IL QUARTO REICH (parte 42a)

in collaborazione con L'INTERNAZIONALE 

 

 

CECENIA: LA SPORCA GUERRA DIMENTICATA

di Anna Politkovskaya*, traduzione a cura di www.arabcomint.com




           Tre anni fa il presidente russo Vladimir Putin ando' al potere
lanciando una guerra di aggressione in Cecenia a cui, ancora oggi, la Russia
si riferisce come ad una "lotta contro il terrorismo".

            La guerra dimenticata, continua, con violenze inenarrabili da
parte russa e con 4.000 soldati di Mosca caduti in campo a tutt'oggi.
Perche'?

            In Russia, la differenza esistente tra le statistiche ufficiali
e la vita reale e' grande almeno quanto quella sussistente tra Putin e le
liberta' democratiche. E' bene tener conto di cio', allorche' si consideri
Putin un alleato nella famigerata "guerra contro il terrorismo". La
differenza e' evidente per tutti coloro i quali si chiedano quale sia la
realta' della Cecenia oggi.


      La risposta e' che la Cecenia e' un'enclave isolata all'interno della
Russia, un ghetto del 21esimo secolo. Nessuno vi puo' liberamente entrare o
uscire - ne' uomini, ne' donne o bambini, ne' vecchi. I checkpoints militari
sono dovunque. Per poter attraversare questi checkpoints, i civili devono
inserire una banconota da 10 rubli nel passaporto. Senza questa estorsione,
qualunque soldato e' libero di spararti alla schiena o di arrestarti. In
entrambi i casi, le conseguenze sono fatali.

      La caratteristica piu' sconvolgente della vita in Cecenia oggi, e'
l'incontrollabile bufera di pallottole e missili attorno a te. Nessuno e' al
sicuro. Qualsiasi discussione sui diritti umani e' semplicemente inutile,
perche' in Cecenia non esiste alcun diritto umano.

      In questo dramma, il ruolo pricipale spetta ai militari, mentre la
popolazione civile e' una semplice comparsa. Per quanto riguarda i
combattenti ceceni, invece, essi forniscono il necessario background
affinche' l'occupazione della Cecenia possa essere definita "una piccola,
sporca guerra".

      Dall'inizio dell'invasione russa in Cecenia, oltre ai morti, ai
feriti, ai mutilati, circa 2.000 civili sono "spariti", durante retate in
citta' e villaggi, e non si ha piu' notizie di loro, ne' si sa se siano
morti o vivi.

      Le corti - che esistono solo nominalmente - non fanno nulla. La
polizia e' peggio dei militari. In effetti, le peggiori camere di tortura a
Grozny sono gli uffici del Ministro degli interni, e le stazioni di polizia.
Il governo filo-russo imposto durante la guerra non funziona, ospedali e
scuole sono distrutti, l'economia e' al collasso, il sistema bancario
inesistente e soprattutto, la cosa piu' incomprensibile e' l'immagine del
ghetto ceceno.

            Cosa vuole Putin in Cecenia? Al posto della Cecenia? Dai ceceni?
Cosa, soprattutto considerando che nessuno degli obiettivi che si era posto,
dalla conquista della Cecenia alla maggiore sicurezza per i cittadini russi,
e' stato raggiunto? I civili non si sentono piu' sicuri, poiche' la
resistenza cecena si rafforza e cerca maggior vendetta dopo ogni assassinio
subito.

            I discorsi pubblici di Putin sono infarciti di proclami sulla
grandezza della potenza russa, ed il suo pubblico ci crede. In cosa,
specificamente, si manifesta lo status di grande potenza della Russia? Quali
aspetti della vita in Russia dimostrano che c'e' qualcosa di cui andare
fieri oggi?


      La Russia di Putin non ha alcun aspetto positivo. L'economia e' nelle
mani di pochi oligarchi. La corruzione e' rampante. La rete della nostra
sicurezza sociale e' inesistente. In effetti, non c'e' nulla su cui
costruire una politica interna. Ma, cio' nonostante, il popolo russo vuole
sentirsi dire che vive in uno stato grande ed importante.
      La Cecenia fornisce il lievito per la crescita di una mentalita' di
super-potenza, la base della moralita' dello stato di Putin. Per questa
ragione, Putin consente all'esercito di macchiarsi, quotidianamente, di
crimini ed atrocita'. In effetti, fornendo la base ideologica alla sua lotta
contro i ceceni, Putin incoraggia i militari a compiere azioni
irresponsabilmente criminali in Cecenia. Il Putinismo e' ugualmente
apprezzato da tutti coloro che, in America ed Europa, hanno caldeggiato ed
accolto con favore l'abilita' del presidente russo di tenere il suo paese
sotto controllo. Tra tutti i premiers ed i presidenti occidentali, non ce
n'e' uno solo che voglia disturbare l'alveare russo sollevando il problema
della catastrofica situazione in Cecenia.

      Cosi', America, Europa e Putin, tutti felici e contenti l'uno
dell'altro, affondano nel fango di compromessi che appare un tradimento.
Questo tradimento diventera' sempre piu' profondo mano a mano che Bush e
Putin si sosterranno reciprocamente nelle loro rispettive campagne contro il
terrorismo internazionale. Nei suoi incontri con Putin, Bush dovrebbe
ricordare tutto cio': i compromessi continui non faranno altro che
rafforzare il Putinismo, e chiuderanno sempre piu' i ceceni nella trappola
di questo ghetto del 21esimo secolo.

      *Anna Politkovskaya e' la corrispondente speciale del giornale russo
"Novaia Gazeta" ed autrice di : "Una sporca guerra: una reporter russa in
Cecenia".




La Genesi e le motivazioni del conflitto infinito in Cecenia



      "Le immagini della guerra in Cecenia sono tra le piu' sconvolgenti dei
tempi moderni. Una moderna citta' europea bombardata fino a ridurla in
rovine, mentre i suoi cittadini cercano scampo nei bunker. Strade coperte da
cadaveri, per settimane. Fosse comuni. Madri che scalano colline alla
ricerca dei figli scomparsi ... Il caotico, denutrito, vizioso esercito
russo ha fatto qualcosa di apocalittico nella piccola Cecenia. Ha fatto una
guerra contro tutti i ceceni" - Tratto da Chechnya: A Small Victorious War
1997
      Il conflitto russo-ceceno e' uno dei conflitti piu' lunghi e pervasivi
della storia. Esso dura da quasi duecento anni, lasciando dietro di se' una
scia storica di odio reciproco e frequenti episodi di ostilita' da entrambe
le parti.

      E' ormai un decennio dal momento in cui la piccola repubblica cerco'
di dichiarare la propria indipendenza dalla Federazione Russa. Per gran
parte del decennio, le truppe russe hanno martoriato la Cecenia, lanciando
una guerra brutale ed indiscriminata contro il suo popolo. Da allora, sono
stati uccisi circa 100.000 ceceni (su una popolazione totale di 1,2 milioni)
ed altrettanti sono i profughi.Nonostante la massiccia perdita di vite umane
da parte cecena e le politiche genocide dei successivi governi russi, il
conflitto in Cecenia e' stato pressocche' dimenticato, ricevendo pochissime
analisi rigorose e sistematiche.

      Per comprendere le ragioni di questo conflitto, invece, bisogna
considerare la geopolitica di questa travagliata area, che include
considerazioni riguardo alle dispute territoriali, alla lotta per le risorse
vitali, i dilemmi militari e di sicurezza e considerazioni riguardo ad
identita', cultura e religione.

      Il conflitto in Cecenia e' il risultato di due fattori: le animosita'
radicate in rivendicazioni storiche, etniche, religiose e territoriali, e la
lotta per lo spazio geostrategico e le risorse vitali, come il petrolio e
gli oleodotti connessi al suo trasporto.

      Gli attacchi dell'11 settembre, e la successiva "lotta al terrorismo"
lanciata dagli USA hanno dato nuova luce al conflitto in corso in Cecenia.
Il presidente russo Vladimir Putin ha giustificato le brutalita' commesse
dai russi in Cecenia usando le stesse parole di Bush, dichiarando la sua
"una guerra contro il terrorismo in una regione senza legge, che potrebbe
diventare un porto franco per al-Qaida ed i suoi simpatizzanti, i quali
hanno gia' combattuto al fianco dei ceceni". In effetti, gia a partire dalla
guerra scatenata dagli USA contro l'Afghanistan, vi e' stato un quid pro quo
tra le amministrazioni americana e russa, con i russi che hanno fornito
supporto dell'intelligence alle truppe americane in Afghanistan, e con gli
USA che hanno ricambiato, fingendo di non vedere la brutale occupazione
russa della Cecenia.
      Inoltre, le unita' speciali americane stanno addestrando le truppe
georgiane dallo scorso maggio affinche' queste riescano a prendere controllo
del Pankisi Gorge, una verde valle a nord di Tblisi, rifugio di combattenti
ceceni e di loro simpatizzanti.
      I ceceni, in risposta alle atrocita' russe, hanno lanciato una serie
di operazioni kamikaze, la piu' cruenta delle quali, lo scorso agosto,
porto' all'abbattimento di un elicottero russo in volo sulla cecenia, in
seguito al quale morirono 120 soldati di Mosca.

      Un conflitto storico: secoli di deportazioni e pulizie etniche

            La Cecenia e' una piccola comunita' nazionale situata nel
Caucaso, entro il confine meridionale della Federazione Russa. Conosciuti
sin dal Medioevo, i ceceni sono un ben distinto gruppo etno-linguistico, i
quali si auto-definiscono Nokhchi. Rispetto ai russi ed ai cosacchi, hanno
un differente substrato religioso e culturale e resistono al governo russo
sin dalle guerre coloniali del tardo 18esimo secolo.

            Questo sentimento nazionale di distinzione e' stato enfatizzato
dalla presenza di due ordini islamici sufi, il Naqshbandiya ed il
Quadiriya - entrambi gruppi riformisti musulmani che insegnavano al popolo a
resistere all'oppressione. In effetti, l'Islam e' la causa principale di
identita' per i ceceni e la forza piu' potente per la resistenza alla
tirannia russa. Inoltre, la Shari'a (legge islamica) ha offerto un codice di
leggi e di disciplina sociale storicamente rispettato, e dunque il desiderio
di una repubblica islamica, indipendente dalla Russia, e' stato il fattore
motivante delle varie sollevazioni cecene.


      La conquista russa del nord del Caucaso, protettorato ottomano,
inizio' alla fine del 18esimo secolo. I primi concertati sforzi delle
nazioni nord-caucasiche di respingere l'avanzata russa, furono portati
avanti da un ceceno, Mansur Ushurma, tra il 1785 ed il 1791. A quel tempo,
la Russia era all'apogeo della sua potenza, nondimeno le nazioni caucasiche
raggiunsero significativi successi militari. Sheikh Mansur riusci' a
rafforzare l'identita' islamica, la consapevolezza e l'abnegazione dei
ceceni, ma la ritirata degli ottomani dopo la caduta di Anapa, sul mar Nero,
nel 1791, porto' alla cattura di sheikh Mansur, che mori' nelle carceri
russe, nel 1794.

      Nel 1816, il generale Aleksei Yermolov fu nominato amministratore di
Georgia e Caucaso. Il suo governo autocratico e crudele segno' il futuro
delle relazioni russo-cecene. Nel 1818, in una lettera allo zar Alessandro
II, scrisse che "non avrebbe trovato pace fino a che fosse rimasto in vita
un solo ceceno", perche', "con il loro esempio possono ispirare uno spirito
di ribellione e l'amore per la liberta' persino tra i piu' fedeli sudditi
dell'impero". Il suo avvento inauguro' una politica di sterminio ed
espulsioni sistematiche in tutto il nord Caucaso. Durante la conquista
russa, decine di migliaia di ceceni non combattenti morirono, furono negate
le terre agricole ai combattenti, per sottometterli attraverso
l'affamamento, e piu' di un milione di residenti furono espulsi dalle loro
case, stabilendosi in Turchia e nel Medioriente.

      Le politiche di Yermolov ispirarono l'azione di tre imam che
condussero il movimento di resistenza ceceno durante le guerre del Caucaso
(1817-64). I tre imam erano Kazi Mullah, Gamzat-Bek e Shamil. L'ultimo di
questi fu forse il piu' importante leader politico e militare mai emerso
nella regione del nord Caucaso.
      L'imam Shamil era un uomo eccezionalmente alto e dotato atleticamente,
un cavallerizzo senza pari, molto intelligente e colto. Con la sua guida, i
russi furono sbaragliati in diverse battaglie, intrighi e negoziati.
      Nel 1859, il contingente militare russo nel nord Caucaso superava il
mezzo milione di unita'. Il principe Bariatinsky, comandante capo russo,
dispiego' circa 40.000 truppe per l'assalto finale a Shamil ed ai restanti
500 partigiani asserragliati a Gunib, tra le montagne del Daghestan.
      Dopo Shamil, i ceceni continuarono a combattere per altri tre anni,
sotto la guida del luogotenente del leader ucciso, Baysangur. Questi riusci'
ad aprire una breccia nell'accerchiamento di Gunib per se' ed i 100
combattenti ancora in vita. Solo 30 sopravvissero. Tra di essi, l'antenato
dell'attuale leader ceceno, Shamil Basaev.

      Dopo le esecuzioni di Baysangur e dei suoi, nessun leader ceceno
legittimo' accetto' mai di allearsi all'impero russo. Totalmente decimata,
ridotta a meno di 50.000 anime dopo mezzo secolo di combattimenti, la
Cecenia fu sconfitta, ma non pacificata. Diciotto anni dopo la conquista,
nel 1877-78, una nuova rivolta porto' all'esecuzione in massa dei seguaci di
Naqshbandi e Qadiri, a migliaia di deportazioni in Siberia e ad un esodo
verso l'impero ottomano dalle terre della Cecenia del nord.

      Nel 1940 e nel 1942, le forze aeree sovietiche bombardarono la Cecenia
e l'Ingushetia per reprimere le insurrezioni popolari. Nel febbraio del
1944, l'intera popolazione di Cecenia ed Ingush fu deportata col pretesto di
aver collaborato col nemico durante la SEconda Guerra mondiale - un'accusa
assurda, dal momento che i tedeschi non erano mai arrivati in quei
territori. Alcuni furono mandati nei campi della morte in Siberia, mentre la
maggioranza nelle gelide lande del Kazakhistan. Circa un terzo dei 618,000
deportati mori' durante il trasporto a causa di epidemie di tifo.

      Alcune atrocita' hanno lasciato un segno profondo: a Khaibakh, isolata
tra le montagne, 700 persone troppo vecchie o troppo malate per poter essere
deportate, o semplicemente residenti in villaggi troppo isolati per un
trasporto conveniente furono lasciati morire. Nonostante le multiple misure
genocide adottate dai russi, i ceceni sono rimasti l'unico popolo caucasico
ad essersi rifiutato di accettare la psicologia della sottomissione.

      Il 10 dicembre 1994, il presidente russo Boris Yeltzin, invio' le
truppe russe a restaurare l'ordine nella repubblica cecena. I militari
adottarono nell'area la dottrina bellica della II Guerra Mondiale,
bombardando l'area a tappeto. Preso controllo della Cecenia, organizzarono
l'amministrazione del territorio in maniera classica, gerarchica,
enfatizzando l'occupazione della sua capitale, Grozny. I ceceni resistettero
con piccoli, mobili gruppi di combattenti ben equipaggiati e riuscirono ad
ottenere stupefacenti risultati di disturbo all'avanzata delle colonne
russe. Con l'aiuto di mujahidin giunti da diversi paesi arabi, riuscirono a
respingere l'invasione sovietica e a dare vita ad una breve parentesi di
indipendenza cecena. La lotta del 1994-96 fu l'ultima nella serie di lotte
anti-coloniali cecene. La vittoria degli indipendentisti fu tanto piu'
stupefacente se si considera il fatto che la Cecenia vinse senza l'ausilio
di un vero stato ne' di un'organizzazione politica o militare formale. Con
il pretesto di una misteriosa ondata di sanguinosi attentati nelle citta'
russe, di cui la Cecenia ha sempre negato la responsabilita', la Russia
invase nuovamente la Cecenia. Finora, il governo russo non e' stato in grado
di produrre alcuna prova che colleghino quegli attentati ai ribelli ceceni.

      La politica del petrolio

      Il recente conflitto in Cecenia, maschera una lotta ancora piu' odiosa
tra le grandi potenze per il controllo delle vitali risorse petrolifere
dell'area. Tra le maggiori preoccupazioni russe ed occidentali e'
l'oleodotto che, dai campi petroliferi dell'Azerbaijan attraverso Dagestan e
Cecenia, dovrebbe arrivare al porto russo di Novorossisk. L'oleodotto
Baku-Novorossisk e' diventato ancora piu' importante dopo la scoperta di
nuovi giacimenti petroliferi sulle rive del Caspio. Si ritiene che tali
giacimenti contengano circa 3,5 miliardi di barili di petrolio. Il controllo
di essi, l'accesso ad essi e il loro trasporto sono di grande importanza per
Mosca, Ankara e Washington.

           A tale riguado, si puo' notare che l'11 settembre non ha mutato
alcune caratteristiche del nuovo ordine mondiale - formatosi dopo il crollo
dell'Unione Sovietica. La fine della guerra fredda ha fatto sorgere un'altra
guerra, una guerra all'ultimo sangue per l'accaparramento delle ultime
risorse energetiche del pianeta. Lo status delle superpotenze richiede
naturalmente il controlo del petrolio a tutti i livelli - dalla scoperta
alla commercializzazione. L'American Petroleum Institute di Washington,
organo delle maggiori compagnie petrolifere del paese, ha definito la
regione del Caspio " l'area di maggiori risorse potenziali al di fuori del
Medioriente". Dick Cheney, vice-presidente USA, parlando del bacino del Mar
Caspio nel 1998, quando lavorava nell'industria petrolifera, commento': "Non
posso pensare al momento in cui una regione emergera' all'improvviso per
diventare cosi' strategicamente importante quanto quella del Caspio".

      Ovviamente il petrolio non e' la sola forza in gioco, ma e' parte
dell'intricata lotta politico/militare ed economica. Si puo' dedurre che le
ragioni geo-economiche per le quali la Russia e' interessata a controllare
duramente la Cecenia siano correlate al bisogno di controllare le risorse
del Caspio. Inoltre, le preoccupazioni russe per la Cecenia portarono, come
risultato, la guerra USA-NATO contro la Serbia e la successiva occupazione
NATO del Kossovo. Le tensioni con la Russia divennero alquanto forti in
seguito alla campagna russa in Cecenia avvenuta subito dopo. L'intervento
russo in Cecenia nel 1999 fu inteso come un avvertimento agli USA ed alla
NATO che la Russia era ancora una forza d'urto con cui bisognava fare i
conti, dopo lo sfascio dell'URSS.







 

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