IL QUARTO REICH (parte 48a)

in collaborazione con L'INTERNAZIONALE 

 

 

20 Ottobre 2003
Socialist Worker

 

L'occupazione alimenta la resistenza
 

Un'intervista di Anthony Arnove
 


 

Tariq Ali
 


     
 

 

   

ARNOVE: Il suo nuovo libro ³Bush in Babylon² spiega che la guerra in Iraq è stata basata interamente sulla menzogna. Se la causa scatenante dell¹invasione non furono né le armi di distruzione di massa né i collegamenti iracheni con i gruppi terroristici come al-Quaeda, quale fu la vera causa?

ALI: Se le armi di distruzione di massa in Iraq fossero state reali, invece che immaginarie, gli USA non l¹avrebbero mai invaso. Ed è della massima importanza ripetere che fuori degli Stati Uniti nessuno crede che ci fossero realmente dei collegamenti tra iracheni ed al-Quaeda.
 

Lo stato di ignoranza tra la popolazione statunitense è ­suppongo- un tributo alle tre scimmie dell¹informazione ­ le due reti nazionali e la Fox TV ­ il cui motto sembrerebbe essere: ³non vedo la verità, non ascolto la verità e non dico la verità². Come può esserci ­ quale sicuro prerequisito di una democrazia capitalistica ­ una cittadinanza vigile e attenta in queste condizioni di ignoranza indotta dai canali ufficiali?

Io credo che la ragione principale che si nascondeva dietro questa guerra era quella di dimostrare l¹esistenza di un potere imperiale, di mostrare cioè -a quella regione e al mondo intero- che l¹Impero Americano è stato costruito per perpetuare la sua egemonia con ogni mezzo. Laddove la supremazia economica risultasse inefficace potrebbe manifestarsi un¹offensiva militare.

E¹ stato un avvertimento agli stati dell¹estremo oriente e dell¹Europa occidentale. Il messaggio era chiaro: noi abbiamo la capacità e il potere di intervenire militarmente a nostro piacimento. Un¹altra ragione era quella di assecondare il regime israeliano, che vede l¹Iraq e la Siria come gli unici regimi nella regione che hanno resistito alla Pax Israeliana.

Il piano prevedeva di rovesciare, con un regime fantoccio in Iraq, i baathisti siriani [cioè i membri del partito socialista pan-arabo attualmente al potere in Siria, ndt]. Come ha confidato il premier britannico Tony Blair in un incontro non registrato con tre affermati giornalisti liberali, l¹Iraq è stato prescelto affinché non fosse più necessaria una guerra contro Siria e Iran. Il successo in Iraq avrebbe dovuto implicare che la minaccia e l¹intimidazione da una parte e i trattati dall¹altra sarebbero stati sufficienti. La resistenza irachena ha dissolto questa singolare illusione.

ARNOVE: Cosa ne pensa delle dichiarazioni che indicano la resistenza all¹occupazione irachena come alimentata da terroristi stranieri e da gruppi fedeli a Saddam Hussein?

ALI: Una delle dichiarazioni più comiche dei mesi passati è stata quella di Paul Wolfowitz, il quale ha dichiarato in una conferenza stampa tenuta a Baghdad che ³il maggior problema era che ci fossero troppi stranieri in Iraq². Il fatto che la maggior parte dei giornalisti stranieri presenti non è scoppiata a ridere è un indicazione di quanto essi siano in realtà assoggettati.

La realtà è che la popolazione vede nell¹esercito d¹occupazione i veri terroristi stranieri e una volta occupato un paese si deve agire in stile coloniale. Il modello proposto è una via di mezzo tra Gaza e Guantanamo.

La resistenza in Iraq è composta da oltre 40 diverse organizzazioni, grandi e piccole. Ci sono i baathisti, i comunisti dissidenti disgustati dal tradimento del Partito Comunista Iracheno che appoggia l¹occupazione, i nazionalisti, i gruppi di soldati ed ufficiali iracheni allo sbando a causa dell¹occupazione nonché gruppi religiosi sunniti e sciiti, questi ultimi ­comunque- ancora poco numerosi [considerando che rappresentano circa il 60% della popolazione irachena, ndt].

In altre parole, la resistenza è fondamentalmente irachena ­ ma non mi sorprenderei se altri arabi stessero attraversando i confini per aiutarla. Perché non dovrebbero? Se ci sono polacchi ed ucraini a Najaf, perché mai non dovrebbero arrivare altri arabi in difesa della comunità araba irachena?

Ma il fatto chiave della resistenza odierna è che essa non è chiaramente localizzata ­ è il classico primo stadio di una guerriglia che combatte contro un esercito d¹occupazione. Se ­poi- questi gruppi passeranno alla seconda fase e costituiranno un Fronte di Liberazione Nazionale Iracheno resta ancora da vedere.

Ho saputo che il Pentagono sta organizzando una speciale proiezione della Battaglia di Algeri. Un classico del cinema anti-colonialista, ma il film di Gillo Pontecorvo ­ in questo caso - è stato scelto per aiutare l¹altra parte.

ARNOVE: E¹ possibile fare un confronto tra le attuali condizioni in cui versa l¹Iraq e quelle promesse da Bush e Blair?

ALI: Tutti i miei contatti iracheni confermano sostanzialmente ciò che riporta la stampa europea. Il paese è nel pieno caos. La situazione è attualmente molto peggiore di quella che c¹era sotto Saddam. Non è iniziata alcuna ricostruzione. C¹è la disoccupazione di massa. Gli USA non credono che gli iracheni siano capaci di far pulizia e così vengono utilizzati migranti sud asiatici e filippini.

Questo è un colonialismo nell¹epoca del capitalismo neo-liberale nel quale Stati Uniti e aziende loro ³amiche² hanno la precedenza. Sotto l¹occupazione, l¹Iraq diventerà una solida oligarchia.

La vita quotidiana è una miseria e l¹occupazione con i suoi fantocci non riescono neanche a soddisfare i bisogni di prima necessità. Ciò alimenta la resistenza ed incoraggia molti giovani a combattere. Pochi di loro sono pronti a tradire quanti stanno combattendo e -questo è l¹importante- senza il supporto passivo della popolazione una resistenza diventa molto difficile.

ARNOVE: Quali eventi prevede si stanno per verificare? Per esempio Bush è andato alle Nazioni Unite per chiedere supporto all¹occupazione. Sta cercando di ottenere una copertura multilaterale che possa legittimare il controllo statunitense?

ALI: Il Consiglio di Sicurezza dell¹ONU ha disonorato se stesso per l¹ennesima volta. Dovrebbe essere rinominato il Consiglio di Satrapo [governatore dispotico sotto l¹antica monarchia Persiana, ndt].

Tedeschi, francesi e russi - così come i liberali statunitensi - che si sono opposti alla guerra stanno dicendo ora che non c¹è altra scelta che sostenere l¹occupazione. Non intendono però mandare né truppe né denaro ma dare un supporto ³morale². I giapponesi hanno detto recentemente che non possono inviare truppe fino a che i loro soldati non abbiano appreso l¹arabo (cioè mai), ma se capitoleranno al cospetto delle Nazioni Unite d¹America [gioco di parole tra Nazioni Unite e Stati Uniti d¹America, ndt], si spera che possa emergere un movimento contro la guerra in quel paese.

I turchi stanno ancora negoziando quale parte dell¹Iraq dovrebbero sorvegliare. Loro vorrebbero occupare la zona curda in modo da regolare qualche conto in sospeso, mentre gli USA vorrebbero assegnargli alcuni obiettivi nella regione di Baghdad. Se e quando le truppe turche dovessero arrivare, ciò potrebbe causare la rivolta di alcuni gruppi curdi contro l¹occupazione.

Un multilateralismo marcato ONU non sarebbe molto differente da quel che già esiste. Non bisognerebbe dimenticare, infatti, quanto l¹ONU sia odiato in Iraq, quale promulgatore delle sanzioni killer e come mandante dei settimanali bombardamenti subiti per mano degli anglo-americani nello stesso periodo.

ARNOVE: Quali conseguenze pensa che avrà questa occupazione per i palestinesi? Crede che i prossimi obiettivi saranno Siria ed Iran?

ALI: Se inizialmente i palestinesi sono stati demoralizzati dalla caduta di Baghdad, l¹emergere di una resistenza li sta ora incoraggiando. Dopo la capitolazione di Baghdad, il criminale di guerra israeliano Ariel Sharon disse ai palestinesi ³tornate in voi, ora che il vostro protettore se ne è andato². Come se la resistenza palestinese dipendesse da Saddam! Bene, ha avuto le sue risposte.

Ciò che la gente negli Stati Uniti deve comprendere è che nel mondo arabo ma anche altrove, gli attentati suicidi non possono non essere associati all¹occupazione. Persino alcuni veterani del sionismo come Avraham Burg lo hanno ammesso nelle ultime settimane.

E non è neanche vero che siano solo i palestinesi o i musulmani gli unici ad essere pronti al sacrificio delle proprie vite. I vietnamiti impiegarono tattiche simili nei caffè di Saigon frequentati dai soldati americani.

Ora c¹è una duplice occupazione del medio oriente ­ l¹occupazione israelo-americana della Palestina e dell¹Iraq. Se poi ­ israeliani e americani - saranno così pazzi da proseguire con la Siria e con l¹Iran, si stanno sopravvalutando sia militarmente sia politicamente. Il mio punto di vista è che la resistenza irachena ha temporaneamente bloccato tutti i piani riguardanti Siria e Iran.

ARNOVE: Cosa dovrebbe fare oggi chi si oppone alla guerra e all¹occupazione?

ALI: Dovrebbe costruire un movimento contro la guerra che sia il più ampio e esteso possibile.

Alcune corrispondenze tra i soldati e le loro famiglie sono diventate molto movimentate. Questi soldati americani stanno imparando rapidamente e stanno capendo che ciò che gli è stato detto era un mucchio di bugie. Il movimento pacifista vincerà solo se esso sarà capace di convincere i cittadini indecisi. Ciò significa che alcuni leader del movimento contro la guerra devono superare la naturale disposizione di parlare all¹interno del movimento ed imparare un nuovo linguaggio.

 
Documento originale
The Occupation Fuels Resistance (http://www.zmag.org/content/showarticle.cfm?SectionID=15&ItemID=4373)
Traduzione di Fabio Berardi
   
TARIQ ALI è un veterano, attivista politico dagli anni ¹60 è produttore di film, scrittore ed autore di numerosi libri, incluso ³The Clash of Fundamentalisms² [disponibile in italiano: ³Lo scontro dei fondamentalismi², 1ª ed., Tariq Ali, Rizzoli, 2002, ndt] e ³Bush in Babylon: Recolonizing Iraq².

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(http://www.zmag.org/Italy/ali-occupationresistance.htm)

 


 

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