Il carcere come forza
centrifuga dell¹America
di Bianca Cerri
17 Oct 2003
Dopo aver compiuto un itinerario attraverso un¹America
molto diversa da quella propagandata dai media ufficiali, ho realizzato una
serie di articoli che documentano come il carcere sia ancora la vera forza
centrifuga del paese. Dietro la militarizzazione della giustizia si celano
ragioni economiche e politiche che i media ufficiali non amano presentare per
non arrecare danno all¹immagine degli Stati Uniti, universalmente
considerati la terra di ogni libertà. A smentire questa tesi è la voce di chi
è stato collocato sull¹ultimo gradino della scala sociale in un paese dove i
perdenti sono più numerosi di quanto appaia. A più di trent¹anni dalla
sanguinosa insurrezione di Attica, il carcere continua ad essere una
forma potente di controllo sociale. Lo vedremo esaminando le modalità in cui
ogni stato americano si confronta con la giustizia.
Alabama
³Chi crede di essere libero in America potrebbe presto trovarsi dietro le
sbarre² Patrick Sweeney (ergastolano in Alabama).
In Alabama, i detenuti vivono in piccoli ³bunker² dove possono appena
muoversi e mangiano cibo gelato e insapore. Viene passato da un buco largo
pochi centimetri e consumato in cella. La direzione delle carceri ammette solo
capelli cortissimi e tenta di scoraggiare l'invio di libri ai reclusi. La
maggior parte degli agenti di custodia è cristiana ma approva le esecuzioni e
non crede nella riabilitazione.
Fra gli ergastolani c¹è Patrick Swiney, ex-poliziotto uscito dal corpo
dopo aver scoperto la corruzione dei propri colleghi, condannato all'ergastolo
per l'uccisione della moglie e dell'amante di lei, sorpresi in flagrante
adulterio. La sua seconda moglie ha pagato gli esperti più abili, i quali
hanno escluso che l'uomo possa aver partecipato al delitto ma Swiney
non è ancora riuscito a riottenere la libertà. Dal carcere, l'uomo ha
denunciato la morte per Aids di 38 detenuti e la mancanza di cure
mediche per tutte le patologie, ma anche le condizioni disumane imposte
dall'amministrazione.
Le sua denuncia trova conferma in un rapporto redatto da un medico già in
forza al penitenziario dove sono avvenuti i decessi e negli articoli apparsi
sul Birmingham News, quotidiano dell'Alabama, che ha ammesso
l'esistenza di un'emergenza per i detenuti privati addirittura del cibo
necessario a sopravvivere. Le autorità non sono d¹accordo con questa analisi
ma il sovraffollamento e la mancanza di cure mediche sono state denunciate
troppe volte per essere soltanto frutto di fantasia.
Parecchi detenuti sono ridotti pelle e ossa dalla fame e questo ha effetti
devastanti su quelli che hanno contratto l¹Aids, bisognosi di cibo e
cure per via della massa muscolare ridotta rispetto a chi è in buona salute.
Prima della morte, John Bolton, era arrivato a pesare 32 chili ma ciò
non è stato sufficiente a richiamare l¹attenzione del personale
infermieristico inviato nel carcere di Limestone dopo la stipula di un
contratto miliardario tra l¹amministrazione carceraria e la società
Naphcare. Da quando la Naphcare ha avuto l¹appalto sembra
addirittura che la situazione sia peggiorata al punto che il ³Southern
Center for Human Rights² si è sentito in dovere di far presente la
situazione alle autorità.
Non sono pochi i reclusi morti proprio a causa della denutrizione ma questo
non ha preoccupato la società che ha mantenuto il contratto. Gli uomini sono
trattati come bestie secondo Sherry Swiney, che ha fatto inutilmente
appello a Donald Campbell, direttore del Dipartimento di Giustizia.
Human Rights Watch ha invece, denunciato che tra la popolazione carceraria
le violenze carnali hanno raggiunto una frequenza inammissibile. Alcune delle
vittime hanno scritto una lettera al deputato Jeff Session chiedendo
aiuto e denunciando la mancanza di attenzione al problema da parte della
stampa.
Lo Hudson Institute ha vivamente protestato per la decisione poca
opportuna della ³Seven Up² di improntare la propria campagna
pubblicitaria proprio sulle allusioni al sesso tra reclusi per vendere le sue
bibite. Solo quando si sono aggiunte altre proteste, la "Seven-Up² ha
deciso di tentare altre strade per incentivare le vendite. Le brutalità sono
però continuate e Joanne Mariner, che si occupa di riforma carceraria
per conto di un'organizzazione non-profit, afferma che il problema è molto più
diffuso di quanto si creda. Circa un recluso su dieci ha subito sevizie da
parte di altri e si ritiene che molti abbiano contratto il virus dell¹Aids
in seguito a queste violenze.
L¹Alabama ha una popolazione carceraria di circa 26.000 detenuti, oltre
metà dei quali è stata arrestata per reati legati all'uso di droghe, ma le
terapie disintossicanti non sono previste. Recentemente è ricomparsa anche la
tubercolosi e i soggetti che ne sono risultati affetti affermano di non averne
mai sofferto prima dell'arresto. La fattura miliardaria presentata dalla ³Naphcare²
allo stato dell'Alabama è stata nel frattempo saldata ma per le cure
bisognerà aspettare..Š
Bianca Cerri
b.cerri@reporterassociati.org
----------
(http://www.reporterassociati.org/index.php?option=news&task=viewarticle&sid=132)
|