CALCIOPOLI PENALE E CALCIOPOLI TER La madre di tutte le (150.000) intercettazioni sarà presentata in aula, a Napoli, il 27 settembre 2011 A 18 MESI DI DISTANZA DALLA PRIMA MADRE DI TUTTE LE INTERCETTAZIONI CHE ALLORA RIGUARDAVA IL "METTI COLLINA" CHE PENTA, IL TRADUTTORE PRO JUVE DELLE INTERCETTAZIONI, AVEVA MESSO IN BOCCA AL FU FACCHETTI, dagli avvocati di Luciano Moggi. L' ha scoperta, nel suo lavoro certosino, Nicola Penta, il perito ingaggiato dall'ex dg della Juventus e che ha scovato in questi anni tantissime intercettazioni che sono state utili a Stefano Palazzi nella sua durissima requisitoria contro l'Inter e altri club (QUALI CLUB SIGNOR BIANCHI, QUALI?? STRANAMENTE CITA SOLO L'INTER....), sfuggiti nel 2005 alle prime indagini su Calciopoli e salvi, oggi, solo grazie alla prescrizione (ANIMA CANDIDA STO BIANCHI DI MERDA, MICA SI SCANDALIZZA PER LE PRESCRIZIONI DEL PREMIER PUTTANIERE CHE LO GOVERNA DA 16 ANNI, E' LA PRESCRIZIONE DELL'INTER LO SCANDALO ASSOLUTO, HAI CAPITO STO TESTA DI CAZZO PREZZOLATO...), L'intercettazione "sconvolgerà il processo", assicura Moggi, e svelerà il fatto che "hanno voluto togliere di mezzo la Juve". In questo dialogo, secondo alcune ipotesi, sarebbe coinvolto un designatore che parla con un arbitro prima di una partita, dandogli istruzioni per danneggiare la Juve. Secondo un'altra ipotesi, invece si tratterebbe del dialogo fra un dirigente federale e un designatore. Ma sempre con la Juve di mezzo. Di sicuro, secondo Moggi, "ci sarà la svolta al processo: io parlerò". Ormai a Napoli siamo alle battute finali: dopo gli ultimi avvocati degli imputati, in ottobre ci sarà la sentenza di primo grado dopo anni di inutili dibattimenti. Oltre a quella intercettazione ne è appena uscita un'altra che riguarda la Roma. Particolarmente attivo, in questo periodo, il patron della Fiorentina, Diego Della Valle: dopo l'intervista del pm Narducci voleva replicare ma aspetta vista la situazione delicata, in questi giorni, della procura di Napoli, alle prese con altre intercettazioni.
Ma Ddv è furioso:
i pm per lui hanno chiesto una condanna
(che gli provocherebbe non pochi danni,
soprattutto d'immagine) mentre è
convinto che la Fiorentina, punita sul
fronte sportivo, abbia pagato un prezzo
altissimo mentre altri club
(soprattutto, secondo lui, l'Inter)
l'avrebbero scampata. Due pesi e due
misure inaccettabili, insomma.
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Calciopoli Quater: Scudetto 2006, decisione entro il 13 dicembreIl lodo salvo proroghe, dovrà essere pronunciato dal collegio arbitrale entro il 13 dicembre.
Il Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport ha comunicato che, nell'ambito della controversia che oppone la Juventus alla Figc ed all'Inter tutti e tre i membri nominati per il collegio arbitrale, il presidente Giuseppe Scandurra e i due 'arbitri', Dario Buzzelli e Enrico De Giovanni hanno accettato l'incarico. Il lodo salvo proroghe, dovrà essere pronunciato dal collegio arbitrale entro il 13 dicembre.
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CALCIOPOLI QUINTIES Denuncia Juve all'Uefa: l'Inter rischia la Champions CON UNA NORMA DEL 2008, LA 2.05,CHE GIUSTO PER I LADRONI FUNZIONERA' RETROATTIVAMENTE PER FATTI DEL 2005
L'esposto di Andrea Agnelli, presidente della Juventus, che chiede di tirare l'Inter fuori dalla Champions non porta particolari ripercussioni in casa nerazzurra. Il numero uno bianconero, evidentemente esaltato dalla disponibilità offerta dal Tnas a discutere della revoca dello scudetto 2006 - il che non significa che venga revocato -, come già riferito ieri ha chiesto all'Uefa anche che l'Inter venga esclusa dalla Champions League perché in base all'articolo 2.5 del regolamento Uefa "i club non devono o non devono essere stati coinvolti direttamente o indirettamente in nessuna attività volta ad aggiustare o a influenzare il risultato di una partita nazionale o internazionale". Regolamento chiaro, certo, che è già costato caro al Fenerbahce, ma forse il Giovin Signore dimentica che fu proprio la Uefa a richiedere una classifica per la stagione sportiva 2005/2006, quella stessa classifica che portò all'assegnazione dello scudetto 2006 all'Inter perché per le competizioni Uefa c'era bisogno di una graduatoria, prontamente fornita dalla nostra Federazione. Nessun pericolo, dunque, anche perché lo stesso Milan che era coinvolto nello scandalo di Calciopoli molto più dell'Inter specialmente all'epoca prese parte alla successiva Champions League, peraltro vincendola. Questa richiesta da parte del signor Agnelli ha infastidito e seccato ulterioremente il presidente Massimo Moratti, come si legge dalle colonne de La Gazzetta dello Sport, ma il numero uno nerazzurro per i motivi elencati sopra è assolutamente tranquillo e sereno su questo fronte come per gli altri. Moratti è tranquillo e si sente inattaccabile, sulla base di quanto gli hanno riferito i legali nerazzurri. Ma non rilascerà nessuna dichiarazione in merito, per non rendere il clima ancora più caldo. L'Inter, dalla sua parte, ha il fatto che nessuna sentenza è stata ancora emessa nei confronti dei nerazzurri. La base dell'offensiva juventina è fondata infatti su un provvedimento di archiviazione, quello di Palazzi, che non è un giudizio né una sentenza. La Juventus ha spedito l'esposto alla Uefa il 2 settembre. Un testo di 24 pagine compilate dai suoi legali, guidati dall'avvocato Michele Briamonte. Una richiesta che, secondo quanto filtra dalla Federcalcio, è stata definita "una trovata anomala". Il tentativo da parte della Juventus incontra un ostacolo nel regolamento Uefa: non è possibile far scattare sanzioni per fatti precedenti al 27 aprile 2007. La norma, quindi, non è retroattiva. L'Uefa non ha ancora aperto nessuna indagine. Potrebbe farlo nei prossimi giorni, per poi chiudere subito la pratica. Non ci sono possibilità che possa essere accolto il ricorso della Juve, che sembra più una provocazione. La nuova legge, in vigore dal 27 aprile 2007, fu istituita proprio dopo Calciopoli, perché l'Uefa voleva evitare che si ripetesse il caso del Milan. L'Uefa avrebbe voluto escludere il Milan, coinvolto nei fatti di Calciopoli ma partecipante alla Champions. Coppa che poi in quell'anno fu pure vinta dai rossoneri. Da questa norma sono esclusi i fatti precedenti al 2007: il Porto infatti riuscì ad essere ammesso alla Champions 2008/2009 nonostante fosse coinvolto in fatti del 2003/2004.
L'organsmo internazionale guidato da Platini ha fatto scattare un'indagine come per il caso Fenerbahçe in Turchia. Se gli inquirenti di Nyon accertano il coinvolgimento in Calciopoli possono escludere il club nerazzurro anche a competizione in corso
TORINO, 10
settembre - La Juventus può buttare
fuori l’Inter dalla Champions League.
Scontro diretto per vie legali: perché
il 2 settembre i legali bianconeri
hanno denunciato il club di Massimo
Moratti all’Uefa e nelle ultime ore
sono arrivati i primi riscontri da
Nyon, dove è stata avviata un’indagine
che, come estremo risultato, potrebbe
anche portare all’esclusione dell’Inter
dalla massima competizione europea,
non importa se in corso e se i
nerazzurri avessero già disputato
delle partite. L’articolo 2.05 del
regolamento Uefa, balzato agli onori
delle cronache giusto un paio di
settimane fa per l’esclusione dei
turchi del Fenerbahçe, potrebbe
infatti costare caro alla squadra di
Gasperini, in virtù del
coinvolgimento nella cosiddetta "Calciopoli
2", nata un anno e mezzo fa quando i
legali di Luciano Moggi hanno
rinvenuto le intercettazioni dei
dirigenti nerazzurri.
Giancarlo Abete, Presidente della Federcalcio, intervistato da Enrico Varriale durante il programma di RaiSport "Primo Stadio", ha parlato a 360° sui principali temi sportivi. Prima di tutto sullo Scudetto 2006. "Esposto Juve all'Uefa? Dimostra che i bianconeri stanno proseguendo sulla loro strada, credo sarebbe meglio a mio avviso cercare di risolvere i problemi del nostro calcio all'interno del nostro paese. Come finirà la questione scudetto 2006? C'è una decisione presa nel 2006, c'è un procedimento penale ancora in atto. E' un contenzioso a 360°, come abbiamo visto e considerati i vari ricorsi mi sembra ancora molto lunga la strada verso una soluzione. L'auspicio - ha dichiarato Abete - è quello che venga svelenito un clima troppo avvelenato".
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CALCIOPOLI QUATER: VINCE LA RUBENTUS DEI DOPATI LADRONI CHE CHIEDONO(???) GIUSTIZIA DOPO AVER LADRATO. UNA BELLA NORIMBERGA ALLA ROVESCIA. PER FORTUNA A NORIMBERGA NON C'ERANO GLI ITALIOTI A GIUDICARE.
La decisione della
Figc di non decidere sulla richiesta
della Juventus di revocarlo all'Inter, è
stata molto discutibile, senza alcun
dubbio, e ha scatenato tante polemiche.
La Juve ora è pronta ad andare sino al
Tar, ma prima ci sarà la decisione del
tribunale di arbitrato sportivo che si
è, come detto, dichiarato competente (vedi
www.coni.it
1).
oscuri, il
caso-Preziosi. Il presidente del Genoa,
plurisqualificato (oltre dieci anni),
riuscì ad evitare la radiazione (o
preclusione): gli atti furono
addirittura secretati, su richiesta di
una parte. Una decisione abbastanza rara
nel mondo dello sport. Ma ora, nel corso
del processo al Coni, molti atti segreti
verranno fuori. E pare ci siano cose
clamorose.
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CALCIOPOLI SPORTIVA QUATER (BIS:
SCUDETTO ALL'INTER,TER RADIAZIONE
MOGGI-GIRAUDO,SIAMO A QUATER...)
Inter-Juve-Figc
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«La particolare
gravità dei
comportamenti di
Moggi è stata
evidenziata da due
gradi di giudizio e
resta attuale ancora
oggi, giustificando
così la scissione
del vincolo
associativo, e
rendendo attuale
l'interesse della
federazione nel
ribadire la
richiesta di
radiazione. Quei
comportamenti non
devono più capitare,
e questa sentenza
deve servire a dare
memoria storica di
quei fatti».
L'ATTACCO DI
PALAZZI - Così
il procuratore
federale, Stefano
Palazzi, ha ribadito
la sua richiesta di
radiazione per
Luciano Moggi, nel
corso del suo
intervento presso la
Corte di giustizia
federale. Ribadita
anche
l'inammissibilità
delle nuove prove
emerse nel processo
di Napoli, mentre
sulla prescrizione
della radiazione
chiesta dai legali
di Moggi ha
spiegato. «Non
ci sono norme che
prevedono una
prescrizione della
proposta di
radiazione -
le parole di Palazzi
- Respingiamo
questa richiesta. La
prescrizione è
infondata, e
l'oggetto del
giudizio di oggi
resta la gravità di
quei fatti già
accertati. Anche
attualizzandoli ad
oggi, le loro
posizioni (Moggi,
Giraudo e Mazzini) non
si sono modificate,
e non sono mai state
rimosse da alcuna
sentenza. Tutti gli
elementi nuovi,
legati alle
questioni delle
altre società, non
possono essere presi
in considerazione.
Quanto è emerso da
quegli atti era
chiaro, non c'era
solo una rete, ma
una molteplicità di
reticoli, per
favorire la Juve.
Nel 2006 tra gli
incolpati non
c'erano solo questi
3, ma tanti soggetti
istituzionali e
società. Affidarsi
al grido di tutti
colpevoli nessun
colpevole, o di così
fan tutti, non leva
gravità a quei fatti
già accertati».
La Casoria vede allontanarsi la ricusazione
Si allontana la ricusazione del giudice Casoria, il processo di Napoli tira un sospiro di sollievo. Abete: per il verdetto sullo scudetto 2006 ormai dovremmo esserci. Moratti protesta la sua pretesa innocenza: Noi non c'entriamo! Palazzi deferisce Lotito per la quérelle con Petrucci. Rosetti lascia la Can B per la Russia.
Ricusazione più lontana, sentenza più vicina - E' terminata l'udienza per la ricusazione del giudice Casoria. Il collegio della settima sezione della corte d'Appello del Tribunale di Napoli (presieduto dalla giudice Di Mauro, a latere Cappelli e Acierno), difficilmente accoglierà la richiesta dei pm Narducci e Capuano, visto che lo stesso procuratore generale Villari, incaricato di sostenere l'accusa e le tesi della Procura di Napoli, ha chiesto i'inammissibilità e, in ogni caso, il rigetto dell'istanza. La decisione si conoscerà presumibilmente venerdi, al più tardi lunedì: e martedì sarà giorno di udienza. Assenti i due Pm, presenti diversi difensori (particolarmente attiva la difesa Moggi) che si sono opposti alla richiesta di far ammettere come prova l'interrogatorio di Nucini, in cui la dott.ssa Casoria avrebbe ammonito il teste perché la sua stessa deposizione lo stava screditando. Ininfluente anche la parte avuta dai due pm nel procedimento discplinare comclusosi con la censura della dott.ssa Casoria. La Casoria non ha acun interesse personale a che la vicenda processuale si concluda in un modo o nell'altro. E le beghe tra colleghe (ma dove non ci sono?) non giustificano certo una ricusazione. Che suonerebbe, nella più benevola delle ipotesi, ridicola.
Ricusazione: siamo alla decisione – Ci siamo: oggi, non assisteremo, come ormai d’abitudine, ad un’udienza nell’aula 216 per il processo su Calciopoli; la dott. Casoria, qualche aula più in là, e noi insieme a lei, possiamo finalmente conoscere l’esito della richiesta di ricusazione da parte dei pm Narducci e Capuano e del procuratore capo Lepore, richiesta avanzata già da mesi per supposte problematiche ambientali legate all’andamento del processo stesso. Si è detto nei giorni scorsi di voci che raccontavano di un probabile rigetto della richiesta: per non dire del fatto che il pm Narducci ha deposto la toga per sedersi su una comoda poltrona da assessore nella giunta De Magistris, in compagnia del fido Auricchio, e non fa più parte del processo. Superato questo ultimo possibile ostacolo, il processo potrebbe correre verso le arringhe difensive, lascia passare l’estate con le relative ferie giudiziarie, e avviarsi a conclusione a fine settembre.
Figc, è
prescrizione
per Moratti e Facchetti
Titolo ancora in ballo
.
Si chiude una parte del
processo Calciopoli Bis.
Il reclamo della Juve, alla luce dell'inchiesta di Napoli, va archiviato. Lo scudetto 2006 fu assegnato all'Inter a tavolino dopo Calciopoli
Il procuratore
federale, Stefano Palazzi, ha
consegnato la sua relazione sullo
scudetto del 2006 a Giancarlo Abete,
presidente della Figc. Soltanto dopo
il consiglio della Figc del 18
luglio si avrà un quadro
completo.
Palazzi ha chiesto
l'archiviazione per prescrizione
nei confronti dell'Inter sia nei
confronti dI Moratti e che di
Facchetti (non per insussistenza del
reato sportivo) 'perché
non sono emerse fattispecie di
rilievo disciplinare non prescritte
ai sensi dell’art. 18 C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti'
si legge nel comunicato diffuso dal
sito della Figc.
Massimo Moratti rimane molto cauto sulla questione: "Sembra un punto a favore ma non ho ancora letto: per cui non posso dire assolutamente nulla".
Come si diceva solo il 18 luglio si avrà una decisione definitiva. Da una parte la Juve preme perché Andrea Agnelli ha particolarmente a cuore la questione. Il 10 maggio 2010 presentò un esposto nel quale chiedeva che venisse revocato lo scudetto del 2006 in virtù delle nuove intercettazioni emerse nel processo di Napoli.
D'altra parte,
contro la revoca dello scudeto 2006
all'Inter, intervengono motivi più
pratici. In sede istruttoria le
telefonate dell'Inter sono state
ritenute poco significative
rispetto all'ipotesi di 'assocazione'
formulata per Moggi.
Si tratterà di vedere ora come
valuterà la questione il Consiglio
Federale, già celebre per la propria
frammentazione in partiti e
partitini. L'unica certezza è che
nessun giudizio metterà fine a una
polemica destinata a sopravvivere
ancora a lungo.
Il procuratore
federale Stefano Palazzi ha
archiviato il procedimento nei
confronti di Massimo Moratti e dell'Inter:
"perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare non
prescritte ai sensi dell'art. 18
c.g.s., vigente all'epoca dei
fatti". Analoga la motivazione
dell'archiviazione del procedimento
dell'allora presidente dell'Inter
Giacinto Facchetti, scomparso nel
2006.
Resta invece ancora in ballo la
questione relativa allo scudetto del
2006, vinto dalla Juventus sul campo
e poi revocato e assegnato all'Inter.
La decisione sarà presa dal
Consiglio federale entro il 18
luglio. La formula usata dal
procuratore federale lascia infatti
aperta la porta alla valutazione
delle sue conclusioni
che saranno inviate lunedì alle parti interessate. La Federcalcio ha chiesto di riceverle contestualmente, per poterle poi esaminare in consiglio federale.
Il procuratore federale Stefano Palazzi ha consegnato la sua relazione alla Figc, sullo scudetto del 2006. Palazzi ha chiesto l'archiviazione per prescrizione nei confronti dell'Inter e di Moratti. La motivazione è che 'Non ci sono fattispecie di rilievo disciplinare'. Nell'aprile 2010, quando scoppiò il caso delle telefonate rimaste nascoste per cinque lunghi anni Abete, annunciando l'apertura del fascicolo ora chiuso da Palazzi, disse: "Scudetto 2006? L'etica non va in prescrizione". La palla passa al consiglio federale del 5 luglio e dovrebbe essere confermata la decisione per la riunione il 18 luglio.
Archiviazione
per prescrizione, ma la vicenda
dello scudetto assegnato dal
commissario Guido Rossi all'Inter
nel 2006 non è finita: la formula
usata dal procuratore federale
Stefano Palazzi lascia infatti
aperta la porta alla valutazione
delle sue conclusioni che saranno
inviate - apprende l'ANSA - lunedì
alle parti interessate. La
federcalcio ha chiesto di riceverle
contestualmente, per poterle poi
esaminare in consiglio federale.
ECCO IL COMUNICATO INTEGRALE
DELLA FIGC:
Il Procuratore federale,
esaminati gli atti dell’indagine
inerente alle trascrizioni delle
conversazioni telefoniche depositate
presso il Tribunale di Napoli nel
noto processo penale in corso di
svolgimento ed espletata la
conseguente attività istruttoria in
sede disciplinare, ha disposto
l’archiviazione del procedimento,
non essendo emerse dalle risultanze
istruttorie e dai contatti
telefonici in atti fattispecie di
rilievo disciplinare procedibili,
non coperte da giudicato ovvero non
prescritte ai sensi dell’art. 18 del
C.G.S. vigente all'epoca dei fatti.
Pertanto, con provvedimento a parte,
è stata disposta l’archiviazione
degli atti:
1. nei confronti del presidente del
Palermo sig. Maurizio Zamparini e
della Società Palermo:
perché non sussistono fatti di
rilevanza disciplinare con
riferimento alla condotta del
presidente
medesimo.
2. nei confronti del sig. Roberto
Zanzi, all’epoca dei fatti,
dirigente dell’Atalanta e della
società
Atalanta:
perché non sussistono fatti di
rilevanza disciplinare.
3. nei confronti del sig. Massimo De
Santis, all’epoca dei fatti, arbitro
internazionale della Can A e
B: perché non sussistono fatti di
rilevanza disciplinare.
4. nei confronti del presidente del
Cagliari sig. Massimo Cellino e
della società Cagliari:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare non
prescritte ai sensi dell’art. 18
C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.
5. nei confronti del presidente del
Chievo sig. Luca Campedelli e della
società Chievo Verona:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare non
prescritte ai sensi dell’art. 18
C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.
6. nei confronti del sig. Rino
Foschi all’epoca dei fatti,
dirigente del Palermo e della
società
Palermo:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare non
prescritte ai sensi dell’art. 18
C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti, con
riferimento alla condotta del
dirigente medesimo.
7. nei confronti del sig. Luciano
Spalletti, all’epoca dei fatti,
allenatore dell’Udinese e della
società
Udinese:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare non
prescritte ai sensi dell’art. 18
C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.
8. nei confronti del sig. Sergio
Gasparin, all’epoca dei fatti,
dirigente del Vicenza e della
società
Vicenza:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare non
prescritte ai sensi dell’art. 18
C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.
9. nei confronti del direttore
sportivo sig. Nello Governato:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare non
prescritte ai sensi dell’art. 18
C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.
10. nei confronti del presidente
dell’Empoli sig. Fabrizio Corsi e
della società Empoli:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare non
prescritte ai sensi dell’art. 18
C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.
11. nei confronti del presidente del
Livorno sig. Aldo Spinelli e della
società Livorno:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare non
prescritte ai sensi dell’art. 18
C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.
12. nei confronti dell’allora socio
di riferimento dell’Internazionale
sig. Massimo Moratti e della
società Internazionale:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare non
prescritte ai sensi dell’art. 18
C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.
13. nei confronti dell’allora
presidente dell’Internazionale
(deceduto l’anno 2006) sig. Giacinto
Facchetti e della società
Internazionale:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare procedibili
ovvero non prescritte ai sensi
dell’art. 18 C.G.S., vigente
all’epoca dei fatti.
14. nei confronti del presidente
della Reggina sig. Pasquale Foti e
della società Reggina:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare procedibili
in quanto non coperte da
giudicato.
15. nei confronti del sig. Leonardo
Meani, all’epoca dei fatti,
dirigente della società Milan e
della
società Milan:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare procedibili
in quanto non coperte da
giudicato e comunque non prescritte
ai sensi dell’art. 18 C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.
16. nei confronti dei sigg. Paolo
Bergamo e Pierluigi Pairetto,
all’epoca dei fatti, Commissari Can
A
e B, del sig. Gennaro Mazzei,
all’epoca dei fatti, Vice
Commissario Can A e B e del sig.
Tullio
Lanese, all’epoca dei fatti,
presidente dell’Aia: perché non sono
emerse fattispecie di rilievo
disciplinare procedibili in quanto
non coperte da giudicato e comunque
non prescritte ai sensi
dell’art. 18 C.G.S., vigente
all’epoca dei fatti.
La scomparsa di Scommessopoli e lo spinoso caso dello scudetto 2006 all’Inter
Si fa enorme fatica ormai a trovare aggiornamenti sullo scandalo scommesse meglio noto come Scommessopoli 2011. Quando è partito minacciava di trascinare nel baratro l’intero calcio – dalla serie A alla serie C – ma alla fine gli aggiornamenti giornalistici sono quasi spariti e l’attività giudiziaria molto ridotta rispetto ai primissimi giorni, quando nomi di grandi club e in qualche caso anche di grandi giocatori facevano mettere in dubbio addirittura la composizione dei campionati e la partenza stessa della prossima stagione. Resto in attesa degli sviluppi soprattutto del processo sportivo ma non ho capito comunque – più nel calcio e in tutto ciò che lo circonda, che nell’ambito della procura che invece penso faccia il suo lavoro e basta – se c’era in giro una reale e disinteressata voglia di pulizia – a chi tocca tocca e non si guarda in faccia a nessuno, questa dovrebbe essere la regola fondamentale, sempre - o piuttosto la voglia di regolare certi vecchi conti rimasti in sospeso nel calcio italiano da qualche anno a questa parte.
Dico questo perché il clima è sempre il solito e nel frattempo sta venendo al pettine la famosa questione dello scudetto 2006 tolto a tavolino alla Juventus e assegnato altrettanto a tavolino all’Inter. A oltre un anno dall’esposto della Juve va verso la chiusura la relazione del procuratore federale Stefano Palazzi sulla base della quale poi il consiglio della Federcalcio prenderà la sua decisione – finalmente – con tre possibili esiti.
1) Confermare la situazione attuale e lasciare tutto com’è e cioè scudetto all’Inter (possibile);
2) Ri-togliere quello scudetto all’Inter e ri-darlo alla Juventus, come si chiede del resto nell’esposto bianconero, dove si parla in maniera molto esplicita al momento delle richieste di revocare l’atto di attribuzione del titolo dell’allora commissario Guido Rossi ”con ogni consequenziale pronuncia ripristinatoria dello status quo ante” e quindi col ritorno dello scudetto a Torino. (oggettivamente molto improbabile, visto che proprio pochi giorni fa sono stati definitivamente radiati gli alti dirigenti bianconeri);
3) Ri-togliere lo scudetto all’Inter e non assegnarlo come il precedente, lasciando quindi anche la casella 2005-2006 dell’albo d’oro vuota (è la decisione più probabile e più quotata).
Io non voglio qui ripercorrere l’intera vicenda cercando di tirarne fuori una conclusione logica, fredda e ragionata – come si dovrebbe del resto, ma nel calcio questa è un’utopia - tanto si è così incancrenita nel calcio italiano che è completamente inutile. Calciopoli non avrà mai una soluzione condivisa e forse nemmeno del tutto giusta. Personalmente, ad esempio, non ho mai condiviso e l’ho scritto tutte le volte che ho potuto, tutte le riduzioni di pena che molto pilatescamente e furbacchiamente vennero elargite a club e imputati vari (chiunque essi fossero) ben distanti da quella caldissima estate 2006.
Ma non vogliono nemmeno lavarmene le mani e dico che quello scudetto lo lascerei all’Inter anche se certi contatti, certe telefonate, certi abboccamenti – poi accertati nel successivo processo penale – facevano parte di un malcostume riprovevole che i radiati di Calciopoli avevano addirittura industrializzato, eretto a sistema di potere e di condizionamento. Le telefonate dell’Inter ai designatori furono sicuramente quantomeno imbarazzanti, se ne fossimo stati a conoscenza nell’estate del 2006 probabilmente lo scudetto all’Inter non sarebbe finito, ma io l’equazione “tutti colpevoli nessun colpevole” oppure Moggi=Facchetti, che un paio di anni di processo di Napoli ci hanno martellato nelle orecchie, non la condivido. Lo scudetto all’Inter fu assegnato, diversamente dal precedente, perché in quel momento c’era bisogno di una classifica “accertata” e perché l’Uefa minacciava serie conseguenza sull’intero calcio italiano: si consegnò la lista delle squadre da iscrivere alle Coppe secondo la nuova classifica e se ne trassero le conseguenze. Lasciare vacante il titolo avrebbe voluto dire aver inviato all’Uefa 4 nomi a capocchia appena 48 ore prima. In quel momento – si era alla fine del luglio 2006 – non fu una decisione giusta o sbagliata, ma semplicemente necessaria e dovuta.
Sinceramente togliere all’Inter uno scudetto vinto a tavolino, non credo sia molto complicato e non credo nemmeno che ci voglia un coraggio da leoni. Si può fare anche abbastanza agilmente. Penso che nemmeno gli interisti siano così legati a quel titolo, persino il figlio di Facchetti disse che quello scudetto si poteva restituire. Tranne Moratti, invece, che lo considera un segno di diversità tra due mondi opposti che ormai si fronteggiano.
E’ possibile (anzi secondo me a questo punto anche molto probabile), che quello scudetto all’Inter sia tolto più per opportunismo che per convinzione, perché così ti tieni buoni un po’ tutti quanti, perché è la logica del colpo al cerchio e del colpo alla botte. Ieri ho radiato definitivamente dal calcio i grandi colpevoli della Juventus oggi posso ritogliere quello scudetto all’Inter. 1-1 e tiriamo avanti.
La logica dei blocchi contrapposti, quello della Juventus e quello dell’Inter, ha prodotto quasi una faida, una specie di subcultura che sta letteralmente uccidendo il nostro calcio. A tutti i livelli. Me ne sono reso conto in tre anni a diretto contatto con questa velenosa e inquinante contrapposizione di partiti e schieramenti o chiamateli come volete. Speriamo che almeno la decisione – qualunque sia – metta un punto fermo a questa storia e si possa ricominciare da capo. Ma sinceramente dubito molto…
Scudetto sì scudetto no, la Juve lo
rivuole
L’Inter risponde picche. Deciderà
Palazzi
Sarà un luglio particolarmente caldo per
il popolo del calcio italiano, che più
dei colpi veri o presunti del mercato
estivo si dovrà confrontare con i
fantasmi di un passato ingombrante che
ritorna: quello di Calciopoli e delle
sue sentenze, che nel 2006 revocarono lo
scudetto alla Juventus, colpevole di
aver lasciato spazio e libertà d’azione
a Luciano
Moggi.
Lo scudetto 2005-06 venne assegnato dal
commissario straordinario Guido
Rossi all’Inter
diMassimo
Moratti, che lo accolse con
piacere e lo sistemò in bacheca accanto
al precedente, che risaliva a
quattordici anni prima e portava la
firma di Giovanni
Trapattoni. Passò il tempo, la
Juve ricominciò a fare calcio dalla
serie B e l’Inter iniziò a diventare
grande ed imbattibile. Fino a quando Andrea
Agnelli, neo presidente
bianconero, salì in cattedra e chiese di
riaprire il fascicolo che prendeva
polvere sulla scrivania del procuratore
federale Stefano
Palazzi.
Era il 10 maggio 2010. La Juventus
rivoleva indietro il suo scudetto,
perché convinta che le successive
indagini della procura di Napoli
dimostrassero che a fare acqua non era
soltanto la nave bianconera. Moratti
rispose picche, niente da fare, “lo
scudetto è nostro e non ce lo toglie
nessuno”. E così, entro il 30 giugno,
questione di giorni, a distanza di
tredici mesi dal supplemento di indagine
richiesto da Agnelli, Palazzi dovrà dire
la sua e decidere come dirimere
l’ingarbugliatissima matassa. Comunque
vada, sarà un insuccesso per il calcio
di casa nostra, che da qualche settimana
è sotto assedio a causa della vicenda
legata allo scandalo delle scommesse
clandestine e che fra poco dovrà fare i
conti con una ferita che non ha mai
smesso di fare male.
L’Italia del pallone è divisa in due: da
una parte ci sono i tifosi juventini che
gridano a gran voce che la Federazione
restituisca alla propria squadra un
titolo che è stato conquistato sul campo
e poco importa se Moggi se la intendeva
con qualche arbitro; dall’altra ci sono
i sostenitori di quasi tutte le altre
squadre di serie A, Inter in testa, che
additano Moggi come il vero e unico
responsabile della malattia del calcio
italiano degli ultimi dieci anni e che
non vedono come la Juventus possa
pretendere uno scudetto che finora la
giustizia sportiva ha sempre sostenuto
che non gli appartiene.
Il presidente della Federcalcio Abete ha
detto chiaramente che intende porre fine
a una vicenda che ha macchiato di
vergogna il calcio italiano. Non ci
saranno più rinvii. A giorni, Palazzi
gli presenterà la relazione che è
destinata a scatenare polemiche e – c’è
da aspettarselo – anche qualche
interpellanza parlamentare. Perché si
sa, dalle nostre parti il pallone non è
soltanto una faccenda sportiva, ma
molto, molto di più. La sensazione tra
gli addetti ai lavori è che alla fine
prevalga la scelta meno dolorosa per
tutti: revoca dello scudetto all’Inter e
casella in bianco in memoria di quello
che fu. E’ questione di giorni, poi si
saprà.
Ci
siamo, luglio è un mese decisivo per
molte verità su Calciopoli e dintorni.
Il superprocuratore Stefano Palazzi deve
chiudere due fascicoli importanti, e
quanto mai delicati: la questione del
ricorso della Juventus in merito allo
scudetto 2006 (che, come noto, fu tolto
al club bianconero e dato all'Inter) e
il nuovo caso di calcioscommesse.
Ricorso Juve: è
datato 10 maggio 2010, Palazzi ci ha
messo 13 mesi per venirne a capo e
giovedì 30 giugno consegnerà la
relazione ad Abete. A sua scusante, però
il fatto che solo a fine aprile 2011 ha
avuto le ultime intercettazioni da
Napoli. La Juve chiede di "revocare la
decisione assunta" dalla Figc, "con atto
del commissario straordinario, avvocato
Guido Rossi di Milano, comunicata il 26
luglio 2006, con ogni consequenziale
pronuncia ripristinatoria dello status
quo ante". Attenzione, in base a questo
ricorso la Juve chiede quindi che le
venga ridato lo scudetto 2006, mentre in
una recentissima intervista, il
presidente bianconero Andrea Agnelli ha
sostenuto che per riavere
(eventualmente) quel titolo si dovrà
attendere che il processo di Napoli
giunga al terzo, ed ultimo, grado di
giudizio (ovviamente con assoluzione di
Moggi). Insomma, è ben diverso. Ma a
parte questo, la Juve, nel suo ricorso,
sostiene che "è evidente che non
sussiste il presupposto della "assenza
dei comportamenti poco limpidi" che ha
(erroneamente) indotto all'assunzione
della decisione di assegnazione del
titolo di campione d'Italia 2005-2006
alla società prima classifica all'esito
delle penalizzazioni delle altre". Gli
avvocati bianconeri non la nominano mai:
ma quella società ovviamente è l'Inter.
E' molto probabile che al termine della
sua indagine, lo stesso Palazzi arrivi
alla conclusione che ci sono tutti gli
elementi per rimettere in discussione
quello scudetto. I comportamenti di
Giacinto Facchetti, più che quelli del
presidente-patron Massimo Moratti
potrebbero pesare molto nel giudizio di
Palazzi. L'ultima parola poi spetterebbe
al consiglio federale: il procuratore
chiuderà la sua relazione, e la
consegnerà-come detto-il 30 giugno, su
sollecitazione di Abete. Prevista
l'"archiviazione per sopraggiunta
prescrizione". Ma se questa prescrizione
(2 anni per la società, 4 per i
tesserati in base alle norme in vigore
all'epoca) riguarda i presunti reati
attribuibili all'Inter, di certo per
quello scudetto la prescrizione non
esiste ("l'etica non va mai in
prescrizione" disse, con una frase ad
effetto, il n.1 Figc). E quindi, lo
scudetto 2006 può essere revocato. In
seno alla Figc, c'è chi pensa che
l'ideale sarebbe lasciare una casella
bianca. Per ricordare a tutti cosa è
stato Calciopoli, in quegli anni. Ma
come la prenderebbe Massimo Moratti?
Malissimo: ha già detto che quello
scudetto non lo mollerà mai. Lo sente
suo, e lo festeggiò pure. Ma il rischio
che possa essere tolto è molto alto, e
Giancarlo Abete è una persona per bene.
Che nei momenti cruciali ha dimostrato
quel coraggio che non tutti sempre gli
riconoscono. Possibile anche che la
materia venga affidata ad una
commissione di "saggi", nominata dal
consiglio federale: questo potrebbe solo
allungare un po' i tempi, ma una
decisione va presa prima dell'inizio
della prossima stagione.
Seconda "patata bollente" di luglio per
il pm Stefano Palazzi: il
calcioscommesse. Qui,
chiaramente, la procura federale non può
scavalcare quella di Cremona. Per
capirci: il 4 luglio Palazzi inizia gli
interrogatori ma dovrà aspettare ancora
per sentire Erodiani (che è ai
domiciliari) e Doni (non ancora
interrogato dai magistrati lombardi). Il
materiale a disposizione della Figc
comunque è abbastanza ingente, anche se
la procura di Cremona non ha chiuso la
sua prima parte di indagine. Entro
luglio comunque l'inchiesta di Palazzi
sarà conclusa perché i processi sportivi
(due gradi) si dovranno tenere prima del
10 agosto, quando Abete si augura
proprio di fare i calendari. E se
qualche società o tesserato sfuggirà a
questa prima inchiesta, potrà sempre
scontare le squalifiche nella prossima
stagione. Stando a quanto emerso sinora,
pare che la serie A possa essere solo
sfiorata (anche se qualcuno magari
rischia una omessa denuncia), più
delicata invece la situazione per molti
club di serie B e Lega Pro. Per qualche
calciatore-scommettitore, comunque, la
carriera (almeno sul campo) è chiusa.
Sempre a luglio un caso che in Figc
considerano minore, quello di
Premiopoli: vero che
non ci sono grossi club coinvolti ma è
altrettanto vero che la procura ci ha
messo troppo per venirne a capo (un
anno), facendo così sorgere sospetti che
magari poi si riveleranno infondati.
Sono scomparsi anche dei documenti, un
furto mirato in casa Figc: ma non come
abbiamo scritto erroneamente (e ce ne
scusiamo) negli uffici della procura
federale, ma in quelli dell'"ufficio
premi", dove l'agosto dell'anno scorso
improvvisamente e misteriosamente si
dimise il responsabile. Premiopoli,
speriamo, presto si chiuderà e ne
sapremo di più.
Sempre a luglio, esattamente l'8, inizia
il processo di secondo grado per la
radiazione-preclusione di Moggi, Giraudo
e Mazzini: ma i tre ex dirigenti hanno
poche speranze davanti alla Cgf, corte
di giustizia federale, che aveva
ritenuto questa radiazione praticamente
"automatica". Diverso potrebbe essere il
discorso quando andranno all'Alta corte
di giustizia presso il Coni: lì, almeno
secondo i legali, ci sono possibilità
che si tenga conto di quanto emerso dal
2006 ad oggi. Il processo penale di
Napoli invece si concluderà, almeno per
quanto riguarda il primo grado, solo in
settembre-ottobre. Che farà la giuria?
Accoglierà le richieste di condanna per
Moggi e c.? Impossibile fare pronostic
CALCIOPOLI BIS, IL TITOLO ASSEGNATO NEL
2006. Era, deve essere la
settimana di Stefano Palazzi: il
procuratore federale è attesissimo al
punto di svolta delle vicende scottanti
di questa estate. Sono ormai sette
giorni e più che i suoi uomini
compulsano le carte di Cremona, con gli
aggiornamenti di una vicenda che sta
emergendo sui giornali giorno per
giorno, evitando per ora almeno -
emersione di elementi pesanti a carico
della serie A, è giunto il tempo delle
convocazioni per i protagonisti tirati
in ballo: tesserati e non tesserati,
Erodiani aveva dato allo 007 federale,
Panfilo Albertini, la sua disponibilità
a chiarire il tutto anche se è ormai
solo un ex portiere della Di Matteo
calcio a 5. Molti dei protagonisti tra
gli indagati sono ormai convocabili
anche in Figc, la disponibilità dei pm
si è rivolta anche all’ipotesi di
autorizzare interrogatori della
giustizia sportiva anche ai domiciliari
disposti.
PARERISMO - Ma attenzione, il
presidente federale non fa altro che
ripetere che Palazzi fornirà nei tempi
previsti - ovvero entro 10 giorni - la
relazione sull’indagine condotta da
dicembre a maggio sullo scudetto del
2006 assegnato all’Inter, che parlava al
telefono coi designatori (con Moratti e
Facchetti) e agli arbitri (l’ex
presidente). La questione del giorno è
però un’altra: nel 2006 a decidere
sull’assegnazione fu il commissario
straordinario Guido Rossi, accorpava in
sé i poteri e le prerogative del
consiglio federale e dello stesso
presidente federale. Il fatto è che da
sempre - almeno dall’autunno - il
presidente Abete s’è convinto del fatto
che analogamente a quanto fatto per la
vicenda delle radiazioni e altri snodi
essenziali - si possa/debba chiedere un
parere in giro, prima di sottoporre la
decisione che urterebbe non poco
Moratti e quelli che sostengono l’Inter
(anche tra i partner commerciali
comuni). L’idea potrebbe essere da veri
nostalgici: affidarsi, analogamente a
quanto fece nel 2006 Rossi con la
trimurti Coccia-Aigner-Pardolesi (oggi
quest’ultimo è tra i giudici supremi
dell Alta Corte Coni) consegnare la
relazione di Palazzi, con tanto di
questioni relative alle prescrizioni
fatte raggiungere ai fatti in oggetto,
ma anche sull’eventuale
imprescrivibilità dei presupposti
morali addotti nel 2006 a sostegno
dello scudetto interista, presupposti
irrimediabilmente messi in discussione
dalla valanga di telefonate emerse da
aprile 2010. Insomma un parere terzo (auspicabilmente)
prima di entrare nell’agone tutto
politico del consiglio federale:
divide et impera, sostenevano gli
imperatori romani, è dividere
responsabilità è metodo anche ora, a
Roma. Di sicuro una risposta chiara
Abete s’è impegnato a darla non solo
alla Juventus che ha presentato un
esposto quasi quattordici mesi fa.
CALCIOPOLI PENALE,la Juventus deve
pagare 189 milioni di euro di danni:
La giudice Casoria conferma che la
sentenza slitterà a settembre. In avvio
dell'udienza che passa la parola alla
Juventus che con l'avvocato Vitiello sta
discutendo la difesa da responsabile
civile chiamato in causa da Brescia e
altri club per risarcimenti di decine di
milioni.
La Casoria ha rifissato il programma
delle arringhe che cominceranno oggi con
quella dell'ex arbitro Rodomonti. La
Casoria nomina ufficialmente avvocato
d'ufficio Maurilio Prioreschi, legale di
Moggi, come difensore per l'arringa di
Bergamo, Fazi e Fabiani se entro
settembre non tornerà in udienza
l'avvocato Silvia Morescanti, impedita
da una gravidanza a rischio. "Non
stralcerò la posizione dei tre: li
difenderà lei, avvocato, se non saranno
finiti i rischi della avvocato
Morescanti entro metà settembre". Le
difese principali slitteranno a dopo
l'estate e quindi per fine settembre,
inizio ottobre la sentenza di primo
grado. A fine udienza la giudice Casoria
fissa un calendario nuovo, al netto
delle decisione sulla ricusazione
prevista il 28 giugno (salterà la
prossima udienza per questo). IL 5
luglio parleranno gli avvocati Gandossi
(Meani), Di Valentino (Puglisi) Morace (Foti)
Sena e Bonatti (Pairetto), Mungiello (Racalbuto)
12 luglio toccherà a Gallinelli (De
Santis), Picca e Furgiele (Della Valle),
Botti (Mazzini), Messeri (Bertini). La
giudice vuole che il 19 gli avvocati di
Moggi, Trofino e Prioreschi, discutano
la loro arringa nell'ultima udienza
prima dell'estate. Appuntamento poi al
20 settembre,
Era il giorno delle difese, con in primis quella della vecchia Signora che ha però ottenuto il rinvio della sua attesa deposizione in quanto la memoria di 140 pagina presentata dovrà essere accuratamente spiegata in ogni suo aspetto procedurale e non.
Con la memoria di 140 pagine si è preso spunto da quanto emerso, sia in fase procedurale sia dal punto di vista del merito dei fatti contestati, nei 30 mesi di dibattimento, ma anche nei procedimenti sportivi. Contro il Brescia che chiede i danni, viene chiamato in causa il giudizio arbitrale sportivo nel quale si escludeva la possibilità di adire le vie legali penali a ristoro di eventuali danni e chiarissimo l’accenno all’eventualità di una violazione della clausola compromissoria nella scelta di “attaccare” la Juve come parte lesa al processo penale dopo il no incassato per i risarcimenti dalla giustizia sportiva. Nel merito la Juve ha cercheto di dimostrare come le frodi sportive, per quanto emerso in aula, non furono tali e i nessi causali tra le telefonate di Moggi ai designatori e gli esiti delle gare non sono sillogismo, anzi. Alcuni, tra l’altro, chiedono danni senza che la Juve entri neanche di striscio nelle partite “danneggianti”.
Ma non è stata solo la Juventus a difendersi, di scena anche le parti civili, ma anche i responsabili civili che hanno fatto di tutto e di più per eliminare alla radice il problema. Il Brescia, con l’avvocato Catalanotti si prepara a una lunga orazione che ripercorrerà molti dei temi scelti dall’accusa dei pm per riavviare il refrain della richiesta danni perorata fin dal 2006 anche in sede di arbitrato Coni, se l’Atalanta ha chiesto 68 milioni, il Brescia non sceglierà un più basso profilo. Poi toccherà alla Figc che avrà 2 volte la parola: per chiedere i danni e per evitare di pagarne, visto che è citata anche come responsabile civile.
Si parla ancora di soldi. Quelli che chiedono le parti civili e non vogliono assolutamente pagare i club chiamati come responsabili civili. Comincia l’avvocato del fallimento Salernitana che se la cava depositando una memoria con la richiesta di un risarcimento provvisionale di 450 mila euro. Poi comincia il legale del Brescia, Bruno Catalanotti, che comincia il suo intervento facendo una richiesta danni provvisionale di 35 milioni di euro a Juventus, Fiorentina e Lazio, responsabili ad avviso del club lombardo di aver causato la retrocessione della squadra nella stagione 2004-2005. Ma si scatena letteralmente dopo pochi minuti tirando in ballo addirittura Bernando Provenzano: “Telefonate e riunioni di altri dirigenti sono molto diverse… E non si venga a parlare giustificando l’illegalità diffusa. Sarebbe come dire che non si punisce Provenzano perché altri fanno come lui“.
L’avvocato Figc
non quantifica il danno: «E’
un danno difficilmente quantificabile,
visto che per lo scandalo abbiamo perso
l’assegnazione
degli europei del 2012, abbiamo visto
revocati i nostri arbitri al mondiale
2006 e abbiamo dovuto commissariare la
federazione. Decida la
giuria il quantum: noi destineremo
l’eventuale danno per i settori
giovanili e per formare arbitri migliori».
Si riprenderà
quindi martedì 21 con l’attesa difesa
juventina a curra dell’avv. Vitiello e
si prevede un udienza letteralmente
infuocata mentre, per quanto riguarda la
sentenza, invece, è ipotizziabile uno
slittamento a metà settembre.
La difesa
della Juve arriva finalmente, ma anche
un po’ forzata dalla richiesta di un
risarcimento danni quantificato in un
Messi e mezzo. E sembra troppo. Altro
che i 300.000 euro elargiti a titolo di
beneficenza dal magnanimo Grande Stevens
nel 2008 per il procedimento delle sim
svizzere. Altro dalla volontà dichiarata
nel processo contro gli ignoti noti del
processo per doping amministrativo che
non sussisteva e quindi risparmiati.
Stavolta urge portare elementi
significativi per evitare di fumarsi
l’equivalente più o meno di una
ricapitalizzazione anche senza mettere
mano al portafoglio per un paio di
Andrade e Tiago.
Si parte male. Almeno questa è la
sensazione. “La società non può
rispondere per un eventuale fatto di un
suo collaboratore o dipendente, in
questo caso Moggi, né per responsabilità
diretta né indiretta. Moggi non aveva
poteri di rappresentanza della società
pur essendo direttore generale e quindi
non poteva agire quale rappresentante;
quindi eventuali danni non possono
essere imputati alla Juventus proprio
per la carenza del rapporto organico”.
Pronti, via, Moggi è
già stato scaricato.
che differenza c'è, secondo voi, tra l'avvocato juventino Zaccone che ai tempi del processo sportivo di Calciopoli chiese ed ottenne per la Juventus, come sanzione equa, “la retrocessione in B con penalizzazione”, e l'avvocato juventino Vitiello che oggi, al processo penale di Calciopoli, ha sostenuto, alla presenza del direttore della comunicazione di casa-Juve, Claudio Albanese, che la Juve non può essere chiamata a risarcire danni a chicchessia perché la colpa fu tutta di Moggi, dirigente che non aveva, a suo dire, poteri di rappresentanza? Secondo noi, nessuna. E a nostro avviso, così come fu clamoroso il riconoscimento di colpa di cui la Juve, nella persona dell'avvocato Zaccone e con la benedizione della società, si fece carico nel 2006 per evitare sanzioni più pesanti – che avrebbero portato al fallimento e alla sparizione del club -, non meno stupefacente è stata l'uscita dell'avvocato Vitiello che ben lungi dallo sbandierare l'innocenza dei comportamenti societari ha praticamente detto: “Non dovete prendervela con la Juventus, prendetevela con Moggi”. Per la cronaca: la Juve, al processo di Napoli, deve difendersi dalla richiesta di risarcimento-danni avanzata da svariate parti civili come Atalanta (68 milioni di euro), Brescia (36 milioni), Bologna (53 milioni), Victoria srl (la società di Gazzoni Frascara proprietaria delle azioni del Bologna, 32 milioni), Salernitana (che ha chiesto un risarcimento provvisionale di 450 mila euro in attesa che sia il tribunale a valutare il danno). Inutile dire che in caso di condanna, l'esborso di denaro rischia di essere rovinoso; e così il club bianconero, per non saper né leggere nè scrivere, ha scelto d'imboccare la via più diretta. Non quella di dire: “sono innocente, non ho commesso nulla d'illegale e ve lo dimostro”, ma di avvisare: “se qualcosa di illegale è stato commesso, per favore presentate il conto a Moggi. La Juve non c'entra”.
Vi proponiamo, a seguire, il resoconto stenografico del passo relativo a Moggi tratto dalla difesa dell'avvocato Vitiello. Che a un certo punto ha detto: “Veda Presidente, la società non può rispondere per un eventuale fatto di un suo collaboratore o dipendente, in questo caso Moggi, né per responsabilità diretta né indiretta. Moggi non aveva poteri di rappresentanza della società pur essendo direttore generale e quindi non poteva agire quale rappresentante; quindi eventuali danni non possono essere imputati alla Juventus proprio per la carenza del rapporto organico. In alcun modo questi fatti che si assumono illeciti sono stati commessi nell'esercizio delle funzioni del DG della Juventus, che erano di coordinare i dipendenti, trasmettere direttive e curare che l'esecuzione delle stesse venisse effettuata nell'interesse della società. Ne deriva la stretta interpretazione della norma che non permette alcuna estensione. E allora, se questa è la situazione, se non è possibile ritenere che possa sussistere responsabilità della Juventus per fatto di un proprio dirigente, nessun fatto può essere addebitato alla società che ha sempre vinto sul campo per propria forza e nessun bisogno aveva di commettere fatti che portassero utili, al punto che la squadra aveva dato alle Nazionali che si contesero in finale il Mondiale del 2006 l'ossatura di entrambe le Nazionali”.
Mica male, no? La Juventus, in pratica, sostiene che il compito del direttore generale Moggi era essenzialmente quello di “coordinare i dipendenti”: per esempio, chiedere a Secco se aveva controllato la posta e al dottor Agricola se aveva visitato Tacchinardi. Altro non doveva fare, per cui se un giorno, a Moggi, saltò in mente d'inaugurare una serie di cene con Bergamo e Pairetto e di fornire loro schede telefoniche non intercettabili, fu una sua iniziativa non dovuta, e cioè un fatto che “non può essere addebitato alla società che ha sempre vinto sul campo”. Per capirci: ad Atalanta, Brescia e Bologna che le chiedono i danni per le malefatte di Calciopoli, la Juventus non ribatte dicendo: “Non vi devo nulla perché non ho fatto nulla di male”, ma risponde: “È stato Moggi. Chiedete i danni a lui”. Edificante, non c'è che dire.
A questo punto la domanda è: se siamo arrivati a questo punto, e cioè a un punto talmente basso – moralmente parlando - da far scattare persino in noi una sorta di solidarietà nei confronti di Luciano Moggi, che bisogno c'era, in questi 5 anni, di piagnucolare, strepitare e stracciarsi le vesti per la Grande Ingiustizia di Calciopoli come hanno fatto tutti alla Real Casa, da Blanc a John Elkaan ad Andrea Agnelli, con una pervicacia e una cocciutaggine degne di miglior causa? Che bisogno c'era di protestare per i due scudetti cancellati e per la crudeltà del Palazzo?
La verità è una sola: l'avvocato Zaccone, che nel 2006 chiese ed ottenne la serie B con penalizzazione, fu un benefattore della Juventus. Che di malefatte ne aveva combinate a iosa al punto che oggi, davanti al conto – salatissimo - presentato dalle vittime, cerca di salvarsi in corner. E se di solito si usa dire “paga Pantalone”, stavolta la Juventus propone una variazione sul tema. Paga Lucianone.
CALCIOPOLI TER
La Disciplinare non fa sconti
Radiati AB ETERNO Moggi, Giraudo e Mazzini
La Commissione disciplinare della Federcalcio ha disposto la radiazione di Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Innocenzo Mazzini. Per l'ex direttore generale della Juventus, per l'ex amministratore delegato della Juventus e per l'ex vicepresidente della Figc la Disciplinare ha adottato "la sanzione della preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della Figc".
LE
MOTIVAZIONI - Per la
Commissione disciplinare la radiazione di Luciano
Moggi è "del tutto proporzionata ai fatti commessi,
tenuto conto della loro intrinseca gravità e delle
aberranti conseguenze che hanno determinato".
"Tali profili rendono del tutto attuale l'interesse
dell'Ordinamento federale alla irrogazione della
sanzione della preclusione, non rilevando in
proposito il fatto che comportamenti altrettanto
gravi possano eventualmente essere stati tenuti da
altri tesserati", si legge nella decisione del
collegio presieduto dall'avvocato Sergio Artico.
Secondo la Disciplinare,
"il fatto che altri soggetti obbligati
all'osservanza della normativa federale possano aver
tenuto, in ipotesi tutt'ora da accertare, condotte
analoghe a quelle acclarate nei confronti del Moggi
dalle "sentenze rese", non fa venir meno la gravità
di quanto contestato al deferito, né incide sulla
valutazione demandata
alla Commissione ai fini dell'irrogazione della sanzione della preclusione in questo procedimento". In sostanza, eventuali violazioni commesse da altri soggetti non possono alleggerire la posizione dell'ex dg della Juventus.
:Palazzi: "Moggi va radiato
non servono altre prove" La requisitoria del
Super Procuratore nel Processo calciopoli
Ter
"La gravità dei fatti riferiti alla condotta
di Luciano Moggi è già stata accertata, e
fonda, a nostro parere, la decisione da
parte della Commissione Disciplinare, di
irrogare la preclusione nei suoi confronti.
E' una decisione importantissima che serve a
non far dimenticare i fatti addebitati a
Moggi, che sono di una gravità estrema". La
procura federale della Figc, attraverso
l'intervento di Stefano Palazzi, ha chiesto
la preclusione nei confronti dell'ex
dirigente della Juventus, opponendosi
inoltre all'utilizzazione di "pretese nuove
prove" che la difesa di Luciano Moggi
vorrebbe presentare davanti alla Commissione
Disciplinare della federcalcio, chiamata a
decidere sulla radiazione dell'ex direttore
generale della Juventus.
"La procura si oppone all'utilizzazione di
pretese ulteriori prove da parte della
difesa - ha aggiunto Palazzi aprendo
l'udienza in un hotel a Roma - Non è
possibile una revisione delle decisioni
prese nel 2006 sulla base di pretesi
elementi di prova emersi dal procedimento
penale di Napoli. C'è opposizione ferma da
parte della procura".
Moggi, squalificato per 5 anni nel 2006, è
imputato nel processo penale in corso a
Napoli (il pm ha chiesto 5 anni e 8 mesi),
dove sono state ammesse ulteriori
intercettazioni telefoniche rispetto a
quelle impiegate nei procedimenti sportivi
di 5 anni fa. "Il coinvolgimento di altri
soggetti, che c'era già stato anche nel 2006
- aggiunge Palazzi - non fa venir meno la
gravità dei fatti
già accertati" a carico di Moggi. Secondo il procuratore, poi, alcune tra le nuove telefonate confermerebbero la gravità della condotta dell'ex dg della Juventus.
SOLO 5 ANNI ED OTTO MESI CHIESTI PER MOGGI. I PM GIOCANO AL RIBASSO NELLA RICHIESTA DELLE PENE DA INFLIGGERE AGLI INQUISITI
Cinque anni e otto mesi di reclusione.
Questa la condanna chiesta dai pm di Napoli
per
Luciano Moggi, ex direttore
generale della Juventus,
imputato nel processo Calciopoli.
L’accusa è di associazione per delinquere
finalizzata alle frodi sportive. Cinque anni
sono stati chiesti per l’ex designatore
arbitrale Paolo
Bergamo e
quattro anni e sei mesi per il collega
Pierluigi Pairetto. Condanne da un
anno a due anni per Diego e Andrea Della
Valle, rispettivamente patron e
consigliere azionista di riferimento della
Fiorentina, l’ex ds del Messina,Angelo Fabiani,
il presidente della Reggina, Pasquale
Foti, e quello del Lazio, Claudio Lotito,
e per Leonardo
Meani, già dirigente accompagnatore
del Milan. Quattro per l’ex direttore della
Figc, Innocenzo
Mazzini. Per quanto riguarda gli
arbitri, le richieste sono andate da uno a
tre anni.
Un’udienza durata più di sei ore quella di
oggi nel tribunale di Napoli. Iniziata alle
10 del mattino e terminata per l’intervento
del presidente Casoria che
ha convinto il pm Stefano Capuano a
tagliare l’ultima parte della sua
requisitoria. Un’esposizione fiume, in cui
il magistrato ha ricostruito le vicende del
salvataggio della Fiorentina e della sorte
di diverse partite – già decisa prima degli
incontri, secondo l’accusa -, ripercorrendo
intere intercettazioni. La parola è così
passata al collega Giuseppe
Narducci per
le richieste di pena. Che, in certi casi,
hanno suscitato il malcontento dell’aula
perché ritenute inferiori alle aspettative.
In totale, 410mila euro di multe e 50 anni e
due mesi di reclusione. Insieme a tre
assoluzioni, chieste per Ambrosino, Cennicola eGemignani.
Controversa soprattutto la richiesta di tre
anni di reclusione per l’ex arbitro Massimo De
Santis, ritenuto dall’accusa uno
dei promotori dell’accordo tra i dirigenti
calcistici. Come ha ammesso lo stesso pm
Narducci, la pena chiesta è stata ridotta
per l’assenza di prove sufficienti a
dimostrare il suo ruolo di “promotore
dell’associazione”. Martedì prossimo
toccherà invece alle arringhe di 11
difensori e dell’Avvocatura di Stato. L’idea
è quella di accorpare due date già previste
nel calendario delle udienze in una sola,
così da rispettare – nonostante gli
slittamenti del processo delle ultime
settimane – il limite del 12 luglio per la
conclusione. Con le arringhe degli avvocati
Trofino e Prioreschi,
legali di Moggi.
PROCESSO Gea: ridotta la pena a Moggi sr. e Moggi jr in secondo grado. Pene indultate naturalmente
Pene ridotte. La Corte d'appello di Roma ha tolto una fetta di reato a
Luciano Moggi e al figlio Alessandro, nell'ambito del processo Gearelativo a presunte irregolarità della società che ha gestito la procura di numerosi calciatori a partire dal 2000. Per l'ex direttore sportivo dellaJuventus si è passati da un anno e sei mesi (in primo grado) a un anno di reclusione, per Alessandro Moggi da un anno e due mesi a cinque mesi soltanto. Una sentenza che non lascia però soddisfatta del tutto la difesa.L'avvocato Matteo
Melandri, legale di fiducia di Moggi sr., ha già fatto sapere che ricorrerà in Cassazione: Dove sono sicuro che arriverà l'assoluzione definitiva. Melandri aggiunge: I pm volevano riproporre l'associazione a delinquere, ma la richiesta è stata respinta. Tutte le pene sono coperte dall'indulto, ma noi vogliamo andare fino in fondo. Speravamo nell'assoluzione definitiva già oggi. I giudici hanno scelto la sentenza più facile. E' andata bene, ma poteva andare meglio. Niente paura, però, perché siamo convinti che così andrà in Cassazione.IL TERZO ATTO DELLA REQUISITORIA DI NARDUCCI
Il processo di Calciopoli entra nella sua fase clou. Martedì prossimo ci sarà l’ultimo atto della requisitoria. Il pm Narducci, dopo le ore passate a spiegare in maniera specifica il ‘Sistema Moggi’, si lascia andare a un "Ho finito". L’offensiva del pm si basa sulle posizioni di Fabiani, di Bergamo e della Fazi, puntando sull’inequivocabilità delle telefonate, delle griglie costruite ad arte e delle palline del sorteggio alterate. Palline di ferro riconoscibili e una chiamata tra Moggi e Bergamo nella quale l’ex designatore dice alla segretaria del Can le seguenti parole: “Moggi è il tuo padrone e tu sei quello che deve rispondere a Luciano Moggi”. Questa, secondo la pubblica accusa, è la ‘Madre di tutte le intercettazioni’. La settimana prossima il collega di Narducci, Stefano Capuano, farà la richiesta di pena.
RICUSAZIONE MOGGI: RESPINTA AL MITTENTE, IL TESTA DI CAZZO A GIUDIZIO TRIS. RICUSAZIONE CASORIA: AL 28 GIUGNO
La Commissione Disciplinare (presieduta ieri
da Claudio Franchini, a latere nel
procedimento GIarudo e Mazzini) ha rigettato
l’istanza di ricusazione dei giudici Sergio
Artico, Gianfranco Tobia e Riccardo Andriani
presentata dai legali di Moggi ieri. Nella
decisione la Disciplinare scrive che «il
precedente procedimento al quale Luciano
Moggi fa riferimento (quello delle sim
svizzere, ndr) aveva ad oggetto una vicenda
diversa e del tutto distinta» da quella
presente nel deferimento di Stefano Palazzi
che tra le “sentenze rese” di cui si deve
discutere prevedeva solo le sentenze Caf del
14 luglio 2006 e della Corte Federale (25
luglio 2006). «Alla
luce delle norme del Codice di procedura
civile - osserva
la Disciplinare - "non
si ravvisa alcun ostacolo a una valutazione
imparziale nel presente procedimento".
Di qui il rigetto dell’istanza di
ricusazione». A questo punto la Disciplinare
fisserà a breve la ripresa dell’udienza nei
confronti di Moggi, dopo quelle svolte e
conclusesi con la richista di radiazione per
Giraudo e Mazzini.
LA DECISIONE - La
commissione Disciplinare della Federcalcio è
stata riconvocata per il 31 maggio, a Roma,
per discutere della proposta di radiazione
per Luciano Moggi. Il procedimento ripartirà
in quella data, dopo che oggi era stata
respinta la richiesta di ricusazione del
presidente dell'organismo Sergio Artico e
degli altri due membri del collegio,
presentata ieri dai legali di Moggi. Il 31
maggio, a Napoli, è già fissata un'udienza
del processo Calciopoli.
NAPOLI FERMA - Si
muove la Figc, resta al palo Napoli.
Incredibile, ma vero: rinviata al 28
giugno l’udienza della settima sezione della
Corte d’Appello del tribunale di Napoli
(giudice Di Girolamo) sulla ricusazione dei
pm della giudice di Calciopoli, Teresa
Casoria. Il relatore del caso in ferie e –
forse – qualche altro problema di notifiche
alla base dell’inevitabile. Un altro rinvio
per il momento chiave di un processo che
dura da 29 mesi, dopo quello per difetti di
notifica del 25 marzo scorso: martedì
proseguirà la requisitoria dei pm, ma per le
stesse difese e parti civili (ieri presenti
in massa e da tutte le parti d’Italia per
l’udienza: nessuna comunicazione
dell’inconveniente) arriva il momento della
preparazione delle arringhe senza la
certezza che il processo possa arrivare ad
una sentenza. In presenza di una richiesta
di ricusazione, si può proseguire nel
dibattimento ma non pronunciare sentenze.
MOGGI CONDANNATO NEL 2008 A 14 MESI di squalifica PER LE SIM SVIZZERE, l'ambito è il processo Calciopoli BIS
La Commissione
Disciplinare Nazionale,
presieduta dall’avv. Sergio Artico, ha
squalificato con pene diverse in base al
loro coinvolgimento nell’inchiesta, tutti i
coinvolti nell’inchiesta bis di calciopoli,
quella relativa alle SIM svizzere.Qualcosina,
però, è giusto dirla. Intanto vediamo quali
sono state le condanne:
- Luciano Moggi, la sanzione dell’inibizione
di anni 1 (uno) e mesi 2 (due);
- Mariano (Angelo) Fabiani la sanzione
dell’inibizione di anni 4 (quattro);
- Tiziano Pieri, la sanzione della
squalifica di anni 1 (uno) e mesi 6 (sei);
- Salvatore Racalbuto la sanzione della
squalifica di anni 1 (uno) e mesi 6 (sei);
- Stefano Cassarà, la sanzione della
squalifica di anni 1 (uno) e mesi 6 (sei);
- Antonio Dattilo, la sanzione della
squalifica di anni 1 (uno) e mesi 6 (sei);
- Paolo Bertini la sanzione di della
squalifica di anni 1 (uno) e mesi 6 (sei);
- Marco Gabriele la sanzione della
squalifica di anni 1 (uno) e mesi 6 (sei);
- Marcello Ambrosino la sanzione della
squalifica di anni 1 (uno) e mesi 6 (sei);
- Massimo De Santis la sanzione della
squalifica di mesi 6 (sei);
La sentenza fa riferimento al deferimento
del 23 aprile 2008 per violazione dell’art.
1, paragrafo 1 del CGS, per “avere
costituito un sistema di comunicazioni
telefoniche riservate intrattenute tra il
Moggi e il Fabiani, da una parte, e gli
associati AIA” attraverso contatti
intercorsi tramite utenze SIM estere in
prossimità di sorteggi arbitrali, di gare e
al termine dello svolgimento delle stesse.
RADIAZIONE MOGGI-GIRAUDO -MAZZINI, AL VIA IL PROCESSO SPORTIVO TRIS CALCIOPOLI
Il procedimento per la radiazione di Moggi sospeso dopo la richiesta di ricusazione di tre giudici da parte del pool difensivo di Moggi. Giraudo non segue Moggi e per lui il procedimento va avanti. E' Moggi a rispondere a Moratti: stesse zitto, e pensasse a Nucini... Da Moggi arriva anche un sì a Conte e Marchisio e un no a Pirlo. Oggi prima udienza per la radiazione di Moggi, Giraudo e Mazzini: ma incombe il rischio di una sospensione. Torricelli: E' normale che la gente rimpianga Moggi; e gli scudetti vanno restituiti alla Juve, perché sono stati vinti grazie agli enormi sacrifici dei giocatori. Capello: Conte non basta, ci vogliono anche i giocatori che facciano fare il salto di qualità. Pirlo non rinnova col Milan. Il Porto batte il Braga e conquista l'Europa League. Castagnini, ex Juve, è il nuovo direttore sportivo del Barletta. Qatar Foundation è il nuovo main sponsor del Barça con un contratto faraonico. Rummenigge contro la Fifa.
Ore 16.30 - Palazzi vuole radiare - Palazzi
rigetta tutte le eccezioni della difesa. E'
convinto che si debba giudicare sulla base
degli atti del 2006. Chiede quindi la
radiazione. Adesso parla l'Avv. Tortorella,
difesa di Mazzini.
Accoratissima difesa dell'avvocato Tortorella
che accusa la FIGC di essersi inventata il
procedimento e come giudice di secondo grado
ha previsto lo stesso organo che aveva
espresso il parere di radiazione automatica.
Quale imparzialità e terzietà è garantita?
Queste le sue parole: "Hanno
modificato la norma perché era sbagliata.
Nessun cittadino può rimanere sotto la
mannaia di un altro cittadino per cinque
anni. Oggi la preclusione te la da chi
valuta il fatto e te la irroga
immediatamente, senza attese snervanti e
inumane. Questo è un 'Bis in idem', altro
che esame nuovo sulla gravità del fatto,
come sostiene Palazzi. Si doveva fare una
norma transitoria, allora: non una norma ad
uso e consumo del Consiglio Federale, ma una
norma per le pendenze. E si fa
nell'immediato: come mai il legislstore
sportivo se sentiva il desiderio e necessità
di prevedere queste preclusioni, di renderne
giustizia non ha fatto una norma
transitoria? Le risposte possono essere
varie, ma non è qui che dobbiamo valutarle.
Il deferimento poteva essere fatto in tanti
modi: il Procuratore fa un passo indietro,
richiama solo quella delibera di marzo.
Perché la responsabilità dovrà ricadere sui
singoli membri del consiglio federale e non
sulla Procura: questa è una norma muta... E
il Consiglio federale s'inventa chi deve
gudicare, chi deve incardinarlo e il secondo
grado di giudizio sarà lo stesso che giudicò
radiati autmaticamente i soggetti! Grande
serenità di giudizio: aspettiamoci
l'imparzialità di questa Corte Figc... E' un
pre-giudizio.."
Ore 13.20 - Palazzi: radiate Giraudo! - Palazzi
nella sua requisitoria ha chiesto la
radiazione per Giraudo, riproponendo le
motivazioni alla base del processo sportivo
2006: "La
difesa ha voluto dimostrare la differenza
tra Giraudo e Moggi, ma le cose non stanno
così e lo dice la Corte Federale. Giraudo,
con Moggi, ha condizionato l'intero
campionato 2004-2005. I fatti nuovi e
successivi non possono essere valutati".
Massimo Krogh, difensore di Giraudo, s'è
opposto alla richiesta di Palazzi adducendo
come motivazioni anche il fatto che Giraudo
s'è allontanato dall'Italia e ormai vive in
Inghilterra e che, inoltre, la Corte dei
diritti di Bruxelles ha stabilito che dopo 5
anni dal fatto nessuno può essere condannato
ulteriormente. Krogh ha ricordanto anche che
è ancora pendente un ricorso al Tar, che la
posizione di Giraudo, nel processo sportivo
del 2006, era meno rilevante rispetto a
quella di Moggi, che non vi sono sue
telefonate di rilievo e, sopratutto, che non
è stato accusato di aver distribuito schede
svizzere.
Massimo Krogh ha chiesto: "Cosa
ha fatto Giraudo per meritarsi l'aumento
della pena? Il diritto europeo non consente
l'irrogazione di una sanzione a tanto tempo
dalla condanna: ma l'Italia è il Paese più
redarguito per le condanne tardive. Il
diritto europeo non consente una sanzione a
cinque anni dal processo. La pena non è
proporzionata perché Giraudo è totalmente al
di fuori dal discorso delle schede preso in
considerazione. Troppa enfasi sulle schede
straniere, ma si deve tenere conto che c'è
stata una sentenza in cui lui non c'era".
Krogh ha chiesto di respingere la richiesta
di radiazione formulata da Palazzi. PEr
Giraudo ha parlato anche l'altro legale,
Andrea Galasso. La decisione sulla richiesta
di radiazione di Giraudo sarà nota tra
quindici giorni.
Mazzini chiede il rinvio o la sospensione -
L'Avv. Tortorella, legale di Innocenzo
Mazzini, mette in difficoltà Palazzi e
Artico in quanto afferma che c'è un grave
difetto di notifica addirittura in relazione
al deferimento del 2006 e chede, quindi, la
sospensione dell'udienza. La richiesta,
però, viene rigettata e l'udienza continua.
L'avvocato Tortorella ha proposto anche
istanza di nullità della norma sul processo
di radiazione, chiedendo il rinvio del
procedimento (ed in subordine la
sospensione) fino a quando l'Alta Corte, il
prossimo 23 maggio, deciderà sulla
legittimità del procedimento. Palazzi si è
opposto sia alla richiesta di rinvio che a
quella di sospensione.
Processo FIGC per la radiazione sospeso - Ore
11.00 -
Moggi arriva in Tribunale seguito dagli
avvocati Prioreschi, Tedeschini, Rodella,
Tortorella (per Mazzini) e D'Onofrio e dal
consulente Penta. I giornalisti vengono
fatti accomodare in una saletta separata,
dove è presente anche un inviato di
Ju29ro.Com con telecamera. Il pool difensivo
di Luciano Moggi, composto dai legali
Prioreschi, Rodella e D'Onofrio, ha avanzato
istanza di ricusazione per incompatibilità
verso i giudici Artico, Gianfranco Tobia e
Riccardo Andriani. I tre giudici avevano già
giudicato Moggi sul caso delle sim
straniere, nel 2008, e per il codice non
possono emettere un nuovo giudizio sullo
stesso incolpato. Il procuratore federale
Palazzi ha contestato la richiesta di
ricusazione, definendola inammissibile,
richiamando alcune sentenze emesse dalla
Cassazione nel 1993.
L'avvocato Prioreschi ha replicato
richiamando sentenze emesse dalla Cassazione
nel 2002 e 2006 e, in subordine, ha chiesto
l'astensione dei tre giudici.
Ore 12.20 -
Dopo una camera di consiglio è stata accolta
la richiesta dell'avvocato Prioreschi e del
pool difensivo di Moggi e, pertanto, gli
atti vengono inviati ad altra commissione
disciplinare che dovrà decidere sull'istanza
di ricusazione.
Giraudo (assente
in aula) ed il suoi legali non si sono
associati all'iniziativa di Moggi e, quindi,
Palazzi ha potuto iniziare la sua arringa
accusatoria.