore e che trattandosi
di operazione di trattamento di
rifiuto pericoloso occorreva per
limpianto una specifica
autorizzazione
- rilevare che il CDR (combustibile
da rifiuto) sarebbe stato prodotto
anche allinterno della stessa
centrale da un impianto
privo di autonoma autorizzazione.
Ci chiediamo il perchč di queste
"omissioni", e la risposta č forse
perchč sarebbero stati costretti ad
ammettere che la
termovalorizzazione non risolve il
problema dei rifiuti anzi
lo acuisce perchč il rifiuto
bruciato si trasforma in nanopolveri,
diossine e cenere che a differenza
dei primi sono tossici e di una
tipologia estremamente pericolosa, e
tutti questi rifiuti hanno bisogno
di discariche speciali
per rifiuti tossici.
Ora veniamo ai politici. Il
presidente della regione Puglia
Vendola, che alcuni
giorni fa aveva mandato a noi
cittadini pugliesi, una lettera in
cui ci esortava a "fare la
differenza" intende
costruire 5 inceneritori
( ) o meglio (sono sue parole)
termovalorizzatori del CDR. Pochi
giorni fa l'assessore regionale
all'ambiente Losappio
ad un nostro quesito sugli
inceneritori rispondeva cosģ:
"La termovalorizzazione del CDR
č per noi la chiusura del ciclo per
la parte residuale dello stesso".
Sperando che si possa fare lo stesso
con questa classe politica, lasciamo
a te il commento su quest'ultima
affermazione e sull'intera vicenda.
Loro non si arrenderanno mai, noi
neppure."
Lello Ciampolillo,
organizer
meetup Bari 2
FALLIMENTO - «Con
liquiditą insufficiente per far fronte ai propri obblighi, Wamu non era pił
in condizioni abbastanza solide e sicure per proseguire la propria
attivitą», spiega in una nota la Fdic, l'organismo federale di supervisione
sui depositi bancari, che assicura totale protezione ai clienti per i
depositi fino a 100mila dollari. Jp Morgan ha annunciato un aumento di
capitale da 8 miliardi di dollari per mantenere i propri standard di
solvibilitą. L'istituto si aspetta costi prima delle tasse per 1,5 miliardi
ma stima anche risparmi da economie di scala per un pari ammontare, per la
maggior parte entro il 2010. Dall'incorporazione nascerą il secondo gruppo
bancario statunitense, il primo nel settore delle carte di credito, con
2.040 miliardi di attivo e 5.410 filiali in 23 stati dell'Unione. Wamu, la
cui fondazione risaliva al 1889, porta in dote 307 miliardi di attivo e 188
miliardi di depositi.
INCERTEZZA - Alle
stelle anche l'Euribor ad un mese, salito di tre punti base al 5,01% (era al
4,63% appena una settimana fa secondo la Bloomberg) segnando un nuovo
massimo dal dicembre del 2000. Ad esacerbare
15 mila miliardi dopo i salvataggi di Stato Quasi metą
dei bond del Tesoro allestero
Sidney Winter,
docente della Wharton School di Philadelphia, cosģ riassume la crisi
americana in una mail a un collega della Scuola superiore SantAnna di Pisa:
«Abbiamo scoperto che la nostra ricchezza č di qualche migliaio di miliardi
di dollari inferiore alle attese e ora dobbiamo decidere come ci dividiamo
la sberla ». La sberla č violenta. E gli Stati Uniti non ne nascondono pił i
lividi sui loro conti pubblici e privati. Per cominciare, la Federal Reserve
si scopre senza pił margini di manovra. Ha gią impegnato la metą delle
riserve, circa 500 miliardi, in prestiti al mercato e finanziamenti al
Tesoro (Consolidated statement of condition of all Federal Reserve Banks, 18
settembre 2008).
E non č nemmeno chiaro
se le toccherą anche fare le due iniezioni di capitali freschi per 100
miliardi ciascuna per la nazionalizzazione di Freddie Mac e Fannie Mae. Gli
americani vedono la loro banca centrale diventare una holding che,
direttamente e indirettamente, controlla la pił grande compagnia
assicurativa del mondo, lAig, e le due pił grandi agenzie di mutui, Fannie
& Freddie, e che, dopo il salvataggio della banca dinvestimento Bear
Stearns, funge pure da ricettacolo di titoli tossici, anche in valuta
estera. Questa banca centrale zoppicante non avrebbe potuto far fronte,
senza «stampare» altra moneta, al piano del governo per ritirare dai
portafogli delle banche titoli illiquidi, e cioč non pił negoziabili, nella
misura straordinaria di 700 miliardi di dollari. Eppure, chi mai dovrebbe
farsi carico di un piano salva-banche se non listituzione che eroga il
prestito di ultima istanza? Lapertura dellombrello del Tesoro sopra
lombrello della Fed ben segnala la gravitą del momento, portata allestremo
dal rischio di un imminente tracollo di Goldman Sachs e Morgan Stanley, le
ultime due banche dinvestimento rimaste su piazza.
Ancora venerdģ 18
settembre, allannuncio del piano, nessuno credeva che Goldman e
Morgan avrebbero chiesto la licenza di banche commerciali, rinunciando alla
totale libertą di manovra avuta fin qui in cambio della protezione della Fed
e del Tesoro. E invece domenica la licenza lhanno implorata e ottenuta.
Coincidenza che aggiunge pił di un sospetto alle domande di fondo che il
piano salva-banche propone di per sé. I 700 miliardi richiesti da Hank
Paulson, il segretario al Tesoro che viene dalla Goldman e che dunque fa il
pompiere dopo avere per anni attizzato il fuoco con i colleghi di Wall
Street, saranno ottenuti con emissioni di titoli di Stato aggiuntive
rispetto al programma ordinario di rifinanziamento del debito pubblico. A
quali tassi saranno offerti? I risparmiatori americani stanno fuggendo dalla
Borsa verso i Treasury bonds, il cui rendimento (somma algebrica del tasso
dinteresse e del differenziale tra il prezzo corrente e quello demissione)
č sceso poco sopra lo zero. Questa tendenza dovrebbe facilitare il
collocamento delle emissioni aggiuntive.
Ma la scelta dei
risparmiatori, dettata dalla paura, riapre la questione del rischio
Paese nel momento in cui lo Stato interviene dove i capitali privati
domestici rinunciano senza pił essere sostituiti da quelli delle economie
emergenti e dei loro sovereign wealth funds. Ora Morgan, con la licenza in
tasca, sta cercando nuovi soccorsi a Pechino: sarą interessante valutare il
prezzo e i diritti di governance che il China Investments pattuirą dopo la
batosta subita al primo ingresso. Quanto poi delle emissioni al servizio del
piano non fosse accettato dai mercati, sarą fatalmente accollato alla Fed in
contropartita a nuova moneta. Il rischio Paese, dunque. Ne influenzano il
livello la politica estera, la potenza militare, linterdipendenza con
lestero che detiene il 45% del debito pubblico Usa, mentre 40 anni fa ne
aveva 9 volte meno.
Il rischio America
dipenderą dalla capacitą di generare reddito mentre si va esaurendo
la spinta ai consumi indotta dai tagli fiscali di Bush, costati 160 miliardi
al bilancio federale e non pił replicabili. Ma dipenderą anche da altro.
Dallentitą del debito pubblico, per esempio. Di quello che si vede oggi e
che, con il consolidamento di Freddie & Fannie, arriva a 15 mila miliardi
contro un prodotto interno lordo che questanno viaggia sui 14300 miliardi.
E del debito pubblico che si intravede per domani a consuntivo dei
salvataggi, operazioni non amate da nessuno e tuttavia necessarie a evitare
che la crisi finanziaria colpisca in modo troppo radicale i fondi pensione
privati, gią in drammatica sofferenza, con la conseguente necessitą di
estendere lombrello pubblico alla previdenza privata. Il rischio Paese,
infine, dovrebbe considerare anche la ricchezza delle famiglie.
Secondo il Bureau of
economic analisys del governo americano, nel 2005 la ricchezza netta
pro capite (case e risparmi meno i debiti) era pari a 176 mila dollari, pił
38,2% a valori costanti rispetto al 1995. Secondo la Banca dItalia, sempre
nel 2005 la ricchezza netta pro capite degli italiani era pari a 134 mila
euro, pił 47% benché il reddito sia aumentato solo in ragione di uno a tre
rispetto a quello americano. Diversi stili e obiettivi di vita? Maggior
presenza in Italia di redditi non ufficiali? Vero. Ma alla base cč la
maggior propensione americana a indebitarsi quale emerge dalla tabella sulla
ricchezza delle famiglie nei diversi Paesi del G-7 (Girouard, Kennedy, André,
Has the rise in debt made households more vulnerable?, Oecd working paper,
2006). E una pił ineguale distribuzione del patrimonio tale per cui
lamericano medio (ovvero la fascia di popolazione egualmente lontana dalle
fasce pił ricche e dalle pił povere) dispone di una ricchezza inferiore a
quella dellitaliano comparabile (Sierminska, Brandolini, Smeeding,
Comparing wealth distribution across rich countries, Banca dItalia, 2007).
Questa caratteristica americana accentua il rischio dei fallimenti.
La crisi dei mutui
subprime dimostra la pericolositą delle piccole insolvenze private
quando i debiti siano integrati ai piedi del castello di carte montato dalla
finanza. Per questo la decisione cui fa cenno il professor Winter non č
tanto semplice: come ci si divide il dolore per la sberla? Gli obiettivi
condivisi del piano salva-banche sono due: a) impedire il tracollo dei
mercati finanziari; b) minimizzare, per quanto possibile, lonere per il
contribuente. I critici radicali ritengono che questo piano salvi dal peggio
i re decaduti del mercato, ma non il mercato. Perciņ propongono di
trasformare i crediti in azioni e poi di chiamare i mercati a
ricapitalizzare le banche sopravvissute. I sostenitori dellintervento,
ormai vincenti al Congresso e al Senato, osservano che, essendo le ban che
esposte con altre banche o con soggetti a loro legati, avremmo solo una
partita di giro. Ma il piano Paulson č vago su due punti cruciali: la
determinazione del prezzo dei titoli tossici e la definizione dei diritti di
proprietą in capo al pagatore di ultima istanza, e cioč al contribuente.
Il governatore della Fed,
Ben Bernanke, acquisterebbe i titoli al prezzo di realizzo alla
scadenza che dipende dal valore futuro dei beni sottostanti: caso classico,
le case per i subprime. Nessuno sa stimare questo valore, ma tutti capiscono
che il prezzo di Bernanke č pił alto di quello di mercato. La differenza
serve a ricapitalizzare le banche senza fare tutti gli aumenti di capitale
che servirebbero. Ai soci delle banche e ai loro ricchi gerenti si farebbe
dunque il doppio regalo di rendere liquido lilliquido, migliorando gią cosģ
i ratios patrimoniali, e di farlo a prezzo di favore. Liniziale crisi di
liquiditą č diventata una crisi di capitali a causa dell'impennata delle
garanzie richieste dalle controparti. Il regalo, se ne conclude, č
obbligato. Certo, lo Stato potrebbe sempre acquistare con una serie di aste
al ribasso a sconti decrescenti sul valore facciale dei titoli tossici. In
questo modo, caldeggiato da Winter, si riduce il favore sul prezzo. Ma resta
aperta la questione dei diritti di proprietą.
La buona regola
vorrebbe che chi paga comanda cosģ da assicurarsi una gestione diversa e,
con il tempo, riportare a casa qualcosa. Dati i valori in campo, il Tesoro
nazionalizzerebbe il sistema bancario americano se adottasse la buona
regola. Sarebbe la rivoluzione. Ma sarebbe solo una rivoluzione apparente.
La classe dirigente č sempre la stessa se il segretario del Tesoro č un
banchiere della Goldman Sachs in quiescenza; e il massimo consigliere
economico di Barack Obama, da ministro di Clinton, abolģ il Glass Steagal
Act, che per mezzo secolo aveva tenuto a freno il delirio di onnipotenza dei
banchieri, per poi diventare un boss di Citicorp.
...inganno
ALITALIA: E' STRAFALLITA
MA VIENE TENUTA IN PIEDI PER RAGIONI POLITICHE. LA CAI E' UNA SPECULAZIONE,
FRA DUE ANNI IL PARTNER STRANIERO SI PRENDERA' TUTTO CIO' CHE E' AVANZATO DI
BUONO. TUTTI I DEBITI ALLO STATO ITALIANO E QUINDI ALLA NAZIONE: BEN TRE
MILIARDI DI EURO, A CUI SI AGGIUNGONO I 300 MILIONI DI COSTI ANNUI DELLA
POLITICA, IL MILIARDO DI SOVVENZIONAMENTO PUBBLICO AI GIORNALI, I 300.000 EURO
DI MULTA QUOTIDIANI PER L'INADEMPIENTE RETE4 (DI PROPRIETA' DI TESTA
D'ASFALTO)DAL 2006 (SIAMO GIUNTI A CIRCA 300 MILIONI DI EURO....)...
"Buongiorno a tutti, riprendiamo il
nostro appuntamento settimanale dopo
le vacanze. Spero che vi siate
riposati, tutti o quasi tutti,
perché quest'anno ci sarą molto da
fare. Forse avete visto sul blog di
Beppe Grillo che abbiamo raccolto le
prime dieci puntate di "
Passaparola"
in un DVD: chi fosse interessato
trova le istruzioni per
procurarselo.
La notizia di oggi č che
l'operazione Alitalia č un
grandissimo successo per il governo.
Chi l'ha detto? Il presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi che si
loda e si imbroda da solo, anche
perché dagli esperti ha ricevuto
soltanto pernacchie e critiche, per
non parlare della stampa e di tutti
operazioni internazionali che si
misurano sul libero mercato e non
sull'italietta autarchica che sta
ritornando insieme ai rigurgiti di
fascismo giustamente denunciati da
Famiglia Cristiana. Non si capisce
bene che cosa stia festeggiando
questo signore visto che negli
utlimi quindici anni č stato
Presidente del Consiglio per circa
sette, cioč la metą: in questi
quindici anni, Alitalia ha perso
quindi miliardi di euro di soldi
nostri, quindi la metą dei soldi
persi č colpa sua, dei suoi governi,
e l'altra metą č colpa dei governi
di centrosinistra perché la politica
ha sempre tenuto le mani su Alitalia
e, come vedremo, continuerą a
tenercele anche dopo averla fatta
fallire innumerevoli volte.
Prodi e Padoa Schioppa, una delle
poche cose buone fatte dal governo
di centrosinistra, avevano trovato
la quadra: erano riusciti a
convincere AirFrance a rilevare
tutto. Il che avrebbe comportato
niente fallimento, niente ricorso
alla legge Marzano sulle aziende
decotte, nascita di un polo europeo
molto grosso, avrebbe compreso
AirFrance, KLM e Alitalia, che si
sarebbe potuto misurare sui mercati
internazionali dove ormai le
compagnie aeree sono grandi,
consorziate, fondate su alleanze tra
pił Paesi. Ce la saremmo cava con
2150 esuberi: questo era il piano
che era stato presentato da Messieur
Spinetta, e cosģ sarebbe stato se si
fosse chiusa la trattativa con i
francesi subito, all'inizio della
primavera, mentre adesso ne avremo
6-7000, di esuberi, cioč il triplo.
L'AirFrance avrebbe pagato un
miliardo e settecento milioni per
comprarsi le azioni dell'Alitalia e
avrebbe investito 750 milioni, in
pratica avrebbe sborsato e ci
sarebbero arrivati dalla Francia la
bellezza di due miliardi e seicento
milioni. Ora vedremo che, invece,
quei soldi glieli diamo noi. Non
solo non li incassiamo, ma li
perdiamo. In pił sarebbe stata
salvata e ristrutturata Malpensa e
sarebbe stato potenziato l'aeroporto
di Fiumicino. Questo, in sintesi,
era ciņ che era stato concordato tra
il governo Prodi e l'AirFrance e che
č saltato perché sono arrivati
Berlusconi e suoi lanzichenecchi e
perché i sindacati, completamente
accecati dal breve periodo, non
hanno saputo scegliere tra un
piccolo sacrificio oggi e un enorme
dissanguamento domani, quello che
invece avremo.
Cosa non va in questo nuovo piano
che č stato chiamato "Fenice",
perché pare quasi l'araba Fenice che
risorge dalle sue ceneri - č un
truffa naturalmente: sono abilissimi
a chiamare le cose con un nome
diverso da quello reale per
nascondere la realtą -? L'Alitalia
viene divisa in due societą. La Bad
Company, la discarica, rimane a noi,
allo Stato, con tutti i debiti. E'
una societą che contiene debiti. La
Good Company, invece, č quella
meravigliosa, profumata, balsamica.
Quella va ai privati, sedici
privati, scelti privatamente con
trattativa privata da Berlusconi e
dai suoi uomini, che hanno ottime
armi per chiedere piccoli favori
agli imprenditori in vista di
restituirli in grande stile, come
vedremo, con vari conflitti di
interessi. Quindi noi ci teniamo i
debiti e quel poco che vale di
Alitalia lo regaliamo ai privati che
fanno anche la figura dei salvatori
della Patria, dei Cavalieri Bianchi.
La Bad Company, affidata a uno che
si chiama Fantozzi perchč si capisca
bene qual č il problema, č dunque
piena di buchi e li ripianeremo noi.
I conti pubblici verranno
ulteriormente sfasciati, saranno pił
in rosso che mai e noi pagheremo
progressivamente una "tassa Alitalia"
anche se non la chiameranno cosģ, ce
la nasconderanno sotto qualche voce
strana. Anche perchč Alitalia viene
incorporata ad AirOne che a sua
volta č piena di buchi. Oltre a non
incassare, spenderemo,
probabilmente, intorno al miliardo
di euro - un terzo dei tagli alla
scuola decisi da questo governo - e
in pił avremo 6-7000 persone per la
strada che verranno messe in cassa
integrazione a zero ore, avranno
vari scivoli, ovviamente pagati con
la cassa integrazione sempre con
soldi nostri, e alla fine qualcuno
verrą licenziato e - questi sono
liberisti - vogliono infilare del
personale in esubero nelle Poste. Un
mese fa ci avevano detto che le
Poste sono sovradimensionate e
devono ridurre il personale, adesso
ci raccontano che il personale delle
Poste aumenterą perché arriveranno
gli steward, le hostess, forse
qualche pilota. Verranno travestiti
da postini cosģ risolveremo il
problema. Naturalmente pagheremo
noi.
La Good Company, quella buona che
viene regalata ai privati
nell'ambito della famosa usanza
tutta italiana di privatizzare gli
utili e statalizzare le perdite, č
formata da sedici grandi e
lungimiranti capitani coraggiosi
che, tutti insieme, sono riusciti a
mettere da parte la miseria di un
miliardo di euro; che non basta,
naturalmente, a rilanciare Alitalia.
Basti pensare che il prestito ponte,
fatto ad aprile dal governo Prodi
morente su richiesta del nascente
governo Berlusconi, era di 300
milioni e l'Alitalia in tre mesi se
li č mangiati. Dove prenderanno
questi soldi? Mica li tirano fuori
dalle loro tasche: in gran parte
arriveranno dalle banche che sono
molto coinvolte, come vedremo, in
questa cordata. Taglieranno tutto il
tagliabile, ridurranno le rotte
internazionali, squalificheranno
ulteriormente Fiumicino, Malpensa
resterą al palo con Bossi, la
Moratti e Formigoni che ululeranno
alla Luna: mentre prima se la
prendevano col governo di
centrosinistra adesso gli sarą un
po' pił difficile prendersela con il
loro. In compenso abbiamo una
caterva, un groviglio, una giungla
di conflitti di interessi perché non
c'č solo quello di Berlusconi. Il
conflitto di interessi, non risolto
da nessuno quando ce l'aveva
soltanto lui, adesso č diventato
un'epidemia e ce l'hanno in tanti.
Primo conflitto di interessi:
abbiamo Carlo Toto, proprietario
dell'AirOne, che con 450 milioni di
debiti riesce a piazzare il colpo
della vita. L'AirOne viene
incorporata all'Alitalia, intanto il
nipote Daniele č stato candidato ed
eletto nel Popolo della Libertą. E'
li a vigilare, evidentemente.
Abbiamo tre soggetti che sono
impegnati in opere pubbliche e sono
addirittura pubblici concessionari
dello Stato. Lo Stato, in questo
conflitto di interessi, li ha
convocati facendogli sapere che era
bene per loro se aderivano
all'appello del Presidente del
Consiglio. Sono Salvatore Ligresti,
noto immobiliarista, assicuratore,
palazzinaro, pregiudicato per
Tangentopoli. Marcellino Gavio, un
altro che ai tempi di Di Pietro
entrava e usciva dalla galera.
L'ottimo Marco Tronchetti Provera
che dopo aver ridotto come ha
ridotto la Telecom č anche lui nel
settore immobiliare. In pił abbiamo
la famiglia Benetton, l'apoteosi del
conflitto di interessi perchč č
pubblico concessionario per le
Autostrade, č gestore, dopo averlo
costruito, dell'aeroporto di
Fiumicino, e in futuro sarą uno dei
proprietari di Alitalia. Come
gestore di Fiumicino deciderą lui
quali tariffe far pagare all'Alitalia
per usare Fiumicino. Tutto in
famiglia.
Gli immobiliaristi di cui sopra, e
di cui anche sotto come vedremo,
sono tutti molto interessati a una
colata di miliardi che sta arrivando
su Milano e la Lombardia per l'Expo.
L'Expo prevedere 16 miliardi freschi
per pagare nuove infrastrutture,
costruzioni, palazzi, due
autostrade, due metropolitane, una
tangenziale, una stazione, ferrovie,
ecc... indovinate chi si accaparrerą
questi lavori? Esattamente coloro
che hanno fatto i bravi e hanno
accolto l'appello del governo.
Poi abbiamo Francesco Bellavista
Caltagirone che con l'ATA ha delle
mire su Linate. Abbiamo Emilio Riva,
un acciaiere eccezionale supporter
di Berlusconi. E abbiamo l'ottima
famiglia Marcegaglia: non solo c'č
la Emma, che č un'ottima valletta di
Berlusconi, che cinge con il suo
braccio nelle riunioni di
Confindustria come se fosse una
Carfagna o una Brambilla qualsiasi,
ma abbiamo anche la sua famiglia, il
gruppo imprenditoriale Marcegaglia,
famoso per condanne e patteggiamenti
assortiti da parte del padre e del
fratello della signora. Che č
presidente di Confindustria, tra
l'altro, e quindi tratta per conto
di tutti gli industriali con il
governo e privatamente si č infilata
in questa meravigliosa avventura.
Abbiamo la banca Intesta dell'ottimo
banchiere Passera, banchiere di
centrosinistra che si č messo subito
a vento, e che fungerą con il
conflitto di interessi: prima ha
fatto l'advisor per trovare la
soluzione per Alitalia e poi č
entrata nella compagine azionaria
della nuova Alitalia, la Good
Company.
Abbiamo i fratelli Fratini che sono,
anche loro, immobiliaristi toscani,
magari interessati a mettere un
piedino a Milano in occasione
dell'Expo, per prendere la loro
fettina di torta.
Abbiamo un certo Davide Maccagnani
che č molto interessante: Alberto
Statera su Repubblica ha raccontato
chi č, uno che produceva missili per
testate nucleari e adesso si č
riconvertito all'immobiliare. Si
presume che avrą anche lui le sue
contropartite sotto forma di
terreni.
In realtą gli interessi stanno a
terra anche se Alitalia dovrebbe
volare.
Poi, dulcis in fundo, il presidente
dei sedici campioni del Tricolore,
che č Roberto Colaninno, che gią ha
dei meriti storici per avere
riempito di debiti, comprandola a
debito, la Telecom ai tempi della
Merchant Bank D'Alema & C. a Palazzo
Chigi, e adesso si propone anche lui
per il suo bel conflitto di
interessi familiare in quanto suo
figlio, Matteo, č ministro ombra
dell'industria del Partito
Democratico. Cosģ ombra che non ha
praticamente proferito verbo di
fronte a questo scandalo nazionale
perché prima era contrario,
naturalmente alla soluzione
Berlusconi, poi č arrivato papą.
Come si dice "i figli so' piezz 'e
core", ma pure i padri! Ha detto
"sono un po' in imbarazzo", poi il
giorno dopo ha detto "no, non sono
per niente in imbarazzo". Insomma,
non ha detto niente e soprattutto
continua a rimanere ministro molto
ombra, diciamo ministro fantasma,
dell'industria del Partito
Democratico.
Fatto interessante: qualche anno fa
furono condannati in primo grado per
bancarotta nel crack del Bagaglino
Italcase, una brutta e sporca
faccenda immobiliare, alcuni big
dell'industria e della finanzia
italiana come il banchiere Geronzi,
Marcegaglia papą - il papą della
valletta - e Colaninno Roberto -
papą del ministro fantasma. Bene,
tutti e tre a vario titolo sono
impegnati, dopo la condanna in primo
grado, in questa meravigliosa
avventura, perché anche Mediobanca
si sia mossa dietro le quinte poiché
Geronzi sta per diventare il padrone
unico della finanza italiana
eliminando anche quei pochi
controlli che venivano dalla
gestione duale della banca che fu di
Cuccia. Insomma, questo č il quadro.
E' interessante perché probabilmente
sono state violate una mezza dozzina
di leggi, d'altra parte non ci
sarebbe Berlusconi se fossimo tutti
in regola con la legge.
Intanto la legge del mercato:
vengono addirittura sospese le
regole dell'Antitrust e i poteri del
garante dell'antitrust perché
bisogna dare tempo di consumare
tutti questi conflitti di interessi
e queste occupazioni del libero
mercato. Intanto, il matrimonio
Alitalia-AirOne che sgomina
qualsiasi concorrenza in Italia
soprattutto sulla tratta Milano-Roma.
Sarą gestita in monopolio da questa
nuova Good Company dove c'č dentro
Toto e l'Alitalia. Non ci sarą
concorrenza, non si potrebbe e
allora si sospendono le regole. Che
sarą mai, una pił una meno... un
piccolo lodo Alfano per la nuova
Alitalia non si nega a nessuno. La
concorrenza va a farsi benedire: i
prezzi quindi li fisserą il
monopolista quindi non ci sarą
possibilitą di gare al ribasso. La
condizione che ci era stata imposta
dalla Commissione Europea, dal
governo europeo, per autorizzare il
famoso prestito ponte che ha
consentito all'Alitalia di fumarsi
quegli ultimi 300 milioni di euro,
era che l'Alitalia per un anno non
si espandesse, restasse esattamente
cosģ com'era. Con questo accordo
viene violata quella condizione
perché Alitalia si mangia AirOne e
quindi si espande, altroché! Ben
prima di quell'anno che era stato
imposto dalla Commissione Europea
che quindi, se le parole e gli
accordi hanno ancora un senso,
dovrebbe condannarci e vietarci
questa operazione.
In pił viene cambiata un'altra legge
italia, la legge Marzano sulle
imprese decotte, che dovrą essere
modificata perché questi capitani
coraggiosi mica entrano in Alitalia
rischiand qualcosa: non rischiano
niente! Vogliono mettersi
preventivamente al riparo dal
rischio che qualche creditore o
dipendente della vecchia Alitalia si
rivalga sulla nuova, cioč chieda
loro di sobbarcarsi qualche rischio.
Verranno tutelati in tutto e per
tutto, saranno inattaccabili, anche
loro anche uno scudo spaziale, il
loro piccolo Lodo Alfano per cui se
qualcuno gli chiede qualcosa fanno
finta di niente, dicono "io non so
chi sei, mi trovo qua per caso".
Nessun rischio di revocatoria o di
rivalsa da parte dei creditori e
dipendenti. E dove andranno a
rivalersi? Naturalmente dalla Bad
Company, quella decotta, quella
nostra, dello Stato: pagheremo tutto
noi. Per cambiare gli ammortizzatori
sociali, altra deroga alla legge
Marzano perché ci sarą bisogno di
risorse per queste 6-7000 persone
che finiranno per la strada o alle
Poste, come ci č stato raccontato
spiritosamente, in quanto non siamo
attrezzati per far fronte a questa
fiumana di lavoratori in uscita. In
pił, il governo promette di
detassare le aziende che assumono ex
dipendenti dell'Alitalia. E'
un'altra cosa spettacolare: l'Italia
č piena di aziende decotte, di gente
che finisce per la strada: quei
lavoratori lģ si fottono, mentre gli
ex-lavoratori Alitalia avranno il
privilegio di poter andare da alcune
aziende che se li assumeranno
avranno riduzioni fiscali. Cosģ:
cittadini di serie A e cittadini di
serie B.
L'Europa ci tiene d'occhio anche
perchč il prestito ponte aveva anche
escluso che per un anno la societą
Alitalia venisse messa in
liquidazione in regime
concordatario. L'Alitalia aveva
dunque garantito di pagare tutti i
creditori. Adesso, se la nuova
societą non li paga, quelli si
rivalgono ma non solo. La Good
Company dovrą comprarsi tutti gli
aerei e gli slot dalla Bad Company -
l'attuale Alitalia moribonda - e
rifare tutti i contratti dei
dipendenti o almeno di quelli che
terrą con sé. Quanto pagherą tutti
questi beni la Good alla Bad? Se li
pagassero per quello che valgono
sulla carta, la vecchia Alitalia
probabilmente avrebbe i soldi per
onorare i suoi debiti, circa 2-2.5
miliardi di euro. Naturalmente,
visto l'aria che tira, se i nuovi
proprietari tirano fuori un miliardo
di euro per comprare quella roba č
gią tanto. Quindi, la vecchia
Alitalia rimarrą in profondo rosso,
non avrą i soldi per pagare i
creditori, e i creditori da chi
andranno? Non potendo andare dalla
Good che č immunizzata andranno dal
governo che dovrą tirare fuori i
soldi. A questo punto ci arriva
addosso l'Europa perché se lo Stato
paga i debiti di un'azienda si
configura come aiuto di Stato.
Questo č vietato perché, altrimenti,
tutte le altre aziende d'Europa si
incazzano e dicono "perchč noi
dobbiamo andare avanti con le nostre
gambe e se non ce la facciamo
falliamo mentre in Italia lo Stato
interviene a rabboccare quando i
conti delle sue societą sono in
rosso?". Ci arriverą addosso una
procedura di infrazione, con
condanna, con multa che aggraverą
ancora la spesa di questa operazione
folle e faraonica. In pił, la nuova
Alitalia, dato che sarą l'unico
soggetto solvibile dovrą
sobbarcarsi, allora sģ, tutti i
debiti che lo Stato non poteva
pagare. Dovrą pagare tutti i
creditori e rimborsare quei trecento
milioni di prestito ponte allo
Stato, visto che la Bad Company č
dello Stato. Lo Stato non puņ
restituirsi i soldi da solo, sarebbe
una partita di giro.
Come avete visto Berlusconi ha
risolto brillantemente anche
l'emergenza Alitalia con lo stesso
sistema con cui dice di aver risolto
l'emergenza monnezza a Napoli:
nascondendo il pattume sotto il
tappeto. Che succederą in futuro?
Questi 16 capitani coraggiosi devono
rimanere fermi per cinque anni. Dopo
cinque anni possono rivendere le
loro quote della Good Company.
Secondo voi che cosa fanno? Sono 16
soggetti nessuno dei quali ha il
minimo interesse e il minimo
background per occuparsi di voli.
Non gliene frega niente dell'Alitalia,
gliene importa in virtł delle
contropartite. Prenderanno le loro
quote e le venderanno a quello che
sta per diventare il partner
industriale, quello che sa come si
fa a volare, che sarą AirFrance se
vincerą Tremonti o Lufthansa se
vincerą Gianni Letta che ha gestito
questa operazione. Entro il 2013
questi possono rivendere. E che
faranno? Svenderanno, come si sa, ai
francesi o ai tedeschi, cosģ i
francesi dell'AirFrance si
prenderanno la compagnia italiana,
che diventerą compagnia francese -
non ci sarą pił nessuna bandierina
da nessuna parte, č tutto finto che
questa sia una cordata italiana - a
condizioni migliori di quanto se
l'avrebbero presa se si fosse dato
retta a Prodi e Padoa Schioppa.
Pagheranno quattro lire invece che
due miliardi e seicento milioni che
si erano impegnati a pagare. La
prenderanno anche molto pił snella
perché non ci saranno pił i
dipendenti in esubero e i debiti da
cui li avremo liberati a spese
nostre. Questa sģ č la svendita di
Alitalia ai francesi e agli
stranieri, mentre quella di Prodi
non lo era. Avremo cosģ una
compagnia francese che si chiamerą
Alitalia e che probabilmente
raschierą via molto presto il
simbolino dalle ali degli aerei.
Ci resta comunque una consolazione
in tutto questo: in questi cinque
anni potranno continuare a fare il
bello e il cattivo tempo in Alitalia:
potranno continuare a metterci il
naso, avendo portato loro questi
imprenditori. Faranno fare a questi
imprenditori pił o meno quello che
vorranno, sono tutti imprenditori
assistiti o amici dei politici, nel
solco di quella tradizione per la
quale Alitalia č sempre rimasta in
rosso: che la gestivano con criteri
politici e non manageriali.
Pensate soltanto che un mese fa il
governo Berlusconi ha stanziato un
milione di euro per ripristinare
l'imprescindibile volo Roma-Albenga
tanto caro al ministro Scajola che
sta a 30 km da Albenga, cioč
Imperia, e ci tiene ad atterrare con
l'aereo nel cortile di casa.E'
meglio che rimanga ancora un po' in
mani italiane perchč la gestiscono
cosģ, un po' come il vecchio
ministro Nicolazzi gestiva le
Autostrade e si faceva fare lo
svincolo a Gattico, proprio sotto
casa sua, nella famosa autostrada
Roma-Gattico.
Ci resta un'altra consolazione, cioč
il fatto che ritorna il comunismo:
Berlusconi che convoca imprenditori,
cambia leggi, organizza cordate, il
governo che dirige gli affari
dell'impresa privata, sistema
debiti, sposta dipendenti, fa piani
quinquennali, ecc. ricorda tanto la
grande Unione Sovietica di Stalin,
di Breznev, di Cernienko. Il modello
Putin sta entrando in Italia e sta
tornando il dirigismo, la
pianificazione sovietica. Il
Cavaliere, che non sa e non ha mai
saputo cosa sia il libero mercato,
ripristina, se Dio vuole,
l'industria di Stato. L'ultimo vero
comunista č lui. Passate parola."
Marco Travaglio
Nel finale del terzo posto della "Russian
Railway Cup" i rossoneri in formazione rimaneggiata, vengono fatti
a pezzi dalla squadra di Scolari che vince 5-0. Apre la festa
Lampard, poi Anelka segna quattro gol. Sconcertante prova di Kalac
Paolo Maldini tenta
inutilmente di contrastare Nicolas Anelka. Ap
MOSCA, 3 agosto 2008 -
Umiliato. Fatto a pezzi. Il Milan lascia Mosca pesantemente
sconfitto dal Chelsea. La finalina del terzo posto della Russian
Railway Cup finisce 5-0 per i Blues. Rimaneggiati, senza un'idea
ben precisa di formazione, i rossoneri non entrano mai in partita
subendo a 360 gradi il gioco degli inglesi, molto pił in palla.
Gap devastante, sottolineato dalla differenza di preparazione, ma
anche dall'approccio all'amichevole.
SENZA UNA PUNTA -
D'altronde basta guardare la formazione dei rossoneri per capirne
di pił. Ancelotti schiera Kalac in porta, una difesa composta da
Bonera, Maldini, Simic, Favalli, con Zambrotta e Jankulovski
esterni di centrocampo e Gattuso e Flamini centrali, poi Pirlo e
Ambrosini. Un mischione senza senso, dovendo rinunciare a quasi
tutti gli attaccanti, con Paloschi in panchina. Chelsea autorevole
e autoritario. Scolari non scherza e oppone al Milan, Cech;
Ivanovic, Alex, Terry, A.Cole; Ballack, Mikel, Lampard;
Wright-Phillips, Anelka, Malouda. E bastano diciotto minuti ai
londinesi per affettare il Milan. Al 3' segna Lampard, all'8' e al
18' Anelka. Roba da brividi. Zeljko Kalac non ne azzecca uno; roba
da terzo portiere, altro che dualismo con Abbiati o Dida. E la
difesa? Da mettersi le mani nei capelli: spazi aperti, praterie
concesse agli inglesi che fanno il bello e il cattivo tempo. Poi
tanta confusione in mezzo, mentre il Chelsea con calma britannica
dilaga.
ALLARME - Poi arriva la
ripresa e a nulla servono gli inserimenti Seedorf, Kaladze, Digao,
Antonini e Paloschi. Il Chelsea infatti esagera a va ancora in gol
due volte con Anelka, esaltando addiritttura Roman Abramovich che
in tribuna, in dolce compagnia, si spella le mani per gli
applausi. Al 66' poker-Anelka lascia il posto ad Andriy Shevchenko
che fino a quel momento aveva assistito in piedi dalla panchina la
prestazione sconcertante dei suoi ex compagni di squadra. E Sheva
riesce presino a creare scompiglio, entrambe le volte dilatando i
limiti di Kalac, evidentemente sotto choc e improponibile per il
futuro. La mattanza finisce senza ulteriori schiaffoni,
consegnando al Milan una figuraccia evitabile che, nonostante il
valore della gara, resterą nella storia. Chissą, magari utile per
far capire alla dirigenza rossonera che con il campionato di serie
A non si cherza e che ha ancora un mese di tempo per acquistare un
portiere e almeno un paio di difensori veri. Altrimenti lo
scudetto resterą un miraggio.
Il tabellino
MILAN-CHELSEA 0-5 (0-3)
MARCATORI: Lampard al 3',
Anelka all'8' e 19' p.t. Anelka al 5' e al 13' s.t.
MILAN (4-5-1): Kalac;
Bonera (1' st Paloschi), Maldini (1' st Digao), Simic (1' st
Kaladze), Favalli (19' st Antonini); Zambrotta, Gattuso, Flamini,
Jankulovski, Pirlo; Ambrosini (1' st Seedorf).
CHELSEA (4-4-2): Chech (26'
st Cudicini); Ivanovic (16' st Ferreira), Alex, Therry (16' st
Carvalho), A. Cole; Ballack (1' st Deco), Mikel, Lampard, Malouda;
R. Philips (28' st Sinclair), Anelka (21' st Shevchenko).
NOTE - Spettatori 35.000.
Ammonito Jankulovski per gioco falloso. Angoli: 4-3 per il Milan.
Nel "lontanissimo" 2004
erano gli interisti a scendere in piazza per protestare contro il
padrone Moratti reo di condurre una societą di calcio allo sfascio
ed alla sconfitta perenne. Sorsero gli Interisti Indipendenti
(vai al sito)
e tutta una serie di siti che raggrupparono non poche persone per
fare pressione contro la gestione Moratti. (
www.bastamoratti.altervista.org
) Questa fronda scomparve di fronte ad uno degli obiettivi
raggiunti da Moratti, ovvero la vittoria. Sono arrivate le
vittorie
(CALCIOPOLI DOCET)
ma lo sfascio č rimasto
(vedere contabilitą
creativa, falsi in bilancio...)
soprattutto a
livello economico. Nel 2006 all'Inter veniva assegnato lo scudetto
d'ufficio con il Milan coinvolto in Calciopoli costretto a partire
con una penalizzazione che peserą nella stagione successiva che
vedeva l'Inter vincere lo scudetto sul campo. Tuttavia il Milan
pareggiava i conti vincendo l'ex Coppa dei Campioni. Nel 2008 le
penalizzazioni scomparivano, l'Inter ribadiva il successo del 2007
ma il Milan addirittura non riusciva a raggiungere il quarto posto
utile per la partecipazione all'ex Coppa dei Campioni. Un
insuccesso grave per i tifosi del Milan che cosģ decidono di
protestare l'insufficienza del loro presidente Premier dell'Italonia
dei magnaccia e dei papponi al potere. Ma non solo: anche il Milan
pappagallava la contabilitą creativa interista:"Nel 2005 Inter e
Milan hanno venduto i propri marchi, il Milan alla controllata
Milan Entertainment srl,incassando una plusvalenza di 181,3
milioni di euro;l'Inter ha ceduto lo stemma alla controllata Inter
Brand srl per 159 milioni....". A quanto pare la plusvalenza
inventata non č bastata, la campagna acquisti rossonera langue e
negli ultimi due anni si sono succeduti tutta una serie di bidoni
pił morti che vivi: Vieri, Ronaldo, Emerson, Favalli, Gilardino,
Gourchuff....Questo l'incipit del sito: "Questo
succede(oltre ai fattori che cita Galliani nelle interviste)per il
famoso conflitto di interessi.Un patron di una societą non puņ
governare l'Italia per cercare di risollevarla e poi spendere fior
fior di euro per la stessa.In effetti questo ragionamento č logico
e va bene per tutti ,ma non per noi.Non possono essere i milanisti
a pagare per risollevare le sorti dell'Italia e degli
Italiani(???...che cosa sacrificherebbero i milanisti??
Mah.....).Oltretutto c'č una politica assurda di Fininvest che č
quella di non investire pił con forza nel Milan...."
Il tecnico del Milan durissimo coi suoi dopo la batosta
nell'amichevole contro il Chelsea: "Atteggiamento sbagliato in una
partita comunque importante. Non c'č nulla da salvare". Sulle assenze:
"Piuttosto dobbiamo lavorare sulla fase difensiva"
Carlo Ancelotti, deluso dopo la brutta prova del suo Milan. Afp
MOSCA (Rus), 3 agosto 2008 - E alla fine si arrabbiņ anche il buon
Carletto. Perché un 5-0 sul groppone, anche se si tratta di
un'amichevole, non puņ piacere. E allora Ancelotti ci č andato gił duro:
"Ci sono stati un atteggiamento e un'attenzione sbagliati nel confronto
di un'amichevole importante", ha detto il tecnico milanista.
NULLA DA SALVARE - "Si trattava
di un'amichevole importante. La partita era gią difficile, poi dopo il
risultato di 3-0 nel giro di quindici minuti le cose si sono
ulteriormente complicate. La brutta figura rimane, ma speriamo che le
vacanze siano finite oggi. Non c'č nulla da salvare, piuttosto dobbiamo
guardare avanti". Questa, la prima pillola dell'arrabbiatura.
LACUNE IN DIFESA - Qualche
attenuante, perņ, potrebbe starci: le assenze. Ma nemmeno qui Ancelotti
vuole campare scuse: "Il gioco in attacco non fa testo a causa delle
numerose assenze, ma dobbiamo certamente lavorare sulla fase di difesa.
Anche se rientrerą un giocatore importante come Nesta, non credo che lui
da solo possa risolvere tutti i problemi. Sarą necessario che tutti
siano pił concentrati, pił attenti, in modo da concedere meno. La
mancanza degli attaccanti ci permetterą di lavorare sulla difesa che in
questo momento č troppo lacunosa".
PORTIERI - Infine, due parole sui
portieri. Kalac č stato il peggiore in campo contro il Chelsea: "Dida
giocherą la prossima amichevole, poi vedremo. C'č tempo per valutarli
fino al 31 agosto, poi decideremo". Ultima battuta sull'infortunio di
Kaką. "Non ci sono novitą: il bollettino medico parlava di infiammazione
- ha concluso Ancelotti -, ma se non si sbilanciano i dottori certamente
non mi sbilancio io".
Ecco, SECONDO L'ECONOMIST(noto giornale
"comunista" inglese...), come Berlusconi ha intenzione di risolvere la
PESANTISSIMA CRISI ECONOMICA ITALIANA.
Silvio Berlusconi novello Nerone: suona - il violino - mentre l'Italia
brucia. Ecco l'ultimo PEZZO ....
Con questo titolo - accompagnato da una vignetta che raffigura il premier in
smoking con il capo cinto da alloro che sorridente suona il violino mentre
alle sue spalle imperversa un rogo avvolto da coriandoli che precipitano
verso un coniglietto - il settimanale britannico Economist torna ad
attaccare Silvio Berlusconi e il suo governo che, dopo soli due mesi "sta in
maniera piuttosto deprimente assomigliando sempre pił a quello precedente"
guidato dal Cavaliere del "Consigliori".
In un editoriale che sarą pubblicato nel numero di domani, l'Economist passa
in rassegna i primi provvedimenti assunti dal governo, lamentando come
Berlusconi - che in campagna elettorale "trasudava sobrietą" - in soli tre
mesi abbia messo al centro della sua agenda politica "gli interessi propri e
delle proprie aziende".
Fra le misure 'ad personam' in progetto il settimanale cita il tentato
decreto per evitare il passaggio di Rete4 - gruppo Mediaset, di proprietą di
Berlusconi - sul satellite; il paventato dl sulle intercettazioni, anche
questo motivato da "motivi personali". Si citano poi altri due provvedimenti
che "secondo i critici di problemi legali di Berlusconi sarebbero al centro
di altre due misure" allo studio del governo: la sospensione dei processi -
che blocca anche quello Berlusconi/Mills - e "l'immunitą" per le quattro pił
alte cariche dello Stato.
Berlusconi ha annunciato almeno una "riforma radicale" per l'autunno, ma č
quella della giustizia, conclude l'Economist.
Secondo il settimanale tali scelte sono rese ancora pił gravi dalla attuale
congiuntura negativa che mostra una economia italiana piatta: "Il motore
della buona nave italiana sta crepitando; il vento lo sta spingendo contro
le rocce ed il capitano č impegnato in altre faccende".(Come ad esempio
comprare un giocatore di calcio per 45 miliardi di vecchie lire ed esaltare
lo sperpero organizzando una sarabanda pacchiana nello stadio cittadino ..)
Sempre in economica, piuttosto che parlare di liberalizzazioni, il governo
sembra spingere altri soldi dei contribuenti "nella azzoppata e fallimentare
compagnia aerea nazionale, Alitalia".
I bianconeri nella seconda partita dell'Emirates
Cup a Londra perdono 3-0 con i tedeschi. Gol di Guerrero e doppietta
di Olic. Primo tempo sottotono per la squadra di Ranieri, che gioca
meglio nella ripresa col tridente, ma nel finale subisce due gol.
Annullato gol valido a Camoranesi
Altri
15 milioni di euro per Muntari per allontanare lo smacco subito per i
capricci di tal Lampard, giocatore inglese semi sconosciuto arrivato in
auge grazie all'enorme "lapa" del nuovo allenatore dell'Inter che ogni
giorno chiacchera, chiacchera e chiacchera come una cicala impazzita,
cicale che poi alla fine non combinano niente di niente....L'Inter
dell'imperatore in pectore della contabilitą creativa č tornata ai
"fasti" di 4 anni fa, quando si chiaccherava di presunta potenza che poi
puntualmente si scioglieva contro Empoli, Pescara, Lugano, Helsingborg.....
Accuse a Telecom e Pirelli
Tronchetti non č indagato
L'ipotesi di reato č
corruzione. L'imprenditore e Buora sentiti in segreto come testi
Marco Tronchetti Provera (Carino)
MILANO
La Procura di Milano indaga per corruzione le societą Telecom e Pirelli, non
chi č stato sino a poco tempo l'azionista di riferimento dell'una ed č
presidente dell'altra, Marco Tronchetti Provera: la fotografia dell'esito
finale di 3 anni di inchiesta sul dossieraggio illegale praticato dalla
Security aziendale di Giuliano Tavaroli arriva indirettamente dall'esito
dall'interrogatorio che, in gran segreto, alla fine di giugno i pm sono
riusciti a far passare inosservato a tutti, benché svolto quasi sotto il
naso di tutti: nella palazzina della polizia giudiziaria in piazzetta
Umanitaria accanto al Tribunale, nell'orario lavorativo d'un giorno feriale
dell'ultima settimana del mese.
DOPPIO VERBALE - E simultaneo: in una stanza interrogato Tronchetti, in
un'altra l'ex top manager Carlo Buora. Entrati senza avvocato, sono usciti
sempre senza difensore: segno che sono rimasti testimoni, persone informate
sui fatti. Com'č possibile, vista l'ondata di arresti (almeno 5 rate) che
dal 2005 hanno disvelato il gigantesco dossieraggio economico e politico con
informazioni raccolte in maniera illecita dal loro manager della sicurezza
sui pił vari soggetti, da Carlo De Benedetti al vicedirettore del Corriere
Massimo Mucchetti? La risposta, in mancanza del deposito finale degli
sterminati atti dell'inchiesta, č che gli inquirenti abbiano ritenuto di non
disporre di elementi sufficienti per poter sostenere in un processo che
Tronchetti e Buora fossero consapevoli dei metodi illegali (accesso abusivo
a banche dati, violazione dei computer altrui, commercio di tabulati
telefonici) con i quali la Security di Tavaroli acquisiva le informazioni
che poi a volte e in parte metteva a disposizione dei vertici aziendali.
AGENZIA 007 - A volte, e in parte. Perché l'inchiesta sembra ritenere che
la divisione aziendale di Tavaroli funzionasse in realtą come una agenzia di
servizi illeciti non di rado offerti a segmenti di organismi istituzionali
(come i servizi segreti), che perņ in quei casi agivano fuori dalle finalitą
istituzionali, in conto proprio o dei propri committenti "privati". Anche su
questo versante, cosģ come Tavaroli č il manager di maggior livello nel
gruppo Telecom-Pirelli raggiunto dall'indagine, all'interno dell'ex Sismi
l'inchiesta non ha sinora ritenuto di avere elementi da contestare all'ex
direttore Niccolņ Pollari, attestandosi al livello del gią arrestato ex capo
del controspionaggio Marco Mancini.
LEGGE 231 - Se le persone fisiche di Tronchetti e Buora non sono
indagate, lo sono invece le societą Telecom e Pirelli in base alla legge 231
sulla responsabilitą amministrativa delle societą per reati commessi da
proprie figure apicali nell'interesse aziendale. I due colossi quotati in
Borsa sono indagati (e tecnicamente toccherą a loro dimostrare che i modelli
organizzativi interni di controllo non avrebbero comunque potuto parare
l'attivitą di Tavaroli) non per la miriade di violazione delle banche dati
di forze di polizia e dello stesso gestore telefonico commesse dai
poliziotti-carabinieri-finanzieri al soldo della Security aziendale (reato
che non č compreso fra quelli per i quali scatta la legge 231); ma per
l'invece contemplato reato di corruzione, cioč appunto per le tangenti
versate agli uomini delle forze dell'ordine prestatisi a violare e
consultare abusivamente le banche dati.
40 MILIONI DI EURO - Per paradosso, le medesime due societą indagate, che
qui rischiano una sanzione attorno al milione e mezzo di euro ma non
contraccolpi nei contratti con lo Stato, sono invece "parti offese" rispetto
all'altro reato contestato a Tavaroli e a suoi investigatori privati di
fiducia come Giampaolo Spinelli o Emanuele Cipriani, al quale fu sequestrato
il Dvd con l'archivio Zeta di dossier illecitamente formati:
l'appropriazione indebita di circa 40 di milioni di euro di Telecom e
Pirelli spesi da Tavaroli per retribuire appunto queste attivitą.
NO INTERCETTAZIONI - Nonostante un ricorrente equivoco ormai triennale,
ancora all'attuale stato dell'inchiesta non risulta che la Procura abbia
contestato a uomini Telecom-Pirelli alcun caso di intercettazione telefonica
illegale, non avendo trovato riscontro ad alcuni spunti pur presenti negli
atti: come la presenza di una quindicina di «sonde» molto simili a un
possibile sistema di allerta rispetto a intercettazioni attivate
dall'autoritą giudiziaria, o come le affermazioni di seconda mano riferite
da alcuni indagati
REBUS FALO' - Resta quello della praticabilitą della distruzione che una
mal fatta legge (al vaglio della Consulta da 15 mesi) impone per i dossier
illeciti sequestrati su 4.000 persone e 350 societą di cui la legge: 70
faldoni da 400 pagine l'uno.
DA
UN'INDAGINE ITALIOTA...
Il
bilancio presidente dell'Antitrust
nella sua relazione annuale al
Parlamento
Catricalą: «I cartelli
corrompono il libero mercato tra le
forze economiche»
L'80% delle banche e
assicurazioni quotate presenta
problemi di conflitti di ruolo
ROMA - «I cartelli non
sono peccati veniali; sono gravi
misfatti contro la societą perché
corrompono la libera competizione
delle forze economiche sul mercato:
negli Stati Uniti sono considerati
fatti criminosi, puniti con la
prigione». Č quanto dichiarato dal
presidente dell'Antitrust, Antonio
Catricalą, nella sua relazione
annuale al Parlamento.
MASSIMO SCOPERTO - La
commissione di massimo scoperto
applicata dalle banche č una «prassi
iniqua e penalizzante per i
risparmiatori e per le imprese: deve
essere abolita». Antonio Catricalą,
aggiunge come «sui tempi e sulle
modalitą di cessazione si dovrą
innescare concorrenza tra gli
istituti, in piena libertą di
mercato».
CONFLITTI RUOLO
BANCHE-ASSICURAZIONI - L'80%
delle banche e assicurazioni quotate
presenta problemi di conflitti di
ruolo, legati alla presenza nei
propri organi di amministrazione di
persone che siedono
contemporaneamente nei board dei
concorrenti. Lo ha detto il
presidente dell'Antitrust, Antonio
Catricalą, riferendosi ai primi dati
emersi dall'indagine conoscitiva
sulla governance di banche e
assicurazioni condotta dal Garante.
PORTABILITA MUTUI -
LAntitrust ha avviato 23
istruttorie contro le banche per
accertare eventuali ostacoli alla
applicazione della legge sulla
portabilitą gratuita dei mutui. Lo
afferma il presidente dellAuthority,
Antonio Catricalą, nella relazione
annuale al Parlamento. «Nonostante
la nostra tempestiva presa di
posizione - spiega Catricalą - e
nonostante un intervento della Banca
dItalia, molte banche si sono
ostinatamente attardate in una
prassi che noi riteniamo elusiva
della legge che impone la
portabilitą dei mutui senza oneri
per i risparmiatori, sģ da
costringerci ad aprire ben 23
procedure istruttorie».
LIBERALIZZAZIONI - Sarebbe
«un errore imperdonabile rinunciare
a politiche di liberalizzazione e
apertura dei mercati». Per questo,
il presidente dell'Antitrust,
Antonio Catricalą, esprime
«l'auspicio di una veloce e
definitiva approvazione» delle
misure varate dal Governo in sede
parlamentare. Aprire e liberalizzare
il mercato diventa fondamentale
«soprattutto per l'Italia, che non
gode di materie prime e di autonome
risorse energetiche», per la quale
«una politica di chiusura sarebbe
disastrosa». Catricalą, evidenziando
come «competizione non significhi
indifferenza verso i pił deboli»,
cita il «pensiero cristiano», che
conduce al merito e all'impegno
personale come passaggi necessari
per l'applicazione del principio di
sussidiarietą «ma anche» la visione
laica della cultura d'occidente «per
la quale» il mercato č una forma di
garanzia rispetto a ogni
integralismo ed estremismo».
CLASS ACTION - Il rinvio
della class action «rischia di
disattendere» le «speranze di
migliaia di persone che chiedono
tutela in tempi brevi». Č l'allarme
che lancia Catricalą, che comunque
rileva come il nuovo semestre che ci
separa dall'entrata in vigore «puņ
essere utile a individuare le
soluzioni tecniche che meglio
corrispondono agli obiettivi di
celeritį dei processi di
allargamento dell'intervento al
settore pubblico». L'azione
dell'Antitrust, aggiunge Catricalą,
«sarebbe utile anche in relazione al
nuovo istituto», data «la continua e
proficua collaborazione con le
associazioni dei consumatori».
CARBURANTI - L'Autoritą
garante della concorrenza e del
mercato vigilerą «con rigore» per i
prossimi cinque anni sull'attuazione
degli impegni presi dalle compagnie
petrolifere ai fini dell'apertura
dei mercati della distribuzione dei
carburanti. Catricalą aggiunge:
«Sono stati vietati gli scambi
informativi sui prezzi. Si č
incentivata la diffusione della
modalitą di rifornimento self
service. Sono stati favoriti
l'ingresso e lo sviluppo degli
operatori della grande distribuzione
organizzata. Č stata messa a
disposizione di operatori non
verticalmente integrati una quota
delle strutture logistiche, a
condizioni eque, non discriminatorie
e determinate secondo criteri
conoscibili in anticipo». Infine,
«il leader di mercato si č impegnato
a contenere i prezzi entro un
differenziale massimo e a praticare
sconti per il self service, tali da
eguagliare il listino alla media
europea. Vigileremo con rigore, per
i prossimi 5 anni, sull'attuazione
degli impegni, data la rilevanza
strategica del settore per l'intera
economia».
SANZIONI PER 86 MLN, PRIMI IN
UE - Ammontano a 86 milioni di
euro le sanzioni complessive decise
dallAntitrust nel 2007. Č il
bilancio tracciato dal presidente
dellAuthority. In particolare, «per
i casi in cui sono state accertate
violazioni delle normative
comunitaria e nazionale che vietano
le intese restrittive, abbiamo
comminato sanzioni per 62 milioni:
solo per questa misura la «Global
Competition Review» ci colloca al
primo posto nella lotta ai cartelli
tra tutte le autoritą nazionali
dellUnione europea. In aggiunta -
sottolinea Catricalą - occorre
considerare altri 24 milioni di euro
in ammende per abusi di posizione
dominante». «Dal 2006 a oggi -
aggiunge il numero uno
dellAntitrust - il numero dei
provvedimenti decisi, con esclusione
di quelli relativi a questioni solo
amministrative, delle archiviazioni
e delle segnalazioni, fa registrare
un incremento del 39%». Inoltre, nel
2007 «le concentrazioni esaminate
sono state 864, ben 147 in pił del
2006. La cifra costituisce il
massimo storico dalla nascita
dellistituzione».
19:38 POLITICAL'ex
pm: «Con il lodo Alfano le alte cariche possono stuprare i bambini». Dal
palco: «Siamo in 30 mila». Ma Pancho Pardi precisa: «Per la questura siamo
in 15 mila»
Accuse a Telecom e Pirelli
Tronchetti non č indagato
L'ipotesi di reato č
corruzione. L'imprenditore e Buora
sentiti in segreto come testi
Marco Tronchetti Provera
(Carino)
MILANO
La Procura di Milano indaga per
corruzione le societą Telecom e
Pirelli, non chi č stato sino a poco
tempo l'azionista di riferimento
dell'una ed č presidente dell'altra,
Marco Tronchetti Provera: la
fotografia dell'esito finale di 3
anni di inchiesta sul dossieraggio
illegale praticato dalla Security
aziendale di Giuliano Tavaroli
arriva indirettamente dall'esito
dall'interrogatorio che, in gran
segreto, alla fine di giugno i pm
sono riusciti a far passare
inosservato a tutti, benché svolto
quasi sotto il naso di tutti: nella
palazzina della polizia giudiziaria
in piazzetta Umanitaria accanto al
Tribunale, nell'orario lavorativo
d'un giorno feriale dell'ultima
settimana del mese.
DOPPIO VERBALE - E simultaneo: in
una stanza interrogato Tronchetti,
in un'altra l'ex top manager Carlo
Buora. Entrati senza avvocato, sono
usciti sempre senza difensore: segno
che sono rimasti testimoni, persone
informate sui fatti. Com'č
possibile, vista l'ondata di arresti
(almeno 5 rate) che dal 2005 hanno
disvelato il gigantesco dossieraggio
economico e politico con
informazioni raccolte in maniera
illecita dal loro manager della
sicurezza sui pił vari soggetti, da
Carlo De Benedetti al vicedirettore
del Corriere Massimo Mucchetti? La
risposta, in mancanza del deposito
finale degli sterminati atti
dell'inchiesta, č che gli inquirenti
abbiano ritenuto di non disporre di
elementi sufficienti per poter
sostenere in un processo che
Tronchetti e Buora fossero
consapevoli dei metodi illegali
(accesso abusivo a banche dati,
violazione dei computer altrui,
commercio di tabulati telefonici)
con i quali la Security di Tavaroli
acquisiva le informazioni che poi a
volte e in parte metteva a
disposizione dei vertici aziendali.
AGENZIA 007 - A volte, e in
parte. Perché l'inchiesta sembra
ritenere che la divisione aziendale
di Tavaroli funzionasse in realtą
come una agenzia di servizi illeciti
non di rado offerti a segmenti di
organismi istituzionali (come i
servizi segreti), che perņ in quei
casi agivano fuori dalle finalitą
istituzionali, in conto proprio o
dei propri committenti "privati".
Anche su questo versante, cosģ come
Tavaroli č il manager di maggior
livello nel gruppo Telecom-Pirelli
raggiunto dall'indagine, all'interno
dell'ex Sismi l'inchiesta non ha
sinora ritenuto di avere elementi da
contestare all'ex direttore Niccolņ
Pollari, attestandosi al livello del
gią arrestato ex capo del
controspionaggio Marco Mancini.
LEGGE 231 - Se le persone fisiche
di Tronchetti e Buora non sono
indagate, lo sono invece le societą
Telecom e Pirelli in base alla legge
231 sulla responsabilitą
amministrativa delle societą per
reati commessi da proprie figure
apicali nell'interesse aziendale. I
due colossi quotati in Borsa sono
indagati (e tecnicamente toccherą a
loro dimostrare che i modelli
organizzativi interni di controllo
non avrebbero comunque potuto parare
l'attivitą di Tavaroli) non per la
miriade di violazione delle banche
dati di forze di polizia e dello
stesso gestore telefonico commesse
dai
poliziotti-carabinieri-finanzieri al
soldo della Security aziendale
(reato che non č compreso fra quelli
per i quali scatta la legge 231); ma
per l'invece contemplato reato di
corruzione, cioč appunto per le
tangenti versate agli uomini delle
forze dell'ordine prestatisi a
violare e consultare abusivamente le
banche dati.
40 MILIONI DI EURO - Per
paradosso, le medesime due societą
indagate, che qui rischiano una
sanzione attorno al milione e mezzo
di euro ma non contraccolpi nei
contratti con lo Stato, sono invece
"parti offese" rispetto all'altro
reato contestato a Tavaroli e a suoi
investigatori privati di fiducia
come Giampaolo Spinelli o Emanuele
Cipriani, al quale fu sequestrato il
Dvd con l'archivio Zeta di dossier
illecitamente formati:
l'appropriazione indebita di circa
40 di milioni di euro di Telecom e
Pirelli spesi da Tavaroli per
retribuire appunto queste attivitą.
NO INTERCETTAZIONI - Nonostante
un ricorrente equivoco ormai
triennale, ancora all'attuale stato
dell'inchiesta non risulta che la
Procura abbia contestato a uomini
Telecom-Pirelli alcun caso di
intercettazione telefonica illegale,
non avendo trovato riscontro ad
alcuni spunti pur presenti negli
atti: come la presenza di una
quindicina di «sonde» molto simili a
un possibile sistema di allerta
rispetto a intercettazioni attivate
dall'autoritą giudiziaria, o come le
affermazioni di seconda mano
riferite da alcuni indagati
REBUS FALO' - Resta quello della
praticabilitą della distruzione che
una mal fatta legge (al vaglio della
Consulta da 15 mesi) impone per i
dossier illeciti sequestrati su
4.000 persone e 350 societą di cui
la legge: 70 faldoni da 400 pagine
l'uno.
,ovvero
una truffa legalizzata con
ulteriori debito per
l'Italia......
TELECOM, in arrivo 15.000
licenziamenti. Ecco le lettere:
Cč posta per te
(licenziamenti Telecom)
Le
lettere
di licenziamento Telecom
stanno arrivando. 5.000 subito,
10.000 a seguire. Un impiegato ci
ha mandato la sua avente come
oggetto: Licenziamenti
per riduzione di personale
art.24 della legge n.223/1991.
La lettera specifica che Telecom
intende avviare le procedure di
mobilitą nei confronti di n. 5000
lavoratori eccedenti rispetto alle
proprie esigenze
tecnico-organizzative.
La lettera č un campionario di
burocrazia, commi, articoli,
leggi, disposizioni che hanno un
unico significato: "Sei
licenziato, la tua famiglia non
puņ pił contare sul tuo
stipendio".
Telecom spiega in tre punti le
motivazioni del licenziamento:
1. sul versante tecnologico,
dalla semplificazione dei
processi produttivi che
ha inciso sui profili tecnici e
sulle funzioni di supporto
specialistico, nonché sulle
attivitą di provisioning di rete e
servizi, con conseguente necessitą
di razionalizzazione delle
strutture di indirizzo e governo e
di quelle territoriali
2. per le strutture di
mercato, dalla
ricomposizione delle attivitą e
delle responsabilitą
delle mansioni intervenuta nelle
funzioni aziendali (quali, ad
esempio, il pre e il post sales e
la programmazione commerciale),
dalla rilevante riduzione delle
redditivitą nellambito dei
business pił tradizionali, dalla
progressiva defocalizzazione delle
attivitą di out bound e della
semplificazione dei processi di
back end
3. per le funzioni di Staff,
dalle esigenze di
razionalizzazione della struttura
aziendale connesse al
completamento di fusione
societaria e organizzativa di
Telecom Italia S.p.A. e di TIM
S.p.A., nonché allintegrazione
delle Staff centrali e di ex
Opertions e Corporate
Lex dipendente Telecom potrą
quindi spiegare ai suoi figli che
č stato licenziato per progressiva
defocalizzazione delle attivitą di
out bound e della
semplificazione dei processi di
back end o, in alternativa, per
la semplificazione dei processi
produttivi che ha inciso sulle
attivitą di provisioning di rete e
servizi.
I figli potrebbero chiedere se
i motivi sono solo questi o se,
invece, lazienda non sia stata
depredata con la vendita di parti
produttive, di immobili, di
partecipazioni estere per
dare i
dividendi a Tronchetti
e stock option a Buora, Ruggiero,
e stipendi tra i pił alti di
Europa ai dirigenti di fiducia e
ai membri del consiglio di
amministrazione. I figli
potrebbero chiedere perché chi ha
messo la sua famiglia in mezzo a
una strada č stato premiato con
milioni di euro di
buonuscita invece di
subire una causa da Telecom.
DA
UN'INDAGINE ITALIOTA...
Il
bilancio presidente dell'Antitrust
nella sua relazione annuale al
Parlamento
Catricalą: «I cartelli
corrompono il libero mercato tra le
forze economiche»
L'80% delle banche e
assicurazioni quotate presenta
problemi di conflitti di ruolo
ROMA - «I cartelli non
sono peccati veniali; sono gravi
misfatti contro la societą perché
corrompono la libera competizione
delle forze economiche sul mercato:
negli Stati Uniti sono considerati
fatti criminosi, puniti con la
prigione». Č quanto dichiarato dal
presidente dell'Antitrust, Antonio
Catricalą, nella sua relazione
annuale al Parlamento.
MASSIMO SCOPERTO - La
commissione di massimo scoperto
applicata dalle banche č una «prassi
iniqua e penalizzante per i
risparmiatori e per le imprese: deve
essere abolita». Antonio Catricalą,
aggiunge come «sui tempi e sulle
modalitą di cessazione si dovrą
innescare concorrenza tra gli
istituti, in piena libertą di
mercato».
CONFLITTI RUOLO
BANCHE-ASSICURAZIONI - L'80%
delle banche e assicurazioni quotate
presenta problemi di conflitti di
ruolo, legati alla presenza nei
propri organi di amministrazione di
persone che siedono
contemporaneamente nei board dei
concorrenti. Lo ha detto il
presidente dell'Antitrust, Antonio
Catricalą, riferendosi ai primi dati
emersi dall'indagine conoscitiva
sulla governance di banche e
assicurazioni condotta dal Garante.
PORTABILITA MUTUI -
LAntitrust ha avviato 23
istruttorie contro le banche per
accertare eventuali ostacoli alla
applicazione della legge sulla
portabilitą gratuita dei mutui. Lo
afferma il presidente dellAuthority,
Antonio Catricalą, nella relazione
annuale al Parlamento. «Nonostante
la nostra tempestiva presa di
posizione - spiega Catricalą - e
nonostante un intervento della Banca
dItalia, molte banche si sono
ostinatamente attardate in una
prassi che noi riteniamo elusiva
della legge che impone la
portabilitą dei mutui senza oneri
per i risparmiatori, sģ da
costringerci ad aprire ben 23
procedure istruttorie».
LIBERALIZZAZIONI - Sarebbe
«un errore imperdonabile rinunciare
a politiche di liberalizzazione e
apertura dei mercati». Per questo,
il presidente dell'Antitrust,
Antonio Catricalą, esprime
«l'auspicio di una veloce e
definitiva approvazione» delle
misure varate dal Governo in sede
parlamentare. Aprire e liberalizzare
il mercato diventa fondamentale
«soprattutto per l'Italia, che non
gode di materie prime e di autonome
risorse energetiche», per la quale
«una politica di chiusura sarebbe
disastrosa». Catricalą, evidenziando
come «competizione non significhi
indifferenza verso i pił deboli»,
cita il «pensiero cristiano», che
conduce al merito e all'impegno
personale come passaggi necessari
per l'applicazione del principio di
sussidiarietą «ma anche» la visione
laica della cultura d'occidente «per
la quale» il mercato č una forma di
garanzia rispetto a ogni
integralismo ed estremismo».
CLASS ACTION - Il rinvio
della class action «rischia di
disattendere» le «speranze di
migliaia di persone che chiedono
tutela in tempi brevi». Č l'allarme
che lancia Catricalą, che comunque
rileva come il nuovo semestre che ci
separa dall'entrata in vigore «puņ
essere utile a individuare le
soluzioni tecniche che meglio
corrispondono agli obiettivi di
celeritį dei processi di
allargamento dell'intervento al
settore pubblico». L'azione
dell'Antitrust, aggiunge Catricalą,
«sarebbe utile anche in relazione al
nuovo istituto», data «la continua e
proficua collaborazione con le
associazioni dei consumatori».
CARBURANTI - L'Autoritą
garante della concorrenza e del
mercato vigilerą «con rigore» per i
prossimi cinque anni sull'attuazione
degli impegni presi dalle compagnie
petrolifere ai fini dell'apertura
dei mercati della distribuzione dei
carburanti. Catricalą aggiunge:
«Sono stati vietati gli scambi
informativi sui prezzi. Si č
incentivata la diffusione della
modalitą di rifornimento self
service. Sono stati favoriti
l'ingresso e lo sviluppo degli
operatori della grande distribuzione
organizzata. Č stata messa a
disposizione di operatori non
verticalmente integrati una quota
delle strutture logistiche, a
condizioni eque, non discriminatorie
e determinate secondo criteri
conoscibili in anticipo». Infine,
«il leader di mercato si č impegnato
a contenere i prezzi entro un
differenziale massimo e a praticare
sconti per il self service, tali da
eguagliare il listino alla media
europea. Vigileremo con rigore, per
i prossimi 5 anni, sull'attuazione
degli impegni, data la rilevanza
strategica del settore per l'intera
economia».
SANZIONI PER 86 MLN, PRIMI IN
UE - Ammontano a 86 milioni di
euro le sanzioni complessive decise
dallAntitrust nel 2007. Č il
bilancio tracciato dal presidente
dellAuthority. In particolare, «per
i casi in cui sono state accertate
violazioni delle normative
comunitaria e nazionale che vietano
le intese restrittive, abbiamo
comminato sanzioni per 62 milioni:
solo per questa misura la «Global
Competition Review» ci colloca al
primo posto nella lotta ai cartelli
tra tutte le autoritą nazionali
dellUnione europea. In aggiunta -
sottolinea Catricalą - occorre
considerare altri 24 milioni di euro
in ammende per abusi di posizione
dominante». «Dal 2006 a oggi -
aggiunge il numero uno
dellAntitrust - il numero dei
provvedimenti decisi, con esclusione
di quelli relativi a questioni solo
amministrative, delle archiviazioni
e delle segnalazioni, fa registrare
un incremento del 39%». Inoltre, nel
2007 «le concentrazioni esaminate
sono state 864, ben 147 in pił del
2006. La cifra costituisce il
massimo storico dalla nascita
dellistituzione».
PECCATO! FUORI
AI RIGORI...DI
PECCATO C'E'
SOLO IL FATTO DI
AVER PERSO CON
UNA SQUADRA NON
IRRESISTIBILE MA
GLI ITALIOTI
HANNO GIOCATO
PEGGIO. L'EPOPEA
MONDIALE CON LE
CANZONCINE DEL
CAZZO FINISCE
NELLA MERDA. I
MILIARDARI SI
CONSOLERANNO CON
LE VANCANZE NEL
POLO DEL
LUSSO....
INZAGHI
CONTENTISSIMO.
L'ira di Berlusconi sui
giudici
«Vogliono sovvertire il voto».La
magistratura respinge la
ricusazione perchč infondata.
Il processo per la corruzione
in atti giudiziari del Premier
va avanti, tempo utile fino
alla prossima "leggina" ad hoc
ovvero il riesumato Lodo
Schifani (blocco dei processi
verso le pił alte cariche
dello stato) allegato ai Lodi
ex Cirielli(dimezzamento dei
tempi di prescrizione) e Lodo
Pecorella (ricorso al secondo
grado solo per le sentenze di
condanna e non di assoluzione)
Il
processo Mills va avanti,
nonostante la ricusazione, e
il premier da Bruxelles
attacca a testa bassa:
«Denuncerņ i pm. Non userņ la
norma blocca-processi».
Replica dell'Anm: «Basta
insulti, ora faccia i nomi»
Il
leader Pd: «L'emendamento che
sospende
i processi colpisce il ruolo
di garanzia del capo dello
Stato».
Replica
dispettosa del Cavaliere:
«Indagheremo sulla bancarotta
di Roma».
Originale proponimento da
parte di un personaggio gią
condannato per corruzione (SME-
Ariosto, Mondadori). Nel
frattempo TRAMONTANO LE "NOTTI
BIANCHE POLO DEL LUSSO ROMANE.
Il buco finanziario lasciato
da Walterloo non lascia scampo
al club dei billionare alla
Briatore.
Inter 05/06 senza requisiti?
Via Durini replica. La legge
berluscaniota sulla
depenalizzazione del falso in
bilancio aveva salvato il club
neroazzurro penalmente il 31
gennaio scorso. Rimane aperto il
discorso sportivo tuttavia....
Un funzionario Covisoc: "Se la
societą non avesse coperto le
proprie perdite con plusvalenze
fittizie, non avrebbe superato i
parametri richiesti per
l'iscrizione al campionato
2005-2006". Il club nerazzurro
respinge le accuse
Massimo Moratti, patron dell'Inter.
Ap
MILANO, 20 giugno 2007 - ""Se la
societą non avesse coperto le
proprie perdite con plusvalenze
fittizie, non avrebbe superato i
parametri richiesti per
l'iscrizione al campionato
2005-2006". Č quanto si č appreso
sulle risposte al pm di Milano
Carlo Nocerino, che indaga su
un'ipotesi di falso in bilancio
che coinvolge Inter e Milan, date
dal funzionario Covisoc Maugeri la
primavera scorsa. Nell'indagine
sono iscritti nel registro degli
indagati il presidente dell'Inter
Massimo Moratti, il vicepresidente
Rinaldo Ghelfi, l'ex dirigente
Mauro Gambaro, e l'amministratore
delegato e vicepresidente vicario
del Milan Adriano Galliani. I
fatti risalgono al periodo tra il
2003 e il 2005 e sono relativi a
scambi di calciatori non di prima
fila tra Milan e Inter, il cui
valore sarebbe stato gonfiato per
ottenere delle plusvalenze.
L'inchiesta era nata da un esposto
presentato dall'ex presidente del
Bologna, Giuseppe Gazzoni Frascara,
alla magistratura di Roma e poi
trasmesso alla Procura di Milano
per quanto riguarda Milan e Inter.
L'INTER RESPINGE LE ACCUSE -
Ma l'Inter non ci sta e lo afferma
a chiare lettere sul sito
ufficiale nerazzurro. "In merito
alle agenzie di stampa relative
all'iscrizione al Campionato di
Serie A 2005-2006, nell'ambito
dell'inchiesta penale pendente
presso la Procura della Repubblica
di Milano, F.C. Internazionale
Milano S.p.A. - si legge - precisa
di non aver mai appostato
plusvalenze fittizie nei propri
bilanci e di aver gią presentato
necessaria e completa
documentazione tecnica a
dimostrazione che, attraverso i
sistematici aumenti di capitale
effettuati dai soci, č sempre
stato garantito il pieno rispetto
dei dovuti equilibri finanziari".
Le rimonte non riescono all'Inter
dal 1998 (Strasburgo-Inter 2-0 0-3).
La squadra ha sbagliato almeno tre
palle gol pulite ma non si č mai
dimostrata tambureggiante come si
converrebbe di fronte ad una rimonta
e di fronte ad uno stadio
gremitissimo. Tuttavia ancora pił
bizzarra la decisione di "Sciarpetta"
Mancini di rassegnare dimissioni
post dtatate dopo una amara
sconfitta ed a solo tre giorni dalle
celebrazioni del Centenario dell'Inter.
Un personaggio che č riuscito a dare
corpo ad una societą sfasciata e che
ora lascia con 11 partite ancora da
giocare ed uno scudetto ancora da
vincere. Il rischio concreto č
quello di rivedere nuovamente l'Interella
dei Tardelli, Hogdson,Lucescu e
compagnia cantante.
Il tecnico nerazzurro a
sorpresa: "I prossimi due mesi e
mezzo saranno gli ultimi alla
guida della squadra. Una decisione
che avevo gią preso, non dipende
dalla sconfitta con il Liverpool".
Moratti non commenta, increduli i
giocatori: "Uno sfogo, era deluso"
Roberto Mancini: alla quarta
stagione con l'Inter. Ansa
MILANO, 11 marzo 2008 -
L'eliminazione ad opera del
Liverpool? Niente, in confronto al
colpo di scena che si materializza
per l'Inter poco dopo la fine
della partita. Roberto
Mancini a fine stagione
lascerą la panchina dell'Inter."Vi
dico una cosa, e la dico in
italiano perché tanto agli inglesi
non interessa. Questi sono gli
ultimi due mesi e mezzo per me
sulla panchina dellInter, anche
se ho quattro anni di contratto".
Una bomba che esplode dopo
Inter-Liverpool, la partita che ha
segnato il terzo fallimento
europeo di Roberto Mancini, che
vince in Italia ma non riesce a
imporsi nella Champions.
INCREDULI Massimo
Moratti non ha voluto
commentare le dichiarazioni di
Mancini, che ha ribadito di non
aver litigato con il presidente e
di aver comunicato la sua volontą
al club ("Sģ, il presidente lo sa.
Non č vero che abbiamo litigato,
voglio un gran bene a Moratti") e
ai giocatori. Dallo spogliatoio
nerazzurro emergono commenti
imbarazzati. Dejan
Stankovic: "Sono cose che
si dicono a caldo, era
profondamente deluso per come č
finita la partita, ci puņ stare
una reazione cosģ". Esteban
Cambiasso: "Per quello che
ho saputo io, Mancini ha detto 'probabilmente.
Siamo dispiaciuti, lo č anche lui,
ma dobbiamo pensare domani pił a
freddo". Julio
Cruz: "Mi ha sorpreso un
po, comunque se l'ha detto č una
sua decisione ".
SERATACCIA Per il tecnico
interista č stata una notte molto
difficile, chiuso con il k.o.
contro un tecnico gentleman, Rafa
Benitez, che ha preferito non
commentare la sua decisione di
lasciare. Da qualche settore dello
stadio sono partiti parecchi
fischi al momento delle
sostituzioni, considerate tardive
rispetto alle esigenze della
squadra. In pił, dopo l1-0, cč
stato il battibecco con Figo, su
cui lo stesso Mancini ha preferito
glissare a fine partita: "Si č
scaldato per un quarto d'ora,
doveva entrare prima
dell'espulsione di Burdisso ma poi
ho cambiato decisione, non č vero
che si č rifiutato di entrare. Non
č stata la serata che sognavamo
ha chiuso Mancini Penso che il
fatto di giocare in dieci sia
allandata che al ritorno sia
stato determinante. Ma pił di
tutto ha pesato il fatto che il
Liverpool ha recuperato i
giocatori migliori proprio a
inizio febbraio, mentre a noi č
successo il contrario e labbiamo
pagato".
CORSA SCUDETTO - Ora non
resta che un obiettivo: "Dobbiamo
restare concentrati per rivincere
lo scudetto. L'Inter rimane
comunque una grandissima squadra e
una grandissima societą al di lą
di chi l'allena. Ci sono giocatori
fin troppo seri e capaci per
pensare di non conquistare lo
scudetto con questo vantaggio
sulla Roma".
L'Arsenal dei giovani spegne il
sogno del MilanL'Arsenal
dei ragazzi non ha avuto paura dei
mostri sacri del Milan. A San Siro i
gunners si sono imposti per 2-0, con
due reti nel finale. I campioni
d'Europa in carica, cosģ, non
potranno difendere la Coppa vinta
nella scorsa stagione, malgrado la
fiducia del numero uno della squadra
rossonera, Silvio Berlusconi, che si
era detto sicuro di passare il turno
e approdare nei quarti. Il successo
dei londinesi č stato firmato da due
dei talenti pił brillanti: lo
spagnolo Cesc Fabregas, autore del
vantaggio al 40' della ripresa e al
togolese Adebayor, che ha
arrotondato il risultato allo
scadere. E mercoledģ al Bernabeu
tocca alla Roma difendere il 2-1
dell'andata contro il Real Madrid. (continua)
MILAN-ARSENAL - Dopo lo 0-0
dell'Emirates, il successo dell'Arsenal
- che a San Siro aveva gią vinto
due anni fa contro l'Inter,
addirittura per 5-1, nei gironi di
Champions - č apparso tutto
sommato meritato. i londinesi
hanno giocato meglio, sfiorando
ripetutamente il gol anche nel
primo tempo. Clamorosa una
trasversa di Fabregas, ancora lui,
al 35'. La stoccata decisiva, come
spesso avviene, č arrivata nel
momento migliore dei rossoneri,
quando i biancorossi sembravano
stanchi. E' stato perņ premiato il
coraggio del giovane spagnolo, che
ha scoccato una staffilata
angolatissima da 25 metri sulla
quale Kalac non č arrivato. Il
raddoppio di Adebayor č giunto
quando il Milan era gią, con la
testa, sotto la doccia, a
riflettere su una stagione
compromessa. Tra i rossoneri tanti
errori: un pallonetto (maldestro)
di Pato avrebbe potuto cambiare la
partita. Alla fine, comunque,
molta sportivitą tra i rossoneri:
Ancelotti ha riconosciuto che «l'Arsenal,
nei 180 minuti, č stato superiore.
E ha meritato. Noi adesso, senza
coppe, avremo il vantaggio di
poterci dedicare alla rincorsa
Champions». Ha parlato anche
Silvio Berlusconi, presidente del
Milan: «l'Arsenal ha mostrato un
gran giuoco, ottima forza
atletica. Direi che č stata una
vittoria assolutamente meritata,
per un certo periodo non ci hanno
fatto proprio vedere la palla». E
poi su Ancelotti: «L'ho detto
anche prima del match. Il prossimo
anno il nostro tecnico ha un
contratto e noi rispettiamo i
contratti. E poi ormai ci siamo
affezionati».
Milan fuori dall'Europa,
dalla Coppa Italiota e dal
Campionato. Improvvisamente i
caporioni rossoneri riscoprono
il quarto posto....
Fabregas č l'oro Arsenal
I rossoneri salutano la
Champions dopo una partita
iniziata bene ma lasciata via
via nelle mani dei Gunners. Che
firmano la vittoria nel finale
grazie alle reti dello spagnolo,
autore di una gara pazzesca, e
Adebayor
Un'eloquente espressione di
Pippo Inzaghi. LaPresse
MILANO, 4 marzo 2008 - In una
notte britannica l'Arsenal
diventņ leone e azzannņ il Milan.
Il romanzo č giunto
probabilmente alla sua fine. La
storia di un ciclo straordinario
che arrivņ al fatidico bivio.
Sģ, in una notte britannica il
Milan viene graffiato e battuto
dai Gunners che conquistano un
meritato quarto di finale,
grazie ai gol di Fabregas a 39'
e Adebayor al 47' della ripresa.
IL RITORNO DEI GIGANTI -
Con il ritorno di Kaką, Pirlo e
Nesta, la soluzione Inzaghi-Pato
in attacco, Ancelotti sognava
tracce di Milan-Manchester,
anche se l'assenza di Seedorf
avrebbe tolto alla squadra una
percentuale di personalitą e di
fantasia. La sfida con i Red
Devils rimane invece un antico
ricordo. L'Arsenal č altra
squadra e impone ritmi diversi e
una concentrazione costante. Al
7' Hleb prova da lontano, ma
senza successo. La replica dei
rossoneri č micidiale. Nel
contropiede Pato fa vedere di
che pasta č fatto con una
conclusione da posizione
angolata deviata in corner.
Maldini raccoglie dalla
bandierina e Fabregas salva
sulla linea. Pressing violento,
unica soluzione contro gli
inglesi che speculano poco e
spingono a testa alta senza
timore. La cronaca č fitta. Al
13' Diaby sbaglia di poco da
fuori area. Al 14' un rabbioso
Maldini mette dentro per Inzaghi
che in girata di sinistro
impegna Almunia.
PATO, CHE ERRORE! - E' il
pił bel momento del Milan che
spinge poco sulla destra, dove
Diaby detta legge, e sfrutta il
corridoio opposto grazie a
sovrapposizioni perfette. Ma
cosa combina Pato al 19'! Kaką
fa un miracolo: passo felpato
d'autore a tutto campo e un
cross di rara bellezza al
ragazzino che, appostato davanti
a Almunia, si limita ad
alleggerire la palla al portiere
dei Gunners, fallendo un logico
pallonetto. Spinge il Milan. Al
20' Clichy toglie l'urlo del gol
a Pippo. Al 22' Kaką sfiora il
palo dal vertice destro
dell'area. Minuti incontenibili,
in cui l'Arsenal sembra prossimo
al tracollo.
SOLO ARSENAL - I
Gunners soffrono, ma sono
giovani e riescono a superare la
crisi sfruttando la loro
maggiore forza fisica e il
minimo errore della difesa
rossonera. Adebayor al 28' manca
il vantaggio di un pollice.
Quello di Kalac. L'occasione del
togolese trasforma i Gunners che
fino al termine della frazione
di gioco schiacciano il Milan,
grazie anche a uno straordinario
possesso palla che culmina al
34' con la traversa colpita da
Fabregas. Un dominio
territoriale costante contro un
Milan in affanno che sbaglia
tutto e non riesce pił a
oltrepassare la trequarti
londinese.
CON LE UNGHIE - Segnali
di una favola agli sgoccioli. L'Arsenal
inizia infatti la ripresa cosģ
come aveva finito il primo
tempo. I ragazzi di Wenger
attaccano a tutto campo come se
San Siro fosse l'Emirates. E
solo la dabbenaggine di Senderos
al 3', tiro in bocca a Kalac,
non apre il divario fra le
contendenti. L'anima di Paolo
Maldini palpita. Da vecchio
leone non ci sta a mollare la
presa spingendosi anche in
attacco. Al 9' Pirlo impegna
Almunia su punizione. Poca roba.
Ci vorrebbe ben altro per
abbattere i ragazzi di Wenger,
mentre in difesa Maldini e Nesta
mettono pezze. Kaką ci prova al
18'. La solita sinfonia: fuga,
accentramento e tiro. Manca solo
la luciditą.
LA ZAMPATA DI CESC -
Ancelotti chiede un miracolo a
Gilardino che prende il posto di
Inzaghi al 24'. E' Walcott a
prendere invece il posto di
Eboué tra i Gunners. Al 30'
Maldini e Kalac si immolano sul
nuovo entrato. Al 34' Pato trova
l'angolo giusto dal limite, ma
c'č deviazione in angolo: vista
da tutti tranne che da Plautz.
Poi gli ultimi minuti in
surplace, in cui la paura assale
tutti e dove un errore puņ
essere fatale. Come Pirlo che
perde palla. O quel fenomeno di
Fabregas che la addomestica e
infila alla destra di Kalac al
39', ingannato da un rimbalzo.
Per il gol che vale la
qualificazione. Dilatato poi dal
raddoppio di Adebayor. Scriverlo
č doloroso, ma č giusto cosģ.
Due le vittime dell'incendio in
acciaieria
Torino, un altro operaio č morto
in ospedale a seguito delle ustioni
riportate. Fiamme domate solo oggi
all'alba
Roberto Scola, la seconda
vittima dell'incendio alla
ThyssenKrupp (Ansa)
TORINO - Sono diventate due
le vittime dell'incendio divampato
nella notte tra mercoledģ e giovedģ
alle acciaierie Thyssenkrupp di
Torino. Uno degli operai che
risultavano gravemente ustionati č
infatti morto in mattinata.
LE VITTIME - Roberto
Scola, 34 anni, era ricoverato nel
reparto grandi ustionati del Cto di
Torino. Fonti sanitarie hanno perņ
annunciato il suo decesso alle 6,45
di oggi. La sua situazione era
disperata, a causa di ustioni estese
sul 95% del corpo. Nell'incendio di
ieri un suo collega, Antonio
Schiavone, 36 anni, in fabbrica dal
1995, era morto sul posto.
«NON SI LAVORA» - Oggi i
sindacati hanno incontrato i vertici
dell'azienda, ai quali hanno chiesto
di fermare la produzione. Al momento
sono al lavoro nell'acciaieria
soltanto gli impiegati. I sindacati
hanno chiesto che non si riavvii
l'attivitą prima di qualche giorno,
al massimo una settimana, e solo
dopo una verifica sulla sicurezza
all'interno dello stabilimento.
LA RICOSTRUZIONE - Secondo
la ricostruzione dei vigili del
fuoco, intorno all'1.10 di ieri
nell'acciaieria di Corso Regina
Margherita si č sviluppato un
incendio lungo la linea cinque,
lunga 20 metri e adibita al
trattamento termico e al decapaggio
dell'acciaio. I soccorritori hanno
spiegato che le cause sono
probabilmente da ricercarsi nella
fuoriuscita di olio combustibile da
un tratto di tubazione flessibile.
LO SCIOPERO - In segno di
protesta, i metalmeccanici hanno
proclamato uno sciopero per venerdģ
14 dicembre per chiedere maggiore
prevenzione e sicurezza sul lavoro.
I pompieri hanno raccontato di
essere intervenuti con una decina di
squadre, e che alle 6.30 di questa
mattina l'incendio era domato.
FERITI GRAVI - Gli operai
del turno di notte avevano cercato
di estinguere le fiamme con una
manichetta dell'acqua, che perņ a
contatto con l'idrogeno liquido e
l'olio refrigerante avrebbe
provocato una fiammata che ha
investito alcuni lavoratori, secondo
quando hanno affermato fonti di
polizia. Altri tre feriti sono tutt'ora
in condizioni molto gravi. Lo
stabilimento era in via di
smantellamento e aveva un totale di
200 dipendenti tra operai e
impiegati, la metą di quanti ne
aveva a luglio.
«SICUREZZA CARENTE» -
«Quello che č successo a Torino č di
una gravitą inaudita e assoluta - ha
detto oggi il leader della Fiom-Cgil,
Gianni Rinaldini -. Č evidente che
siamo di fronte a gravi carenze in
fatto di sicurezza, ma sono mancate
anche adeguate forme di controllo e
sono state violate delle norme:
questo lo accerterą la magistratura,
ma noi vogliamo mettere in campo
tutte le iniziative per riporre al
centro il tema delle reali
condizioni esistenti nei luoghi di
lavoro».
L'inchiesta di Napoli su
sospette tangenti agli
amministratori Rai
Randazzo racconta: mi č stato
offerto di fare il vice ministro
Televisione
e mercato dei senatori
Berlusconi indagato per corruzione
Silvio
Berlusconi
SILVIO Berlusconi č indagato
dalla procura di Napoli per la
corruzione di Agostino Saccą,
presidente di RaiFiction e - seconda
ipotesi di reato - per istigazione
alla corruzione del senatore Nino
Randazzo e di altri senatori della
Repubblica, "in altri episodi non
ancora identificati". Una storia che
corre - circostanza davvero
inconsueta per il Cavaliere - sul
filo di un telefono (intercettato)
dell'alto dirigente del servizio
pubblico e trova una sua concreta
evidenza nel racconto del senatore
eletto dagli italiani di Australia.
E' una storia che, al di lą degli
esiti giudiziari, ha un'evidente
rilevanza politica e si puņ
raccontare cosģ. Come tutte le
storie che si rispettino č avviata
dal caso. I pubblici ministeri
stanno ficcando il naso su un giro
di iperfatturazioni che nasconde la
costituzione all'estero di fondi
neri.
La ricostruzione dei movimenti
finanziari svela che il denaro
ritorna - cash - in Italia
attraverso la Svizzera. Per i
personaggi coinvolti, per i loro
contatti nel mondo della fiction e
della Rai di viale Mazzini, il
sospetto degli investigatori č che
quelle somme possano essere o le
tangenti destinate ad amministratori
del servizio pubblico o "fette di
torta" che i produttori televisivi
si ritagliano, franco tasse. Al
centro dell'attenzione finisce un
piccolo produttore di cinema e tv,
Giuseppe Proietti, che in passato ha
lavorato alla Sacis (la societą di
produzione e commercializzazione
della Rai).
Il suo rapporto con Agostino Saccą č
costante e molto intenso.
Interrogato dai pubblici ministeri,
il presidente di RaiFiction nega di
conoscere Proietti cosģ bene. Mal
gliene incoglie. Nel periodo delle
indagini, Proietti si reca
ottantotto volte in viale Mazzini e
in quaranta di queste occasioni č in
visita da Saccą che ignora di essere
finito al centro di un'inchiesta
molto invasiva che, come sempre
accade in questi casi, ha il suo
perno nell'ascolto telefonico. Nel
diluvio di comunicazioni del
presidente di RaiFiction saltano
fuori, per dir cosģ, delle attivitą
che i pubblici ministeri giudicano
non coerenti, non corrette, non
legittime per un dirigente Rai.
Agostino Saccą č molto insoddisfatto
della sua collocazione in Rai. Si
sente sottovalutato, forse umiliato.
Avverte di essere guardato a vista -
sģ, controllato - dal direttore
generale Claudio Cappon. Vuole
andare via, lasciare "Mamma Rai" per
"mettersi in proprio", creare nei
pressi di Lametia Terme, nella sua
Calabria, una "cittą della fiction";
collaborare al "progetto Pegasus",
un'iniziativa che vuole consociare
le capacitą e la qualitą dei piccoli
produttori televisivi italiani per
farne una realtą industriale in
grado di competere sul mercato
nazionale e internazionale.
Saccą parla molto delle sue idee e
dei suoi progetti al telefono. Ne
parla soprattutto con il consigliere
d'amministrazione della Rai, in
quota centro-destra, Giuliano
Urbani. Con Urbani, Saccą conviene
che in "Pegasus" bisogna far spazio
a "un uomo di Berlusconi". Il
presidente di RaiFiction ne va a
parlare con il Cavaliere. Si
incontrano spesso, a quanto pare. E'
a questo punto dell'indagine che
emerge l'intensa consuetudine dei
rapporti tra Berlusconi e Saccą.
Secondo fonti attendibili,
soprattutto una decina di telefonate
dirette tra il giugno e il novembre
di quest'anno appaiono illuminanti
(Berlusconi chiama e riceve da un
cellulare in uso a un suo body-guard).
Berlusconi e Saccą discutono della
sentenza del Tar che ha bocciato
l'allontanamento dal consiglio
d'amministrazione della Rai, Angelo
Maria Petroni.
Saccą sostiene che i consiglieri del
centro-destra non sanno cogliere "le
dinamiche positive". Spiega al
Cavaliere come e con chi
intervenire. Lo sollecita a darsi da
fare per eliminare i contrasti che,
in consiglio, dividono "i suoi
consiglieri". Berlusconi appare a
suo agio con il presidente di
RaiFiction. Spesso dal "lei" cede
alla tentazione di dargli del tu e
tuttavia mai Saccą si smuove dal
chiamarlo "Presidente". A volte il
Cavaliere lo chiama
confidenzialmente Agostino. Gli
chiede conto del destino del film su
Federico Barbarossa: "Sai, Bossi non
fa che parlarmene...". Saccą lo
rassicura: andrą presto in onda in
prima serata. "E allora - dice
Berlusconi - dillo alla soldatessa
di Bossi in consiglio (Giovanna
Clerici Bianchi) cosģ la smette di
starmi addosso". Il Cavaliere si fa
avanti anche per risolvere qualche
suo problema personale e politico.
In una telefonata, quasi si confessa
alla domanda di Saccą: come sta,
presidente? "Socialmente - dice
Berlusconi - mi sento come il Papa:
tutti mi amano. Politicamente, mi
sento uno zero... e dunque per
sollevare il morale del Capo, mi
devi fare un favore. Vedi se puoi
aiutare...". Il Cavaliere fa quattro
nomi di candidate attrici: Elena
Russo, Evelina Manna, Antonella
Troise, Camilla Ferranti (secondo un
testimone, il produttore di
Incantesimo Guido De Angelis, č la
figliola di un medico molto vicino
al Cavaliere). Sai, spiega
Berlusconi a Saccą, non sono tutte
affar mio perché "la Evelina Manni
mi č stata segnalata da un senatore
del centro-sinistra che mi puņ
essere utile per far cadere il
governo". Promette Berlusconi a
Saccą: saprņ ricompensarla quando
lei sarą un libero imprenditore come
mi auguro avvenga presto...
Agostino Saccą
Agostino Saccą appare consapevole
che la preoccupazione prioritaria
del Cavaliere sia la "campagna
acquisti" inaugurata al Senato per
capovolgere l'esigua maggioranza che
sostiene il governo di Romano Prodi.
Fa quel che puņ, fa quel che deve
nell'interesse del "Capo". In
estate, incontra il senatore Pietro
Fuda, un transfuga di Forza Italia,
oggi nel Partito Democratico
Meridionale di Agazio Loiero che
sostiene il centro-sinistra.
Dell'esito del colloquio, Saccą
riferisce a Pietro Pilello, un
commercialista calabrese con studio
a Milano con molti incarichi in
societą pubbliche (Metropolitana
Milanese, Finlombarda), presidente
dei sindaci di Rai International dal
2003 al 2006, oggi ancora sindaco di
Rai Way. Dice Saccą: "Fuda vuol far
sapere al Capo che il suo cuore
batte sempre a destra, anche se č
costretto a stare oggi a sinistra e
che comunque se gli dovessero
toccare gli interessi e le cose sue,
il Cavaliere deve starne certo: Fuda
gli darą un aiuto in Parlamento".
Saccą e Pilello affrontano di
concerto (e ne discutono al
telefono) l'abbordaggio del senatore
Nino Randazzo. Il commercialista
assume informazioni sullo stato
economico dell'eletto per il
centro-sinistra in Oceania. Ne
riferisce a Berlusconi che lo
convoca ad Arcore. Si puņ presumere
che il commercialista riceva
l'incarico di accompagnare Randazzo
da Berlusconi.
Dopo qualche tempo, gli
investigatori filmano l'arrivo di
Pilello all'aeroporto di Roma;
l'auto con i vetri oscurati che lo
attende; il percorso fino in cittą,
a largo Argentina, dove č in attesa
Randazzo; l'ultimo brevissimo
tragitto fino a Palazzo Grazioli.
Quel che accade nella residenza
romana di Berlusconi lo racconterą
il senatore ai pubblici ministeri.
Berlusconi lo lusinga. Appare
euforico. Vuole conquistare la
maggioranza al Senato e dice di
essere vicino ad ottenerla. Se
Randazzo cambierą cavallo, potrą
essere nel prossimo esecutivo o
viceministro degli Esteri o
sottosegretario con la delega per
l'Oceania (al senatore Edoardo
Pollastri eletto in Brasile,
aggiunge Randazzo, viene invece
promessa la delega come
sottosegretario al Sud-America).
L'elenco dei benefit offerti non
finisce qui. Randazzo sarebbe stato
il numero 2, appena dietro
Berlusconi, nella lista nazionale
alle prossime elezioni e l'intera
campagna elettorale sarebbe stata
pagata dal Cavaliere.
Randazzo č scosso da quelle
proposte. Ricorda ai pubblici
ministeri un bizzarro episodio che
gli era occorso in estate, in
luglio. Passeggiava nella Galleria
Sordi, in piazza Colonna a Roma.
Come d'incanto, come apparso dal
nulla, si ritrova accanto un
imprenditore australiano, Nick
Scavi. L'uomo lo apostrofa cosģ:
"Voglio offrirti la possibilitą di
diventare milionario. Ti darņ un
assegno in bianco che potrai
riempire fino a due milioni di
euro". Randazzo rifiuta l'avance.
L'altro non cede. Trascorre qualche
giorno e lo richiama. Gli chiede se
ci ha ripensato. Randazzo non ci ha
ripensato. Come Nick Scavi, anche
Berlusconi non cede dinanzi al primo
rifiuto di Randazzo. Per superare le
incertezze, il Cavaliere rassicura
il senatore: "Caro Randazzo, le farņ
un vero e proprio contratto...".
Ancora il telefono racconta come
vanno poi le cose. Pietro Pilello
dice che Berlusconi gli ha chiesto
il numero telefonico di Randazzo
perché aveva bisogno di parlargli
con urgenza. Il senatore conferma
durante l'interrogatorio: "E' vero,
Berlusconi mi chiamņ e mi disse: lei
ci ha pensato bene, le carte sono
pronte, deve solo venirle a
firmarle. Mi basta anche soltanto
una piccola assenza". Al Senato
un'assenza, con l'esigua maggioranza
del centro-sinistra, ha il valore di
un voto contrario. "Una piccola
assenza" č sufficiente perché, dice
Berlusconi, "ho con me Dini e i suoi
- che non dovrebbero tradire - e tre
dei senatori eletti all'estero".
Vanagloria del Cavaliere come quella
storia dei "contratti di garanzia"?
Forse sģ, forse no. E' un fatto che
almeno "un contratto" č saltato
fuori a Napoli in un'altra indagine
che ha come indagato per riciclaggio
il senatore Sergio De Gregorio,
presidente della commissione Difesa
di palazzo Madama (alcuni suoi
assegni per 400 mila euro sono stati
ritrovati nelle mani di un noto
contrabbandiere, Rocco Cafiero).
Durante
l'investigazione, č stato
sequestrato un contratto, inviato
via fax a quanto pare, a firma
Sandro Bondi e Sergio De Gregorio in
cui si dą conto dell'impegno
finanziario concordato tra le parti,
delle quote gią consegnate e quelle
da fornire con cadenza mensile. E'
l'accordo stipulato (e noto) tra
Forza Italia e l'associazione
"Italiani nel mondo" di De Gregorio.
Altri accordi, evidentemente,
avrebbero dovuto nascere soltanto se
i senatori del centro-sinistra
avessero voluto.
LItalia versa
alla UE circa
12/13 miliardi di
euro ogni anno. I miliardi finiscono
in un fondo comune che viene
ripartito a favore delle aree in via
di sviluppo. A noi tornano indietro
circa 8/9 miliardi.
Dove vanno? Quasi tutti a tre
regioni: Campania,
Calabria,
Sicilia. I fondi europei,
che sono soldi pagati con le nostre
tasse, fanno quindi il viaggio
Roma-Bruxelles-Napoli
(o Palermo o Catanzaro). Un viaggio
di sola andata senza responsabilitą
politiche di un singolo ministro
della Repubblica. Infatti le
decisioni sono prese a Bruxelles e
la firma la mette uno sconosciuto
funzionario.
Le regioni del Sud, grazie alla
politica comunitaria e alle decine
di miliardi di euro ricevuti nel
tempo, si sono sviluppate. La
criminalitą organizzata
e le lobby politiche
si sono evolute in societą
multinazionali integrate.
Ma che fine fanno i 4/5 miliardi di
euro di differenza non utilizzati
per lItalia? Vanno alle nazioni
povere, di solito i nuovi ingressi
nella UE. Come ad esempio la
Romania che nel 2007/2013
riceverą
28/30 miliardi di euro
per il suo sviluppo. E chi
contribuisce al suo sviluppo? I
baldi imprenditori italiani!
LItalia ha 22.000 imprese
in Romania, č il primo partner
commerciale. Unimpresa italiana che
si stabilisce in Romania ha degli
indubbi vantaggi: basso costo del
lavoro, tassazione favorevole e
accesso ai finanziamenti europei.
Poi, magari, il prodotto lo rivende
come Made in Italy guadagnando pił
di prima. Il presidente rumeno
Calin Tariceanu ha
spiegato che lEuropa non deve
temere flussi incontrollati dal suo
Paese perchč La Romania ha uno dei
tassi di disoccupazione
pił bassi di Europa (vedi
intervista). E un mondo
alla rovescia. Chi rimane in Italia
č tartassato, paga le tasse in
anticipo, non ha finanziamenti dallo
Stato. E allora va allestero, in
Romania. Con i soldi degli italiani.
Quelli che sono avanzati
dallelemosina al nostro Sud da
parte della nuova Cassa del
Mezzogiorno che oggi si
chiama UE."
Fini: "Colpo di teatro, ma
non ci intimidisce;
proporzionale solo con il
bipolarismo".
La fine di un idillio iniziato nel
1993 ???
Il Prc
chiede di fare in fretta sul sistema
tedesco, ma teme un canale
privilegiato Berlusconi-Veltroni
Gianfranco
Fini
ROMA - Ormai tra Fini e
Berlusconi i toni sono quelli della
rissa. Dopo le parole dure, ma tutto
sommato ponderate, spese in giornata
in dichiarazioni ufficiali,
incontrando in Transatlantico un
gruppo di parlamentari di Forza
Italia, il leader di An ha dato
sfogo a tutta la sua ira. "La favola
della Cdl č finita, Berlusconi con
me ha chiuso, non pensi di
recuperarmi, io al contrario di lui
non cambio improvvisamente idea e
posizione...", tuona.
Lo sfogo con Biondi. Nel
capanello spicca l'ex ministro della
Giustizia Alfredo Biondi, che
conosce da lungo tempo Fini e che
perciņ cerca di ricomporre la
frattura tra l'ex presidente del
Consiglio e il suo vice. Ma Fini non
arretra: "Si
ricordi che se vuole fare il
presidente del Consiglio deve fare i
conti con me e poi io ho vent'anni
di meno... Mica si crede di essere
eterno".
In serata Alleanza nazionale
smentisce la ricostruzione: "Quanto
orecchiato in transatlantico č
completamente falso".
Proporzionale, ma bipolare.
Molto pił del futuro nuovo partito
annunciato dal Cavaliere, a far
calare il gelo č stata la scelta di
Berlusconi di schierarsi apertamente
per una riforma elettorale ispirata
al sistema tedesco. Intervenendo a
Porta a Porta Fini ha ribadito: "Sģ
al proporzionale, ma solo se si
salva il sistema bipolare".
Precisando, subito dopo, che per
rendere ciņ possibile occorre non
solo "dire con chi ci si allea prima
del voto", ma anche fare "ulteriore
chiarezza "indicando il nome del
premier". Ma all'apparente apertura,
Fini ha fatto seguire una sequenza
di distinguo. "Berlusconi - ha
ricordato - presenta come
un'autostrada il fatto che č pronto
a discutere di una nuova legge
elettorale proporzionale alla
tedesca e poi tutti al voto. Questa
ipotesi di Berlusconi č campata per
aria, non ci intimidisce con un
colpo di teatro".
11:27
POLITICA Il presidente
della Camera: «Non criminalizzare
ma accertare le responsabilitą.
Per il lutto avrei sospeso le
partite». Il ministro Amato
riferirą domani a Montecitorio
Prodi:
«Preoccupato»Abete:
«Vietare le trasferteIl
forum
Lo show
in programma sabato sera. «La
satira č benvenuta».
«Ma si decida: o fa il comico o fa
il politico»
Beppe Grillo (Ansa)
MILANO Il capo-popolo del «vaffa
» che urla «io i partiti li voglio
distruggere », l'Inquisitore che
sentenzia «i partiti sono un
cancro», il comico blogger che dal
suo sito attacca «gli intellettuali
con il cuore a sinistra e il
portafoglio a destra», ecco, proprio
lui, sabato sera salirą sul palco
della pił longeva e radicata festa
di partito italiana. Beppe Grillo
alla Festa dell'Unitą di Milano.
Spettacolo: «Reset ». Costo: 20
euro, pił 2 di prevendita. Esito
della serata, scontato: tutto
esaurito. E nuovi malumori per chi,
politici di destra, ma soprattutto
di sinistra, dopo l'adunata oceanica
del «V-Day» non smettono di
chiedersi: cosa farą di questo
consenso? Che effetto avrą l'ondata
di antipolitica partita da Bologna?
Grillo, pur eclettico, pur
imprevedibile, alle feste dell'Unitą
l'hanno sempre accolto a braccia
aperte. Non č etichettabile,
d'accordo. Ma resta il fatto che un
bel po' di cose di sinistra le ha
sempre dette. E ora, con le sue
sparate a zero, e a 360 gradi? La
sinistra (milanese e no) trema. Il
presidente della Provincia di
Milano, Filippo Penati (Ds) spiega
perņ serafico: «Grillo č una
presenza ricorrente, č gią venuto
altri anni». E quindi? «Logico che
torni. Anzi, sarebbe grave se non
gli fosse consentito di dire ciņ che
pensa ». E se sarą contro i Ds? «C'č
sempre il diritto di replica».
In questi giorni il comico genovese
ha ricevuto appoggi e accuse.
L'esperienza bolognese diffonde perņ
un timore nuovo: possibili
imbarazzi. Piazza Maggiore docet:
Grillo dal chiostro di Palazzo
D'Accursio, prima dello spettacolo,
ha definito il sindaco Sergio
Cofferati un «funzionario di partito
» e un «acchiappavoti». E allora la
domanda č: anche a Milano sparerą
addosso ai padroni di casa, i Ds
organizzatori della Festa?
Marilena Adamo, capogruppo
dell'Ulivo in Comune, sorride: «Non
si puņ sperare che la satira sia
sempre sugli avversari». E quindi, i
diessini milanesi andrebbero a
prendersele anche di persona le
bordate contro i «partiti-cancro»?
«Se non avessi un altro impegno
andrei», risponde Penati. Pur
sapendo che l'attacco potrebbe
arrivare proprio lą in platea?
«Sarebbe scorretto scherza il
presidente perché non avrei il suo
stesso acume e rapiditą per
ribattere». Penati spiega che in
generale «sarebbe meglio allentare
il clima di tensione intorno a
Grillo». E aggiunge: «Se la politica
si sente minacciata, la domanda č:
"facciamo bene fino in fondo il
nostro mestiere?". Perché lui,
questo č indiscutibile, il suo
mestiere lo sa fare benissimo».
Intorno allo show milanese di sabato
si č addensato nelle scorse
settimane anche un piccolo giallo.
Perché a luglio, sui primi manifesti
della festa attaccati ai muri della
cittą, erano previste tre date. Tre
date compaiono ancora sul programma
online (evidentemente non
aggiornato). Alla presentazione
ufficiale dell'evento le serate sono
diventate perņ due. Infine, dieci
giorni fa, č rimasto un solo
appuntamento, quello di sabato
prossimo. «La data č sempre stata
una», commenta lo staff del comico.
Ma altre voci raccontano di una
prevendita che (prima del V-Day) non
decollava.
Sabato invece sarą uno show
amplificato e stracolmo.
«L'unico elemento discutibile del
personaggio Grillo continua
Marilena Adamo č capire se si
approfondirą ancora questo passaggio
da fustigatore dei costumi ad
animatore di iniziative sempre pił
politiche. A quel punto dovrą
scegliere anche lui da che parte
stare». Un aiuto a capire potrebbe
venirgli proprio dalla festa
dell'Unitą. Perché secondo altri
vertici dei Ds milanesi, sabato sera
Grillo potrebbe anche trovare
qualcosa che lo faccia ricredere: «I
partiti che vengono demonizzati
spiega il segretario della
federazione milanese dei Ds, Franco
Mirabelli sono anche questo:
migliaia di volontari che offrono
l'opportunitą anche a Grillo di
esprimere le sue opinioni e di
esibirsi come artista. La festa
dell'Unitą č espressione di un
partito come luogo di confronto e
partecipazione». Gli fa eco il
segretario cittadino, Pierfrancesco
Majorino: «Forse i partiti non sono
cosģ da buttare se ospitano
spettacoli come quello di Grillo. La
politica perņ deve concentrarsi su
altro: ricostruire la propria forza
e autorevolezza».
Apertura alla satira, dunque. Anche
contro il nascente Partito
democratico, che il comico ha
bocciato senza appello. Il candidato
alla guida del Pd lombardo, Maurizio
Martina, esordisce spiegando che «lo
spazio della satira č aperto a
tutti». Aggiunge: «Il confronto non
fa paura, le cose si conoscono
meglio da vicino». E conclude
indicando il «punto vero»: «Ad
alcuni temi noi dobbiamo rispondere
con la riforma della politica».
Un parlamentare su tre fuori
dall'Aula. E, soprattutto, tutti i
big della politica italiana. Questo
il quadro che si avrebbe se
l'iniziativa popolare promossa da
Beppe Grillo fosse gią legge.
A perdere il seggio sarebbero 300
eletti: 119 senatori e 181 deputati.
Tutti con lo stesso limite: aver gią
compiuto pił di due mandati in
Parlamento. La soglia massima
consentita dalla proposta
legislativa del blogger genovese. I
maggiori cambiamenti riguardano
Palazzo Madama, dove ben il 37,4%
degli attuali senatori puņ vantare
una lunga militanza in Aula. Il
partito con la pił alta anzianitą
parlamentare č Alleanza Nazionale.
Dei 38 componenti del gruppo pił
della metą (20), secondo la
simulazione, č costretta a lasciare
l'emiciclo. A ruota c'č Forza
Italia, che vede ridursi a 38 il
numero dei suoi rappresentati: circa
il 47 per cento in meno dei 72
attuali. Leggermente migliore la
situazione dell'Ulivo: solo 31 i
senatori che, nell'ipotesi Grillo,
perdono il posto. Quelli che lo
mantengono sono 58, pari al 65,2 per
cento degli afferenti al gruppo. Da
segnalare, tra i partiti pił
piccoli, il caso Prc, che č la forza
politica con il pił spiccato
ricambio generazionale: soltanto il
15 per cento dei suoi senatori ha
gią svolto due mandati.
Meno evidenti le novitą a
Mon-tecitorio, che conserva quasi
450 deputati. A lasciare l'Aula sono
solo in 181. Anche in questo caso č
An a possedere il corpo politico con
il minor ricambio: 32 dei 69
deputati del gruppo hanno superato
il limite delle due legislature. A
seguire ancora una volta Fi: i
deputati azzurri sono 133, pił di un
terzo dei quali verrebbe "sfrattato"
dall'Aula. L'Ulivo, invece, conferma
la spinta al ricambio promossa nelle
ultime elezioni ( soprattutto dai Ds)
con un tasso di rinnovamento intorno
all'80 per cento.
Tra i leader non ne rimane quasi
nessuno. Silvio Berlusconi e Walter
Veltroni restano al palo con i loro
quattro e cinque ingressi in
Parlamento. Si salva invece il
premier, Romano Prodi, eletto nel
1996 e poi nel 2006.L'altra
eccezione č Enrico Letta,
attualmente al secondo mandato. Il
pił navigato tra i segretari di
partito č Clemente Mastella (Udeur)
con ben nove conferme. Subito dopo,
Gianfranco Fini (An) con sette. Caso
a sč quello di Lorenzo Cesa, guida
dell'Udc,che nel 2006 si č seduto
per la prima volta a Montecitorio.
Con la "legge Grillo", gli stessi
presidenti delle Camere sono
esclusi: Franco Marini, infatti, č
gią a quota cinque, Fausto
Bertinotti "solo" a quattro.
Il veterano del Parlamento,
escludendo i senatori a vita (Giulio
Andreotti, sempre presente dalla
Costituente, ed Emilio Colombo che
ha mancato solo due mandati), č l'ex
segretario della Dc, Ciriaco De Mita
che puņ vantare 11 elezioni. Trai
recordmen del Palazzo vanno
ricordati il senatore Armando
Cossutta (Pcdi), Mirko Tremaglia (An)
e Angelo Sanza (Fi), tutti a quota
dieci.
Non si placano intanto le polemiche
politiche dopo il V-Day di sabato
scorso. Da rilevare la tenue
apertura di Bertinotti verso la
manifestazione organizzata da Grillo
che, secondo il presidente della
Camera, «ha riempito un vuoto».
Certo, ha osservato la terza carica
dello Stato, «non sempre i materiali
che riempono il vuoto sono
eccellenti, ma non possiamo
prendercela con chi li riempie».
Presa d'atto dell'ondata di
antipolitica dal leader Ds, Piero
Fassino, che invita tutti alla
riflessione. Molte dure sono state
invece le parole di Pier Ferdinando
Casini (Udc): «Solo una classe
politica senza ideali e priva di
serie motivazioni puņ scodinzolare
dietro Beppe Grillo». Differente č
l'analisi di Fabrizio Cicchitto (Fi),
che vede nella riduzione dei
privilegi dei politici la risposta
alla disillusione della piazza: «Per
togliere pretesti ad una campagna
dai contenuti assai inquietanti, i
costi della politica vanno ridotti».
LONDRA - Il vecchio e maschilista
detto «donna al volante pericolo
costante» diventa drammaticamente
vero nel caso in cui si indossino
i tacchi a spillo. Gią di per sé
autentici strumenti di tortura per
gambe e caviglie quando si cammina
sul marciapiede, gli stilettos
diventano veri e propri killer non
appena si mette piede in unauto,
perché data la loro particolare e
scomodissima conformazione rendono
complicate manovre
apparentemente banali e possono
spesso causare incidenti anche
gravi o addirittura mortali. Un
esempio lo si č avuto lo scorso
mese, quando una corte inglese č
stata chiamata a giudicare una ex
modella, accusata di aver ucciso
una ciclista durante un test di
guida, perché un tacco della
scarpa (6 centimetri) le era
rimasto incastrato sotto il pedale
della sua Alfa Romeo Spider,
facendole perde il controllo della
vettura, che fra laltro procedeva
a velocitą sostenuta. La donna ha
evitato la cella (otto mesi di
pena sospesa), ma le č stata
ritirata la patente per sette
anni.
8 SU 10 CON SCARPE INADATTE
- Unulteriore conferma
dellequazione «stilettos uguale
pericolo» č arrivata anche da un
sondaggio effettuato dalla Sheila
Wheels, agenzia di
assicurazioni auto specializzata
in quote rosa, che ha evidenziato
come l80% delle donne inglesi
(che tradotto in cifre fa poco
meno di 12 milioni) indossi scarpe
inappropriate mentre č al
volante. Ovvero, tacchi a spillo,
ma non solo. Perché anche le
estive flip-flops e persino le
scarpe da ginnastica sono
assolutamente out quando si guida,
visto che la suola liscia non
garantisce la necessaria aderenza
sui pedali. Qualche numero per
chiarire: il 66% delle
intervistate ha detto chiaro e
tondo di non separarsi mai dai
propri stilettos, mentre il 33% fa
la stessa cosa con le infradito.
Ma non basta. Il 10% ha pure
confessato di aver avuto un
incidente o di esserci andata
molto vicino proprio a causa delle
scarpe che indossava.
SCARPE DI SCORTA NEL CRUSCOTTO
- La soluzione? Di certo, non
guidare scalze, come invece ha
candidamente ammesso di fare il
18% delle partecipanti
allinchiesta. Spiega Dianne
Ferriera dellassociazione per la
sicurezza stradale
Brake: «I tacchi a spillo,
ma anche quelli piatti e le
flip-flops, possono davvero
ostacolare la guida e
compromettere non solo la
sicurezza dellautomobilista, ma
anche quella degli altri, con
conseguenze a volte fatali.
Basterebbe dedicare qualche minuto
per cambiare le scarpe allinizio
di ogni viaggio per essere pił
sicuri». Quella di viaggiare con
le «scarpe di scorta» nel
cassettino del cruscotto o nel
portabagagli č unusanza perlopił
hollywoodiana che le comuni
mortali adottano generalmente
quando sono fresche di patente,
per poi perņ dimenticarsene appena
si sentono pił sicure. Non a caso,
solo il 17% delle intervistate ha
ammesso di cambiare le calzature
quando sale in auto.
BECKHAM FERMATA PER I TACCHI
- Chi, invece, non ha sicuramente
di questi problemi č Victoria
Beckham, non fosse altro perché
lei gira con lautista e lunica
attenzione che deve avere č di
scendere dal marciapiede evitando
le buche. Ma che i piedi della
Posh non siano in buono stato
proprio a causa della
tortura-stilettos ci hanno pensato
i tabloid a rivelarlo, mostrando
foto davvero impietose della ex
Spice, donna con i calli come
tutte noi. Eppure lei continua a
sfoggiare imperterrita le sue
adorate Louboutin, incurante dei
dolori. Casomai, a farla stizzire
ci hanno pensato ieri gli addetti
dellaeroporto di Los Angeles, che
lhanno costretta a scendere dai
suoi terrificanti trampoli dalla
suola rossa e alti 15 centimetri
durante un controllo di sicurezza.
La Beckham non ha gradito, ma
quando si portano ai piedi delle
«armi improprie» come quelle, cč
quasi da aspettarselo. Mal che
vada, la prossima volta puņ sempre
infilare un paio di ballerina in
borsa e cambiarle prima del
check-in.
Simona Marchetti
Telecom, show di Grillo in
assemblea
Ai dirigenti: "Dovreste dimettervi"
Presenti 284
persone, in rappresentanza di 832
portatori di azioni, pari al 36,06%
del capitale
Buora: "E' un'azienda
strutturalmente sana e non ha certo
bisogno di essere risanata"
ROZZANO (MILANO) - Carlo Buora e gli
altri membri del cda di Telecom
(Tronchetti Provera non c'era) hanno
quantomeno dimostrato di avere i
nervi saldi. Per circa mezz'ora sono
rimasti seduti al loro posto a farsi
massacrare da uno scatenato Beppe
Grillo che č intervenuto tra i primi
all'assemblea della societą in corso
a Rozzano e destinata a durare molto
a lungo. E' stato uno spettacolo con
il comico come mattatore, i piccoli
azionisti come pubblico a spellarsi
le mani e il cda al completo a
subire col sorriso sulle labbra e il
fegato da scoppiare.
Sembrava di stare a teatro. Un
teatro per adulti, qua e lą anche un
po' sboccato, con il comico che ha
alternato parti "serie" di un
intervento scritto e parti
esilaranti. Condite da domande
decisamente imbarazzanti: "Guido
Rossi ha parlato di una Chicago - ha
detto Grillo - degli anni '20 e
vorrei proprio sapere chi č Al
Capone".
In qualche punto, probabilmente, ha
rischiato la querela: "Faccio il
comico e qui non dovrei esserci - ha
detto - ma penso a quelle migliaia
di piccoli azionisti che mi hanno
dato la delega e che non posso
rappresentare perchč la Consob ha
fatto una legge perchč non potessero
essere rappresentati".