Se sei in difficoltà, provoca
un'escalation
Postato il Monday, 13 October @ 05:22:21 CEST di comedonchisciotte
di Gabriel Ash
C'e' una vecchia barzelletta su un uomo che va dal dottore a causa del naso
gocciolante. Il dottore gli dice di vestirsi leggero e di camminare per
qualche ora sotto la pioggia. Il paziente, sorpreso, chiede una spiegazione,
ed il dottore aggiunge: "Non posso curare un naso che gocciola, ma se prende
la polmonite, le darò gli antibiotici".
Il significato dell'attacco israeliano in Siria e' che il governo israeliano
e' nella stessa situazione del dottore.
Incapace di reprimere la lotta di liberazione palestinese, Israele cerca di
trasformarla in una guerra regionale, per la quale il suo esercito e' più
equipaggiato. Ciò significa maggiori disastri per l'intero Medio Oriente,
incluso Israele.
Sabato 4 ottobre, Hanadi Jaradat, 29 anni, si e' fatta esplodere in un
ristorante di Haifa, uccidendo 20 persone, inclusa sé stessa. I media
americani, come al solito, hanno riportato l'atto di Jaradat senza contesto.
Ma Jaradat, una laureata in legge, stava vendicando la morte di suo fratello e
di suo cugino, uccisi il 12 giugno a Jenin da una squadra della morte
israeliana, che, secondo la Law Society, li assassinò dopo averli presi in
custodia.
Senza dubbio, anch'essi erano stati assassinati in rappresaglia di qualcosa,
forse per l'attentato dell 11 giugno a Gerusalemme, il quale era a sua volta
una rappresaglia per il tentato assassinio, da parte di Israele, del portavoce
di Hamas Rantissi, che era la risposta all'attacco congiunto palestinese al
checkpoint di eretz dell'8 giugno ( nessun civile coinvolto, comunque), che
era stato scantenato dai continui assassini di attivisti di Hamas, nel momento
stesso in cui Abu Mazen posava per le telecamere insieme a Bush e Sharon.
Non c'e' alcuna prova che la politica israeliana di omicidi extra-giudiziari,
seppure non fosse considerata una forma di terrorismo di stato, abbia ottenuto
una riduzione della violenza da parte palestinese. Al contrario, l'unico
successo che può aver ragionevolmente raggiunto Israele e' il continuo
sabotaggio delle tregue e la continuazione indotta dell'intifada. Ma, se la
logica delle rappresaglie non fosse illogica abbastanza, Israele ha "risposto"
alla vendetta di Jaradat utilizzando un concetto che va ben al di là
dell'assurdo: attaccando un obiettivo civile in Siria - il campo profughi
palestinese di Ein Saheb.
Cosa ci vuol ancora per capire che la politica "difensiva" israeliana non e'
altro che terrorismo internazionale? Siamo chiari: primo, Israele ha attaccato
un'altra nazione senza alcuna provocazione. Secondo, Israele ha attaccato un
obiettivo civile in quella nazione. Terzo, per stessa ammissione israeliana,
l'obiettivo colpito non aveva alcuna connessione diretta con l'attentato di
Haifa e nessuna connessione diretta con attentati futuri. Quindi, non e' un
atto di auto-difesa.
Ma anche la follia israeliana ha un contesto. Nella visione del mondo della
giunta militare israeliana, ogni problema ha una soluzione militare, ed ogni
problema che non ha una soluzione militare può essere trasformato in uno che
ce l'ha.
Sembra ovvio a molti osservatori che Israele non ha alcuna soluzione militare
per la lotta palestinese. La giunta rifiuta di contemplare una soluzione
politica, che richiede una misura di giustizia e l'abilità di ricorrere a
compromessi territoriali. La violenza continua e l'impotenza ad uccidere
ancora un altro "attivista operativo di Hamas" sta diventando evidente persino
agli israeliani. Il pubblico e' disilluso dal governo Sharon, che ha già
incassato due violenti shock. Primo, il piano del governo di assassinare
Arafat e' finito in un'umiliazione: e' stato dichiarato illegale ed
inaccettabile dalle N.U.
Secondo, il governo e' rimasto tramortito dalla prima lettera di protesta
organizzata da obiettori di coscienza all'interno delle Forze aeree
israeliane, fino ad oggi un bastione del conformismo.
Il background per la decisione di attaccare la Siria e' quindi la posizione
bersagliata di Sharon e l'assenza di opzioni. Attaccando la Siria, la giunta
israeliana spera almeno di spaventare il mondo, inclusi gli USA e l' Europa, e
"punirlo" per aver osato imporre limiti al suo uso della forza. Il messaggio
e' che Israele reagirà alle pressioni internazionali causando maggiore
instabilità al Medio Oriente. Nel considerare questa strategia di minacce e le
sue ramificazioni, bisogna ricordare che Israele e' una potenza nucleare che
ha già usato la minaccia della guerra nucleare per ricattare gli USA (nel
1973, come ha appena confermato, per felice coincidenza, il New York Times*).
Un secondo "beneficio" dell'attacco e' che esso può potenzialmente spingere
gli USA al confronto con la Siria e, possibilmente, con l'Iran. La guerra in
Iraq ha suscitato molte speranze per un coinvolgimento USA in una guerra
contro Siria ed Iran. Mentre gli USA si comportano con belligeranza verso
questi due paesi per motivi personali, Israele e' impaziente. Dalla sua
prospettiva, gli USA hanno bisogno di essere spronati ad agire presto
piuttosto che tardi.
Infine, l'attacco alla Siria contiene le serie potenzialità di condurre ad una
guerra regionale, che, confrontata all'invincibile intifada, darebbe ad
Israele l'occasione di massimizzare la forza del suo esercito e, forse,
ottenere - o perlomeno così spera la giunta israeliana - un'altra dilazione
del problema palestinese.
L'importanza di quest'ultimo punto deve essere valutata alla luce del fatto
che Israele ha usato la guerra, precedentemente, per allentare la pressione
internazionale ed evitare di prendere in considerazione la questione dei
diritti dei palestinesi. Nel 1956, la guerra con l'Egitto fece passare sotto
silenzio le pressioni internazionali fatte su Israele per forzarlo al
compromesso. La guerra del 1967 fu architettata proprio nel momento in cui i
palestinesi cominciavano ad organizzarsi politicamente ed il pan-arabismo
minacciava di concedere loro potere internazionale per negoziare. La guerra
del 1982 fu la risposta diretta al pericolo di negoziati di pace con l'OLP.
Inoltre, tutte queste guerre iniziarono con attacchi non provocati ed
ingiustificati di Israele nei confronti dei paesi circostanti - a Gaza (in
quel periodo sotto controllo egiziano) nel 1955, a Sammu' (Giordania) nel
1966, e a Beirut (Libano) nel 1982. Questo schema di provocazioni militari
israeliane che creano le condizioni per un attacco pieno da parte di Israele,
definito "preventivo", e' ben consolidato. Fa parte della memoria personale
dell'attuale leadership israeliana (Sharon, ad esempio, fu il comandante del
raid a Gaza, e l'architetto della guerra al Libano).
La strategia israeliana di escalation e' basata su una buona intuizione - che
l'esercito israeliano e' il più attrezzato per una guerra aperta. Israele ha
vinto tutte le sue guerre e potrà vincere anche la prossima. Nondimeno, dopo
ogni guerra "vittoriosa" Israele si e' ritrovato più debole, e la giustezza
della causa palestinese e' apparsa sempre più ovvia. La prossima guerra non
muterà questo schema.
*
http://www.nytimes.com/2003/10/06/opinion/06COHE.html
Gabriel Ash e' nato in Romania ed e' cresciuto in Israele. Vive negli Stati
Uniti. Ash incoraggia i vostri commenti: gash@YellowTimes.org
Fonte: YellowTimes.org, una pubblicazione internazionale di notizie
ed opinioni.
Traduzione a cura di www.arabcomint.com
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(http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=1132)
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