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4 ottbre 2003
ZNet
Venezuela nella stampa USA.
Menzogne e disinformazione nel settimanale US News
Gregory Wilpert
Uno dei settimanali statunitensi più importanti ha pubblicato
recentemente un articolo che ai lettori ben informati ricorderà una tipica
campagna di disinformazione. L¹articolo in questione, dal titolo ³il terrore
alle porte di casa², di Linda Robinson, è stato pubblicato nella rivista U.S.
News & World Report (10/6/03) [i] ed afferma di avere le prove che il
presidente del Venezuela, Hugo Chavez, ³sta flirtando con il terrorismo². La
pubblicazione di un articolo
così inconsistente in concomitanza con le recenti affermazioni del Gen.
James Hill, capo del Comando Sud, secondo il quale la Isla Margarita sarebbe
diventata un asilo per gruppi di terroristi islamici, suggerisce che
l¹amministrazione Bush stia montando le basi per dichiarare il Venezuela uno
³stato canaglia².
Tuttavia, l¹articolo abbonda talmente di sviste, di ³fonti governative
americane² anonime, di distorsioni e vere e proprie menzogne, che ci si
potrebbe chiedere quale sia il vero obiettivo della sua autrice. Vale la pena
esaminare l¹articolo più dettagliatamente.
Menzogne e disinformazione
Linda Robinson afferma che ³il Venezuela sta offrendo un supporto [Š]
che potrebbe rivelarsi utile a gruppi islamici radicali². L¹autrice aggiunge:
³U.S. News ha appreso che il governo di Chavez ha emesso migliaia di ³cedolas²,
equivalenti a tessere della previdenza sociale, a persone provenienti da Cuba,
Colombia e paesi mediorientali che ospitano organizzazioni terroriste². In
primo luogo, è probabile che il Venezuela abbia concesso documenti d¹identità
(³cedulas²) ai cittadini di questi paesi, come fanno anche gli Stati Uniti
quando concedono il permesso di soggiorno ai cittadini stranieri con la
cosiddetta ³green card². La concessione di siffatti documenti d¹identità, in
ogni caso, aiuta ad identificare eventuali attività illegali dei residenti
piuttosto che a facilitarne la clandestinità, come invece sostiene l¹articolo.
L¹accusa di un non meglio identificato ³funzionario del governo statunitense²,
secondo il quale ³più di mille colombiani² avrebbero usufruito di queste
cedole, è priva di qualsiasi rilevanza in un paese dove risiedono, legalmente,
diverse migliaia di cittadini colombiani.
Robinson afferma che ³funzionari del governo USA ritengono che il
governo venezuelano stia concedendo questi documenti a persone non idonee a
riceverli e che alcune di queste Œcedulas¹ siano state conseguentemente usate
per ottenere passaporti venezuelani e, addirittura, visti d¹ingresso per gli
Stati Uniti che potrebbero consentire ai titolari di eludere i controlli alle
frontiere ed entrare in territorio statunitense². Primo, in base a quale
principio questi funzionari sono dell¹avviso che questi residenti stranieri
non sarebbero idonei ad ottenere il permesso di soggiorno? Come potrebbero
saperlo dopo aver dato soltanto uno sguardo ad una lista di nomi e
nazionalità? Secondo, da quando in qua un cittadino di un paese mediorientale
può ottenere un visto d¹ingresso negli Stati Uniti più rapidamente soltanto
perché possiede un permesso di soggiorno venezuelano? E se anche fosse così,
la responsabilità sarebbe degli Stati Uniti e non certo del governo
venezuelano. Come ha osservato Hugo Chavez il 1° ottobre scorso nel corso di
una conferenza stampa con i giornalisti stranieri, allora bisognerebbe
indagare l¹ambasciatore statunitense Charles Shapiro per simpatie verso il
terrorismo, visto che concede visti a terroristi, come suggerisce, suo
malgrado, l¹articolo della Robinson.
Un¹altra accusa mossa dall¹autrice dell¹articolo riguarda le comunità
arabe in Venezuela che, secondo la giornalista, ³stanno diventando un centro
di accoglienza per simpatizzanti del terrorismo². Per corroborare quest¹accusa,
la Robinson cita un anonimo ³analista venezuelano² che ritiene la sede dell¹Associazione
di Amicizia Arabo-Venezuelana sulla Isla Margarita una ³fortezza² con guardie
armate. A parte il fatto che in Venezuela molti edifici importanti sono
sorvegliati da guardie armate, un¹osservazione del genere è senza senso. Se
questo fosse un criterio di giudizio, allora l¹ambasciata statunitense
dovrebbe essere una fucina del terrorismo visto che si tratta dell¹edificio in
Venezuela si gran lunga meglio difeso e più simile ad una fortezza.
Le tesi della Robinson sono state anche smentite da una recente ed
accurata ricerca di Michele Salcedo pubblicata nel Sun-Sentinel (9/5/03),
quotidiano della Florida. A differenza della Robinson, la Salcedo ha visitato
la Isla Margarita ed ha parlato con la gente del posto. Le sue ricerche
sollevano forti perplessità sulla presenza di ³cellule² terroriste sull¹isola,
come invece sostengono Robinson ed il Gen. Hill, capo del Comando Sud.
Secondo le accuse di Hill, gli arabi dell¹Isla Margarita sarebbero
coinvolti in ³riciclaggio di denaro sporco, narcotraffico e traffico di armi²
e ciò proverebbe l¹appoggio del governo venezuelano al terrorismo. In realtà
non prova niente del genere. È noto che esistono in tutto il mondo banche
coinvolte, in un modo o nell¹altro, nel riciclaggio di denaro sporco,
specialmente nei Caraibi. Se le accuse sono fondate, allora il governo
venezuelano dovrebbe adottare provvedimenti adeguati però, allo stesso tempo,
il governo degli Stati Uniti dovrebbe inoltrare una richiesta ufficiale in tal
senso e non già permettere ad anonimi alti funzionari di collaborare con
giornalisti che attuano un¹agenda politica fatta di accuse prive di ogni
fondamento.
Robinson è convinta che le sue tesi, davvero inconsistenti, dimostrino
la complicità del governo venezuelano nell¹appoggiare i terroristi
mediorientali e, per corroborare ulteriormente la sua teoria, rispolvera
un¹altra accusa di vecchia data in base alla quale il Venezuela offrirebbe il
proprio sostegno anche ai movimenti di guerriglia colombiani, vale a dire FARC
e ELN. Sempre secondo la giornalista, US News avrebbe le mappe ³punteggiate
con i siti dei campi dei guerriglieri colombiani in Venezuela². E allora? Ma
cosa mai proverebbero dei puntini su una mappa? Chiunque potrebbe metterceli
ed affermare che si tratta di accampamenti militari segreti. Viste le
³testimonianze di prima mano² vantate dalla giornalista, i riferimenti a mappe
come questa hanno chiaramente lo scopo di generare credibilità laddove non
possono farlo le sue fonti anonime.
Robinson, quindi, continua affermando che ³le testimonianze di prima
mano² proverebbero l¹appoggio ai guerriglieri da parte del governo
venezuelano. Tuttavia, ammesso che siano vere, queste testimonianze provano
solo che il confine tra i due paesi è permeabile, che ci sono accampamenti all¹interno
del territorio venezuelano a che ci sono funzionari venezuelani (probabilmente
corrotti) coinvolti nel traffico di droga ed armi. Ma tutto ciò non dimostra
minimamente un eventuale appoggio alla guerriglia da parte di ambienti
governativi venezuelani di alto livello. Chiunque conosca un po¹ questa zona
lungo il confine, sa che si tratta di una specie di Far West, ad alta densità
di militari venezuelani e colombiani, gruppi paramilitari, attività di
narcotraffico, rapimenti a scopo di estorsione ed azioni di guerriglia su
entrambi i lati del confine. Per quanto concerne la legge e l¹ordine, questa
fascia di territorio è il caos totale. Il governo venezuelano potrebbe essere
ritenuto responsabile di questa situazione, però anche i governi di Stati
Uniti e Colombia risulterebbero corresponsabili. La zona è ideale per il
traffico di droga perché è un transito relativamente semplice per Maracaibo ed
i Caraibi.
Stando ancora a quanto riportato dalla giornalista, un altro anonimo
³alto funzionario statunitense² afferma: ³che il supporto alla guerriglia
colombiana da parte del governo venezuelano sia di alto livello non è un
mistero e comprende dall¹entrata di forniture di armi all¹uscita di carichi di
droga, fino al transito clandestino di persone da e verso la Colombia². Ma se
le cose stanno davvero così, allora il governo degli Stati Uniti perché non
inoltra una protesta formale e dichiara ufficialmente il Venezuela un ³narcostato²
? Robinson menziona anche il capo degli Stati Maggiori Congiunti degli USA,
Gen. Richard Meyers, e cita le sue dichiarazioni dello scorso agosto, in cui
paragonava il Venezuela alla Siria, come un¹ulteriore prova del coinvolgimento
del Venezuela in attività terroristiche. Tuttavia, mentre queste esternazioni
hanno causato, all¹epoca, un incidente diplomatico tra USA e Venezuela, la
Robinson le ha anche estrapolate dal loro contesto, perché il Gen. Meyers non
ha mai dichiarato che esistessero le prove di questo coinvolgimento,
limitandosi, infatti, ad affermare che ³bisogna raccogliere maggiori
informazioni sul Venezuela ed è ciò che tenteremo di fare². Il resto delle sue
dichiarazioni sono mere ipotesi in cui si afferma che se il Venezuela
appoggiasse il terrorismo allora potrebbe essere paragonato alla Siria [ii].
Ma ancora non è finita, la Robinson collega le FARC e l¹ELN al Fronte
Bolivariano di Liberazione (FBL) ed ai Circoli Bolivariani. Questo presunto
legame è privo di qualsiasi prova concreta (a parte l¹uso, peraltro
inspiegabile, delle virgolette per la parola ³strumentale² quando descrive il
coinvolgimento di FARC ed ELN). Un collegamento tra i tre gruppi armati (FARC,
ELN, FBL) potrebbe anche esistere effettivamente, tuttavia, è bene ripeterlo,
ciò non dimostra la tesi di fondo che indica, invece, un appoggio del
Venezuela alle attività terroristiche. Per quanto concerne i Circoli
Bolivariani, la loro stragrande maggioranza consiste di comunità di persone
disarmate, come già riscontrato da numerosi reporter internazionali.
Presentarli come una specie di formazione paramilitare è mera propaganda di
opposizione.
Linda Robinson conclude il suo ³rapporto investigativo² affermando che
Cuba è coinvolta direttamente nell¹intelligence e nell¹apparato paramilitare
venezuelani. A parte il fatto che il Venezuela, a differenza della Colombia,
non dispone di ³apparati² paramilitari, qui si tratta di un altro tentativo di
provare la colpa con un¹associazione di idee. È senz¹altro vero che esistono
numerosi accordi di cooperazione tra Cuba e Venezuela, soprattutto in ambito
sociale, ma ciò non dimostra assolutamente che Chavez intenda stabilire un
sistema politico monopartitico con un controllo dello stato quasi totale sull¹economia,
come avviene a Cuba. Per quanto concerne, poi, le forniture a Cuba di petrolio
venezuelano a prezzo preferenziale, queste non si differenziano molto dalle
altre forniture erogate a condizioni preferenziali anche ad altri paesi
caraibici.
Conclusioni infondate e alti funzionari governativi anonimi
Come se presentare una serie così lunga di affermazioni sostenute da
prove pressoché inconsistenti non fosse già, di per sé, un esempio di pessimo
giornalismo, Robinson cita anche molto spesso fonti governative anonime. A
parte le rare dichiarazioni pubbliche dei Gen. Hill e Meyers, la giornalista
non rivela nemmeno un nome delle sue fonti d¹informazione. È noto che i
funzionari governativi rilasciano volentieri dichiarazioni ³off the record²,
vale a dire a livello informale. Generalmente, però, lo fanno per due motivi.
Primo, potrebbero conoscere informazioni riservate che vogliono far trapelare
per motivi personali o politici. Secondo, intendono imprimere una determinata
svolta ad una delicata questione politica ma non sono in grado di provare
nessuna delle loro dichiarazioni.
Ad eccezione dei disertori delle FARC, sembra molto improbabile che i
numerosi informatori contattati da Linda Robinson abbiano scelto l¹anonimato
perché in possesso di informazioni riservate. Se esistono le prove del
coinvolgimento del governo venezuelano in attività terroristiche perché,
allora, non renderle di pubblico dominio? Perché non accusare pubblicamente il
governo venezuelano di appoggiare il terrorismo e poi fornire le prove? È
presumibile che ciò provocherebbe la rottura delle relazioni diplomatiche tra
USA e Venezuela. Ma è certo che esistono sistemi più diplomatici ed efficaci
con cui affrontare il problema, piuttosto che ricorrere allo scontro aperto o
a giornalisti interessati solo a portare acqua al proprio mulino.
Sembra molto più plausibile, invece, che questi alti funzionari ci
tengano a mantenere l¹anonimato per generare tensione muovendo accuse non
corroborate da prove concrete, nel quadro di una strategia intesa a
discreditare ed ostacolare un governo che non è di loro gradimento. Letto in
questa prospettiva, l¹articolo ricorda molto da vicino la vecchia usanza,
della CIA e dei governi USA, di diffondere notizie false come parte integrante
delle loro attività clandestine [iii]. Tattiche del genere sono state usate,
con pesanti conseguenze, quando la CIA ha lavorato alla caduta dei governi di
Jacobo Arbenz in Guatemala, di Salvador Allende in Cile e di Sukarno in
Indonesia.
Esiste anche un¹altra spiegazione, più indulgente, delle carenze dell¹articolo
di Linda Robinson e, precisamente, che i funzionari del governo su cui fa
affidamento ricevono le loro informazioni da membri dell¹opposizione
venezuelana. Si tratta di qualcosa di molto simile a ciò che è accaduto quando
gli Stati Uniti si sono fidati di informatori iracheni che, pur di provocare
un¹invasione, hanno fabbricato quante più informazioni possibili circa la
supposta esistenza di armi di distruzioni di massa che, sei mesi dopo
l¹invasione, non sono ancora saltate fuori. I membri dell¹opposizione
venezuelana vantano un illustre pedigree nella fabbricazione di montature
finalizzate a discreditare il governo di Chavez. Sia che fossero le false
testimonianze dei piloti del presidente Chavez o del suo vice Rangel, sia che
si trattasse di presunti rapimenti sponsorizzati dal governo o dei presunti
autisti dei deputati pro Chavez del parlamento nazionale, queste accuse si
sono dimostrate tutte prive di fondamento.
Ma per chiunque sia capace di usare la logica, ciò che nell¹articolo
della Robinson lascia forse più sbigottiti sono le false conclusioni cui
perviene. Per esempio, la giornalista ³documenta² il presunto appoggio del
governo a terroristi non venezuelani con elementi come l¹emissione di
documenti d¹identità venezuelani - un¹affermazione del tutto priva di
riscontri -, la sparizione di un arabo ricercato dagli Stati Uniti per
interrogarlo e l¹esistenza di un¹associazione di amicizia arabo-venezuelana la
cui sede è simile ad un fortino. Dopodiché la giornalista, con un bel salto,
giunge alla conclusione che ³l¹appoggio del Venezuela alle organizzazioni
terroriste non si limita soltanto a quelle con base in Libano o in Egitto²,
Nessuno degli altri argomenti utilizzati ha mai fornito uno straccio di prova
che il Venezuela (presumibilmente Chavez) stia aiutando organizzazioni
terroriste. Nel tentativo di dimostrare che ³Chavez sta flirtando con il
terrorismo², l¹intero articolo risulta letteralmente intriso di una logica
perversa.
Sarebbe bello poter liquidare questo articolo atroce come un esempio di
cattivo giornalismo. Purtroppo, però, l¹autrice è responsabile dell¹America
Latina di U.S. News & World Report, la terza rivista più diffusa negli Stati
Uniti. Sembrerebbe che l¹autrice è stata manipolata dai suoi numerosi ³alti
funzionari² anonimi che perseguono propri interessi personali con l¹intento di
indebolire e destabilizzare un governo straniero e, chissà, anche di
giustificare un più deciso intervento in Venezuela, oppure che lei stessa
condivide questi obiettivi ed è complice consenziente dell¹opposizione interna
ed esterna al governo di Chavez. In entrambi i casi U.S. News arreca un danno
enorme alla sua reputazione di settimanale serio.
Documento originale
Venezuela in US News - Lies and Distortions
Traduzione di Giampiero Budetta
[i] Link: http://www.usnews.com/usnews/issue/031006/usnews/6venezuela.htm
[ii] Trascrizione della conferenza stampa del Gen. Meyers del 12 agosto:
http://usinfo.state.gov/topical/pol/conflict/03081210.htm [iii] Per un breve
articolo su queste pratiche, cfr. Reuters, 25 febbraio 2002, "U.S. Planting
False Stories Common Cold War Tactic," di Tabassum Zakaria:
http://www.fas.org/sgp/news/2002/02/re022502.html
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(http://www.zmag.org/Italy/wilpert-venezuelastampausa.htm)
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