Argentina 1993-2003: Partono i mercenari per la Croazia
di Gary Weber
24 Oct 2003
(Come vecchi camerati arruolavano i mercenari per la Croazia)
Nessun cartello e nessuna bandiera danno ad intendere che in un grattacielo
della via Còrdoba, al n. 679, nel centro di Buenos Aires, si svolge un
pezzetto di guerra dei Balcani. Al secondo piano, nascosto al termine di un
lungo corridoio, un foglietto scritto a mano sta appeso dietro al campanello:
dice semplicemente "Croacia".
Solo un paio di giorni fa, secondo una vicina, campeggiava sulla porta un
rappresentativo cartello con la dicitura: "Ambasciata Croata". Poi però ci
sono state questioni, e lo hanno rimosso. Infatti nel Corpo Diplomatico
dell'Argentina non esiste alcuna Ambasciata croata, nè alcun Ambasciatore
croato. O almeno non ancora.
Il Presidente Menem spinge per il riconoscimento del nuovo Stato e vuole che
sia nominato Ambasciatore il suo vecchio compare Ivo Rojnica. Egli ha con lui
un debito di gratitudine, visto che il croato avrebbe sostenuto con forza il
peronista nella battaglia elettorale. Rojnica entra ed esce dalla residenza
presidenziale, sempre più preso negli ultimi giorni dalle preoccupazioni.
La stampa gli dà la caccia e cerca, invano finora, di cavargli un commento
sulle ultime rivelazioni. La comunità ebraica di Buenos Aires accusa Rojnica
di essere stato "complice attivo ed esecutore della volontà dei nazisti"
secondo il "Semanario Israelita", che esce nella capitale. Il settimanale
ebraico cita una disposizione degli Ustascia, emanata nella città di Dubrovnik
il 25 maggio 1941, che impone il coprifuoco tra le 19 e le sette del mattino
per gli ebrei e per i serbi.
Questa disposizione porta la firma di Rojnica. Fintanto che le acque non si
sono placate, il Senato, dal quale dipende la nomina dell'Ambasciatore, non
vuole prendere alcuna decisione. Gli Ustascia governarono la Croazia insieme
all'Italia e alla Germania dal 1941 al '45. Per quanto di loro competenza essi
presero parte alla persecuzione dei partigiani, dei serbi e degli ebrei. Ante
Pavelic, fondatore degli Ustascia (1) e capo del governo della Croazia
nazista, dopo la capitolazione della Germania di Hitler scappò nell'Argentina
di Juan Peròn, travestito da frate francescano, con l'aiuto del Vaticano.
Anche Rojnica nell'Europa del dopoguerra temette la giustizia alleata. In
principio si rifugiò a Trieste. Ma lì fu arrestato, dopo che una delle sue
vittime, una ebrea, lo ebbe riconosciuto. I suoi commilitoni ustascia lo
fecero scappare dal carcere e lo condussero lungo le cosiddette "linee dei
topi" fino alla sicura Argentina. Di lì Pavelic e Rojnica proseguirono le loro
attività ustascia, tra l'altro a Buenos Aires la "Gazzetta Croata". Dopo la
caduta di Peròn, negli anni cinquanta, Pavelic ebbe delle difficoltà. La
Jugoslavia lo aveva accusato di essere responsabile della creazione di 22
campi di concentramento e dell'assassinio di un milione di serbi e 60mila
ebrei, e ne aveva chiesto la estradizione al governo argentino.
In effetti la estradizione fu negata nel 1957. Dopo essere scampato ad un
attentato, il "Duce", come si definiva lui stesso, riuscì a portarsi nella
Spagna di Franco, dove morì nel 1959. Rojnica rimase a Rio de la Plata, e
divenne una delle maggiori figure dell'imprenditoria tessile del paese.
Secondo il quotidiano "Pàgina 12", egli avrebbe fornito dieci milioni di
dollari ai suoi fratelli croati per l'acquisto di armi. Però dall'Argentina i
vecchi camerati non inviano soltanto denaro.
Nell'ufficio della via Còrdoba si è indaffarati anche a reclutare mercenari,
compito questo del quale si occupa in special modo Domagoj Antonio Petric, che
ufficialmente appare come l'addetto-stampa della ipotetica Ambasciata. La
"mano destra" di Rojnica appartenne per dieci anni al Battaglione n.601 del
servizio segreto militare, ai tempi della dittatura argentina dei Generali,
tristemente noto per la pratica della tortura. Tra i suoi ex-colleghi, Petric
è soggetto ad una particolare attenzione, poichè la maggior parte di loro non
ha mai appreso un vero mestiere, a parte la "guerra sporca", ed è pertanto
oggi disoccupata.
Particolarmente entusiasti per il nuovo compito nella ex-Jugoslavia sono i
cosiddetti "carapintadas", l'ala fascista interna all'esercito, cui sono
dovute svariate rivolte contro il governo. I legionari vengono preparati al
loro intervento in Bosnia-Erzegovina in un campo di addestramento segreto, a
Villa Alpina, distante circa 700 km. da Buenos Aires. Finora sono stati
inviati in Croazia 329 mercenari argentini. Secondo fonti argentine, 34 di
loro sono già morti. Generalmente i combattenti vengono imbarcati su voli di
linea diretti a Roma o a Budapest, di qui essi sono condotti a Zagabria in
pullman. Il metodo di inviare Caschi Blu argentini nelle zone di guerra si è
rivelato particolarmente economico.
Tanti soldati, sottoposti dal governo Menem al comando dell'ONU, svolgono nel
frattempo il loro servizio nelle file della legione straniera croata.
1) Il fondatore del movimento Ustascia fu in realtà Ante Starcevic, morto nel
1896, che riteneva i serbi "carne da macello" (cfr. Karlheinz Deschner, "Die
Politik der Päpste im XX Jahrhundert", ed. Rowohlt, Leck (RFT) 1991.
(tratto da "WoZ-die Wochenzeitung", n.29 del 23/8/1993, Zurigo)
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(http://www.reporterassociati.org/index.php?option=news&task=viewarticle&sid=250)
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