B.
si prende anche il Corriere
Dopo un assedio durato mesi, Ferruccio de Bortoli lascia la direzione del
Corriere della sera. A Silvio Berlusconi non andava giù che il primo
giornale italiano pur onnivoro nei commenti (un giorno Panebianco, l¹altro
Biagi) e, in definitiva, più spesso filogovernativo nella cronaca
giudiziaria restasse però attaccato ai fatti con precisione e puntualità. Si
chiama giornalismo. I processi a Previti e Berlusconi, per esempio, erano
raccontati con le cose davvero successe in aula, non con le battute
propagandistiche di avvocati, politici e addetti stampa. Fuori si discute di
oncologia giudiziaria e magistrati politicizzati, dentro di miliardi che
passano dai conti Fininvest a quelli di Previti fino a quelli dei giudici
romani: transiti impietosamente dimostrati da documenti bancari, che nessuna
chiacchiera finora è riuscita a smontare.
Si poteva continuare così? Poteva Silvio Berlusconi arrivare al semestre di
presidenza dell¹Unione europea con un simile impiccio? Non soltanto con un
processo (a questo provvederà apposita legge), ma anche con un grande
giornale, non pregiudizialmente schierato, che lo racconta autorevolmente ai
suoi lettori? No, non poteva. E allora, ecco il lungo pressing per cambiare
il direttore che ha finora garantito la qualità giornalistica
dell¹informazione, anche giudiziaria, sul presidente del Consiglio e i suoi
amici. Ricevendo in cambio una valanga di lettere, proteste e querele da
Previti, da Pecorella, da Ghedini... Ed ecco le fortissime pressioni per far
saltare il corrispondente da Bruxelles, sgradito a Tremonti e ai
berlusconiani.
Che fosse in corso un durissimo braccio di ferro per il controllo del
Corriere era chiaro da tempo. Cesare Romiti, l'editore, dopo aver resistito
per mesi, stava per cedere. A bordo campo, si stava scaldando i muscoli
Ernesto Auci, ex direttore del Sole 24 ore, attuale dirigente del gruppo La
Stampa. Una sostituzione aziendale, un passaggio politicamente indolore, a
cui anche de Bortoli era preparato. Ma ai berlusconiani non è bastato.
Volevano la svolta. Ecco allora la soluzione, escogitata dal "cardinale"
romano di Berlusconi, Gianni Letta: la sostituzione di de Bortoli con
Stefano Folli.
Gli azionisti Rcs abbandonano de Bortoli. Romiti ha bisogno del governo per
far ottenere gli appalti delle Grandi opere alla sua Impregilo. Tronchetti
Provera sa che la sua Telecom dipende in tutto dal governo. Lucchini sta
cercando di salvare la sua baracca. Ma, questa volta, abbandonano la trincea
anche i banchieri, Profumo di Unicredit, Bazoli e Passera di Intesa. A
Stefano Folli va la direzione del più importante giornale italiano. A
Ferruccio de Bortoli "una posizione di vertice nel comparto Rcs Libri". A
Fassino e D'Alema, non piace il titolo dell'Unità: ´Si sono presi anche il
Corriereª. Vogliono "moderazione". Ma non da Berlusconi, da Furio Colombo.
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