Bush: farò cadere il regime di
Castro
Postato il Saturday, 11 October @ 02:43:53 CEST di comedonchisciotte
di Bruno Marolo
Ora tocca a Cuba. Il presidente George Bush ha annunciato ieri una nuova
offensiva. «Il regime di Castro - ha dichiarato - non cambierà di sua libera
scelta, ma Cuba deve cambiare. Perciò ho preso iniziative per affrettare
l'avvento di una nuova Cuba, libera e democratica». Una commissione presieduta
dal segretario di Stato Colin Powell ha ricevuto l'incarico di «preparare i
piani per il giorno felice in cui il regime di Castro non ci sarà più e la
democrazia arriverà nell'isola». Secondo l'agenzia Reuters, che cita fonti
della Casa Bianca, gli Stati Uniti stanno già organizzando l'invio di aiuti
umanitari di emergenza a Cuba per prevenire la guerra civile dopo la caduta di
Castro.
Il governo americano cerca di evitare ogni parallelo con l'Iraq, ma non
nasconde che anche a Cuba l'obiettivo è il cambiamento di regime. Questa volta
non ci sarebbe bisogno di mandare i marines. Secondo Bush basterà girare la
vite dell'embargo che ha messo in ginocchio la fragile economia cubana. Gli
Stati Uniti incoraggeranno i cubani alla fuga dall'isola e daranno loro asilo.
Aumenteranno la propaganda anticastrista, applicheranno più strettamente le
sanzioni e in particolare impediranno i viaggi a Cuba dei turisti americani.
«Lavoriamo - ha affermato Bush - per accertarci che i cubani in fuga dalla
dittatura non rischino la vita in mare. Li informeremo delle rotte da seguire
per un arrivo sicuro e legale negli Stati Uniti, attraverso una campagna di
annunci al pubblico in Florida e nella stessa Cuba». Il dipartimento della
sicurezza interna, costituito per prevenire il terrorismo negli Stati Uniti,
da ieri è incaricato di arrestare i cittadini americani che cercheranno di
visitare Cuba, passando dal Messico e dal Canada. Dovrà forse distogliere
dalla caccia al terrorismo una parte delle risorse dello spionaggio
all'estero. L'impiego di grandi mezzi secondo Bush è giustificato da un nobile
fine: «Una parte crescente del turismo a Cuba è attirata da illeciti commerci
sessuali, una moderna forma di schiavitù incoraggiata dal governo cubano.
Questo crudele sfruttamento delle donne deve finire».
L'editto di Bush è una completa inversione di rotta rispetto
all'amministrazione Clinton, che aveva preso provvedimenti per limitare
l'afflusso di profughi e avviato alcuni scambi economici, culturali e
turistici con Cuba. L'idea di Clinton era che un'apertura graduale avrebbe
incoraggiato la transizione verso la democrazia. In un primo tempo anche Bush
aveva scelto un approccio morbido. Aveva promesso che i rapporti sarebbero
migliorati se Castro avesse autorizzato libere elezioni. Il disgelo è durato
poco. «Ho offerto una via di uscita al dittatore - ha sostenuto ieri Bush - ma
egli ha risposto alle nostre iniziative diplomatiche con una sfida sprezzante.
Le elezioni a Cuba si svolgono ancora in modo vergognoso, gli oppositori si
organizzano a loro rischio e pericolo».
Il discorso del presidente, nel giardino delle rose della Casa Bianca, è stato
pronunciato nel giorno in cui Cuba festeggia l'indipendenza dalla Spagna, ma
era rivolto a un'altra comunità cubana, agli esuli che in Florida aspettano
l'ora della rivincita. In luglio la folla di Little Havana, il quartiere
cubano di Miami, era scesa in piazza quando il governo americano aveva
rimpatriato 15 cubani che per scappare avevano dirottato una nave. In quella
occasione a Washington era prevalsa l'idea che i dirottamenti non dovessero
essere incoraggiati. Il dipartimento di Stato americano si era limitato a
chiedere a Cuba la garanzia che i fuggiaschi non sarebbero stati condannati a
morte. Bush aveva sottovalutato la reazione degli esuli cubani. Suo fratello
Jeb, governatore della Florida, era stato costretto a criticarlo apertamente.
Ora i nodi elettorali vengono al pettine. Il presidente ha bisogno dei voti
della Florida per essere confermato in carica nel novembre 2004. Inoltre, una
nuova crociata contro il comunismo cubano serve a mobilitare la destra senza
bisogno di mobilitare le truppe, e a creare un diversivo per giornali e
televisioni che danno troppo risalto alle notizie negative sull'Iraq e
sull'economia americana. A Washington si torna a parlare di armi proibite. La
scorsa settimana Roger Noriega, sottosegretario di stato per l'America Latina,
ha sostenuto davanti a una commissione del congresso che Cuba «ha un programma
per lo sviluppo di armi biologiche e fornisce ad altri stati avventuristi
biotecnologie per un doppio uso, civile e militare». Il regime di Castro ha
accusato gli americani di mentire e di comportarsi «come cow boys senza
legge». Il regolamento dei conti è vicino.
Fonte: http://www.unita.it/
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(http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=1130)
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