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Ci sono varie “tranche” che pesano come enormi feudi sul dato economico italiota. Questi filoni non si riferiscono solo ed unicamente al dissesto industriale italiota ( Fiat,Cirio,Parmalat,Gruppo Cecchi Gori…….),ed alla invadenza delle banche, ma anche ai cartelli pubblici ed alla loro commistione con uomini “usurizzanti” che sfruttano il grimaldello pubblico per sostenere un particolare monopolio. Si parla tantissimo sopra la legge destrutturate l’industria dell’informazione,ma dalla Sicilia si pone all’attenzione il monopolio dei Sali d’ordine pubblico: L’ITALKALI. Questa industria vede il suo 51% dell’azionariato sotto il controllo della Regione Sicilia,un controllo tuttavia che vede la gestione affidata ai detentori del 39% dell’azionariato privato che nomina l’intera amministrazione. L’espressione di questo controllo vede alla presidenza un nobile siciliano:tal Ernesto Ragona. Ottantenne,il suo comando feudale si dipana fin dai tempi dell’immediato dopoguerra. Dal 1972 all’interno dell’ente “beneducesco” che gestisce lo sfruttamento minerario del salgemma,nel 1985 vede l’ente trasformarsi in spa diventando per questo Italkali. Da quel preciso momento si scatenerà sopra il capo di questo nobile un continuo “andirivieni” nei confronti della magistratura siciliana. Nel 1986 veniva infatti arrestato per peculato aggravato,il suo procedimento finirà in cassazione nel 1991; nel 1994 veniva nuovamente arrestato per aver pilotato un esborso spropositato della regione sopra un arbitrato. Un procedimento decisamente italiota perché vedeva da una parte il potere pubblico e dall’altra l’azionista di maggioranza della medesima società. L’Italkali infatti aveva risolto il contratto d’affitto delle miniere gestite dall’ente (della regione) chiedendo quindi i danni alla regione stessa che apriva i rubinetti delle casse pubbliche. Mentre la regione mandava denari alla spa dall’altra parte chiudeva le miniere di Pasquasia: lo scontro con i sindacati si risolse con la regione che mandava in pre pensionamento i quarantacinquenni e tutti coloro che avevano maturato 15 anni d’anzianità nella miniera. In un solo colpo il potere pubblico si rendeva protagonista di un esborso “quadribolato” all’interno della sua stessa società,società che nel 1997 decideva di liquidare. Nel frattempo il procedimento a carico del Morgante si bloccava,cosicché il presidente della società liquidataria – l’Italkali – nel 2002 presentava istanza di risarcimento danni per lentezza della giustizia ( ?!?) spalleggiato da una squadra di avvocati targati PDS-PRC. In definitiva la liquidazione – avviata nel 1997 – risulta ancora in alto mare stante il perdurante contenzioso regione- Italkali,stante la presenza del Morgante posto dalla regione stessa a capo della società. La fiumara dei soldi pubblici ,che come abbiamo visto in Sicilia sorregge contenziosi ( da 343 miliardi) e mostri come l’ente miniere (1483 miliardi),sta alla base anche del futuro assetto europeo. Sotto la presidenza italiota è saltata per aria la realizzazione di una costituzione europea a 25,ma l’attenzione si è subito spostata verso la torta dei “fondi strutturali”: un tortone capace di succhiare qualcosa come il 70% del bilancio UE,quantificato nel 2002 a 100 miliardi di euro. Un oceano di danari che G.B. , Germania,Francia,Olanda,Svezia,Austria non vogliono defalcare a favore dei costi di allargamento. La guerra dei fondi strutturali è stata subito avviata andando a colpire soprattutto la Spagna che succhia il 38,3% dei fondi contro il 14,7% destinato alla Germania per l’ex DDR. Da Madrid fanno subito sapere che non sono intenzionati a vedersi tagliati i fondi ; da Bruxelles per contro affermano che il mancato allargamento della quota percentuale segnerebbe semplicemente la fine dell’integrazione europea. La disintegrazione europea sembra già avviata in Italia con la placitazione sopra le legge sul disordine televisivo ,prodotta dalla “mente” Gasparri,addotta dal Commissario europeide Monti. Dopo lo stop imposto ai decreti “spalma – debiti”,congeniato allo scopo di far partire il campionato di calcio italiota,l’italiano sembra voler ammorbidire la mano sul suo paese. Il nodo fondamentale non verte sulla assegnazione delle frequenze e sull’irruzione della nuova tecnologia ( poderosa cortina di fumo….) ma sulla mega TORTA DEL SIC,OVVERO DEL SISTEMA INTEGRATO DELLE COMUNICAZIONI. Questa sigla,questo spot rinchiude un universo composito di voci: canone tv,pubblicità,offerte televisive a pagamento,sponsorizzazioni,televendite,editoria……Insomma un elastico allungabile in una serie infinita di direzioni fatto appositamente per scavalcare un fantomatico tetto imposto per evitare la concentrazione. In realtà con la sigla SIC si interpreta un gigantesco trust che microscopicamente il commissario non vede. Meglio,non vuole vedere. La partita è decisamente trasversale ai poteri pubblici degli stati e del super stato. Succede infatti che immediatamente all’indomani del crollo della COSTITUZIONE EUROPEA ,l’esecutivo europea ha immediatamente trascinato l’Italia a rispondere sopra i mancati contributi derivati dalla politica dei condoni: politica del risanamento che se vanificata dalle direttive europee comporterà un aggravio non indifferente alle casse pubbliche italiote. La battaglia sulle privatizzazioni – molto sui generis – può rivelarsi un boomerang pericoloso perché se da una parte si tenta di liquidare parte del patrimonio pubblico ( spesso svenduto ) ,dall’altra il mancato introito rappresenta una mancanza nei confronti dell’Europa,la quale batte immediatamente cassa. (…come visto all’interno della guerra dei fondi strutturali….). Di fronte a questi ammanchi,il commissario Monti non ha voluto calare un ulteriore veto sopra le azioni della classe dirigente italiota.
a cura di Linea Critica e per gentile collaborazione di Andreas Obermann |
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